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giovedì 15 dicembre 2011

Lorenzo Contucci: “non si può costringere il tifoso a sottoscrivere una carta di credito”

(ASI) Ieri il Consiglio di Stato ha bocciato l’abbinamento della tessera del tifoso con le carte bancarie. Agenzia Stampa Italia ha contattato l’Avvocato Lorenzo Contucci che da tempo si occupa della tessera del tifoso.


In pratica, con la decisione del Consiglio di Stato, cosa è accaduto?



E’ accaduto quel che dicevamo da sempre: non si può costringere il tifoso, giocando sulle sue passioni, a sottoscrivere una carta di credito. E’ una pratica commerciale scorretta e Codacons con Federsupporter hanno fatto bene ad insistere sul punto. Il Consiglio di Stato ha ritenuto che il tifoso, pur di seguire la sua squadra, potrebbe accettare una carta che – se libero di scegliere – non sottoscriverebbe.



Il Tar deve riunirsi di nuovo per discutere nel merito il ricorso presentato da Codacons e Federsupporter. Cosa potrebbe succedere se ci fosse realmente l’illegittimità denunciata dai due enti?



Le società dovrebbero consentire di fare una tessera del tifoso che non sia necessariamente carta di credito. Ciò svuoterebbe di contenuto la vera ragione per cui la tessera è stata introdotta: un modo di far soldi speculando sulla passione del tifoso.



I tifosi potrebbero davvero tornare ad affollare i settori ospiti degli stadi?



Lo auspico. Gli stadi italiani sono una tristezza e i tifosi in trasferta non vanno più. Perché questo avvenga è necessaria la modifica dell’art. 9.



Anche nel suo sito, invita a riflettere non tanto sulla tessera del tifoso, ma sull’articolo 9 che viene applicato a prescindere dalla tessera del tifoso, sui singoli biglietti. Cosa significa?



Significa che già quando acquisto un singolo biglietto, la Questura controlla se ho il diritto di accedere in uno stadio. E ciò rende la tessera inutile. Ciò che ora chiedono i tifosi è di rivedere l’art. 9 della legeg Amato, che attualmente vieta a vita la possibilità per una persona che ha scontato la sua condanna per reati da stadio, anche minimali, di avere un biglietto per qualsiasi manifestazione sportiva, anche di hockey su prato, per tutta la vita.



Intervista di Fabio Polese,


http://www.agenziastampaitalia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=6158:lorenzo-contucci-non-si-puo-costringere-il-tifoso-a-sottoscrivere-una-carta-di-credito&catid=16:italia&Itemid=39


martedì 26 luglio 2011

OLTRE VUVUZELAS E TESSERA DEL TIFOSO: PROVE TECNICHE DI ULTRAS GLOBALIZZATO.


Quando al varo (forzato) del Programma Tessera del Tifoso denunciai il pericolo che avrebbero incorso tifo e tifosi (traghettamento da fenomeno semplice e spontaneo ad esclusivo paniere di consumatori di prodotti commerciali), senz’ombra di dubbio avevo fatto centro. Così come, ancor prima, ci vidi lungo nei Mondiali Sudafrica 2010, quando polemizzai con gli assertori delle apotropaiche Vuvuzelas, anticipando anche l’UEFA che di là a poco le avrebbe bandite dalle competizioni continentali, perché inconciliabili con la cultura partecipata del tifo europeo.



 



Ma quello che è andato in scena nell’ultimo fine settimana su due campetti di periferia nel nord Italia, ha davvero del paranormale, del comico, roba da film cult anni ‘80 Il tifoso, l’arbitro e il calciatore, che oggi è diventato commedia del tifo in diretta live, il The Truman Show degli ultras, artefatto commercialmente corretto di un fenomeno sociale ritenuto politicamente scorretto.



 



Ecco i fatti: sui campi di Vanchiglia (provincia di Torino) e Mulazzano (tra Lodi e Milano) le gare amichevoli di quattro squadre giovanili sono state sconvolte dall’improvviso assalto di un inaspettato bagno di folla. Duecento spettatori per partita, calati all’insaputa degli ignari giovani footballers, con tanto di armamentario d’ordinanza sfoggiato sulle tribune, altrimenti deserte: bandiere e striscioni coi colori sociali, trombe, cappelli, sciarpe, cori e volti pitturati, tipo finalissima Copa America 2011. Duecento facinorosi festanti giunti in pullman e didascalicamente istruiti, solo per tifare, come dei Ringo Boys, per dare il titolo alla notizia: “L’ultras che non t’aspetti” (dal sito Yahoo Sport)



 



Dov’è il barbatrucco? Quelle duecento persone fluttuanti, apolidi, investite persino della famigerata nomea di ultras, non erano altro che una sorta di casting a cielo aperto, dei figuranti, delle comparse ingaggiate al buio per tifare a pagamento. Per fare audience, scoop, per produrre brand awareness e business. Strategia scaltra di marketing, di notorietà di marca dello sponsor, grazie all’Unicredit Group, uno dei maggiori gruppi finanziari internazionali, alias official sponsor della Uefa Champions League, alias azionista di riferimento di AS Roma SpA (etc.). Sulle orme di uno spot pubblicitario, Unicredit ha promosso un’operazione di guerriglia marketing senza precedenti per gradinate e stadi nostrani, un arditismo aggressivo sull’immaginario collettivo e sui meccanismi psicologici del target che deve far riflettere. La nuova frontiera delle curve sarà tifo virtuale, finto, tifosi prezzolati, ultras sponsorizzati, acritici e commercialmente allineati?



 



Non c’è che dire. Dopo Vuvuzelas e Programma Tessera del Tifoso siamo già alla terza fase del restyling nel mondo del calcio. Un bel passo in avanti per la globalizzazione della passione sugli spalti.  C’mon Guys, c’mon Bank!



Maurizio Martucci



dal blog del libro CUORI TIFOSI – cuoritifosi.ormedilettura.com



 



CLICCA E GUARDA IL VIDEO



 http://it.eurosport.yahoo.com/stefano-benzi/article/36578/



INTERVISTA AL RESPONSABILE BRAND MANAGEMENT DI UNICREDIT:



Inventiamoci il tifo!


lunedì 25 luglio 2011

La tessera del tifoso, uno sfregio alla libertà personale.


«Tre foto, una fotocopia del documento di identità, una fotocopia del codice fiscale, la compilazione di un piccolo modulo e il benestare della questura. Il costo, per alcune società sarà gratuito e per altre invece, potrà arrivare ad una cifra intorno ai 10,00 €. Con questi pochi passi si ottiene la tanto decantata tessera del tifoso». Così avevo iniziato l’articolo “Perché bisogna dire no alla tessera del tifoso” uscito il 26 settembre del 2009 sul quotidiano Rinascita. Da quel giorno di tempo ne è passato e la “rivolta” contro la tessera del controllo e del marketing è andata pian piano scemando. Ma vediamo un attimo alcuni punti chiave. Cosa è la tessera del tifoso? Secondo l’Osservatorio Nazionale delle Manifestazioni la tessera del tifoso è “uno strumento di fidelizzazione adottato dalla società di calcio che prevede verifiche della Questura attraverso una procedura standard diramata a livello nazionale con apposita direttiva ministeriale. Il progetto lanciato dall’Osservatorio si pone l’obiettivo di creare la categoria dei tifosi ufficiali – tifosi ufficiali?! e ancora – è un servizio che favorisce la concessione di privilegi e/o benefici da parte delle società attraverso l’accumulo di punti, diritto di prelazione per l’acquisto di biglietti, e – notate bene -convenzioni con altre società private come le Ferrovie dello Stato, gli Autogrill e gli sponsor”. Con la tessera del tifoso, si accetta – silenziosamente – una vera e propria carta di credito ricaricabile con annesso codice IBAN - International Bank Account Number – che nel sito ufficiale della Lega Pro ci viene pubblicizzato come l’ennesimo privilegio: “Ottenere una carta di pagamento ricaricabile Visa con un proprio IBAN (…) consente di (…) trasferire in real time denaro da una carta all’altra (card to card) (…) Maggiori servizi e benefici concreti: premi, merchandising, biglietti, convenzioni (…) La tessera rappresenta un borsellino elettronico che consente di fare operazioni di varia natura, acquisti online, prelevare contanti, trasferire denaro, ricaricare il telefonino”. Dunque, con presunte agevolazioni, hanno invogliato e invoglieranno i possessori della tessera del tifoso a fare milioni di movimenti elettronici. Movimenti che sono a tutti gli effetti il paradiso per gli istituti finanziari che, in cambio di soldi reali, restituiscono moneta elettronica. Andiamo avanti. Sempre nel sito dell’Osservatorio Nazionale delle Manifestazioni Sportive leggiamo che la tessera viene rilasciata dalla società sportiva previo nulla osta della Questura competente che comunica l’eventuale presenza di motivi ostativi come il D.A.spo – Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive – in corso o condanne per i reati da stadio negli ultimi 5 anni. Cosa è il D.A.Spo? Il D.A.Spo viene rilasciato dal Questore con varie durate annue e viene emesso – spesso – senza una condanna penale, infatti la Corte Costituzionale, nella sentenza 512 del 2002, inquadra la misura della diffida come preventiva e che, dunque, può essere emessa prima dell’esito di un processo e poi revocata in caso di estraneità ai fatti. Se tutto quello illustrato fino ad adesso non bastasse per essere contrari ad un così netto strumento di controllo e di business – nell’era della sicurezza urlata -, sappiate che, enti terzi – come le Ferrovie dello Stato, gli Autogrill ecc. – che nulla hanno a che vedere con il calcio, avranno centinaia di migliaia di dati da poter utilizzare per offrire i propri servizi o… per altri scopi. Non a caso il Garante della Privacy ha aperto un’istruttoria sull’ipotesi di un uso scorretto del trattamento dei dati personali. Ma a cosa ha portato l’entrata in vigore della tessera del tifoso? Maurizio Martucci, giornalista e scrittore che si è occupato frequentemente della tessera, in una intervista, rispondeva così: “ha portato all’aumento degli abbonati in pay-per-view, al ripetersi sistematico di isolati episodi di violenza in linea con il trend degli ultimi anni e alla creazione di zone miste di tifosi non tesserati mischiati ai tifosi di casa, con i settori ospiti deserti sorvegliati da steward che controllano solo l’ombra di se stessi. Roba da ridere se non fosse che è a rischio l’incolumità fisica del pubblico. Per questo, ad esempio, il Sindaco di Cesena ha scritto al Prefetto chiedendo una revisione dell’iniziativa Tessera del Tifoso”. Recentemente l’A.S. Roma aveva annunciato l’iniziativa di vendita degli abbonamenti anche ai non possessori della tessera del tifoso ma è stata bloccata subito dall’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive che, attraverso una nota diffusa sul proprio sito internet, spiega di aver chiesto alla società giallorossa “di avviare la campagna abbonamenti con la sola modalità collegata all’AS Roma club privilege – e ancora -il recente protocollo d’intesa, siglato tra il Ministro dell’Interno ed i vertici sportivi, esclude espressamente tale possibilità, sebbene nel contesto di una piena autonomia dei club di strutturare iniziative promozionali, nell’ambito della cornice delle regole che disciplinano la tessera del tifoso”. Ed ora, anche per seguire il Perugia, dopo la splendida stagione calcistica dilettantistica fatta di passione dell’intera città verso lo sport del popolo, dal prossimo campionato, per chi vorrà sottoscrivere l’abbonamento in casa e per chi vorrà andare nel settore ospiti nelle trasferte, dovrà piegarsi alla tessera. Una tessera di pochi centimetri di carta plastificata che vale la libertà di ogni individuo. Una libertà che va combattuta e gridata perché in ballo non c’è solo una partita di calcio, ma la vita di tutti i giorni.



