L'Associazione Culturale Tyr Perugia, da sempre al fianco dei popoli oppressi che lottano per la propria autodeterminazione, condanna con estrema fermezza l'aggressione militare sionista sulla popolazione di Gaza, che in pochi giorni ha causato oltre mille morti, in gran parte donne e bambini.
L'Associazione, in collaborazione con la Comunità Solidarista Popoli, sta raccogliendo in città dei fondi per portare alla popolazione di Gaza medicine e cibo attraverso l'Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese. Il terrorismo sionista va fermato e occorrono azioni concrete; l'indifferenza significa complicità con il massacro.
E' dovere di tutti gli Uomini Liberi non restare a guardare e dare un contributo concreto. Ci trovi in città con volantinaggi e banchetti o puoi fare direttamente un bonifico al conto corrente postale: 27183326 - Codice IBAN IT19R0518811703000000057192 con causale "Emergenza Gaza".
John Sack, Occhio per occhio, Baldini § Castoldi, Milano
“Tra le numerose tragedie rimosse nella storia di questo secolo, spesso si dimenticano gli eventi che seguirono la fine della seconda guerra mondiale. Nel 1945 l’esercito sovietico occupò la Polonia e parte della Germania: una regione abitata da dieci milioni di civili tedeschi. Con efficienza tipicamente stalinista, venne subito organizzato un Ufficio per la Sicurezza dello Stato, col compito di iniziare una politica di denazificazione. Oltre a polacchi desiderosi di vendicarsi, i russi reclutarono anche ebrei scampati ai campi di sterminio. I tedeschi che finirono nei 1225 campi di concentramento erano per il 99 per cento civili che non avevano mai combattuto, compresi donne e bambini: coloro che sopravvissero alle torture vennero spesso falciati dal tifo e dagli stenti. Le stime più realistiche calcolano dai 60.000 agli 80.000.”
James Petras, Usa: padroni o servi del sionismo? I meccanismi di controllo del potere israeliano sulla politica degli Usa, Zambon Editore, 2007
Dedicato alla memoria della giovanissima martire Rachel Corrie, trucidata dai bulldozer mentre col suo corpo difendeva dalla demolizione l’abitazione di una famiglia palestinese, il libro di Petras è una lucida analisi dei meccanismi di controllo gestiti dallapotente lobby filo-israelianaall’interno della massima potenza planetaria. Tale lobby, stratificata in sezioni d’intervento differenziate, sarebbein grado di condizionare gli stessi apparati decisionali degli Usa, fino a determinarne gli indirizzi strategici in politica estera.
Bernard Lazare, L’antisemitismo- storia e cause, Centro Librario Sodalitium, Verrua Savoia
“L’antisémitisme, son histoire et ses causes”di Bernard Lazare è un classico della letteratura sul/contro il giudaismo (…). Il Centro Librario Sodalitium ripara dunque con questa edizione una lunga omissione, completando così idealmente il libro di Israel Shahak: “ Storia ebraica e giudaismo. Il peso di tre millenni”. Scrivendo nel 1894 l’opera che lo rese celebre, L’antisémitisme, appunto, Bernard Lazare, un ebreo secolarizzato, attratto dai movimenti anarchici e socialisti, sosteneva che la causa dell’antisemitismo non doveva essere ricercata tanto negli antisemiti, quanto piuttosto nella mentalità stessa degli ebrei, mentalità consistente appunto nei tre “tre millenni” di giudaismo di cui parla Israel Shahak. Sarebbe stata dunque la religione rabbinica a plasmare quel popolo ebraico, così diverso da tutti gli altri, con delle caratteristiche tali da provocare come reazione –ingiusta ma ineluttabile- l’antisemitismo.”
Oswald Spengler, Per un soldato, Ar, Padova
“Non è necessario condividere la Weltanschauung spengleriana per riconoscere all’Autoredi questi Gedanken, tutta la potenza espressiva di cui è capace chi sa evocare forze, vincoli, richiami ormai sempre più difficilmente percepibili nel mondo disincantato e razionalizzato della nostra tarda modernità. Accostiamoci dunque con silenzioso rispetto alla scrittura essenziale e oggettivadi un amanuense del Destino.” ( tratto dalla Presentazione di Carlo Sandrelli)
Un filmato della procura ricostruisce l’omicidio del tifoso laziale.
