Di Fabio Polese, Rinascita 25 Febbraio 2010
giovedì 25 febbraio 2010
A/h1n1 - Dov’è finita l’emergenza pandemia?
Di Fabio Polese, Rinascita 25 Febbraio 2010
mercoledì 24 febbraio 2010
EVENTO VERITA´ A PERUGIA.
"11 Novembre 2007 l'uccisione di Gabriele Sandri, una giornata buia della repubblica"
controventopg@libero.it
martedì 23 febbraio 2010
Le conseguenze sociali si tradurranno inevitabilmente in gravi tensioni di ordine pubblico.
Abbiamo richiesto al Prof. On. Claudio Pioli, esperto di finanza e macroeconomia, di delineare gli scenari secondo lui più verosimili per l’Italia.
La sua risposta è stata efficace quanto inquietante:
In effetti è l’Italia il vero pericolo per la zona EURO, nel senso di dare credibilità ad un gruppo di stati non omogenei fra di loro per politica economica, sociale, fiscale e tributaria, uniti, in effetti, soltanto da un’unica moneta.
Che cosa potrebbe succedere (mi permetta pur sempre il condizionale, visto che non sono io a prendere delle decisioni, ma cerco soltanto di pensare a quello che potrebbe accadere di fronte ad un default del debito pubblico italiano, che sta diventando il pericolo pubblico italiano numero uno).
Occorre fare delle premesse e ricordare innanzitutto i patti di Maastricht, che impongono dei tetti al deficit ed all’indebitamento complessivo della Pubblica Amministrazione (60% del PIL, per quanto riguarda l’indebitamento complessivo. L’Italia era entrata nella zona EURO «in deroga», in quanto Ciampi, il solito, aveva previsto un aumento del PIL italiano, che avrebbe permesso di rientrare nei parametri entro una decina d’anni, ormai trascorsi…., e 2,5% o giù di li’ per il deficit annuo dei paesi aderenti).
La crisi ha fatto si’ che la Commissione Europea abbia concesso alcuni anni di respiro: gli stati aderenti ne hanno approfittato per finanziare i rispettivi sistemi bancari.
Ma la Commissione, in occasione dell’esplosione della crisi greca, ha sottolineato che non ci saranno aiuti «europei», anche perché nessuno stato da solo o insieme ad altri potrebbe permetterselo in questi momenti.
In tal caso, se entro il 2012 gli stati non daranno segni palesi di buona volontà e di gestione budgetaria, saranno richieste delle garanzie(versamento di penalità alla BCE).
Ma esistono anche altre «voci», che vorrebbero alcuni paesi messi «al di fuori» della zona EURO: se «costituzionalmente» pare impossibile (chi è entrato non può’ più uscire, in quanto non è prevista la procedura), è pur vero che la BCE potrebbe prendere delle decisioni contemporanee a quelle della UE, o, è meglio dire, di concerto con….
I risparmiatori sono stati remunerati di meno del dovuto (il tasso di remunerazione dovrebbe essere sempre maggiore di quello inflazionistico: in caso contrario si invoglia il risparmiatore a cercare altre destinazioni delle sue scorte monetarie, quali i «beni rifugio» ed il risparmiatore farebbe ancora la sua parte, come ben affermava Luigi Einaudi, in quanto il risparmio è insito nel carattere umano, ma in misura minore. Keynes sosteneva praticamente le stesse cose, più con concetti macroeconomici e con modelli econometrici che di comportamento sociale e psicologico) ed il montante: * capitale + interesse * delle loro economie è stato notevolmente ridotto, favorendo, invece, il sistema bancario, che notoriamente gioca sul differenziale tra interessi attivi ed interessi passivi.
Non solo il risparmiatore ci ha perso, ma ne ha risentito anche il contribuente italiano, che non riesce ad evadere e che è chiamato a sorreggere soggetti finanziari ed economici astronomicamente più forti di lui: ne risentirà ancora in futuro, tenendo conto del fatto che il debito pubblico si riconverte, prima o poi, in una maggior pressione contributivo – fiscale.
