mercoledì 10 febbraio 2010

Noi non scordiamo.



Il 10 febbraio si celebra in Italia il "Giorno del ricordo", solennità civile istituita con una legge del 2004, con la quale si intende celebrare la memoria delle vittime delle Foibe e dell'esodo Giuliano-Dalmata. Sono stati sicché necessari quasi sessant'anni per giungere ad un riconoscimento ufficiale, da parte della Repubblica Italiana, della tragedia dei nostri connazionali travolti dalle vicende del confine orientale, alla fine della seconda guerra mondiale e nel periodo successivo. Le Foibe, cavità naturali presenti in Istria e sul Carso, sono diventate il simbolo delle sofferenze patite dagli Italiani di quelle martoriatre terre; all'interno di esse venivano infatti gettati i nostri connazionali, nell'attuazione della politica genocida messa in atto dai partigiani di Tito volta a sradicare ogni identità Italiana dalle terre che sarebbero dovute diventare parte della nascente Federazione Jugoslava. All'indomani dell'8 settembre 1943 iniziò a prender corpo infatti, con strategia pianificata e meticolosamente  attuata, l'attività volta a colpire i simboli dell'Italianità, con stragi e  omicidi di personaggi che venivano ritenuti rappresentativi del regime  Fascista, ma non solo, anche semplici funzionari pubblici e i loro familiari,  quando non anche semplici cittadini, colpevoli solo di essere italiani.  Attività genocida quindi, messa in atto in maniera indiscriminata contro gli  italiani in quanto tali, spesso anche con l'avallo, se non anche in alcuni casi  la collaborazione fattiva, di altri italiani appartenenti a formazioni  partigiane; per quanto anche appartenenti al Comitato di Liberazione Nazionale  rimasero vittima delle epurazioni. Stragi, omicidi e deportazioni proseguirono impunite fino al trattato di pace del 10 febbraio 1947, nell'ambito del quale  fu stabilito il nuovo assetto del confine orientale, con la cessione di gran parte delle provincie di Trieste e Gorizia, Istria, Fiume e Dalmazia alla Jugoslavia. Da qui l'inizio del drammatico esodo di centinaglia di migliaia di  nostri connazionali. Intere famiglie di gente comune, radicata da sempre in  quelle terre che consideravano Italia, dovettero scegliere di abbandonare le  proprie case per sfuggire alla ferocia del regime Titino che ben avevano  conosciuto nei mesi precedenti. Iniziò quindi il loro peregrinare da una città all'altra, da un campo profughi all'altro, spesso trattati, nella difficile  situazione dell'Italia del dopoguerra, come stranieri in casa propria. Per  quasi sessant'anni, in Italia, si è scelto deliberatamente da più parti di ignorare la potrata di tale tragedia, quando per mero e basso opportunismo  politico e quando per scelta "ideologica". Ancora oggi, seppur sempre con minor  efficacia, si verificano tentativi volti a sminuire la gravità di questi  avvenimenti. L'oblio in cui sono colpevolmente stati fatti cadere gli orrori  patiti dai nostri connazionali delle terre orientali grida ancora giustizia, e  non crediamo che un solo "Giorno del ricordo", istituito a decenni di distanza  da quei fatti, possa cancellare le responsabilità di chi ha contribuito al tentativo di affossare la memoria della tragedia giuliano-dalmata; è altresì doveroso, in questo giorno, onorare i nostri fratelli vittime dell'odio anti italiano e la memoria delle loro sofferenze.



Ass. Cult. Tyr Perugia

lunedì 8 febbraio 2010

Karen: sessantuno anni di lotta.

Il 4 febbraio è stato un giorno speciale per l'Esercito di Liberazione Nazionale Karen. Si è celebrato il 61° Giorno della Rivoluzione, la data che ricorda la prima sollevazione di questo popolo contro l'aggressivo regime birmano.

Un piccolo avamposto, forse una trentina di soldati. E duecento civili a cantare l'inno nazionale Karen mentre su un grosso bambù viene issata la bandiera rossa, bianca e blu con gli emblemi del sol levante e del tamburo tradizionale. Sembrerebbe il set di un film da pochi soldi, una di quelle produzioni che non si possono permettere troppe comparse.

Nerdah Mya è tra i suoi. Tiene un lungo discorso che ancora una volta tocca uno dei temi critici dell'intera questione Karen. "Se non abbiamo ancora raggiunto il nostro obiettivo - dice ai soldati - è per la mancanza di unità che ci contraddistingue". Il Colonnello si riferisce al tradimento e al cambio di campo da parte di un gruppo armato Karen che nel 1995 ha preso il nome di Esercito Democratico Buddista, e che ancora oggi collabora attivamente con le truppe birmane nel tentativo di controllare l'intera regione.

"Il giorno peggiore della mia vita - prosegue il colonnello - è stato quando i nostri fratelli ci hanno venduti al nemico. Da quel giorno ho dovuto iniziare a pensare che non mi sarei potuto fidare più di nessuno"..

Ai giornalisti che lo intervistano al termine della spartana ma solenne cerimonia in ricordo dei caduti, Nerdah Mya annuncia che per il suo popolo il 2010 sarà un anno molto diverso dal precedente.

"Abbiamo formato delle unità speciali, che non dipendono da alcun battaglione. Sono corpi franchi che hanno lo scopo di colpire il nemico dove è più vulnerabile. Ora siamo pronti a riprenderci il territorio perduto lo scorso anno. I nostri volontari si sono addestrati con scrupolo, nella certezza di cacciare il nemico dai villaggi Karen. La popolazione attende solo di vederci arrivare per liberarla dalle violenze e dalle angherie che sta subendo. Alla nostra gente diciamo: siamo già in marcia".

