Repubblica: la cosa di tutti
Fa pensare a marmo e acquedotti, a città romane
Costruite da gente inventiva e capace di ispirazione
...Una cosa da tutti!
Repubblica: vivere in mezzo alla merda dei cani
Tra gente triste e incazzata, abbronzata da teleromanzi a episodi
Con muscoli sodi e intestini spastici
Gente malata, circondata da animali domestici!
Una repubblica dove tutti scopano come conigli,
Ma non fanno figli perché a trent'anni sono ancora bambini
Coi videotelefonini sempre pronti a filmarsi i pompini!
Repubblica: la cosa di tutti, una cosa per tutti
Uomini e donne che passano ore davanti agli schermi
Tutti i giorni della repubblica
E chattano e schiattano e spremono e vengono e poi si raccontano!
Repubblica: dove gli organi d'informazione
Usano i metodi del ricatto e della diffamazione
Dove i codardi pennivendoli avranno sempre l'ultima parola
E tu avrai sempre l'onere della prova!
Repubblica: dove la legge è uguale per tutti,
Ma talmente tanto che per sicurezza
Per fare certezza c'è una magistratura democratica
Che si incarica da sola di fare trasparenza!
Una repubblica fondata sui valori della resistenza
Sui valori della violenza, sui valori del tradimento e dell'arroganza
Una repubblica fondata sulla lotta armata fatta da banditi e disertori
Dinamitardi e bombaroli!
Repubblica: fondata da fuoriusciti e da esiliati
Gente con conti banca strani
Da mafiosi italiani riportati a casa dagli americani!
Una repubblica fondata sulle menzogne e i tradimenti
Da gente senza scrupoli che accendeva le luci durante i bombardamenti!
Una repubblica fondata sui valori degli epuratori
Da chi senza tante storie e con l'aiuto degli stranieri
Ha fatto fuori quegli ultimi italiani che fino alla fine
Hanno combattuto per un'altra repubblica!
Per un'altra repubblica, per un'altra repubblica!
Per un'altra repubblica, per un'altra repubblica!
Per un'altra repubblica, per un'altra repubblica!
Per un'altra repubblica, per un'altra repubblica!
Per un'altra repubblica, per un'altra repubblica!
Per un'altra repubblica, per un'altra repubblica!
Per un'altra repubblica, per un'altra repubblica!
Per un'altra repubblica, per un'altra repubblica!
Sottofasciasemplice
giovedì 2 giugno 2011
Sotto Fascia Semplice. Repubblica.
domenica 6 settembre 2009
Odio e sopraffazione nella musica dei fasci?
Ovviamente non entro nell’infinità dei luoghi comuni che a mio avviso sono presenti nell’articolo, e a cui hanno risposto Andrea Colombo e Valerio Morucci, praticando direi , “una visione gramsciana e pasoliniana di analisi critica del fascismo e dei fascisti” , e da cui risulta l’inadeguatezza di fare sempre di tutta un erba un “Fascio”.
Mi vorrei invece soffermare brevemente su un passaggio proposto nell’articolo, a proposito dell’iconografia della morte e del culto della sopraffazione presenti nelle cultura, nella grafica e senti senti perfino nella musica , che avrebbero nel dna tutti i fascisti, tutti i neo-fascisti, la destra radicale ecc. ecc.
Come dire, vengo toccato su un nervo scoperto, perché io , sono nato dentro il filone metapolitico della cosidetta musica alternativa già dal 1979 , e dovrei essere uno di quelli che ha praticato ed esercitato per trent’anni, la musica come strumento di evocazione, di offesa e di sopraffazione sull’altro , sul debole, sull’indifeso, sulla donna, sull’ebreo , sul gay, sulla vittima di turno, … godendo di ciò.
Ed avendo anche una buona conoscenza di tutto quanto è stato prodotto negli ultimi trent’anni in termini musicali nell’ ambiente cosidetto “fascista”, ed oltrettutto , conoscendo i gusti e la cultura musicale di molti miei coetanei ” cinici perversi e stupratori “, sono rimasto perplesso dalla gratuità di una tale affermazione.
Intanto, se ci si domanda da dove viene questo culto “dell’esaltazione della morte” , del lucubre, dell’esaltazione della battaglia e della guerra , del bel gesto estremo ed inutile, sarebbe interessante indagare tutto ciò che è stato prodotto dalla cultura letteraria italiana sul tema in questione e quanto pesa in tutto questo perfino il retaggio classico derivato dalla “tragedia” ( … sin dalla Sua nascita) , presente nel dna meta-storico e mito-poietico di tutta Europa. E senza scomodare peraltro Y. Mishima , Pound, D’Annunzio, Drieu La Rochelle e Cèline. Si scoprirebbe ad esempio, che la canzone un po’ retorica e patriottarda , mortifera, vagamente decadente e nichilista del ventennio, è eredità direttamente dal tema letterario e dalle note di pentagramma generate dalla giovane e sfortunata “rivoluzione risorgimentale” ( compreso il nostro inno nazionale scritto da un cultore della morte , un giovane sovversivo crepato a soli 19 anni ); genere musicale poi ripreso e rigenerato dalla trincee della prima guerra mondiale, ed in cui l’Avanguardismo, il Sansepolcrismo , il Sindacalismo Rivoluzionario lugubre di Fiume, il Futurismo violento e sessista ( ma anche quello dei sinistrissimi ed anti-fascisti Arditi del Popolo ) hanno tratto quasi tutto il repertorio musicale.
