giovedì 10 novembre 2011
martedì 27 settembre 2011
Perugia-Assisi: i quattro dell’ave maria.
Si è chiuso il sipario sul cinquantenario della marcia della pace Perugia-Assisi. Come sempre tanta gente e tanta confusione di idee. I temi sono sempre gli stessi: i conflitti nel mondo, la pace tout court, il lavoro, gli immigrati ma le risposte non si svincolano dal solito cliché ideologico. E’ un deja vu che va avanti da 50 anni con una contraddizione enorme: a guidare la passeggiata per la pace sono proprio i guerrafondai. Alludiamo naturalmente ai politici di centrosinistra perché quelli di centrodestra hanno almeno il pudore di non presentarsi, se non in rare eccezioni.
I più assidui marciatori di questa parata dell’ipocrisia sono stati, nel corso degli anni, i vari D’Alema, Bertinotti, Veltroni, Bersani, Diliberto, Pecoraro Scanio, Rosy Bindi e tanti altri che predicano la pace ma poi fanno la guerra. Non per niente in tutte le varie missioni che gli anglo-americani ci hanno imposto i due schieramenti si sono dati molto da fare. Basti pensare al primo impegno del pacifinto D’Alema che nel ’99 mandò i bombardieri italiani su Belgrado, genuflettendosi ai diktat di Clinton. Poi nel 2001 a Palazzo Chigi subentrò Berlusconi iniziando il lungo cammino che da 10 anni ci tiene impegnati in questa guerra al terrorismo voluta da Bush. Con gli intermezzi dell’aggressione all’Iraq e alla Libia. E se qualcuno pensa che gli amati pacifisti Ciampi, Prodi, Napolitano, Veltroni, Vendola, Bertinotti, Pecoraro Scanio non si siano sporcate le mani di sangue è un grande ipocrita. Questi signori hanno sempre votato il rifinanziamento delle missioni di guerra, come gli stessi esponenti della maggioranza. Anche nel 2006 quando Prodi vinse le elezioni i pacifisti del Pd, dell’IdV e della sinistra radicale, con la sola eccezione di Turigliatto, hanno votato compatti le missioni di morte. E’ vero tanti mal di pancia dentro Rifondazione, nei Verdi e nel Pdci però poi si è accettata una logica perversa: guerra o caduta del governo. E così si è andati alla guerra. E tutt’ora, centrodestra e centrosinistra, vanno a braccetto non solo a Kabul ma anche a Tripoli. La sceneggiata dunque continua… E la vergogna è che continui in questa kermesse della marcia Perugia-Assisi. Con quale faccia la Bindi, Vendola, Ferrero e Bonelli sfilano tra i pacifisti? Parlano di pace ma hanno votato la guerra. Non è che votando contro quando non si è al governo salvi la faccia. Il Pd, Rifondazione e Verdi quando sono stati al governo hanno votato le bombe, benché si dichiarassero per la pace. Quantomeno nel centrodestra si è meno ipocriti, almeno su queste finte missioni umanitarie. Avete mai visto Berlusconi marciare nella Perugia-Assisi? Certo non ci vanno anche perché si prenderebbero una salva di fischi e di improperi, in quanto queste kermesse sulla pace hanno il cappello della sinistra. Però la contraddizione resta ed è forte. In pratica sì accetta la guerra per non mandare Berlusconi al governo. Poi ci va lo stesso e le contraddizioni nel centrosinistra non fanno che aumentare. Come si può essere così ipocriti? La Bindi ha parlato di fedeltà e costanza del popolo pacifista, formato da tanti giovani e dalle associazioni. Ma ci fate o ci siete? E chi partecipa si rende conto della grave contraddizione interna a questi partiti? Probabilmente per cecità ideologica ne sono complici. Come si può marciare con queste persone? Misteri della fede. D’Alema nel 2001 fu contestato anche perché le sue bombe su Belgrado erano un ricordo fresco, però la contraddizione di questo popolo pacifista resta. Non si può sfilare con politici che si dicono contrari però votano le missioni di morte nei confronti di altri popoli. Poi anche il solito messaggio che arriva dal Quirinale è davvero da rispedire al mittente. Come si può accettare da Napolitano la condivisione della pace? E’ stato proprio l’inquilino del Colle a buttarci in questa sporca guerra del deserto libico. Un altro Paese distrutto per questi ipocriti genuflessi agli interessi dei potenti. All’annuncio di questo messaggio il popolo marciante avrebbe come minimo subissarlo di fischi, invece applausi. Allora due sono le cose: o si hanno le idee offuscate oppure si è completamente degli ipocriti. A proposito di questa missione di morte a Tripoli, voluta dagli anglo-francesi, il benemerito inquilino del Colle assieme agli altri benemeriti ipocriti ha detto che la nostra partecipazione era in funzione della risoluzione Onu, a difesa della popolazione di Bengasi. Seguendo questo pensiero dovremmo quindi andare a difendere la popolazione di Sirte minacciata dagli insorti e dalla Nato. Come mai il padre della patria Napolitano non s’indigna? Che figura meschina! Pensare quindi che la marcia della pace Perugia-Assisi possa ancora avere una sua credibilità è da ipocriti.
Di Michele Mendolicchio, www.rinascita.eu
venerdì 3 giugno 2011
“Chi non conosce il passato non ha futuro”
Stefano Fabei, classe 1960, è nato a Passignano sul Trasimeno (Pg); laureato in Lettere Moderne, insegna in una scuola superiore di Perugia. E’ autore di diversi testi storici tra i quali ricordiamo “Il fascio, la svastica e la mezzaluna”, “Una vita per la Palestina. Storia del Gran Mufti di Gerusalemme”, “Mussolini e la resistenza palestinese”, “Operazione Barbarossa” e, più recentemente, “I neri e i rossi”, tutti editi da Mursia. Fabio Polese lo ha incontrato per porgli qualche domanda.