Indiscrezioni arrivate da Rangoon parlano di una richiesta per un prestito di duecento milioni di dollari che il regime birmano avrebbe avanzato al governo di Pechino per finanziare una offensiva su larga scala contro la resistenza. Una cifra che fa paura,

specialmente se vista da questo accampamento di teli di plastica e di bambù. Dalla risposta cinese dipenderà la sorte non soltanto dei Karen, ma anche di altri gruppi etnici che rifiutano di sottomettersi al controllo di Rangoon.

Intanto a Mae Sot, cittadina tailandese sul confine con la Birmania, è scattato l'allarme per i dirigenti dell'Unione Nazionale Karen, l'ala politica della resistenza. Dei sicari avrebbero il compito di colpire almeno uno dei leader del gruppo, per cercare di convincere il movimento a scendere a patti con il regime. David Thackarbaw, il Vice Presidente della KNU che lo scorso ottobre aveva compiuto una visita in Italia ed era stato ricevuto dal Sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi, esce dal suo rifugio "solo se strettamente necessario". Fa uno strappo alla regola per invitarci a pranzo in un locale sulle colline che sovrastano il corso del fiume Moei. "Negoziare con i Birmani? - chiede di fronte alle insistenti pressioni che giungono dalle diplomazie - Voi negoziereste con chi violenta le vostre donne, uccide i vostri figli e brucia il vostro raccolto? Crediamo che la prima

condizione per un vero negoziato sia l'immediata cessazione di ogni attività dell'esercito birmano e dei suoi alleati nel territorio Karen".

Inchiostro velenoso.

Riceviamo e pubblichiamo l'editoriale de "Il Martello", giornale a cura dell'Associazione Culturale Zenit di Roma. Per scaricarlo, clicca qui.