La Corte dei Conti ha ricordato che l’indebitamento della Pubblica Amministrazione, gestito con forme e procedure di ingegneria finanziaria, lascerà uno strascico sul debito pubblico per oltre vent’anni.
Che i tassi d’interesse debbano aumentare nei prossimi anni non c’è dubbio: Mundell fa capire che il problema «Italia» è ben notevole, perché l’Italia potrebbe non essere in grado di veder rinnovati i titoli del debito pubblico (aumentando il tasso d’interesse, il «costo del servizio del debito pubblico» aumenterebbe paurosamente).
Ed il debito pubblico italiano, nei confronti di quello greco, è come un elefante rispetto al topolino.
Le azioni che potrebbero essere decise dalla Commissione Europea e dalla BCE, riguardano pertanto la creazione di «base monetaria in senso ampio», definita tecnicamente M3 dalla BCE, come ricorderemo ancora nel nostro discorso.
Le soluzioni, che non possono essere benefiche e senza effetti negativi nei confronti di tutti i soggetti, pubblici o privati che siano, potrebbero essere diverse.
Ma sia chiaro che i fallimenti ed i concordati puniscono sempre i creditori.
Bisognerà vedere in quale misura reagiranno la domanda e l’offerta di euro, in concomitanza dei rinnovi e delle nuove emissioni di titoli :
Il consolidamento di parte del debito pubblico (BOT) o l’attribuzione di cedole a tasso d’interesse «politico», inferiore al tasso d’inflazione, probabilmente non spendibili subito.
Le decisioni sul debito pubblico esistente potrebbero, comunque, scaturire da un mix di soluzioni riguardanti il tasso d’interesse, il capitale o l’allungamento, che piaccia o no, della durata dei titoli.
Decisioni di questo genere vennero prese in Italia negli anni Settanta, quando si stabili’ di limitare gli effetti dell’inflazione pagando una parte dei salari in BOT pluriennali.
In effetti la base monetaria allargata (M3, nella definizione della BCE), comprende anche i titoli di stato a breve, e cioè con scadenza sino a due anni, come i BOT italiani.
Se si vuol agire nei confronti della massa effettiva e potenziale della moneta in circolazione occorre pertanto agire, sulla base dei patti di Maastricht, sulla dinamica e sullo stock del debito pubblico, facendo rispettare i parametri di Maastricht senza deroghe di alcun tipo.
Sarà l’Italia (ed altri del gruppetto dei P.I.G.S.), a prendere le decisioni politiche (taglio drastico della spesa pubblica, liberalizzazioni, aumento delle imposte) per eseguire «gli ordini superiori» della UE.
Le conseguenze sociali si tradurranno inevitabilmente in gravi tensioni di ordine pubblico.
La Commissione Europea potrebbe chiedere un controllo ferreo sulla circolazione monetaria italiana (M0, secondo la definizione della BCE), facente parte della base monetaria, ben sapendo che questa componente costituisce, più dei depositi bancari, una bomba «a miccia corta»,fermo restando la costituzione di una garanzia in denaro da costituirsi presso la BCE.
E’ facile pensare ad una misura propria di una «politica monetaria restrittiva», anche tenendo conto del fatto che l’Italia vanta un’elevatissima economia parallela (la velocità di circolazione della moneta corrente, proveniente dall’economia sommersa, è notoriamente ben superiore a quella dell’economia legale di un paese).
La Commissione Europea, di concerto con la BCE, potrebbe decidere di sovrastampare la moneta «uscente dai paesi in défaut», come successe in Germania ai tempi della Repubblica di Weimar.
Questa decisione corrisponderebbe, di fatto, alla coesistenza di due monete: una più forte per i paesi del nord ed una debole per quelli del sud Europa.