Per non parlare poi della storia musicale della RSI e della stessa Resistenza, in cui un qualsiasi critico musicale di media preparazione, avrebbe difficoltà a capire la differenza tra i testi dei Partigiani e quelli delle Brigate Nere, non solo per genere di musicalità condivisa ( marcette e/o ballate che siano) ma perfino per l’immaginario comune di miti e valori esaltati da testi ( patria, fede, orgoglio, bandiera, giustizia, libertà ecc. ecc).Non racconto poi niente di nuovo se affermo che per tutti gli anni 50- 60 , i generi musicali (non impegnati e non politici) , le balere, i luoghi di aggregazione, le feste la musica rock, il Piper di Roma hanno fatto da laboratorio comune di crescita a destra come a sinistra; e non tradisco nessuno se affermo che, certe mode di valenza “pre-politica ed antropologica” legate a derive musicali estreme ( sfociate poi nell’Hard, nel Punk, nel metal-neopagano nell’Underground, nell’Oi) , le abbiamo tutti quanti ereditate (e dico tutti quanti, fascisti e comunisti che siano ) da quella magnifica epopea tutta inglese degli Who, dei violenti scontri tra i Mods ed Rokers proposti dal film Quadrofenia .
Ma i paradossi continuano; e così si scopre che già prima del 68′ , Il cabaret Bagaglino di Roma, luogo di chiara matrice perverso-fascista, ospitava i primi cantautori anti-conformisti, è venne composta la più bella canzone sulla figura e sull’esaltazione della morte eroica di Ernesto Che Guevara ( un testo di Gribanosky-i-Pingitore) (1).
Era il tempo in cui, come descrive il cantautore alternativo Fabrizio Marzi , sul magnifico testo ” il nostro 68′ ” (2) , … i maledetti ( i fascisti ) amavano De Andrè, quel cantautore anarchico a cui ad esempio un nicciano-evoliano perso come me, deve quasi tutto, in termini di formazione musicale e amore senza limiti per il folk : dalla ballata tradizionale ed “identaria” fino l’estasi della musicalità zingara di Bregovich.
Inutile ricordare che gli anni 70′, nella loro splendida tragicità, sono stati il punto di incontro di una cultura musicale universalmente condivisa, per generi e luoghi di aggregazione e riti liberatori, e che molta della formazione musicale di tutti noi “alieni-fascisti-stupratori” deriva dall’ascolto dei Genesis, di J. Morrison, dei Pink Floyd, degli Emerson Lake Palmer, dei Tangerim Dream , degli Eagles, fino ad arrivare all’italianissima PFM al Perigeo, al Banco. Per non parlare poi di Guccini, di Lolli , di De Gregori, di Bennato di Finardi , Vecchioni e Branduardi : possiamo chiederlo ad una intera generazione se la condivisione dei concerti e dei loro testimonial era un ritualità comune o meno. E questo bypassando la questione dell’ egemonia culturale e di etichetta ( … di imbecillità congenita ? ) di chi sostiene malamente che Mogol-Battisti, Baglioni e Battiato sono di destra, mentre De Gregori, Guccini e Finardi sono di sinistra. Può darsi, ma sono tutti culturalmente e universalmente condivisi, compreso (l’ultimamente) conteso Rino Gaetano.
D’altra parte è stata proprio la sinistra intelligente ed attenta, che a metà degli anni 70′ scopre e fa conoscere al mondo esterno il “Cattiverio”, la musica alternativa, i Campi Hobbit , La Voce della Fogna, e chi tra noi fascio-perversi non conserva il testo del famoso Lambro- Hobbit (3) , e gli articoli del Manifesto, e dell’Espresso, sulla cosi-detta “mutazione della razza fascista” ?
Ma perché invece di sproloquiare, non si indaga attentamente e criticamente su tutta la discografia prodotta da Massimo Morsello , dalla Compagnia dell’Anello, dai 270 bis ; e valutiamo oggettivamente cosa c’è dentro ? Possiamo trovarci dentro di tutto, la malattia tardo romantica degli eterni Peter Pan, un profilo troppo decadente ed esistenzialista, il culto ingombrante dell’eroe sempre morto e perdente , mitopoiesi ed esaltazione di valori elitari e poco adiacenti con il reale e con i problemi dell’economia , maschile ed adolescenziale cazzeggio, retorica piccolo-guerriera : si di tutto, ma questo tema della sopraffazione sistematica dell’altro e del debole, della donna, del gay è una vera e propia balla.
Perfino una bellissima ballata come “Lucrino Song”, che racconta un poco amichevole scambio di sprangate tra militanti di Terza Posizione ed altri coetanei , la mette più su un lato ironico-comico che sul tema dell’odio e la sopraffazione dell’altro (4) . La musica alternativa tranne “rarissimi e sfigatissimi casi “, non ha nessuna valenza di odio e di sopraffazione, anzi al contrario, pesa come un macigno il repertorio anticomunista (peraltro assolutamente marginale), presente per es. in alcuni brani degli Zetapiemme e degli Amici del Vento, brani che sono tacciabili al contrario di insano e pernicioso vittimismo.
Ma perfino nelle dimensione Underground o Hard, che in Italia nasce tra i giovani neo-fascisti con il Progressive degli Janus e il Rock melodico degli Intolleranza, non esiste nessuna esaltazione dell’odio gratuito e della sopraffazione verso l’altro, verso la donna, il diverso, il gay , l’avversario politico. C’è esaltazione della specificità, del radicamento territoriale ed ideologico , del patheon di riferimento, della forte identità politica e culturale: questo si. Ma odio gratuito e perverso verso l’altro mai.
Oppure l’obiettivo dell’articolo era mettere sotto la lente di ingrandimento per esempio la musica degli ZetaZeroAlfa e/o “La cinghia mattanza”, e le ritualità pre-politiche generate nei giovanili concerti, come il pokare e prendersi a spallate e spintoni, pratica che serve per scaricare la sessista aggressività dei ventenni fascisti metropolitani ? Anche qui lo scenario, per quanto ne dica Casamassima, è ampiamente condiviso con i coetanei della sinistra radicale, e con le mode tribali e pre-politiche, ( sicuramente meno pericolose dei raduni orgiastici Rave), èd è peraltro un modo tutto maschile, per sfogare l’istinto e l’aggressività in modo “entropico” , sano , mediato dal Rito Comunitario , dalle regole, riti molto simili a certe ritualità di lotta tribale, studiate a fondo dell’antropologia culturale di mezzo mondo. Sulla tipologia ed il genere musicale, “De Gustibus”, ma non si usino termini impropri come odio ed esaltazione della sopraffazione, per giudicare (5).
