Cari Lettori, Abbonati, Sodali.
Purtroppo, come dono natalizio di questo fine anno, il governo della miseria che dalla cittadella del potere usuraio detta legge al popolo italiano, ha deciso di sospendere il pagamento dei contributi all’editoria – benché “in bilancio per il 2010” - a venti-trenta quotidiani italiani, Rinascita inclusa. Un’altra strage simile è stata compiuta tra i periodici (no… non quelli del clero: quelle ottanta testate circa sono intoccabili, si sa; come pure preservati sono stati gli organi di associazioni misteriose e di partiti clandestini…). Alla settantina di voci residue hanno applicato comunque cospicue “detrazioni” non certo previste dalla legge, promettendo un qualche prossimo intervento “caso per caso”. E ai media “maggiori” hanno fatto finta di decurtare un po’ di “contributi indiretti”: che verranno però rinsanguati, “indirettamente”, per altri canali.
Certo: sappiamo che un giorno o l’altro, una volta percorso e superato l’iter burocratico pubblico al quale ci hanno assoggettato per ottenere la nostra scomparsa, qualcosa si aggiusterà, almeno parzialmente. Una legge è una legge: si dice anche che eventuali norme nuove non possano contemplare penalizzazioni retroattive… Ma l’accettata a tradimento l’hanno comunque già sferrata e le ferite inferte non si rimargineranno facilmente.
Sic stantibus rebus, per Rinascita è stato confezionato il seguente aut-aut: o spegnere la nostra voce stampa, seguendo il “disinteressato consiglio” della cittadella di limitare la nostra presenza alla rete internet, o stringere i denti, aggregando ogni limatura di residua forza, e andare avanti.
Voi ci conoscete. Ovviamente la prima ipotesi, umiliante e degna dei Lor Signori, è stata da noi totalmente rigettata.
Tuttavia non ci (e Vi) nascondiamo le difficoltà insite nella decisione di resistere. Un agguato ad ogni svolta d’angolo, un andare a vento, un fidarsi su deboli autonome certezze.
Bando alle analisi negative. Per andare avanti abbiamo bisogno del sostegno di chi ci è più vicino.
Quello dei Lettori che acquistano il quotidiano in città lontane da quello che è l’unico centro-stampa (Roma) utilizzato da questo gennaio: saremo costretti a sospendere, infatti, dal 1 febbraio 2012, la diffusione in varie piazze nazionali (attualmente raggiungiamo a macchia di leopardo tutta l’Italia, salvo la Val d’Aosta, il Trentino Alto Adige, la Sardegna).
Chiediamo loro di abbonarsi al quotidiano cumulativamente tramite web e tramite poste (spedizioni, quest’ultime, mal-eseguite, lo sappiamo: ma non è nostra colpa).
Quello degli Abbonati che, pur maltrattati dalle consegne postali, ci hanno sempre seguito e spronato ad andare avanti.
Chiediamo loro un rinnovo straordinario dell’abbonamento al quotidiano in tempi stretti (e l’uso, anche, della consultazione in internet).
E quello dei Sodali.
Ai quali chiediamo un nuovo sforzo politico ed economico: contrarre uno o più abbonamenti (carta-web) a prezzo pieno o sostenitore.
A tutti invieremo, gravati esclusivamente dalle spese postali, gli inserti che via via produrremo o che abbiamo già prodotto in questi recenti anni.
Cari Lettori, Abbonati, Sodali.
Tutti Voi sapete che “Rinascita” non è soltanto un quotidiano; non è solamente una serie di fogli di carta più o meno collegati; tutti Voi sapete che Rinascita è, al tempo stesso, analisi, memoria e speranza.
E’ per questo che Rinascita non intende affatto farsi da parte: è la nostra, come anche la Vostra, voce.
Quello che adesso occorre è un nuovo contributo di partecipazione attiva. Non andrà di sicuro perso. Anzi: servirà a noi tutti per trasformare questo quotidiano in un ancora più graffiante, comunitario e socializzato, organo di battaglia contro la dittatura democratica.
Credetemi. E ancora grazie per la Vostra attenzione, per la Vostra solidarietà, per le Vostre idee, per la Vostra opera.
Un patrimonio comune che ha permesso l’ esistenza di un quotidiano totalmente controcorrente.
Di Ugo Gaudenzi, http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=12308
mercoledì 28 dicembre 2011
SOSTENIAMO RINASCITA.
venerdì 16 dicembre 2011
La mU.S.A. del terrore di Marco Managò.
(ASI) “In questo teatro dalla regia occulta (il terrore ndr) ci muoviamo noi cittadini divenuti ormai delle marionette nelle mani di false democrazie, e ad orchestrare l’allarmismo a carattere mondiale ricorre quasi sempre la stessa mano, quella degli Stati uniti e dei grandi gruppi di potere”.
Si vis pace para bellum, sostenevano quei fini oratori che erano gli antichi romani.
La fine del mondo classico ha però cambiato questo assunto ed ha fatto sì che i potenti di turno anziché perdere tempo in lunghi preparativi abbiano iniziato ad usare l’arma del terrore preventivo per tenere sotto scacco gli altri e mantenere le posizioni di potere acquisite.
Ripercorre in modo quanto mai completo ed esaustivo l’evolversi di questo stato di cose il giornalista Marco Managò nel suo ultimo saggio, edito dalla Sankara, dal titolo “La mU.S.A. del terrore – origini, sviluppi, strategie e processi dell’allarmismo reale e indotto”.
Nel suo libro lo scrittore romano analizza questo fenomeno a 360 gradi, dando la giusta importanza anche a tutti gli allarmismi creati ad arte, anche quelli a prima vista secondari, come quello alimentare o quello informatico, senza trascurare il ruolo e l’evoluzione storica di questo fenomeno dai tempi antichi a quelli moderni passando per il terrore giacobino e quello russo.
Il libro si divide infatti in due parti distinte ma ovviamente legate tra loro: nella prima, introduttiva, si illustra la storia del terrore, con la connessione tra religione e superstizione; nella seconda invece si parte dal caso italiano e si allarga sempre più l’orizzonte; in questo modo l’autore porta avanti la propria tesi volta a dimostrare come gli Usa siano diventati i grandi protagonisti dello sfruttamento del terrore per il proprio tornaconto.
Oggi però il terrore, rispetto al passato, è più subdolo e pericoloso visto che abitualmente chi detiene il potere, mediatico o politico che sia, sovente lo utilizza per diffondere paura nella popolazione e riuscire così a mantenere le proprie posizioni. Classico esempio il terrore del nucleare, abilmente agitato per i propri scopi dalle grandi potenze.
Gli Usa, unico paese al mondo ad aver utilizzato la bomba atomica su una popolazione civile seminando non poco terrore, ed Israele, uno stato che possiede testate nucleari, minacciano quasi quotidianamente l’Iran colpevole di voler portare avanti lo sviluppo di energia nucleare a scopi civili, in questo modo si inculca nella mente delle popolazioni quasi l’esistenza di un nucleare buono, quelle delle “democrazie” e quello cattivo degli “stati canaglia”.
Secoli di terrore abilmente inculcato nelle menti umani hanno ormai manipolato e condizionato il nostro modo di pensare e sfuggire alle tante paure che ci circondano diventa sempre più complicato, ma è indubbio che il sapere, anche e soprattutto attraverso libri come questo, possono fornire una valida difesa alla politica del terrore imposto.
