lunedì 24 dicembre 2012

L'altra informazione continua...

Le attività di «altra informazione» a cura dell'Associazione Culturale Tyr Perugia continuano solo ed esclusivamente sulla pagina www.facebook.com/controvento.perugia
Questo spazio virtuale è stato uno strumento, come lo sarà facebook, per continuare a dare quelle notizie che sui media di massa vengono nascoste.  
Buona luce e buon 2013.


sabato 7 luglio 2012

"Giustizia è fatta, benchè incompleta".


(ASI) I Giudici della Cassazione hanno confermato le condanne per falso nei confronti dei vertici della polizia coinvolti nel pestaggio e negli arresti illegali dei manifestanti alla scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001. La Suprema corte, invece, ha dichiarato prescritte le condanne per le lesioni inflitte dai celerini.
Heidi Giuliani, madre di di Carlo, ucciso durante gli scontri di quell'estate, ritiene che "giustizia è fatta, benchè incompleta". "In verità le responsabilità sono più ampie - ha aggiunto Giuliani - e penso all'assoluzione dell'allora capo della polizia e al mancato processo per la morte di mio figlio".
Tra gli imputati ci sono alti funzionari della polizia come Francesco Gratteri, Gilberto Caldarozzi e Vincenzo Canterini.
"La catena di comando è stata condannata e questo è un grande risultato, rimane però il dato di fatto che quella notte alla scuola Diaz è stata una pagina nera per la democrazia italiana e il Parlamento non ha nemmeno fatto una Commissione di inchiesta per individuare le responsabilità politiche", dice l'avvocato Francesco Romeo, difensore di alcune vittime del pestaggio alla Diaz.

È stato morto un ragazzo. Federico Aldrovandi che una notte incontrò la polizia



È stato morto un ragazzo. Federico Aldrovandi che una notte incontrò la polizia è un documentario a sfondo biografico e sociale uscito nel 2010, scritto, diretto, scenografato e montato da Filippo Vendemmiati. Racconta la tragica vicenda della morte del giovane Federico Aldrovandi, studente di Ferrara ucciso nella notte del 25 settembre 2005. Il film è stato presentato l’8 settembre 2010 alla 67ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. I fatti narrati partono all’alba del 25 settembre 2005, quando Federico si trova vicino all’ippodromo di Ferrara, luogo in cui avviene l’incontro con una pattuglia di polizia. Passate alcune ore da quell’episodio, la sua famiglia apprende della sua scomparsa. La parte successiva del film tenta di ricostruire la verità di ciò che accadde veramente quella mattina, ripercorrendo le ricostruzioni fatte dalla polizia e le testimonianze di amici e conoscenti. In seguito viene seguita l’istituzione del processo e vengono presentati numerosi documenti degli archivi RAI registrati da alcuni dei protagonisti.


http://ildocumento.it/crimine/e-stato-morto-un-ragazzo-2010.html

martedì 5 giugno 2012

Catena di violenti raid aerei sulla Striscia di Gaza: 7 feriti


Gaza – InfoPal. All’alba di oggi la Striscia di Gaza si è svegliata sotto violenti bombardamenti aerei israeliani, che hanno provocato diversi feriti, tra i quali anche dei bambini.
Il nostro corrispondente da Gaza scrive: “F16 israeliani hanno condotto attacchi aerei contro l’abitazione della famiglia al-Faqi, del campo profughi di an-Nuseirat, nel centro della Striscia. Il bombardamento ha causato il crollo di una parte dell’edificio e il ferimento di 7 membri della famiglia, tra cui donne e bambini.
“I feriti sono stati condotti all’ospedale Martiri di al-Aqsa, dove i medici hanno diagnosticato condizioni di lieve e media gravità.
“Alcuni minuti dopo il raid, gli aerei hanno lanciato due missili contro un deposito di legname situato nella cittadina di Deir al-Balah, sempre al centro della Striscia di Gaza, e un terzo contro un’area disabitata a Tel al-Kurd.
“Due missili hanno colpito un magazzino di pollame a Umm an-Naser, a ovest di Beit Lahiya, nel nord della Striscia di Gaza, e altri due, che non sono esplosi, sono caduti su un terreno vuoto dietro al quartier generale della polizia militare.

Kosovo: serbi in piazza contro le truppe di occupazione

Tensione di nuovo alle stelle in Kosovo, dove quattro militari americani della Kfor e almeno quattro serbi sono rimasti feriti in scontri scoppiati ieri mattina tra la popolazione serba e le truppe di occupazione nel nord del Kosovo. A causare gli incidenti l’intervento delle truppe della Nato per rimuovere una barricata eretta dai serbi non lontano dalla frontiera con la Serbia e in segno di protesta contro la volontà degli occupanti albanesi di voler estendere il controllo del loro staterello fantoccio su tutta la regione, terra ancestrale del popolo serbo. La conferma è giunta direttamente dal portavoce della Kfor, Uwe Nowitzki. Le truppe Nato, ha precisato il portavoce, si comportano seguendo il principio di un utilizzo minimo della forza. Un’affermazione priva di fondamento visto che in passato la Nato è intervenuta pesantemente contro i serbi. Ieri, comunque, all’arrivo dei mezzi Nato, il suono delle sirene d’allarme ha richiamato migliaia di serbi a dare man forte alle barricate e ad impedirne la rimozione. Secondo le cronache locali, i militari hanno ricorso a gas lacrimogeni per disperdere la folla.