Buon giorno Prof. Fabei, come è iniziata la sua passione per la ricerca storica?
La mia passione per la storia risale al periodo degli studi universitari a Perugia, quando seguendo le lezioni del professor Galli Della Loggia, docente di Storia moderna, su Joseph de Maistre, Vincenzo Cuoco, la Vandea e la controrivoluzione in Francia mi appassionai a quegli argomenti. Erano gli anni della Rivoluzione islamica iraniana, dell’invasione sovietica dell’Afghanistan e del risveglio dell’Islàm: tutti temi che, incuriosendomi e affascinandomi, mi sollecitarono a uno studio approfondito, anche per le analogie che certi eventi presentavano con i totalitarismi del XX secolo.
Spesso, chi fa ricerca storica, viene tacciato di essere revisionista. Cosa ne pensa?
Chi si interessa alla storia non può che essere revisionista. Il compito della storia è di avvicinarsi il più possibile alla verità cercando di contribuire a far luce sui «fatti», su tutti i fatti anche su quelli non graditi alle posizioni politiche di ciascuno. Lo storico non deve condannare o assolvere, stabilire chi abbia torto e chi abbia ragione, deve prescindere da condizionamenti ideologici ed essere indipendente da schemi interpretativi preconfezionati, di qualunque tipo. Suo compito è sottoporre a revisione il passato: in fondo la storiografia non è nient’altro che una costante riscrittura della storia. Ancora oggi tuttavia, soprattutto in certi ambienti, permane la tendenza a concepire la storia come uno strumento di lotta politica e questo non è scientificamente corretto, oltre che disonesto e moralmente inammissibile.
Dove ha cercato le fonti per i suoi testi?
Presso gli archivi fondamentalmente, soprattutto per quegli argomenti su cui non si è indagato in precedenza, ma non solo. Non si può ignorare poi quanto su un determinato tema è stato già scritto in precedenza da altri, magari lasciando volutamente nell’ombra, o sottovalutando, certi aspetti…
Nel suo testo “Mussolini e la resistenza palestinese”, sostiene che “nel più assoluto segreto, l’Italia fascista si adoperava validamente nel tentativo di dare una patria agli arabi della Palestina – e che- non si trattava soltanto di un appoggio politico, ma di un autentico sostegno materiale”. Cosa fece di concreto l’Italia di Mussolini per il Gran Mufti di Gerusalemme? A che scopo?
In quel libro, dopo aver ricostruito la nascita e lo sviluppo del nazionalismo arabo, di quello palestinese in particolare, e del sionismo, ho dimostrato – abbattendo in modo inconfutabile un pregiudizio politico consolidato, quello per cui sarebbero state sempre e solo le forze «di sinistra» ad appoggiare la causa palestinese – come tra il 1936 e il 1938 l’Italia versasse al Gran Muftì, leader della rivolta contro la Gran Bretagna e i sionisti, oltre 138.000 sterline. Questo contributo fu deciso dal Duce in appoggio al nazionalismo arabo e in funzione antibritannica, in omaggio all’anticolonialismo del Mussolini socialista rivoluzionario e del primo fascismo, e per non farsi scavalcare da Hitler nella solidarietà agli arabi che guardavano con grande simpatia alla Germania, Stato europeo che non li aveva colonizzati e in cui c’era una grande attenzione verso l’Islàm. Il nostro Ministero degli Esteri decise allora anche l’invio ai mujâhidîn della prima grande intifâda di armi e munizioni in principio destinate al Negus ma acquistate in Belgio dal SIM; la consegna, cui avrebbero dovuto provvedere i sauditi dopo il loro prelevamento dagli italiani, non ebbe tuttavia mai luogo per la paura che i dirigenti sauditi avevano degli inglesi.
Cosa ne pensa, attualmente, della situazione palestinese?
Guardo con attenzione al riavvicinamento tra la componente laico-nazionalista e quella religiosa della resistenza araba in Palestina.
Recentemente, in libreria, è uscito il suo ultimo lavoro “I neri e i rossi”dove spiega che durante la Repubblica Sociale Italiana, Benito Mussolini, si aprì al mondo socialista e rivoluzionario. Come fu possibile?
Premetto che Mussolini proveniva da quel mondo socialista e rivoluzionario, cui peraltro fu sempre idealmente legato, al di là delle contingenze politiche. Il Duce e certi ambienti fascisti repubblicani cercarono sinceramente di evitare la guerra civile e consegnare la RSIe la socializzazione alle forze politiche, in particolare ai socialisti, considerate meno lontane ideologicamente e politicamente dal fascismo delle origini, cui tra il 1943 e il 1945 cercarono di tornare. Ricostruisco in questo volume le vicende dell’operazione «ponte» che Mussolini tentò nell’ora del crepuscolo con la collaborazione di Carlo Silvestri, di Edmondo Cione e in cui coinvolse il comandante delle formazioni partigiane socialiste «Matteotti», Corrado Bonfantini. Fu l’intransigenza di Lelio Basso e, soprattutto, di Sandro Pertini che fecero fallire questo progetto a cui molti, da entrambe le parti, guardarono con opportunismo ma anche con buona fede. Nell’operazione furono coinvolti, per quanto riguarda i neri, i ministri Pisenti e Biggini, i generali Montagna e Nicchiarelli, il sindacalista Ugo Manunta, Gastone Gorrieri e Franco Colombo della legione autonoma «Ettore Muti»; per quanto riguarda gli antifascisti i fratelli Bergamo, ex fuoriusciti repubblicani, il comunista libertario Germinale Concordia, Gabriele Vigorelli, Renato Sollazzo, Lia Bellora e altri uomini della Resistenza. Oppositori decisi di ogni trattativa e pacificazione furono, per ragioni opposte, il Partito Comunista Italiano, i tedeschi e gli intransigenti di Salò, Farinacci, Mezzasoma e Pavolini. Tuttavia, in uno scenario che vedeva il fascismo vinto sul piano politico e militare, diversi mesi durarono i contatti che si svilupparono tra ambiguità e mezze promesse, tranelli e doppi giochi: una conferma per certi aspetti della tendenza italiana a tenere i piedi su due staffe, in attesa del corso degli eventi. Come ho già affermato altrove, I neri e i rossi è un libro forse scomodo per qualche aspetto, ma necessario sia per quanto riguarda la storia della Resistenza sia quella della RSI.
