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venerdì 6 maggio 2011

Onore a Bobby Sands.


Trent’anni fa un favilla di fuoco squarciò il buio di una recondita prigione chiamata Maze, angusto mostro di cemento in cui gli occupanti britannici confinavano i cuori impavidi dell’autodeterminazione irlandese. Il pragmatico occupante, convinto che la desolazione di una prigionia crudele avrebbe inghiottito i sogni più romantici tarpando le giovani ali di cui una generazione di insorti si servì per sfidare il destino, non fece tuttavia i conti con l’improvviso affiorare di quella forza atavica chiamata volontà. Forza che intaglia nell’animo di fede sino a fungere da viatico a quel fastoso battito d’ali che finanche sfida la morte.




All’alba del 5 maggio 1981, il Comandante dei prigionieri dell’IRA Bobby Sands muore d’inedia a seguito di sessantasei giorni di sciopero della fame. Dopo di lui, altri nove combattenti irlandesi nell’arco di pochi mesi abbracceranno la sua medesima sorte. Il loro contributo di sangue rende feconda la terra d’Irlanda.




Onore a Bobby Sands, ventisettenne martire della causa irlandese, espressione più lucida di un’Europa che non ha abiurato di fronte all’incedere del tempo, al deserto che avanza. Europei, rivolgiamo il nostro sguardo verso quell’isola indomita: la favilla di fuoco che trent’anni fa squarciò il buio di Maze proietta un’eterna luce di speranza.


 

Associazione Culturale Zenit - Roma



 

Associazione Culturale Tyr - Perugia


sabato 26 marzo 2011

Ahi, serva Italia!


L’impegno militare italiano in Libia ottiene l’approvazione delle Camere e il Presidente Napolitano saluta con entusiasmo la notizia: ''E' una convergenza fondamentale che esprime comprensione della necessità che un paese come il nostro non restasse indifferente di fronte alla repressione di un moto di libertà e di giustizia sociale scoppiato anche in Libia''.



Ci risiamo. Dopo quanto avvenuto solo negli ultimi undici anni - nell’ordine - in Serbia, in Afghanistan ed in Iraq, l’Italia si presta di nuovo a partecipare ad una missione sedicente umanitaria, che cela in realtà il mero interesse da parte delle potenze mondialiste di estendere i propri tentacoli. Ha ragione il Presidente della Repubblica, un paese come il nostro non può restare indifferente: non può sottrarsi al ruolo di vassallo a cui è condannato da sessantasei anni rispetto ai suoi alleati. Su questo, al di là delle baruffe da osteria che contraddistinguono la dialettica parlamentare su questioni interne e spesso frivole, la convergenza politica non manca mai. Le Associazioni Culturali Zenit di Roma e Tyr di Perugia hanno ricordato oggi, con l’affissione di striscioni dal contenuto esplicito, come l’unità nazionale tanto auspicata trovi sempre riscontro là dove ci sia da ribadire il ruolo subalterno dell’Italia alle volontà altrui, così da renderla complice di massacri.



 



Associazione Culturale Zenit Roma – http://associazioneculturalezenit.wordpress.com

Associazione Culturale Tyr Perugia – http://www.controventopg.splinder.com






lunedì 22 novembre 2010

NON ESSERE APATICO!