Di Fabio Polese, http://www.ilsitodiperugia.it/content/590-la-tessera-del-tifoso-uno-sfregio-alla-libert%C3%A0-personale



http://www.fabiopolese.it/?p=582


venerdì 3 dicembre 2010

“...in nome del Popolo di Gabriele!”






“In nome del Popolo italiano...” E’ iniziata così la lettura della sentenza presso la Corte d'Assise d'Appello di Firenze. Condanna per omicidio volontario con dolo eventuale per Luigi Spaccarotella, 9 anni e 4 mesi di reclusione, sciorinati su codici e articoli di legge scanditi uno dopo l’altro. In realtà il giudice avrebbe potuto aprire dicendo “... in nome del Popolo di Gabriele”. Già, perché in quel tribunale ha vinto anche la gente, ha vinto il Popolo di Gabriele. Il trionfo della verità sulla menzogna ha riaffermato il principio imprescindibile che la legge è uguale per tutti. Per 3 anni, senza soluzione di continuità, è stato l’unico obiettivo di quanti chiedevano GIUSTIZIA PER GABRIELE SANDRI. Non si trattava di perorare la causa di un anno in più o in meno e nemmeno di rallegrarsi (o dispiacersi) dei 9 anni e 4 mesi al posto dei 14 anni richiesti dalla Procura Generale. No, alla magistratura si chiedeva soltanto di ristabilire la corretta ricostruzione dei fatti, di esprimersi liberamente su un assassinio folle senza lasciare coni d’ombra, alibi o ambiguità d’interpretazione.

 

E alla fine ha vinto il Popolo di Gabriele, migliaia di ragazzi che negli stadi di calcio, in curva o in tribuna, per 3 anni hanno scandito a squarciagola lo slogan GIUSTIZIA PER GABRIELE.

 

Ha vinto il Popolo di Gabriele, quella massa critica di migliaia di cittadini che, con Giorgio e Cristiano, mi hanno ospitato in tantissime città e paesini d’Italia in un tour itinerante condotto dal basso, per la diffusione dei miei libri 11 NOVEMBRE 2007 e CUORI TIFOSI, testi scomodi perché maledettamente veri, sinceri e senza peli sulla lingua.

 

Ha vinto il Popolo di Gabriele, tutte quelle persone che in una notte d’estate del 2009 si riunirono in Piazza di Ponte Milvio e pochi giorni fa hanno replicato alla Bocca della Verità, sempre con fiaccole, torce e candele in mano, per chiedere silenziosamente VERITA' E GIUSTIZIA PER GABRIELE SANDRI.

 

Ha vinto il Popolo di Gabriele, quei 25.000 sottoscrittori della petizione popolare UNA FIRMA PER GABRIELE promossa dal COMITATO MAI Più 11 NOVEMBRE che, quando le istituzioni rilasceranno l'autorizzazione necessaria, si ritroveranno idealmente uniti nella stazione di Badia Al Pino Est per scoprire una targa che rappresenta molto di più di una semplice stele, un monumento IN RICORDO DI GABRIELE SANDRI, CITTADINO ITALIANO.

 

Ha vinto il Popolo di Gabriele, anche oltre frontiera, gente d'Europa come i ragazzi di Monaco di Baviera di ritorno dalla trasferta in Champions League a Roma, protagonisti di una commuovente cerimonia officiata sul luogo del delitto per non dimenticare.

 

Ha trionfato la giustizia italiana ma ha perso (ancora una volta!) lapietas umanadi Luigi Spaccarotella, perché se è vero che purtroppo mamma Daniela e papà Giorgio non riavranno mai più loro figlio, è altrettanto vero che l’omicida anche in quest’occasione non è riuscito a trovare coraggio e parole per assumersi pubblicamente colpe e responsabilità.

 

Ma nel tribunale di Firenze, per l'ennesima volta, ha trionfato invece la dignità e la signorilità della famiglia Sandri. Giorgio, Daniela e Cristiano, volti sofferenti e scavati di persone vere che rimarranno scolpite nella storia nobile del nostro passato prossimo. Sempre composti, sempre misurati, mai con una parola fuori luogo, mai sopra le righe, in ogni momento rispettosi di istituzioni e buone maniere, nonostante tutto.

 

L'11 Novembre 2007 è stata strappata una giovane vita umana. Ma il 1 Dicembre 2010 quella stessa vita è riuscita a produrre una luce accecante, guida naturale per un'intera generazione di ragazzi che, tra le incognite quotidiane, può comunque cominciare a guardare al futuro con una piccola certezza in più: in Italia la giustizia è amministrata e condotta in nome e per conto del popolo italiano. Donne e uomini coraggiosi, il Popolo di Gabriele.

 

Abbattuto anche l’ultimo muro di gomma, da oggi Gabriele Sandri può finalmente riposare in pace.

 

Maurizio Martucci

 

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A nome della mia famiglia, ringrazio di cuore tutto il Popolo di Gabriele. In particolare ringrazio tutte quelle migliaia di ragazzi di curva, gli ultras del calcio, che in ogni stadio d’Italia e d’Europa hanno condotto insieme a noi questa difficilissima battaglia di verità e giustizia. Alla fine ha prevalso il bene: adesso mio figlio ha avuto giustizia. Giustizia giusta. Grazie di cuore a tutti quei tifosi che, con maturità e alto senso civico, hanno accantonato campanilismo, inimicizie e rivalità di bandiera per unirsi in modo compatto e civile nel nome di Gabriele.  

Dovunque voi siate, vi abbraccio forte uno ad uno.

Vi voglio bene!

 

Giorgio Sandri


lunedì 22 novembre 2010

Bloody Sunday, quando il calcio uccide.


(ASI) Nella Sala della Vaccara, in Piazza  IV Novembre a Perugia, si è svolta una conferenza dal titolo forte, quanto veritiero, “Bloody Sunday”. “Troppe volte giovani e meno giovani, uomini e donne, hanno salutato i loro cari per andare a vedere una partita di calcio e non sono mai tornati”, queste sono state le parole di Claudio Millefiorini - rappresentante dell’Associazione Culturale Triskelion organizzatrice dell’evento –  in apertura della tavola rotonda. “Questo incontro è stato voluto per esaminare il fenomeno sociale del calcio e dello stadio” ha continuato  Millefiorini. A prendere la parola, subito dopo, è stato Fabio Polese dell’Associazione Culturale Tyr, che si è occupato più volte, scrivendoci articoli, della questione Tessera del Tifoso. “Uno strumento di controllo e di marketing”, ha dichiarato Fabio Polese, “Ce la fanno passare come una semplice fidelizzazione ma sottoscrivendo la tessera, si sottoscrive anche una carta  ricaricabile con codice IBAN” e ha continuato, “con presunte agevolazioni invoglieranno i possessori della card a fare movimenti elettronici, movimenti che sono a tutti gli effetti il paradiso delle banche, in quanto, vengono messi  soldi reali, cartacei nelle casse degli istituti finanziari e, in cambio, danno moneta elettronica”. Il suo intervento si è incentrato proprio sulla Tessera del Tifoso, ponendo tematiche interessanti e domande sulla vera identità di questa tessera. “Siamo una nazione che vive di calcio ma molti, troppi, sono i morti dimenticati” ha detto Leonardo Varasano, giornalista e collaboratore di diverse testate, analizzando il problema sociale dei morti da stadio e facendo un excursus della storia del tifo.  In ultimo, ha preso la parola Maurizio Martucci, giornalista e saggista, autore tra l’altro, di “Cuori Tifosi”, edito da Sperling & Kupfer - pagg. 480, euro 18,00 -. “Un paese senza memoria è un paese senza futuro” ha detto Maurizio Martucci. E proprio il suo libro “Cuori Tifosi” è partito dalla ricerca storica di fatti di cronaca che, con non poche difficoltà, ha realizzato per non dimenticare tutte le persone scomparse per vicende legate allo stadio. Il calcio ha ucciso e non sempre è stata colpa di frange violente del tifo organizzato, anzi, molte volte è successo a causa della mala organizzazione, di situazioni prese alla leggera e, non ultimo, da alcuni personaggi delle forze dell’ordine. “E’ un problema atavico, in Italia, si aspetta sempre una legge per gli stadi ma dell’incolumità fisica dei tifosi non importa nulla, o quasi, a nessuno” ha sostenuto Maurizio Martucci. La tavola rotonda è continuata con un interessante dibattito fatto dai relatori stessi e dal pubblico intervenuto. L’Associazione Culturale Triskelion, nel ringraziare le persone presenti, ha dato appuntamento nei prossimi mesi per ulteriori e avvincenti appuntamenti.



http://www.agenziastampaitalia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1040:bloody-sunday-quando-il-calcio-uccide&catid=25:r&Itemid=55


martedì 12 ottobre 2010

Cuori Tifosi.