Sta lavorando su altri testi?
Sto rivedendo, sempre per Mursia, la biografia del generale Niccolo Nicchiarelli, un nostro conterraneo. Volontario nel Primo conflitto mondiale, prigioniero in Germania, squadrista e sindaco fascista di Castiglione del Lago, Nicchiarelli ha vissuto molti degli eventi che hanno caratterizzato la storia d’Italia nella prima metà del XX secolo. Entrato nella milizia di cui comandò la legione «Cacciatori del Tevere» e il reparto autonomo nella colonia di confino a Lipari, fu poi alla testa della legione «San Giusto» a Trieste e della 3a legione libica. Segretario federale a Bengasi e membro del direttorio del PNF, durante la Secondaguerra mondiale partecipò in Africa settentrionale alla conquista di Sidi el Barrani e alla difesa di Bardia, fu comandante della legione camicie nere «Tagliamento» in Russia, poi del raggruppamento XXI Aprile che ricondusse in Italia dalla Jugoslavia dopo l’armistizio. Aderì alla Repubblica sociale e fu al vertice della Guardia nazionale repubblicana. Incarcerato e processato nel 1945 tornò alla vita civile nel 1946. Grazie all’analisi di una grande mole di documenti, in gran parte inediti, racconto, insieme alla storia dell’ufficiale, quella della milizia fascista, dalle origini al 1945.
Ringraziandola per l’intervista, le lascio libero spazio per dare un consiglio ai giovani che vogliono avvicinarsi allo studio della storia italiana…
Li inviterei a prestare maggiore attenzione nei confronti di una disciplina che, oltre a far loro comprendere il passato, dovrebbe aiutarli a leggere e interpretare anche il presente, a crescere. Sosteneva Cicerone che chiunque non fosse a conoscenza del proprio passato non avesse alcun futuro davanti a sé.
http://www.ilsitodiperugia.it/content/297-chi-non-conosce-il-passato-non-ha-futuro
mercoledì 25 maggio 2011
venerdì 6 maggio 2011
Onore a Bobby Sands.
Trent’anni fa un favilla di fuoco squarciò il buio di una recondita prigione chiamata Maze, angusto mostro di cemento in cui gli occupanti britannici confinavano i cuori impavidi dell’autodeterminazione irlandese. Il pragmatico occupante, convinto che la desolazione di una prigionia crudele avrebbe inghiottito i sogni più romantici tarpando le giovani ali di cui una generazione di insorti si servì per sfidare il destino, non fece tuttavia i conti con l’improvviso affiorare di quella forza atavica chiamata volontà. Forza che intaglia nell’animo di fede sino a fungere da viatico a quel fastoso battito d’ali che finanche sfida la morte.
All’alba del 5 maggio 1981, il Comandante dei prigionieri dell’IRA Bobby Sands muore d’inedia a seguito di sessantasei giorni di sciopero della fame. Dopo di lui, altri nove combattenti irlandesi nell’arco di pochi mesi abbracceranno la sua medesima sorte. Il loro contributo di sangue rende feconda la terra d’Irlanda.
Onore a Bobby Sands, ventisettenne martire della causa irlandese, espressione più lucida di un’Europa che non ha abiurato di fronte all’incedere del tempo, al deserto che avanza. Europei, rivolgiamo il nostro sguardo verso quell’isola indomita: la favilla di fuoco che trent’anni fa squarciò il buio di Maze proietta un’eterna luce di speranza.
Associazione Culturale Zenit - Roma
Associazione Culturale Tyr - Perugia
sabato 30 aprile 2011
5x1000 a Popoli!
L´Associazione Culturale Tyr Perugia, da sempre vicina ai popoli oppressi, invita a donare il vostro 5x1000 alla Comunità Solidarista Popoli, compilando il modulo per la dichiarazione dei redditi, indicate nel riquadro del Sostegno al Volontariato il numero di codice fiscale/partita IVA della Onlus: 03119750234.
Per info alla sezione perugina di Popoli potete contattare controventopg@libero.it
Facciamo nostro il motto dannunziano "IO HO QUEL CHE HO DONATO"!
venerdì 1 aprile 2011
COSTA STA ACCEDENDO IN LIBIA?
La conferenza in programma oggi alla sala Falcone e Borsellino, Palazzo della Provincia a Perugia, organizzata da Agenzia Stampa Italia, sarà in diretta radio dalle ore 17.00.
