sabato 19 settembre 2009

LA MONTAGNA NON TRADISCE.

Le attrezzature più tecnologiche non bastano per affrontare la natura e la solitudine delle immense pareti rocciose.





In questa estate caldissima giornali e telegiornali hanno parlato, in continuazione, delle vittime della montagna: circa una quarantina. Vittime per lo più costituite da inesperti della montagna, alpinisti della domenica, persone che credono che avere l’attrezzatura più tecnologica possa bastare per affrontare la natura e la solitudine delle immense pareti rocciose. Da una parte, è vero, la montagna sta cambiando, il ritiro dei ghiacciai sta lentamente modificando il volto alle catene rocciose. Molte vie alpinistiche sono irriconoscibili, letteralmente trasformate. Ma dall’altra, tanti interventi fatti dal soccorso alpino avrebbero potuto essere evitati se fossero state seguite le principali regole di sicurezza.




La montagna non va certo presa alla leggera, lo sapeva bene Cristina Castagna, 31 anni, tra le più promettenti alpiniste italiane che questa estate è morta precipitando per decine di metri sul Broad Peak, noto come K3, montagna di oltre ottomila metri nella catena del Karakorum in Pakistan. «Se mi succederà qualcosa lasciatemi dove la montagna mi ha chiamato a sé», queste le sue ultime parole, scritte in un foglio di carta lasciato a casa prima della partenza. Parole che lasciano emozioni enormi per chi conosce e ama la montagna e al contrario parole forti, troppo forti, per chi la ignora.




Chi vi scrive è un amante della montagna, perché poche cose possono regalare impressioni potenti e durature quanto l’incontro con le vette. L’ascensione alla vetta non è solamente una prova fisica, ma soprattutto una prova spirituale e mentale. Il raggiungimento di un qualcosa che ci si è prefissati è sempre qualcosa di magico.  




«Sulla montagna sentiamo la gioia di vivere, la commozione di sentirsi buoni e il sollievo di dimenticare le miserie terrene. Tutto questo perché siamo più vicini al cielo», così Emilio Comici, uno dei massimi esponenti dell’alpinismo italiano tra gli anni trenta e quaranta insieme a Cassin e Carlesso, nel suo libro ‘Alpinismo eroico’, sintetizzava quello che la montagna può trasmetterci. Non a caso, sin dall’antichità, la montagna era stata scelta dall’uomo come sede di nature divine e di eroi, axis mundi.




Articolo di Fabio Polese, uscito su Perugia Free Press 19 Settembre  - 19 Ottobre 2009

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