Francesco Mancinelli
martedì 3 marzo 2009
Canti assassini e .... canti assassinati.
Ripubblicata in questi giorni a cura di Rupe Tarpea edizioni la colonna sonora militante dei nostri anni giovanili; i canti assassini di Massimo Morsello. La cassetta ricordiamo per i non-filologi della musica alternativa, venne interamente registrata con strumenti di fortuna durante l’esilio di Londra nei primi anni 80 e fu pubblicata semi-clandestinamente e passata di mano in mano tra le giovani generazioni militanti che sopravvissero alle tempeste inquisitorie ed al riflusso.
I Canti assassini rimasero un tema di unificazione e di sopravvivenza, il contatto quasi esoterico con decine e decine di fratelli che avevano preso la via dell’esilio o marcivano nelle galere di stato in attesa di un processo; la colonna sonora della generazione 78 che nonostante tutto non demordeva. E fu anche una occasione, per cominciare a riflettere su ciò che era successo negli anni precedenti, sulla quella sana mutazione antropologica e metapolitica che era stata avviata a metà degli anni 70, e in cui si intravide “chi e cosa era veramente il nemico principale”. I brani di Massimino furono “traghettati” per circa una decina d’anni, in maniera semiclandestina, con il linguaggio dei bardi-militanti , sbagliando spesso l’accordatura non facile del tema musicale e della ritmica, alterando perfino qualche parola non ben comprensibile dalla cassetta originaria.
Masimo Morsello (in arte Massimino), aveva esordito dal vivo a Campo Hobbit II, presso Fonte Romana in provincia dell’Aquila, nel 1978, ed aveva successivamente pubblicato il suo primo lavoro Per me e la mia gente registrandolo dal vivo con voce chitarra ed armonica a bocca, negli studi di Radio Alternativa di Roma a via Sommacampagna . Le poche recensioni dell’ambiente (”Dissenso”, “La voce della fogna”) furono favorevoli e compiaciute della novità . Si notava già in Massimino la stoffa del cantautore, soprattutto nel suo modo semplice di comporre e di arrangiare musica, indice di qualità e creatività assolute.
Tuttavia Massimo Morsello, già da allora , era considerato dagli “istituzionali missini” e dai neo-destri rautiani in carriera (anche senza il Berlusca-Dux), in grave sospetto di eresia; e poi Massimo era un affiliato dell’ anarchica famiglia di Via Siena, una comune senza regole, una tribù-clan considerata dall’apparato missino, la classica situazione fuori controllo (1).
La compilazione edita oggi da Rupe Tarpea tra l’altro contiene i tre brani di esordio presentati dal vivo da Massimo Morsello a Campo Hobbit II , di cui sono conosciuti e consolidati nei repertori solo i primi due: Il battesimo del fuoco e la Tua gente migliore. Il terzo brano, intitolato Il paradiso dei guerrieri è un vero inedito, un brano sconosciuto ai più , sul quale vale spendere qualche aneddoto di natura storico-politica per far capire ai molti, da dove si viene, e con chi ci si “confrontava” amaramente già da allora.
Infatti dalla compilazione di Campo Hobbit II, preparata alla meno peggio, rimase “volutamente” censurato e destinato all’oblio eterno, il brano in questione, e per un motivo semplicissimo : Massimo aveva scritto e dedicato Paradiso dei guerrieri a Franco Anselmi, assassinato a Roma qualche mese prima, durante un tentativo di reperire armi e munizioni in un armeria a Monteverde nuovo. Stavano nascendo i Nar, stava nascendo la generazione degli scomodi figli di nessuno, coloro che avrebbero rotto pesantemente con gli schemi dell’apparato della “destra da cortile”. Mai più comodi bersagli degli allenamenti di tiro nel mucchio dell’estrema sinistra romana, e mai più vittime utili per le becere campagne elettorali anti-comuniste di Giorgio Almirante.
Franco Anselmi per il partito non era il militante qualsiasi, il ragazzino morto assassinato dagli ultra-rossi, era un personaggio con cui sarebbe stato difficile fare del semplice vittimismo anti-comunista; Franco Anselmi è stato uno dei tanti , come Giancarlo Esposti, Riccardo Minetti, Alessandro Alibrandi, Giorgio Vale che non ha mai trovato granchè accoglienza nel pantheon dei cosidetti “Cuori Neri”, perché è stato uno di quelli che non solo si è difeso, ma ha anche cominciato ad attaccare creando il delitto di lesa maestà nell’apparato.
Nei libri di ricostruzione storiografica sul neo-fascismo è rimasto come colui che ritualmente bagnava il suo passamontagna nel sangue dei fratelli caduti (a Piazza Risorgimento, ad Acca Larenzia) . Massimo conosceva bene “questo suo estremo rituale” e lo ha anche raccontato tra le righe del testo della canzone.
I dirigenti missini di Via sommacampagna (alcuni dei quali notissimi, perchè ormai promossi tutti a deputati o addirittura a ministri ) preferirono dunque, senza alcun rispetto filologico per la storia del Campo Hobbit II di Fonte Romana, e senza aver interpellato l’autore del brano, rimuoverlo ed estrapolarlo “ipocritamente”, durante la compilazione della raccolta. Sarebbe stato molto più corretto inserirlo, magari con un commento ad hoc, invece che censurarlo.
Insomma Paradiso dei Guerrieri doveva sparire; un canto assassino, che ha rischiato di rimanere ” assassinato “.
E c’erano quasi riusciti. Peccato che di pischelli terribili, oltre a Massimo Morsello, nel mitico “Campo Gollum” (2) , ce ne erano almeno un migliaio e qualcuno pensò bene di registrare il brano dal vivo, brutalmente, senza alcuna tecnica, una semplice testimonianza passata poi di mano in mano, come una sacra reliquia, su cassette e nastri mal-registrati, per ben tre decenni e oggi ripubblicata finalmente da Rupe Tarpea, dopo esser comunque finita negli archivi per fortuna onnicomprensivi della Lorien.