giovedì 31 marzo 2011
NO FLY ZONE SU GAZA
Risale allo scorso 17 marzo la Risoluzione 1973 adottata dal consiglio di sicurezza dell’Onu, la quale richiedeva un immediato cessate il fuoco e l’interdizione dei voli sui cieli della Libia (la cosiddetta No Fly Zone). Due giorni dopo, il 19 marzo, questo documento dava il via libera all’intervento militare occidentale, finalizzato alla sua attuazione impedendo a Gheddafi di reiterare pratiche e azioni che si collocano “contro la volontà della Comunità Internazionale” e in violazione dei diritti umani. Hanno chiamato questo intervento non guerra ma “operazione umanitaria”, così da fornirne all’opinione pubblica un’immagine quanto mai nobile e rassicurante. Stando ai supposti propositi che avrebbero mosso gli occidentali ad intervenire in Libia, si evincerebbe dunque la presenza di una sorta di mutuo soccorso internazionale pronto a mobilitarsi in ogni dove vi siano abusi verso i civili e inosservanza delle Risoluzioni delle Nazioni Unite. Tuttavia sono molti gli osservatori che contestano il tentativo di mascherare, attraverso l’uso di slogan infarciti di buoni propositi, lo scopo di fare della Libia un nuovo avamposto dell’ingordigia mondialista per sfruttarne le risorse del sottosuolo, togliendola alla sovranità della Jamāhīriyya per consegnarla a governi fantoccio dell’Occidente, magari edificando nuovi confini così da adempiere l’efficace strategia del dividi et impera. Del resto, se non si tratta di una copertura, come interpretare il silenzio complice della Comunità Internazionale intorno a questioni umanitarie del tutto simili, talvolta anche peggiori, di quella libica? Giusto a qualche centinaio di chilometri ad est dal confine libico, lo Stato d’Israele persegue da anni una politica vessatoria e cruenta ai danni della popolazione palestinese, detenendo il record mondiale di violazioni delle Risoluzioni Onu e impiegando armamenti di tipologie non convenzionali. In questi giorni, mentre i media occidentali sono costantemente impegnati a fornirci gli aggiornamenti di quanto avviene in Libia, gli attacchi di Israele sulla Striscia di Gaza si fanno sempre più incessanti, tanto da sembrare il preludio di una nuova devastante operazione, nello stile di “Piombo fuso”. Per impedire che la situazione in Palestina degeneri, le Associazioni Culturali Zenit di Roma e Tyr di Perugia, appellandosi al buon senso e ai presunti propositi umanitari che hanno spinto l’Onu a mobilitarsi per la Libia, si chiedono se non sia opportuno applicare misure volte a fermare i crimini di Israele, mediante l’adozione di una No Fly Zone anche sui cieli di Gaza.
Associazione Culturale Zenit Roma – http://associazioneculturalezenit.wordpress.com
Associazione Culturale Tyr Perugia – http://www.controventopg.splinder.com
sabato 26 marzo 2011
Ahi, serva Italia!
L’impegno militare italiano in Libia ottiene l’approvazione delle Camere e il Presidente Napolitano saluta con entusiasmo la notizia: ''E' una convergenza fondamentale che esprime comprensione della necessità che un paese come il nostro non restasse indifferente di fronte alla repressione di un moto di libertà e di giustizia sociale scoppiato anche in Libia''.
Ci risiamo. Dopo quanto avvenuto solo negli ultimi undici anni - nell’ordine - in Serbia, in Afghanistan ed in Iraq, l’Italia si presta di nuovo a partecipare ad una missione sedicente umanitaria, che cela in realtà il mero interesse da parte delle potenze mondialiste di estendere i propri tentacoli. Ha ragione il Presidente della Repubblica, un paese come il nostro non può restare indifferente: non può sottrarsi al ruolo di vassallo a cui è condannato da sessantasei anni rispetto ai suoi alleati. Su questo, al di là delle baruffe da osteria che contraddistinguono la dialettica parlamentare su questioni interne e spesso frivole, la convergenza politica non manca mai. Le Associazioni Culturali Zenit di Roma e Tyr di Perugia hanno ricordato oggi, con l’affissione di striscioni dal contenuto esplicito, come l’unità nazionale tanto auspicata trovi sempre riscontro là dove ci sia da ribadire il ruolo subalterno dell’Italia alle volontà altrui, così da renderla complice di massacri.
Associazione Culturale Zenit Roma – http://associazioneculturalezenit.wordpress.com
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mercoledì 16 febbraio 2011
17-02-2008 / 17-02-2011: KOSOVO E’ SERBIA
Alla data del 17 febbraio del 2008 il Kosovo si dichiara unilateralmente indipendente dalla Serbia. Questa dichiarazione d’indipendenza, in ossequio ai diktat atlantici e sostenuta in primis dagli Stati Uniti, fa seguito ai fatti bellici del 1999, quando le potenze occidentali, vassalle dell'imperialismo a stelle e strisce, nell'ambito di una operazione NATO, con bombardamenti indiscriminati insanguinarono Belgrado al fine di preparare il terreno allo smembramento della integrità territoriale della Nazione Serba, oltre che della identità e sovranità della stessa. Ma non solo, l'atto unilaterale di dichiarazione di indipendenza dello pseudo-stato kosovaro è anche e soprattutto un attentato alla sovranità e indipendenza dell'Europa tutta. La subdola manovra e la rapina “legalizzata” che ha subito lo Stato sovrano della Serbia è l’ulteriore atto volto a creare un ennesimo modello “democratico-globalizzato” tanto caro alla politica coloniale ed affaristica americana. La decantata “operazione umanitaria” in favore di un presunto principio di autodeterminazione dei popoli ha spianato la strada alla creazione di una entità terroristico-mafiosa ove prosperano traffici della peggior specie e non lascia speranza alle popolazioni serbe, legittime abitanti di quelle terre martoriate. Inoltre, chi ha tradito la Serbia ha aggiunto un numero in più alla lunghissima lista di atti ostili, sotto ogni raffigurazione, che da anni si consumano contro la moralità, l’indipendenza e la stabilità dell’Europa. Oggi, 17 febbraio 2011, a tre anni dallo scippo del Kosovo, le Associazioni Culturali Zenit di Roma e Tyr di Perugia hanno voluto ricordare e rivendicare l’assoluta appartenenza della terra kosovara alla Serbia, auspicando che, davanti all’ennesima vergogna europea, alla sottomissione all’arroganza yankee, si possano aprire definitivamente gli occhi. Kosovo je Srbija!