Fabio Polese intervista Maurizio Martucci
Da Il Fondo di Miro Renzaglia,
www.mirorenzaglia.org

Maurizio Martucci, giornalista e scrittore, dopo  11 Novembre 2007, l'uccisione di Gabriele Sandri una giornata buia della Repubblica e Cuore tifoso. Roma-Lazio 1979, Un razzo ha distrutto la mia famiglia, Gabriele Paparelli racconta, ha recentemente pubblicato Cuori Tifosi edito da Sperling & Kupfer (pagg. 480, euro 18,00) - nella Collana Le Radici del Presente diretta da Luca Telese. Un libro che racconta i morti dimenticati degli stadi italiani per cercare di non farli sparire nelle menti di una nazione che vive di calcio.

«La morte è uguale per tutti» così inizia l’introduzione al suo nuovo lavoro e così recitavano gli striscioni delle curve italiane in più di un’occasione per ribadire che la morte di un tifoso, di un ultras non vale certo meno di quella di qualunque altra persona. Crede davvero che sia così? Crede che uno Stato, o più in generale, una società come quella attuale, sia in grado di ricordare in ugual modo tutti i suoi morti?

Niente affatto, sono convinto dell'esatto contrario! E nella schietta sinteticità della frase, questo striscione esposto in curva nel lontano 1993 stanava già l'equivoco, denunciandone il paradosso. La nostra memoria storica è correlata all'azione culturale che i mezzi d'informazione e di comunicazione di massa riescono ad esercitare sul nostro immaginario collettivo. Il grado di incidenza di un sentimento popolare è subordinato al grado di performance del messaggio su reti sociali e ripetitività nel tempo. In parole povere, passata l'onda emotiva del primo momento, se ad un caso di cronaca nera con eco nazionale non si fa seguire una calendarizzazi one della ricorrenza o un ciclo di verità, scadenzando un percorso di memoria, si sconfina presto in una dimensione d'oblio. La gente dimentica, la gente scorda, distratta dagli affanni della quotidianità com'è fisiologico che sia. E alla fine, passati 5-10 anni di distanza dall'accaduto, anche il più efferato disastro può passare nell'anonimato come se non si fosse mai consumato. Se chiedi in giro cosa evoca il nome di Ustica, passati 30 anni dal disastro del DC-9 capita che trovi qualcuno che ti risponde 'E' una meta estiva per le vacanze!' Nessuno ricorda più del dolore delle famiglie e la morte diventa inutile anziché rappresentare un monito per il futuro. E pensa cosa accade quando un'informazione depistante riesce a confondere la vittima col carnefice, oppure quando invece di parlare di un attentato si parla di un incidente oppure di una morte naturale invece che di un omicidio. In quest'ultimo caso si entra nella categoria delle cosiddette morti scomode, quelle che il pensiero unico, allineato e politicamente corretto preferisce ignorare mettendoci una pietra sopra. Alla faccia della verità e della giustizia. In altri contesti si parlerebbe di omertà, invece...

Si chiamano Augusto, Giuseppe, Vincenzo, Gabbo, Antonio, Spagna, Celestino, Cioffi, Stefano, Mau... Ha trovato difficoltà a reperire documenti ed informazioni su strani casi di morte?

Eccome! Praticamente sono partito da zero: ho ricostruito decine di vicende processuali e casi scomodi, raccogliendo testimonianze di prima mano e il racconto di avvocati e famigliari delle vittime. Esiste una storiografia e un'appendice bibliografica scientificamen te valida per i martiri del dopo-guerra, per le vittime degli anni di piombo, per i più recenti casi di cronaca nera di Cogne, Garlasco, Meredith a Perugia. Ma prima di 'Cuori Tifosi'... c'era un vuoto culturale che aleggiava sopra i martiri del calcio. Nessuno li aveva mai considerati nella loro complessa drammaticità, nessuno aveva mai scritto a 360 gradi delle loro incredibili storie. Ed il dato dovrebbe far riflettere, visto che il calcio è una delle prime industrie del paese e primeggia per fatturati da capogiro. Tanti parlano di tattica, allenatori e calcio mercato, ma nessuno aveva mai scritto questa storia d'Italia sconosciuta e dimenticata. Questa è la genesi di 'Cuori Tifosi', è la storia di decine di ragazzi e ragazze che in un modo o nell'altro sono morti per questo sport.

Nella sua presentazione del libro al Campidoglio di Roma ha dichiarato: "Il libro è rivolto alle istituzioni, che non dialogano mai, e mai l’hanno fatto, con i tifosi, come nel caso della tessera del tifoso". Una dichiarazione che sembra più un appello. Sbaglio?

Esatto. Il mio è un invito lanciato da un'aula tra le più rappresentativ e del paese. Giustamente tutti dicono che bisogna contrastare la piaga della violenza nel calcio, recuperare i giovani che guerreggiano.. .. ma poi nel concreto mi sembra si faccia poco o nulla e anzi provvedimenti come il programma Tessera del Tifoso partono più da una logica di fisiologica espulsione per soglie d’acquisto e Black List anziché di ricomposizione . Ti porto un dato: partendo dal Governo, passando per regioni e province scendendo giù sino al più piccolo dei comuni italiani, sai tra questi quanti sono i ministeri e gli assessorati che si occupano di sport, politiche sociali, politiche giovanili e culturali? Sono una marea, talmente tanti che impiegheresti una settimana solo per censirli. Ebbene, di tutti questi organismi, sai dirmi quanti effettivamente propongono programmi o progetti rivolti al popolo degli stadi per creare e diffondere una vera cultura del calcio e del tifo e per contrastare fenomeni reazionari valorizzando lo spirito aggregativo e passionale? Te lo dico io: nessuno! Ecco, manca la volontà politica di parlare con i nostri giovani, manca la forza per dire si faccia un passo in avanti ma anche uno in dietro. In due anni di tavole rotonde hanno concepito la Tessera del Tifoso confrontandosi con società private, agenzia di servizi, istituzioni, management sportivo, insomma... con tutto e tutti, tranne che con i tifosi! Non ti sembra strano? La Tessera del Tifoso è uno strumento per i tifosi, ma nessuno ha mai pensato di accoglierne preliminarment e il parere. I tifosi sono rimasti esclusi dalla filiera, cioè gli utenti finali si sono visti calare dall'alto questa carta prepagata e ancora non si capisce come una fidelity card possa contrastare la violenza con la tesi del 'Più Spendi, Più Tifi'. Si è persa una grande occasione! La vera alternativa è Cuori Tifosi, è la cultura del dialogo, del confronto: fare cultura sentendo le voci di tutte le componenti, ricordando la storia degli stadi, evidenziando gli errori del passato affinché non si ripetano in futuro. Ma forse è più sbrigativo isolare e ghettizzare i tifosi. Così va l'Italia...

Si appunto, la Tessera del Tifoso. Lei ha scritto diversi articoli sull’argomento, ci sono novità? Lo stadio è diventato un salotto buono come volevano farci credere?

Le novità le avevo anticipate nei miei articoli, dove facendo semplicemente inchiesta giornalistica mi ero accorto che questa tessera è piena di anomalie: il Garante della Privacy ha da poco aperto un’istruttoria sull'ipotesi di uso scorretto del trattamento dei dati personali ed a breve dovrà pronunciarsi, così come il TAR del Lazio a Dicembre sarà chiamato a dirci se sussiste o meno l'incostituzionalità di un articolo di legge (9 del 41/07) più adatto ad uno stato di polizia dell'800 che ad pese civile, garantista e liberale da terzo millennio. Infine gli stadi vuoti, a Trieste pure i tifosi finti, disegnati su striscioni di plastica. Da contraltare l'aumento degli abbonati in pay-per-view, il ripetersi sistematico di isolati episodi di violenza in linea con il trend degli ultimi anni e la creazione di zone miste di tifosi non tesserati mischiati ai tifosi di casa, coi settori ospiti deserti sorvegliati da steward che controllano solo l'ombra di se stessi. Roba da ridere se non fosse che è a rischio l'incolumità fisica del pubblico. Per questo il Sindaco di Cesena ha scritto al Prefetto chiedendo una revisione dell'iniziativa Tessera del Tifoso. Forse qualcuno pensa che il primo cittadino romagnolo sia un violento ultrà che perora la causa degli incidenti selvaggi? Oppure a Cesena ci si è accorti che così com'è questa Tessera del Tifoso non sta in piedi e non porta da nessuna parte?

Secondo lei, potremo smettere di parlare di morti di calcio? Potrà mai cambiare qualcosa a livello di sicurezza negli stadi? Non parlo certo della sicurezza attraverso decreti che intendono militarizzare ancora di più le gradinate italiane…

Si può smettere di morire di calcio metabolizzando il modo assurdo in cui per 90 anni si è morti di calcio. La prima vittima è datata 1920, l'ultima 2009. Di calcio si è morti per vili agguati di isolate frange reazionarie, per assalti condotti all'arma bianca, per vandalismo, ma anche per eccesso di repressione delle forze dell'ordine, per stadi fatiscenti, per malasanità e non ultimo, vedi la vicenda di Gabriele Sandri, un'informazione malata ha preteso di far passare il teorema che si potesse morire di calcio anche quando tutto questo tormentato mondo non c'entrava affatto e lo stadio più vicino si trovava a centinaia di chilometri di distanza dalla scena del delitto...

Torniamo a Cuori Tifosi. Sono iniziate le presentazioni del libro, quali saranno i prossimi appuntamenti?

Le richieste sono tante ed arrivano da ogni parte d'Italia. Dopo Roma e Viterbo sarò presto ad Udine, Torino, Firenze, Perugia e poi nelle Marche. Il mio augurio è che quante più persone possibili riescano ad interfacciarsi con queste storie, perché dal sacrificio immotivato dei "Cuori Tifosi" può nascere un rinnovato cambiamento, un nuovo processo di crescita culturale per guardare con fiducia al futuro, memori degli errori del passato...


http://www.mirorenzaglia.org/?p=16047


mercoledì 1 settembre 2010

IO STO CON GLI ULTRAS.