Marco Managò “La mU.S.A del terrore – Origini, sviluppi, strategie e processi dell’allarmismo reale e indotto” Sankara edizioni 130 pagine, €8,00
di Fabrizio Di Ernesto,
http://www.agenziastampaitalia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=6175%3Ala-musa-del-terrore-di-marco-manago&catid=3%3Apolitica-estera&Itemid=35
domenica 6 novembre 2011
La guerra dell’oro, da Bretton Woods ai giorni nostri.
(ASI) Ettore Negro, professore in pensione, ha scritto recentemente “La guerra dell’oro – Dalla truffa di Bretton Woods alla globalizzazione a stelle e strisce”. Agenzia Stampa Italia lo ha incontrato per fargli qualche domanda.
Oggigiorno le monete non sono coperte da riserve d’oro e di conseguenza non sono convertibili…
Nel 1944 gli stati Uniti si erano resi conto che ben presto non avrebbero più posseduto gli strumenti finanziari necessari per procedere ad un ulteriore ampliamento del loro impero. Le autorità monetarie americane giunsero quindi alla decisione di creare un nuovo ordine monetario mondiale, di passare cioè dal Gold Standard al Dollar Exchange Standard. A Bretton Woods gli Stati Uniti si impegnarono solennemente di garantire la piena convertibilità del dollaro in oro sulla base di 35 dollari per oncia Troy. Considerato che i paesi invitati a partecipare alla conferenza di Bretton Woods furono soltanto 43, risulta chiaro che questo trattato costituisce il tipico esempio di trattato iniquo o meglio di vera e propria truffa. A partire dalla sua ratifica gli Stati Uniti autoinvestitosi del potere di creare quantità via via crescenti di dollari al di fuori e al di sopra di qualsiasi controllo, si attribuirono il ruolo di veri e propri banchieri globali e finirono ben presto col trasformarsi nel più grande debitore di tutti i tempi, un vero e proprio parassita planetario definito da molti come stato canaglia per antonomasia.
La cartamoneta, ormai costituisce solo l’8% di tutto ciò che usiamo come denaro. Il grosso di ciò che usiamo per fare tutti i nostri acquisti, ossia l’82%, è costituito da promesse di pagamento emesse dalle banche e da carte di credito/debito. Come si è arrivati a questo? E perché?
L’emissione incontrollata di carta moneta è ulteriormente aumentata dopo la dichiarazione di inconvertibilità del dollaro in oro del 15 agosto 1971 che, a detta di molti, è da considerare la data più nefasta del secolo scorso. Questa data segna il passaggio dal Dollaro Exchange Standard al Dollaro Standard. Questo nuovo sistema monetario incentrato esclusivamente sul dollaro ha finito col far prevalere definitivamente la finanza sull’economia reale ed è responsabile di quella “cultura dell’indebitamento” che sta alla base della emissione incontrollata di derivati, titoli di spazzatura e di prodotti finanziari di ogni genere.
Ci vuole parlare di signoraggio bancario?
Gli stati Uniti, a seguito dell’imposizione del dollaro Exchange Standard e, a maggior ragione, con l’unilaterale, fraudolento passaggio al Dollaro Standard in cui ci troviamo attualmente, si sono praticamente arrogati il diritto di emettere una moneta di riserva internazionale, diritto non dissimile da quello dei signori feudali e degli stati nazionali.
Nel suo libro sostiene che gli Stati Uniti, dopo essersi assicurati grazie al trattato di Bretton Woods, la disponibilità di risorse finanziarie illimitate, il loro obiettivo finale sarebbe la conquista dell’egemonia globale e la instaurazione della “pax americana”. Secondo lei, potrebbe esserci questa sua affermazione dietro le “guerre umanitarie” degli ultimi tempi e le così chiamate “rivolte arabe”?
È del tutto evidente che gli Stati Uniti si servono del dollaro come di una vera e propria arma , un’arma non meno letale delle armi di distruzione di massa. Non a caso si parla del imperialismo del dollaro. Non a caso il dollaro è letteralmente idolatrato dagli americani. È grazie al dollaro che gli americani si possono permettere di comprare, umiliare, corrompere, minacciare, distruggere l’economia di intere nazioni e, non ultimo, di condurre le cosiddette famigerate guerre di peace keeping o umanitarie ipocritamente giustificate con l’intento di promuovere la pace, il progresso, la libertà, la democrazia e quant’altro.
In questo contesto, qual è il ruolo dell’Europa?
Il ruolo dell’Europa, priva, tra l’altro, di un esercito proprio e di una di una propria politica estera, è sempre stato ed è tuttora quello di semicolonia. Contrariamente alle aspettative degli ingenui neppure la creazione dell’euro l’aiuterà ad affrancarsi dal penoso stato di sudditanza determinato dall’imperialismo del dollaro.
E quello della Cina? Ormai super-potenza grazie al suo enorme bacino economico e industriale?
La Cina che, in termini di PIL, ha superato in breve tempo tanto la Germania che il Giappone, si avvia a diventare la prima potenza mondiale. I cinesi non si sono limitati ad imitare i prodotti occidentale e ad esportare merci contraffatte. I loro obbiettivi sono molto più ambiziosi. Essi mirano a sostituirsi agli Stati Uniti a tutti i livelli, soprattutto nel ruolo di banchieri mondiali. Per il momento, forti degli oltre 3000 miliardi di dollari detenuti nelle loro riserve essi potrebbero distruggere gli Stati Uniti in qualsiasi momento. Non lo fanno, perché essi vivono in uno stato di simbiosi con il rivale d’oltre Atlantico. Non è difficile comprendere che distruggere gli Stati Uniti nella situazione attuale equivarrebbe a “darsi”, come si suol dire, “la zappa sui piedi”. Con il dollaro i cinesi procedono tra l’altro all’acquisto delle industrie occidentali tecnologicamente più avanzate, di miniere e terreni nei paesi in via di sviluppo ecc. Consapevoli delle mire egemoniche e del neocolonialismo della Cina gli Stati Uniti hanno da tempo proceduto ad accerchiarla militarmente.
Come possiamo difenderci?
È una domanda alla quale mi è molto difficile rispondere. A mio parere, per quanto la cosa possa sembrare una mera utopia, si dovrebbe seguire l’esempio dell’Argentina e dell’Islanda, paesi che però non hanno avuto la disavventura di dover fare i conti con una follia di nome euro. L’Argentina dopo la dichiarazione di default nell’arco di solo 6 anni si è totalmente ripresa e procede a gonfie vele. La stessa cosa, ne sono certo, succederà in Islanda. L’Italia dovrebbe prima di tutto uscire dall’euro, rinnegare i debiti contratti con tutte le banche che, essendo “too big to fail” si sono trasformate in veri e propri stati negli stati e che si sono distinte per avere capitalizzato gli immensi profitti e socializzato le altrettanto immense perdite. L’Italia dovrebbe inoltre uscire da quella “legione straniera” al servizio degli Stati Uniti che si chiama NATO, e dichiarare la più totale neutralità sul modello della Svizzera o della Costarica. A questo punto il Bel Paese dovrebbe procedere a realizzare l’ultima utopia: dotarsi di una moneta coperta in parte da oro e/o argento sperando così di lanciare un segnale al mondo intero al fine di bonificare la finanza e l’economia a livello globale.
di Fabio Polese,
http://www.agenziastampaitalia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=5624%3Aeconomia-la-guerra-delloro-da-bretton-woods-ai-giorni-nostri&catid=3%3Apolitica-estera&Itemid=35
martedì 18 ottobre 2011
lunedì 26 settembre 2011
Passignano sul Trasimeno (PG): Stefano Fabei presenta “I Neri e i Rossi”.