Associazione Culturale Zenit Roma http://associazioneculturalezenit.wordpress.com
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lunedì 7 febbraio 2011
Esodo e Foibe: le memorie e i silenzi. A Perugia un interessante incontro il 10 febbraio.
(ASI) Il 10 Febbraio, data nella quale in Italia si celebra il “Giorno del Ricordo”, solennità civile istituita nel 2004 per ricordare la memoria delle vittime delle Foibe, a Perugia ci sarà un interessante convegno promosso dal Comitato 10 Febbraio, dal Comune di Perugia e dall’Ufficio Scolastico Regionale per l’Umbria. L’inizio dell’incontro è fissato per le ore 10.00 nella prestigiosa Sala dei Notari di Palazzo dei Priori. La manifestazione sarà aperta con i saluti del Vice Sindaco di Perugia Nilo Arcudi, da Maria Letizia Melina, Direttore Generale Ufficio Scolastico Regionale dell’Umbria e dall’Avv. Raffaella Rinaldi del Comitato 10 Febbraio di Perugia. Seguirà poi la proiezione di un filmato che ripercorrerà la tragedia delle Foibe e dell’esodo Giuliano-Dalmata. Le Foibe, cavità naturali presenti in Istria e sul Carso, sono diventate il simbolo delle sofferenze patite dagli Italiani in quelle terre martoriate; all’interno di esse venivano gettati i nostri connazionali, nell’attuazione della politica genocida messa in atto dai partigiani di Tito e volta a sradicare ogni identità Italiana dalle terre che sarebbero dovute diventare parte della nascente Federazione Jugoslava. Alla tavola rotonda parteciperà anche Gianni Stelli della Società Studi Fiumani di Roma, Franco Papetti dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia, l’esule fiumano Livio Zupicich e il giornalista e saggista Valentino Quintana. Parteciperanno all’evento gli studenti delle scuole medie inferiori e superiori della città. Un’altra interessante iniziativa, firmata da Lotta Studentesca Perugia, emanazione del movimento politico Forza Nuova, si svolgerà nelle scuole superiori dell’IPSIA ad Olmo e all’ITIS a Piscille da lunedì 7 a giovedì 10 febbraio. Il movimento giovanile ha organizzato una mostra fotografica sulle Foibe, per ricordare le vittime italiane barbaramente uccise, aperta a tutti gli studenti dei due istituti.
Elisa Benedetti vittima della società moderna.
Questa società ha creato un nichilismo sfrenato che porta i giovani d’oggi ad autodistruggersi per cercare una finta libertà.
La vicenda di Elisa Benedetti è ormai nota a tutti, il tam-tam di notizie – vere o presunte – sulla morte della venticinquenne di Città di Castello, hanno di nuovo portato sotto i riflettori il capoluogo umbro. Torna di moda la Perugia dello sballo e del divertimento sfrenato, tanto che, alcuni giornali, la paragonano alla “Disneyland della droga” e, in una delle ultime puntate della conosciuta trasmissione televisiva Porta a Porta, viene discusso il caso con una foto di sfondo che raffigura una montagna di ecstasy. Era successo così anche per il triste caso della studentessa inglese Meredith Kercher, morta nel novembre del 2007 con processi, ricostruzioni, libri e fiction degne di uno show mediatico interminabile. Le due storie – purtroppo – non sono le scene di un film “made in Hollywood” con tanto di effetti speciali ma sono reali; si ambientano in una Perugia che ospita più di quarantamila studenti e si divide in poche vie del centro cittadino con poche strutture che diano una vera possibilità ai giovani d’oggi di costruirsi invece che auto-distruggersi. E mentre i media massificati descrivono la nostra città come pietra dello scandalo, un’altra giovane vita è stata spezzata per sempre in uno scenario – non solo perugino – tristemente devastato. Il Sindaco di Perugia Wladimiro Boccali ha recentemente dichiarato: “Che la droga a Perugia sia un problema è scontato. E’ uno dei punti principali, la lotta allo spaccio, su cui si fonda il Patto per la sicurezza che da alcuni anni la città ha stretto con lo Stato. – e ha continuato – C’è un’altra tesi. Il mercato c’è perché c’è la domanda. Ma perché c’è la domanda? E’ tanto doloroso ed impegnativo cercare di scavare nel fondo, magari per la paura di trovare una risposta? Le nostre famiglie, lo sanno come i ragazzi vivono le loro serate di sabato? Hanno mai fatto un giro nei locali in cui vanno, e non trovano nulla di strano se tornano a casa all’alba e poco “normali”? E nelle aule delle scuole, dove i ragazzi vivono tanta parte della giornata, davvero non si ha sentore di tante crisi che vengono nascoste nelle case? Perché a distanza di poco tempo due adolescenti cadono da una finestra? E davvero, cari narratori della Perugia noir, pensate che il disagio dei giovani e dei ragazzi sia un fenomeno che possa circoscriversi tra le mura etrusche o medievali di Perugia, e non sia un fenomeno con cui tutti, drammaticamente, dovremmo fare i conti?”. Tralasciando che una cosa esiste perché c’è un mercato ricco e sempre maggiormente richiesto – lo sanno anche i muri! -, il secondo punto delle dichiarazioni del Sindaco perugino merita un’attenta analisi. E’ vero, la famiglia e la scuola dovrebbero educare i nostri figli, ma è altrettanto vero che lo Stato e le istituzioni dovrebbero quantomeno dare delle prospettive concrete al nostro futuro. Viviamo in una società moderna che ha praticamente distrutto anche il vero significato della famiglia tradizionale; impossibilitata, soprattutto per motivi di tempo, ad esternare qualsiasi tipo di emozioni e tantomeno a dedicarsi per educare, parlare e confrontarsi con i propri figli. Questa società ha, inoltre, creato un nichilismo sfrenato che porta i giovani d’oggi ad autodistruggersi per cercare una finta libertà che possa colmare il vuoto di una vita costruita ad hoc solo per il consumismo incontrollato. I giovani, apatici e poco motivati a trasformare le malattie in autentiche medicine naturali, cercano di evadere da una realtà triste e deformata, credendo che lo sballo possa farli uscire dalla quotidianità. Una quotidianità che non ha futuro, con poche possibilità lavorative e molte incertezze sociali. E’ proprio da questa falsa libertà che bisogna iniziare a mettere le fondamenta per una vera lotta alla decadenza. Ma la strada per i più alti desideri passa spesso per l’indesiderabile… Intanto – mentre aspettiamo – proviamo ad avere carattere e smettiamo di riempirci la bocca con quello che ha o non ha fatto la povera Elisa Benedetti, figlia e vittima di questa società in cancrena.
