sabato 30 aprile 2011

5x1000 a Popoli!


L´Associazione Culturale Tyr  Perugia, da sempre vicina ai popoli oppressi, invita a donare il vostro 5x1000 alla Comunità Solidarista Popoli, compilando il modulo per la dichiarazione dei redditi, indicate nel riquadro del Sostegno al  Volontariato il numero di codice fiscale/partita IVA della Onlus: 03119750234.



Per info alla sezione perugina di Popoli potete contattare controventopg@libero.it



Facciamo nostro il motto dannunziano "IO HO QUEL CHE HO DONATO"!


 






Giulietto Chiesa spiega la vicenda Arrigoni e l'informazione...



Omaggio all’Umbria: riflessioni sulla soglia dell’eterno.


Lo splendore del luogo e la bellezza del suono insieme a Orvieto, tappa di un viaggio incantato favorito dalla maestria e dal buongusto di Laura Musella, creatrice nel 2002 del “Progetto Omaggio all’Umbria”, e artefice diretta del successo della proposta che ha creato un sistema d’attese nel pubblico e ormai superato i limiti della Regione. Infatti gli eventi proposti da “Omaggio all’Umbria” attraverso la RAI che riprende ogni anno le manifestazione di maggiore spicco per poi riproporle sul canale principale per un pubblico non solo nazionale, nel corso degli anni hanno finito per diventare un momento fra i più attesi per chi ama la buona musica.

Sotteso da un pensiero organizzato, da un progetto appunto, ecco proposto anche “Assisi nel Mondo”, un festival che è emanazione di “Omaggio all’Umbria”, che consiste in una serie di ben 17 appuntamenti che si concretizzeranno attorno alle esibizioni di giovani e giovanissimi artisti provenienti da ogni parte del mondo che porteranno il loro talento in diverse città umbre, e che avrà fra i suoi punti di forza l’esibizione il 3 maggio di Uto Ughi con l’orchestra I Filarmonici di Roma nella splendida Valle Fiorita di Castelluccio di Norcia. “Assisi nel Mondo” accompagnerà il pubblico umbro e non solo fino al 23 luglio, quando nel Duomo di Orvieto risuoneranno le note della Lincolnshire Youth Orchestra, una formazione composta di 82 elementi con età variabile dai 12 ai 20 anni che sarà diretta da Nigel Marley.

Il momento più atteso, espressione più fulgida dell’amore che l’artista e manager culturale folignate Laura Musella destina alla sua Regione, è certamente il grande concerto di Pasqua, ideale inizio della stagione festivaliera umbra, che si muove attorno al direttore di levatura internazionale Zubin Mehta e alla sua orchestra e al Coro del Maggio Musicale Fiorentino. Quest’anno il programma consisteva nel Requiem di Giuseppe Verdi, risuonato nel Duomo di Orvieto reso se possibile più suggestivo da una cura dell’illuminazione del tutto straordinaria, studiata per una perfetta sincronia con i momenti musicali, che sono stati sottolineati dal cambiamento delle luci che incendiavano del rosso infuocato della passione tormentosa dell’uomo di fronte al terribile mistero della morte o che si elevavano con gli azzurri più eterei nei momenti più rasserenati.