(ASI) Venerdì 30 Settembre, alle ore 18.00, presso la Sala consiliare del Comune di Passignano sul Trasimeno (PG), si terrà la presentazione dell’ultimo lavoro del Prof. Stefano Fabei: “I Neri e i Rossi”, edito da Mursia (pp. 344, euro 22).
Il testo è una documentata descrizione dell’apertura di Benito Mussolini, tra l’autunno del 1943 e la primavera del 1945 – durante la Repubblica Sociale Italiana – al mondo socialista e rivoluzionario. L’autore ricostruisce la cosiddetta “operazione ponte”, dove Mussolini, in collaborazione con Edmondo Cione e il comandante delle formazioni partigiane socialiste “Matteotti” Corrado Bonfantini, tentò di sfruttare la collaborazione di elementi moderati in ambedue gli schieramenti per consegnare il potere al Comitato di liberazione nazionale. Il 22 aprile del 1945, il Duce, compiendo la sua ultima manovra politica, consegnò al giornalista antifascista Carlo Silvestri, la proposta da far recapitare al Partito Socialista di Unità Proletaria, dove si leggeva: “Poiché la successione è aperta in conseguenza dell’invasione angloamericana Mussolini desidera consegnare la Repubblica Sociale ai repubblicani e non ai monarchici; la socializzazione e tutto il resto ai socialisti e non ai borghesi”. L’auspicato incontro tra i “neri” e i “rossi”, grazie anche all’intransigenza di Basso e Pertini, non si realizzò.
La presentazione del libro sarà coordinata dalla Prof.ssa Francesca Valentini, docente ITAS “Giordano Bruno” e membro della Direzione regionale del Partito Democratico. Interverranno: Claudio Bellaveglia, Sindaco di Passignano sul Trasimeno, Franco Asciutti, Senatore del Popolo della Libertà; Andrea Lignani Marchesani, Vicepresidente del Consiglio Regionale dell’Umbria, il Prof. Giuseppe Parlato, ordinario di Storia contemporanea presso l’Università Luspio di Roma, Presidente della Fondazione Ugo Spirito, prefatore del volume. La presentazione è stata organizzata in occasione del 150° anniversario dell’unità d’Italia, con il patrocinio della Regione dell’Umbria, del Consiglio Regionale, della Provincia di Perugia e del Comune di Passignano sul Trasimeno.
La prossima presentazione de “I Neri e i Rossi” si svolgerà a Roma, giovedì 20 Ottobre, alle ore 17.30, presso la Fondazione Ugo Spirito.
lunedì 19 settembre 2011
martedì 2 agosto 2011
I NERI E I ROSSI
Anno: 2011
Casa editrice: Mursia
«La Storia, e proprio nei suoi periodi critici, sta a dimostrare che a risolvere i problemi non sono mai mancate le “idee” ma troppo spesso gli “uomini”.» (Corrado Bonfantini, Premessa per la ripresa del movimento marxista, Novara, marzo 1942)
«Poiché la successione è aperta in conseguenza dell’invasione angloamericana Mussolini desidera consegnare la Repubblica sociale ai repubblicani e non ai monarchici; la socializzazione e tutto il resto ai socialisti e non ai borghesi.»
Questa la proposta che il Duce, il 22 aprile 1945, compiendo la sua ultima manovra politica, consegna al giornalista antifascista Carlo Silvestri, convocato in prefettura a Milano, perché la recapiti all’esecutivo del PSIUP. È l’invito del dittatore al Partito socialista, con l’accordo del Partito d’azione e il tacito consenso del PCI, a prendere in consegna la città di Milano e a mantenere l’ordine pubblico, per cui mette addirittura a disposizione reparti della RSI. Deve essere questo lo sbocco dell’operazione «ponte» che Mussolini ha messo in atto da alcuni mesi con la collaborazione di Silvestri, di Edmondo Cione e in cui coinvolge il comandante delle formazioni partigiane socialiste «Matteotti» Corrado Bonfantini. Ma l’intransigenza di Lelio Basso e, soprattutto, di Sandro Pertini fanno fallire questo progetto cui molti, da entrambe le parti, hanno guardato con opportunismo ma anche con sincera buona fede.
Altre info su: http://www.stefanofabei.it/?p=47
domenica 12 giugno 2011
In morte di un collega.
"Un suicidio che non è un suicidio, l'omicidio di una prostituta, un tecnico informatico in guerra con il mondo, una cura contro l'Aids che fa bene solo alle finanze di una multinazionale, un incidente in auto che non è un incidente. Fra romanzo d'autore e medical thiller, periferie post-moderne e librerie della vecchia Firenze, la storia di un uomo e di una donna in lotta contro l'ingiustizia e il destino. Ambientato tra Firenze, Prato, Sesto Fiorentino e Bologna. Fabrizio Rinaldini, fiorentino, è nato 55 anni or sono. Dopo una lunga disavventura giudiziaria che gli ha permesso di assaporare l'equanimità dell'italica legge, un matrimonio durato poco e finito male, qualche anno trascorso in Africa e in America del sud per lavoro, molte amicizie sbagliate e poche "fratellanze" vere e proprie, più di un legame sentimentale finito peggio del matrimonio, ha deciso che la cosa più divertente di tutte era scrivere. Così scrive, frequenta archivi e biblioteche per ricerche improbabili, e lavora come sistemista informatico per una multinazionale francese. Vive ancora nel contado fiorentino e non cambierebbe Badia a Settimo neppure con un attico a Manhattan con vista sull'Hudson, mantiene vivi i legami con la propria comunità ideale, ama i gatti, la birra Weisse, i Pink Floyd, Shakespeare, l'irraggiungibile Céline e Non, je ne regrette rien di Edith Piaf." Oltre a queste poche note trovate sul sito della libreria fiorentina che ospiterà la presentazione del libro posso personalmente testimoniare due cose: le ricerche di Fabrizio nelle biblioteche non sono affatto improbabili ma serie, precise e, per i miei gusti, molto interessanti. Il libro, che ho avuto la fortuna di leggere in anteprima grazie alla cortesia dell'autore, è assolutamente imperdibile. Una storia avvincente che ti cattura dalla prima all'ultima pagina, una comunità di riferimento e un mondo di valori che ci è familiare: "Ogni tanto Gloria gli chiedeva 'Chi è quello?' o 'E quello?', indicando un poster o una foto. E lui le rispondeva, cercando di riassumerle in poche frasi le vite, tragiche e meravigliose, di Codreanu, di Szalasi, di Josè Antonio Primo de Rivera, di Evita Peron, di Drieu, di Pavolini, di Darnand e di tanti altri. Si dilungò solo su Céline di cui lei aveva letto il Voyage, la foto lo ritraeva ormai vecchio, pochi mesi prima della morte, seduto col gatto Bebért sulle ginocchia. Le raccontò del suo lavoro come medico dei poveri nella banlieu parigina, gli ultimi anni, delle sue donne, della fuga da Parigi, della condanna. 'Sai tutto di lui' gli disse con ammirazione. 'Molte cose... il maledetto Louis-Ferdinand è stato uno dei più grandi del Novecento'". Se questo fosse un paese normale Fabrizio sarebbe uno scrittore famoso e In morte di un collega un clamoroso successo editoriale. Ne consiglio a tutti acquisto ed attenta lettura. Per una volta, in mezzo a tanta spazzatura editoriale, denaro ben speso. Harm Wulf
Fabrizio Rinaldini In morte di un collega Sassoscritto editore, 2011
collana Topazio, Firenze, 2011, 304 pagine, 13,50 euro. Richiedere a:
Sassoscritto S.r.l.Via Masaccio n. 176 - 50132 - Firenze tel. 055 5535179 cell. 3343204757
http://www.sassoscrittoeditore.it/
sabato 19 marzo 2011
Nella terra di nessuno.