Siamo stufi, arcistufi, di questo Stato di polizia. Che non è quello delle intercettazioni telefoniche, come pretende Berlusconi che ha la coscienza sporchissima, che sono perfettamente legittime quando autorizzate dalla Magistratura, ma quello dove le libertà più elementari sono osteggiate, conculcate, vietate, proibite, scomunicate, tranne quella economica anche quando passa sul massacro della popolazione (è “la libera intrapresa” a creare la disoccupazione, oh yes, ma questo ve lo spiegherò in un’altra occasione) e, ovviamente, quelle del Cavaliere che può corrompere testimoni in giudizio, pagare mazzette ai finanzieri, consumare colossali evasioni fiscali, avere decine di società “off shore”, precostituirsi “fondi neri” impunemente perché, attraverso i suoi scherani, si fa cucire leggi su misura che lo tengono fuori dai processi. Non bastassero già le leggi nazionali, dove sono sempre più feroci i limiti imposti al consumo di alcol, al fumo, non solo a tutela dei soggetti passivi ma anche di quelli attivi, alla prostituzione (da strada naturalmente, quella delle escort e soprattutto dei loro importanti clienti è immune), ora, dopo un altro demenziale decreto del ministro Maroni, ci si sono messi anche i sindaci, in particolare leghisti, ma non solo, a imporre i divieti più grotteschi e assurdi. A Verona è proibito sbocconcellare un panino in strada, consumare alcol fuori dai bar, bagnarsi nelle fontane, girare a torso nudo (il Mullah Omar era più permissivo). A Vicenza ci sono multe salatissime (500 euro) “per camper e roulotte che trasformano la sosta in un bivacco”. A Novara sono vietate le passeggiate notturne nei parchi se si è più di due (durante il fascismo ci volevano almeno cinque persone per considerarle “radunata sediziosa”). A Eraclea (Sicilia) è proibito ai bambini costruire castelli di sabbia in riva al mare. A Firenze, a Venezia, a Trento e in altre città è vietato chiedere l’elemosina, cosa che non si era mai vista prima (nemmeno nei “secoli bui” del Medioevo, anzi, tantomeno nel Medioevo in cui si riteneva che il mendico, come il matto, avesse, per dei suoi misteriosi canali, un rapporto privilegiato con Dio) in nessuna società del mondo, eccezion fatta per l’Unione Sovietica. Adesso, sempre per iniziativa del solerte Maroni, è arrivata anche la “tessera del tifoso”. È intollerabile che uno per andare a vedere una partita di calcio debba chiedere la patente alla società. Una schedatura mascherata, socialmente razzista perché imposta solo ai tifosi che vanno nel “settore ospiti”, cioè dietro le porte e nelle curve, mentre chi può pagarsi i “distinti” non subisce questa gogna. In realtà questa misura illiberale va nel segno di una tendenza in atto da molti anni: eliminare via via il calcio da stadio a favore di quello televisivo e degli affari di Sky, Mediaset e compagnia cantante (con corollario di moviola, labiali, giocatori scoperti in flagranti e sacrosante bestemmie – robb de matt – e, da quest’anno, anche la profanazione del tempio sacro dello spogliatoio). Ma chi conosce anche solo un poco il “frubal”, come lo chiamava Gioann Brera ai tempi belli in cui tutte queste stronzate non esistevano, sa che fra il calcio visto allo stadio e quello visto in casa, in pantofole, fra una telefonata e l’altra e magari sbaciucchiandosi con la fidanzata (orrore degli orrori, il calcio è un rito che vuole una concentrazione esclusiva, non sono mai andato allo stadio con una ragazza e fra Naomi e Ruud Van Nistelrooy – doppietta allo Shalke 04 per inciso – non ho dubbi) non corre alcuna parentela. Per vivere davvero la partita, per capirla, bisogna essere allo stadio, vedere tutto il campo (ci sono centrocampisti che, se guardi la partita in Tv, sembrano aver giocato male perché han toccato pochi palloni e invece hanno giocato benissimo, di posizione) e non solo quello che garba al cameraman. Dal 1983 – introduzione del terzo straniero – il calcio da stadio ha perso il 40% degli spettatori. Quest’anno gli abbonamenti sono ulteriormente crollati del 20%. Molti tifosi hanno solidarizzato con gli ultras in rivolta e non l’hanno rinnovato. E poi ci sono le ragioni, così efficacemente spiegate da Roberto Stracca in un servizio sul Corriere (26/8) e che hanno tutte la stessa origine: scoraggiare la gente dall’andare allo stadio. “Anche chi non è ultrà – scrive Stracca – e non ha mai pensato di esserlo, dopo biglietti nominali, necessità di un documento per un bambino di 8 anni, odissee fantozziane nella burocrazia più ottusa per una partita di pallone, non ne ha potuto più e ha finito per dire addio allo stadio e aderire alla sempre più ricca offerta televisiva”. Maroni, contestato violentemente da 500 ultras bergamaschi alla Festa della Lega ad Alzano Lombardo, ha detto: “Dicono di essere dei tifosi, ma non lo sono. Sono dei violenti”. E invece gli ultras sono gli ultimi, veri, amanti del calcio. Qualche anno fa, in una domenica canicolare e patibolare di giugno, i demonizzatissimi ultras in rappresentanza di 78 società, di A, di B, di C e delle serie minori, diedero vita a Porta Romana, a Milano, davanti alla sede della Figc, a una civilissima manifestazione al grido di “Ridateci il calcio di una volta!” (cioè: numeri dall’uno all’undici, arbitro in giacchetta nera, pochi stranieri, riscoperta dei vivai e, soprattutto, basta con l’enfiagione economica che ha distrutto tutti i valori mitici, rituali, simbolici, identitari, che ne hanno fatto la fortuna per un secolo, a favore del business e che finirà, prima o poi, per farlo scoppiare come la rana di Esopo). La notizia – mi pareva una notizia – passò sotto silenzio. Persino la Gazzetta dello Sport dedicò all’avvenimento un box di poche righe. Non bisognava disturbare il manovratore. Cioè gli affari. Due parole sulla “violenza” Ad Alzano Maroni ha detto anche: “Io con i violenti non parlo”. E allora il primo cui non dovrebbe rivolgere la parola è Umberto Bossi, il suo Capo. L’ineffabile Maroni si è dimenticato che il leader del Carroccio, agli albori della Lega, dichiarò: “Ho trecentomila leghisti pronti a estrarre la pistola dalla fondina” (in realtà quelli, dalla fondina, possono estrarre al massimo il loro cellulare), e in seguito: “andremo a prendere i fascisti uno a uno, casa per casa”, e ancora, a proposito dei magistrati, “bastano delle pallottole e una pallottola costa solo 300 lire”, e di recente ha anfanato di fucili e altre armi se non gli concedevano non mi ricordo che cosa, parole che dette da un esponente del Governo, sono ben più gravi delle quattro macchine date alle fiamme durante la contestazione di Bergamo. Io sto con gli ultras. Anche quelli violenti di Bergamo. Perché mi paiono gli unici ad aver voglia ed energia di rivolta in un Paese in cui i cittadini si fan passare sopra ogni sorta di abusi, di soprusi e di autentiche violenze sempre chinando la testa. Sudditi. Nient’altro che sudditi.

Di Massimo Fini, "Il Fatto quotidiano", sabato 28 agosto.


giovedì 22 luglio 2010

Sempre sulla Tessera del Tifoso....


Tessera del tifoso
Intervista a Fabio Polese

Di Ettore Bertolini, Agenzia Stampa Italia - 23/07/2010

1) Che cosa è la tessera del tifoso?

La Tessera del Tifoso è uno strumento di controllo e di marketing che non serve nient’altro che a mantenerci in linea con la società del consumo e della tanto decantata sicurezza nella quale, purtroppo, viviamo. Non si spiegherebbe, altrimenti, il perché ci sia bisogno di obbligare qualsiasi persona che vuole fare l’abbonamento a prendere una vera e propria carta di credito ricaricabile con tanto di codice IBAN (International Bank Account Number). Va considerato inoltre lo smisurato giro di soldi che porterà. Basta pensare che il solo costo per acquistarla, per quasi tutte le società, si aggira intorno ai 10,00 €. Per fare un esempio concreto, pensiamo a quante Tessere del Tifoso riusciranno a far fare tra le grandi società calcistiche italiane come Inter, Juve o Milan. Mille, duemila? Moltiplichiamo per diverse centinaia e il conto è fatto. E’ tempo di crisi economica, aiutiamo le banche! Per non parlare poi di tutti gli escamotage che ne verranno fuori per far fare più movimenti bancari possibili attraverso pseudo offerte/sconti con Autogrill, merchandising, Ferrovie dello Stato e chi più ne ha più ne metta… Sul sito della Lega Pro si legge: “Ottenere una carta di pagamento ricaricabile Visa con un proprio IBAN (...) consente di (...) trasferire in real time denaro da una carta all'altra (card to card) (...) Maggiori servizi e benefici concreti: premi, merchandising, biglietti, convenzioni (...) La tessera rappresenta un borsellino elettronico che consente di fare operazioni di varia natura, acquisti online, prelevare contanti, trasferire denaro, ricaricare il telefonino”. Vogliamo parlare anche del fatto che chi ha già scontato il proprio debito con la giustizia, per i reati che ha commesso negli ultimi cinque anni, non potrà farne richiesta? E’ chiaro che non è una normale fidelizzazione tra la società calcistica e i propri tifosi come ci vogliono far intendere. 

2) E' veramente utile?

Sicuramente. Per gli istituti finanziari e per i controllori globali.

3) Risolve i problemi della sicurezza?

Ma stiamo scherzando? Con le ultime norme in materia di sicurezza negli stadi, tornelli e biglietti nominativi in primis, doveva essere già stata debellata la violenza negli stadi. E’ stato così? No, assolutamente no. Ho quasi la sensazione che faccia comodo poter criminalizzare qualcuno per non far pensare alla massa omologata gli enormi problemi ai quali stiamo passivamente assistendo.

4) Cosa ne pensano i tifosi?

Da tempo i veri tifosi, gli ultras, hanno contestato la Tessera del Tifoso con i mezzi a loro disposizione. Sono scesi in piazza e hanno gridato la loro rabbia, hanno fatto conferenze informative, articoli, comunicati, striscioni e volantinaggi. Ma c’è anche chi pian piano si sta piegando e dopo tanto rumore sottoscriverà la Tessera. Sono usciti comunicati di grandi tifoserie italiane che si auto legittimano a fare la Tessera per l’amore dei propri colori. Dietro il calcio, anche nelle curve, sia chiaro, non su tutte, c’è il business che va portato avanti… Non so se mi spiego.

