mercoledì 9 giugno 2010

Nazionalizzazione delle imprese. Avanti Hugo Chavez!


Ottanta aziende di diversi settori merceologici, però tutte appartenenti a facoltosi banchieri venezuelani saranno nazionalizzate dall’amministrazione venezuelana. L’annuncio è arrivato direttamente dal presidente Hugo Chavez che durante il suo consueto appuntamento con il programma ‘Alò Presidente’ ha informato i suoi connazionali della decisione.



Dunque, aziende alimentari, compagnie di trasporto e grandi proprietà terriere, verranno espropriate e Caracas farà così rispettare la legge. Basta speculazioni, rispetto ferreo della legislazione e stop anche con la violazione della concorrenza sui prezzi, goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha condotto Chavez a questa delicata decisione che sicuramente lascerà strascichi per i prossimi mesi. E intanto alcuni imprenditori sono già finiti nel mirino della magistratura venezuelana mentre altri sono al sicuro, all’interno dei confini statunitensi.Ma la decisione di Chavez giunge soprattutto per mettere il Paese al riparo da un’ipotetica crisi finanziaria, (già l’anno scorso una piccola crisi bancaria spaventò non poco la finanza nazionale). “Da molti anni si sa che uno dei fattori più scarsi e meno comuni del Venezuela è rappresentato dai funzionari pubblici ben preparati, ben formati, onesti ed effettivi, questa è la risorsa più scarsa del Venezuela. Era così prima di Chavez ma è così anche adesso” racconta al telefono con PeaceReporter il direttore del Foreign Policy, Moises Naim, considerato una delle persone più influenti del mondo nell’ambito della comunicazione. “Dico che la possibilità di trovare nel settore pubblico venezuelano sia prima che dopo Chavez, un funzionario pubblico efficace ed efficiente, è molto bassa. Il presidente Chavez sta adottando un modello economico che parte dalla supposizione che le risorse più abbondanti del Paese sono i funzionari pubblici. Ogni volta che nazionalizza una di queste compagnie, il bisogno di trovare gente competente che diriga efficacemente e porti avanti le aziende, aumenta più che proporzionalmente. Allora Chavez sta facendo una scommessa su un modello economico che fa riferimento alla risorsa meno abbondante del Venezuela”.



A questo discorso si aggiunge poi una riflessione sull’acqua, argomento di dominio pubblico anche in altri stati del Pianeta. Il presidente Chavez ha fatto sapere di volere revisionare quanto prima i contratti con le imprese multinazionali che hanno la possibilità di sfruttare acqua, soprattutto a quelle che producono bibite gassate. “L’acqua è proprietà del popolo” ha detto il leader venezuelano che ha aggiunto che tutte le iniziative prese finora sono “solo l’inizio del cammino verso il socialismo. Ora bisogna accelerare”.

Di Enrico Piovesana,
it.peacereporter.net


C’è un problema di privacy per la tessera del tifoso.