D’altra parte la censura di partito dei primi anni ‘80, tutta impegnata nella sana campagna a favore della doppia pena di morte (ricordiamo l’allora MSI-DN di Almirante con Pino Rauti prontamente rientrato nella direzione nazionale del partito), colpiva duro in quel periodo; soprattutto durante le poche occasioni pubbliche e/o comunitarie giovanili, sospettate sempre di fronda e deviazionismo extra-parlamentare.
La musica alternativa era il viatico prediletto per trasgredire, generare dubbi, fare danni. Ricordo perfettamente come in un paio di occasioni in cui invitato dai ragazzi del Fronte della Gioventù ad esibirmi in alcune feste tricolori, i dirigenti cercarono maldestramente prima della mia esibizione (avevo circa 22 anni!!) di “parlamentare” sui singoli brani da presentare, spaventati su ciò che avrei potuto cantare o dire. Ed io che mi ero studiato a memoria la cassetta dei “Canti Assassini”, come al solito rompevo loro le uova nel paniere, raccontando storie che per “l’apparato” dovevano essere ben taciute e saggiamente nascoste. Come dire:un modo come un altro per mettere a tacere e giudicare gli anni 70, prima del tempo.
Nonostante tutto, e nonostante il vento, Franco e Massimo si sono in qualche modo rincontrati, e ancora oggi rimane per fortuna intatto l’intero patrimonio della musica e dei ricordi ad essi legati , e rimangono ben vivi non solo i canti assassini ma anche quelli che avrebbero dovuto essere assassinati dalla ”gente migliore” (3).
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Note
(1) Da “La Voce delle Fogna”, ottobre 1978 : «…Massimino non ha perso tempo, l’ultimo venuto! Roma esige i suoi diritti e “ il pivello ”, dopo aver acceso le folle un tantinello instabili di Fonte Romana, ripropone all’ascolto una cassetta ad uso interno, più meditata, senza il confronto isterico rivoluzionario. Per me e la mia gente vi parlerà di riti di piazza, di famiglie che non sanno capire, di poeti in società: la storia di uno di noi assunto ad epica del quotidiano alternativo».
(2) Campo Gollum alias Campo Hobbit II : ribattezzato così dai critici "della nuova destra rautiana" in quanto a Fonte Romana si è respirata la deriva neo-insurrezionalista e anarco-nichilista che già aveva investito l’ambiente destro-radicale di fine anni 70#8242;.
(3) Per chi conosce il testo del brano di Massimo saprà perfettamente individuare vecchi e nuovi referenti e stereotipi umani indicati con il termine tutto morselliano di ” la gente migliore “.
Articolo di Francesco Mancinelli
lunedì 1 dicembre 2008
Il premio Cirri al gruppo musicale di Francesco Mancinelli.
“Francesco Mancinelli ed il suo selezionato gruppo musicale, da qualche decennio, portano in Italia e nel mondo una particolare esperienza che viene definita “Modern European Folk”. Il loro impegno è tenere vivo lo spirito di una musica tradizionale, che ridia voce alle storiche rivolte ed alle insurrezioni in Irlanda, Vandea, Bretagna, Tirolo, fino al regno delle Due Sicilie ed alla storia del brigantaggio nel Meridione d’Italia. Il gruppo “La Contea” è dunque uno tra i più attivi in Europa nel cosiddetto filone della “Musica Alternativa”, ricco di un’esperienza particolare che ha permesso loro di realizzare palinsesti poetici-musicali creati ex-novo. Particolarmente apprezzati i loro arrangiamenti di ballate e sonorità, che appartengono alla migliore tradizione di cantautori italiani come Branduardi, Guccini, De Andrè, Gaber e Battiato. Pertanto, la loro musica identitaria è certamente un mezzo per creare relazioni, per ricercare radici e per rinsaldare la fisionomia dello spirito”. Così gli “Amici della Caravella” spiegano la consegna del Premio Cirri a Francesco Mancinelli e La Contea.
Da: www.amicacacaravella.it
giovedì 20 novembre 2008
IL SUONO RIBELLE.
Da oggi se si vuole scrivere qualcosa sulla musica alternativa, si dovrà necessariamente tenere conto di questo libro e del suo valore documentale. Anche perché non dovrà e non potrà necessariamente essere l’ultimo. Serviva infatti un primo elaborato analitico e sommario che completasse il lavoro di ricerca e catalogazione certosina dell’Associazione Lorien, la vera struttura che ha permesso la sopravvivenza, tra le pieghe della storia e della cultura nazionale, della memoria di questo repertorio lirico incredibile, unico, formidabile e non secondo a nessuno. Lorien ha contribuito soprattutto a che non andasse dispersa la vastissima consistenza documentale del macro-fenomeno intero, raccogliendo e catalogando anche ciò che ad occhi inesperti e superficiali sembrava essere superfluo. Grazie quindi alla “Lorien” e al suo estremo impegno, fonti, dati, informazioni, autori, testi, concerti, iniziative e foto, non sono andati per sempre nel dimenticatoio e sono oggi fruibili.
Se fosse stato infatti per le strutture “istituzionali o classico-militanti della destra” (e ci metto dentro anche l’area della destra radicale, anche se solitamente è più sensibile alla materia) sarebbe sparito tutto, azzerato, rimosso come un’inutilità, se non addirittura come una “grana storiografica” da destinare all’oblio. Non si ha ancora oggi idea, nel cosiddetto “ambiente”, di che cosa sia un istituto storico, un centro di documentazione, una fondazione, a che cosa possano servire nel tempo e per la ricerca. E questi limiti, signori miei, sono limiti consustanziali e culturali, non addebitabili all’ostracismo o alla demonizzazione degli altri. E’ una semplice questione di mediocre mentalità.