Ci ho messo un po’ a scrivere questa introduzione, o come la vogliamo chiamare. Questo “qualcosa” che dia l’idea di quel che si troverà nel libro. Soprattutto per scaramanzia ho voluto aspettare di averlo tra le mani, “in carta e inchiostro”, quasi non mi pareva vero. Dopo mesi di lavoro e una lunga attesa il 15 marzo il libro “Quando lo Stato uccide” è arrivato in libreria. Si tratta di un libro-inchiesta sugli abusi commessi nel nostro Paese da chi veste la divisa. Ma non si tratta di un semplice elenco di misfatti, come nemmeno vuol essere una specie di dossier “a senso unico” sui crimini commessi da poliziotti o carabinieri. Così abbiamo voluto (il mio coautore, Tommaso Della Longa, ed io) approfondire la questione delineando prima di tutto il quadro giuridico, italiano e anche europeo, nel quale operano oggigiorno le forze dell’ordine, le leggi che permettono l’uso delle armi a chi ci deve proteggere. Le forze dell’ordine, nel nostro Paese (e in Europa), agiscono all’interno di un quadro legislativo “a maglie larghe” che, ieri per gli anni di piombo, oggi per il cosiddetto terrorismo internazionale, assegna un potere discrezionale che purtroppo, in alcuni casi, apre la strada a eccessi pericolosi. Poi li abbiamo intervistati, poliziotti e carabinieri. Non sarebbe stato serio né corretto fare un’inchiesta sugli abusi commessi dalle forze dell’ordine senza interpellare chi veste la divisa. E poi abbiamo cercato di mettere uno dietro l’altro i casi dei morti ammazzati degli ulti 10 anni. Ne abbiamo contati quindici, esclusi i quattro casi più “famosi” di Carlo Giuliani, Federico Aldrovandi, Gabriele Sandri e Stefano Cucchi, ai quali abbiamo dedicato un capitolo ognuno.
Chi può usare un’arma o comunque dispone di un potere coercitivo concessogli da un ruolo istituzionale, dovrebbe saper essere sempre nel giusto, irreprensibile, incorruttibile, equilibrato. Purtroppo - siamo tutti esseri umani, è vero - a volte non succede. Ci può stare: non è facile stabilire quel che giusto e quel che non lo è. Ma c’è una vasta zona grigia nella quale la legittimità dell’uso delle armi o di strumenti e pratiche coercitive sfuma nell’eccesso, la legittima difesa nell’omicidio. Una terra di nessuno legale e morale nella quale in certi casi si può insinuare il tentativo di insabbiamento. In cui ha la meglio la tendenza a permettere allo “spirito di corpo” di prevaricare la giustizia. A volte non è nemmeno necessario cercare di insabbiare casi scabrosi, basta un “non luogo a procedere” o un’archiviazione. In questi casi la giustizia ha la g minuscola, soprattutto perché va contro la Costituzione, per la quale tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. Per troppi magistrati, infatti, chi veste una divisa è “più uguale degli altri”.
Di Alessia Lai
mercoledì 9 marzo 2011
I neri e i rossi
I neri e i rossi
Tentativi di conciliazione tra fascisti e socialisti nella Repubblica di Mussolini
di Stefano Fabei
MURSIA Edizioni
Pagine: 478
Codice: 14252
EAN 978-88-425-4745-7
Collana: Testimonianze fra cronaca e storia - 1939-1945: Seconda guerra mondiale
«Poiché la successione è aperta in conseguenza dell’invasione angloamericana, Mussolini desidera consegnare la Repubblica Sociale ai repubblicani e non ai monarchici, la socializzazione e tutto il resto ai socialisti e non ai borghesi.»
Questa la proposta che il Duce, il 22 aprile 1945, compiendo la sua ultima manovra politica, consegna al giornalista antifascista Carlo Silvestri, convocato in prefettura a Milano, perché la recapiti all’esecutivo del PSIUP. È l’invito del dittatore al Partito socialista, con l’accordo del Partito d’azione e il tacito consenso del PCI, a prendere in consegna la città di Milano e a mantenere l’ordine pubblico, per cui mette addirittura a disposizione reparti della RSI.
Deve essere questo lo sbocco dell’operazione «ponte» che Mussolini ha messo in atto da alcuni mesi con la collaborazione di Silvestri, di Edmondo Cione e in cui coinvolge il comandante delle formazioni partigiane socialiste «Matteotti» Corrado Bonfantini. Ma l’intransigenza di Lelio Basso e, soprattutto, di Sandro Pertini fanno fallire questo progetto a cui molti, da entrambe le parti, hanno guardato con opportunismo ma anche con sincera buona fede.
L'Autore
Stefano Fabei, nato a Passignano sul Trasimeno nel 1960, laureato in Lettere moderne, insegna a Perugia. Suoi saggi sono apparsi su «Studi Piacentini» e «Treccani Scuola». Collabora a «I sentieri della ricerca», «Eurasia» e «Nuova Storia Contemporanea». Tra le sue opere recenti: I cetnici nella Seconda guerra mondiale (2006), Carmelo Borg Pisani. Eroe o traditore? (2007). Con Mursia ha pubblicato Il fascio, la svastica e la mezzaluna (2002) tradotto in Francia nel 2005, Una vita per la Palestina. Storia del Gran Mufti di Gerusalemme (2003), Mussolini e la resistenza palestinese (2005), La «legione straniera» di Mussolini (2008) e Operazione Barbarossa (2010).
sabato 18 dicembre 2010
Hávamál – La voce di Odino
Possiamo definire gli Hávamál come il libro sacro degli antichi vichinghi e dei popoli germanici in generale.
Composto da 164 strofe di carattere sapienziale, il testo appare in una raccolta che va sotto il nome di Edda Poetica ed è conservato in un unico manoscritto islandese medioevale, il Codex Regius dell'Edda Poetica (del 1270 circa).
L'Edda Poetica è uno dei due principali rami di quella poesia che le genti nordiche coltivarono nei tempi antichi, accanto alla poesia cortese che gli scaldi di corte componevano per i re e per gli eroi. Nell'Edda Poetica sono conservate le memorie, le gesta ancestrali, le storie delle potenze divine e degli Eroi che definiscono l'archetipo fondante dell'antica area culturale germanica. I personaggi dei carmi sono oggi noti per lo più grazie all'opera di Wagner sull'anello dei Nibelunghi e alle saghe di Tolkien sul Signore degli Anelli.