Di Associazione Culturale Tyr Perugia – www.controventopg.splinder.com



È sempre facile cadere nella trappola dei luoghi comuni e della superficialità. Lo è ancor di più alla luce degli ultimi anni: anni nei quali l´arroganza di un Sistema politico-economico-culturale si è esponenzialmente diffusa in ogni area del nostro pianeta, attraverso una fitta rete di istituti, mass media ed espedienti ad esso asserviti, fino a diventare l´unico modello mondiale. Divorare, mangiare, inglobare tutto ciò che incontra, pare essere una sua deformazione professionale, sintetizzata nell´opulenza e nella criminalità dei suoi tentacoli capitalisti e della sua razionalità usuraia. Un potenza talmente smisurata e sfacciata da essere capace di oltrepassare i semplici scopi economici e politici, per giungere all'innaturale obiettivo di violentare in maniera irreversibile la nostra natura umana. Ogni valore dello spirito, ogni innato e tradizionale senso di minorità rispetto alla Natura, ogni antica tensione al solidarismo comunitario - caratteri, questi, da sempre patrimonio dell´umanità -, paiono scomparire dalla consapevolezza di tanti uomini e donne, per essere accantonati e progressivamente dimenticati, in favore di un edonismo imperante, il quale si concretizza in un consumismo sfacciato, in una affannosa ricerca del momentaneo piacere materiale, in una continua tensione frenetica verso un futuro senza speranza, in un´inumana commercializzazione delle risorse umane. Un gabbia artificiale e asfittica dal clima sempre più pesante, nella quale è facile cadere e dalla quale è molto difficile restare fuori. Noi - consapevoli della immutabile legge naturale, della nostra condizione di esseri finiti e pensanti, della incontrovertibilità e dell´autenticità dell´esistenza - abbiamo deciso di restare fuori. Tale scelta che apparirebbe assurda a chiunque, è in realtà la più coerente, la più conforme al destino storico impresso nell´ordine naturale, la più onesta e la più radicale, in quanto va in profondità e raggiunge l'essenza più intima della Terra. Difendere le bandiere patrie, le loro tradizioni, le identità che simboleggiano, scagliarsi contro l´economia predatoria del capitalismo od opporsi alle guerre con cui esso si fa largo, al giorno d´oggi potrebbero sembrare prese di posizione semplici e riduttive, se non addirittura qualunquiste. Ma se l´accusa è lecita per chi finge la lotta per poi in realtà irretirsi nelle logiche e nelle etichette di questo orrendo mondo moderno, al contrario non lo è per noi. Noi non ci ridurremo ad incanalarci nei percorsi che il Sistema ha creato, come specchietti per allodole. Costruisci anche tu il tuo percorso: analizza, ascolta, leggi e informati. Solo così sarà possibile uscire dall’apatia interiore e dagli schemi che ti hanno programmato.



Free Press Perugia del 18-11-2010


venerdì 5 novembre 2010

Onore a Tereq Aziz.


Ad una settimana di distanza dalla sentenza di condanna a morte per Tareq Aziz, scemato già l'interesse mediatico occidentale per la notizia e per la condizione di un paese devastato a causa dell'invasione americana ed oggi costretto a convivere quotidianamente con stragi e attentati, le associazioni culturali Zenit di Roma e Tyr di Perugia intendono esprimere un umile attestato di solidarietà all'ennesima vittima della vendicativa giustizia dei vincitori.



“Ho ripetuto al santo padre che non abbiamo le armi di distruzione di massa, ci faranno disarmare del poco che abbiamo e poi ci attaccheranno per distruggerci”. Con queste parole Tareq Aziz, vicepremier dell’Iraq governato da Saddam Hussein, si congedò dai cronisti che gli chiedevano il contenuto delle conversazioni che aveva appena avuto modo di scambiare con Giovanni Paolo II nel febbraio 2003, ad un mese di distanza dall’inizio dell’invasione statunitense del suo paese, nel vano tentativo di scongiurare la guerra confidando nell’intercessione del pontefice. Oggi, a distanza di sette anni trascorsi lungo una scia di sangue che sembra interminabile, quelle parole riecheggiano nelle nostre orecchie assumendo un suono tragicamente profetico. Centinaia di migliaia di vittime sono il risultato della “missione democratica” intrapresa dagli USA in Iraq allo scopo di rovesciare il regime di Saddam Hussein, accusato di dispotismo e - apportando prove da mostrare all’opinione pubblica occidentale dimostratesi palesemente false - di possedere armi di distruzione di massa. Ci è sufficiente digitare su un qualsiasi motore di ricerca di internet la parola “Iraq” per renderci conto di come la pace sia un concetto lungi da quella terra, laddove affiora uno scontro religioso dagli effetti devastanti: sono di questi ultimissimi giorni le notizie dei violenti attacchi a Chiese ed altri luoghi di preghiera a Baghdad e dintorni, causa di un numero esorbitante di vittime e di profughi. E’ di questi giorni anche la notizia della condanna a morte definitiva di Tareq Aziz comminata da un tribunale iniquo che, sull’esempio dei loro padroni americani, si basa su prove indimostrabili ed inappellabili pur di adempiere alla barbara pratica di epurare i vinti. Dunque, dopo anni di persecuzioni giudiziarie perpetrate prima dagli USA e poi dai loro fantocci che oggi popolano i tribunali di Baghdad, la definitiva sentenza che pone fine alla tribolazione terrena del cristiano caldeo Tareq Aziz sembra fare il paio con un esacerbarsi delle violenze a fini anti-cristiani che stanno insanguinando il paese. Verrà eliminato l’esempio vivente della tolleranza e della libertà di culto che vigevano nell’Iraq baathista, predicatore di un panarabismo scevro da divisioni confessionali. Bisognerà far presto, perché al suo posto si sta già innalzando quel gigante di terrore che cagiona disordine e alimenta odio, mefitico propulsore di quella spirale “made in USA” continuamente impegnata a nutrirsi di sangue altrui per procurarsi linfa vitale. Dal nostro piccolo esprimiamo solidarietà ad uno degli ultimi testimoni di un mondo che sembra estinguersi sotto i colpi della furia livellatrice dell’imperialismo, di un mondo in cui udire il ruggito di un capo che si leva contro l’ingerenza usuraia e che raccoglie a sé il sostegno del suo popolo non rappresenta uno scenario onirico.