Altre lucette diffuse come stelline rendevano più evidenti le belle volte e i colori degli affreschi. E qui, in un baluginio d’oro, l’ambientazione così particolare e sintonica con l’opera presentata, i suoni dell’orchestra, la musicalità del coro e le voci dei quattro solisti, coordinati dalla classe direttoriale di Mehta, ancora una volta hanno permesso il riprodursi dell’incanto e della magia. Dalle mani del direttore, che formavano aerei merletti nell’aria, scendeva sul pubblico attento come un desiderio di riflessione che andava al di là del mero ascolto e attingeva di più ad una partecipazione attiva. E certo l’opera di Verdi, grandioso affresco di emozioni umane, con la sua teatralità e il groviglio di sentimenti che racconta ha sempre una penetrazione emotiva. La Messa da Requiem era stata suggerita al maestro di Busseto dalla volontà di celebrare la morte di Gioacchino Rossini, avvenuta nel 1868. Verdi avrebbe voluto comporre un requiem a più mani, una sorta di mosaico al quale avrebbero partecipato grandi musicisti dell’epoca. Allo scopo era stata nominata una commissione che avrebbe fatto delle scelte tecniche e artistiche. L’iniziativa, brillante sulla carta, era fallita ben presto per le gelosie degli esclusi. Alcuni anni dopo, alla morte di Alessandro Manzoni, Verdi riprese in mano il progetto, decidendo di applicarsi da solo alla composizione di una messa da morto da eseguire ad un anno esatto dalla scomparsa del celebre scrittore. Così il 22 maggio del 1874, nella Chiesa di San Marco, con Giuseppe Verdi sul podio e solisti del calibro del soprano Teresa Stolz, Maria Waldemann, mezzosoprano, con il bravo Capponi tenore e il basso Maini, si potè finalmente ascoltare quest’opera religiosa e profana insieme, ricca di valori plastici, di immaginazioni suggestive e di pathos, dove l’immagine dell’uomo di fronte all’ineludibile morte racconta la paura e l’angoscia dell’ignoto. Nel Duomo di Orvieto Zubin Mehta ha saputo cogliere la profondità e il senso sacrale della vita e della morte, la ritualità del passaggio e ha condotto con mano sicura e consueta sensibilità la grande Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, appena tornata da una tournée in Giappone interrotta per il terribile terremoto e le sue devastazioni. Ottima anche la prestazione del coro, istruito da Piero Monti.

Non da meno il gruppo dei solisti, perfettamente amalgamati e di alta qualità vocale e artistica. Sul palco, abbiamo apprezzato Kristin Lewis, soprano di colore, che unisce alla bellezza di un fisico prorompente e fascinoso la voce particolarmente espressiva e di smagliante colore. Non da meno Elena Maximova, mezzosoprano russo che sarà Carmen Alla Scala e al WienerStaatsoper, e ancora Massimiliano Pisapia, tenore e Roberto Scandiuzzi, basso, tutti applauditissimi meritatamente con una standing ovation.



Di Franzina Ancona, www.rinascita.eu


mercoledì 27 aprile 2011

URGENTE COMUNICAZIONE AI SOSTENITORI DELLA COMUNITA' SOLIDARISTA POPOLI


BELLA CIAO!



ADDIO ALLA COLLABORAZIONE CON LA ONLUS PALESTINESE



http://www.comunitapopoli.org/uploads/lettera_ai_sostenitori.pdf





Continueremo a lavorare per la Palestina. Ma per quella che soffre veramente. Quella che non ha il tempo di ascoltare gli strani suggeritori che giocano ai "buoni e cattivi" ma che ha semplicemente bisogno della solidarietà di persone vere. Voi sarete con noi. Lo sappiamo.



www.comunitapopoli.org


 


giovedì 21 aprile 2011

Vittorio Arrigoni: una voce libera da Gaza City.


Fabio Polese: “Ci sono persone ancora in grado di aiutare e di gridare il loro sdegno con azioni concrete”