Non soltanto i marò in India oltre 2900 italiani detenuti all'estero


Mentre su giornali e tv tiene banco la vicenda dei due lagunari sotto processo a Kochi, sono migliaia i nostri connazionali che, sparsi per il mondo, vivono situazioni simili. Da Enrico Forti, in carcere negli Usa, a Fernando Nardini, vittima di un errore giudiziario in Thailandia, da Mariano Pasqualin picchiato a morte in cella a Santo Domingo, a Carlo Parlanti liberato dopo aver scontato gran parte della sua ingiusta condanna: un esercito dimenticato a cui due giovani giornalisti hanno dato voce


La mattina del 16 febbraio 1998 su una spiaggia della Florida viene ritrovato il corpo senza vita di Dale Pike, figlio di un albergatore di Ibiza. Dell’omicidio viene accusato Enrico Forti (detto Chico), produttore televisivo trentino in trattativa per l’acquisto dell’albergo di proprietà del  padre di Dale. Lui si dichiara innocente, ma una giuria americana lo condanna all’ergastolo, affermando che “la Corte non ha le prove che Forti abbia premuto materialmente il grilletto, ma ha la sensazione, al di là di ogni dubbio, che sia stato l’istigatore del delitto”. Condanna senza condizionale, verdetto di un processo senza prove e costellato da violazioni procedurali gravissime.

iria. Leader dell'opposizione presente a riunione Gruppo Bilderberg

(ASI) Bassma Kodmani, donna capo degli affari esteri del Consiglio Transitorio Nazionale della Siria, uno dei gruppi avversi al governo di Damasco, è presente alla riunione del Gruppo BIlderberg che termina lunedì 4 giugno, nello Stato americano della Virginia.

La Kodmani è una strenua sostenitrice dell'intervento militare Nato nel suo Paese per destituire Assad; al fine di perseguire in fretta questo scopo, lo scorso gennaio dichiarò l'esigenza di "una maggiore militarizzazione della resistenza locale o l'intervento straniero".

La sua presenza alla riunione del gruppo, espressione dei potentati finanziari che influenzano le politiche internazionali, suggerisce l'intenzione occidentale di prendere seriamente in considerazione l'intervento militare in Siria. Lo scorso anno, alla riunione del Gruppo Bilderberg tenutasi in Svizzera, si discusse della possibilità di far guerra alla Libia di Gheddafi. Dopo quattro mesi, il Raìs venne ucciso e il Paese nordafricano passò tra le mani della Nato, dei ribelli e del Consiglio Nazionale di Transizione della Libia.

Da registrare anche la presenza, intorno al tavolo del Gruppo Bilderberg quest'anno, del leader dell'opposizione russa Garry Kasparov.

http://www.agenziastampaitalia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=8751%3Asiria-leader-dellopposizione-presente-a-riunione-gruppo-bilderberg&catid=15%3Aestere&Itemid=40

Il mistero della mostra scomparsa: su Sabra e Chatila “non s'ha da fare”

Scomparsa o, meglio, semplicemente cancellata a meno di dieci giorni dall'inaugurazione. E' saltata così, senza tante spiegazioni, la mostra “Notte molto nera – Sabra e Chatila, una memoria scomoda”, sul massacro del popolo palestinese avvenuto 30 anni fa. La mostra fotografica avrebbe dovuto aprire i battenti mercoledì scorso, 30 maggio, presso i locali della Casa della memoria, ma così non è stato. Il 21 maggio, infatti, è arrivato il veto. La mostra non s'ha da fare.

Il motivo? Ad oggi, la fotografa che ha curato le immagini ancora non è riuscita a capirlo. L'evento era stato approvato un anno e mezzo fa ma la sequenza delle immagini, evidentemente scomoda, ha provocato un mare di polemiche. Nell'occhio del ciclone ci sarebbe infatti il testo introduttivo alla mostra: un'interpretazione storica che ha portato la Casa della memoria a un'improvvisa frenata. E così il comitato avrebbe votato all'unanimità la sospensione della mostra per lasciare il tempo alla curatrice di rivedere la ricostruzione dei fatti: la responsabilità di quella strage, avvenuta il 16-17 settembre del 1982 nei campi profughi di Sabra e Chatila, non deve essere addossata all'esercito israeliano.

giovedì 31 maggio 2012

Ammar Moussawi (Hezbollah): “Quando un popolo vuole la propria sovranità può ottenerla”


(ASI) BEIRUT - “Il Libano con tutte le sue comunità è un Paese ospitale e guarda verso tutti con amicizia. Il nostro Paese subisce i riflessi di quello che sta succedendo in Siria. E’ molto probabile che in occidente i governi e l’informazione cerchino di comunicare alla gente che in queste zone ci sia una trasformazione democratica. Non è così, in realtà, si sta spingendo al caos più totale”. Con queste parole, Ammar Moussawi, responsabile esteri di Hezbollah, il Partito di Dio, e deputato del Parlamento libanese, ci accoglie in una delle loro sedi a Beirut sud. “Se si diffonde il caos – continua – siamo tutti minacciati. C’è un sostegno diretto al fondamentalismo”.

Due anni fa l’assalto pirata israeliano alla Freedom Flotilla diretta a Gaza


InfoPal, 31 maggio 2012. Di Angela Lano. Sono passati due anni dal feroce e traumatico attacco pirata israeliano alla Freedom Flotilla diretta a Gaza, carica di attivisti, parlamentari, giornalisti da tutto il mondo, e piena di aiuti umanitari da portare a una popolazione sotto illegale assedio da anni.
In quell’assalto, che Israele effettuò in acque internazionali e contro una flotta umanitaria, vennero assassinate nove persone, cittadini turchi, e ferite oltre 50. 
In 700 subimmo l’attacco, fummo aggrediti, imprigionati nelle carceri israeliane, derubati dei nostri bagagli, soldi, materiale di lavoro, libertà personali, e minacciati. 
Quella criminale azione non ha ancora trovato una condanna effettiva in nessuna parte del mondo. La Turchia sta lavorando all’incriminazione dei responsabili israeliani, e anche in altri Paesi qualcosa si sta muovendo, ma molto lentamente e tra grandi ostacoli: i massacri compiuti dallo stato sionista, in genere, rimangono impuniti per sempre: i 64 anni e oltre di pulizia etnica della Palestina storica lo dimostrano a chiare lettere. 
Nelle righe che seguono ricostruisco la cronaca dell’aggressione israeliana alla flotilla umanitaria. 

domenica 27 maggio 2012

Libano. “Vittoria di un Paese, nascita di una nazione”

(ASI) Beirut (Libano) - La vigilia del 25 maggio - ricorrenza della vittoria di Hezbollah sulle truppe israeliane - è stata contraddistinta da un clima di tensione seguito alle ripetute violenze che, sviluppatesi a Tripoli, nel nord del Paese, hanno contagiato anche la capitale Beirut. Questi, per il Libano, sono giorni concitati: il fatto che ripercussioni della crisi siriana siano penetrate anche nei suoi confini rende pessimistiche le previsioni per il futuro prossimo della Terra dei Cedri.