E’ la cronaca attuale a dimostrarci come l’odio inglese nei confronti dell’Italia venga proferito a mezzo stampa. Di recente, le campagne mediatiche contro Berlusconi ed il suo governo sono spesso partite da Londra e Washington e, laddove partite da altrove, a Londra e Washington hanno trovato il loro acutizzarsi, utilizzate come pretesti – al più delle volte, di volgare tono - per attaccare l’uomo e, di riflesso, la sua linea politica. Le potenze occidentali sono al corrente del ruolo strategico che può svolgere l’Italia in chiave geopolitica, dato il suo storico prestigio e la sua posizione geografica, ed hanno un particolare interesse affinchè la nostra sovranità resti sempre subordinata alle imposizioni anglo-americane. E’ stato già ampiamente dimostrato come le nostre velleità di autonomia nazionale siano state oggetto di preoccupazione oltreoceano. E’ d’uopo ricordare in tal senso le dichiarazioni di uomini del Dipartimento di Stato americano (riportate nel nostro numero di settembre) nelle quali gli stessi esprimevano perplessità e stizza circa la partecipazione italiana alla costruzione del gasdotto russo South Stream. Davvero velenose le accuse rivolte al presidente del consiglio italiano da parte della stampa inglese. Qualche rapido esempio dei mesi scorsi? L’Observer si auspicava venisse fatta ai danni del Cavaliere una “iniezione di bromuro” finalizzata a farlo fuori; il Sunday Times titolava invece elegantemente “Nonno Silvio è impotente!”; “Buffone”, così veniva apostrofato sul The Guardian; il The Economist lo definiva “inadatto a governare”, suffragando questa tesi indicandolo come un mafioso; l’Indipendent ne aveva anche per gli Italiani, sostenendo che un “paese pornografico” ha il premier che si merita (chiaro riferimento al gossip legato a Palazzo Grazioli). Una vera e propria crociata condotta col diabolico mezzo della diffamazione. Non a caso da più fonti si è negli ultimi tempi tentato un accostamento tra la figura di Berlusconi e quella del leader socialista Craxi, di cui ricorrevano il mese scorso i dieci anni dalla scomparsa. I due, oltre ad esser stati legati da un rapporto di amicizia e di stima, condividono probabilmente l’onere di esser stati i due Presidenti del Consiglio più impegnati a doversi difendere da innumerevoli e pesanti accuse provenienti da diversi settori: magistratura, giornalismo, finanza. Soltanto oggi inizia, seppur timidamente, a farsi largo in alcuni ambiti mediatici la teoria secondo cui nei confronti di Craxi fu ordito un vero e proprio complotto di matrice anglo-americana. A Craxi non furono perdonate le coraggiose scelte in politica estera: la schietta solidarietà verso il popolo palestinese, l’amicizia sincera e concreta con Arafat ed i rapporti distesi con altri leader arabi invisi in occidente, la vicenda di Sigonella sono verosimilmente i tre pilastri dai quali maturò il livore di determinate ed influenti lobby. Servitasi di strumenti italiani: la magistratura che avviò Mani Pulite, il giornalismo - soprattutto quello legato all’Alta Finanza (Corriere della Sera e Repubblica) - che istigò una campagna diffamatoria; la longa manus d’oltreconfine riuscì nel subdolo intento di destituire Craxi e tutta una classe politica evidentemente scomoda. Dopo il repulisti seguito a quella stagione di giustizialismo dilagante, l’intervento ed il successo politico di Berlusconi suscitarono insofferenza poiché furono interpretati come un riuscito passaggio di testimone del leader socialista ad un suo fidato erede. Un rigurgito nazionale, avverso a privatizzazioni selvagge e perdita di sovranità. Ecco spiegata, in estrema sintesi, l’attuale avversione della stampa occidentale (anche di quella compatriota, ammaliata dal cosiddetto “modello americano” o soltanto connivente con gli interessi finanziari di matrice capitalista) verso l’Italia: a causarla è il timore di un’Italia di nuovo sovrana, spina nel fianco dell’imperialismo liberista di Washington e Londra. Talmente è profondo ed atavico il rancore antiberlusconiano di buona parte degli italiani, che ogni serena valutazione dei fatti attenenti esclusivamente all’operato politico sembra ormai perdere d’importanza rispetto alle vicende personali che coinvolgono Berlusconi: ai processi che lo vedono come imputato, alle sue vere o presunte avventure sessuali, al conflitto d’interessi etc. E’ così che i mezzi di comunicazione di massa hanno saputo adempiere perfettamente al loro ruolo propagandistico, riuscendo ad influenzare la coscienza dei cittadini e così creando i presupposti sociali per un vero e proprio golpe antiberlusconiano. In questa prospettiva è da interpretare l’avvento anche in Italia della moda tutta mondialista di “colorare le rivoluzioni”: il viola del “No-B day”. Ciò ricalca, anche se momentaneamente solo in piccola parte, quanto avvenne negli anni ’90, quando le campagne mediatiche contro i politici furono i mandanti morali di quel linciaggio da frustrati di cui si resero protagoniste orde di urlatori sotto l’Hotel Raphael a Roma in attesa che uscisse Craxi; poche ore prima condannato per Mani Pulite. Per meglio comprendere gli eventi del presente è sovente necessario far ricorso ad un tuffo nel passato, al fine di rinfrescar la memoria circa i rapporti di forza e le sfere d’influenza geopolitiche che si cristallizzano nella storia. Le preoccupazioni della perfida Albione e del suo sodale Zio Sam hanno spesso invaso i nostri confini nazionali, fin dai tempi precedenti all’unità d’Italia. Limitando il nostro interesse agli avvenimenti del secolo scorso, possiamo certamente rammentare l’ostracismo britannico verso ogni sussulto di sovranità nazionale italiano. Inutile dilungarci sulle campagne d’odio che scorrevano sui fiumi d’inchiostro, tanto a Londra e ad altri centri dell’Alta Finanza in Europa quanto a Washington e New York, ed indirizzate verso il Fascismo, a ragion veduta considerato una minaccia ai piani mondialisti. Ma è possibile recuperare fulgidi esempi di campagne mediatiche condite d’odio britannico ed americano verso l’Italia anche andando ancor più a ritroso nel tempo. Partiamo da un elemento di essenziale peso: il Mar Mediterraneo. Quello che per noi è un mare verso cui siamo naturalmente protesi data la nostra caratteristica geografica, è sempre stato per la Gran Bretagna un importante canale sul quale estendere i suoi tentacoli imperialistici che ovunque nel pianeta si sono mossi, causando guerre e schiavismo. Il fatto che l’Italia potesse dunque ampliare la sua sfera di interesse sulle coste mediterranee anche per mezzo di colonie è stato, giocoforza, un motivo di preoccupazione da parte britannica. Albione partecipò con coinvolto sentimento alla disputa italo-turca per accaparrarsi le terre libiche negli anni 1911-12. L’Italia era una seria minaccia ai suoi propositi sul Mediterraneo, la Turchia era da pochi anni divenuto uno stato laico, governato da quei Giovani Turchi che, appartenendo a logge massoniche, godevano senz’altro di simpatia ed amicizia a Londra. Dunque spalleggiati, come al solito, dai loro colleghi statunitensi, i giornalisti inglesi si prodigarono in una vera e propria campagna denigratoria e mistificatrice ai danni dell’esercito italiano impegnato al fronte nordafricano. In quegli anni destarono sconcerto e condanna unanime i racconti, accompagnati da rudimentali contraffazioni fotografiche, delle atrocità compiute dai soldati italiani ai danni degli Arabi. Campagna mediatica anti-italiana condotta dagli Inglesi in nome della “politica della pace” e dei “sacrosanti principi del diritto internazionale”. Ebbene, non possono che sonar stonate queste parole impregnate di buoni propositi agli orecchi di chi abbia una conoscenza anche minima dei metodi che contraddistinguono storicamente i messi si Sua Maestà nel portare in terre straniere l’ambasciata britannica (schiavismo, sradicamento, violenze, deportazioni). In pochi allora osarono sollevarsi contro la mistificazione orchestrata dalla Gran Bretagna, dato il pericolo di venir coscritti che tale gesto avrebbe provocato loro. Ne seppe qualcosa lo scrittore inglese cattolico Hilarie Belloc che, colpevole di aver documentato le falsificazioni su cui si fondavano le accuse anti-italiane della stampa, perse il proprio seggio nel parlamento britannico. Conferme, circa una campagna internazionale di stampa contro l’Italia, sono documentate anche nel memoriale dell’allora primo ministro Giolitti e nelle parole del corrispondente di guerra in Libia per il New York Herald, l’inglese Sherwood Spencer. Quest’ultimo elencò in un libro (Democracy or Shylocracy) una serie di false speculazioni giornalistiche su presunti crimini di guerra italiani e svelò gli intrighi di interesse finanziario che li fomentavano. Macchinazioni mediatiche che, allora come oggi, nonostante le spesso grossolane e poco credibili tesi su cui si reggevano, suscitarono costernazione nell’opinione pubblica anche nostrana. L’ampio fronte anti-interventista italiano, sebbene composto da tante persone in buona fede e mosso da motivi anti-bellici più che comprensibili, fu alimentato sino a bruciare un’atmosfera da guerra civile dall’opera menzognera partita da oltremanica. A causa del forte coinvolgimento emotivo del periodo storico movimentato, quasi nessuno si preoccupò di indagare sulla reale attendibilità di certe vicende dal fronte, narrate dalla stampa anglo-sassone e sventolate nelle nostre città come bandiere anti-interventiste. Così come quasi nessuno s’è preoccupato oggi di denunciare i toni ingiuriosi, sprezzanti e volgari della stampa inglese, al fine di attaccare il solo Berlusconi, verso tutto il nostro paese. Da parte nostra, che dire… Assolutamente nessuna apologia verso l’attuale governo, al massimo un lucido ed oggettivo riscontro di quanto di buono perseguito soprattutto in politica estera, in termini di autonomia. Ma un invito ci preme rivolgerlo; un invito alla serenità d’opinione, a diffidare da certi subdoli impianti giornalistici che sanno rivolgersi in modo ficcante alla più persuasiva zona della nostra psiche, facendoci perdere ogni riferimento alla ragione. Possiamo smascherare certe macchinazioni e, dietro la maschera, scoprire i reali interessi che le provocano. Gli strumenti per farlo non ci mancano: basta avere fiuto e mantenere allenata la vivifica elasticità mentale.