La musica alternativa è un’espressione che da sempre mal convive con la “politica politicante”, con quella istituzionale, con i s
Una delle chiavi di lettura della dicotomia politica/metapolitica, che si evince peraltro chiaramente dal libro, è che a destra (uso il termine “destra” ma con i soliti conati di vomito e crampi allo stomaco) non c’è stata mai una convivenza logica e pacifica (come a sinistra) tra politica e meta-politica. Al contrario tutta “la metapolitica a destra” è la diretta rivale, la concorrente-antagonista, la spina nel fianco continua dei soliti scenari di omologazione, di bieco conformismo, di trasformismo acritico e pedante. E questo non riguarda solo il rapporto con la musica, con i concerti, ma anche l’editorialistica in genere, le case editrici, le riviste, i circoli culturali, i pub, le emittenti alternative, il teatro, il cinema, i fumetti, l’arte, la comunicazione. Insomma tutto quello che non è riconducibile, omologabile, bio-degradabile all’organizzazione classica ideologica di destra.
La musica alternativa ha rivendicato per prima, facendo anche la voce grossa, le istanze di uno spaccato di mondo che era il vero protagonista (ad. es. con i Campi Hobbit) e non si è mai ben conciliato ad esempio con i grandi temi delle riforme istituzionali, della gestione dell’economia e/o con gli spettacoli spiccioli di accattivante neutralità culturale tipici della destra. Anche perché il Fascismo nelle sue dinamiche fu tutto tranne che culturalmente “neutrale” (quindi “di destra”): fu invece “gramsciano” per definizione.
Ai tempi del Bagaglino (anni 60’) la canzone di protesta fustigava il mondo circostante, lo accusava di vassallaggio, di vigliaccheria, di pedanteria, di bieco servilismo, di resa. D’altra parte, come mette in luce l’autrice, personaggi come Francesco Pingitore e Mario Castellacci, autore della mitica canzone strafottente “ le donne non ci vogliono più bene”, hanno creato il profilo originario del fenomeno, tanto che qualcuno indica proprio in quel brano storico la nascita della musica alternativa. Se dalla satira intelligente e tagliente del Bagaglino si è passati successivamente all’introspezione, alla commemorazione dei fatti tragici, alla canzone da battaglia, all’esistenzialismo dell’esilio e della sconfitta e spesso anche alla “necrofilia”, è perché la musica alternativa è stata tragicamente dentro lo scontro, in prima fila, e non se ne stava in retroguardia, seduta candidamente dietro le scrivanie e le poltrone, per commentare gli eventi e/o preparare campagne elettorali e finti congressi di rottura. E purtroppo chi ha vissuto solo il tramonto spesso compone e “canta di tramonto” anche se sogna l’alba.
Tutti gli autori e i protagonisti dei gruppi musicali sono stati prima di tutto militanti, quadri, organizzatori, leader: nessuno è stato mai “un impiegato della politica”, almeno fino agli ultimi tempi. Tutti i nomi e i cognomi che troverete nel libro hanno questa caratteristica. La musica alternativa rivendica la diversità ideologica, una nuova metodologia esistenziale e comunitaria, la frontiera come espressione, la trincea come visione, “la guerra” al conformismo come via primaria di liberazione. E’ una passione, è un amore totalizzante, è anche una miscela di odio e rabbia che traspare da ogni brano e da ogni nota; un tema che non accenna mai a nessuna ipotesi di distacco tranquillo e accomodante dalla realtà, che non la evade, ma la incarna come scelta radicale ed estrema.
Interessanti sono poi il quadro della ricerca fotografica e la ricostruzione dei testi attraverso le linee di ispirazione: dal mito, alla storia antica, alle battaglie sociali, agli scenari militanti. Un lavoro che sarebbe stato indubbiamente difficile se l’autrice avesse dovuto spaziare analiticamente tra tutte le migliaia e migliaia di testi e le centinaia di gruppi ed autori che hanno alimentato il fenomeno.
I generi presenti nella musica alternativa sono gli stessi del patrimonio musicale della società civile: rock-pop, hard, cantautori, underground, Ska e Oi (praticati anche dai concorrenti e coetanei della sinistra), musica elettronica, melodie tradizionali e medievaleggianti, combat e modern folk…Insomma ci si trova veramente di tutto. E’ un mondo che interagisce ma non si omologa, che spesso copia ma quasi mai imita, che cammina a fianco della società civile, la osserva e se ne distacca aristocraticamente. Poche esperienze nate nella musica alternativa a mio avviso hanno però passato il guado e sono udibili da platee di spettatori “altre da noi”. Forse questo è il vero limite? Forse… L’espressione artistico-musicale del Risorgimento e del Fascismo (l’avanguardia che diventa Popolo) non è nel dna della musica alternativa, che quindi per ora non entra nel repertorio condiviso della cosiddetta musica popolare. Fino ad oggi la musica alternativa ha continuato a vivere solo di esperienze di avanguardia (e a volte, nei temi, purtroppo anche di “retroguardia”) ma il cosiddetto “popolo” ascolta altro e vive altri riti, meno particolari e meno trasgressivi, almeno per ora.
Per chiudere va detto che il fenomeno, anche se sotto diverse terminologie (Rock Identitario, Underground, Combat-Folk), continua ad essere in lenta e continua espansione, coinvolge, alimenta le attività e la mobilitazione, moltiplica i gruppi e le espressioni, e questo nonostante “il nulla politico” che inonda questo nostro tempo. Va ricordata, ad onor del vero, come esperienza di punta degli ultimi anni, quella degli ZetaZeroAlfa, che attraverso un’azione spregiudicata e di “marketing oriented” sono riusciti a costruire dalla musica l’ultima frontiera della mobilitazione totale, un immaginario vincente, intelligente, che è divenuto fenomeno di massa, tendenza giovanile, progetto politico dirompente, sfida futurista.
Ancora un grazie a Cristina un grazie a Lorien e un grazie a tutti coloro che hanno contribuito e contribuiscono da sempre a tenere vive le “note ribelli”.
sabato 8 novembre 2008
IL SUONO RIBELLE.