La parola Hávamál deriva dalla composizione di due elementi: Háva e mál che possiamo rendere in italiano con: parole dell'Alto , ossia di Odino, la massima divinità del pantheon nordico.
La tradizione vuole, infatti, che gli Hávamál siano stati composti da Odino stesso.
Nella mitologia nordica Egli è il supremo e più saggio degli Dèi ed è perciò naturale che sia proprio lui ad esporre quegli insegnamenti spirituali di cui l'uomo non può fare a meno. Attraverso i sacri carmi, il Padre degli Dèi dispensa consigli provvidenziali e, sovente attraverso l'uso di un'aneddotica che lo vede protagonista, indica i comportamenti cui un uomo saggio deve attenersi lungo il difficile cammino della conoscenza e della realizzazione spirituale.
Il curatore ha deciso di suddividere questo lavoro in due parti.
La prima parte è dedicata al contenuto etico-morale degli Hávamál. In altre parole alla filosofia del testo chiarita per ogni singola strofa. Senza dubbio alcuno questa sezione rappresenta il principale contributo che il curatore consegna allo studio di questo antico testo. Pochissimi lavori di questo tipo si trovano in letteratura (ad eccezione forse solo della lingua islandese). Null'altro del genere è rinvenibile in lingua italiana. Da essa anche un lettore non specialista potrà cogliere i preziosi suggerimenti per la vita ordinaria di cui gli Hávamál sono ricchi. Di sicuro fascino risulterà poi per tutti quelli che non chiedono altro che di essere introdotti nel mitico mondo degli antichi germani, capire quali erano gli ideali di vita, i sogni, i valori e le passioni di quegli intrepidi guerrieri, sempre alla ricerca di avventure, terre e pericoli.
La seconda parte di questo lavoro è di carattere specialistico, volta all'analisi linguistica dei versi e delle singole parole. Uno studio decisamente più filologico e grammaticale. Il curatore analizza il significato delle espressioni più ostiche, ragguaglia il lettore sull'etimologia, analizza nel dettaglio tutti i passi di difficile traduzione ed interpretazione. In particolare, seguendo un criterio scientifico comparativo, fornisce al lettore un ricco corredo di note di altri studiosi che poi confronta tra loro, al fine di dar conto, di volta in volta, delle scelte linguistiche operate in sede di traduzione.
Antonio Costanzo è nato a Napoli nel 1979. Laureato con lode in fisica teorica alla Federico II di Napoli con la tesi: Approccio spazio-temporale alle teorie di gauge quantizzate . Studioso delle lingue moderne ed antiche parla correntemente islandese, norvegese, tedesco e inglese. Studioso della cultura germanica collabora con riviste e giornali di settore. È animatore del centro studî Nostra Romanitas e direttore responsabile della collana di studî nordici, Sunna, per la casa editrice Diana.
Hávamál – La voce di Odino
A cura di : Antonio Costanzo
Anno: 2010
Pagine: 259
Euro 18,50
Editore: Diana Edizioni
martedì 7 dicembre 2010
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E’ nata La Casa del Soldato, un’ulteriore ed importante iniziativa a cura dell’Associazione Culturale Tyr Perugia.
“La Casa del Soldato è una importante iniziativa con la quale intendiamo ribadire il valore che attribuiamo alla formazione culturale, ideologica ed esistenziale dell' uomo differenziato. L'opera di selezione e di diffusione libraria è finalizzata alla coltura delle "idee senza parole", affinché possano essere contemplate le qualità dell'uomo di vetta pure nell'oscurarsi dei cieli”.
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martedì 23 novembre 2010
mercoledì 3 novembre 2010
mercoledì 27 ottobre 2010
LA CASA DEL SOLDATO. Altrilibri consigliati.
Le ultime ore dell’Europa.
Questo testo si può forse considerare l’opera più suggestiva di Adriano Romualdi. L’autore trasmette tutta l’atmosfera della tragedia della seconda guerra mondiale, con tutte le tensioni, le aspettative e le contraddizioni, dei combattenti della parte sbagliata. Riportiamo qualche riga suggestiva:“[…] Hitler è morto, ma i commandos delle Waffen SS si battono ancora nei pressi della Cancelleria. Ci si batte per rabbia, per disperazione, per competizione. Stalin vuole che Berlino cada il 1° maggio, e non gli si vuole dare questa soddisfazione. Il fronte è ormai rotto in tanti frammenti di resistenza. Ognuno fa la “sua” guerra, contro i “suoi” Russi, per spirito sportivo. La Croce di Cavaliere è concessa per ogni 7 carri nemici distrutti e ognuno vuole morire con la sua Ritterkreuz al collo. Gli Scandivani han saccheggiato un magazzino della Wehrmacht: scommettono una bottiglia di Schnaps per ogni carro russo saltato. I guidatori russi sono presi dal panico. Per farli proseguire, in molti commissari politici devon loro puntare la pistola.”
Autore: A. Romualdi
Editore: Settimo Sigillo
Pagine: 175, brossura con 30 foto b/n
Anno: 2004
Prezzo: 15 €
Il capo di cuib.
"Le guerre sono vinte da coloro che hanno saputo attrarre dall'alto, dai cieli, le forze misteriose del mondo invisibile e assicurarsi il concorso di queste forze. Queste forze misteriose sono gli spiriti [...] dei nostri antenati [...] Prima di essere un movimento politico [...] il movimento legionario è una scuola spirituale in cui entra un uomo per uscirne un eroe [...] Cercate programmi? [...] Sarebbe meglio cercare uomini [...] - non di programmi si sente il bisogno nel paese, bensì di uomini e di volontà [...] Il nostro movimento legionario rivela essenzialmente il carattere di una grande scuola spirituale. Esso tende a suscitare fedi insospettate, esso mira a trasformare, a rivoluzionare le anime. Gridate ovunque che il male, la miseria, la rovina vengono dall'anima. L'anima è il punto cardinale su cui occorre operare nel momento presente. L'anima dell'individuo e l'anima del popolo".
Ciò che fa l'inattualità, quindi la perennità, di questo libretto - breviario di ortodossia e di ortoetica che, steso da Codreanu per i legionari della 'Guardia di Ferro', venne da Nae Jonescu paragonato agli Esercizi spirituali di s. Ignazio di Loyola - è il suo intendimento di allevare anime. Di fare dell'anima il soggetto che nell'uomo guida la contemplazione e ne disciplina la concentrazione e la comprensione: il presidio da cui sorvegliare i moti del corpo della storia. Nel tempo l'émpito della decadenza vorrebbe affondare tutto - essenze spirituali, stili di vita, lineamenti estetici -, e poi trascinare il tempo stesso verso la dissoluzione. E allora ciò che fonda il tempo, che lo precede e domina, a insorgere e ad aspettare la storia al varco: per purgarla e purificarla. Ben accordati dai canoni etici di Codreanu, gli strumenti delle anime dei legionari tentarono questa opera, e se, nell'immediato, le loro voci non riuscirono a soffocare il rumore del tempo, la vibrazione che ne rimane ancora tonifica l'attenzione ed edifica l'attesa per l'Ordine - all'interno dell'uomo e delle sue comunità - da parte di quanti non si piegano alla congiuntura della storia.