La guerra civile, d’altronde, in questo Paese mosaico di confessioni religiose, è uno spettro che non attenua mai la sua costante minaccia, nemmeno in periodi di apparente tranquillità. Figurarsi ora, che dalla vicina Siria giungono sirene che agitano alcuni tasselli di questo mosaico.

Ali Darmush: In Siria tutte le superpotenze giocano duro

È sera e, nel quartiere di Dahie, a Beirut sud, c’è un po’ di movimento. In lontananza si vede del fumo e si sentono delle grida. Diverse persone sono scese in strada per manifestare dopo il rapimento dei dodici pellegrini sciiti libanesi avvenuto tre giorni fa nella provincia di Aleppo, in Siria.
In Libano, negli ultimi giorni, gli scontri tra gli oppositori e i sostenitori del governo siriano del presidente Bashar al Assad, da Tripoli, si sono spostati anche a Beirut, e hanno causato la morte di due persone nella notte tra domenica e lunedì. In questa situazione che potrebbe diventare di reale tensione, ho incontrato nella sede del partito, Ali Darmush, il responsabile dei rapporti esteri di Hezbollah, ossia il Partito di Dio, partito politico sciita libanese.

sabato 19 maggio 2012

L’indimenticabile Almerigo Grilz e “Gli occhi della guerra”. Così difficili da ricordare.


(ASI) All’alba del 19 maggio del 1987, Almerigo Grilz – in Mozambico al seguito dei guerriglieri della Renamo che si opponevano ai filosovietici della Frelimo – muore colpito da una pallottola alla testa mentre stava filmando un attacco nella città di Caia. Fu il primo inviato di guerra italiano a morire sul campo dopo la seconda guerra mondiale.

Almerigo Grilz si trovava in Mozambico come corrispondente della Albatross Press Agency fondata nel 1983 insieme a Fausto Biloslavo e Gian Micalessin. La sua telecamera fu recuperata: nel video viene documentata tutta la battaglia dell’ex zuccherificio della città di Caia, fino a che, un colpo, non lo raggiunge alla nuca. I guerriglieri della resistenza nazionale, guidati da Afonso Dhlakama, dopo un giorno e mezzo di cammino, lo seppellirono vicino ad un grande albero, dove, a tutt’oggi, come aveva deciso anche sua madre, riposa.

sabato 12 maggio 2012

Il vostro 5x1000 alla Comunità Solidarista Popoli


CARLO PARLANTI, 8 ANNI IN UN CARCERE USA. “IO, INNOCENTE E ABBANDONATO DALL’ITALIA”


Sì, ora sono libero. Ma ho perso tutto. Però posso promettere una cosa: darò battaglia finché non avrò giustizia”. Carlo Parlanti, 48 anni, racconta la sua incredibile storia in un’intervista esclusiva adAffaritaliani.it. Un passato da importante manager informatico, arrestato nel 2004 per stupro. Ad accusarlo la sua ex ragazza americana. Senza prove, con tante bugie. Della donna, dei medici, della polizia: “Contro di me sono stati commessi crimini inauditi, provati dalla documentazione della stessa procura californiana”. Carlo rifiuta il patteggiamento, che avrebbe significato l’immediato rilascio, e trascorre quasi otto anni nella prigione di Avenal.
L’esperienza in carcere è drammatica: “Il sistema americano è basato sulla violenza e sulsovrappopolamento. Ci sono continue risse e la condizione igienica è tragica. Le guardie girano in tenuta antisommossa”. E in tutto questo l’Italia ha tenuto una posizione defilata: “Nessuno si è curato della mia storia, mi hanno abbandonato”. Ora Carlo è un uomo libero, è tornato nella sua Montecatini (Pistoia) e promette guerra: “Voglio riaprire il caso e sporgere denuncia contro chi ha permesso che un uomo innocente vivesse un’esperienza simile. E la cosa più grave è che so per certo che non sono il solo“.

“Le voci del silenzio”. Gli italiani detenuti e dimenticati. All’estero.


E’ recentemente uscito in libreria “Le voci del silenzio – Storie di italiani detenuti all’estero”, scritto per Eclettica Edizioni dai giovani free-lance Fabio Polese e Federico Cenci, perugino il primo e romano il secondo. Il Sito di Perugia li ha incontrati per porgli qualche domanda su questo argomento, estremamente attuale e poco approfondito dagli organi d’informazione.

Come avete avuto l’idea di scrivere questo libro-inchiesta sui detenuti italiani all’estero?

L’interesse è nato dopo esserci accorti che ad alcune disavventure giudiziarie, in cui erano incappati nostri connazionali all’estero, non veniva dedicato dai maggiori quotidiani più di un misero trafiletto. Ci sembrava piuttosto ingeneroso verso di loro e verso i fruitori dell’informazione, soprattutto a fronte della sovraesposizione mediatica di cui invece godono abitualmente vicende a nostro avviso di minore interesse sociale.

E’ così che abbiamo provato a colmare noi questo vuoto, iniziandoci ad occupare del tema, in origine senza lo scopo di ricavarne un libro ma esclusivamente per “passione giornalistica”. In un secondo momento, una volta effettuato un certo numero di inchieste, ci è sembrato opportuno raccoglierle in un libro, anche per consentirgli una maggiore eco attraverso la diffusione editoriale.

venerdì 11 maggio 2012

Sicurezza? Usciamo e viviamo Perugia.