 

Associazione Culturale Zenit -
http://assculturalezenit.spaces.live.com/ - ass.culturale_zenit@hotmail.it

 

Associazione Culturale Tyr -
http://www.controventopg.splinder.com/ - controventopg@libero.it




 






mercoledì 10 febbraio 2010

Noi non scordiamo.



Il 10 febbraio si celebra in Italia il "Giorno del ricordo", solennità civile istituita con una legge del 2004, con la quale si intende celebrare la memoria delle vittime delle Foibe e dell'esodo Giuliano-Dalmata. Sono stati sicché necessari quasi sessant'anni per giungere ad un riconoscimento ufficiale, da parte della Repubblica Italiana, della tragedia dei nostri connazionali travolti dalle vicende del confine orientale, alla fine della seconda guerra mondiale e nel periodo successivo. Le Foibe, cavità naturali presenti in Istria e sul Carso, sono diventate il simbolo delle sofferenze patite dagli Italiani di quelle martoriatre terre; all'interno di esse venivano infatti gettati i nostri connazionali, nell'attuazione della politica genocida messa in atto dai partigiani di Tito volta a sradicare ogni identità Italiana dalle terre che sarebbero dovute diventare parte della nascente Federazione Jugoslava. All'indomani dell'8 settembre 1943 iniziò a prender corpo infatti, con strategia pianificata e meticolosamente  attuata, l'attività volta a colpire i simboli dell'Italianità, con stragi e  omicidi di personaggi che venivano ritenuti rappresentativi del regime  Fascista, ma non solo, anche semplici funzionari pubblici e i loro familiari,  quando non anche semplici cittadini, colpevoli solo di essere italiani.  Attività genocida quindi, messa in atto in maniera indiscriminata contro gli  italiani in quanto tali, spesso anche con l'avallo, se non anche in alcuni casi  la collaborazione fattiva, di altri italiani appartenenti a formazioni  partigiane; per quanto anche appartenenti al Comitato di Liberazione Nazionale  rimasero vittima delle epurazioni. Stragi, omicidi e deportazioni proseguirono impunite fino al trattato di pace del 10 febbraio 1947, nell'ambito del quale  fu stabilito il nuovo assetto del confine orientale, con la cessione di gran parte delle provincie di Trieste e Gorizia, Istria, Fiume e Dalmazia alla Jugoslavia. Da qui l'inizio del drammatico esodo di centinaglia di migliaia di  nostri connazionali. Intere famiglie di gente comune, radicata da sempre in  quelle terre che consideravano Italia, dovettero scegliere di abbandonare le  proprie case per sfuggire alla ferocia del regime Titino che ben avevano  conosciuto nei mesi precedenti. Iniziò quindi il loro peregrinare da una città all'altra, da un campo profughi all'altro, spesso trattati, nella difficile  situazione dell'Italia del dopoguerra, come stranieri in casa propria. Per  quasi sessant'anni, in Italia, si è scelto deliberatamente da più parti di ignorare la potrata di tale tragedia, quando per mero e basso opportunismo  politico e quando per scelta "ideologica". Ancora oggi, seppur sempre con minor  efficacia, si verificano tentativi volti a sminuire la gravità di questi  avvenimenti. L'oblio in cui sono colpevolmente stati fatti cadere gli orrori  patiti dai nostri connazionali delle terre orientali grida ancora giustizia, e  non crediamo che un solo "Giorno del ricordo", istituito a decenni di distanza  da quei fatti, possa cancellare le responsabilità di chi ha contribuito al tentativo di affossare la memoria della tragedia giuliano-dalmata; è altresì doveroso, in questo giorno, onorare i nostri fratelli vittime dell'odio anti italiano e la memoria delle loro sofferenze.