Dopo la morte di Vittorio Arrigoni si sono dette tante e troppe cose. Si sono fatti paragoni improponibili, sono state dette verità scomode o mezze verità. Ho avuto il dispiacere di leggere articoli e commenti in vari giornali e siti online che mi hanno fatto rabbrividire. Ma chi era Vittorio Arrigoni? Cosa faceva nella Striscia di Gaza? Cosa succede in quelle terre martoriate e in molte altre parti del mondo? Queste, a mio modo di vedere, sono le domande che tutti noi dovremmo porci prima di fare qualsiasi commento. Pensare, riflettere ed analizzare. Poi “sputare sentenze”. Vittorio Arrigoni era un attivista dell’International Solidarity Movement che dal 2008 si era trasferito quasi permanentemente nella Striscia di Gaza per aiutare concretamente gli abitanti di Gaza City e per raccontare quotidianamente le barbarie che il popolo palestinese è costretto a subire. Nato in un paesino in provincia di Lecco, aveva rischiato più volte la vita per fare da scudo umano ai contadini palestinesi, nel confine con Israele, e ai pescatori, a poche miglia dalla costa dove è in atto il blocco israeliano. Autore di “Restiamo umani”, era corrispondente per il Manifesto e gestiva “Guerrilla Radio”, un blog visitatissimo. Roberto Saviano, aveva definito Israele come “una democrazia sotto assedio”. Vittorio Arrigoni, dalla Striscia di Gaza, non aveva esitato a rispondergli con un video che potete vedere al seguente link: http://www.youtube.com/watch?v=NBgI_QWgXaI&feature=player_embedded – il video in questione risulta molto interessante; consiglio la visione per capire la situazione sulla Striscia di Gaza -. A distanza di più di due anni dalla discutibilissima operazione denominata “Piombo Fuso” si registrano ancora continui attacchi da parte dell’aviazione israeliana che provoca morti e feriti tra la popolazione palestinese e il silenzio quasi totale dei media “civilizzati”. Il popolo di Gaza è composto da 1,5 milioni di abitanti e, 900.000 di questi, abitano nelle tendopoli dei campi profughi che sono gestiti dall’Onu e dalle associazioni di aiuto umanitarie internazionali. Dodici campi profughi sono registrati regolarmente in Libano, dieci in Giordania, otto nella Striscia di Gaza e diciannove in Cisgiordania. Molti atri campi profughi non sono registrati e versano in condizioni spaventose. Il blocco delle importazioni e delle esportazioni sta soffocando Gaza, i dati parlano chiaro: il 93% delle industrie sono chiuse, oltre il 70% della forza lavoro disoccupata e l’88% della popolazione vive di aiuti sotto la soglia di povertà. Proprio per questo motivo, la “Freedom Flottila”, una spedizione internazionale composta da 700 persone provenienti da 36 diversi paesi aveva provato a rompere l’embargo. Questa spedizione, “armata” di 10.000 tonnellate di aiuti umanitari, è stata crudelmente attaccata il 31 maggio del 2010 in acque internazionali dalla marina militare israeliana con un risultato tragico: 9 i morti e numerosi feriti civili. Un’altra “Freedom Flottila” partirà a maggio, è possibile sostenerla andando nel seguente link: www.freedomflotilla.it. Nel decadimento politico e morale della società moderna, nel tramonto dei valori tradizionali e nel dominio incontrastato dell’edonismo e del consumismo più sfrenato ci sono persone ancora in grado di aiutare e di gridare il loro sdegno con azioni concrete. Questo faceva Vittorio Arrigoni, e questo fanno diverse organizzazioni solidariste in tutto il mondo. E’ per questo che continuerà la “lotta”. E’ per questo che, chiusa una bocca, se ne apriranno molte altre. Perché non bisogna essere complici e non bisogna avere paura della verità.  (Fabio Polese) 



http://www.ilsitodiperugia.it/content/832-vittorio-arrigoni-una-voce-libera-da-gaza-city



http://www.fabiopolese.it/?p=333


Marino: intervista esclusiva con Mohammad Hannoun, dell’Associazione per la Palestina.


Abbiamo incontrato ed intervistato Mohammad Hannoun, Presidente dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese, approfittando della sua presenza a Marino, in occasione della manifestazione organizzata dalla Casa della Famiglia con un triangolare di calcio tenutosi lunedì scorso allo scopo di raccogliere fondi per inviare un defibrillatore e altri strumenti ad uno dei campo profughi palestinesi in Libano.



Con Hannoun, c’erano Giovanni Sorbello, Responsabile dell’Associazione Popoli per i Progetti in Libano e in Palestina che ha fatto da tramite tra la Casa della Famiglia e l’Associazione di Hannoun e Franco Nerozzi, Presidente di Popoli. Insieme portano in giro per l’Italia questa macchina di solidarietà che mira, oltre che a raccogliere aiuti, anche a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla sorte degli oltre 400 mila profughi palestinesi sparsi nei campi in Medio Oriente. Visto il tema di estrema attualità, non poteva mancare un pensiero al volontario italiano, Vittorio Arrigoni, ucciso da una cellula salafita la scorsa settimana a Gaza.



Signor Hannoun, ci parli della sua associazione. Quando nasce e dove e di cosa si occupa?



L’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese nasce a Genova nel 1994 e da allora si adopera per inviare aiuti concreti ai palestinesi sparsi nei campi profughi in Giordania, Siria, Libano e Palestina nei territori occupati. Ci dedichiamo in particolare alle adozioni a distanza perché da dopo la prima intifada, nel 1987, il numero degli orfani e delle famiglie senza padre sono aumentate a dismisura e la situazione è sempre più grave. Stiamo cercando di sensibilizzare italiani e musulmani in Italia su questa situazione.



