mercoledì 19 marzo 2008

La stupidità intelligente.

Il termine originale non è nuovo, è stato coniato parecchi decenni fa da un qualificato esponente del pensiero tradizionale, Schoun, ed è una espressione adatta a ritrarre un tipo di intellettuale che predomina nella cultura moderna e soprattutto nella società italiana: la stupidità intelligente.

Un tale tipo di intellettuale prolifica generalmente in margine alla politica, alla pubblicità e al giornalismo televisivo. La sua caratteristica principale è la mancanza di seri principi, di superiori interessi, di grande impegno, mentre l’unica sua preoccupazione è quella di apparire brillante, originale, spesso anche volgare, nella convinzione di essere intelligentissimo, spiritoso mentre è affetto da un soggettivismo deteriore, a volte narcisistico. Quando queste cricche di intellettuali prendono in mano un microfono danno una tinta mondana a salotti pseudo-letterari o a trasmissioni pseudo-culturali ritenute di grande interesse da un popolo completamente condizionato al peggio.

La questione non si riduce al fastidio che ci procura questa progenie di pervenu, ma al fatto che la loro stupidità intelligente nella società attuale è organizzatissima, una specie di massoneria della comunicazione, spesa variamente in tutti i settori della pubblicità sempre ben controllati da forze politiche di vario indirizzo o credo politico.

Non occorre puntualizzare che questi personaggi sono affetti da una totale mancanza di personalità e di serietà, lo si nota dal loro opportunismo, nei loro ricorrenti cambiamenti di posizioni politiche - ieri fascisti oggi accesi antifascisti, ieri accesi comunisti, oggi conquistati dalle liberalizzazioni - mentre dovrebbero avere il pudore di tacere su certi argomenti e di non qualificarsi. Personaggi che si preoccupano in particolare di fare colpo sugli sprovveduti e sullo spirito provinciale incapace di cogliere il vero significato delle loro affermazioni. Un pubblico generalmente suggestionabile dalla ideologie democratico-progressiste di adulti che seguono la moda.

Questo discorso vale senz’altro anche per certi autori, premi Nobel, best-sellers compresi, di fondamentale insignificanza e non si può certo dar torto a chi ha detto: “Fra tutti i generi della stupidità la più fastidiosa e pericolosa è quella degli intelligenti e analizzando tutto ciò in fondo si trova la completa nullità”. In questi casi sarebbe davvero meglio che l’intelligenza non ci fosse.



Articolo di Sauro Ripamonti, uscito su Rinascita.

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