lunedì 30 giugno 2008

ATTACCO BIRMANO A BOE WAY HTA.


BOE WAY HTA RESISTE.

15 "BADOGLIANI" ORA CIRCONDATI DAI DIFENSORI.



Alle prime luci del mattino un gruppo di miliziani del DKBA (Democratic Karen Buddhist Army), la formazione che tradendo la sua stessa gente collabora con il regime di occupazione birmano, ha attaccato il villaggio di Boe Way Hta, sede di una delle cliniche della Comunità Solidarista Popoli. L'attacco è stato compiuto penetrando alle spalle del dispositivo difensivo, poiché i miliziani hanno sconfinato in Thailandia per poter sorprendere gli uomini dell'Esercito di Liberazione Karen. Numerosi colpi di mortaio hanno dato inizio alla battaglia, e uno di questi ha provocato la morte di un infermiere e il ferimento di un secondo. L'attacco doveva essere coordinato con un assalto di truppe birmane localizzato in un altro settore delle linee Karen, ma i difensori hanno impedito che i birmani potessero ricongiungersi con i loro alleati, facendo così saltare il piano. Alle 19 di oggi (ora tailandese) i combattimenti si sono arrestati, ma una quindicina di assalitori è rimasta intrappolata all'interno dell'area controllata dalla resistenza Karen. I birmani però non si sono ancora ritirati dall'area, e c'è incertezza sulle loro prossime mosse. Si attendono sviluppi nelle prime ore del nuovo giorno.



Da: www.comunitapopoli.org


sabato 28 giugno 2008

L'Italia è piena di bombe atomiche, a stelle e strisce.

Potrebbe avere nuovi e pericolosi risvolti la sudditanza italiana all’invasore a stelle e strisce. Dato ormai per assodato, ed ammesso da chi di dovere, che nelle basi militari statunitensi, e cioè di una nazione straniera, di Aviano e Ghedi Torre sono custodite armi nucleari made in Usa, nuovi pericolosi retroscena continuano ad emergere.

Secondo un rapporto dell’Usaf, l’aeronautica militare statunitense che ha la responsabilità di tali ordigni, e reso pubblico da Hans Kristensen, ricercatore della Federazione degli scienziati atomici degli Usa - la Fas - tali ordigni sarebbero custoditi in siti militari che non rispetterebbero i necessari standard di sicurezza.

La notizia, che gli organi di informazione embedded si sono ben guardati dal diffondere, ha subito rilanciato le proteste della società civile italiana.

Lisa Clark, coordinatrice della campagna contro le atomiche in Italia, ha prima ricordato come la presenza di questi ordigni sia in violazione del Trattato di non proliferazione, evidenziando subito dopo come il segreto di Pulcinella delle testate nucleari nel BelPaese venga continuamente svelato.

Nel Vecchio Continente sono molte le basi che ospitano queste armi, alcune Usa ed altre Nato; tra quelle dell’Alleanza atlantica rientra proprio Ghedi e stando a quanto riportato nel rapporto della Fas i comandi statunitensi avrebbero intenzione di ritirare lo squadrone di munizionamento Usa, ‘Munss’ in sigla, di stanza nel presidio bresciano; Kristensen azzarda poi l’ipotesi che le quaranta bombe presenti nell’istallazione lombarda possano essere trasferite ad Aviano, base USAF, forse maggiormente in regola con le norme di sicurezza.

La notizia che riguarda un po’ tutta l’Europa ha suscitato forti reazioni soprattutto in Germania dove hanno preso posizione praticamente tutti i principali partiti politici.

Guido Westerwelle, portavoce dei Liberali, afferma che “le armi atomiche in Germania sono un avanzo della Guerra Fredda”. E quindi “devono essere rimosse”.