In concreto, in cosa consistono gli aiuti?



Distribuiamo cartelle scolastiche, regali ai bambini come i giocattoli, abbigliamento, tutte cose che qui sembrano banali, ma che nei campi profughi e in Palestina, dopo l’embargo, sono difficilissime da trovare. Ovviamente aiutiamo non solo gli orfani, ma anche i bambini e le famiglie più bisognose. In questi luoghi c’è bisogno di tutto, dalla ricostruzione delle case, ai farmaci per gli ospedali. Tanti non sanno in occidente cosa vuol dire vivere, anzi sopravvivere, in un campo profughi.



Voi li avete visitati in prima persona, raccontateci al vostra esperienza.



Siamo andati nel dicembre scorso in questo campo profughi libanese e già per entrare è stato difficilissimo. Attese lunghissime, controlli estenuanti e scuse varie per non dare il permesso. Alla fine abbiamo dovuto minacciare una denuncia sui giornali e siamo riusciti ad entrare solo per vedere con i nostri occhi una situazione tragica. Condizioni di vita ed igieniche tremende, i profughi non possono uscire dai campi, non possono costruirsi una casa, non possono avere accesso a cure adeguate. Anche se sono laureati, è proibito ai profughi esercitare ben 63 professioni. Se un profugo palestinese è medico o ingegnere, ad esempio, non può esercitare e al massimo può farsi impiegare in nero. Nel campo non entra niente, quindi anche gli aiuti come i macchinari medici, se arrivano dall’estero vengono sequestrati.



E come farete voi, allora?



L’unico metodo è andare in Libano con i soldi e comprare gli strumenti medici lì e poi farli entrare, bisogna rilasciare una dichiarazione dettagliata che descrive cosa si acquisterà e per quanti soldi e poi si può procedere.



Come è nata la collaborazione con Popoli, Signor Nerozzi?



Con Hannoun ci conosciamo da anni, abbiamo iniziato dalle adozioni e ora con loro possiamo andare direttamente sui luoghi in cui serve un aiuto concreto, come è successo con la Birmania. A Marino abbiamo sempre trovato un’accoglienza incredibile, soprattutto grazie al lavoro e all’impegno di Cinzia Minucci che è la nostra responsabile qui e che è riuscita a far sposare queste cause all’amministrazione comunale e a tanti cittadini che ora operano anche come volontari. Ora iniziamo questa nuova avventura in Libano, grazie ad Hannoun, e speriamo di riuscire a dare una mano, anche se la situazione è davvero preoccupante.



Tornando al Presidente Hannoun, è d’obbligo una domanda di estrema attualità: l’uccisione di Vittorio Arrigoni. Cos’ha significato quest’atto terroristico per i Palestinesi?



Quest’atto tremendo e insensato è stato un colpo anche per noi palestinesi. Vittorio Arrigoni e tutti i pacifisti e volontari che vengono ad aiutarci e a darci una mano, sposando la nostra causa, sono per noi eroi, e questo assassinio non è un atto solo contro la sua vita e la sua opera, ma anche contro la stessa Palestina. Vittorio viveva in Palestina dal 2008, aveva passato tante disavventure per aiutare il nostro popolo, era stato minacciato, imprigionato ed espulso da Israele. Aveva difeso gli agricoltori e i pescatori nei territori occupati, ha rischiato la vita per noi, questo per noi significa essere un leader. Il Governo di Gaza ha chiesto giustizia immediata e la pena di morte per i colpevoli, perché uccidere un amico che veniva ad aiutarci significa macchiare l’immagine della Palestina e della sua lotta. Per noi Vittorio è un martire di Stato e il Governo gli ha dedicato una via a Gaza e gli ha dedicato i funerali di Stato. Non lo riporterà certo alla mamma, che ho sentito per telefono, ma è una piccola dimostrazione della riconoscenza del popolo palestinese per quanto ha fatto per noi. Ora la giustizia speriamo faccia il suo corso, perché chi compie questi atti non è con noi, ma probabilmente un collaboratore pagato da altri per minare la nostra lotta.



Di Francesca Marrucci, http://www.paconline.it/wordpress/blog/archives/50884


mercoledì 20 aprile 2011

Quando lo Stato uccide.