5) E' provvedimento democratico? Non limita le libertà individuali sancite dalla costituzione? Condiziona l'evento ludico? Uccide i colori e le passioni dei tifosi?

Bisognerebbe vedere quale significato si da alla parola democrazia. Polemiche a parte, qui mi ricollego alla mia risposta alla prima domanda. E’ democratico che chi ha già scontato i propri debiti con la giustizia se non sono passati cinque anni non possa farne richiesta? E’ democratico che ogni società calcistica possa adottare arbitrariamente le proprie soluzioni? E’ democratico che se una famiglia decidesse all’ultimo momento di andare a vedere la squadra della propria città in una trasferta vicino non possa andarci perché non ha questa benedetta Tessera del Tifoso? E’ democratico che, anche se io avessi la volontà di farla, dovrei silenziosamente accettare una carta di credito? E’ democratico che chiunque voglia fare la Tessera debba dare tutti i suoi dati ad enti terzi? E’ democratico schedare chiunque voglia andare allo stadio e invece non schedare chi ha interessi diversi come ad esempio il cinema? E’ democratico aiutare le banche e non i disoccupati o i senza casa? A voi le risposte…

6) Cosa possono fare i tifosi per impedirla?

Semplicemente far vedere che sono la parte più pulita del calcio e che mai si piegheranno a tali leggi liberticide né tantomeno allo sporco gioco economico che ci gira intorno con sponsor, pubblicità, banche e Sky. Forse la prima mossa da fare, anche se dolorosa per i veri appassionati di calcio, sarebbe quella di abbandonare lo stadio e far sentire il silenzio di una gradinata vuota. Sta a loro scegliere se riconquistare la libertà o continuare ad essere massa rumorosa e fastidiosa solo all’orecchio come le vuvuzelas che hanno accompagnato questi ultimi mondiali di calcio.


CLAMOROSA SORPRESA: LA TESSERA DEL TIFOSO E’ ILLEGALE!


Ne sapevamo già tante: la Tessera del Tifoso non è un obbligo di legge e poggia su un dispositivo che il TAR Lazio ne valuterà l‘incostituzionalità. E' un’imposizione per i club e una scrematura preventiva del pubblico, senza la certezza di estirpare i fenomeni violenti. Limita le libertà di movimento dei cittadini e mina la privacy, colpa il micro-chip con identificazione a radio frequenza. E’ un’operazione di marketing speculativo e il Presidente dell’UEFA l’ha bocciata senza riserve. E così via, sciorinando a più non posso le criticità di questa rivoluzione all’italiana. Ma l’ultima scoperta ha davvero del clamoroso: la Tessera del Tifoso è illegale! Contrasta una legge dello Stato varata dopo la morte dell’Ispettore di Polizia Filippo Raciti e va contro il Codice di Giustizia Sportiva della Federazione Italiana Giuoco Calcio.
 
TESSERA ILLEGALE
L’art. 8 della Legge 4 Aprile 2007 N° 41, che ha convertito il Decreto dell’8 Febbraio 2007 N°8 recante“misure urgenti per la prevenzione e la repressione di fenomeni di violenza connessi a competizioni calcistiche”, obbliga i club di Serie A, B, Lega Pro e Dilettanti ad escludere qualsiasi tipo di facilitazione per i tifosi, pena una sanzione amministrativa del Prefetto con multa dai 50.000 ai 200.000 euro. Ecco il passaggio in questione: “E’ parimenti vietato alle società sportive corrispondere contributi, sovvenzioni, facilitazioni di qualsiasi genere ad associazioni di tifosi comunque denominate”. Un divieto che riguarda anche le cosiddette associazioni di fatto, disciplinate dal codice civile, nelle quali si fanno rientrare anche i possessori della Tessera del Tifoso che, per il peculiare elitarismo voluto dal Ministro dell’Interno Maroni, sono facilitati da offerte commerciali e proposte logistiche atipiche: esclusività per l’acquisto di abbonamenti stagionali e biglietti in trasferta per i settori ospiti. Esclusività per i biglietti in casa nelle gare giudicate a rischio dal CASMS. Accesso dedicato allo stadio con varchi prioritari (ancora da costruire). Agevolazioni per l’acquisto di merchandising e pacchetti finanziari (per i supporter della Fiorentina anche prestiti di denaro e mutui viola!) In parole povere, benefit per una cerchia di tifosi ufficiali, per i quali l'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive spinge le società a favorire “la concessione di facilitazioni, privilegi e/o benefici”. Cioè quanto vietato dalla legge pubblicata in Gazzetta Ufficiale nel 2007, dopo la morte di Raciti.   
 
CONTRO IL CODICE SPORTIVO
Stesse prescrizioni nel Titolo I delle norme di comportamento previste dal Codice di Giustizia Sportiva della FIGC, al primo comma dell’art. 12 (“Prevenzione di fatti violenti”): “Alle società è fatto divieto di contribuire, con interventi finanziari o con altre utilità, alla costituzione e al mantenimento di gruppi, organizzati e non, di propri sostenitori”. Cos’altro sarebbe la Tessera del Tifoso se non uno strumento per contribuire con altre utilità alla costituzione e al mantenimento di gruppi di tifosi? Cos’altro intendono i marketing manager per “community da fidelizzare” con la fidelity card? Regolamento sportivo e legge parlano chiaro: i titolari delle nuove carte non aderiscono ad un’associazione legalmente riconosciuta con finalità di divulgazione dei valori della Carta Olimpica e non hanno nemmeno l’obiettivo di gemellaggi con altri tifosi (art. 8, L. 41/07).
                                                        
GLI ESPERTI: NORME SCOORDINATE
“Nella fretta di varare la tessera del tifoso – sostiene l’Avv. Lorenzo Contucci, esperto di cause per reati da stadio -ci si è dimenticati di coordinare le norme. Forse non sarebbe stato possibile, visto che la tessera non ha fondamento normativo ma si basa su una circolare amministrativa. In realtà i Prefetti dovrebbero contravvenzionare le società che, con la tessera, costituiscono la categoria dei tifosi ufficiali senza formare prima un’associazione legalmente riconosciuta. Potrebbe configurarsi l’omissione di atti di ufficio. Agevolazioni come per l’abbonamento sono una violazione di legge”. “Già il decreto del 1995 postumo l’omicidio Spagnolo vieta legami tra società e tifosi – ribatte Giovanni Adami, legale di molti sostenitori di curva – La tessera è una facilitazione che va contro questo principio. Oltre che in sede penale e amministrativa, si può pensare ad un esposto alla Procura Federale della FIGC.
 
DASPO AI CAMORRISTI
Ultrà non sempre è sinonimo di criminale, ma a Napoli certi gruppi camorristici non sono estranei alla gestione delle attività illecite che ruotano attorno allo stadio”. Lo afferma il procuratore aggiunto Giovanni Melillo, coordinatore della sezione criminalità predatoria della Procura di Napoli, dove un pool di pubblici ministeri è specializzato in reati da stadio. Melillo propone una ricetta inusuale: estendere le limitazioni della Tessera del Tifoso ai sottoposti a misure di prevenzione antimafia. “Il Daspo dovrebbe poter essere applicato anche a quanti, pur non essendo stati protagonisti diretti di comportamenti violenti negli stadi, abbiano riportato condanne, anche non definitive, per gravi delitti: rapina, estorsione, traffico di stupefacenti e, in generale, reati di criminalità organizzata”. In pratica, significa trattare i camorristi come gli ultrà o, preferibilmente, gli ultrà come i camorristi. Una formula che non lesina polemiche. “Lo stadio non è un luogo extraterritoriale – replica l’Avv. Contucci – lo stesso principio dovrebbe valere per discoteche e osterie: contano una decina di morti l’anno. Sono dichiarazioni contraddittorie: prima si dice che gli ultrà sono vicini alla camorra, poi che la camorra non gestisce le curve di Napoli ma bagarinaggio, scommesse e gadget contraffatti. Cosa ben diversa.” “Rispetto la posizione del procuratore di Napoli – conclude l’Avv. Adami – ma il legislatore ha creato misure restrittive circoscritte alle sole manifestazioni sportive. La giurisprudenza (TAR Toscana e Liguria) dice che il DASPO non può colpire il delinquente abituale. Non vedo il motivo di estenderlo ai dediti ad attività criminale: c’è già il codice di procedura penale”. Segno dei tempi: sta partendo la Tessera del Tifoso e, seppur fuori legge, tra i magistrati partenopei c'è già chi propone di superarla. Se non ce ne fossimo accorti, gli stadi sono diventati il Nuovo Laboratorio Italia. Tra un pallone, un coro e una bandiera si sperimentano misure di controllo sociale di massa e ardite peripezie giurisprudenziali. 
 
Maurizio Martucci
 
(Fonte: LIBERAL, 22.7.2010, p. 21)


martedì 6 luglio 2010

Tessera del tifoso. Tra banche marketing e controllo sicuritario.


Fabio Polese intervista Maurizio Martucci da:


http://www.mirorenzaglia.org/?p=14543

Ci siamo quasi o, ci dovremmo essere. All’inizio della stagione calcistica 2010/2011 dovrebbe partire la tanto decantata “Tessera del Tifoso”. Tanto si è sentito e tanto si è scritto, ma, nonostante questo, la tessera viene ancora descritta dai più come una semplice affiliazione alla propria squadra del cuore. Nei miei precedenti articoli[1] avevo segnalato alcune delle nefandezze che questa tessera proponeva allo scopo di mantenerci in linea con la società del consumo e del controllo nella quale viviamo. Il Dott. Maurizio Martucci [nella foto sopra], giornalista e autore di diversi libri[2], ha segnalato, attraverso numerosi articoli, un’ulteriore e interessantissima falla di questa tessera, il micro-chip a tecnologia Radio Frequency Identification (RFID). lo abbiamo incontrato e gli abbiamo posto qualche domanda.

Inizierei subito con il chiederle: quale differenza c’è tra la Tessera del Tifoso italiana e quelle già in uso nelle altre nazioni europee?