Ass. Cult. Tyr Perugia

venerdì 19 giugno 2009

SICUREZZA? NON MASSIFICHIAMOCI.















Il `popolino´ è sempre ben accondiscendente e silenzioso. Massificato dalla società, l'individuo si mischia nel "gregge delle pecore" invece di cercare il "branco di Lupi". Questo avviene da tempo a Perugia, in Italia e nel resto del mondo. Milioni di persone che ogni giorno fanno le stesse cose, ascoltano la stessa musica, vestono le solite marche, usano termini fuori dalla loro lingua d´origine per sentirsi alla moda e, tra una puntata del grande fratello o la nuova invenzione di `faccialibro´, ingurgitano qualcosa di pseudo commestibile comprato nei grandi circuiti multinazionali americani. Di rado si `svegliano´ e gridano allo scandalo nel momento in cui sentono parlare di aggressioni, stupri e risse con tanto di coltelli che sembrano sciabole. Benvenuti nella realtà!





Da tempo la nostra città è in balia di bande criminali che usano come campo di battaglia le nostre strade e utilizzano i nostri quartieri come mercati per trafficare le sostanze che imbambolano i nostri giovani. Non di molto tempo fa è la notizia dell´ennesimo parapiglia in centro, in pieno giorno, scatenato da extracomunitari e che ha coinvolto inevitabilmente turisti e cittadini perugini che impauriti scappavano a destra e a manca. Quotidianamente, oltre al centro storico, sono interessati da questi "fenomeni" molti altri quartieri, periferici e non; basti pensare alle risse con tanto di omicidi in Piazza del Bacio o alla situazione disastrosa di Via della Pallotta. Zone invivibili dove dilagano inevitabili paure che portano i residenti ad andarsene, i turisti a non tornare e gli studenti a cercare altre città dove poter studiare e cercare un proprio "accesso al futuro".





In questi giorni abbiamo assistito, insieme ad altre scene come quelle sopra descritte, alla campagna elettorale per le amministrative, dove, ancora una volta, a primeggiare, sono stati gli slogan vuoti di coloro che, mai visti prima, inneggiano alla sicurezza e al cambiamento, e dalle scontate risposte dei soliti noti che da anni amministrano la città; una "città nell´abisso" grazie a chi da sessant´anni ci governa, grazie a chi ci governerà e grazie soprattutto a chi, nel mutismo, nella rassegnazione e nel falso pietismo, fa finta di non vedere. C´è bisogno di gente che sa fare e dare, c´è bisogno di gente che, mettendo il tornaconto personale da una parte, inizi a realizzare per il bene della Comunità.





Una Comunità che deve obbligatoriamente essere composta di Uomini veri e liberi. Il ripristino della vivibilità della nostra città passa imprescindibilmente per la riconquista degli spazi sociali basilari: piazze, strade, quartieri. Iniziare a riprenderci gli spazi dovuti, uscire nei parchi con le nostre famiglie e ripopolare il centro storico, perché questo torni ad essere "acropoli" nel senso pieno del termine. Sarebbe questo, oltre che un buon inizio, un passo necessario verso la conquista della "sicurezza organica" alla quale abbiamo diritto, oltre che un' ottima risposta a chi ci vorrebbe consumatori sordi e muti buoni solo a riempire i centri commerciali che ormai saturano e abbruttiscono il nostro territorio.





Scendere in strada quindi, vivere la nostra città, le sue strade e le sue piazze, far rinascere i rapporti comunitari fra i suoi cittadini che, in essa, dovrebbero naturalmente svilupparsi, è punto fondamentale per riconquistarla.