Il leader dei Verdi, Juergen Trittin, è dello stesso parere, mentre Gregor Gysi, della Linke, la sinistra tedesca, sostiene che la Germania dovrebbe essere abbastanza de-terminata per chiedere che le bombe vengano immediatamente ritirate e smantellate. Ma anche uno dei partiti della coalizione al governo, la Spd, per bocca del responsabile esteri Niels Annen, crede che il ritiro di queste armi è auspicabile, “segnerebbe un grande passo verso il disarmo nucleare”. Parole che i nostri amministratori si sono ben guardati dal pronunciare per non correre il rischio di inimicarsi i gendarmi di Washington.

I nostri politici quando si tratta di rivendicare la sovranità nazionale latitano, mentre è diverso l’atteggiamento degli italiani che hanno già presentato alla commissione Affari esteri della Camera la proposta di legge d’iniziativa popolare per far dichiarare l’Italia “paese libero da armi nucleari”.

Insomma, la nostra dipendenza e sudditanza dai libertiferi governati d’Oltreoceano continua a minare la nostra sicurezza, eppure dalla stanza dei bottoni nessuno alza la voce per provare a tutelare l’incolumità degli elettori. Ma in fondo non ci si può attendere nulla di meglio da una classe politica che ha come sport preferito quello di rendersi grato a Washington. E pensare che già solo calendarizzare la legge per liberare l’Italia almeno dalle atomiche statunitensi sarebbe un grande passo avanti.



Di Fabrizio Di Ernesto, tratto da www.rinascita.info

La foiba di San Giuliano. [Delenda Carthago]

 

Heliodromos n.19.


HELIODROMOS

Contributi per il Fronte della Tradizione

N. 19 - 21 Aprile 2008

€7,50


  


Editoriale:

Democrazia e violenza


“Un […] errore, dovuto alla confusione dei concetti di essere umano e individuo, è l’eguaglianza democratica.

Questo dogma si spezza oggi sotto i colpi dell’esperienza dei popoli ed è quindi inutile dimostrarne la falsità, ma ci si deve meravigliare del suo lungo successo.

Come mai l’umanità ha potuto credervi così a lungo? Questo dogma non tiene conto della costituzione del corpo e della coscienza, né si adatta ad un fatto concreto come l’individuo. Certamente gli esseri umani sono uguali, ma tali non sono gli individui e l’uguaglianza dei loro diritti è pura illusione. Il debole di mente e l’uomo di genio non debbono essere considerati uguali di fronte alla legge; l’essere stupido, incapace di attenzione, abulico,

non ha diritto ad una educazione superiore ed è assurdo dargli, ad esempio, lo stesso potere elettorale che all’individuo completamente sviluppato. I sessi non sono uguali. È molto dannoso non riconoscere queste disuguaglianze.

Il principio democratico ha contribuito all’indebolimento della civiltà, impedendo lo sviluppo dei migliori, mentre è evidente che le disuguaglianze individuali debbono essere rispettate. Vi sono, nella società moderna, funzioni appropriate ai grandi, ai piccoli, ai medi e agli inferiori; ma non bisogna attendersi di formare individui superiori cogli stessi procedimenti validi per i deboli. La standardizzazione delle creature umane da parte

dell’ideale democratico ha assicurato il predominio dei mediocri. Costoro sono ovunque preferiti ai forti: sono aiutati, protetti, spesso ammirati: come se non si sapesse quanto gli ammalati, i criminali e i pazzi attirano la simpatia del grosso pubblico.” […] “Siccome era

impossibile innalzare gli inferiori, il solo mezzo di produrre l’uguaglianza fra gli uomini era di portarli tutti al livello più basso: in tal modo scompare la forza della personalità.”


Così, anche in conseguenza di un tale processo degenerativo, si è potuto accettare nella società il predominio dell’economia e di una industrializzazione che, oltre ad imporre forme di lavoro stupidi e ripetitivi, ha frantumato le naturali comunità umane per risucchiarli nelle vastità urbane. Tanto che: […] “nella immensità delle città moderne, l’uomo è isolato e sperduto, è una astrazione economica, un capo di bestiame e perde le sue qualità di individuo, perché non ha né responsabilità né dignità. In mezzo alla folla

emergono i ricchi, i politici potenti, i banditi in grande stile: gli altri sono polvere anonima.”

