domenica 6 novembre 2011

La guerra dell’oro, da Bretton Woods ai giorni nostri.



(ASI) Ettore Negro, professore in pensione, ha scritto recentemente “La guerra dell’oro – Dalla truffa di Bretton Woods alla globalizzazione a stelle e strisce”. Agenzia Stampa Italia lo ha incontrato per fargli qualche domanda.

 

Oggigiorno le monete non sono coperte da riserve d’oro e di conseguenza non sono convertibili…

 

Nel 1944 gli stati Uniti si erano resi conto che ben presto non avrebbero più posseduto gli strumenti finanziari necessari per procedere ad un ulteriore ampliamento del loro impero. Le autorità monetarie americane giunsero quindi alla decisione di creare un nuovo ordine monetario mondiale, di passare cioè dal Gold Standard al Dollar Exchange Standard. A Bretton Woods gli Stati Uniti si impegnarono solennemente di garantire la piena convertibilità  del dollaro in oro sulla base di 35 dollari per oncia Troy. Considerato che i paesi invitati a partecipare alla conferenza di Bretton Woods  furono soltanto 43, risulta chiaro che questo trattato costituisce il tipico esempio  di trattato iniquo o meglio di vera e propria truffa. A partire dalla sua ratifica gli Stati Uniti autoinvestitosi del potere di creare quantità via via crescenti di dollari al di fuori e al di sopra di qualsiasi controllo, si attribuirono il ruolo di veri e propri banchieri  globali e finirono ben presto col trasformarsi nel più grande debitore di tutti i tempi, un vero e proprio parassita planetario definito da molti come stato canaglia per antonomasia.

 

La cartamoneta, ormai costituisce solo l’8% di tutto ciò che usiamo come denaro. Il grosso di ciò che usiamo per fare tutti i nostri acquisti, ossia l’82%, è costituito da promesse di pagamento emesse dalle banche e da carte di credito/debito. Come si è arrivati a questo? E perché?

 

L’emissione incontrollata di carta moneta è ulteriormente aumentata dopo la dichiarazione  di inconvertibilità  del dollaro in oro del 15 agosto 1971 che, a detta di molti, è da considerare la data più nefasta del secolo scorso. Questa data segna il passaggio dal Dollaro Exchange Standard al Dollaro Standard. Questo nuovo sistema monetario incentrato esclusivamente sul dollaro ha finito col far prevalere definitivamente la finanza sull’economia reale  ed è responsabile di quella “cultura dell’indebitamento” che sta alla base della emissione incontrollata di derivati, titoli di spazzatura e di prodotti finanziari di ogni genere.

 

Ci vuole parlare di signoraggio bancario?

 

Gli stati Uniti, a seguito dell’imposizione del dollaro Exchange Standard e, a maggior ragione, con l’unilaterale, fraudolento passaggio al Dollaro Standard in cui ci troviamo attualmente, si sono praticamente arrogati il diritto di emettere una moneta di riserva internazionale, diritto non dissimile da quello dei signori feudali e degli stati nazionali.

 

Nel suo libro sostiene che gli Stati Uniti, dopo essersi assicurati grazie al trattato di Bretton Woods, la disponibilità di risorse finanziarie illimitate, il loro obiettivo finale sarebbe la conquista dell’egemonia globale e la instaurazione della “pax americana”. Secondo lei, potrebbe esserci questa sua affermazione dietro le “guerre umanitarie” degli ultimi tempi e le così chiamate “rivolte arabe”?

 

È del tutto evidente che gli Stati Uniti si servono del dollaro come di una vera e propria arma , un’arma non meno letale delle armi di distruzione di massa. Non a caso si parla del imperialismo del dollaro. Non a caso il dollaro è letteralmente  idolatrato dagli americani. È grazie al dollaro che gli americani si possono permettere di comprare, umiliare, corrompere, minacciare, distruggere l’economia di intere nazioni e, non ultimo, di condurre le cosiddette famigerate  guerre di peace keeping  o umanitarie ipocritamente giustificate con l’intento di promuovere la pace, il progresso, la libertà, la democrazia e quant’altro.

 

In questo contesto, qual è il ruolo dell’Europa?

 

Il ruolo dell’Europa,  priva, tra l’altro, di un esercito proprio e di una di una propria politica estera,  è sempre stato ed è tuttora quello di semicolonia. Contrariamente alle aspettative degli ingenui neppure la creazione  dell’euro l’aiuterà ad affrancarsi dal penoso stato di sudditanza determinato dall’imperialismo del dollaro.

 

E quello della Cina? Ormai super-potenza grazie al suo enorme bacino economico e industriale?

 

La Cina che, in termini di PIL,  ha superato in breve tempo tanto la Germania che il Giappone, si avvia a diventare la prima potenza mondiale. I cinesi non si sono limitati ad imitare i prodotti occidentale e ad esportare merci contraffatte. I loro obbiettivi sono molto più ambiziosi. Essi mirano a sostituirsi agli Stati Uniti a tutti i livelli, soprattutto nel ruolo di banchieri mondiali. Per il momento, forti degli oltre 3000 miliardi di dollari detenuti nelle loro riserve essi potrebbero distruggere gli Stati Uniti in qualsiasi momento. Non lo fanno, perché essi vivono in uno stato di simbiosi  con il rivale d’oltre Atlantico. Non è difficile comprendere che distruggere gli Stati Uniti nella situazione attuale equivarrebbe a “darsi”, come si suol dire, “la zappa sui piedi”. Con il dollaro i cinesi procedono tra l’altro all’acquisto delle industrie occidentali tecnologicamente più avanzate, di miniere e terreni nei paesi in via di sviluppo ecc. Consapevoli delle mire egemoniche e del neocolonialismo della Cina gli Stati Uniti hanno da tempo proceduto ad accerchiarla militarmente.

 

Come possiamo difenderci?

 

È una domanda alla quale mi è molto difficile rispondere. A mio parere, per quanto la cosa possa sembrare una mera utopia, si dovrebbe seguire l’esempio dell’Argentina e dell’Islanda, paesi che però non hanno avuto la disavventura di dover fare i conti con una follia di nome euro. L’Argentina dopo la dichiarazione di default nell’arco di solo 6 anni si è totalmente ripresa e procede a gonfie vele. La stessa cosa, ne sono certo, succederà  in Islanda. L’Italia dovrebbe prima di tutto uscire dall’euro, rinnegare i debiti contratti con tutte le banche che, essendo “too big to fail” si sono trasformate in veri e propri stati negli stati e che si sono distinte per avere capitalizzato gli immensi profitti e socializzato le altrettanto immense perdite. L’Italia dovrebbe inoltre uscire da quella “legione straniera” al servizio degli Stati Uniti che si chiama NATO, e dichiarare la più totale neutralità sul modello della Svizzera  o della Costarica. A questo punto il Bel Paese dovrebbe procedere a realizzare l’ultima utopia: dotarsi di una moneta coperta in parte da oro e/o argento sperando così di lanciare un segnale al mondo intero al fine di bonificare la finanza e l’economia a livello globale.



di Fabio Polese,


http://www.agenziastampaitalia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=5624%3Aeconomia-la-guerra-delloro-da-bretton-woods-ai-giorni-nostri&catid=3%3Apolitica-estera&Itemid=35


Nessun commento:

Posta un commento