IL SUONO RIBELLE
22 NOVEMBRE 2008
NELLE SALE DELLA TAVERNA DEL DUCA
CORCIANO (PG)
ORE 18:
PRESENTAZIONE DEL LIBRO "NOTE ALTERNATIVE"
ORE 20.30:
CONCERTO IN
ACUSTICO DI FRANCESCO MANCINELLI
+ DELENDA CARTHAGO
INTERVERRANNO:
CRISTINA DI GIORGI (AUTRICE DEL LIBRO)
MARIO CECERE (ORDINE FUTURO)
FRANCESCO MANCINELLI (CANTAUTORE METAPOLITICO)
GIANMARIA CAMILLACCI (CASA MONTAG)
lunedì 29 settembre 2008
lunedì 22 settembre 2008
venerdì 18 luglio 2008
sabato 28 giugno 2008
lunedì 3 settembre 2007
venerdì 31 agosto 2007
mercoledì 15 agosto 2007
giovedì 26 luglio 2007
Sotto Fascia Semplice.
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Chi sono i Sotto Fascia Semplice?
Di norma io, ma collaboro sempre con qualcuno soprattutto per la batteria e i "loops". Peccato non ho potuto lavorare di più con "testone", con cui suono dai tempi degli intolleranza; il suo e' di gran lunga il suono che preferisco. Poi ho registrato anche con altri musicisti o amici, e ultimamente anche con dei DJ italiani e giapponesi.
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Una breve descrizione del nuovo CD “Supera Filo Spinato”…
Beh prima di tutto l'album si chiamerà solo “filospinato”. Credo che il malinteso "supera-filo-spinato" venga da uno scambio di battute con la RTP. Ma in verità il concetto di “superare il filo spinato” è troppo semplice per le consuete contorsioni mentali di SFS :). Di fatto non mi interessa superare fili spinati, quello che mi interessa è sapere chi cavolo ce li ha messi. SFS Filospinato è proprio una storiella di questa ricerca, forse con finali a sorpresa…
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Dopo l’uscita del quinto album, avrai sicuramente fatto un bilancio della tua vita militante espressa attraverso canzoni…Ce ne vuoi parlare?
Mi fa piacere che fare musica sia considerata militanza. Anche se certe volte mi sono trovato in mezzo a discussioni su questo argomento e certe volte ho avuto ragione e certe volte ho avuto torto. Bilanci veri non vorrei farne perchè il gruppo SFS esiste ancora e tutto sommato ho ancora qualcosa da dire e forse da verificare. Certamente e' passato tanto tempo e sono contento che alcuni messaggi che volevo trasmettere attraverso Sottofasciasemplice siano stati accolti con interesse da un bel numero di persone. Un fatto e' certo, sono veramente grato a Perimetro e alla RTP per il prezioso supporto che mi hanno sempre dato. Chiaro che vorrei sempre provare qualcosa di diverso, come ho fatto con ognuno degli album che sono usciti finora. Finora e' andata bene perchè ho visto che le uscite sono state accolte da successo crescente, mentre invece io ogni volta mi aspettavo un flop…
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A fare la differenza è proprio il tuo genere musicale, quali sono le influenze stilistiche che ti hanno portato verso questo genere?
Di base mettiamo il fatto che non sono cresciuto in Italia, quindi non so nulla di musica italiana. Anche se a Londra da quando avevo quattordici anni suonavo comunque in gruppetti tipo punk, senz'altro la voglia di fare qualcosa di mio e di personale e' venuta conoscendo Tony Wakeford dei Death in June, ora Sol Invictus. Infatti trovo che SFS sia molto più legato a esperimenti come "Scogliere di Marmo" che alla band Intolleranza che somiglia più al suono di quando suonavo punk o rock per divertimento. Comunque a me piace molto l'elettronica tipo Trent Reznor o le soundtrack di John Carpenter, mentre la ricerca di suono di Tom Waits la trovo eccezionale. Insomma il concetto, quando costruisco SFS, e' una colonna sonora, quindi creare immagini e atmosfere.
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Il tuo “figlio prediletto” nell’ambito della produzione SFS?
Per ora Idrovolante, ma poi certamente "filospinato".
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SFS dal Vivo?
Molto difficile, dovrei creare un gruppo intero con tutti gli strumenti.
Almeno due chitarre, basso, sintetizzatore, batteria. Più io alla voce. Con il leggio perché non mi ricordo mai i testi…
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…e i mitici Intolleranza?
Ricordiamoceli giovani e belli e scattanti…
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Possiamo affermare con grande entusiasmo che la tua esperienza nell’ambito della musica Non-Conforme è oramai più che decennale; cosa è cambiato dagli inizi?
Il livello dei gruppi. Nel senso che sono piu' bravi, fanno un bel suono secco e potente e si divertono.
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…e nell’ambiente politico?
Non so se è cambiato qualcosa. Io ormai mi occupo di politica in un ambito partitico e/o istituzionale, quindi non posso parlare dal punto di vista del "movimento".
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Cosa ti aspetti ed auguri per l’incerto futuro dell’Italia?
Difficile dire. Per me l'indicatore di pericolo e' il bassissimo livello di sicurezza. La gente non può continuare sempre a vivere chiusa in casa con centomila lucchetti e porte blindate. Dobbiamo aspettarci una reazione, ma le reazioni di massa non sono mai un granché. Spesso sono stupide e insensate. Per quanto ci riguarda se vogliamo davvero essere eredi di movimenti politici-estetici-artistici geniali come quelli che ha visto l'Italia all'inizio del secolo scorso, non possiamo perderci in imbarazzanti "lotte" contro froci e travestiti, o lasciarci cadere in semplicistiche e ancor più imbarazzanti derive razziste o anti-islamiche. Bisogna volare alto. D'altra parte però capisco che e' (e sarà) difficile per molti giovani che invece vivono l'azione politica direttamente, tenere la calma in queste condizioni che peggiorano, perchè vengono stuzzicati parecchio, eppoi in quel modo vile, disgustoso, piagnone e menzognero che e' tipico dei catto-comunisti italiani di tutte le età. Eppoi a rendere le cose più difficili c'è il senso che comunque - e giustamente - questi giovani si sentono in dovere di difendere se stessi, le proprie famiglie, la propria nazione, laddove vedono che chi dovrebbe farlo - lo Stato - sfugge alle sue responsabilità.