Fabio Polese intervista Alessia Lai e Tommaso Della Longa



(ASI) Nel nostro paese sembrano essere diventati prassi i depistaggi mediatici e le impunità. Può succedere così che un ragazzo – poco più che ventenne – possa morire mentre dorme colpito “accidentalmente” da un proiettile vagante. Può anche succedere di sentire dire da un tutore delle Forze dell’Ordine testuali parole: “L’abbiamo bastonato di brutto. Adesso è svenuto” – registrazione della conversazione tra una pattuglia intervenuta sul caso di Federico Aldrovandi e la centrale di Polizia -. Può succedere anche di essere arrestati e non riuscire ad uscire dal carcere con le proprie gambe. Così  – purtroppo – muoiono i figli d’Italia. Molti, troppi sono i casi simili avvenuti nel nostro paese e spesso senza che uscissero poco più di due righe nei “media tradizionali”. Per ricordare questi morti è uscito in libreria, lo scorso 15 marzo, “Quando lo Stato Uccide”, edito da Castevecchi Editore, scritto dai giornalisti Alessia Lai e Tommaso Della Longa. Agenzia Stampa Italia  li ha incontrati per porgli qualche domanda.



Come mai avete deciso di scrivere questo libro?



Dopo anni di stadio e di strada, quello che abbiamo visto e sentito raccontare lo avevamo interiorizzato, elaborato e ne avevamo parlato, a volte, in articoli scritti per i giornali per i quali lavoriamo e collaboriamo. Poi si è presentata l’occasione di fare un lavoro più completo e ci siamo buttati, senza peraltro trascurare l’altra parte in  causa: le forze dell’ordine, alle quali abbiamo dato la possibilità di “difendersi”.



Nella prima parte del libro, parlate del piano giuridico nel quale operano le Forze dell’Ordine in Italia e in Europa. Quali differenze sostanziali ci sono tra l’Italia e il resto dei paesi europei?



Al di là delle singole legislazioni, che onestamente è molto difficile poter conoscere bene, nel libro abbiamo voluto sottolineare come le leggi europee, avendo un carattere sovranazionale, diventano il quadro di riferimento nel quale si inseriscono e si inseriranno tutte le norme dei singoli Paesi membri in materia di polizia e ordine pubblico. La confusione presente in questo ambito, con due tipi di punti di riferimento – la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (Cedu) e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, Entrambi recepiti dal Trattato di Lisbona – che in alcuni punti non escludono la possibilità di intervenire con le armi contro gruppi di manifestanti e che, addirittura, non escludono l’applicazione della pena di morte lascia spazio a interpretazioni e applicazioni estensive delle norme dei singoli Stati.



Cosa potrebbe cambiare con l’ufficialità dell’European Gendarmerie Force che, secondo quanto si può leggere nel Trattato di Velsen, potrà svolgere tutti i compiti di polizia previsti nell’ambito delle operazioni di gestione delle crisi e potrà garantire la pubblica sicurezza e l’ordine pubblico?



La caratteristica più inquietante della EGF è che non è sottoposta al controllo dei Parlamenti nazionali o del Parlamento europeo, ma risponde direttamente ai governi degli Stati membri. In teoria è una forza che agisce sotto egida Onu, Nato o Ue o di coalizioni costitute ad hoc. Ma è previsto anche che un governo possa chiedere l’intervento sul proprio territorio. Basta dare un’occhiata agli articoli 4 e 29 del trattato di Velsen per capire che l’ambito in cui potranno operare gli uomini della EGF è vastissimo e comprende anche, come detto, la pubblica sicurezza, l’ordine pubblico, ma anche quello delle indagini di polizia. Nell’articolo 29 è scritto a chiare lettere che “I membri del personale di EUROGENDFOR non potranno subire alcun procedimento relativo all’esecuzione di una sentenza emanata nei loro confronti nello Stato ospitante o nello Stato ricevente per un caso collegato all’adempimento del loro servizio”.



Avete trovato difficoltà nel reperire informazioni sui numerosi casi di morti per mano dello Stato? Quali i più clamorosi?



