mercoledì 20 gennaio 2010

Uscire dalla gabbia della falsa informazione.

La crisi che stiamo vivendo non è solo di carattere finanziario, ma anche politico, culturale e spirituale. Siamo alle soglie di un’epoca nella quale i rapporti economici, sociali e geopolitici risulteranno radicalmente differenti da quelli che abbiamo vissuto negli ultimi sessant’anni.

Saranno tempi migliori? L’Europa riuscirà a saltare sul treno dei cambiamenti per indirizzarlo verso la riconquista di quella sovranità che sinora le è stata impedita?

Perché i nostri figli e nipoti possano sperare in tempi migliori, la nuova classe dirigente dovrà essere formata da uomini liberi. Da chi sarà riuscito a comprendere gli equivoci generati dalle grandi menzogne del XX secolo, e conseguentemente avranno la possibilità di muoversi su differenti livelli, verso nuovi obiettivi, sensibili a quei valori che, pur essendoci congeniti, per oltre mezzo secolo ci sono stati dipinti come negativi o, nei migliori dei casi, obsoleti.

Sinora – come in un’avventura della letteratura fantasy – per ottenere legittimità e cittadinanza, per acquisire il diritto di ricoprire ruoli di primo piano, per usufruire degli strumenti di informazione e, attraverso questi, esprimere opinioni, formulare analisi e cercare consenso, è stato pregiudizialmente necessario superare quattro «porte». Quella della democrazia, per cui – nonostante tutta l’evidenza che ci offre lo spettacolo di una libertà e di una partecipazione  ridotte ai minimi storici – questa deve rappresentare l’unico sistema politico possibile: il migliore, lo zenith della civiltà politica e l’eden dei popoli.

Deve essere superata poi la «porta» del male assoluto, attraverso la quale sovrapporre l’icona del demonio a quella dell’Europa sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale. Apoditticamente il bene deve sovrapporsi con l’immagine dei vincitori, quindi degli attuali padroni del mondo.

Terza porta da attraversare è stata quella del Libero Mercato. Ogni realtà economica doveva articolarsi rispettando strettamente le regole di questa moderna religione. E in nome di questa poteva operare, con tutto agio, il folle monetarismo che, partendo dal conio privato, attraverso l’invenzione del denaro virtuale, è approdato a quelle bolle finanziarie oggi, a caro prezzo, finalmente conosciute.



Quarta – ma non meno importante – «porta» è quella dell’Olocausto. Attraverso questa si è ottenuta l’immunità per lo stato di Israele, offrendogli un lavacro anticipato per qualsiasi crimine, pur se considerato intollerabile per ogni altro stato della terra. L’effetto del battage mediatico imperniato sul-l’Olocausto è servito anche per mettere sotto scacco psicologico le società europee e consentire una facile, incontrastata scalata ai posti di controllo degli strumenti di potere e di informazione a un numero sproporzionato di esponenti del mondo ebraico.



Per chi ha superato le prove delle quattro «porte», qualsiasi colore politico avesse e da qualsiasi area culturale provenisse, tutto è stato legittimato e facilitato. Chi invece non ha accettato queste Forche Caudine è stato trafitto dalle mille frecce avvelenate che il sortilegio prevede.

La società mondialista nella quale ancora viviamo ha dimostrato infatti di poter perdonare tutte le colpe, giustificare ogni cosa, «affettuosamente» comprendere ogni deviazione, ma nessuna clemenza è stata prevista per chi, rifiutandosi di attraversare le quattro «porte», ha dimostrato di non voler accettare le «regole del gioco».

Appaiono così significativi i pellegrinaggi di tutti i politici in carriera, a Londra, New York e Washington e, immancabilmente, a Gerusalemme, al Museo della Shoah. Ugualmente sintomatici, d’altra parte, sono i recenti casi del vescovo Richard Williamson e dell’avvocato Horst Mahler.

Il vescovo lefebvriano è stato «perdonato» per tutte le sue affermazioni in campo teologico e dottrinale – bazzecole, tipo l’aver bollato come eretico tutto il Concilio Vaticano II  – e riammesso a pieni titoli all’interno della Chiesa cattolica e della comunità culturale europea. Ma il prelato si è fatto poi sorprendere in una dichiarazione di tipo «negazionista» a proposito delle «camere a gas». Null’altro che un’opinione, espressa a un giornalista svedese, ma che gli è costata – questa volta sì, senza appello – la condanna universale, l’allontanamento dal Sud America, dove esercitava i propri uffici religiosi, e il rientro in Europa, dove l’attendono provvedimenti repressivi da parte dei Tribunali.

L’avvocato Mahler fu, negli anni Settanta, componente della RAF – la Banda Baader-Meinhof, le Brigate Rosse tedesche – che ha firmato innumerevoli attentati, rapine e uccisioni. Dopo un periodo di approfondita autocritica, si è allontanato dalle posizioni marxiste e terroristiche e ha effettuato analisi revisioniste che lo hanno indotto a dichiarazioni di tipo «negazionista». Per le sue attività legate alla RAF è stato scarcerato da quasi trent’anni. (Peraltro anche in Italia si possono tranquillamente incontrare per strada, nelle università e nelle redazioni dei giornali i brigatisti a piede libero.) Ma Mahler è diventato un revisionista, e questo non rientra nel novero delle cose tollerabili o perdonabili; per reato d’opinione, il 25 febbraio 2009, all’età di 73 anni, è stato condannato e rinchiuso nelle carceri tedesche nelle quali è presumibile che resti almeno per un decennio. «Praticamente un ergastolo» ha commentato Mahler uscendo dall’aula del Tribunale.

Uscire dalla gabbia della falsa informazione – abbattere le quattro «porte» e tutti i sortilegi ad esse legati – è dunque la conditio sine qua non perché possa prender corpo una nuova, libera classe dirigente. È assai incongruo infatti pensare di poter combattere una guerra senza sapere chi, in effetti, sia il nemico.

Non ci si può impegnare per la piena sovranità se non si comprende con esattezza quali sono state le forze che, provocando e vincendo la Seconda Guerra Mondiale, si sono impadronite del potere sull’intero globo.

E non si possono delineare nuove soluzioni economiche se non si ha il coraggio di guardare attraverso i vetri smerigliati dell’informazione inquinata e affrontare i problemi della crisi sin dalle sue fondamenta.

È questo il compito arduo – ché vuol dire battersi contro sessant’anni di imbonimento e di lavaggio dei cervelli – cui ci siamo dedicati, sin dalla sua nascita, noi de l’Uomo libero.

Il lettore è avvertito. Per individuare la verità, per uscire dalla gabbia della falsa informazione, occorre armarsi di pazienza, curiosità e umiltà. «Non troverai mai la verità – scrisse Eraclito da Efeso – se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspettavi».


Di Mario Consoli, da www.uomolibero.com

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