Nel nome della runa del lupo.

Non capendo granché delle dinamiche della politica attuale,  e delle sue strane alchimie , mi accingo a recensire più’ semplicemente questo studio corposo e dettagliato (circa 450 pag) ,  su una delle tante micro-esperienze, legate a micro-eventi,  in micro-ambienti. Insomma una di quelle storie che,  come ci insegnò tempo fa il giornalista Angelo Mellone, in un suo intervento di infuocata dialettica sul magazine Il Fondo [leggi qui], non contano niente,  non hanno mai contato niente, e non interessano a nessuno.



Ultimo uscito della collana "Sangue ed Inchiostro" delle  edizioni Settimo Sigillo, edito e distribuito dall’ottimo Enzo Cipriano,  nasce il primo lavoro organico sulla  storia di una delle maggiori organizzazione giovanili nazional-rivoluzionaria  degli anni 80’,  organizzazione nata e sopravvissuta negli anni bui del riflusso e sciolta d’autorità  dal Ministero degli Interni nel 1993 :  il Movimento Politico Occidentale (per abbreviazione da ora MP) .  Autore del  libro è Davide Sabatini,  stimato storico ed autore già conosciuto per altri due studi  di spessore e di interesse , nonché protagonista e testimone puntuale,  del sodalizio di MP  in tutte le sue successive fasi organizzative e trasformazioni  (1).



Possiamo cominciare con il dire che il lavoro di Davide è utile da un lato,  a proporre una  storiografia ragionata,  una  focus sulla cronaca ravvicinata e/o breve termine, soprattutto  quando si tratta delle esperienze legate al neo-fascismo,  delle quali si perde in fretta  la memoria e si altera la verità dei fatti. (2)



Dall’altro,  serve a marcare il terreno e lasciare documenti e testimonianza scritta,  quindi non superabile,  da chi non "dell’ambiente", lo indaga dall’esterno,  e spesso non capisce e/o male interpreta i fenomeni intrinseci , e tralascia spesso di verificarne,  le profonde contraddizioni interne e la complessità, creando scenari di semplificazione abnorme.



Il Movimento Politico Occidentale (MP) transita sulla scena politica nazionale dal 1983 al 1993.  Nato nella zona dei castelli romani ,  si concentra soprattutto sulla piazza di  Roma (ma non solo);    si inserisce a pieno titolo come il principale protagonista  della cosi detta  "Base Autonoma";  un modello militante radicale che cerca il superamento del neo-fascismo verticistico e gerarchico tipico degli anni 70, e capitalizza le  esperienze movimentiste e spontaneiste di Terza Posizione, del Fuan-Nar , del Movimento Romano, del MSI Lotta Popolare,  ricercando da subito il superamento  definitivo della logica degli opposti estremismi  che aveva esasperato la lotta politica degli anni 70; ma  senza tuttavia mai recedere di un metro,  nè ideologicamente né tantomeno militarmente.  Una organizzazione creata dal basso,  ed estremamente egemone a livello giovanile  (ma non egemonizzabile da nessuno);   egemone,  e soprattutto non eterodiretta da altri ed alti "fini".



Questo modello,  nasce da quella sana frattura generazionale e culturale  innescata già da metà degli anni  70,  che ha coinvolto decine e decine di gruppi,  esperienze  autonome,  comunità militanti,  anche nella piena stagione del riflusso e che dal nord al sud Italia  hanno  lasciato il  segno  nella costruzioni di intere classi dirigenti  (3) ; queste espressioni della destra radicale e del neo-fascismo,  hanno recuperato  terreno, spessore,  analisi  e credibilità,   rispetto ai modelli dei “ concorrenti antagonisti “ della sinistra radicale.  In alcune tematiche si è generato ( a mio avviso ) addirittura un sorpasso netto  (soprattutto in tema di mondialismo e globalizzazione dei mercati , e soprattutto,  sulle  tematiche legate alla crisi epocale che ha investito tutte le generazioni post - sessattontine).