Tuttavia cerchiamo di volare alto, il più possibile…
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Saluti e ringraziamenti…
Vi saluto e vi ringrazio di questa opportunità per uno scambio di idee e vi faccio un caloroso augurio per i vostri prossimi progetti.
K.
giovedì 19 luglio 2007
domenica 1 luglio 2007
MICHELE DI FIO'.
Avevamo gia parlato di lui nel nostro "spazio virtuale", torniamo a farlo con un'interessante intervista tratta dal sito: www.lamoscabianca.eu .
MICHELE DI FIO' 15 DOMANDE AD UN AMICO UN GRANDE UOMO...
1) Chi è Michele Di Fiò? MDF nasce dall’esigenza di non veicolare il proprio nome e cognome, poiché all’epoca ero molto giovane ed il cognome “mio” originale non mi piaceva. Così, cercando tra varie ipotesi di nomi d’arte, mi piacque l’idea di legare la mia musica alla mia donna, Fiorenza. Se vuoi una questione di fedeltà, quella vera, dato che oggi abbiamo due figlie bellissime (Valentina e Debora), siamo animalisti e vegetariani, viviamo in campagna etc. Insomma, stiamo insieme da oltre 35 anni.
2) Come nasce il cantautore? Il cantautore nasce negli anni 70, quando per tirare su qualche soldo suonavo nei pianobar, nei pub etc, naturalmente le canzoni in voga in quel periodo (Battisti, Baglioni, Venditti etc). In privato scrivevo canzoni dai risvolti sociali e politici che, naturalmente, nessuno ti aiutava a veicolare. Quindi i provini alla RCA, a Roma. La partecipazione a vari concorsi e la certezza di non farsi mai mettere i piedi in testa da nessuno. Per questo sono stato molto apprezzato dai giovani del periodo, sono stato la colonna sonora di tanti amori di cuori neri. Di questo sono orgoglioso, ancora oggi.
3) E l’uomo politico? L’uomo politico è stato qualcosa di diverso. Ho conosciuto le varie fasi, dall’Almirantismo al Rautismo: sono nauseato poiché alla fine ogni fascista o presunto tale che io ho conosciuto si è rivelato un bluff. Tutti, proprio tutti, pensano solo ed unicamente alla propria tasca, al proprio tornaconto. Qual povero Mussolini si rivolta nella tomba se guarda a certi campioni del saluto romano automatico, della facile parola “camerata” che tutto quanto rende dolce. Io credo che, in questo mondo di merda, camerata fa rima con fregatura assicurata. In fondo l’italiota è sempre il personaggio raffigurato da Alberto Sordi: furbetto, sornione, pronto a fare pace, affarista, pronto a mille sotterfugi. Un senza palle, tendenzialmente. Ed io, in politica vedo tanti senza palle, purtroppo.
4) La politica in Italia è cambiata, ti riconosci nella Destra di oggi? Sono una bestia politica, un anarchico che si è rotto di ascoltare stronzate e di battere le mani. Non mi muovo perché quando lo faccio provoco rumore e le ire del potere, come quando nel 1994 portai da solo (senza partiti alle spalle) 500 mila firme raccolte contro quel falso prete di Oscar Luigi Scalfaro per farlo dimettere. Si, perché lui vede e parla con la Madonna ma all’epoca prendeva 100milioni al mese dai servizi segreti: uno schifo. Se fosse vero la Madonna l’avrebbe coperto di sputi…
5) Avere lasciato un segno indelebile con “La mosca bianca” e dopo soli sette numeri avere chiuso la consideri una sconfitta? Perché non è uscito l’ottavo numero? Non hai nemmeno idea di quale canea si scatenava quando usciva LMB. Innanzitutto partivano le telefonate di Fini, La Russa e Gasparri per sabotare la diffusione, perché si diceva che io stavo con Rauti e quindi ero da discriminare. Ma questo era vero fino ad un certo punto: io andavo a fare concerti dovunque mi chiamassero, senza distinzioni di sorta. Ma tant’è: io non ero il leccaculo di nessuno, tanto è vero che dopo il congresso in cui Rauti andò alla segreteria, dopo aver visto per qualche mese quale era l’andazzo e che non vi era alcun cambiamento rispetto a prima, lo mandai sonoramente (con lettera raccomandata) a quel paese, poiché manifestamente rinco…
6) Politicamente la sinistra ha sempre aiutato, promosso e pagato artisti della loro area; per quanto riguarda la destra è stato solo un problema di soldi o per non esporsi, o per che cosa? La Destra è una realtà fatta di omuncoli, mai abituata alle grandi cose, che salta fuori solo al momento opportuno quando c’è qualcosa da prendere, da arraffare: vedi quanti sono oggi sul carro di Alleanza Nazionale? Qualcuno pensa ancora che la maggioranza di questi sta su quel carro per la Fede? No, c’è sempre, sempre un tornaconto, basta cercare e lo si trova. Per questo è importante essere liberi, non essere costretti. Qui il discorso sarebbe lunghissimo: certo se non avessi dovuto sottostare a scelte di altri, se avessi avuto qualche soldo in più, anche la musica, mia e di altri gruppi, sarebbe andata in altro modo. Ma la musica, ho capito dopo, serviva da specchietto per le allodole per portare i giovani in piazza a fare campagna elettorale per certe cariatidi di onorevoli da fare schifo.
7) Una critica ed un complimento per quanto riguarda il periodo nel quale hai partecipato attivamente al settore alternativo. Ho tentato di fare politica attiva fondando il BLOCCO NAZIONALE, ma la cosa non ha avuto successo. Una critica non ce l’ho, perché posso dire che nella vita ho fatto esattamente ciò che ho voluto, non ho mai timbrato cartellini e non sono mai stato a busta paga di nessuno. Penso di avere vissuto una esistenza libera e senza condizionamenti.