Paura e sgomento. Sangue a terra, vetri in frantumi e sirene della polizia. Non siamo sulla scena di un film hollywoodiano ma nel centro storico di Perugia in quella che doveva essere una tranquilla serata di martedì. Giovani e meno giovani stavano in giro per corso Vannucci o nelle vicinanze dei bar dell’acropoli quando, all’improvviso, un gruppo di nordafricani e albanesi, si sono scontrati con bottiglie e coltelli.
Da quanto ho capito, dopo che gli albanesi sono riusciti a fuggire, la situazione è degenerata ancora di più: il gruppo di magrebini ha attaccato le forze dell’ordine intervenute e si è scagliato anche contro gli esercizi commerciali del corso. La polizia, per far tornare la tranquillità, avrebbe pure sparato alcuni colpi di pistola in aria. I giornali locali, nei grandi titoli di apertura, hanno descritto la serata come un vero e proprio “far west” e la risposta dei politici non si è certo fatta attendere. Dai comunicati e dalle conferenze stampa fatte, sembrerebbe che tutti abbiano la soluzione a portata di mano. Sarebbe bello.
Da una parte abbiamo chi grida alla militarizzazione di Perugia e dall’altra chi, pur condannando e invocando repressione per fatti del genere, chiede anche prevenzione con investimenti garantendo a tutti il pieno esercizio del diritto di cittadinanza.
Non mi è mai piaciuta la militarizzazione né la repressione e non mi è nemmeno mai piaciuto il finto buonismo che riecheggia nell’aria di Perugia da ormai troppo tempo. La società del “volemose bene” non solo è fallita da un pezzo ma ha anche distrutto quel poco di identità che era rimasta nelle rovine della modernità.

martedì 8 maggio 2012

Umm Kamel, donna simbolo della Palestina che resiste agli invasori.


Roma – InfoPal. “Avevo una casa a Gerusalemme Est, dove vivevo con mio marito e i miei figli, ma coloni e autorità di occupazione israeliane me l’hanno presa”.
Così inizia il suo drammatico racconto Umm Kamel al-Kurd, una palestinese gerosolimitana di 60 anni, durante il convegno “A 64 anni dalla Nakba“, svoltosi a Roma sabato 5 maggio.
La sua testimonianza commuove e indigna la sala del Centro Frentani, dove siedono circa 100 persone di diverse comunità cittadine e organizzazioni di solidarietà con la Palestina.

domenica 6 maggio 2012

05-05-2012 Flash mob in Piazza di Spagna a Roma in ricordo di Bobby Sands.


In ricordo di Bobby Sands, un esempio di lotta e sacrificio per il suo popolo.


(ASI) Bobby Sands, nato nel 1954 ad Abbots Cross, sobborgo settentrionale di Belfast, è cresciuto a suon di intimidazioni e soprusi. Stanco della situazione, Bobby Sands, appena diciottenne entra a far parte dell’ala Provisional dell’I.R.A. (Irish Republican Army). Con il secondo arresto, nel 1977, dopo essere stato trovato all’interno di una macchina armato nei pressi di uno scontro a fuoco, viene condannato a quattordici anni di reclusione.
Il primo marzo del 1981 il giovane Comandante dell’IRA, Bobby Sands, comincia uno sciopero della fame nel carcere nordirlandese di Long Kesh, per rivendicare i diritti di prigioniero politico e la libertà del proprio popolo dall’oppressore inglese. Dopo sessantasei giorni di sciopero della fame, alle 1 e 17 minuti del 5 maggio del 1981, Bobby Sands, ventisettenne, muore. Dopo di lui altri nove uomini si lasciarono morire tra il maggio e l’agosto dello stesso anno con la colpevole complicità dell’intransigenza del governo inglese guidato allora da Margaret Tacher.

GODETEVI LA GUERRA, PERCHE’ LA PACE SARA’ TERRIBILE.


Zipporah Sein, Segretario Generale dell’Unione Nazionale Karen, invita alla prudenza gli osservatori internazionali, che fanno a gara nel descrivere “il nuovo corso birmano” come un processo irreversibile e un cammino che punta dritto alla pacificazione nazionale. Ma si sa, quando la macchina mediatica è in marcia lungo una direzione stabilita (dai soliti ignoti?), essa non può certo essere fermata da insignificanti leader di Popoli in lotta, ne’ da sconosciuti guerrieri che da oltre sessanta anni versano sudore e sangue per ottenere il rispetto della propria gente. Le mezzemaniche sedute alle scrivanie di televisioni e di giornali mondialisti hanno sempre la meglio. Così, mentre i portavoce di almeno venti milioni di persone invocano sostegno diplomatico e scongiurano i governi stranieri di non correre troppo sulla pista degli investimenti economici (oramai le sanzioni contro Rangoon sono definite “anacronistiche” dai guru della finanza internazionale), la stampa titola i suoi resoconti dalla Birmania con frasi cariche di mielosa accondiscendenza per i Generali in abiti borghesi, che dispensano sorrisi e pacche sulle spalle a destra e a manca come fanno i politici nostrani in periodo di campagna elettorale, giacca sulla spalla e dito puntato verso gli elettori.

venerdì 4 maggio 2012

Il vostro 5x1000? Diamolo a "Popoli".


Domani a Roma una flash mob per ricordare Bobby Sands.


Nazionalizzazioni e rinascita indio-latina.


(ASI) In principio fu Hugo Chavez, il rifondatore del continente indio-latino, oggi sono i suoi emuli a continuare a fare gli interessi dei paesi sud americani a scapito degli ex colonizzatori. Dopo le nazionalizzazioni decise negli anni passati dal fautore del socialismo del XXI secolo, ora anche la rinata Argentina, sotto il segno del peronismo di Cristina Fernandez in Kirchner, e la Bolivia stanno finalmente riprendendosi ciò che governanti fantocci utili solo agli Usa e ai suoi camerieri avevano svenduto.
Circa un paio di settimane fa a rompere gli indugi era stata la nuova Evita che in qualità di presidente dell’Argentina aveva deciso di espropriare la compagnia petrolifera Ypf, estromettendo la spagnola Repsol; giova ricordare che la compagnia in questione era statale fino al 1993, ora però un tribunale argentino sarà chiamato a stabilire la somma che Buenos Aires dovrà versare alla compagnia iberica come risarcimento.

mercoledì 2 maggio 2012

Blitz contro Green Hill, liberati i cuccioli di beagle


(ASI) Il blitz animalista contro Green Hill nell’allevamento di Montechiari è riuscito. Decine di persone che fanno parte del collettivo “Occupy Green Hill” sono riuscite ad entrare nel canile e ad aprire alcune gabbie liberando diversi cuccioli di beagle destinati alla vivisezione.
L’ex ministro del turismo, Michela Vittoria Brambilla, anche a nome della Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente ha espresso “grande stima e gratitudine per i manifestanti riuniti a Montichiari”. “Per l'ennesima volta migliaia di cittadini – ha continuato la Brambilla - in rappresentanza di milioni di altri, hanno alzato la voce contro l’ultimo allevamento di cani da laboratorio rimasto in Italia, baluardo di un modo di fare ricerca superato e pericoloso anche per la salute umana”.