http://www.ilsitodiperugia.it/content/589-elisa-benedetti-vittima-della-societ%C3%A0-moderna
martedì 28 dicembre 2010
27/12/08 – 27/12/10 Piombo Fuso è ancora attuale.
A due anni di distanza dall’inizio della devastante campagna militare israeliana Piombo Fuso, non una mera rievocazione, ma una denuncia.
All’alba del 27 dicembre 2008, ebbe inizio sulla Striscia di Gaza un incubo prodotto dal fuoco israeliano che, perpetuandosi per quasi un mese, causò la morte di più di 1400 persone, la condizione di 1900 orfani, più di 5000 feriti, ingenti danni alle infrastrutture. Tutto questo in un territorio di circa 1 milione e mezzo di abitanti.
All’alba del 27 dicembre 2010, registriamo la permanenza di uno stato di assedio che strangola la popolazione della Striscia e che, tuttavia, non conosce risonanza mediatica:
- Israele ha permesso l’entrata a solo il 7 percento del materiale necessario per la ricostruzione degli ospedali e delle scuole danneggiate o distrutte durante l’offensiva di due anni fa;
- l’economia è al collasso per via del blocco delle importazioni e delle esportazioni, con il 93 percento delle industrie chiuse, oltre il 70 percento della forza lavoro disoccupata, l’88 percento della popolazione che continua a vivere di aiuti, sotto la soglia di povertà;
- l’imposizione di un “buffer zone”, una porzione di terra prossima al confine su cui Israele si è auto-assegnato il diritto di sparare a chiunque la violi e su cui l’Onu ha individuato il 35 percento del totale dei terreni coltivabili a Gaza, oggi desolatamente incolti;
- negli ultimi due mesi, in particolare, Israele ha compiuto decine di attacchi sulla Striscia direttamente contro civili palestinesi, causando la morte, tra gli altri, di sei bambini.
La situazione è dunque lungi dal rasserenarsi – a Gaza e nel resto dei territori -, soprattutto alla luce delle promesse fatte da Obama al premier israeliano Netanyahu in cambio del congelamento provvisorio della costruzione di insediamenti di coloni in Cisgiordania. I termini dell’accordo prevedono da parte statunitense l’impegno a non richiedere più in futuro altre sospensioni degli insediamenti nei territori palestinesi occupati, il veto nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu a qualsivoglia risoluzione anti-israeliana, la fornitura ad Israele, oltre a svariate centinaia di milioni di dollari di armi, munizioni e ingegneria bellica, di altri 20 aerei da combattimento F-35 JSF – nella versione tecnologicamente più avanzata – del valore di 3 miliardi di dollari.
Questi obblighi che la potenza statunitense si impegna ad osservare con ossequiosa riverenza nei confronti dell’alleato mediorientale, oltre a darci la misura del peso che la lobby sionista esercita sulle nazioni, non lasciano presagire nulla di pacifico all’orizzonte.
Pertanto, sulla terra di Palestina è sempre promessa la minaccia israeliana.
A due anni di distanza, Piombo Fuso è ancora attuale.
Associazione Culturale Zenit – http://associazioneculturalezenit.wordpress.com/ - ass.culturale_zenit@hotmail.it
Associazione Culturale Tyr – http://www.controventopg.splinder.com/ - controventopg@libero.it
domenica 12 dicembre 2010
Banchetto benefit pro Comunità Solidarista Popoli a Perugia.
Sabato 11 Dicembre, l'Associazione Culturale Tyr Perugia ha allestito un banchetto informativo e benefit sull'attività della Comunità Solidarista Popoli. Puoi contribuire attivamente agli interventi a sostegno del popolo Karen in Birmania e della popolazione di Gaza in Palestina acquistando il calendario del 2011 di "Popoli" al costo di € 5,00
Contattaci: controventopg@libero.it
sabato 11 dicembre 2010
BLIZ DELL'ASSOCIAZIONE CULTURALE TYR AL PROCESSO KERCHER. PER CARLO PARLANTI.
PERUGIA: riprende il processo per l’omicidio Kercher. Volantino di denuncia dell’Associazione Tyr.
(ASI) “Fermiamo il circo mediatico” così inizia il volantino distribuito oggi dall’Associazione Culturale Tyr davanti al Tribunale di Perugia dove è ripreso il processo per l’omicidio Kercher. “Gli U.S.A., - prosegue lo scritto dell’Associazione Tyr - portatori di democrazia, hanno più volte difeso, attraverso i loro politici e media, la connazionale Amanda Knox giudicata colpevole dell'omicidio Kercher. La stampa italiana e i politici nostrani, invece, tacciono la storia di Carlo Parlanti”. Carlo Parlanti è un cittadino italiano ed è tutt’ora detenuto nelle prigioni americane per un presunto stupro. Katia Anedda, responsabile del sito www.carloparlanti.it, presente oggi a Perugia con i militanti dell’Associazione Culturale Tyr ha aggiunto: “Un libro denuncia scaturito da sei mesi di studio di tre stimati criminologi dell'ambiente universitario romano, smentisce tutte le accuse ed arriva ad affermare la colpevolezza criminale della donna e dei medici coinvolti nel caso. Come è possibile che si continui a tacere?”.
www.agenziastampaitalia.it
venerdì 10 dicembre 2010
I BIRMANI NON FERMANO LA GUERRA.