Autore: Corneliu Z. Codreanu
Editore: Edizioni AR
Prezzo: 12 €
Ordinali a: lacasadelsoldato@libero.it o controventopg@libero.it
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domenica 24 ottobre 2010
LA CASA DEL SOLDATO [Altrilibri]. ...Sta per arrivare!
- Piazza Fontana: una vendetta ideologica. Edizioni di Ar - € 10,00
- Il regno perduto.
Appunti sul simbolismo tradizionale della montagna.Edizioni di Ar. - € 12,00
- L'enigma sociale. - Edizioni di Ar - € 14,00
- Céline L.-F. - Bagattelle per un massacro.- Edizioni di Ar - € 24,00
- Céline L.-F. - Bagattelle per un massacro. - Editrice Aurora - €18,00
- Costamagna C. - Dottrina del fascismo.
Vol. 1-2-3 - Edizioni di Ar - € 12,00 - € 10.00 - € 10,00
- Dàvila G.Nicolàs. - Pensieri Antimoderni. - Edizioni di Ar - € 11,00
- Degrelle L. - Militia. - Edizioni di Ar - € 12,00
- Dario B. M. - Il Sole Invincibile.
Aureliano riformatore politico e religioso.- Edizioni di Ar - € 12,00
- Evola Julius. - Imperialismo pagano. - Edizioni di Ar - € 15,00
- Isorni J. - Il Processo Brasillach. - Edizioni di Ar - € 15,00
- Segatori A. - La comunità vivente. - Edizioni di Ar - € 9,00
- Il Mondo Secondo Monsanto. - Arianna Editrice - € 18,60
- Shock Shopping. - Arianna Editrice - € 10,80
- Euroschiavi. - TERZA EDIZIONE, Arianna Editrice - € 14,50
- Karen, un popolo in lotta. - Edizione l'Uomo Libero - € 10,00
- Enrico Galoppini - Islamofobia. - Edizioni all'Insegna del Veltro - € 18,00
- Il disastro di una nazione.
Saccheggio dell’Italia e globalizzazione. -Edizioni di Ar - € 16,00
- Johann Andreas Eisenmenger. Giudaismo Svelato. – Edizioni di Ar - € 16,00
- Rutilio Sermonti. Omaggio alla R.S.I. – Controcorrente - € 10,00
- Cristina Di Giorgi. Note Alternative. – Edizioni Trecento - € 15,00
- Valerio Cutonilli. Bologna 2 Agosto 1980.
STRAGE ALL'ITALIANA.– Edizioni Trecento - € 20,00
- Umberto Malafronte. Il disordine demografico.– Edizioni di Ar - € 12,00
- Nisticò U.. Prontuario oscurantista. – Edizioni di Ar - € 16,00
- Blondet Maurizio. Chi comanda in america. – Edizioni Effedieffe - € 13,00
- Blondet Maurizio. Stare con putin? – Edizioni Effedieffe - € 22,00
- Sonia Michelacci. Il comunismo gerarchico.– Edizioni di Ar - € 20,00
Per ricevere la lista completa dei testi, per avere maggiori informazioni e per ordinazioni contattare la mail: controventopg@libero.it
martedì 12 ottobre 2010
Cuori Tifosi.
Fabio Polese intervista Maurizio Martucci
Da Il Fondo di Miro Renzaglia, www.mirorenzaglia.org
Maurizio Martucci, giornalista e scrittore, dopo 11 Novembre 2007, l'uccisione di Gabriele Sandri una giornata buia della Repubblica e Cuore tifoso. Roma-Lazio 1979, Un razzo ha distrutto la mia famiglia, Gabriele Paparelli racconta, ha recentemente pubblicato Cuori Tifosi edito da Sperling & Kupfer (pagg. 480, euro 18,00) - nella Collana Le Radici del Presente diretta da Luca Telese. Un libro che racconta i morti dimenticati degli stadi italiani per cercare di non farli sparire nelle menti di una nazione che vive di calcio.
«La morte è uguale per tutti» così inizia l’introduzione al suo nuovo lavoro e così recitavano gli striscioni delle curve italiane in più di un’occasione per ribadire che la morte di un tifoso, di un ultras non vale certo meno di quella di qualunque altra persona. Crede davvero che sia così? Crede che uno Stato, o più in generale, una società come quella attuale, sia in grado di ricordare in ugual modo tutti i suoi morti?
Niente affatto, sono convinto dell'esatto contrario! E nella schietta sinteticità della frase, questo striscione esposto in curva nel lontano 1993 stanava già l'equivoco, denunciandone il paradosso. La nostra memoria storica è correlata all'azione culturale che i mezzi d'informazione e di comunicazione di massa riescono ad esercitare sul nostro immaginario collettivo. Il grado di incidenza di un sentimento popolare è subordinato al grado di performance del messaggio su reti sociali e ripetitività nel tempo. In parole povere, passata l'onda emotiva del primo momento, se ad un caso di cronaca nera con eco nazionale non si fa seguire una calendarizzazi one della ricorrenza o un ciclo di verità, scadenzando un percorso di memoria, si sconfina presto in una dimensione d'oblio. La gente dimentica, la gente scorda, distratta dagli affanni della quotidianità com'è fisiologico che sia. E alla fine, passati 5-10 anni di distanza dall'accaduto, anche il più efferato disastro può passare nell'anonimato come se non si fosse mai consumato. Se chiedi in giro cosa evoca il nome di Ustica, passati 30 anni dal disastro del DC-9 capita che trovi qualcuno che ti risponde 'E' una meta estiva per le vacanze!' Nessuno ricorda più del dolore delle famiglie e la morte diventa inutile anziché rappresentare un monito per il futuro. E pensa cosa accade quando un'informazione depistante riesce a confondere la vittima col carnefice, oppure quando invece di parlare di un attentato si parla di un incidente oppure di una morte naturale invece che di un omicidio. In quest'ultimo caso si entra nella categoria delle cosiddette morti scomode, quelle che il pensiero unico, allineato e politicamente corretto preferisce ignorare mettendoci una pietra sopra. Alla faccia della verità e della giustizia. In altri contesti si parlerebbe di omertà, invece...
Si chiamano Augusto, Giuseppe, Vincenzo, Gabbo, Antonio, Spagna, Celestino, Cioffi, Stefano, Mau... Ha trovato difficoltà a reperire documenti ed informazioni su strani casi di morte?
Eccome! Praticamente sono partito da zero: ho ricostruito decine di vicende processuali e casi scomodi, raccogliendo testimonianze di prima mano e il racconto di avvocati e famigliari delle vittime. Esiste una storiografia e un'appendice bibliografica scientificamen te valida per i martiri del dopo-guerra, per le vittime degli anni di piombo, per i più recenti casi di cronaca nera di Cogne, Garlasco, Meredith a Perugia. Ma prima di 'Cuori Tifosi'... c'era un vuoto culturale che aleggiava sopra i martiri del calcio. Nessuno li aveva mai considerati nella loro complessa drammaticità, nessuno aveva mai scritto a 360 gradi delle loro incredibili storie. Ed il dato dovrebbe far riflettere, visto che il calcio è una delle prime industrie del paese e primeggia per fatturati da capogiro. Tanti parlano di tattica, allenatori e calcio mercato, ma nessuno aveva mai scritto questa storia d'Italia sconosciuta e dimenticata. Questa è la genesi di 'Cuori Tifosi', è la storia di decine di ragazzi e ragazze che in un modo o nell'altro sono morti per questo sport.