Tranne quelli più noti, per il rilievo mediatico che hanno avuto, sì, è stato impegnativo. Grazie alla rete internet e a colleghi sparsi in giro per l’Italia abbiamo potuto reperire materiale giornalistico su numerosi casi. In alcuni siamo riusciti a contattare gli avvocati delle vittime, in altri ancora i familiari. Per altri ci siamo scontrati con veri e propri muri di gomma, a volte innalzati dagli stessi familiari e aggravato dal pochissimo rilievo dato al fatto dalla stampa, oppure ci siamo scontrati con la reticenza delle forze dell’ordine responsabili del fatto che, unica fonte a nostra disposizione, non hanno saputo o voluto dare informazioni di alcun genere.



Alcuni dei casi che raccontate, sono quasi sconosciuti. Ciò che appare nei mass media esiste e, al contrario, ciò che non appare, non esiste. Con il giornalismo partecipativo e tutti i canali messi a disposizione, soprattutto grazie ad internet, potrebbe essere più difficile nascondere la verità?



Sì e nel libro dedichiamo un capitolo proprio a questo aspetto. Per fortuna, grazie alla rete, ai social network, fatti scandalosi come, ad esempio, quello del giovane Stefano Gugliotta vengono portati all’attenzione del grande pubblico. Ci si chiede chissà quanti altri italiani innocenti, in passato, hanno dovuto subire lo stesso trattamento di Stefano, magari con conseguenze molto peggiori, senza che un telefonino potesse riprendere la verità…



Come mai uno Stato il cui codice penale, fondato sul Diritto Romano, tecnicamente rasenta la perfezione, possa poi far rispettare le leggi a proprio comodo?



Il “paravento” emergenziale, iniziato con il terrorismo anni ’80 e mai finito (oggi si è trasformato in terrorismo internazionale), con cui operano polizia e magistratura permette tutto questo: violazioni, impunità, manica larga con i tutori dell’ordine che “eccedono”.



Ora, grazie a leggi sempre più repressive fatte ad hoc, gli stadi di calcio italiani si stanno svuotando. Oltre il business che ormai impera ovunque, sembrerebbe che lo stadio sia servito come campo di prova per la gestione delle masse. È possibile che sia stato solo un passaggio e che ora sia destinato alla società?



Qualche mese fa, dopo le manifestazioni a Roma del 14 dicembre 2010, Maroni accennò alla possibilità di introdurre il Daspo per le manifestazioni politiche. La cosiddetta “diffida” sperimentata da anni nell’ambito ultras, un provvedimento di polizia che prescinde dalla decisione di un magistrato. Chi ha un minimo di esperienza di “stadio e piazza” inoltre, sa bene come le forze dell’ordine affrontino, nelle questioni ordine pubblico, tutto alla stessa maniera. I reparti speciali della Guardia di Finanza furono “testati” nelle curve, oggi vengono utilizzati anche in tutte le atre situazioni di ordine pubblico come manifestazioni politiche e sindacali.



Per concludere, secondo voi, cosa ci aspetta nel futuro prossimo?



Niente di buono, viste le premesse. Leggi più restrittive per i cittadini, maglie più larghe per chi indossa la divisa. Il tutto sommato alla poca considerazione che i governi, questo bisogna dirlo, riservano alle richieste di tutori dell’ordine spesso costretti a lavorare con carenze di organico, turni pesanti e stipendi inadeguati. È una miscela esplosiva della quale faranno le spese i cittadini italiani.



http://www.agenziastampaitalia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3184:quando-lo-stato-uccide-intervista-con-alessia-lai-e-tommaso-della-longa&catid=4:politica-nazionale&Itemid=34