La differenza è sostanziale, oltre che di genesi. All’estero la tessera del tifoso è esattamente il contrario del nuovo ‘Modello Italia’ voluto dal Ministro Maroni e dall’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive. In Germania, Portogallo, Spagna e Inghilterra la tessera del tifoso non è obbligatoria ma facoltativa. Viene vissuta come un privilegio, non come un’imposizione calata dall’alto. E non é necessaria per abbonarsi allo stadio. Non è una carta di credito e nemmeno una carta ricaricabile. Le carte al consumo col brand di banche o circuiti di intermediazione finanziaria, American Express, MasterCard o Visa sono ben altro. Ad esempio Chelsea e Liverpool offrono ogni anno delle vere e proprie ‘Priority Card’, cioè carte di priorità, delle membership card per avere il diritto di prelazione all’acquisto dei biglietti prima di altri tifosi. E’ una fidelizzazione attiva del fan alla vita del club: più stadio vivi, più trasferte fai, prima degli altri puoi prenotare il tuo posto per andare in trasferta a Birmingham o Manchester. E non c’entrano niente i gadget né le banche. Non è una fidelizzazione necessariamente commerciale come in Italia, dove si parla forzatamente di sconti per stazioni di servizio dell’Autogrill o di merchandising. E poi, oltretutto, deve ancora essere presentato un ventaglio di servizi e prodotti. Pensate: stanno vendendo queste carte senza nemmeno informare il consumatore su quali offerte potrà contare: bel modo di fare marketing! Farebbe inorridire ogni studente universitario alle prese con una progettazione di start-up, di lancio sul mercato di un nuovo prodotto. Ti dicono: “Tu intanto prenditela, poi ti diremo cosa farci!” Nei paesi iberici invece la tessera del tifoso ti da diritto ad entrare davvero nel cuore del club: i tifosi di Barca, Benfica, Sporting e Real Madrid con queste carte ci eleggono pure il presidente, insomma entrano in prima persona nelle questioni decisionali. Ti dicono: preferisci Florentino Perez o Laporta per la presidenza? Una tessera, un voto in assemblea. Esattamente l’opposto dell’Italia, dove il tifoso sarà un soggetto passivo, forzato solo ad obbedire e pagare, a farsi mungere il portafogli con la scusa dell’amore per la maglia. Ma lo deve fare, sennò si scorda lo stadio! Sono certo di una cosa: se prima di iniziare questo tormentato programma avessero chiesto un parere preventivo ai tifosi, dicendo: “Abbiamo pensato questa carta. Si chiamerà Tessera del Tifoso. Siete favorevoli o contrari? La volete? Si o no?”. Immagino le risposte della gente. Un plebiscito. E invece non hanno chiesto niente a nessuno. Si sono armati e sono partiti. Ecco le conseguenze…

Chi potrà usufruirne e chi no? Ci saranno dei cittadini di serie A e dei cittadini di serie B proprio come i campionati di calcio nostrani?

Pensata come strumento di contrasto al fenomeno della violenza nel calcio, stiamo assistendo al più classico scarica barile, ad una sorta di politica nel nome di Ponzio Pilato. Le società se ne lavano le mani. Provate a chiedere ad un direttore di marketing di Serie A, B o Lega Pro se al momento della vendita della sua tessera del tifoso riuscirà a garantirvi l’incolumità fisica dentro e fuori lo stadio, in casa o in trasferta. Sai cosa ti diranno? “Non dipende da noi”. A no? E da chi deve dipendere? Eppure il contratto lo stipulate voi! Eppure negli stadi la sicurezza la garantiscono le società con gli steward, che sono loro personale interno! La discriminante è la legge: non c’è una legge dietro il programma tessera del tifoso, e ogni società adotta arbitrariamente le sue soluzioni. Ad uso e consumo privato, alla faccia del legislatore! Un’anomalia tipicamente italiana. Siamo alla deregulation: Modena, Cesena e Bologna la negano a chi ha dei carichi pendenti. Roma, Lazio, Samp, Varese e Figline hanno rispolverato una legge del 1956 che parla di diffida del Questore per dediti all’ozio, vagabondaggio, spaccio di droga, sfruttamento alla prostituzione. E che c’entra un foglio di via per questi reati col calcio? Tutti i club la vietano ai destinatari di DASPO e ai condannati per reati da stadio anche in primo grado. Ecco il punto: e se uno viene assolto in appello o in cassazione? Dov’è il garantismo e il presupposto di non colpevolezza fino al terzo grado di giudizio? Il TAR del Lazio si pronuncerà sull’incostituzionalità dell’art. 9 L. 41/07, magicamente sparito nel nulla dai contratti! Capitolo DASPO: chi c’è l’ha… già lo scorso anno non poteva comprare i biglietti nominativi e non entrava allo stadio. Dov’è la novità della tessera del tifoso? Siamo all’isterismo normativo… Il prossimo anno dovremmo chiederci se il nostro vicino di posto ha scontato una condanna per evasione fiscale, omicidio o pedofilia. E non per quale squadra tifa…

Ma non doveva servire solo per garantire di seguire la propria squadra nelle trasferte?

Si, ma guardiamo il precedente dell’ultimo Genoa-Milan: da Milano 371 milanisti avevano comprato i biglietti con regolare tessera del tifoso alla mano. Volete sapere qual è stata la loro garanzia? Nulla! Trasferta vietata e partita giocata con lo stadio a porte chiuse per problemi di ordine pubblico! A mio avviso la situazione potrebbe anche peggiorare. Perché per le prossime trasferte molti potrebbero evitare il settore ospiti, mischiandosi nelle tribune o nelle curve confinanti. Con quali caotiche conseguenze? Si tornerebbe ad una condizione tipica degli anni ’80, quando i tifosi avversari erano a contatto con quelli di casa. E intorno c’era il cordone della Polizia a sorvegliarli. E’ già successo a Siena-Roma. Si pensa di risolvere un problema e se ne creano altri. Come il tira e molla della coperta. Coprire da una parte per scoprirne un’altra. Per cose di questo tipo sono successi l’Heysel e le morti di Filippini, Di Maio…

Come mai una semplice tessera che, come dicono, servirebbe semplicemente alla fidelizzazione con il proprio club ha bisogno di un codice IBAN (International Bank Account Number) e di un relativo contratto con la banca di turno?

Non è proprio così. Sapendo che non potevano imporre l’apertura di milioni di conti correnti bancari ex novo ai tifosi di calcio italiani, si sono limitati a realizzare carte ricaricabili, tipo bancomat al possessore, cioè spendi moneta elettronica finché ci ficchi dentro moneta cartacea. E’ il paradiso delle banche: liquidità in cambio di virtualità! Statistiche alla mano, è un mercato potenziale di circa 4 milioni di nuove tessere del tifoso, cioè di circa 4 milioni di nuove carte ricaricabili da attivare dall’oggi al domani. Ogni operazione, tipo una ricarica o una movimentazione standard, costa in media 1 euro. Ogni carta, cioè ogni tessera del tifoso venduta, in media costa 10 euro. Moltiplicate per 4 milioni di clienti… e il conto totale è presto fatto. E le statistiche dicono che ogni carta ricaricabile fa in media tra le 12-14 movimentazioni annue. Almeno siano onesti: parlino apertamente di tessera del tifoso esclusivamente per una fidelizzazione economica. Perché di per sé il tifoso nasce già fedele. Ma a loro interessa legarlo economicamente, non affettivamente….

E la privacy? E Il micro-chip a tecnologia Radio Frequency Identification?

E’ un micro-chip che memorizza dati, localizzandoli anche geograficamente, canalizzandoli dentro un data base a disposizione di Club, società emettitrici delle carte (ad esempio la Lazio ha la carta con Poste Italiane) e società convenzionate agli sconti (poniamo ad esempio Autogrill). Un data base su cui fare marketing 365 giorni l’anno! Entri in quel circuito… ed è fatta! Ti arrivano sms, newsletter, promozioni, opuscoli pubblicitari…. Già nel 2005 il Garante della Privacy metteva in guardia sulle criticità di questo RFID. Tranne pochissime eccezioni, il Sassuolo ad esempio, tutti gli altri contratti dei club che ho potuto esaminare, nemmeno riportano la sigla della tecnologia a radio frequenza e neanche le disposizioni di privacy che invece il Garante dice di richiamare in modo scrupoloso, nero su bianco. Come mai? So che l’Associazione in Difesa dei Consumatori Sportivi vuol ricorrere al Garante per denunciare questa violazione dei diritti. E FederSupporter ha fatto lo stesso per la questione dell’autocertificazione nell’atto di richiesta della card: vuole da FIGC e Lega Calcio una moratoria per non far passare migliaia di nominativi al vaglio della black list delle Questure, con quello che ne seguirebbe come appesantimento burocratico e svilimento dell’efficienza della pubblica amministrazione. Altrimenti l’autocertificazione a che serve? Va bene per avere un certificato di nascita dal mio comune ma non va bene per andare allo stadio?

Viviamo in una società dedita al controllo, alle mistificazioni e ai guadagni dei più, crede che prima o poi possa esserci una tessera anche per andare al cinema o… semplicemente per uscire di casa?

Dipende dai numeri, dai fatturati e dai trust, cioè dai blocchi di interesse economico e finanziario che si creano intorno ad un determinato fenomeno sociale. Dico per ridere e sdrammatizzare: se qualcuno brevettasse l’aria che respiriamo ogni istante, state certi che nascerebbe un mercato vergine per vendere l’aria a milioni di abitanti/clienti su tutto il pianeta! Oggi tutto è in vendita, anche pezzi di luna! Dagli anni ’80 in poi, il calcio è diventato preda di politiche capitalistiche sfrenate. Si è partiti con gli sponsor sulle maglie, poi con le multinazionali e con l’avvento delle pay-tv c’è stata un’accelerata improvvisa: l’ingresso delle banche nel ‘segmento tifosi’ credo sia nient’altro che il proseguo di questa strategia apolide consumeristica che sta traghettando la figura del tifoso semplice e spontaneo in quella di consumatore di servizi e prodotti. E’ uno stravolgimento dell’anima, uno smacco alla passione genuina e all’estemporaneità di chi sin da ragazzino soffriva per i colori della propria amata squadra. Domani tutto sarà prevedibile, tutto tracciabile, controllabile. Nulla avverrà più per caso. Mi torna alla memoria il periodo tra la fine del ‘700 e l’800, quello della lotta sulla visione del mondo che portò allo scontro illuministi e romantici. Oggi siamo arrivati alla tecnocrazia, alla sperimentazione di innovativi strumenti di controllo di massa. I tifosi delle curve si contrappongono a questo disegno con l’innato naturalismo delle espressioni aggregative libere e non condizionate…

Secondo lei, entrerà in vigore puntuale con l’inizio del campionato 2010/2011?