Erano i lontani giorni,  in cui lo stesso istituzionale  Fronte della Gioventù rautiano ,  influenzato e quasi plasmato,  da quadri politici e immaginari  del movimentismo anni 70 , si muoveva su scenari  "border line" ed atipici ,  lontani mille miglia dalla destra conformista da cortile che anche oggi conosciamo  (quella che da un lato esaltava la doppia pena di morte e dall’altro plaude ai pruriti di false riforme istituzionali).



Il Movimento Politico, con questo saggio di Davide Sabatini,   entra a far parte della  storiografia dissidente,  a pieno titolo,  con altre formazioni  del neo-fascismo  "non allineato"  (e/o di quelle in cripto-ostaggio della destra atlantica americana ) ;  un avamposto  generoso dei  nuovi proscritti   "non collaboranti" con le dinamiche adulterate di fine millennio. Emerge dal racconto di Davide,   un manipolo di giovanissimi ribelli, pronti a tutto,  che irrompono sulla scena metropolitana romana,  imponendo la propria presenza ed originalità di azione.



E questo manipolo di giovanissimi ribelli (Maurizio Boccacci , Alberto Devito Francesco, Roberto Valacchi i dirigenti storici),  cominciano  a rompere le uova nel paniere proprio nell’apparato missino dal quale hanno spiccato  il volo , denunciando ben presto l’incapacità congenita e la malafede dei vertici,  i limiti di azione,  e soprattutto l’ingerenza  nefasta di quell’ arrivismo tardo-istituzionale  dell’apparato, che si annidava da sempre nelle file del partito,  ben prima delle svolte ipocrite e zelanti del 1994.



L’obiettivo perseguito dalla dirigenza di  MP era quello di strappare, metro per metro, l’egemonia culturale e sociale "di sinistra" alla sinistra , e/o meglio,  come riappropriarsi di quella mentalità  di radicamento che la sinistra aveva ereditato  guarda guarda , proprio dal modello di egemonia gramsciana del partito-stato per eccellenza: il partito nazionale fascista. Strappare quindi  il territorio,  la comunicazione diretta sui temi caldi  dell’ ecologia, dell’ autodeterminazione dei popoli, della giustizia giusta per i detenuti politici ,  della solidarietà con i più deboli; radicamento e contro-potere territoriale, difesa del lavoro, scuola , marketing avanzato , comunitarismo militante. Il tutto condito da dosi di sana, trasgressiva e maschia giovinezza , idealismo,  e tanto tanto tanto entusiasmo.



L’autore mette in chiara evidenza le varie  fasi  alterne del gruppo:  dal MSI dei Castelli 1985-1987 alla nascita delle due sezioni di Piazza Bambocci e Frascati e di Via Domodossola all’Appio Latino, le battaglie contro la droga; per la liberazione di  Paolo Signorelli e Gianfranco Ferro;   i contatti con il partito radicale e i tentativi falliti di azzerare lo scontro con l’estrema sinistra.  Concerti , musica, campagne di autofinanziamento con lavori stagionali agricoli nella maremma viterbese. Volantinaggi e manifestazioni presso la centrale di Montalto, contro il nucleare,  ma sempre a difesa assoluta del lavoro operaio;   infine gli immancabili solstizi e feste comunitarie (Ritorno a Camelot)  con le altre formazioni consorelle.



Davide si  sofferma anche sulla sofferta fase della scissione all’interno della dirigenza romana,  per influenza esercitata dal nascente Movimento Tradizionale Romano, organizzazione che puntava alla formazione interiore ed evoliana  dei quadri militanti,  piuttosto che alla piazza ed alla mobilitazione sociale.  Dinamica di rottura,  che vide una situazione critica gemella  scaturire nell’ambito del auto-disciolto Meridiano Zero, qualche anno dopo,  con la nascita del gruppo e dell’omonima rivista "Mos Maiorum".



L’incontro  fecondo con il laboratorio Dart di Roma ,  nato ad opera dei militanti meta-politici piu’ spregiudicati della sede Colle Oppina del FdG segnano la seconda fase;  l’avvento degli  skineheads sulla scena romana, nazionale ed europea,  riposiziona in breve l’immaginario e le scelte strategiche del Movimento Politico  e ne gonfia le fila in numero di militanti .  L’analisi del libro si sofferma puntualmente sulla nascita della moda giovanile nata dalla working class inglese,  che in piena crisi economica e di identità sociale e politica  ,  incontra quasi per caso le istanze destro-radicali anglofone.



Il Movimento Politico ha accettato questa sfida difficile, cioè di  dare "una forma compiuta" a questa nuova forza giovane e pre-ideologica ,  che stava irrompendo,  come protagonista nello scenario dell’immaginario giovanile metropolitano;  in particolare creando un coordinamento speciale  con le maggiori organizzazioni nazionali (Il Veneto Fronte Skinheads  e  Azione Skinheads di Milano).  Il rischio che i militanti ed i quadri di MP avvertivano,  era il rischio di far  scivolare il tutto,  verso uno schema troppo stereotipato,  già peraltro previsto ampiamente dal sistema.



La difficoltà di gestire l’aggregazione da  "stadio"   ed egemonizzare la curve come contenitore militante di riserva,  lo scontro fisico con la sinistra radicale  , e le soliti tristi dinamiche di supremazia con gli altri gruppi sul territorio romano,  hanno reso difficile la vita del Movimento Politico per anni.   D’altra parte la questione nevralgica dell’immigrazione stava esplodendo in tutte le sue pesanti contraddizioni ,  e la scelta di privilegiare il tema  del revisionismo storico,   hanno facilitato in breve,  la criminalizzazione del Movimento ad opera degli organi inquirenti e della stampa di regime (4).