Di Fabio Polese, Associazione Culturale Tyr Perugia

Pubblicato su Free Press Perugia



sabato 21 giugno 2008

PIM PUM PAM: MA STAVOLTA NON E’ UN GIOCO…


Stiamo assistendo da dieci giorni ormai ad un totale caos, provocato dal nuovo PUM, Piano Urbano per la Mobilità di Perugia, introdotto dal Comune, al fine di rivoluzionare tutto il sistema della viabilità nei territori della nostra Acropoli e delle sue periferie. I vecchi bus “numerati” vengono allo stato attuale contraddistinti da lettere, ma ciò che più preoccupa, al di là delle in fin dei conti irrilevanti variazioni simbologiche, è la riduzione del numero e della frequenza di transito. Il vecchio orario, che, nella sua fascia invernale, prevedeva un autobus ogni venti minuti nelle zone a ridosso del centro, ed uno ogni trenta nelle zone periferiche, è stato sostituto con un orario uniformemente riformato, con periodi di transito dell’ordine di un autobus ogni trenta, quaranta o addirittura, in certi frangenti della giornata ed in certe zone, cinquanta minuti. Al problema temporale (se così possiamo nominarlo), si aggiunge indubbiamente persino il problema di tipo spaziale: riducendo il numero delle linee bus, viene da sé che il percorso effettuato un tempo da tre o quattro pullman, ora è quasi completamente sulle spalle di una sola linea, con gravi ripercussioni sui tempi di percorrenza, sia per eccesso che per difetto. Come possiamo facilmente intuire, i due problemi non sono né scindibili né analizzabili separatamente, dacchè vanno a compenetrarsi ed a condizionarsi a vicenda. In alcuni casi, i percorsi sono cambiati radicalmente, e non rispecchiano le precedenti tratte, che risultano persino spezzate in più aree, da dove si consiglia di proseguire per centinaia di metri a piedi, verso la più vicina stazione del fatidico Minimetrò. E, a dirla tutta, il vero e proprio nucleo della vicenda Pum, sembra esattamente situarsi in questa nuova struttura. Non ci pare aleatorio che molte delle fermate APM situate in prossimità dell’impianto del Minimetrò siano state cancellate, così come molti percorsi siano stati esattamente pensati in forza della nuova logica di unicità, o meglio dire, continuità, del trasporto intermediale. Lo stesso nuovo biglietto, definito Up (Unico Perugia), consente una percorrenza di settanta minuti, in qualunque mezzo di trasporto (pullman, treno FS cittadino e minimetrò), quante volte si preferisce, rendendo più varia la scelta del mezzo, ma più scarso, più discontinuo, maledettamente estenuante e meno efficiente il trasporto. Considerando le fasce di utenza del servizio di trasporto (principalmente anziani e studenti, tanto autoctoni quanto forestieri), possiamo comprendere l’enorme portata sociale, del problema, specie per i numerosi anziani, già notevolmente provati dall’insicurezza dei mezzi pubblici, specie in zone drammaticamente connesse all’alto tasso migratorio, alla criminalità comune, allo spaccio e consumo di droghe e alla presenza comunque indisponente di loschi ceffi, che nella comprensibile psicologia di un anziano, che vive a malapena di pensione, rappresentano sempre un motivo di preoccupazione preventiva. I primi giorni hanno in sostanza confermato tutte le previsioni peggiori, in un mare di disagi, di polemiche e di reclami, e un rimbalzo di voci più o meno verificate di gente che ha fatto due chilometri a piedi, o che ha impiegato quattro ore per arrivare al Silvestrini. Al di là dei casi eclatanti, che possono attribuirsi magari anche ad errori o sviste singole, è comunque registrabile un malcontento diffusosi ormai a tutti i livelli, investendo anche il settore degli esercenti, tra i quali, quelli del centro, da poco riunitisi in una comunità spontanea, riguardante le rivendite dei biglietti Up. Dal 23 giugno infatti, inizierà una dura serrata di sei giorni, da parte dei commercianti rivenditori del centro storico, che fino al prossimo sabato 29, si asterranno dal vendere i biglietti Up, in segno di protesta contro il Pum. Notiamo con soddisfazione e ammirazione questo spontaneismo sociale militante, forse il più nobile esempio di politica, quella vera, quella che oggi latita: quella sacra politica dal Popolo per il Popolo, che siamo soliti chiamare comunitarismo.



Associazione Culturale Tyr – Perugia

controventopg@libero.it

venerdì 28 marzo 2008

Perchè sostenere la lotta dei tibetani volta a recuperare la loro sovranità, la loro indipendenza e le loro tradizioni.

Le rivolte dei monaci e della popolazione scoppiate nel mese di marzo hanno riportato sulla ribalta mediatica la situazione tibetana. L'irrisolta questione dell'oppressione cinese sul Tibet si ripresenta, così, in un momento storico particolare, che vede la Cina imporsi sempre di più come potenza economico finanziaria e si appresta ad ospitare un importantissimo evento che la porrà al centro dell'attenzione mediatica mondiale, i Giochi Olimpici.