http://www.fabiopolese.it/?p=329


martedì 19 aprile 2011

Calcio e solidarietà per la PALESTINA


(ASI) Sotto un cielo primaverile e in un clima gradevole è andata in scena oggi 18 aprile, allo stadio comunale “Domenico Fiore” di Marino, una manifestazione in cui si è affermato il binomio sport e solidarietà. Promosso dalla Casa della Famiglia del comune di Marino, guidata da Cinzia Minucci, con la collaborazione di SOS Maternità e Infanzia e Comunità Solidarista Popoli, si è svolto un triangolare di calcio che ha visto sfidarsi una rappresentativa di Popoli (che annoverava tra le proprie file ex campioni di Roma e Lazio), una squadra mista di attori e tifosi e un’altra composta da una delegazione di amministratori del Comune di Marino. Il ricavato della manifestazione servirà all’acquisto di un defibrillatore per il campo profughi palestinese di Beddawi, in Libano. Seppur relegata nel silenzio della storia e dimenticata da un’opinione pubblica distratta, la fatiscenza dei campi profughi è un’opprimente realtà quotidiana per migliaia di palestinesi. La Comunità Solidarista Popoli - ONLUS da anni impegnata a sostenere quei popoli che, in lotta per il mantenimento della propria identità, vivono in condizioni di particolare disagio - ha effettuato nello scorso dicembre un sopralluogo all’interno di uno di questi campi, verificando de visu le drammatiche condizioni in cui sono costrette a vivere oltre 400.000 persone. «Preso atto della situazione - affermano i rappresentanti di Popoli - abbiamo deciso di lanciare una campagna di raccolta fondi per contribuire a rendere più dignitosa la sopravvivenza di questo popolo. Per il mese di maggio è prevista la partenza dal porto di Genova di numerosi containers carichi di aiuti, oltre che di una delegazione europea composta da operatori umanitari, politici, giornalisti. La Comunità Solidarista Popoli contribuirà alla realizzazione della carovana inviando della strumentazione sanitaria». In una simile occasione l’aspetto benefico ha prevalso su quello agonistico, restituendo il gioco del calcio a quella dimensione di puro divertimento e spensieratezza da anni sepolta dall’avidità imprenditoriale che ha fagocitato anche questo bellissimo sport. Tuttavia, data la considerazione che è d’obbligo riconoscere agli ex calciatori che hanno accolto l’invito a partecipare quest’oggi (Giannini, Candela, Giordano, Di Chiara, Di Livio, Panucci, Chiorri, Orsi, Piscedda, Faccini) e dato l’impegno profuso dai loro meno accreditati avversari, è giusto concedere un po’ di spazio anche alla cronaca del campo. L’ingresso delle tre compagini, accompagnato dalle note della canzone “Notti magiche” che ha emozionato i romantici presenti sugli spalti, è stato accolto da un fragoroso applauso e dalla presentazione dell’evento da parte di Cinzia Minucci, Alberto Faccini e Adriano Palozzi, sindaco di Marino. Prima del calcio d’inizio, osservato un minuto di silenzio per rendere omaggio a Vittorio Arrigoni, il volontario italiano ucciso a Gaza la settimana scorsa. Le ostilità si sono aperte con la partita tra F.C. Popoli Onlus e F.C. Attori&Tifosi (capitanata da un vivace Antonio Giuliani), dove a prevalere è stata la prima compagine, non senza esser dovuta incorrere nell’iniziale svantaggio. Anche nella gara successiva l’F.C. Popoli Onlus si è imposta, stavolta sull’F.C. Amministratori, capace di rifilare nella porta avversaria due reti davvero pregevoli, vanificate però dalla sempreverde classe di Giannini, Giordano e compagni, che hanno fissato il risultato sul 3-2 grazie a gesti tecnici d’alta scuola. Nella terza gara, un più equo confronto tra F.C. Attori&Tifosi e F.C. Amministratori ha concluso la manifestazione sul campo. Alla fine, prima del congedo ufficiale da parte degli organizzatori, ha preso parola Hannoun Mohammad, presidente dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese, che collabora con la Comunità Solidarista Popoli, il quale ha ringraziato i promotori dell’iniziativa e i tanti che hanno gremito le tribune. La manifestazione svoltasi oggi si è collocata, dunque, in una nobile prospettiva benefica, che troverà compimento a maggio, quando salperanno dalla costa ligure navi cariche sì di aiuti, ma anche di speranza che nessun nemico della pace possa ostacolarne il percorso. Eloquente lo striscione affisso a bordo campo dai volontari di Popoli: “Attraverso la distanza corre la nostra idea”.



 


Vittorio Arrigoni, la Palestina nel cuore.