La parabola discendente di MP,  innescata prima da una serie interminabili di perquisizioni, arresti e attività  repressiva ,  poi dall’ assalto armato  con tanto di pistole alla mano di giovani membri della comunità ebraica romana presso la sede di Via Domodossola,   culmina con l’operazione Runa del 4 maggio 1993 ,  e  l’attuazione del decreto di scioglimento del Movimento  (in base alla famigerata Legge Mancino) che peraltro, avrebbe dovuto colpire contemporaneamente anche l’altra organizzazione presente sul territorio romano: Meridiano Zero (5).



D’altra parte, per chi ha la capacità di contestualizzare gli eventi,  ci trovavamo nel bel mezzo degli anni ruggenti  di tangentopoli ,  gli anni in cui si doveva avviare in gran fretta la cosidetta "seconda repubblica", de-fascistizzare l’MSI ( il disegno  previsto dalla P2 di Licio Gelli) , impostare la dittatura mediatica delle Tv commerciali, insomma  la fase che avrebbe visto definitivamente anti-fascisti ed anticomunisti doc, ed ex sessantottini rampanti,   compiacersi e dondolarsi del post-ideologismo coatto e levantino,  ed andare tutti quanti felicemente a dama ,  grazie alla ristrutturazione del sistema partitocratico, ammucchiato da tempo in discesa.



E come avviene nella buona tradizione italica,  ad ogni stretta liberticida e repressiva,  ad ogni ristrutturazione , corrisponde una equivalente “macelleria�? di giovani vite,  ed esperienze stritolate ed annichilite della “ meglio gioventù ’�?,  di quella vera,  di quella da sempre non allineata , di quella non-collaborante,  di quella che al cinema non si vede mai.  Tuttavia c’è chi ha lasciato tracce e perfino modelli di una certa  rilevanza , c’è chi ha lasciato esperienze e ricordi ,  insomma memoria .  Forse dobbiamo anche ad  MP,  quanto  successivamente è stato capitalizzato ed evoluto ad esempio da CasaPound da un lato,  o Forza Nuova dall’altro (e non solo).



C’è stato chi addirittura chi alla fine di questa microstoria ,  sulla pelle di pochi giovani ribelli,  si ritrova perfino satollo ed arricchito, per essere salito sul treno giusto al momento giusto, rinnegando ed abiurando il proprio passato.  Sarebbe interessante fare un ricerca,  per vedere personaggi e figure di primo piano della scena militante antagonista degli anni 70- 80 (perfino tra coloro che hanno gravitato nel Movimento Politico  o ne sono stati vicini collaterali)  e che oggi lavorano ,  nelle varie aree manageriali dell’apparato,  ben stipendiati,  in nome non più del "dente di lupo" e della rivoluzione,   ma dell’azienda  di famiglia PdL-Mediaset .



Non è certo il caso di questi magnifici ragazzi dei castelli romani, i proscritti degli anni 80, tra cui primeggiano  gli storici fondatori  di  MP:  Alberto Devito Francesco (Albertone per gli amici),  Maurizio Boccacci  e Roberto Valacchi  (detto: Pasticcino) che saranno come al solito considerati,   dalle solite voci dell’apparato istituzionale  , come puerili testimoni di  una inutile e sterile stagione, quella fuori tempo massimo;   gli ultimi donchisciotte di fine millennio,  attori protagonisti di una giovanile ingenuità, spesso maldestra e pericolosa,  strascinata ed ostentata tra spontaneismo ed istinto di umana sopravvivenza ;  ma i pre-giudizi dei cultori omologati "della plebaglia di destra" li conosciamo bene .



Di certo , mai ( e ribadisco il mai)  si potranno tacciare questi giovani ribelli degli anni 80 ("I Guardiani della RUNA DEL LUPO") di  vigliaccheria  congenita, di trasformismo codino  né, tantomeno, di malattia post-ideologica;   quella tipica dei gattopardi paraculi e dei ruffiani di ogni tempo,  (che conosciamo bene anche loro per nome e cognome);   la malattia tipica che ha colpito molti,  ma per fortuna non tutti.



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1) Davide Sabatini è laureato in Storia Moderna  e Storia delle Dottrine Politiche.  Cofondatore del Centro Studi Tusculum,  ha pubblicato per suddette edizioni   L’Internazionale di Mussolini: La diffusione del fascismo in Europa nel progetto politico di Asvero Gravelli;  Resistenza. Al di là del mito: La Ciociara e le altre. Il corpo di spedizione francese in Italia 1943-44.



2) L’esempio del cronista – protagonista  la troviamo ad es. già  in una dei maggiori  testimoni del così detto �? risorgimento tradito�? : quel di G.C.Abba , cronista e protagonista di un pezzo della storia del nostro Risorgimento;  e anche  grazie alle Sue testimonianze dirette,   scopriamo come vennero rese innocue e deviate  le istanze piu’ sane ed originali dell’insurrezionalismo risorgimentale,  e di come venne annegata la prospettiva rivoluzionaria originaria piegandola agli scopi dall’apparato della piemontesizzazione forzata .



3) Tanto per citarne alcuni dei sodalizi più’ importanti,  coetanei del Movimento Politico e più volte citati nel libro: Orion,  la comunità  di Ideogramma al Nord;   Heliodromos,  L’aratro di Battipaglia ed  Fronte Europeo al Sud, il Centro Studi Tradizionali, Meridiano Zero  al Centro.



