lunedì 28 aprile 2008

Morti bianche: democratici eccidi.

Ogni giorno ci vengono annunciati, dai mezzi di comunicazione, incidenti e morti sui posti di lavoro, veri e propri eccidi di individui che, usciti di casa per assolvere un’attività che assicuri loro e alla famiglia un relativo benessere, non fanno più ritorno al loro focolare, lasciando mogli e figli nel dolore per la perdita del loro caro, e spesso anche in gravi difficoltà economiche; aspetti che però appaiono secondari a personaggi che ritengono il profitto superiore ad ogni altro principio e considerano il lavoratore solo quale mezzo economico.

Eppure, noi oggi, abbiamo delle attività produttive limitate rispetto al passato, con mezzi di produzione moderni che dovrebbero assicurare maggiore efficacia e maggior sicurezza agli operatori; ma, sembra che tutto ciò sia inversamente proporzionale ad un passato al quale conviene rivolgere uno sguardo per le leggi e gli interventi per un principio di onestà intellettuale.

Con la legge 3 aprile 1926 n. 563 si apriva una nuova era della storia del lavoro italiano, questa legge cambiava radicalmente tutta l’organizzazione del lavoro e la inquadrava in un armonico sistema fra datori e prestatori d’opera, con una legge che ne tutelava ambo le parti.

Con il “Circolo di Ispezione del Lavoro” dipendete dal ministero del Lavoro, avente funzioni di controllo e vigilanza per mezzo di un corpo di ispettori ed ispettrici, veniva tutelata ogni forma di attività e garantita l’osservanza e l’applicazione della legge su prevenzioni ed assicurazioni sociali del lavoro, inchieste nel campo industriale, sull’occupazione operaia, sugli orari di lavoro, sulla prevenzione degli infortuni, sottoponendo ad assiduo controllo macchinari ed attrezzi, per impedire che difetti di costruzione, mancanza di applicazione delle norme impartite potessero causare incidenti o infortuni agli addetti al lavoro.

Moderni mezzi di protezione delle macchine operative, ripari a linee e condutture elettriche, erano imposti e, per la loro inosservanza, venivano applicate pesanti sanzioni che dissuadevano i responsabili alla mancata osservanza della legge.

A quell’epoca, solo in Lombardia, il controllo veniva esercitato su 6.200 stabilimenti con più di settecentomila operai.

Con il 1928, tutta l’organizzazione del lavoro venne poi rivista ulteriormente ed aggiornata con nuove leggi e norme dettate dalla “Carta del Lavoro” che era una garanzia per il lavoratore e per il datore di lavoro.

Oggi, dopo più di sessant’anni dalla nascita e dallo sviluppo della nostra industria, cosa è rimasto del patrimonio industriale italiano, come viene difeso il lavoro dai quotidiani incidenti che rappresentano veri e propri eccidi?

Questi produttori, dirigenti industriali, politici democratici, debbono fare una profonda riflessione sui loro comportamenti e confrontarsi con un passato che era meno progressista del presente, ma aveva un maggior rispetto del lavoratore ed una maggiore considerazione del lavoro e della produttività.

Forse, una minore supponenza di superiorità, di furbizia, di intelligenza rispetto al passato da parte delle istituzioni e delle forze politiche sindacali potrebbero evitare inutili eccidi di lavoratori.



Articolo di Sauro Ripamonti, tratto da Rinascita.

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