Queste sono considerazioni che il premio Nobel per la medicina, Alexis Carrel, poneva ne L’uomo, questo sconosciuto già nel 1935. Da allora, pur avendo avuto questo suo libro molte edizioni in tutto il mondo, solo in Italia sono state una trentina, dell’accorato richiamo, sull’azione corrosiva del principio democratico nella civiltà, di uno scienziato dal livello scientifico e umano così elevato, non è rimasta nessuna risonanza nella decadente cultura europea del dopoguerra. (…)

martedì 24 giugno 2008

...A breve di nuovo on-line.

Il capitalismo cinese sfregia altri territori sacri.

CINESI E BIRMANI COSTRUISCONO UNA NUOVA DIGA NELL' EST DEL MYANMAR: DECINE DI VILLAGGI KAREN E KARENNI VERRANNO SOMMERSI. SFRATTATI GLI SPIRITI GUARDIANI.



Decine di villaggi Karen e Karenni, abitati da circa 3.500 persone, verranno sommersi in seguito alla costruzione di una nuova diga sulle Pyinmana Hills, 26 miglia a est della nuova capitale birmana, Naypyidaw . La diga, costruita con capitali cinesi, verrà ultimata nel dicembre 2009, e fornirà energia elettrica per 140 megawatt. L'Unione delle Donne Karenni (gruppo etnico strettamente imparentato con i Karen) ha denunciato le violenze e i soprusi compiuti dall'esercito birmano dislocato nella'rea della costruzione: diversi villaggi sono stati rastrellati e numerosi giovani sono stati catturati per essere sottoposti a lavoro forzato. Le popolazioni dell'area ricordano la costruzione di un'altra grande diga, risalente al 1964: in quell'occasione ben 114 villaggi vennero sommersi dalle acque, e decine di migliaia di civili furono costretti a rifugiarsi in Thailandia. In quella fuga furono coinvolti anche i Karen Padaung, le cui "donne giraffa" vivono oggi in artificiali villaggi, esposte alla curiosità dei turisti. Mu Kayan, dell'Unione delle Donne Karenni ha dichiarato: "40 anni fa il nostro popolo perse il suo territorio sacro per dare energia elettrica a Rangoon. Oggi di nuovo, le dimore dei nostri Spiriti Guardiani verranno spazzate via per illuminare Naypyidaw". Questa diga, di proprietà della Yunnan Machinery and Export Co. Ltd., è una delle 24 costruite da compagnie cinesi in Birmania. Il Turbocapitalismo di stato cinese in nulla si differenzia da quello delle grandi multinazionali occidentali, protette e incoraggiate da paesi sedicenti democratici: la Terra degli Avi, gli Spiriti Guardiani, il Signore delle Foreste, cosa sono per i sacerdoti del Monoteismo del Mercato?



Da: www.comunitapopoli.org

IL FASCISMO OGGETTIVO. (I)

Si dice che il giudizio sul fascismo va consegnato alla storia. E si potrebbe anche essere d’accordo. Ma proprio per consegnare quel Ventennio alla storia è necessario che il giudizio sia oggettivo. Sia, cioè, il risultato dell’analisi dei fatti oggettivi che l’hanno posto in essere.



Ora, è possibile ritenere che i fatti di un sistema politico e sociale vadano rintracciati nelle sue realizzazioni e che, in un sistema politico e sociale “di diritto”, le realizzazioni concrete sono conseguenza delle sue leggi. In uno stato di diritto, cioè, le leggi, quando trovano ed hanno applicazione, sono fatti oggettivi. E’ attraverso la lettura delle leggi promulgate e rese operative che si può avere un quadro sostanzialmente esatto sul merito di quel che fu o non fu un dato sistema politico e sociale.