Non so, forse si, forse no. Già abbiamo assistito a 2 precedenti slittamenti. Non c’è 2 senza 3! Scherzi a parte… sono sicuro di una cosa: sin dalla prima di campionato ci saranno grosse anomalie e molte disparità in Italia. In questi giorni il Ministro Maroni ha mandato un segnale preciso ai club inadempienti: “Chi è senza tessera del tifoso, ne pagherà le conseguenze!” Beh… guardiamo proprio alle conseguenze, cioè alle spese: la gran parte degli stadi sono comunali. Molti Comuni hanno le casse prosciugate e i conti in rosso. Non sanno come far fronte alle spese per comprare tornelli, i lettori contactless per vagliare i micro-chip a RFID e nemmeno sono stati costruiti i tanto sbandierati varchi di accesso privilegiati. Su 132 società tra A, B e Lega Pro, ad oggi almeno il 75-80% non ha ancora la tessera del tifoso. E molti stadi non sono a norma. Quindi? Come la mettiamo? A meno di un clamoroso miracolo all’italiana nei mesi feriali di luglio e agosto, immagino ad esempio i tifosi di Milan e Varese che avranno le loro tessere del tifoso e quelli di Bari e Rimini che saranno senza… Staremo a vedere. Aveva ragione Franco Battiato: “Povera Patria…”

Note:

[1]
http://fabiopolese.splinder.com/post/21520133/la-tessera-del-tifoso-e-le-banche da Free Press Perugia, 17 Ottobre 2009 e http://fabiopolese.splinder.com/post/21352894/perche-bisogna-dire-no-alla-tessera-del-tifoso
da Rinascita 26-27 Settembre 2009.

[2] Maurizio Martucci, 11 Novembre 2007, l’uccisione di Gabriele Sandri una giornata buia della Repubblica, Roma, Sovera Multimedia, 2008, Maurizio Martucci, Cuore tifoso. Roma-Lazio 1979, Un razzo ha distrutto la mia famiglia, Gabriele Paparelli racconta, Roma, Sovera Multimedia, 2009, Maurizio Martucci, Cuori Tifosi. Quando il calcio uccide, i morti dimenticati degli stadi italiani, Milano, Sperling & Kupfer, 2010, Maurizio Martucci, Football Story. Musei e mostre del calcio nel mondo, Firenze, Edizioni Nerbini, 2010.

venerdì 25 giugno 2010

ENNESIMO BRACCIO DI FERRO SULLA TESSERA DEL TIFOSO.


Per chi ancora non l'avesse capito, è in atto un vero e proprio braccio di ferro tra il Ministro dell'Interno e le squadre di calcio. La contesa è la famigerata Tessera del Tifoso, una fidelity card che rischia di diventare un boomerang istituzionale. E a circa due mesi dall'inizio dei nuovi campionati, si naviga a vista con ultimatum e parole che suonano come fulmini tra nubi in tempesta: “Se uno non si adegua – ha sentenziato ieri Maroni – è perché ha deciso di non adeguarsi, cioè di non rispettare l'impegno che formalmente ha assunto nei confronti del Ministero dell'Interno con una lettera. Dopo di che, se così sarà, ne subirà le conseguenze, naturalmente!” Per capirci meglio, ad oggi l'85% delle 132 società di Serie A, B e Lega Pro non hanno ancora la  Tessera del Tifoso. E pare difficile che in 60 giorni si riesca a fare miracoli all'italiana. Per questo il Ministro attacca le società inadempienti, intimando di farle giocare senza pubblico, a porte chiuse nelle gare a rischio. Molti stadi non sono a norma per assenza di tornelli e di lettori dei micro-chip a radio frequenza che validerebbero gli accessi. Si vogliono far saltare i piani? Qualcuno rema contro Maroni? “No, sta mettendo in difficoltà chi non ha voluto adeguarsi in tempo, magari pensando che a non adeguarsi il Ministero potesse ripensarci. Non è così. Ne parliamo da due anni, c'è stato tutto il tempo... è un po' il malcostume italico quello di non adeguarsi alle novità e poi arrivare il giorno prima e chiedere il rinvio”. Novità, certo, ma non un obbligo di legge. Forse per questo i club si sono sentiti liberi di scegliere. Aderire alla tessera o non farla per niente. E se qualcuno dovesse presentarsi impreparato ai nastri di partenza? Si prospetterebbe un altro rinvio del progetto, dopo la falsa partenza del 1 Gennaio 2010? Si profila un nuovo slittamento del programma Tessera del Tifoso? Intanto la neopromossa Lecce mette le mani avanti e prudentemente alza bandiera bianca. Adolfo Starace, segretario generale salentino, incalzato in una tv locale sui temi della fidelity card giallorossa, ha confessato che “i club sono sotto ricatto” e prevede “che tra gli abbonati, molti non potranno assistere alle prime 2 o 3 partite casalinghe del Lecce.” Motivo? L'attesa della risposta  della Questura per il vaglio su Daspo e reati da stadio. Tempi troppo lunghi.“C'è una lettera scritta con l'impegno di tutti – ribatte Maroni – quindi non vedo francamente necessità di rinvii”. Parole chiare e nette, suffragate dai fatti, se è vero che un mese fa, prima di partire per i mondiali in Sudafrica, dal ritiro azzurro del Sestriere due alti funzionari del Viminale hanno abbandonato la comitiva azzurra, protestando contro le dichiarazioni di Daniele De Rossi: “La tessera del tifoso non mi piace – aveva detto il centrocampista di Marcello Lippi – allora perché non fare anche la tessera del poliziotto?” Un'infelice battuta costata una guerra di nervi tra Maroni e FIGC che intanto, insieme alla Lega Calcio, si è vista recapitare una lettera dai vertici FederSupporter che chiedono una moratoriaperla Tessera del Tifoso, appellandosi al testo unico in materia di documentazione amministrativa: “Non c'è bisogno del vaglio della black list delle Questure - ha detto l'Avvocato Massimo Rossetti, responsabile legale del nuovo sindacato nazionale unitario dei tifosi, riunitosi in convegno a Roma – Chiediamo una moratoria. E’ sufficiente che all’atto d’acquisto dell’abbonamento o del biglietto, l'acquirente fornisca una contestuale autocertificazione, magari attraverso un modulo predisposto dal Ministero dell’Interno, con il quale si può certificare a norma di legge di non aver riportato condanne per reati da stadio e di non essere soggetto a Daspo. Il Governo vuol favorire lo strumento dell'autocertificazione e il calcio fa finta di niente?” Staremo a vedere. Domani è un altro giorno. C'è ancora tempo fino al 29 Agosto, prima giornata di Serie A.
 
Maurizio Martucci
 
ARTICOLO PUBBLICATO SUL QUOTIDIANO 'LIBERAL' DEL 24.6.2010, PAG. 7


mercoledì 9 giugno 2010

C’è un problema di privacy per la tessera del tifoso.