Nella sua presentazione del libro al Campidoglio di Roma ha dichiarato: "Il libro è rivolto alle istituzioni, che non dialogano mai, e mai l’hanno fatto, con i tifosi, come nel caso della tessera del tifoso". Una dichiarazione che sembra più un appello. Sbaglio?
Esatto. Il mio è un invito lanciato da un'aula tra le più rappresentativ e del paese. Giustamente tutti dicono che bisogna contrastare la piaga della violenza nel calcio, recuperare i giovani che guerreggiano.. .. ma poi nel concreto mi sembra si faccia poco o nulla e anzi provvedimenti come il programma Tessera del Tifoso partono più da una logica di fisiologica espulsione per soglie d’acquisto e Black List anziché di ricomposizione . Ti porto un dato: partendo dal Governo, passando per regioni e province scendendo giù sino al più piccolo dei comuni italiani, sai tra questi quanti sono i ministeri e gli assessorati che si occupano di sport, politiche sociali, politiche giovanili e culturali? Sono una marea, talmente tanti che impiegheresti una settimana solo per censirli. Ebbene, di tutti questi organismi, sai dirmi quanti effettivamente propongono programmi o progetti rivolti al popolo degli stadi per creare e diffondere una vera cultura del calcio e del tifo e per contrastare fenomeni reazionari valorizzando lo spirito aggregativo e passionale? Te lo dico io: nessuno! Ecco, manca la volontà politica di parlare con i nostri giovani, manca la forza per dire si faccia un passo in avanti ma anche uno in dietro. In due anni di tavole rotonde hanno concepito la Tessera del Tifoso confrontandosi con società private, agenzia di servizi, istituzioni, management sportivo, insomma... con tutto e tutti, tranne che con i tifosi! Non ti sembra strano? La Tessera del Tifoso è uno strumento per i tifosi, ma nessuno ha mai pensato di accoglierne preliminarment e il parere. I tifosi sono rimasti esclusi dalla filiera, cioè gli utenti finali si sono visti calare dall'alto questa carta prepagata e ancora non si capisce come una fidelity card possa contrastare la violenza con la tesi del 'Più Spendi, Più Tifi'. Si è persa una grande occasione! La vera alternativa è Cuori Tifosi, è la cultura del dialogo, del confronto: fare cultura sentendo le voci di tutte le componenti, ricordando la storia degli stadi, evidenziando gli errori del passato affinché non si ripetano in futuro. Ma forse è più sbrigativo isolare e ghettizzare i tifosi. Così va l'Italia...
Si appunto, la Tessera del Tifoso. Lei ha scritto diversi articoli sull’argomento, ci sono novità? Lo stadio è diventato un salotto buono come volevano farci credere?
Le novità le avevo anticipate nei miei articoli, dove facendo semplicemente inchiesta giornalistica mi ero accorto che questa tessera è piena di anomalie: il Garante della Privacy ha da poco aperto un’istruttoria sull'ipotesi di uso scorretto del trattamento dei dati personali ed a breve dovrà pronunciarsi, così come il TAR del Lazio a Dicembre sarà chiamato a dirci se sussiste o meno l'incostituzionalità di un articolo di legge (9 del 41/07) più adatto ad uno stato di polizia dell'800 che ad pese civile, garantista e liberale da terzo millennio. Infine gli stadi vuoti, a Trieste pure i tifosi finti, disegnati su striscioni di plastica. Da contraltare l'aumento degli abbonati in pay-per-view, il ripetersi sistematico di isolati episodi di violenza in linea con il trend degli ultimi anni e la creazione di zone miste di tifosi non tesserati mischiati ai tifosi di casa, coi settori ospiti deserti sorvegliati da steward che controllano solo l'ombra di se stessi. Roba da ridere se non fosse che è a rischio l'incolumità fisica del pubblico. Per questo il Sindaco di Cesena ha scritto al Prefetto chiedendo una revisione dell'iniziativa Tessera del Tifoso. Forse qualcuno pensa che il primo cittadino romagnolo sia un violento ultrà che perora la causa degli incidenti selvaggi? Oppure a Cesena ci si è accorti che così com'è questa Tessera del Tifoso non sta in piedi e non porta da nessuna parte?
Secondo lei, potremo smettere di parlare di morti di calcio? Potrà mai cambiare qualcosa a livello di sicurezza negli stadi? Non parlo certo della sicurezza attraverso decreti che intendono militarizzare ancora di più le gradinate italiane…
Si può smettere di morire di calcio metabolizzando il modo assurdo in cui per 90 anni si è morti di calcio. La prima vittima è datata 1920, l'ultima 2009. Di calcio si è morti per vili agguati di isolate frange reazionarie, per assalti condotti all'arma bianca, per vandalismo, ma anche per eccesso di repressione delle forze dell'ordine, per stadi fatiscenti, per malasanità e non ultimo, vedi la vicenda di Gabriele Sandri, un'informazione malata ha preteso di far passare il teorema che si potesse morire di calcio anche quando tutto questo tormentato mondo non c'entrava affatto e lo stadio più vicino si trovava a centinaia di chilometri di distanza dalla scena del delitto...
Torniamo a Cuori Tifosi. Sono iniziate le presentazioni del libro, quali saranno i prossimi appuntamenti?
Le richieste sono tante ed arrivano da ogni parte d'Italia. Dopo Roma e Viterbo sarò presto ad Udine, Torino, Firenze, Perugia e poi nelle Marche. Il mio augurio è che quante più persone possibili riescano ad interfacciarsi con queste storie, perché dal sacrificio immotivato dei "Cuori Tifosi" può nascere un rinnovato cambiamento, un nuovo processo di crescita culturale per guardare con fiducia al futuro, memori degli errori del passato...
http://www.mirorenzaglia.org/?p=16047
giovedì 7 ottobre 2010
Stupro? Processi perversi - Il caso Parlanti.
E’ finalmente disponibile nelle librerie italiane, presso La Feltrinelli ed iBs , Armando Editore per chi si trovasse più comodo ad effettuare acquisti online, “Stupro? Processi perversi. Il caso Parlanti”, il libro scritto da Vincenzo Maria Mastronardi, Walter Mastroeni e Ascanio Trojani sul caso del nostro connazionale detenuto negli Stati Uniti Carlo Parlanti.
Una analisi seria e dettagliata di tutte le prove del caso, dei crimini commessi nei confronti di Carlo Parlanti all'interno anche tre diverse analisi degne di attenzione una psichiatrica redatta dal dott. Matteo Pacini una medica a firma della dott.ssa Agnesina Pozzi e un'esame psicografologico a firma prof.ssa Monica Calderaro.
Una riflessione sul caso e sugli illeciti che hanno portato ad una condanna ingiusta. Il libro, presentato in anteprima nazionale a Giugliano (NA) all’interno dell’incontro nazionale dei “ Giovani de La Destra” dagli autori e dall’Associazione “Prigionieri del Silenzio” è disponibile anche preso gli shop dell’associazione, nella sede della stessa, a Milano, ed a Napoli presso la giornalista Marina Salvadore, da sempre attiva nella collaborazione con Prigionieri del Silenzio.