In questo contesto prendono forza le tesi di chi vede i moti anticinesi e le relative prese di posizione occidentali come le mosse di quella strategia messa in atto dagli Stati Uniti e dagli organismi sovranazionali del mondialismo al fine di perseguire i propri scopi geopolitici, economici e strategici.



Tale strategia è del resto abbastanza chiara e in atto da tempo, e recentemente ne abbiamo avuto assaggio con le "rivoluzioni arancioni" nell'ex Unione Sovietica, e in Kosovo, nel cuore dell'Europa.



E' innegabile quindi che le spinte autonomiste, in determinate zone strategiche del globo, vengano all'occorenza incoraggiate e strumentalizzate dalla lobby mondialista per trarne vantaggio.



Si potrebbe ben supporre che anche nel caso del Tibet un meccanismo di questo tipo si sia messo in moto, vista anche l'esposizione mediatica che gli ultimi avvenimenti hanno avuto e il verificarsi degli stessi proprio alla vigilia di un avvenimento importante, per la Cina e non solo, come le Olimpiadi.



Preso atto di ciò,  noi riteniamo comunque sacrosanto il diritto del Popolo Tibetano a lottare per il proprio paese e le proprie radici.



Esistono certo, come abbiamo detto, interessi occidentali nella regione, ma non dobbiamo dimenticare che il Tibet è già sotto una dominazione imperialista, quella della potenza cinese, la quale, è innegabile, ha portato avanti una politica di annientamento delle millenarie tradizioni del popolo tibetano.



Oltretutto, se è vero che esistono conflitti geopolitici, è altrettanto vero che la Cina fa parte orami a pieno titolo del progetto mondialista, con il suo enorme bacino economico, industriale e finanziario che la lega a doppio filo all'economia statunitense.



Sarebbe quindi insensato in questo caso schierarsi dalla parte della Cina in contrapposizione agli interessi americani, negando la legittimità delle istanze del Popolo Tibetano, quando sappiamo bene che ambedue le potenze perseguono il medesimo progetto globalizzante. Quel progetto mondialista che ha fra i suoi fini anche quello della distruzione delle società Tradizionali.



Soprattutto, riteniamo sacro il diritto dei popoli a lottare per la propria terra, le  proprie radici e le propria Tradizione. 



In questo senso quindi riteniamo doveroso sostenere la lotta dei tibetani volta a recuperare la loro sovranità, la loro indipendenza e le loro millenarie tradizioni.



Sostegno al popolo Tibetano, quindi, ma senza cadere nella propaganda occidentale,  e consci che il legame dei popoli con le proprie radici sia un punto irrinunciabile nella lotta al mondialismo.



Comunità Militante Perugia

Associazione Culturale Tyr


mercoledì 13 febbraio 2008

Professionisti della mistificazione. Come al solito...

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato degli amici di Base Militante Progetto Torino...



DILETTANTI ALLO SBARAGLIO
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Stiamo parlando dei giornalisti italiani. Osserviamo infatti che tre quotidiani pubblicano, in data odierna, la foto di una colonna del passaggio pedonale della strada che costeggia il Politecnico. La colonna riporta la scritta "FERMIAMO ISRAELE" e la firma "BMPT" con il simbolo dell'ape. La scritta è parzialmente cancellata e parzialmente ricalcata.

I tre quotidiani ne fanno un uso improprio...e soprattutto differente. Il quotidiano "La Repubblica" (quello che ci ha accostato alle coltellate del Barrocchio ed alle bombe in Val di Susa), inserisce quella foto a pagina 16, con la didascalia "scritte antisemite", a margine di un articolo che riguarda la lista pubblicata in rete con i 162 nomi di professori universitari ebrei.

I giornaletti gratuiti e distribuiti ovunque "Leggo" e "City", invece, parlano di una scritta trovata nella mattinata di ieri, riconducendola alle proteste – di cui, fino ad ora, non ci siamo occupati – contro la scelta di dedicare ad Israele il salone del libro.

Poiché abbiamo la memoria più lunga dei giornalisti che hanno diffuso queste falsità (riscontrabili da chiunque percorra quella strada ogni giorno), ma soprattutto perchè siamo soliti passare molto tempo in giro e poco sulla rete internet, vorremmo rettificare ufficialmente.