Puntando l’indice sul micro-chip con tecnologia di identificazione a radio frequenza (RFID), l’ho scritto su Rinascita il 1 Giugno, titolando senza indugi: “La tessera del tifoso... sorvegliato!”. L’ho ribadito nelle trasmissioni radiofoniche dedicate al calcio in cui mi hanno invitato a parlarne: “Diffidate da chi illustra le potenzialità della nuova Tessera del Tifoso senza evidenziarne le criticità. E’ in ballo la privacy”. Su molti forum e siti internet né è nata una discussione animata. Per e-mail mi sono giunte diverse segnalazioni da Genova, Roma, Bari, Parma e Lecce. Molte erano di tecnici di aziende del segmento della sicurezza dei dati o che producono fidelity card, ovvero gli addetti ai lavori dell’oggetto del contendere voluto da ministro Maroni e dal binomio CASMS, Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive. “Caro Martucci, lei sbaglia – mi hanno scritto, sintetizzando il concetto – I micro-chip sulla Tessera del Tifoso sono di tipo “passivo” (tipo card della metropolitana, con lettura a pochi centimetri dal lettore) e non “attivo” (tipo Telepass, lettura a 15 metri). Quindi la Tessera del Tifoso registra dati, ma non traccia la posizione geografica del possessore come fosse il GPS dell’antifurto satellitare sulle macchine”. A si?
Garante della privacy
Per una risposta equa e super-partes, mi appellavo al Garante della Privacy, deputato a tutelare la riservatezza dei dati personali dei cittadini italiani (tifosi compresi).
Scorgendo i suoi documenti, mi sono imbattuto in una preziosissima prescrizione del prof. Stefano Rodotà del 9 Marzo 2005. Volete sapere su cosa? Si, proprio sulla Radio Frequency Identification, la tecnologia del micro-chip della Tessera del Tifoso! Ecco cosa dice il Garante (e non Martucci): “Determinati impieghi della RFID possono costituire una violazione del diritto alla protezione dei dati personali ed avere serie ripercussioni sull’integrità e la dignità della persona, anche perché, per le ridotte dimensioni e l’ubicazione delle cd. ‘etichette intelligenti’ e dei relativi lettori, il trattamento dei dati personali attraverso la RFID può essere effettuato all’insaputa dell’interessato. In particolare, come rilevato anche dal Gruppo dei garanti europei l’impiego di tecniche di RFID, da parte sia di soggetti privati, sia di soggetti pubblici, può determinare forme di controllo sulle persone, limitandone le libertà. Attraverso l’impiego della RFID, potrebbero, ad esempio, raccogliersi innumerevoli dati sulle abitudini dell’interessato a fini di profilazione, tracciare i percorsi effettuati da quest’ultimo. E i sistemi informativi cui esse sono collegate possono permettere di individuare la posizione geografica di chi detiene l’etichetta o l’oggetto su cui essa è posta”, ovvero la Tessera del Tifoso. E quindi? Vuoi vedere che il buon fiuto da giornalista anche stavolta non ha mentito? Vuoi vedere che prima su Rinascita e poi in radio Martucci ha scritto e detto esattamente quello che ogni giornalista dovrebbe scrivere e dire in tema? Sentiamo il Garante della privacy, o meglio leggiamo quali condizioni ha dettato alle società emettitrici di card con micro-chip RFID: già nel 2005 il Prof. Rodotà prescriveva di adottare scrupolose e opportune misure per garantire la tutela della privacy degli interessati, rispettando - tra i tanti - il principio di necessità (per cui si può usare RFID solo per le necessità “strettamente necessarie in relazione alla finalità perseguita” - cioè solo per vistare l’ingresso allo stadio e non per spiare gli spostamenti dei titolari), il principio di liceità (“RFID è lecito solo se si fonda su uno dei presupposti del Codice” di tutela della privacy) e di informativa (“chiara evidenza deve essere data anche alle modalità per asportare o disattivare l’etichetta o per interrompere in altro modo il funzionamento del sistema RFID”).