Presso il sito ufficiale del libro (http://www.stuproprocessiperversi.it) è possibile scaricare documentazione analizzata per la stesura inserendo account e password che trovate nella parte sitografia del volume. Il processo di inserimento non è ancora concluso: sinceratevi quindi di visitare più volte il sito per eventuali aggiornamenti.
sabato 4 settembre 2010
Noi... Figli del sogno...
Nuovo numero de Il Martello, giornale autoprodotto dagli amici dell'Associazione Culturale Zenit di Roma. Potete scaricare l'intero numero di Settembre su www.assculturalezenit.spaces.live.com
Passati oramai quattro anni dall’inizio delle nostre pubblicazioni sentiamo di utilizzare questa pagina riservata all’introduzione del giornalino non per presentare la nuova stagione editoriale nei suoi aspetti tecnici (d’altronde le linee guida e la grafica non differiscono dal passato), bensì per dedicarci ad una più ampia riflessione circa la perseveranza che guida la nostra attività. Quattro anni contraddistinti dalla puntuale uscita mensile del giornalino non sono certo trascorsi sempre sul velluto, poiché momenti di sbandamento, dovuti ad ostacoli di vario tipo, hanno più volte rischiato di intralciare inesorabilmente il proseguimento del lavoro. Le contingenze talvolta sfavorevoli non hanno fatto altro che accrescere in noi dubbi sull’opportunità di portare avanti questo impegno. “Vale la pena andare ancora avanti?”, è questa la domanda che ci ha più volte assillati nel corso dei quattro anni, magari a fronte di un fisiologico momento di stanca dovuto alla presa di coscienza che i risultati conseguiti non equivarranno mai alla logica del tornaconto immediato e materiale, unico propulsore di una società fondata sull’opportunismo. La risposta fin’ora è sempre emersa convinta e sicura, seppur dopo momenti di riflessione: chi alle logiche moderne contrappone uno stile tradizionale deve metabolizzare queste fasi di comprensibile scoramento come inevitabili e non compromettenti. A trionfare è la convinzione che l’impegno costante ed organico per mezzo dell’azione sia il collante di ogni organizzazione votata ad una coesione duratura. Sicuri che il lavoro comune, implicante sacrifici personali finalizzati a risultati collettivi, sia dunque il cemento di una comunità solida e solidale come una testuggine romana, rieccoci schierati su di questa ideale barricata di pensiero per la quarta volta consecutiva. Rieccoci, pronti a far convergere le nostre particolari abilità al fine di produrre un periodico che continui ad essere stimolo di dibattito interno, di curiosità attiva, di critica verso i media di massa, costituendo infine la voce ufficiale del nostro gruppo, tale da renderci protesi verso il confronto esterno e la partecipazione ai temi sociali.
Ebbene, non abbiamo la presunzione di essere convincenti con chiunque; la nostra riflessione è soggetta alla perplessità degli scettici che, eternamente imprigionati alle catene del tangibile e alla brama del profitto egoistico, rinunciano al sacrificio più bello perché più consapevole: quello senza ricompensa materiale. Rinunciano al senso di comunità che, sulla via delle comuni gioie e dei comuni pericoli, esprime quella voluttuosa espressione di lealtà e fratellanza che chiamiamo cameratismo e che suggelliamo salutandoci stringendoci l’avambraccio. Rinunciano, in sintesi, alla magia del sogno della goccia che penetra nella roccia, poiché non sanno - poveri disillusi! - che ciò che realmente vale è invisibile agli occhi…
venerdì 3 settembre 2010
LA SFIDA TOTALE.
Autore: Daniele Scalea
Casa Editrice: Edizioni Fuoco
Anno: 2010
Pagine: 186
Prezzo di copertina: € 15
È sempre sorprendente avere tra le mani un testo di geopolitica prodotto dalla penna di un autore italiano. Il nostro Paese, preda da sempre di una politica vissuta come tifo da stadio e di un tifo da stadio vissuto come politica, può offrire davvero poco in termini di produzione e riflessione politologica, e ancor di meno in relazione alla semi-sconosciuta scienza della geopolitica, tanto osannata e celebrata in diversi recenti revival da salotto, quanto fondamentalmente ignorata e denigrata per decenni, soprattutto in Occidente.
E, del resto, è ormai chiaro che la geopolitica è una disciplina fondamentalmente sui generis, assolutamente irriducibile a qualunque incartamento epistemologico preconfezionato, sia pure, esso, quello della scienza politica. Al di là di qualche importante nome, spesso persino sconosciuto ai più, come quelli di Carlo Jean, Massimo Roccati, o di Lucio Caracciolo e dello staff della “sua” Limes, l’Italia paga lo scotto di un sostanziale disinteresse pubblico verso questi importanti temi.
Stupisce, dunque, che sia un giovanissimo autore come Daniele Scalea, dal 2004 redattore della Rivista di Studi Geopolitici Eurasia, ad apporre la sua firma su una delle più interessanti pubblicazioni degli ultimi anni, impreziosita dalla prefazione curata personalmente dal noto Generale dell’Esercito Italiano, Fabio Mini. La Sfida Totale non è il semplice titolo di un’opera accademica, ma una lucida ricostruzione storica in grado di sintetizzare in appena centosessanta pagine il secolo forse più intenso dell’intera epoca moderna, sull’onda di un “ritmo” saggistico al contempo compilativo e avvincente, al punto che, chi scrive, se l’è praticamente divorato nell’arco di una giornata.
Quello che va dai primi anni del Novecento sino ai più recenti anni di inizio Duemila è probabilmente l’arco di tempo all’interno del quale le dinamiche dei rapporti internazionali, delle relazioni commerciali, delle crisi, delle guerre e dello sviluppo sociale e tecnologico hanno subito l’accelerazione più significativa, proiettando l’umanità all’interno di scenari epocali, in grado di cambiare completamente forma e contenuti, nel giro di margini cronologici relativamente ristretti.
Daniele Scalea tenta, con notevole successo, di guidarci all’interno di questa selva fitta e spesso oscura, partendo dall’inizio della storia, dalle basi metodologiche della geopolitica, sino ad illustrarci i passaggi fondamentali della politica internazionale, in un continuo fisiologico intreccio di prassi e teoria, di azione e riflessione, ormai non più legate da un meccanico rapporto metafisico di causa-effetto o di pensiero-estensione, ma completamente fuse l’una all’interno dell’altra, proprio come la geopolitica impone.
Dalla Guerra Fredda alle trasformazioni epocali seguite alla dissoluzione dell’Urss, dalla rinata coscienza della Russia al Medio Oriente, passando per l’avanzata di Cina e India, questo saggio ci descrive minuziosamente ed in modo impeccabile, ciò che solo il pragmatico, lineare e fluido linguaggio della geopolitica potrebbe descrivere, ridiscutendo questioni del passato troppo sbrigativamente consegnate agli annali, e mettendoci in guardia rispetto agli scenari prossimi venturi. Merito dell’autore, oltre alla capacità di restare nel campo dell’analisi scientifica e oggettiva delle situazioni vagliate, è quello di non perdersi in sofismi, di non appesantire mai l’esposizione con uno stile prosaico o autoreferenziale, cercando di semplificare anche ciò che, in altri contesti, richiederebbe approfondimenti ulteriori.
Di Andrea Fais,
http://rivistastrategos.wordpress.com/2010/09/02/recensione-la-sfida-totale/