8) Un errore che non commetteresti più? Mi sono trovato in tante occasioni faccia a faccia con personaggi politici equivoci e per quieto vivere ho abbozzato un sorriso di circostanza: oggi li manderei a cagare in pubblico.
9) Una cosa giusta che non hai avuto il coraggio di fare? La raccolta delle 500mila firme contro Scalfaro è stata una bella cosa. Io sono essenzialmente un comunicatore. Nella mia vita ho studiato questa scienza e l’ho applicata al lavoro, all’arte, alla mia infinita fantasia. Perché è vero che ho 51 anni, ma addosso me ne sento al massimo 30.
10) Gli artisti alternativi di oggi cosa dovrebbero prendere degli anni 80 musicalmente parlando? Ogni età ha un suo sound di riferimento e bisogna cavalcare il momento, fare cose nuove. Avere il coraggio di inventare cose nuove, questo si è alternativo. Certo non è facile poiché hanno già inventato tutto ed il contrario di tutto, ma l’artista, quello vero, è colui che riesce a modificare la realtà e creare nuove suggestioni per i nostri cuori.
11) Avere coraggio in musica cosa significa? Principalmente rifiutare di far mettere le sporche mani nei propri testi.
12) E’ ancora possibile parlare di musica politicamente impegnata in un contesto politico come il nostro? La musica alternativa sopravvive, ma con quali realtà si trova a fare i conti? Un pubblico artisticamente impoverito, culturalmente poco consapevole. Terminati gli anni di piombo i cantautori si sono ridotti a elementi pseudoinvisibili, e con scarse possibilità di veicolare il proprio messaggio. Da dove è cominciata questa miseria? Dal fatto che non servivano più i menestrelli ad aprire i comizi degli onorevoli nelle campagne elettorali. Non vi siete accorti che in quei periodi gli onorevoli facevano fatica a sborsare centomila lire per il rimborso spese di tanti di noi e oggi si presentano sul palco con Gigi d’Alessio o Marco Masini (pagati profumatamente!!!). Questa è la realtà, ragazzi…
13) La musica tocca e parla della sensibilità di chi la ascolta. Ma è la gente che chiede e produce musica. Se gli italiani hanno perso un’identità politica è anche colpa di chi non canta più certi argomenti? Gli italiani cantano ciò che gli viene proposto. Quando Fini mi chiamava per una Festa Tricolore e chiedeva uno sconto poiché i ragazzi di quel paese non ce la facevano con le spese, mai avremmo immaginato che oggi nelle leve del potere radio televisivo abbiamo autorevoli esponenti della destra che, per la musica alternativa hanno fatto… un cazzo!
14) Militante di sinistra = una figura di filosofo di strada. Radicale di destra = una testa calda alla ricerca di un pretesto. Negli anni ottanta-novanta questo mito si solidifica, e per l’italiano medio è divenuta una specie di verità assiomatica. A me pare una barzelletta. Come ha fatto una battuta di bassa categoria a trasformarsi nella vox populi del 2000? Questo mito purtroppo lo hanno creato una serie di camerati poco camerati che nemmeno loro ci credevano, nella nostra musica, e giocavano per non farsi sfuggire un piccolo o grande posticino in quella o quell’altra amministrazione, ente, comune, provincia. Insomma sempre e comunque per farsi i cazzi propri.
15) La politica a destra oggi si è divisa con Alleanza nazionale e la Fiamma tricolore, i giovani si dividono,secondo te le tue canzoni possono ancora dire qualcosa a nostri giovani? Di più, c’è la Mussolini, c’è di nuovo Rauti, Forza Nuova e il Fronte Nazionale, oltre una serie di partiti e partitini che escono in occasione delle elezioni dalla cabina telefonica dove hanno sede. Le mie canzoni sono figlie del loro tempo, oggi per fortuna non si muore più per le strade come negli anni 80. Oggi ci sarebbe bisogno di canzoni con un respiro più ampio, con la rivendicazione del nuovo che avanza e il ricordo delle tradizioni che va oltre il nostro futuro. Ma è un discorso lungo, impegnativo. Qui ci vorrebbero le famose palle, magari ne riparliamo.
giovedì 28 giugno 2007
The Guns Of Verona Beach, 270 Bis.
"....Ma se possono arrestarci
non potranno mai fermarci
finché il cuore batterà
il mio canto si udirà
per il sangue e per la terra
per la nostra libertà
…Per la Patria..."
"Indagati 17 giovani. La Digos di Verona da questa mattina sta eseguendo diciassette decreti di perquisizione e sequestro."
mercoledì 27 giugno 2007
Hobbit, botta e risposta!
Avete preso ispirazione da qualche gruppo?
Avete dei lavori in cantiere? Idee per il futuro?
Tante cose bollono in pentola.Stiamo registrando il nuovo Cd dal titolo "L'impero contrattacca",poi come detto sopra il libro,poi un DVD con le immagini più belle dei concerti e non solo ed infine un CD-live.può bastare no...?Un 'iniziativa che lanceremo a breve sul forum del nostro sito è il tesseramento per l'HobbitKlan.Sono sempre di più i ragazzi che ci seguono con passione in tutta Italia.per questo motivo abbiamo deciso di radunare i fedelissimi .Dal primo Settembre saranno disponibili le tessere del Klan. Chi la richiederà avrà diritto ad uno sconto all'ingresso di ogni concerto Hobbit,sull'acquisto del nostro materiale (cd inclusi) e tanto altro..
Prossimi appuntamenti?
Ehmm in realtà dovremmo fermarci un po' per concludere le registrazioni di questo nuovo cd. Però come non darci appuntamento il 7 luglio a CasaMontag per un grande concerto con Ultima Frontiera,SPQR,Corsari Neri...
Spazio ai saluti, qualcuno in particolare?
Bhè salutiamo sempre con Piacere il Gazza senza il quale probabilmente non ce l'avremmo mai fatta,poi tutti i camerati di Perugia che sempre ci hanno sostenuto e tutto l'HobbitKlan.