Come vede parlo anche degli altri paesi in crisi, poichè ormai si è capito che, l’omogeneizzazione monetaria, non preceduta dall’omogeneizzazione delle politiche sociali, industriali, fiscali eccetera, ha semplicemente permesso di far provare alle popolazioni sud-europee un fenomeno già visto in Argentina, quando volle ancorare la propria moneta al dollaro(economie deboli con moneta forte).
La domanda che ci si pone: che cosa avverrà dei depositi, nei casi estremi di sovrastampa della moneta o di decisioni analoghe?
E’ ovvio che verrebbero svalutati proporzionalmente alla diminuzione di potere d’acquisto della «nuova moneta», salvo, forse, per quelli detenuti da non residenti, per i quali si potrebbero stabilire delle moratorie e delle sostituzioni.
La mossa dello scudo fiscale, che non ha dato i risultati sperati (85 miliardi contro i 110 sperati da Tremonti e compagni, ma, nel passato, si è parlato di 1000 miliardi di Euro portati all’estero), è stata fatta forse, tra l’altro, anche per non far entrare più tardi, dopo un eventuale default del debito pubblico, una valanga di denaro spendibile ed un numero maggiore di contenziosi con gli stati e le banche estere (tipo bond argentini, messicani eccetera di qualche anno fa).
Intervista di Marco Della Luna al Prof. Claudio Pioli, da nuke.lia-online.org
venerdì 19 febbraio 2010
TRIVELLE FALSE, BOTTE VERE.
In Val di Susa dall’inizio dell’anno si dorme poco, spesso si mangia in piedi e ancor più spesso si vive all’aria aperta, anche la notte quando nevica. Il motivo di uno stile di vita tanto bizzarro, al quale ormai stanno facendo l’abitudine molti cittadini valsusini è costituito dai sondaggi truffa fortemente voluti da Mario Virano e lautamente pagati da tutti i contribuenti italiani.Dall’inizio dell’anno quasi ogni notte, con il favore delle tenebre, una trivella si mette in moto, con il suo corollario di centinaia di poliziotti in tenuta antisommossa che militarizzano il territorio. La trivella viene sistematicamente posizionata in un sito adiacente all’autostrada A32, quasi sempre accanto al pilone di un viadotto, laddove la natura del terreno non presenta alcun segreto, dal momento che è stata già studiata in profondità quando negli anni 90 autostrada e viadotti furono costruiti. Il sondaggio farsa prosegue per alcune ore e generalmente prima che scenda nuovamente la notte il cantiere viene smantellato in gran fretta insieme all’occupazione militare, destinata a riproporsi molto presto, magari già la notte successiva, accanto ad un altro pilone della stessa autostrada.
I cittadini della Valle contrari all'alta velocità quasi ogni notte si tirano giù dal letto (sempre che abbiano fatto in tempo a coricarsi) e accorrono in massa sul luogo del sondaggio truffa, dove trascorrono la notte contestando il TAV, la militarizzazione e la truffa ordita da Mario Virano che attingendo al denaro dei contribuenti italiani procede a far trivellare i terreni adiacenti ai viadotti dell’autostrada. Contestazione sempre molto pacata, basata sostanzialmente sulla presenza fisica. Qualche coro, un po’ di fracasso, qualche lancio di palle di neve quando il cielo dispensa i bianchi fiocchi, molta ironia ma anche molta rabbia da parte di chi da ormai troppo tempo è costretto a sopportare sulle proprie spalle il peso dell’occupazione militare, condita dalla disinformazione mediatica e dai veleni della cattiva politica, prona agli interessi della mafia del cemento e del tondino. Contestazione che continua a dare molto (forse troppo) fastidio a Mario Virano ed ai giornalisti prezzolati che hanno a lungo tentato di dipingere l’immagine di una Val di Susa pacificata e condiscendente nei confronti dell’alta velocità, fallendo miseramente nei loro propositi, smentiti dall’evidenza dei fatti e dalle 40.000 persone che hanno sfilato a Susa il 23 Gennaio, ribadendo il fermo e condiviso NO del territorio nei confronti del TAV.