E allora? Adesso è tutto chiaro? Il problema sul trattamento dei dati personali esiste eccome. E sicuramente le società di calcio lo avranno considerato, recependo le prescrizioni del Garante della Privacy. Giusto?
Contratti in bianco
Il “Modulo di adesione al programma Tessera del Tifoso”, così deliberato dall’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, recita: “La Tessera del Tifoso che utilizza un microchip con tecnologia RFID è l’unico documento attestante il diritto di partecipazione al Programma”. Considerato questo modello standard, per la più classica delle proprietà transitive tutti i Club di calcio (o le società di servizi incaricate ad emettere le tessere) avranno strutturato i loro contratti affidandosi diligentemente a quanto chiarito dal Garante della privacy. Per scoprirlo basta poco. Ho fatto una ricerca campione, scaricando dai siti internet ufficiali nove modelli contrattuali e altrettante notizie utili. Ecco cos’ho trovato, uno per uno: modulo del Modena F.C. (Serie B), nessun riferimento all’RFID e nessuna traccia delle prescrizioni di Rodotà sull’RFID. “Samp Card”, modulo dell’U.S. Sampdoria (Serie A): nessun riferimento all’RFID e nessuna traccia delle prescrizioni di Rodotà sull’RFID. “Robur Senese”, regolamento dell’AC Siena (Serie B): nessun riferimento all’RFID e nessuna traccia delle prescrizioni di Rodotà sull’RFID. Modulo dell’A.S. Varese (Lega Pro, Prima Divisione): nessun riferimento all’RFID e nessuna traccia delle prescrizioni di Rodotà sull’RFID. Modulo dell’A.S.C. Figline (Lega Pro, Prima Divisione): nessun riferimento all’RFID e nessuna traccia delle prescrizioni di Rodotà sull’RFID. “A.S. Roma Club Privilege”, modulo dell’A.S. Roma (Serie A): nessun riferimento all’RFID e nessuna traccia delle prescrizioni di Rodotà sull’RFID. “Cuore Rossonero”, notizie dell’A.C. Milan (serie A): nessun riferimento all’RFID e nessuna traccia delle prescrizioni di Rodotà sull’RFID. “Siamo Noi”, notizie dell’Internazionale FC (Serie A): nessun riferimento all’RFID e nessuna traccia delle prescrizioni di Rodotà sull’RFID.
“Cuore Rossazzurro”, notizie del Catania Calcio (Serie A): nessun riferimento all’RFID e nessuna traccia delle prescrizioni di Rodotà sull’RFID. Tiriamo le somme: o queste nove società hanno realizzato il “Programma Tessera del Tifoso” contravvenendo alla direttiva dall’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive che disciplina la tecnologia RFID come “unico documento attestante il diritto di partecipazione al Programma”, oppure ci sono migliaia di card che montano comunque il micro-chip RFID eludendo la prescrizione di informativa disposta dal Garante della Privacy il 9 Marzo 2005. Non vedo una terza opzione. Se ci fosse, mi rendo comunque disponibile a rintracciarla (senza GPS, né RFID). Almeno su internet, dove blog e forum funzionano ancora liberamente. E l’informazione di carta stampata e radiofonica (in parte) pure.