Si intensificano gli scontri. Emergenza umanitaria. Il sonno dell'Europa.
http://www.comunitapopoli.org/uploads/combattimenti_karen_birmani.pdf
Domani la Comunità Solidarista Popoli sarà presente al mercato di Pian di Massiano (Perugia) con un banchetto informativo sulle attività che porta avanti in Birmania a fianco dl popolo Karen e per i bambini palestinesi nella striscia di Gaza. Potrete acquistare anche il calendario 2011 della Comunità Solidarista Popoli così da aiutare concretamente le azioni umanitarie.
Per info: controventopg@libero.it
martedì 7 dicembre 2010
REGALA ALTRI LIBRI! SOSTIENI LE ATTIVITA' DELL'ASSOCIAZIONE CULTURALE TYR PERUGIA
ORDINA I TUOI REGALI ENTRO IL 13 DICEMBRE, LA SPEDIZIONE E' GRATUITA DOPO TRE TESTI
E’ nata La Casa del Soldato, un’ulteriore ed importante iniziativa a cura dell’Associazione Culturale Tyr Perugia.
“La Casa del Soldato è una importante iniziativa con la quale intendiamo ribadire il valore che attribuiamo alla formazione culturale, ideologica ed esistenziale dell' uomo differenziato. L'opera di selezione e di diffusione libraria è finalizzata alla coltura delle "idee senza parole", affinché possano essere contemplate le qualità dell'uomo di vetta pure nell'oscurarsi dei cieli”.
CONTATTI:
lacasadelsoldato@libero.it
controventopg@libero.it
Facebook: La Casa Del Soldato
SPEDIZIONE:
I libri vengono spediti, normalmente, in 5 giorni lavorativi. Se vengono ordinati più di tre testi, la spedizione è gratuita.
EDIZIONI DISTRIBUITE:
SETTIMO SIGILLO, EUROPA, ALL'INSEGNA DEL VELTRO, AR, ARADIA, ARKTOS, ARYA, ATANOR, BARBAROSSA-SEB, CHIARAMONTE, CHIARAVALLE, CIARRAPICO, CONTROCORRENTE, EDITORIALE LUPO, EDIZIONI TRECENTO, EFFEDIEFFE, EFFEPI, EILES, GHENOS, HERRENHAUS, I LIBRI DEL GRAL, IL CORALLO, IL FALCO, ITALIA (Associazione Culturale), L'ARCO E LA CORTE, AKROPOLIS, LA FENICE,
LE LIBRETTE DI CONTRORA, LO SCARABEO, MA.RO., NOVANTICO, NOVECENTO, PROFONDO ROSSO, RA.RA., RITTER, SEAR, SETTE COLORI, SILENTES, LOQUIMUR, SODALITIUM, SOLFANELLI, STORIA RIBELLE, SVEVA, TABULA FATI, TERZIARIA, THULE ITALIA, UOMO LIBERO (Trento), UOMO LIBERO (Milano), VICTRIX, VITANOVA,VOLPE, VOX POPOLI, ARIANNA EDITRICE, MACRO EDIZIONI.
lunedì 6 dicembre 2010
Calendari della Comunità Popoli 2011. Banchetti informativi e benefit a Perugia.
L'Associazione Culturale Tyr Perugia allestirà, in questi giorni, dei banchetti informativi sull'attività della Comunità Solidarista Popoli e sarà possibile acquistare il calendario del 2011 per aiutare gli interventi a sostegno del popolo Karen in Birmania e della popolazione di Gaza in Palestina.
Il costo del calendario della Comunità Popoli è di € 5,00
Per info: controventopg@libero.it
sabato 27 novembre 2010
All’Università per Stranieri di Perugia un interessante evento sulla Birmania.
Cittadinanza onoraria al Premio Nobel San Suu Kyi da parte del Comune di Perugia e reportage sul popolo Karen.
