mercoledì 13 gennaio 2010

Una rassicurante menzogna.




"II debito pubblico è un falso problema perché è un debito che lo Stato ha verso i propri cittadini portatori dei titoli del debito pubblico, ossia un debito che il paese ha con se stesso, una mera partita di giro".






Con questa tesi diversi politici hanno cercato di rassicurare l'opinione pubblica rispetto al colossale e crescente indebitamento pubblico. La tesi è clamorosamente falsa, come in pieno appare ora che abbiamo spiegato il meccanismo triangolare con cui i padroni della Banca Centrale, scontando i titoli del debito pubblico, si arricchiscono a spese della nazione, senza dare alcunché, attraverso l'uso accorto dello Stato.



    Ricapitoliamo:





1. Lo Stato ha bisogno di 100 milioni di Euro per finanziare il proprio deficit di bilancio.





2. Emette BOT o altri titoli di stato per 100 milioni di Euro.





3. La Banca Centrale li acquista (un tempo direttamente, dopo la riforma del 1992 mediante le società autorizzate di intermediazione) pagandoli con 100 milioni di Euro emessi ad hoc a costo zero (in realtà lo sconto è, come dice la parola stessa, inferiore al 100% del valore nominale del titolo, ma fingiamo che sia totale per semplicità).





4. La Banca Centrale è ora creditrice di 100 milioni senza aver speso alcunché o dato allo Stato alcunché, se non impulsi elettronici e carta stampata.





5. Poi la Banca Centrale vende ad altri (banche commerciali, fondi di investimento, risparmiatori. Banche Centrali straniere) questi 100 milioni di BOT e incamera il ricavato.




6. Questi 100 milioni sono il suo guadagno da signoraggio, che non figura nel bilancio.



7. In quanto ai BOT, via via che scadranno le rate di interesse e le date di rimborso del capitale, lo Stato dovrà pagarli ai vari portatori con denaro perlopiù tolto ai cittadini sotto forma di tributi.





8. Quindi, mentre il rapporto di credito cittadini-Stato di cui al punto 7 è effettivamente un rapporto di debito-credito interno al paese (tranne che per quei titoli che sono stati venduti a stranieri), i 100 milioni di cui al punto 6 sono il valore che i banchieri centrali hanno sottratto al popolo e tengono per sé in cambio di nulla.





9. Inoltre, poiché lo Stato avrà bisogno di ulteriori erogazioni di denaro per pagare gli interessi sui titoli del debito pubblico, essi lucreranno anche su questo.





10. Ancora, poiché il guadagno da signoraggio solo in parte viene reimmesso nel circuito produttivo industriale nazionale, il paese dovrà indebitarsi ulteriormente verso la Banca Centrale per pagare i titoli del debito pubblico alla scadenza.





11. In questo modo molti paesi occidentali hanno avuto una crescita esponenziale del debito pubblico e ora soffrono di una pressione fiscale intorno al 50% (che scoraggia gli investimenti e il lavoro, inducendo recessione o stagnazione), mentre gli Stati devono destinare quote ampie e crescenti del bilancio pubblico al pagamento di debito e interessi, rinunciando alle spese infrastrutturali, sociali etc., nonostante abbiano un bilancio attivo, al netto degli interessi passivi sul debito pubblico.





12. Il risultato è che la gente finisce per vivere male lavorando sempre più per pagare i profitti dei banchieri privati proprietari delle Banche Centrali.





13. In prospettiva questa situazione tende ad aggravarsi: lo Stato dovrà raccogliere sempre più tasse per i banchieri e sempre meno spenderà per la società, mentre la crescente pressione fiscale spingerà i prezzi al rincaro; e questo rincaro, mendacemente spacciato per inflazione da governi e "Autorità Monetarie", verrà invocato per aggravare la tassazione e alzare i tassi di interesse al fine di "combattere l'inflazione".





Nessuno apparentemente si è chiesto come mai lo Stato non abbia stampato le sue banconote in modo da ottenere il 100% del signoraggio (che oggi, sulle monete fisiche, vale circa 147 milioni di Euro al giorno). Prima della strage di Piazza Fontana, lo Stato aveva provato a emettere cartamoneta (le 500 Lire cartacee) che aveva la denominazione "Biglietto di Stato a corso legale". Ogni emissione portava nelle casse statali 150 miliardi di signoraggio. Nessuno apparentemente si è chiesto come mai lo Stato non abbia stampato tutti i tagli di banconote in modo da ottenere il 100% del signoraggio. Forse lo Stato ci ha provato, ma forse, anche, ha interpretato come un cattivo auspicio le bombe dei terroristi, e ha finito per rinunciare alla propria libertà.





La scusa ufficiale è: la Banca d'Italia (detta anche, ingannevolmente, "le autorità monetarie") sola può stabilire quanta moneta occorre immettere nel mercato. Altri suggeriscono che lo stabilisca la Banca d'Italia, ma che lo Stato si tenga la funzione di emettere il denaro e di trattenersi il signoraggio. Ma poi perché dovrebbe stabilirlo la corporazione dei banchieri privati proprietari della Banca d'Italia? Quelli fanno l'interesse loro, non del Paese.





Perché lo Stato deve emettere titoli di debito per coprire il valore nominale di banconote che potrebbe stamparsi da solo, ammettendo an­che che debba attenersi alle quantità stabilite dai prestigiatori della Banca Centrale?





È facile calcolare quanto signoraggio di emissione sia sottratto in questo momento (senza tener conto del passato) a ogni cittadino: debito pubblico diviso numero di abitanti, che da circa € 26.000 a testa.







Ma questa è solo il signoraggio primario, quello di emissione del contante. Il signoraggio secondario, quello di emissione delle scritture bancarie, è almeno nove volte tanto.



Marco Della Luna, Antonio Miclavez


      Euroschiavi, Arianna editrice, 2008



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