La dinamica secondo i testi: sparò stringendo l’arma con due mani.
In un video la morte di Sandri:
“Così il poliziotto ha ucciso Gabbo”
AREZZO - L’omicidio del tifoso della Lazio, Gabriele Sandri, “Gabbo”, in un filmato della Procura. In un video, i consulenti dei pm aretini hanno riprodotto al computer quanto accadde l’11 novembre del 2007 nell’area di servizio di Badia del Pino quando l’agente della stradale Luigi Spaccarotella sparò e uccise il giovane. Nella ricostruzione, il poliziotto, tenendo con due mani la pistola d’ordinanza, mira e spara contro l’auto degli ultrà biancocelesti. Il proiettile dopo aver urtato contro una rete metallica colpì, prima, il finestrino anteriore della Scenic e, poi, mortalmente, il ventottenne romano. La simulazione, elaborata dai professor Domenico Compagnini e Paolo Russo, è alla base dell’imputazione di omicidio volontario contestata dal pm Giuseppe Ledda all’agente che, venerdì, comparirà davanti al gup di Arezzo. Il giudice dovrà decidere se confermare l’accusa nei suoi confronti. Il filmato, della durata di 1 minuto e 37 secondi, è stato realizzato in base alle dichiarazioni di quattro testimoni. La ricostruzione mostra le varie fasi dell’omicidio: la sirena della pattuglia della stradale viene azionata mentre gli otto tifosi (cinque della Lazio e tre della Juventus) urlano e si azzuffano vicino a un’auto ferma davanti all’autogrill. Poi, scappano. Dalla carreggiata opposta Spaccarotella in divisa, con la pistola in mano, intima: “Fermi. Che fate…”, poi spara in aria. Dopo il colpo, i giovani scappano verso la loro auto, l’agente corre anche lui, li insegue dall’altra parte della carreggiata per quasi un minuto, non può attraversare le quattro corsie dell’autostrada delimitata da una griglia metallica. Poi, il secondo avvertimento: “Fermi… Dove andate…”. Il poliziotto impugnando la calibro 9 corre ancora 30 secondi, intanto i cinque giovani salgono a bordo della Scenic e mettono in moto. L’auto imbocca l’uscita dall’area di servizio, l’agente impugna la pistola, questa volta con due mani, prende la mira e preme il grilletto. Il proiettile oltrepassa la prima rete metallica e le due corsie dell’autostrada poi colpisce la griglia che divide le due carreggiate, il proiettile viene deviato a sinistra e centra il lunotto laterale posteriore della Scenic con a bordo i tifosi.
Sandri è seduto al centro, tra i due passeggeri. Il proiettile lo colpisce mortalmente alla base del collo.
Un secondo video della procura è costruito, invece, in base alla versione di Spaccarotella che ha sempre affermato di non aver mirato all’auto dei tifosi ma di aver sparato accidentalmente impugnando la pistola con una sola mano. Una spiegazione alla quale il pm non ha creduto.
I legali dell’agente, Francesco Molino e Giampiero Renzo, hanno intenzione di chiedere un nuovo sopralluogo nell’area di servizio e nuove perizie, convinti di poter demolire l’accusa di omicidio volontario: “Spaccarotella ha sparato in aria mentre un gruppo di incappucciati aggrediva uno juventino - hanno ribadito i difensori - poi nella corsa è partito un colpo accidentale, che oltretutto ha subito una deviazione decisiva”.
“Quattro testimoni affermano il contrario - incalza l’avvocato della famiglia Sandri, Michele Monaco - La verità è che Spaccarotella mirò e sparò ad altezza d’uomo”. Monaco contesta la ricostruzione per cui il colpo sarebbe stato deviato dalla rete, come sostengono i consulenti del pm. “Il proiettile semmai ha deviato per l’impatto con il vetro dell’auto. Se avesse colpito la rete sarebbero state trovate tracce di zinco lasciate dal rivestimento del proiettile. Ma non è avvenuto”.