(ASI) Giovedì 25 novembre presso l’Università per Stranieri di Perugia si è svolto l’interessante incontro dal titolo “Birmania: una democrazia dietro le sbarre” nell’ambito del festival letterario Bagliori d’Autore che quest’anno è stato dedicato a George Orwell. La giornata è iniziata alle ore 17.00 quando è stata presentata una mostra fotografica – sarà visibile fino a lunedì 29 novembre - inedita sul l’etnia Karen a cura di Fabio Polese, volontario della Comunità Solidarista Popoli. La mostra, dal titolo “Scatti di Guerra”, era formata da foto scattate tra settembre e ottobre nella Birmania orientale, nei territori teatro di scontri dopo le recenti elezioni tra guerriglieri Karen e l’esercito birmano. All’inizio della tavola rotonda, il Comune di Perugia, tramite il Consigliere Comunale del PD Francesco Mearini ha consegnato a Beaudee Zawmin – rappresentante del Governo Birmano in Esilio -, la cittadinanza onoraria al Nobel per la Pace San Suu Kyi. Ad aprire l’incontro è stato Giovanni Paoletti che, insieme a Bruno Taburchi, avevano proposto al Comune di Perugia l’iniziativa della cittadinanza onoraria. Subito dopo, ha preso la parola il sociologo Roberto Segatori, commentando che bisogna riflettere anche sulla situazione italiana di oggi. “Una democrazia, ma con il pericolo di un’uniformità dei linguaggi e il controllo dell’informazione” ha detto Segatori. Flavio Lotti, rappresentante della Tavola della Pace di Assisi, ha esaminato la situazione birmana e ha sottolineato come l’esempio di San Suu Kyi – donna simbolo della lotta per la democrazia in Birmania - deve servire da monito anche per noi. Il Premio Nobel per la Pace, è stata recentemente liberata dopo quindici anni di arresti domiciliari. Ha concluso l’incontro la testimonianza di Fabio Polese che, con la Comunità Solidarista Popoli, ha passato diversi giorni con i civili e i guerriglieri Karen. “I Karen, sono gruppo etnico che conta circa sei milioni di persone, avrebbero dovuto ottenere l’autonomia secondo gli accordi firmati subito dopo la fine della II guerra mondiale dal governo centrale, allora rappresentato dal Generale Aung San” - ha spiegato Fabio Polese – “l’uccisione di Aung San per opera di militari golpisti impedì alle diverse etnie che compongono il mosaico birmano di ottenere una qualche forma di autonomia. E così, i Karen, hanno iniziato una guerra che è ancora in atto”. Dopo qualche cenno sulla situazione politica birmana di oggi, Fabio Polese, ha voluto sottolineare l’aspetto riguardante il diritto all’autodeterminazione dei popoli. “Quella del popolo Karen è una lotta esemplare. Non si sono mai piegati al ricco commercio della droga nonostante abbiano un estremo bisogno di reddito” ha spiegato Fabio Polese. La Birmania è una delle principali produttrici di stupefacenti del mondo. “Vengono continuamente attaccati, ma proseguono la loro guerra per il sacrosanto diritto dell’autonomia” - ha continuato Fabio Polese – “ho visto il loro sorriso e la loro forza di volontà, sono stato colpito soprattutto dalla loro perseveranza per i principi fondamentali come l’identità, la terra e gli antenati”. Oggi, la giunta militare Birmana, si regge secondo quello che loro chiamano “la via birmana al socialismo” ma, oltre al sostegno che ottengono dalla Cina, basano buona parte del bilancio statale sugli accordi milionari ottenuti da multinazionali occidentali, soprattutto del settore energetico. “In queste zone di guerre dimenticate, la Comunità Solidarista Popoli – www.comunitapopoli.org -, porta aiuto concreto sin dal 2001 con la costruzione e il mantenimento di cliniche mediche e scuole” – ha continuato il volontario - “c’è la concreta possibilità di fare qualcosa”. “L’esempio dei Karen” – ha concluso Fabio Polese – “che sono la vera resistenza, dovrebbe farci riflettere”. Gli eventi di Bagliori d’Autore proseguiranno fino al 29 novembre, per ulteriori informazioni potete visitare il sito www.baglioridautore.com.
http://www.agenziastampaitalia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1097:birmania-una-democrazia-dietro-le-sbarre&catid=24:eventi&Itemid=53
lunedì 22 novembre 2010
Bloody Sunday, quando il calcio uccide.
(ASI) Nella Sala della Vaccara, in Piazza IV Novembre a Perugia, si è svolta una conferenza dal titolo forte, quanto veritiero, “Bloody Sunday”. “Troppe volte giovani e meno giovani, uomini e donne, hanno salutato i loro cari per andare a vedere una partita di calcio e non sono mai tornati”, queste sono state le parole di Claudio Millefiorini - rappresentante dell’Associazione Culturale Triskelion organizzatrice dell’evento – in apertura della tavola rotonda. “Questo incontro è stato voluto per esaminare il fenomeno sociale del calcio e dello stadio” ha continuato Millefiorini. A prendere la parola, subito dopo, è stato Fabio Polese dell’Associazione Culturale Tyr, che si è occupato più volte, scrivendoci articoli, della questione Tessera del Tifoso. “Uno strumento di controllo e di marketing”, ha dichiarato Fabio Polese, “Ce la fanno passare come una semplice fidelizzazione ma sottoscrivendo la tessera, si sottoscrive anche una carta ricaricabile con codice IBAN” e ha continuato, “con presunte agevolazioni invoglieranno i possessori della card a fare movimenti elettronici, movimenti che sono a tutti gli effetti il paradiso delle banche, in quanto, vengono messi soldi reali, cartacei nelle casse degli istituti finanziari e, in cambio, danno moneta elettronica”. Il suo intervento si è incentrato proprio sulla Tessera del Tifoso, ponendo tematiche interessanti e domande sulla vera identità di questa tessera. “Siamo una nazione che vive di calcio ma molti, troppi, sono i morti dimenticati” ha detto Leonardo Varasano, giornalista e collaboratore di diverse testate, analizzando il problema sociale dei morti da stadio e facendo un excursus della storia del tifo. In ultimo, ha preso la parola Maurizio Martucci, giornalista e saggista, autore tra l’altro, di “Cuori Tifosi”, edito da Sperling & Kupfer - pagg. 480, euro 18,00 -. “Un paese senza memoria è un paese senza futuro” ha detto Maurizio Martucci. E proprio il suo libro “Cuori Tifosi” è partito dalla ricerca storica di fatti di cronaca che, con non poche difficoltà, ha realizzato per non dimenticare tutte le persone scomparse per vicende legate allo stadio. Il calcio ha ucciso e non sempre è stata colpa di frange violente del tifo organizzato, anzi, molte volte è successo a causa della mala organizzazione, di situazioni prese alla leggera e, non ultimo, da alcuni personaggi delle forze dell’ordine. “E’ un problema atavico, in Italia, si aspetta sempre una legge per gli stadi ma dell’incolumità fisica dei tifosi non importa nulla, o quasi, a nessuno” ha sostenuto Maurizio Martucci. La tavola rotonda è continuata con un interessante dibattito fatto dai relatori stessi e dal pubblico intervenuto. L’Associazione Culturale Triskelion, nel ringraziare le persone presenti, ha dato appuntamento nei prossimi mesi per ulteriori e avvincenti appuntamenti.
http://www.agenziastampaitalia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1040:bloody-sunday-quando-il-calcio-uccide&catid=25:r&Itemid=55