Di Maurizio Martucci, www.rinascita.eu


martedì 8 giugno 2010

Assalto Flotilla: da Israele nuove “prove” per coprire la verità.


Negare. Negare sempre, anche l’evidenza. Ignorare le testimonianze e lavorare affinché la verità non si venga mai a sapere. Fin dalle prime ore seguenti la strage dei pacifisti della Freedom Flotilla è stata questa la principale preoccupazione delle autorità israeliane. A Tel Aviv si sono prodigati nel produrre prove false e manipolate che confermassero la loro versione dei fatti e che, allo stesso tempo, facessero sì che quelle a loro carico non fossero nemmeno prese in considerazione. Un’ampia operazione di occultamento che a una settimana di distanza ancora fa penare il governo israeliano. Sono infatti molte, troppe, le testimonianze e le prove che raccontano di una strage senza senso per poterle seppellire tutte in breve tempo sotto un cumulo di menzogne. Eppure a Tel Aviv non si arrendono, anzi rilanciano. Proprio ieri sono state diffuse le prime foto dei commando feriti durante l’assalto alla Mavi Marmara.
Nelle immagini si vedono i soldati feriti soccorsi dai propri compagni o stesi su di una barella in attesa di aiuto medico. Secondo Netanyahu e gli altri membri dell’esecutivo israeliano basterebbero queste poche immagini a dimostrare che i militari sono stati aggrediti e quindi costretti a sparare per difendersi. Ma così non è. All’appello mancano infatti i primi fotogrammi dell’assalto all’imbarcazione dei pacifisti, quelle cioè che potrebbero chiarire chi ha dato il via al massacro. Le stesse che i vertici militari di Tel Aviv hanno proibito di diffondere, proprio come le foto delle vittime di quella sconsiderata aggressione. A sostegno delle tesi dei sopravvissuti, i quali hanno tutti riferito che i soldati israeliani “sparavano per uccidere” , ci sono però i primi risultati delle autopsie operate sui corpi degli attivisti uccisi.
Il quotidiano britannico Guardian ha riportato alcune indiscrezioni provenienti dalla Turchia che racconto di una strage feroce. Ibrahim Bilgerm, 60 anni, colpito quattro volte alla tempia, al petto, ai fianchi e alla schiena. Fulkan Dogan, 19 anni turco-americano, colpito cinque volte da meno di 45 centimetri, in faccia, alla nuca, due volte alle gambe e due alla schiena. Non molto diversi i responsi per le altre vittime, tutte colpite da distanza ravvicinata, alla nuca, al petto e alla schiena. Un modus operandi che non lascia dubbi: i commandos volevano essere sicuri di aver messo fine alle vite delle persone colpite, così dopo che queste sono cadute a terra sotto i primi colpi, o mentre tentavano di scappare per salvarsi la vita, hanno continuato a sparare. Solo in questo modo si spiegano le ferite riportate in più parti del corpo, sia davanti che dietro, sia al busto che alla testa. E a Tel Aviv cosa pensano di tutto questo?
Pronte le medaglie d’oro per gli autori della strage. Ma d’altronde il presidente Peres all’indomani dell’accaduto si era complimentato con i propri uomini per aver agito con “moralità” e “valore”, quindi alla fine dei conti questa onorificenza sorprende solo fino a un certo punto. Da chiarire poi quale sia il reale bilancio delle vittime, quello cioè che nel fine settimana appena trascorso ha seriamente rischiato di essere incrementato. L’ultima nave superstite della Freedom Flotilla, la Rachel Corrie, è infatti stata abbordata dalle forze armate israeliane mentre si dirigeva verso Gaza e quindi dirottata sul porto di Ashdod. Nessuno scontro questa volta, tutto si è svolto più o meno tranquillamente e viene da chiedersi se la strage della Mavi Marmara poteva essere evitata. Infine, andando oltre tutto ciò, le decine di tonnellate di aiuti umanitari sequestrati da Israele dove sono finite?

Di Matteo Bernabei, www.rinascita.eu


lunedì 7 giugno 2010

PIU’ SCHIFO DI COSI’, E’ IMPOSSIBILE FARE.

Di Carlo Bertani, tratto da  http://carlobertani.blogspot.com



Invito i lettori a guardare lo sconcertante, sconvolgente, schifoso video realizzato in Israele per “commemorare” l’assalto alla Freedom Flotilla.

Intitolato “We con the World” (Noi inganniamo il mondo), il video è stato diffuso – adesso dicono “per errore” – dal governo israeliano ed inviato alle redazioni dei principali media planetari.
La mancanza di rispetto per le vittime si sposa perfettamente con la boria israeliana di considerare tutti i goim una razza inferiore.

Si vergognino di esistere: aspettiamo, crediamo inutilmente, una protesta ufficiale del Governo Italiano.
Nirenstein, dove sei? Commenta!





 





TESTO DELLA CANZONE TRADOTTO

Ci sono momenti in cui
dobbiamo darci in spettacolo
per il mondo il web e cnn
non ci sono morti allora
la migliore cosa che possiamo fare
è creare il più grosso bluff di tutti
dobbiamo andare avanti
fare finta giorno dopo giorno
che a Gaza c’è fame, crisi e la peste
perché i miliardi di aiuti
non bastano per i bisogni di base
come il formaggio o i missili per i bimbi

Faremo abbandonare al mondo la ragione
faremo credere che Hamas è mamma Teresa
siamo viaggiatori spacifici con pistole e i nostri pugnali
la verità non troverà mai spazio nelle vostre TV

Oooh, li pugnaleremo al cuore
tanto sono soldati non gliene frega niente a nessuno
siamo piccoli
e abbiamo fatto le foto con le “colombe”

Come ci ha mostrato Allah
non c’è domanda dei fatti
così avremo sempre il controllo
faremo abbandonare al mondo la ragione
faremo credere a tutti che Hamas è mamma Teresa
siamo pacifici viaggiatori ed esibiamo i nostri pugnali
la verità non troverà mai spazio nelle vostre TV

L’islam e il terrore rallegrano il vostro umore?
ma vi preoccupate che non sia un belvedere?