Quella scritta, come altre simili, è comparsa nel luglio del 2006, quando Israele invase il Libano, stato sovrano, e la comunità internazionale, insieme ai giornalisti dei quotidiani citati, era voltata dall'altro lato. In quell'occasione, Progetto Torino organizzava una vasta campagna di controinformazione e di protesta, sostenendo attivamente i gruppi che si impegnavano a fare arrivare materiale di prima necessità in Libano, partecipando alla fiaccolata avvenuta in piazza Castello, intervistando giornalisti libanesi e corrispondenti italiani non embedded in Libano. Tutto ciò è comodamente reperibile sul nostro sito www.progettotorino.org, dove c'è anche scritto chiaramente che non siamo di destra.Contestualmente scoprivamo che ignoti, evidentemente nostri simpatizzanti o che condividevano il nostro intento, avevano scritto "FERMIAMO ISRAELE" in giro per la città, firmandosi col nostro nome. Scritte che ci fecero molto piacere.

Concludendo:

  1. le scritte non sono apparse l'altra notte, ma oltre un anno e mezzo fa, quindi niente scoop;

  2. le scritte riguardavano una guerra, non la festa del paese, quindi niente scoop.


Torino, 12 febbraio 2008



Base Militante Progetto Torino

martedì 15 gennaio 2008

Strisce Blu, una storia irregolarmente infinita.


E’ da tempo che abbiamo intrapreso una campagna di controinformazione sulla questione dei parcheggi a “strisce blu” nella nostra città, tra il silenzio quasi totale delle istituzioni e degli organi di stampa. Non tutti lo sanno, ma a Perugia molti di questi parcheggi a pagamento sono irregolari perché violano diversi articoli del codice della strada. L’articolo 7 comma 6 del codice della strada indica che gli spazi adibiti al parcheggio a pagamento devono essere localizzati al di fuori della carreggiata. Inoltre ad ogni parcheggio a “striscia blu” deve corrispondere un parcheggio a “striscia bianca”. Basta ciò quindi per rendersi conto che molte di quelle situate a Perugia sono del tutto illegali. E’ irregolare il provvedimento che ne ha autorizzato l’apposizione, con conseguente annullabilità dell’eventuale verbale.


Ma questo non basta: oltre a quelle già esistenti, il Comune di Perugia ha voluto ed ottenuto la realizzazione di 900 nuovi parcheggi a pagamento situati in diverse zone della città, anche in zone centrali come Via dei Filosofi ed Elce.



Proprio pochi giorni fa, i residenti delle vie dove verranno realizzati i nuovi parcheggi a pagamento hanno ricevuto una lettera dal Comune di Perugia dove in grande stile (lettere a colori, grafica accattivante… Tanto siamo noi a pagare, come sempre del resto!), veniva spiegato il perché (?!) e il funzionamento di questi nuovi parcheggi a pagamento. Per prima cosa, a molti residenti di queste zone, la lettera è arrivata il giorno 8 Gennaio mentre tutta la documentazione per far sì che i residenti avessero diritto al parcheggio gratuito doveva essere spedita entro e non oltre il giorno 7 Gennaio al Comune stesso e, in caso di mancata richiesta, si legge nella lettera, il residente sarà multato per sosta vietata. Proseguiamo la lettura della lettera e evidenziato con un bel grassetto si legge: “Questa nuova organizzazione consentirà uno snellimento del traffico veicolare con evidenti miglioramenti dal punto di vista ambientale, della qualità dell’aria e della vita quotidiana”. Ci domandiamo come sia possibile che con il cambiamento solo della modalità del parcheggio, ovvero, prima era gratuito e ora non più, sia possibile che dal punto di vista ambientale e della qualità dell’aria possa cambiare qualcosa. Mentre siamo sicuri che invece dal punto di vista della vita quotidiana qualcosa cambierà, saremo con meno euro dentro il nostro portafoglio (come se ne avessimo tanti) ogni volta che per necessità dovremmo spostarci in auto e parcheggiare. Per non parlare poi come ne risentiranno tutti gli esercizi commerciali a gestione familiare che stanno in queste zone, quei pochi che hanno resistito al “nuovo ordine” dei grandi centri commerciali.



Con le “strisce blu”, siamo di fronte ad un vero e proprio abuso, un gesto di arroganza bello e buono e non è giusto pagare. Sappiamo bene che le problematiche della nostra città sono ben altre ma è ora di svegliarsi e per far ciò, non è un male prendere in considerazione anche le cose che sembrano “piccole”.