Puntando l’indice sul micro-chip con tecnologia di identificazione a radio frequenza (RFID), l’ho scritto su Rinascita il 1 Giugno, titolando senza indugi: “La tessera del tifoso... sorvegliato!”. L’ho ribadito nelle trasmissioni radiofoniche dedicate al calcio in cui mi hanno invitato a parlarne: “Diffidate da chi illustra le potenzialità della nuova Tessera del Tifoso senza evidenziarne le criticità. E’ in ballo la privacy”. Su molti forum e siti internet né è nata una discussione animata. Per e-mail mi sono giunte diverse segnalazioni da Genova, Roma, Bari, Parma e Lecce. Molte erano di tecnici di aziende del segmento della sicurezza dei dati o che producono fidelity card, ovvero gli addetti ai lavori dell’oggetto del contendere voluto da ministro Maroni e dal binomio CASMS, Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive. “Caro Martucci, lei sbaglia – mi hanno scritto, sintetizzando il concetto – I micro-chip sulla Tessera del Tifoso sono di tipo “passivo” (tipo card della metropolitana, con lettura a pochi centimetri dal lettore) e non “attivo” (tipo Telepass, lettura a 15 metri). Quindi la Tessera del Tifoso registra dati, ma non traccia la posizione geografica del possessore come fosse il GPS dell’antifurto satellitare sulle macchine”. A si?
Garante della privacy
Per una risposta equa e super-partes, mi appellavo al Garante della Privacy, deputato a tutelare la riservatezza dei dati personali dei cittadini italiani (tifosi compresi).
Scorgendo i suoi documenti, mi sono imbattuto in una preziosissima prescrizione del prof. Stefano Rodotà del 9 Marzo 2005. Volete sapere su cosa? Si, proprio sulla Radio Frequency Identification, la tecnologia del micro-chip della Tessera del Tifoso! Ecco cosa dice il Garante (e non Martucci): “Determinati impieghi della RFID possono costituire una violazione del diritto alla protezione dei dati personali ed avere serie ripercussioni sull’integrità e la dignità della persona, anche perché, per le ridotte dimensioni e l’ubicazione delle cd. ‘etichette intelligenti’ e dei relativi lettori, il trattamento dei dati personali attraverso la RFID può essere effettuato all’insaputa dell’interessato. In particolare, come rilevato anche dal Gruppo dei garanti europei l’impiego di tecniche di RFID, da parte sia di soggetti privati, sia di soggetti pubblici, può determinare forme di controllo sulle persone, limitandone le libertà. Attraverso l’impiego della RFID, potrebbero, ad esempio, raccogliersi innumerevoli dati sulle abitudini dell’interessato a fini di profilazione, tracciare i percorsi effettuati da quest’ultimo. E i sistemi informativi cui esse sono collegate possono permettere di individuare la posizione geografica di chi detiene l’etichetta o l’oggetto su cui essa è posta”, ovvero la Tessera del Tifoso. E quindi? Vuoi vedere che il buon fiuto da giornalista anche stavolta non ha mentito? Vuoi vedere che prima su Rinascita e poi in radio Martucci ha scritto e detto esattamente quello che ogni giornalista dovrebbe scrivere e dire in tema? Sentiamo il Garante della privacy, o meglio leggiamo quali condizioni ha dettato alle società emettitrici di card con micro-chip RFID: già nel 2005 il Prof. Rodotà prescriveva di adottare scrupolose e opportune misure per garantire la tutela della privacy degli interessati, rispettando - tra i tanti - il principio di necessità (per cui si può usare RFID solo per le necessità “strettamente necessarie in relazione alla finalità perseguita” - cioè solo per vistare l’ingresso allo stadio e non per spiare gli spostamenti dei titolari), il principio di liceità (“RFID è lecito solo se si fonda su uno dei presupposti del Codice” di tutela della privacy) e di informativa (“chiara evidenza deve essere data anche alle modalità per asportare o disattivare l’etichetta o per interrompere in altro modo il funzionamento del sistema RFID”).
E allora? Adesso è tutto chiaro? Il problema sul trattamento dei dati personali esiste eccome. E sicuramente le società di calcio lo avranno considerato, recependo le prescrizioni del Garante della Privacy. Giusto?
Contratti in bianco
Il “Modulo di adesione al programma Tessera del Tifoso”, così deliberato dall’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, recita: “La Tessera del Tifoso che utilizza un microchip con tecnologia RFID è l’unico documento attestante il diritto di partecipazione al Programma”. Considerato questo modello standard, per la più classica delle proprietà transitive tutti i Club di calcio (o le società di servizi incaricate ad emettere le tessere) avranno strutturato i loro contratti affidandosi diligentemente a quanto chiarito dal Garante della privacy. Per scoprirlo basta poco. Ho fatto una ricerca campione, scaricando dai siti internet ufficiali nove modelli contrattuali e altrettante notizie utili. Ecco cos’ho trovato, uno per uno: modulo del Modena F.C. (Serie B), nessun riferimento all’RFID e nessuna traccia delle prescrizioni di Rodotà sull’RFID. “Samp Card”, modulo dell’U.S. Sampdoria (Serie A): nessun riferimento all’RFID e nessuna traccia delle prescrizioni di Rodotà sull’RFID. “Robur Senese”, regolamento dell’AC Siena (Serie B): nessun riferimento all’RFID e nessuna traccia delle prescrizioni di Rodotà sull’RFID. Modulo dell’A.S. Varese (Lega Pro, Prima Divisione): nessun riferimento all’RFID e nessuna traccia delle prescrizioni di Rodotà sull’RFID. Modulo dell’A.S.C. Figline (Lega Pro, Prima Divisione): nessun riferimento all’RFID e nessuna traccia delle prescrizioni di Rodotà sull’RFID. “A.S. Roma Club Privilege”, modulo dell’A.S. Roma (Serie A): nessun riferimento all’RFID e nessuna traccia delle prescrizioni di Rodotà sull’RFID. “Cuore Rossonero”, notizie dell’A.C. Milan (serie A): nessun riferimento all’RFID e nessuna traccia delle prescrizioni di Rodotà sull’RFID. “Siamo Noi”, notizie dell’Internazionale FC (Serie A): nessun riferimento all’RFID e nessuna traccia delle prescrizioni di Rodotà sull’RFID.
“Cuore Rossazzurro”, notizie del Catania Calcio (Serie A): nessun riferimento all’RFID e nessuna traccia delle prescrizioni di Rodotà sull’RFID. Tiriamo le somme: o queste nove società hanno realizzato il “Programma Tessera del Tifoso” contravvenendo alla direttiva dall’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive che disciplina la tecnologia RFID come “unico documento attestante il diritto di partecipazione al Programma”, oppure ci sono migliaia di card che montano comunque il micro-chip RFID eludendo la prescrizione di informativa disposta dal Garante della Privacy il 9 Marzo 2005. Non vedo una terza opzione. Se ci fosse, mi rendo comunque disponibile a rintracciarla (senza GPS, né RFID). Almeno su internet, dove blog e forum funzionano ancora liberamente. E l’informazione di carta stampata e radiofonica (in parte) pure.

Di Maurizio Martucci, www.rinascita.eu


martedì 1 giugno 2010

La tessera del tifoso… sorvegliato.


Non è il copione de L’Isola dei Famosi. E nemmeno la sceneggiatura della prossima edizione del Grande Fratello. Ma una clausola tra le caratteristiche minime nel “Modulo di adesione al programma Tessera del Tifoso”, così deliberato dall’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive: “La Tessera del Tifoso che utilizza un microchip con tecnologia RFID è l’unico documento attestante il diritto di partecipazione al Programma”. Aiuto, cos’è quella strana sigla Rfid? Sta per Radio Frequency Identification, più semplicemente “identificazione a radio frequenza”. E’ la tecnologia del micro-chip contenuta nella rivoluzionaria carta voluta dal ministro Maroni per entrare negli stadi di calcio (settore ospiti). Si tratta di un sistema mnemonico senza fili usato per identificare e registrare il profilo e la posizione di oggetti, animali e persone. E dal campionato 2010-2011 pure tutti i tifosi con fidelity card. Avete presenti quei dispositivi di allarme satellitari montati sulle macchine? Si, proprio quelli che, in caso di furto, permettono di tracciare la posizione geografica dell’auto interrogando un call center. Ecco, la tecnologia Rfid è questa roba qua. E il micro-chip in questione funziona esattamente così. Ma (starete dicendo) che c’entra col football? Niente, forse c’entra con la repressione della violenza degli ultrà. Ma non solo. Poniamo, ad esempio, che un tifoso giallorosso sottoscriva il modulo di adesione e riceva la nuova A.S. Roma Club Privilege (per la Sensi obbligatoria anche per abbonarsi all’Olimpico). Bene, questo tifoso, ignaro delle potenzialità dell’Rfid, ragiona con orgoglio oltranzista anche se non va in Curva Sud e si porta con sé nel portafogli la sua bella Tessera del Tifoso, ostentandola ai cugini laziali, fiero dell’indomita fede romanista. Ma se la porta con se pure a Milano, dove guarda caso almeno una volta a settimana si concede una scappatella fulminea dall’amante segreta, garconniere tattica in Piazza Duomo. E poniamo pure il caso che quella poveretta di sua moglie, all’oscuro degli spostamenti dell’infedele, rivolgendosi ad un avvocato riesca ad ottenere il divorzio, stanando i viaggetti del marito fedifrago. Come? Accedendo al data base registrato dall’A.S. Roma Club Privilege, integrata dell’identificazione a radio frequenza, ovvero la famigerata sigla Rfid!
Problema privacy
Così com’è, la Tessera del Tifoso sorveglia, traccia e registra gli spostamenti dei suoi possessori. L’Auto-ID Center era un consorzio internazionale nato nel 1999 intorno alla tecnologia Rfid, con l’obiettivo di fare intelligence-marketing, marchiando con il micro-chip gli oggetti per monitorarne sul web il ciclo di vita e gli spostamenti nel mondo. Tutto questo sarebbe stato possibile se il consorzio non avesse trovato l’ostilità delle associazioni dei consumatori che, vincendo una battaglia legale negli Stati Uniti d’America, nel 2003 portarono allo scioglimento dell’Auto-ID Center, condannato per violazione della privacy e della riservatezza personale. Al suo posto è però nato l’Auto-ID Labs, network indipendente di sette laboratori con ricercatori sparsi nei quattro continenti, dedito alla ricerca accademica e allo studio di nuove misure di sviluppo per l’ampliamento di business emergenti e per il commercio globale di merci con supporto tecnologico Rfid. Domanda: in un paese dichiaratamente garantista come l’Italia, supportato da norme comunitarie sulla privacy e dall’attività del Garante per la protezione dei dati personali e che proprio in questi giorni discute animatamente in Parlamento il disegno di legge sulle intercettazioni (cercando di quadrare il cerchio tra privacy, diritto all’informazione e tutela dell’attività giudiziaria), come è possibile che si possa allegramente sorvolare sulla riservatezza degli intestatari della Tessera del Tifoso? Colpa del teppismo degli ultrà? La torinese Ireth Security Sistems & Aerospace, titolare del progetto Ipas in collaborazione con una società del Gruppo Ibm, ha chiarito che la soluzione Ipas della Tessera del Tifoso “evolve l’idea di utilizzare le più moderne tecnologie per il controllo degli accessi, nell’anonimato e nel pieno rispetto della legge sulla privacy”.
Telecom Italia, firmataria con la Lega Pro di un contratto in esclusiva per la fornitura del supporto tecnologico a tutte le 90 società affiliate, bonariamente afferma che “la nuova tessera nominale, basata su tecnologia Rfid consentirà la gestione degli accessi agli stadi per una maggiore sicurezza a tutela dei tifosi e darà ai titolari la possibilità di seguire sempre la propria squadra del cuore, anche in presenza di limitazioni negli stadi da parte delle autorità competenti. L’intero processo è reso possibile grazie ad una piattaforma di rete realizzata da Telecom Italia ed ospitata presso uno dei Data Center del gruppo all’interno della quale vengono registrati automaticamente gli acquisti di titoli di ingresso effettuati dai titolari della Tessera del Tifoso, in modalità on-line o attraverso la biglietteria. Il servizio realizzato da Telecom Italia consente a Lega Pro di accedere da remoto, attraverso il collegamento a banda larga con il Data Center del gruppo, alle applicazioni software per la gestione ed elaborazione dei dati relativi alla Tessera del Tifoso, senza dovere disporre al proprio interno di un’infrastruttura dedicata e di know-how specializzato”. Certo, capito. Però ancora nessuno ha risposto alla vera domanda, nemmeno il Garante della privacy: siamo proprio sicuri che la Tessera del Tifoso non sia un Grande Fratello? Diranno che la questione dipende dai protocolli usati per la crittografia dei dati, dai canali e dalla larghezza delle bande di frequenza utilizzate nei micro-chip. Nel 2006 Calciopoli montò dalla Procura di Napoli partendo dalla tracciabilità di comuni Sim card, insospettabili schede telefoniche di Moggi&Company. Dal prossimo 29 agosto (inizio Serie A) qualcuno provi a spiegarlo a quel povero tifoso della Roma che (Magica in tasca) si vuol concedere una scappatella extraconiugale a Milano. E ditegli pure che un software lo monitorerà per le indagini investigative di un avvocato matrimonialista. Alla faccia del calcio (e della moglie!).

Di Maurizio Martucci, www.rinascita.eu