4) Il testo tratteggia l’episodio del mancato convegno di Roma con lo storico Inglese David Irving e la trappola mediatica organizzata da Ferrara con la complicità della destra perbenista di Fini.



5)  Meridiano Zero si auto-sciolse con conferenza stampa e comunicati ufficiali una settimana prima, ben fiutando la scelta repressiva degli organi dello stato anti-fascista,  contro i movimenti antagonisti metropolitani dei primi anni 90.



Di Francesco Mancinelli, tratto da: www.mirorenzaglia.org

mercoledì 3 febbraio 2010

Privatizzazione del sistema di difesa nazionale.

Lo sbarco ad Haiti della portaerei italiana Cavour, alla sua prima missione ufficiale internazionale, riapre la suppurata ferita della sorte della Difesa italiana. Così, mentre si dà avvio concretamente all’operazione di soccorso ‘white crine (Gru bianca) per costituire una piattaforma di comando per il coordinamento delle forze italiane presenti sull’isola, apportando come aiuti anche derrate alimentari e materiali di prima necessità per un ammontare di 200 tonnellate e 900 uomini, più autocarri, mezzi di movimento su terra, rimorchi pesanti, container, autogru e autocisterne, i militari rimasti in patria temono per il loro futuro! La minaccia proviene dalla privatizzazione del sistema di difesa nazionale, che dalle mani dello Stato passerà alla neo società per azioni : Difesa spa, già esistente sulla carta ma ancora non operativa. La sua costituzione infatti è stata creata senza un disegno di legge specifico discusso in parlamento, ma con l’aggiunta in sordina di alcuni commi nella legge finanziaria 2010 che è stata votata prima di Natale in blocco unico con la fiducia. Mentre così maggioranza e opposizione si scontravano su tematiche quotidiane come  l’istituzione dell’agenzia del sud, l’utilizzo del Tfr dei lavoratori e dei beni confiscati alle mafie, senza particolari sommosse un altro pilastro pubblico dell’Italia veniva trasferito in mani private, con tutti i rischi e le perdite che ne comporta.  Per il governo e in particolar modo per il ministro della Difesa Ignazio La Russa , questa è l’unica soluzione per bilanciare i tagli operati negli ultimi anni sulle forze armate, che hanno ridotto quasi all’osso i finanziamenti soprattutto per i dipendenti. Contemporaneamente, però, mentre gli stipendi dei militari erano a serio rischio, il governo italiano ha avviato una seria campagna acquisti di armamenti, che rende degna l’Italia del suo ottavo posto in materia di spesa militare. Soltanto per il 2010 le forze armate avranno a disposizione una disponibilità finanziaria di 23500 milioni di euro, con la quale si potranno avviare i programmi di ammodernamento della flotta nazionale di cui la portaerei Cavour è stata il primo passo. Nei prossimi anni seguiranno le 10 fregate Fremm per costo totale 5680 milioni di euro (dal 2012, anno di consegna della prima, fino al 2021) e di un centinaio di Joint Srike Fighter per il costo complessivo di 13 milioni di euro. Ma dove si pensano di prendere tutti questi soldi, se lo Stato Maggiore sta in deficit?  Ecco che viene in aiuto la Difesa Spa, anche se non avrà voce in capitolo sull’acquisto degli armamenti, (e ci mancherebbe altro!), avrà ampi poteri decisionali sulle forze armate.

Nonostante la società all’apparenza rimane ancora sotto il controllo dello Stato, poiché avrà un consiglio di amministrazione composto da otto membri scelti dal ministro della difesa, le manovre di azione indipendente saranno molteplici, soprattutto in materia finanziaria.

L’azienda infatti, libererà lo Stato Maggiore e la Corte dei Conti, di conseguenza anche lo Stato Italiano, di tutte le spese relative alla gestione delle aree militari presenti nel territorio italiano che dipenderanno unicamente dalla Difesa spa, senza che le amministrazioni locali pubbliche possano aver alcuna influenza. Inoltre potrà comperare diverse forniture per le forze armate, che potrebbero persino comprendere elicotteri, camion, radar e sistemi elettronici.  Per fare ciò la Difesa Spa gestirà un budget pubblico che varia fra i tre e i cinque miliardi di euro.  

Ma le entrate che dovrebbero risollevare le sorti traballanti delle forze militari proverrebbero in realtà da altre fonti, quali : sponsorizzazioni, sule quali ancora non esiste un regolamento, e le dimissioni immobiliari. Si tratta di un giro d’affari cospicuo, che comprende caserme nei centri storici e alloggi non più utilizzati. Ad affiancare questo gustoso business, secondo i piani del governo, vi saranno anche società di gestione del risparmio, che dovranno valorizzare il patrimonio della Difesa creando dei fondi di investimento e vendendone i titoli, per poi rimborsare all'erario il valore di partenza degli impianti venduti e versare alla Difesa le plusvalenze. Un piano perfetto, peccato che si stanno però confondendo il segreto militare con l’interesse economico!



Articolo di
Rita Dietric, www.rinascita.info

lunedì 1 febbraio 2010

Dal circo al Bosco.

L'agenda politica internazionale e' dettata dalle centrali del Pensiero Unico ai terminali mediatici che ne diffondono - anche dietro generose prebende: vedi scandali Bush e Obama- la predica in forma di propaganda, differenziandone gli elementi ideologici in proporzioni variabili in base al target di riferimento.