 




Comunità Militante Perugia

Associazione Culturale Tyr

lunedì 1 ottobre 2007

A fianco del Popolo Karen.



Di fronte alla delicata situazione creatasi in Birmania, prendiamo una posizione netta.



A fianco del Popolo Karen.



La giunta militare, retta da generali affaristi, corrotti e sanguinari, sembra aver fatto il suo tempo. Tuttavia, le modalità con cui ci si appresta ad arrivare ad una svolta decisiva per la Birmania suscitano perplessità e preoccupazione.



Le legittime istanze di libertà del popolo birmano solo oggi vengono prese in considerazione dai media, con un risalto che mai è stato dedicato a chi da decenni si oppone militarmente all'oppressione e alla vera e propria persecuzione della giunta militare, il Popolo Karen.



Tale interesse mediatico e le pressioni internazionali, quando da certi pulpiti sentiamo parlare di “svolta democratica”, significano ormai una cosa sola: l'occidente “americocentrico” ha deciso di mettere definitivamente le mani sulla Birmania, e il cambiamento non avverrà per volontà del suo popolo, ma per gli interessi geopolitici e strategici, oltre che economici, dei “liberatori”.



L'eventuale liberazione dagli oppressori di sempre, la giunta militare, porrà i Karen (e tutti gli Uomini Liberi della Birmania) di fronte ad un nuovo nemico: quella “dittatura democratica” che per imporre i suoi interessi non avrà scrupoli e non risparmierà nessuna arma, compresa quella della “colonizzazione culturale” che purtroppo ben conosciamo. Tuttavia siamo certi che gli Uomini Liberi, forgiati da anni di lotta per la propria Libertà, Identità e Tradizione, continueranno a difendere i propri Valori.



Sempre a fianco del Popolo Karen.




Comunità Militante Perugia

giovedì 7 giugno 2007

Anche CPE in piazza a Roma.

COMUNICATO STAMPA: Il CPE sarà presente anche a Roma

Il Coordinamento Progetto Eurasia oltre alla già preannunciata manifestazione di Trieste, aderisce alla marcia organizzata a Roma il 9 giugno dal Movimento Zero di Massimo Fini contro la visita del presidente degli Stati Uniti d'America e contro la sudditanza dell'Italia agli USA e alla NATO.


Saremo presenti con una nostra delegazione ed un nostro striscione e chiediamo a tutti i simpatizzanti di partecipare numerosi. Facciamo sentire la nostra voce contro la sudditanza del governo Prodi, favorevole all'allargamento della base statunitense di Vicenza, frutto del pluridecennale servilismo dei politici italiani alle direttive di Washington. Il CPE aderisce alla marcia non per un generico e indefinito "pacifismo" ma per ribadire i principi di sovranità nazionale e continentale dell'Europa, perchè ritiene non più tollerabile l'occupazione armata del nostro suolo, che vede solo in Italia centotredici (113) strutture militari con comando statunitense o NATO, con le ovvie ripercussioni politiche che ne conseguono.

Inoltre il CPE solidarizza con tutti quei popoli che, in qualsiasi parte del mondo, stanno lottando per la propria libertà dall'oppressione straniera. Gli USA portano avanti un progetto universalista di dominio globale che ha già sparso troppo sangue nel mondo. Tale progetto non è solo politico, ma anche ideologico: gli USA stanno edificando un sistema globale neoliberale fondato sullo sfruttamento internazionale dei popoli del Terzo Mondo e sull'ineguaglianza sociale all'interno dei singoli Stati. Il riferimento, e dunque la nostra opposizione, non è solo alla politica di George W. Bush, ma all'intera storia statunitense caratterizzata da guerre, stermini e sete di conquista.



Da:
www.cpeurasia.org

lunedì 28 maggio 2007

Benevento 9 giugno 2007, presenti!

Anche Comunità Giovanile Militante Perugia partecipa alla conferenza che si terrà in occasione del trentennale del primo Campo Hobbit a Benevento sabato 9 giugno perchè crediamo che sia importante ricordare ed analizzare un'evento che all'epoca rappresentò uno dei momenti più alti di aggregazione e formazione per un'intera generazione militante. Siamo convinti che, oggi più che mai, sia fondamentale raccogliere e rivalutare lo spirito e l'esperienza metapolitica che animava i Campi Hobbit, adattandoli ad ogni istanza creativa che l'area "non conforme" oggi ci offre.



Comunità Giovanile Militante Perugia