Primo Maggio: è qui la festa?


Mai come quest'anno la sfilata allegorica del primo maggio, con tutto il suo corollario di bandiere rosse, sindacalisti d'accatto e guitti da cortile, appare come un esercizio retorico privo di costrutto, completamente disancorato dalla realtà. Una sorta di nemesi delle coscienze, anestetizzate dalla ripetitività di gesti senza senso e inebetite dai ritmi sincopati di concertini rock, usati per creare un pubblico all'imbonitore di turno.
In primo luogo non si comprende bene la natura dell'oggetto che ci si appresta a festeggiare. 
Il lavoro, omai da tempo latitante e nella maggior parte dei casi (quando c'è) associato a salari inadeguati al mantenimento di una famiglia?
I lavoratori, bestie da soma in via d'estinzione, immolati sull'altare del progresso e della competitività?
I disoccupati, fra le cui fila sempre maggiormente copiose albergano ogni giorno che passa, nuovi e più numerosi aspiranti suicidi che la "buona stampa" finge bellamente d'ignorare?

Medio Oriente. Israele edifica muro al confine con Libano.


(ASI) Come anticipato da alcuni organi di stampa a fine febbraio, Israele inizia una nuova edificazione muraria, stavolta lungo il confine con il Libano: una barriera lunga 2 chilometri e alta fino a 7 metri separerà i due Stati, e sarà pronta tra qualche mese.
Amit Fisher, colonnello dell’esercito israeliano di guardia al confine libanese, ha affermato a Israel Radio International che il muro "aiuterà a prevenire gli attacchi a fuoco dal Libano verso Israele, visto che nell’ultimo anno e mezzo ci sono stati diversi incidenti di questo tipo".
Del resto, i due Paesi mediorientali restano formalmente ancora in guerra, infatti dalla fine della cosiddetta "guerra dei 33 giorni" dell'estate 2006 (durante la quale morirono 1.500 libanesi, soprattutto civili, e 160 israeliani, in gran parte militari) non è stato raggiunto alcun accordo di pace. Recentemente una dichiarazione del premier israeliano Netanyahu ha gettato una coltre scura sulle prospettive di pace, giacché ha previsto la "cancellazione dalla carta geografica" dello Stato del Libano per opera di Israele.
Lo Stato sionista, tuttavia, non sembra preoccuparsi soltanto dei suoi confini con il Libano, poichè quello che sorgerà tra qualche mese costituisce la quarta barriera che Israele vuole frapporre coi territori circostanti. Le altre tre sono presenti ai confini con la Striscia di Gaza, la Cisgiordania e l’ultima con l’Egitto, dopo la caduta dell’ex dittatore Hosni Mubarak e i timori israeliani verso il nuovo corso della politica egiziana, soprattutto dopo le elezioni presidenziali che si terranno tra maggio e giugno prossimi. Quest’ultima dovrebbe essere completata entro ottobre 2012 e sarà alta poco meno di 5 metri e lunga 225 chilometri.
Quella di Israele di trincerarsi dietro dei muri è una scelta che rientra in una politica isolazionista, certo non un messaggio di apertura al dialogo con i Paesi confinanti.

La deforestazione in Cambogia tra villaggi turistici cinesi e piantagioni di gomma.


(ASI) La foresta incontaminata del Botum Sakor National Park, nella Cambogia sud occidentale, che una volta era abitata da splendide tigri ed elefanti, sta rapidamente scomparendo per lasciare spazio a villaggi turistici per ricchi e piantagioni di gomma. La Tianjin Union Development Group, un’impresa immobiliare cinese, sta trasformando 340 chilometri quadrati di Sakor Botum in una vera e propria città turistica per il gioco d’azzardo dove poter fare “feste e baldoria”.

Tensioni in Kosovo a pochi giorni dal voto serbo.

Le elezioni serbe si avvicinano, e la tensione in Kosovo continua a crescere. Il ministro degli Interni serbo, Ivica Dacic (foto), ha affermato domenica che i servizi d’intelligence di Belgrado e quelli di altri Paesi hanno ottenuto informazioni secondo le quali ci sarebbero piani per impedire le elezioni amministrative nel Kosovo settentrionale. Si tratta della regione kosovara abitata in prevalenza da serbi nonostante facciano capo a Pristina e le cui municipalità intendono partecipare alle elezioni locali (oltre che a quelle politiche e presidenziali) del 6 maggio prossimo.

I POWs di Maghaberry interrompono le trattative.