Sconfitti sotto ogni punto di vista e con le spalle al muro, Virano e la congrega mafiosa di cui la politica cura gli interessi, sembrano ora strizzare l’occhio alla violenza, unico elemento utile per sparigliare le carte, stante l’assoluta mancanza di quel dialogo e di quella condivisione da loro impropriamente venduti in Italia e in Europa.
Violenza praticata, sempre con il favore delle tenebre, nelle scorse settimane attraverso gli incendi dolosi che hanno distrutto i presidi NO TAV di Borgone e Bruzolo e divenuta “istituzionale” nella giornata di ieri, quando le forze dell’ordine (al comando di un individuo che in un paese civile albergherebbe nelle patrie galere in virtù dei massacri già compiuti a Genova durante il G8 del 2001) hanno pensato bene di bastonare a sangue i manifestanti scomodi, infierendo in modo particolare sulle donne e su chi era caduto a terra. Con il risultato di mandare all’ospedale parecchie persone, di ridurre quasi in fin di vita un ragazzo di 25 anni, ricoverato in terapia intensiva per emorragia cerebrale e devastare il volto di una donna di 45 anni che ha subito la frattura del setto nasale e tumefazioni di ogni tipo. Perseguitando poi vigliaccamente anche i feriti all’interno delle strutture ospedaliere, nel tentativo di sottrarli alle cure per sottoporli ad improbabili interrogatori.
Scene già viste, a Genova durante il G8 del 2001 ed a Venaus nel dicembre 2005, oltre che in molte altre occasioni, in questo paese disgraziato nel quale sistematicamente chi vuole esprimere il proprio dissenso nei confronti delle scelte della politica è costretto a rischiare la propria incolumità fisica, quando non addirittura la vita. Scene da “macelleria messicana” portate avanti da una classe politica asservita alla mafia e giustificate dal circo di un’informazione in grado di esperire solo una vergognosa mistificazione dei fatti.
Proprio i grandi giornali e le TV in questa occasione sono infatti riusciti a dare il peggio di sé. Tante e tali sono le menzogne che oggi allignano all’interno dei mezzi di disinformazione mediatica. Giornalisti prezzolati e pennivendoli di ogni risma, nessuno dei quali presente allo svolgersi degli eventi, dal momento che è Febbraio e fa freddo, hanno tentato con ogni mezzo di costruire una storia di fantasia, basata sulle veline imposte dalla questura e finalizzata a stravolgere completamente la dinamica dei fatti ad uso e consumo della congrega di farabutti che foraggia i loro lauti stipendi.
I Valsusini che dormono poco e sono costretti a vivere all’aria aperta si sono trasformati in “pericolosi antagonisti” le palle di neve in “pietre”, la contestazione civile in “aggressione”, i pestaggi selvaggi sulle persone a terra in “cariche di alleggerimento” i poliziotti autori dei pestaggi (protetti da caschi, scudi e abbigliamento modello carro armato) in tanti poveri feriti, mentre avrebbero potuto esserlo solo nell’orgoglio per avere massacrato delle donne inermi.
Tutto ciò nonostante esista abbondante quantità di filmati che mostra l’evidenza di manifestanti tanto decisi quanto pacifici, palle di neve, cori di scherno e nulla più. Manifestanti che pennivendoli e teleimbonitori non hanno neppure visto, dal momento che si trovavano comodamente seduti nel caldo delle loro redazioni.
Nonostante la violenza dispensata a piene mani dalla polizia ed il tentativo di trasferirne le responsabilità sui tanti cittadini che da sempre si battono civilmente contro il TAV, Mario Virano e la mafia legata all’alta velocità continuano a manifestare la propria sconfitta ogni giorno di più.