(ASI) La notizia della morte di Vittorio Arrigoni mi è arrivata all’improvviso come all’improvviso, in una notte buia, un missile vigliacco colpisce donne e bambini. Non conoscevo personalmente Vittorio ma, grazie al suo continuo ed ineccepibile lavoro per la causa palestinese, è come se lo conoscessi da sempre. In tre anni, Vittorio Arrigoni, era diventato un cittadino di Gaza, un amico di tutti e un compagno di lotta e di vita quotidiana come pochi. Attivista dell’International Solidarity Movement, più volte aveva aiutato la popolazione di Gaza facendo da scudo umano ai contadini palestinesi al confine di Israele e con i pescatori a poche miglia dalla costa dove veniva applicato il blocco israeliano. Trentaseienne lombardo, originario di un piccolo paesino in provincia di Lecco, era arrivato a Gaza nel 2008 e attraverso il suo blog personale “Guerrilla Radio” descriveva e raccontava le sofferenze che il popolo palestinese era costretto quotidianamente a subire. “Restiamo umani”, è il titolo del suo libro tradotto in ben quattro lingue e era la frase con la quale chiudeva ogni suo articolo che scriveva come corrispondente per il Manifesto. Da Gaza City, Vittorio Arrigoni, aveva anche risposto – attraverso un video – alle parole di Roberto Saviano che aveva descritto Israele come una “democrazia sotto assedio” – il video è visibile al seguente collegamento: http://www.youtube.com/watch?v=NBgI_QWgXaI&feature=player_embedded -. Oltre le notizie che ci vengono continuamente “sparate” dai media embedded sulla morte di Vittorio Arrigoni mi vengono in mente le parole del portavoce di Hamas a Gaza, Fouzi Barghou, che alla tv satellitare “al-Arabiya” ha dichiarato: “Solo Israele trae vantaggio dall’uccisione di Arrigoni”. Ma tanto, quello che dichiara Hamas, non conta… La triste realtà è che da giovedì scorso, un’altra voce libera e scomoda è stata interrotta. Sta a noi riaprirne molte altre. Ciao Vittorio, restiamo umani.



Fabio Polese, www.agenziastampaitalia.it


venerdì 15 aprile 2011

Vittorio Arrigoni.





 



"Una pattuglia di circoncisi,

aveva razzi e fucili alla moda

che ci puntavano pericolosi,

scrivendo fine sulla nostra strada.

Ed il sangue che mi usci' dal collo

non ho vissuto per poterlo vedere.

Credo sia sciolto tra questa terra

che ora nessuno mi puo' rubare".



(M.Morsello)


mercoledì 6 aprile 2011

Notizie dall'Iralnda del Nord.


Un poliziotto è rimasto ucciso sabato scorso nell’esplosione di un’autobomba a Omagh, nell’Irlanda del Nord. 

Secondo le prime ricostruzioni, l’ordigno era stato piazzato di fronte all’abitazione del 25enne agente di polizia, sotto un’auto appartenente ad un membro della sua famiglia. Non è ancora chiaro se nell’attentato siano rimaste coinvolte altre persone. È il secondo poliziotto che viene ucciso in un attentato da quando nel 2007 è stata creata la polizia dell’Irlanda del Nord nell’ambito degli accordi del Venerdì Santo del 1998 che hanno avviato il processo di pace e la devoluzione dei poteri da Londra a Belfast. A questi accordi si oppongono alcuni movimenti nazionalisti repubblicani che si oppongono senza remore ad ogni pacificazione decisa dall’occupante britannico. Negli ultimi anni vi sono stati decine di interventi per sventare lo scoppio di ordigni piazzati nelle auto di rappresentanti delle forze dell’ordine. Nel 2009 un agente era stato ucciso dopo aver risposto ad una falsa chiamata di emergenza.

Dal canto suo Gerry Adams, attuale presidente del Sinn Fein fautore della devoluzione ma un tempo legato al braccio politico dell’Ira, ha condannato l’attacco, affermando che il suo partito “è determinato ad impedire a quelli che l’hanno compiuto di portare indietro il processo di pace e politico”. Durante i lunghi anni di conflitto tra cattolici e protestanti, Omagh è stata teatro di molti attentati, e nel 1998 una bomba uccise 29 persone e ne ferì centinaia.



Di andrea Perrone,
www.rinascita.eu


lunedì 4 aprile 2011

18 APRILE: CAMPIONI IN CAMPO PER LA PALESTINA A MARINO (RM)




Il ricavato della manifestazione servirà all’acquisto di un defibrillatore per un campo profughi palestinese in Libano.


venerdì 1 aprile 2011

COSTA STA ACCEDENDO IN LIBIA?




 



La conferenza in programma oggi alla sala Falcone e Borsellino, Palazzo della Provincia a Perugia, organizzata da Agenzia Stampa Italia, sarà in diretta radio dalle ore 17.00.