Dopo due anni di proteste e tentativi di mediazione, i detenuti politici repubblicani detenuti nel carcere di Maghaberry hanno deciso di interrompere tutte le trattative con mediatori e partiti politici. In una dichiarazione, datata 23 aprile23 aprile 2012, i POWs hanno dichiarato definitivamente fallito ogni tentativo di raggiungere l’attuazione dell’accordo sottoscritto nell’agosto del 2010 tra prigionieri e le autorità penitenziarie, mai messo in pratica da queste ultime. “Quando abbiamo avviato la protesta, nell’aprile 2010, avevamo individuato due questioni principali che dovevano essere risolte” affermano i prigionieri della Roe House 4 citando le tristemente note strip searches e il movimento controllato. Nell’accordo i prigionieri avevano anche sottolineato che qualsiasi accordo avrebbe dovuto prendere in considerazione altre questioni importanti, come la necessità che le autorità carcerarie interagissero con i prigionieri repubblicani in quanto gruppo e non individualmente.

sabato 28 aprile 2012

CHICO, ULTIMA SPERANZA – I DIRITTI VENNERO VIOLATI


«In trappola». Se fosse un romanzo il «report» che ricostruisce passo dopo passo l’incredibile vicenda giudiziaria di Chico Forti si intitolerebbe così. Ma la relazione firmata dalla criminologa Roberta Bruzzone e dal giudice e avvocato Ferdinando Imposimato non ha nulla di romanzato, è solo una  lucida analisi degli atti giudiziari, anche quelli «scomparsi» o segreti. Per la prima volta si spiega con argomenti giuridici  perché la condanna all’ergastolo inflitta a Chico Forti, detenuto in Florida dall’11 ottobre 1999, viola i più basilari principi del giusto processo.

Myanmar. In nome del business anche l’Italia incontra Thein Sein


(ASI) Il Ministro degli Esteri, Giulio Terzi, si è recato in Myanmar dove ha incontrato prima Thein Sein e poi il leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi. Questo incontro avviene dopo che le riforme “democratiche” del Paese dei militari, ha portato alla sospensione delle sanzioni made in Ue.
Il capo del Governo birmano ha assicurato al Ministro italiano che “le riforme politiche in atto nel Myanmar non faranno marcia indietro”. Nell’incontro, avvenuto nella nuova capitale Naypyidaw, hanno passato in rassegna tutti gli aspetti economici dei rapporti bilaterali. Proprio su questi aspetti il Ministro Terzi ha sottolineato che l’apertura e la fiducia dell'Italia e dell'Ue nei confronti di Myanmar “sta producendo nei nostri confronti intenzioni molto interessanti sul piano delle relazioni economiche, non solo commerciali ma anche di partnership imprenditoriali. Credo che la mia missione doveva aver luogo in questo momento, con un senso di tempismo non solo per manifestarci ma anche per posizionarci come Paese Italia in quello che può diventare un partner fondamentale nel sud-est asiatico”.

venerdì 20 aprile 2012

Dona il tuo 5x1000 a "POPOLI"


Argentina. In atto la nazionalizzazione di industrie petrolifere.


(ASI) E' di queste ore la notizia secondo cui l'Argentina, che ha già deciso ufficialmente di nazionalizzare la compagnia energetica spagnola YPF, avrebbe posto le sue mire su un'altra azienda dell'iberica Repsol: la YPF Gas.
Durante un discorso ufficiale, la presidente della Repubblica Argentina, Cristina Kirchner, aveva annunciato l’espropriazione e la nazionalizzazione definitiva dell’azienda “Yacimientos Petroliferos Fiscales”, meglio nota come YPF, la cui contrastata e discussa gestione apparteneva alla iberica Repsol, di proprietà del governo spagnolo e gestita da una holding europea finanziata dalla BCE attraverso la compartecipazione di Banco Santander, Banco de Bilbao, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banca Popolare di Milano, Societe Generale, Credit Agricole, Eni, Deutsche Bank. La decisione gode del sostegno di tutti i partiti eletti, si parla dell'88% dei consensi dei deputati.

Italia. Studio rivela: Imu costerà più del doppio dell'Ici.


(ASI) Dal prossimo giugno sulle già tartassate tasche degli italiani graverà anche l'Imu (Imposta Municipale sugli Immobili) che si annuncia oltremodo salata. Un studio del Confartigianato di Como annuncia la notizia, amara soprattutto per le piccole imprese e le attività artigiane.
"Per i piccoli imprenditori - denuncia il presidente di Confartigianato Como, Marco Galimberti - l’Imu raddoppierà la tassa immobiliare che già si pagava con l’Ici sui capannoni industriali e sugli immobili adibiti alla produzione, come magazzini e depositi". "Secondo i nostri calcoli - continua il presidente di Confartigianato Como - un capannone che pagava 2.300 euro di Ici con i nuovi moltiplicatori e le nuove aliquote potrebbe pagare fino a 4.800 euro". Una stangata che rischia di affossare un settore già ora duramente colpito dalla crisi.
Confartigianato cercherà di aiutare i piccoli imprenditori, che si troveranno con l'Imu a pagare più del doppio di quanto pagavano con l'Ici. "Stiamo portando avanti iniziative per incentivare le aziende che producono in conto terzi - osserva ancora Galimberti - ad andare all’estero per vendere direttamente i loro prodotti, ma ci stiamo muovendo anche sul fronte del credito".

Redazione Agenzia Stampa Italia

sabato 14 aprile 2012

Sul caso Lega - Bombe ad orologeria e orologi che avanzano come bombe.


Leggendo i giornali dell'ultima settimana si percepisce per molti versi la sensazione di essere ritornati indietro di almeno un paio d'anni, alperiodo del "bunga bunga", quando in un'Italia che stava inesorabilmente sprofondando nel baratro, tutti i media fingevano d'ignorare quanto stesse accadendo, preferendo concentrare la propria attenzione sulle storielle di escort, sui festini presidenziali, sulle avvenenti fanciulle in abiti discinti e sulle improbaili performance sessuali di un anziano megalomane, trasformatosi per l'occasione nel novello Rocco Siffredi.
Oppure ancora un poco più indietro, quando due intraprendenti giornalisti come Rizzo e Stella svelavano i "segreti" della casta, in un libro sponsorizzato dal maggior quotidiano italiano e coccolato dalla casta stessa, dando di fatto il via alla "stagione dell'antipolitica" che si sarebbe rivelata prodromica all'avvento di un governo tecnico, in grado di restituire al paese la perduta serietà.
Oggi è il turno della Lega Nord, con il Bossi, il Trota, i "ladroni" a casa nostra....

LE VOCI DEL SILENZIO, SONO QUELLE DEI TREMILA ITALIANI DETENUTI ALL’ESTERO.