La maggioranza dei valsusini non vuole l’opera, non ha paura, a prescindere dal fatto che la violenza arrivi da parte di chi porta una divisa o da chi si nasconde nella notte e continueranno a dormire poco, mangiare in piedi e presidiare il territorio, in attesa della prossima trivella e del prossimo sondaggio truffa, accanto ad un altro pilone dell’autostrada.
Di Marco Cedolin, ilcorrosivo.blogspot.com
mercoledì 17 febbraio 2010
I corpi franchi di Nerdah Mya tornano nel distretto di Dooplaya.
Aveva annunciato di essere già in marcia. Molti l’avevano presa per una semplice dichiarazione propagandistica, indirizzata alla stampa e destinata più che altro ad infondere coraggio alle truppe dell’Esercito di Liberazione Nazionale Karen, reduci da un periodo molto difficile. Ma dopo dieci giorni dall’annuncio dato in occasione delle celebrazioni per il 61° anniversario della Rivoluzione Karen, Nerdah Mya ha rioccupato i villaggi che gli scorsi anni erano caduti nelle mani delle truppe governative birmane e dei loro alleati, i partigiani del DKBA. Partito con pochi uomini dalle colline di No La Kyo, a ridosso del confine tailandese, ha percorso 40 chilometri di giungla, riunendo ai suoi corpi franchi lungo il cammino diverse unità che si erano sparpagliate nella fitta foresta del distretto di Dooplaya. Da diverso tempo non si vedevano così tanti soldati Karen insieme per una operazione. Giovani reclute fresche di addestramento alternate a veterani della guerra, una lunga colonna che silenziosamente e faticosamente ha scalato colline e guadato fiumi per arrivare a ridosso del nemico.Continua su: www.comunitapopoli.org/uploads/marcia.pdf
Gruppo Idee.
Aiutare gli altri per aiutare noi stessi, questo, in parole povere riassume l'intento del "Gruppo Idee", essere utili per non sentirsi inutili. Con simili presupposti, dalla ricerca continua di Luigi, sulla soluzione del problema riguardante il recupero ed il reinserimento dei detenuti e con l'aiuto di Augusto e Giovanni, un pomeriggio di un autunno piovoso, nel reparto G 8 della Casa Circondariale Rebibbia N.C., nasce, il Gruppo Idee. La consapevolezza e la voglia di costruire un futuro diverso e migliore, rispetto alla precedente esistenza vissuta oltrepassando i limiti imposti dalla legge umana e a volte anche da quella divina, imponeva un cambiamento di rotta, qualcosa che ci rendesse fieri ed orgogliosi di essere uomini. Il progetto consiste nella ricerca di alternative ad una vita impostata sulla negazione dei diritti e dei doveri nei confronti degli altri, dove il mancato rispetto delle leggi, non è un'eccezione ma una regola, quindi, aiutare chi, dopo un reato commesso e di conseguenza una pena espiata, ha voglia di rimettersi in gioco, cercando di recuperare un suo ruolo all'interno della società civile. Questo può accadere solo con l'aiuto e il supporto di persone che credono possibile il reinserimento di chi ha pagato il suo debito con la collettività.Il Gruppo Idee crede che tutto ciò sia possibile e si sta adoperando perché questo sogno si avveri, sia con la ricerca continua di lavoro per chi ha avuto problemi precedentemente indicati (diverse persone, ex ristretti, già lavorano con noi), sia con interventi all'interno del carcere, organizzando eventi sportivi ( lo sport, con le sue regole che parlano di lealtà, voglia di migliorarsi, accettazione della sconfitta, obiettivi da raggiungere, gioco di squadra ecc, può essere una scuola di vita che riavvicina tutti, al concetto del rispetto delle norme) concorsi artistici e letterari, convegni, con temi strettamente di attualità come quello che si terrà presumibilmente nel mese di Novembre, sulla lotta ad una piaga sociale come il bullismo, sulle orme del nostro progetto "Il Bullismo lo Cancello" già presentato in una serata di Blob (RAI 3) andata in onda il 26 Luglio 2009, per ultimo, citerei quello che è stato il nostro primo progetto, che nasce quasi un anno fa e continua a crescere di giorno in giorno :"Dietro il Cancello" il giornale, scritto, diretto e stampato, all'interno della C.C. Rebibbia N.C. e che, con una nuova veste grafica, un nuovo formato e nuovi e bravi collaboratori, sta cercando di varcare quel fatidico cancello e spiccare il volo verso un sempre più vasto pubblico , tentando di far conoscere a tutti, una realtà volutamente tenute nascosta.Questo è il Gruppo Idee.