Beh non capite che non avete che da definirvi
attivisti per la pace e l’aiuto umanitario

Faremo abbandonare al mondo la ragione
faremo credere a tutti che Hamas è mamma Teresa
siamo viaggiatori pacifici, esibiamo i nostri pugnali
la verità non troverà mai spazio nelle vostre TV

Fottiamo il mondo, fottiamo le persone
faremo credere a tutti che idf è jack lo squartatore
siamo viaggiatori pacifici, esibiamo i nostri pugnali
la verità non troverà mai spazio nelle vostre TV



UN PASSO INDIETRO PER FARE UN BALZO IN AVANTI.


MERCOLEDI' 9 GIUGNO


ore 18.30


Segreteria Regionale di Forza Nuova


Via dei Filosofi 33/A

Intervengono:
Dario Miccheli


Gianni Correggiari


Riccardo Donti



Che cos'è il Banco di Mutuo Soccorso?


E' la nostra risposta alla crisi:una cooperativa di lavoratori della medesima categoria che versano una quota al fine di garantirsi il futuro,creando cioè un fondo dal quale attingere, in caso di bisogno, a tassi molto bassi con l'impegno certo di restituzione, ma in tempi lunghi. Il mezzo, in sintesi, per annichilire lo strapotere delle banche.
 


E cos'è la cassa mutua?


E' ciò che c'era e funzionava! Lavoratori, anche in questo caso della medesima categoria, che creano un fondo. La cassa stipulava convenzioni con la sanità privata che, lavorando con ingenti quantità di persone, poteva offrire servizi ottimi a prezzi vantaggiosi.Tanto in attivo le casse che furono fagocitate dalla sanità nazionale.Da allora questa è in perdita perenne.
 


E le cooperative nere?


Non si deve pensare che la cooperativa sia un marchio rosso.Tutt'altro. In tempi di crisi, è necessario riscoprire l'aspetto più interessante e meno conosciuto del pensiero autenticamente di destra   e rigorosamente anticapitalista: la socialità. Partendo dal principio che capitale e lavoro hanno uguale dignità, sarà necessario coinvolgere nuovamente i lavoratori nei destini della fabbrica, dell'azienda di cui sono soggetti vitali. 


Riappropriarsi del proprio futuro!
 


Non lasciarlo nè al cinismo delle banche nè all'avidità di capitalisti senza scrupoli!

www.fnumbria.org

domenica 6 giugno 2010

VENDI TUTTO.


Alla fine hanno gettato la maschera, le chiacchere stanno a zero: l'Unione Europea e la moneta unica sono un progetto fallimentare, ancora non fallito solo per adesso. Da Novembre 2009 a Maggio 2010 la posta sul tavolo è passata dai ridicoli 10 miliardi di euro per aiutare la Grecia ai 750 miliardi per salvare il salvabile. E lo stillicidio continua: adesso tocca alla Spagna che perde la tripla A. Per chi non avesse ancora capito sta per arrivare un conto salatissimo, altro che politica di austerity dei conti pubblici stile lacrime e sangue !  Direi molto, ma molto peggio.

Comiciamo con lo svegliare il risparmiatore italiano che confida eternamente sulla sicurezza dei titoli di stato, al momento se c'è un paese al mondo che ha la possibilità di bissare il default dell’Argentina a distanza di dieci anni, lo troviamo proprio dentro ai confini europei.  Eh sì, perché ormai tutta l’attenzione mediatica è incentrata sulla inquietante architettura debitoria che hanno tutti gli stati europei, nella fattispecie preoccupano gli intrecci debitori sulle detenzioni dei titoli di stato che i paesi virtuosi hanno nei confronti dei paesi periferici. Sostanzialmnete il debito dei paesi strutturalmente deficitari è in mano ai paesi virtuosi: quindi la vita di questi ultimi è strettamente collegata a quella dei paesi al momento in difficoltà. Il destino del debito dei PIGS (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna: preferisco l’Italia all’Irlanda) rappresenta il destino dell’Euro e dell’Europa.