Nel dicembre del 2009, quando Amanda Knox fu condannata in primo grado per l’omicidio di Meredith Kercher, dagli Stati Uniti si levò una ridda di proteste, si scatenò una forte campagna mediatica e politica in favore della ragazza di Seattle. Il Corriere della Sera parlò allora di nazionalismo giudiziario – ennesima variante di un amor patrio che non sembra subire diminuzioni neppure nell’epoca della globalizzazione -, di una forma di sciovinismo che scatta, come scrisse Guido Olimpio, quando «un passaporto è più rilevante di un alibi». Contro «il tifo sbagliato dell’America», contro la crociata pro-Amanda, Beppe Severgnini fu ancora più duro: definì imbarazzanti le reazioni statunitensi, parlò espressamente di «lombrosiani al contrario» – per i quali «una ragazza così carina, e per di più americana, non può essere colpevole» -, sottolineò come gli Usa tendano a difendere i propri cittadini sempre e comunque, rievocò, come casi esemplari di questa tutela oltranzista, la tragedia del Cermis e l’uccisione di Calipari. 

Approfondimenti - Italiani detenuti all'estero: la storia di Marcello Mancusi.


(ASI) Quella di Marcello Mancusi è una storia cominciata con i propositi della scoperta di terre lontane e finita in tragedia, inghiottita dal mistero. Marcello è un funzionario dell’Ufficio d’igiene dell’Asl della città in cui vive, Soverato, che nell’ottobre 2002 decide di concedersi un viaggio in Thailandia per coltivare una delle sue passioni, l’escursionismo, in paesaggi esotici come i grandi parchi e la giungla.
Durante quei giorni di svago mantiene contatti frequenti con la famiglia e appare sereno, almeno sin quando, a pochi giorni dalla partenza, non accade qualcosa di inspiegabile che conduce Marcello verso strade dall’epilogo fatale.
Il 20 ottobre muore nel carcere di Nong Khai, una città nel nord del Paese, senza che si sappiano le cause del decesso e i motivi per cui Marcello sia stato tratto in arresto. Ciò che i familiari vengono a scoprire con il tempo sono solo una serie di tasselli, risalenti alle ore precedenti al suo decesso, che infittiscono la vicenda ma che non trovano una collocazione apparentemente logica. Tanti gli interrogativi rimasti irrisolti, dato che la Thailandia ha chiuso il caso pochi mesi dopo la morte del nostro connazionale, ma altrettanti gli elementi che potrebbero svelare realtà, celate dietro a questo omicidio, tanto orribili da far raggelare il sangue.

Sono passati quasi dieci anni da quella tragedia, la famiglia Mancusi non si arrende all’idea di lasciarla scivolare nel dimenticatoio. E’ per questo che Lucia, una sorella di Marcello, ci ha contattati per “smuovere il torpore mediatico su certe storie”.

Cisgiordania. Polizia israeliana arresta due cittadini italiani.


(ASI) Nella giornata di mercoledì, la città palestinese di Hebron, in Cisgiordania, è stata teatro dell'arresto di due attivisti italiani da parte delle forze di polizia israeliane.
Si attende, a seguito del processo, il rimpatrio forzato in Italia dei due per manifestazione non autorizzata, sebbene fonti vicine ai due attivisti negano vi fosse alcuna manifestazione durante l'arresto.
Gli italiani stavano partecipanto alla Conferenza Internazionale per la Resistenza Popolare, organizzata da movimenti vicini alla causa del popolo palestinese. Nella stessa operazione sono stati arrestati anche due cittadini di Hebron: Issa Amro, attivista nonviolento del gruppo “youth against the settlements” di Hebron, e Abdellah Abu Rahma, coordinatore della conferenza.
Gli organi d'informazione italiani non danno notizia di questi due arresti, malgrado siano passati già un paio di giorni senza che Israele comunichi decisioni riguardo la sorte degli attivisti.

India. Il rilascio di Bosusco e le ragioni dei tribali.


(ASI) Nelle scorse ore tra i media italiani ha avuto un’ampia eco la notizia del rilascio di Paolo Bosusco, rapito in India daguerriglieri maoisti insieme a Claudio Colangelo il 14 marzo. Dopo settimane di tira e molla il governo di Nuova Delhiha trovato un accordo con i guerriglieri sulla base delle condizioni imposte da questi ultimi, ovvero la scarcerazione di 27 membri del gruppo tra i quali Sushashree Panda, moglie del leader maoista.
 Il 54enne italiano, apparso sereno ma comprensibilmente provato da quest’esperienza, è stato consegnato a un mediatore nel villaggio di Mohona, Stato dell’Orissa. Le prime parole di Bosusco da uomo libero hanno destato un pizzico di stupore nell’opinione pubblica. “Queste persone - ha detto all'agenzia Ansa - sono considerate delle bestie, criminali sanguinari. Ma hanno sofferto ingiustizie incredibili. Non condivido le loro scelte perché le impongono con le armi, ma se riuscissero ad avere più giustizia avrebbero molto da dare alla società”. Prima che si faccia sbrigativamente ricorso alla “sindrome di Stoccolma” per interpretare, con rigidi metodi sociologici, l’atto di difesa dei suoi rapitori da parte di Bosusco, proviamo a capire le ragioni reali che lo hanno spinto a parlare di ingiustizie incredibili cui sarebbero sottoposti gli abitanti della regione dell’Orissa.

Siria. «I ribelli ci uccidono. L’esercito deve restare»


Viviamo in Siria da più di sette anni, amiamo questo Paese e il suo popolo. Ci sentiamo indignati e impotenti di fronte al tipo di informazioni che circolano in Europa e fanno opinione, sostenendo le sanzioni internazionali, una delle armi più inique che l’Occidente usa per tenersi le mani pulite e dirigere comunque la storia di altri popoli. Pulite fino a un certo punto: si moltiplicano le segnalazioni della presenza di personale militare inglese, francese (e di altri Paesi) a fianco degli insorti per organizzare le azioni di guerriglia, grave violazione internazionale che passa sotto silenzio.
Sono state raccolte firme e fondi per aiutare la “primavera” del popolo siriano.