www.gruppoidee.eu
domenica 14 febbraio 2010
Pio Filippani Ronconi: il conte guerriero.
L'esperienza nelle SS fu sempre ricordata in modo mesto da Ronconi, senza nostalgia o fanatismo. In occasione di un'intervista spiegò che la sua era stata una scelta quasi obbligata, per lui, patrizio romano, era l'unico modo per rispondere al tradimento dell'armistizio e alla fuga del capo delle forze armate – il re Vittorio Emanuele III – tra le braccia di americani ed inglesi. Eppure la sua decisione, dettata da un senso dell'onore profondamente radicato, costò cara a Ronconi. Il suo passato divenne ad esempio motivo per sospendere sine die la sua collaborazione con la terza pagina del Corriere della sera. Via Solferino non poteva permettersi di ospitare un “nazista” nelle pagine della cultura, anche grazie ad un duro comunicato del Comitato di redazione il professore fu cacciato senza appello. I soliti benpensanti pronti a difendere la libertà di espressione e i valori della democrazia in tutte le loro declinazioni riuscirono ad impedire ad un accademico settantenne di spiegare le usanze dei samurai giapponesi o i riti per celebrare il capodanno lunare nella Cina imperiale. Eppure il suo curriculum avrebbe dovuto impedire che qualcuno potesse solo accennare la minima polemica. L'ex militare fu infatti professore ordinario di Religioni e Filosofie dell’India, professore incaricato di Lingua e Letteratura Sanscrita, già professore straordinario di Dialettologia Iranica, e precedentemente incaricato di Filosofie dell’Estremo Oriente all’Istituto Orientale di Napoli. Fu anche dottore honoris causa di Teologia e Scienze dell’Islam presso l’Università di Teheran (unico occidentale insignito di tale riconoscimento); dottore sempre honoris causa in Filosofia della Storia grazie al riconoscimento dell’Università di Trieste.
Quale docente e storico delle religioni, ha sviluppato ricerche sulle sette gnostiche in India e Tibet e sui movimenti mistici ed eterodossi nell’Islam orientale, specialmente in Persia. Ha indirizzato i propri interessi verso la fenomenologia religiosa, dello Yoga e dello Sciamanesimo, argomenti sui quali ha pubblicato vari scritti. Fra le sue attività, si ricorda la sua partecipazione alla spedizione in Marocco, promossa dalla Fondazione Ludwig Keimer, che portò alla scoperta dell’antica città di Sigilmassa. Nel corso della sua esistenza ci pensò anche la magistratura a mettergli i bastoni tra le ruote. Suo malgrado fu coinvolto nell'inchiesta sulla strage di piazza Fontana per via del suo intervento pronunciato durante il convegno all'hotel Parco dei principi del 1965. Le successive indagini esclusero però qualsiasi forma di coinvolgimento nella pianificazione della cosiddetta “strategia della tensione”. I suoi approfonditi studi sui culti tradizionali lo portarono sicuramente a non temere la morte. Ci piace quindi ricordarlo con un suo motto che testimonia quanto fosse vivido l'ardimento nel suo animo: Viva la muerte!
Matteo Mascia, www.rinascita.info