mercoledì 26 dicembre 2007

Il Natale dei Palestinesi.



Israele ha annunciato l’ampliamento di due colonie nei pressi di Gerusalemme. Un raid aereo ha ucciso venti persone.


"I palestinesi devono essere colpiti, e provare molto dolore.


Dobbiamo infliggergli delle perdite, delle vittime,


così che paghino un prezzo pesante."


Ariel Sharon, 5 marzo 2002







Israele ha annunciato l’ampliamento di due colonie nei pressi di Gerusalemme. La Road Map vietava ad Israele di istallare nuovi insediamenti ebraici, senza eccezioni. Road Map? Carta straccia (chissà adesso se il presidente Bush muoverà guerra contro lo Stato ebraico per non aver rispettato gli accordi?).


Ancora qualche lembo di terra palestinese verrà depredato dall’invasore – invasore, non bisogna dimenticarlo – sionista. Non una voce di protesta, non un sussulto da parte della Comunità Internazionale: normale anche questo vista la sudditanza politica a cui i nostri governanti sono soggetti. (Israele per tutti, tutti per Israele!)


Niente di ciò deve scandalizzare o colpire più di tanto. Quello che accade in Palestina è intrinseco nella fondazione stessa dello Stato israeliano.


Un esempio: la bandiera israeliana è costituita da una stella blu di David e da altre due strisce azzurre. Sapete cosa raffigurano simbolicamente queste due rette? Rappresentano due fiumi, il Nilo e l’Eufrate, i due “confini naturali”- l’uno ad Ovest, l’altro ad Est - che dovrebbe (lo vuole certamente Adonai, il loro Dio!) avere lo Stato israeliano.


Se non a quale scopo allora invadere la Siria, l’Egitto, il Libano, occupare Gaza?


Non si vengano a raccontare scuse favolistiche consistenti nell’indispensabile difesa dei confini, nella volontà dello Stato ebraico di essere libero da terrorismi e terroristi, perché l’espansione coloniale in quel territorio è implicita necessità storica e religiosa.


Non vi sono possibilità d’integrazione o di assimilazione per il popolo eletto, perché è proprio la convinzione di unicità, vantata pure per elezione divina (sia lodato quel buon Dio!), che li ha costituiti gruppo segregato e ghettizzato, comunità superiore ad ogni altro popolo, comunità umana che vuole e deve essere regnante.


Due popoli e due Stati, si sente dire spesso. Forse geograficamente la nascita di uno Stato Palestinese sarà possibile, ma solo quando la sovranità palestinese non esisterà più.


Non potendo più occupare definitivamente un territorio, lo stato ebraico ha deciso di delegittimarne la capacità con pressioni belliche ed economiche – a Gaza dati i blocchi dell’esercito israeliano non arriva più cibo, la popolazione è alla fame – in modo tale che i governi legittimamente eletti (la tanto invocata democrazia) debbano per forza di cose cadere, cedere, annullarsi.


Israele non può più colonizzare il Medio Oriente però può spadroneggiarvi lo stesso, affermando la propria economia o la propria autorità (santissima) politica.


Ma questo non ci deve scandalizzare, noi orgogliosi europei di sacrosante radici giudaico-cristiane. In fondo questa settimana per qualche razzo Qassam lanciato nei pressi – nei pressi, mica sopra! - di un campo profughi, Israele ha risposto con un sacrosanto raid aereo uccidendo più di venti persone. (Questa sì che è sicurezza!)


A volte ci si chiede, quando non si ha niente da fare, da dove nasca l’odio, quello viscerale per cui ogni cosa sarebbe legittima. Per i cristiani il giorno di Natale è festa, forse la più importante o più (commercialmente) sentita. La vigilia di questo Natale i palestinesi hanno pianto altri due morti – terroristi naturalmente – uccisi dal fuoco di Tel Aviv. Uno splendido Natale anche per loro.


Si accende la televisione e c’è pure qualcuno che difende lo stato ebraico: gli islamici sono malvagi, gli islamici sono il male e ci vogliono tutti morti. Fa pena poi sentire che questi individui molto spesso sono gli stessi che parlano di Patria, di figli a cui dare un futuro, di radici da conservare e preservare (ci sono patrie e patrie, no?)




Poi ogni tanto si vede una bara con una bandiera palestinese e madri che piangono, in un secondo tempo si vede la dovizia di un capo di Stato che chiede alla Comunità Internazionale appoggio militare e sostegno politico perché distruggere un popolo, un’ etnia secolare, una razza di combattenti, non è cosa facile. Ecco dove nasce l’odio: il mio ed il loro.




Di Luca Amorello, preso da www.noreporter.org


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