Ma chi ha dato – in perfetta buona fede – offerte e sostegno della “liberazione” della Siria deve sapere che ha finanziato assassini inumani, procurando loro armi, contribuito alla manipolazione dell’informazione, fomentato una instabilità civile che richiederà anni per essere risolta. Sconvolgendo l’equilibrio in un Paese dove la convivenza era pane quotidiano. Perché intervenendo senza conoscere la realtà non siamo più liberi, ma funzionali ad altri interessi che ci manipolano.

lunedì 12 marzo 2012

Fabei presenta "I Neri e i Rossi". Venerdì 16 marzo a Perugia


I. I. S. «Giordano Bruno», Perugia, ore 15.00. Nell’ambito degli incontri “LeggerMente” Libri “raccontati” dagli autori  presentazione de I Neri e i RossiTentativi di conciliazione fra fascisti e socialisti nella Repubblica di Mussolini. Introduce e coordina la Prof.ssa Patrizia Simonini (Funzione Strumentale Biblioteca), intervengono la  Prof.ssa Francesca Valentini, docente I.I.S. «Giordano Bruno» e membro della Direzione regionale del Partito Democratico, e l’autore, Stefano Fabei. 


http://www.stefanofabei.it

Libri. “Le voci del silenzio – Storie di italiani detenuti all’estero”


“Le voci del silenzio – Storie di italiani detenuti all’estero” di Fabio Polese e Federico Cenci (Eclettica Edizioni – 13,00 €) 
Quanti connazionali conoscono la condizione cui sono costretti a vivere i circa tremila italiani attualmente detenuti all’estero, talvolta in spregio al diritto internazionale e nell’inadempienza dei consolati patri? In quanti immaginerebbero mai che il “sogno americano” possa trasformarsi in un incubo vissuto per anni dietro le sbarre, con il rischio di un epilogo mortifero? O che dietro il miraggio delle spiagge esotiche di Santo Domingo possa nascondersi un fatale imprevisto? Oppure che il fascino di Paesi come India e Thailandia possa celare aspetti oscuri?
E’ in uscita per Eclettica Edizioni, “Le voci del silenzio – Storie di italiani detenuti all’estero”, un libro-denuncia, scritto da Fabio Polese e Federico Cenci che si avvale della prefazione di Roberta Bruzzone, Psicologa Forense e Criminologa.

Palestina: Continuano le incursioni sull Striscia di Gaza


(ASI) Continuano le violenze nella Striscia di Gaza: nella giornata di oggi sono stati 4 i raid aerei israeliani che hanno causato la morte di tre persone tra cui un bambino ed un uomo di sessanta anni.
Secondo fonti mediche locali negli ultiumi tre giorni, in risposta al lancio di razzi palestinesi lungo le zone di confine, le bombe del Governo israeliano hanno causato in tutto 18 morti ed almeno trenta feriti tra i civili.

Libri. “KAWTHOOLEI – Scatti in zone di guerra nella birmania orientale”




(ASI) Gli scatti presenti nel libro sono stati fatti tra il novembre e il dicembre del 2011 in una missione umanitaria della Comunità Solidarista Popoli nelle zone di guerra della Birmania orientale, dove vive il popolo Karen che combatte da più di sessant’anni contro il regime del Myanmar.
Kawthoolei è il nome con il quale i Karen amano chiamare la loro terra: “la terra senza peccato”.

giovedì 23 febbraio 2012

Ungheria. All'Ambasciata in Italia incontro con József Szájer, Padre della nuova Costituzione.

(ASI) L'Ungheria si trova in una delle fasi più delicate della sua storia recente: l'Unione europea le ha appena bloccato 495 milioni di euro di fondi di coesione per il 2012, per non avere ridotto il suo debito eccessivo. La notizia giunge a Budapest a seguito di una campagna aspramente critica condotta verso il governo Orbán, accusato di aver varato una nuova Costituzione infarcita di principi antitetici a quelli condivisi dai membri dell'Unione.
Per questo Budapest è stata sottoposta ad un fuoco di fila mediatico in tutto l'Occidente, tale persino da procurare all'opinione pubblica l'idea che il Paese magiaro stia degenerando verso una tirannia. Al fine di sgombrare il campo dell'informazione da equivoci, esagerazioni e falsità, l'Ambasciata ungherese di Roma ha organizzato per la stampa italiana un incontro con József Szájer, eurodeputato del Partito Popolare Europeo, presidente della Commissione per la Redazione della Legge Fondamentale Ungherese. L'ospite è stato presentato dalle parole dell'Ambasciatore János Balla, il quale ha precisato: “Abbiamo voluto organizzare questo incontro anche per rimediare a errori e inesattezze che sono state dette e scritte in abbondanza a proposito del nostro Paese”.

mercoledì 22 febbraio 2012

Carlo Parlanti è rientrato a Montecatini: "Sono scampato all'inferno, ora voglio battermi per i Prigionieri del Silenzio"

Proveniente da Washington, è atterrato il 15, intorno alle ore 7,30, all'aeroporto di Fiumicino, il relativamente noto Carlo Parlanti, 47enne di Montecatini Terme, ex brillante manager informatico, ingiustamente detenuto dal 2004. Ad attenderlo, oltre ad alcuni giornalisti, la madre Nada Pacini, il fratello Michele, amici, sostenitori, esponenti del Comitato "Articolo 481 Falsità in Certificati" ed il professor Vincenzo Maria Mastronardi, noto psichiatra e criminologo, coautore, nel 2010, dell'accurato libro dal titolo "Stupro? Processi perversi - Il Caso Parlanti" (Armando Editore).

Carlo Parlanti a Fiumicino
Soprattutto era presente Katia Anedda, una sua ex fidanzata che, in tutti questi anni, si è battuta a dir poco eroicamente per lui, tanto da fondare, nel 2008, l'associazione "Prigionieri del Silenzio" (cioè i circa tremiladuecento italiani detenuti oltreconfine). Giorni fa, la Anedda, ha indirizzato una missiva al Ministro della Giustizia Paola Severino, chiedendo d'incontrarla, insieme a Parlanti. Il 15 stesso Carlo è rientrato a casa, a Montecatini, dove lo attendevano il padre Roberto e la nonna Ausilia.