sabato 21 marzo 2009

Le bugie hanno le gambe corte...




Piombo fuso, soldati israeliani svelano:

«A Gaza vandalismo e civili uccisi»



Le testimonianze sul quotidiano Haaretz

Raid sulla Striscia, ma Tel Aviv nega



GERUSALEMME (19 marzo) - Civili palestinesi uccisi e loro proprietà deliberatamente distrutte a causa di regole d’ingaggio «permissive». Sono le dichiarazioni di alcuni soldati israeliani impegnate nell’operazione Piombo Fuso condotta dalle forze armate israeliane (Tsahal) a gennaio per colpire i santuari degli integralisti di Hamas nella Striscia di Gaza.



Le testimonianze. Fuoco a raffica nelle case, donne e bambini freddati da tiratori scelti per banali difetti di comunicazione fra reparti, disprezzo per i palestinesi in quanto tali, atti di vandalismo e scherno nelle loro abitazioni. Lo riferisce il quotidiano Haaretz secondo il quale si tratta di trascrizioni di un dibattito tenuto nell’ambito dei corsi del collegio di preparazione militare intitolato alla memoria d’Yitzhak Rabin: l’eroe di guerra divenuto premier degli

accordi di pace di Oslo.



Una mamma e i figli uccisi per errore. Un soldato ha riferito che una donna e i suoi figli furono uccisi per errore dal fuoco di un cecchino che non era stato informato in tempo («ci si era dimenticati di avvertirlo») che si trattava di persone a cui era stato permesso di uscire dalla casa nella quale erano state chiuse per giorni. «Lui ha visto che a camminare erano una donna e due bimbi - sottolinea il graduato -,… ma alla fine li ha uccisi. E non credo che ci sia rimasto troppo male perché, dopo tutto, aveva agito secondo gli ordini».



«La vita dei palestinesi vale meno di quella nostra». Gli ordini erano improntati all’idea che la vita dei Palestinesi, civili inclusi, sia «qualcosa di molto, ma molto meno importante delle vite dei nostri». Un commilitone rivela di aver avuto un diverbio con un superiore dopo che questi aveva ordinato di far fuoco su una persona che - «a 100 metri» dal reparto - appariva chiaramente «una donna anziana». E aggiunge di aver dovuto poi subire le proteste dei suoi stessi compagni al grido di: «Dovremmo ucciderli tutti, qui sono tutti terroristi». Un altro afferma di aver visto «scrivere morte agli Arabi sui muri delle case o prendere foto di famiglia e sputarci su. Solo perché potevano».



«Omicidio». Un altro graduato, citato stavolta da Yediot Ahronot, descrive il modus operandi della sua unità in questi termini: «Entrando in una casa, dovevamo sfondare la porta e sparare all’interno. E così avanti, una storia dopo l’altra». «Io - conclude - lo chiamerei omicidio».



Danny Zamir, direttore dei corsi del collegio Rabin, ha pubblicato su una newsletter ancor prima dei giornali le dichiarazioni. Amos Harel, analista militare di Haaretz le commenta quale segno del «continuo deterioramento» dei codici di condotta degli eredi della leggendaria Haganah sionista: «Dalla prima guerra del Libano, alla seconda, fino all’operazione Piombo Fuso» (chiusa con un bilancio di oltre 1400 morti, stando alle ultime stime di fonte palestinese). Per questo Harel chiede ai comandi di «prendere sul serio denunce che non possono essere tacciate di propaganda poichè non vengono più solo da testimoni palestinesi o dalla ’stampa ostilè».



Le dichiarazioni contraddicono le affermazione delle forze armate sul rispetto delle norme etiche. Un portavoce militare ha detto che le forze armate «non hanno informazioni a sostegno degli eventi denunciati, ne verificheranno la veridicità e se necessario apriranno pure un’inchiesta».



Raid a Gaza, ma Tel Aviv nega. Israele ha negato di aver compiuto questa mattina raid aerei su Gaza nei quali sarebbero morti due militanti palestinesi, esponenti delle Brigate dei Martiri di Al Aqsa, gruppo militante vicino al movimento politico Fatah di Mahmoud Abbas. Inoltre in diverse zone della Cisgiordania, l’esercito israeliano ha arrestato  diversi dirigenti e parlamentari di Hamas.


Tratto da: www.ilmessaggero.it

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