Anche i programmi di intrattenimento piu' squallidi che oggi spopolano presso i supergiovani dai calzoni cascanti d'Occidente sono luoghi della propaganda, anzi della Propaganda per eccellenza, laddove oche poppute e truzzi superfirmati urlano frignano o frullano, nella retorica televisiva della spontaneita' scimmiesca, quello che il Potere ha introdotto nelle tenere menti di costoro sin dai primi vagiti di un tempo. Nell'ormai lontano 1968, Julius Evola ben vedeva e stigmatizzava, ne L'Arco e la clava, quella tendenza verso l'nforme che caratterizza l'avanzare della "razza dell'uomo sfuggente". Oggi si puo' affermare con serenita' che una  tale umanita'  e' quella che gorgoglia come liquame di spurgo da rotocalchi e show televisivi,  e che si puo' ben definire 'razza', avendo assunto le  fattezze somatiche 'tipiche' -e i corrispondenti  moti dell'animo- che denotano i tratti morfologici e psichici del cascame antropoide euro-occidentale globalizzato.


 

Cosi' Evola: "Platone ebbe a dire che coloro che non hanno un signore in se' stessi e' bene che, almeno, lo trovino al di fuori di se' stessi. Ebbene, a cio' che e' stato vantato come la 'liberazione' dell'uno e dell'altro popolo, messo al passo, talora perfino con la violenza (come dopo la guerra mondiale), col 'progresso democratico' eliminando ogni principio di sovranita' e di vera autorita' e ogni ordinamento dall'alto, oggi fa riscontro in un numero rilevante di individui una 'liberazione' che significa l'eliminazione di qualsiasi 'forma' interna, di ogni carattere, di ogni drittura: in una parola, il declino o la carenza nel singolo di quel potere centrale per il quale abbiamo ricordato la suggestiva denominazione di eghemonikòn. Ciò, non solo nei riguardi puramente etici, ma nel campo stesso dei comportamenti piu' correnti, della psicologia individuale, della struttura essenziale. Il risultato e' il diffondersi di un tipo labile e informe -di quella che si puo' definire la razza dell'uomo sfuggente".





Considerato il rilievo sproporzionato attribuito - soprattutto in Italia- da politici provinciali ( i "mezzadri del potere") alla TV, noteremo che è quest'ultima, oggigiorno, ad imporre, a mettere-in-forma i 'contenuti' del discorso politico, costringendo la riflessione, che non puo' non connotare l'agire politico in quanto tale, nello spazio del gossip.

E' pertanto un continuo trascendere verso il basso, il minimo, l'istantaneo: qualsiasi tema che, per sua natura, richiedesse un appropriato tempo di trattazione e', per principio, escluso dai possibili argomenti di discussione e, pertanto, per il pubblico grossolano, e' come non esistente.





E questo 'stile' si e' imposto nella comunicazione politica in quanto tale e a tutti i livelli, ossia e' stato espunto dal Politico la stessa radice etica che innerva la visione del bene comune alla responsabilita' di attuarlo: esito estremo e distruttivo di quella artificiosa separazione tra Res Publica e Res Sacra da cui trasse origine la dissoluzione dello Stato inaugurata -come scrive Alessandro Giuli- ""dalla superstizione di chi ha voluto infrangere la pace fra uomini e Dei, la  Pax Deorum, distinguendo sottilmente le sfere d'influenza tra Cesare e dio, tra il Padre della Patria e un esigente titano asiatico".





E' per questo che i partiti, asserviti alla meccanicita' sincopata e troglodita imposta dal 'populismo' televisivo, risultano sideralmente distanti dalle intelligenze piu' vive della nazione ma, altresi', sono del tutto impotenti a risolvere i veri problemi del Paese, che per situarsi ben al di la' delle stalle del circo barnum mediatico, cadono fuori dallo sguardo di ministri, parlamentari e consiglieri comunali.

Uno scollamento di tali proporzioni, favorito peraltro dall'attestarsi della Rete come privilegiato luogo di apprendimento e di approfondimento della politica e della cultura altrimenti negate, favorisce il sorgere e lo svilupparsi di una massa critica, di una minoranza qualificata irriducibile agli schemi della videocrazia mondiale e del suo Truman-show.





Una tale minoranza, esclusa dai canali mainstream e condannata al polmone artificiale del web, conferma sia la potenza 'smisurata' della societa' dello spettacolo sia  pero' la sua nullita' sotto il profilo etico e politico.





E il ritrarsi degli 'insurgents' dal meccanico circo orwelliano al bosco delle disordinazioni e delle ricomposizioni alchemiche determinera' la prossima sconfitta dello stesso sistema legato alla societa' dello spettacolo: un sistema in grado di allevare piu' oramai solo una subumanita' superficiale e robotica, volgare e arrogante, smarrira' la propria capacita' di riprodursi, di rinnovare le proprie le elites.




Mario Cecere, www.controventopg.splinder.com

"POPOLI" ADOTTA CINQUE ORFANI PALESTINESI.

Continua la collaborazione tra la Comunità Solidarista Popoli e l'Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (ABSPP). Dopo aver partecipato con un piccolo contributo alla realizzazione della carovana di aiuti umanitari che ha raggiunto Gaza lo scorso anno in seguito all'aggressione sionista, "Popoli" ha aderito all'niziativa di adozione a distanza di piccoli orfani palestinesi, adottando 5 bambini per l'anno 2010. A breve daremo indicazioni utili a chi volesse partecipare a questa importante azione di aiuto nei confronti di vittime innocenti. Non vorremmo che a forza di parlare di "memoria" ci dimenticassimo di chi OGGI subisce un'infame sopruso in nome di una politica aggressiva e razzista.



www.comunitapopoli.org