Quello che sta accadendo il tutto il mondo è proprio una perdita di credibilità dell’euro in considerazione delle incapacità che avranno i paesi europei nel futuro per onorare questi debiti. E questa incapacità è dettata oltre che da evidenti deficienze strutturali (forse insuperabili) anche da oggettive problematiche legate allo sviluppo dei trend demografici della popolazione europea: è un po come avere una trave nel culo e voler andare a fare un giro in bicicletta. Direi che è abbastanza arduo oppure molto doloroso. Giorno dopo giorno la verità viene centellinata goccia a goccia per evitare fenomeni tipo le bank runs o la fuga dai titoli di stato, qualunque essi siano. Il debito infatti, prima o poi, qualcuno lo dovrà rimborsare. Quelli che scrivono che non vi è da preoccuparsi o che attraverso finanziarie che non avranno impatto sulle tasche dei contribuenti mi sembrano opinionisti improvvisati che filosofeggiano in un campo di letame. 

Altro che manovre lacrime e sangue: in Europa è ormai in atto un progressivo impoverimento, il quale ha già raggiunto e superato in alcuni stati il punto di non ritorno.  Quanto stiamo vivendo è il frutto della convergenza molto spiacevole di due gradienti evolutive: da una parte il processo di apertura ad Oriente senza alcun tipo di controllo o limite (che ha portato a regalare posti di lavoro una volta europei agli orientali) e dall’altra, il progressivo invecchiamento della popolazione europea, con l’Italia e la Spagna che fanno da apripista. Un modello economico (il nostro), basato su un protezionismo sociale sfrenato, purtroppo non ha futuro: il ridimensionamento del gettito fiscale dovuto ad una mutazione del tessuto produttivo e della disocupazione giovanile sta diventando una bomba con la miccia accesa. 

Vi è di più: le attuali generazioni di pensionati, a cominciare da quelli italiani, non si rendono conto di quello che sta accadendo, hanno visto in passato la giostra della cuccagna che ha sempre elargito regali a tutti e ora borbottano spazientiti perché non riescono più a conseguire le rendite finanziarie di un tempo o perché non riescono ad affittare l’appartamento che hanno ai prezzi di cinque anni fa. Purtroppo nella maggior parte dei casi abbiamo a che fare con persone stupide, ignoranti ed avide. Di certo la loro generazione al momento non può essere chiamata in causa per risolvere proprio quello che ha creato. I ragazzi di oggi che sono interinali a singhiozzo devono beffardamente ringraziare i loro nonni o i loro genitori per quello che sta accadendo o per il lavoro che non hanno. Purtroppo non può avere futuro un paese in cui sono (per adesso) i nonni a prendersi cura dei nipoti, e non il contrario. Il peggio deve ancora arrivare: l’unica incertezza è il quando.

Di Eugenio Benetazzo, www.eugeniobenetazzo.com


Presentazione "LE STELLE DANZANTI" di G. Marconi - Perugia 04-06-10 [Recensione]





Venerdi 4 giugno Triskelion ha tenuto l'annunciata presentazione del romanzo dell'impresa fiumana: Le stelle danzanti (Vallecchi editore).

L'impegno e le speranzeprofuse sono state ampiamente compensate dal brillante successo che ha coronato l'operazione: un pubblico emozionato e attento si è lasciato trasportare, dal racconto intenso di Gabriele Marconi, sulle vibranti stelle che danzano nel firmamento eterno custodito dai Poeti e dagli Eroi e che è il lascito piu' sicuro per chi voglia situare la propria postazione di guardia sul meridiano zero del nichilismo, inteso come possibilità ultima di trascendenza-immanente.


 


La via della Ricerca è tuttora aspra e incerta,tuttavia aperta-e il caos intorno, che attanaglia e oscura i petti dei nostri contemporanei, è il greto presso cui, al proprio ritrarsi, la marea notturna lascia affiorare i preziosi tesori.

Associazione Triskelion