Troppo spesso, invece, i giudizi sul fascismo sono dettati da valutazioni soggettive, spesso irrazionali, tanto da parte di chi a quel regime si sente ostile tanto, ed è anche peggio, da parte di chi pensa di poterlo assolvere o esaltare. In un caso e nell’altro, insomma, è il pregiudizio e non il giudizio che viene consegnato alla storia.



Per ovviare a tanto, “il Fondo” ritiene cosa utile proporre agli strumenti di valutazione dei suoi lettori i fatti, cioè le leggi promulgate durante il Ventennio 1925 - 1944.



Di necessità, non potranno essere pubblicate tutte: lo saranno quelle fondamentali (per tranquillizare i non e gli anti, si anticipa che sarà proposto anche il testo delle “leggi razziste”). E non tutte, sempre per necessità di spazio e agilità di lettura, secondo il testo integrale: in tali casi, il riferimento alla norma (numero e data di promulgazione) seguirà un breve appunto che ne riassume il contenuto (come avviene in questa prima parte).



La data del 1925, come inizio cronologico della serie di leggi che saranno proposte alla lettura, è scelta perché fu proprio da quell’anno che si può cominciare a parlare correttamente di “Regime Fascista”: con la promulgazione delle cosiddette “leggi fascistissime”, infatti, si incise radicalmente nella Costituzione del Regno d’Italia (Statuto Albertino). Tanto radicalmente che nulla fu, poi, come prima.



Fino ad allora, i provvedimenti legislativi presi dal governo, che - occorre ricordarlo - era di coalizione democratica molto larga, come ad esempio questi: Tutela lavoro donne e fanciulli - (R.D. 653/1923); Maternità e infanzia - (R.D. 2277/1923); Assistenza ospedaliera per i poveri - (R.D. 2841/1923); Assicurazione contro la disoccupazione - (R.D. 3158/1923); Assicurazione invalidità e vecchiaia - (R.D. 3184/1923); Riforma “Gentile” della scuola - (R.D. 2123/1923); tali provvedimenti - dicevo - possono essere sì inquadrati nello spirito del fascismo e come conseguenza del programma dei Fasci di Combattimento del 1919, ma non segnano sostanziali discontinuità istituzionali.



E’, invece, dal 3 gennaio 1925 (data del discorso in Parlamento di Mussolini che anticipa i nuovi provvedimenti), che il fascismo si fa “Regime” aprendo una nuova pagina istituzionale nella storia d’Italia.






LE “LEGGI FASCISTISSIME”





Legge 26 novembre 1925 n° 2029: tutti i corpi collettivi operanti in Italia (associazioni, istituti, enti) su richiesta dell’autorità di pubblica sicurezza hanno l’obbligo di consegnare statuti, atti costitutivi, regolamenti interni, elenchi di soci e di dirigenti. In caso di infedele (o omessa) dichiarazione, il prefetto procede allo scioglimento, mentre sanzioni detentive indeterminate e sanzioni pecuniarie pesantissime, da un minimo di 2.000 ad un massimo di 30.000 lire;



Legge 24 dicembre 1925 n° 2300: allontanamento del servizio di tutti i funzionari pubblici che rifiutano di prestare giuramento di fedeltà al regime;



Legge 24 dicembre 1925 n° 2263 (primo intervento strutturale in materia costituzionale):


  • Il Presidente termina di essere individuato come Presidente del Consiglio per diventare Primo Ministro Segretario di Stato, ottenendo la supremazia sugli altri Ministri i quali cessano di essere suoi colleghi (diventano suoi subordinati gerarchici). I singoli Ministri possono essere sfiduciati sia dal Re che dal Primo Ministro;

  • il capo del Governo è nominato e revocato dal Re ed è responsabile dell’indirizzo generale politico del Governo solo verso il Re, pertanto il Capo del Governo non è responsabile verso il Parlamento (non c’è rapporto di fiducia tra Parlamento e Governo);






Legge 31 gennaio 1926 n° 100: attribuisce la facoltà al Governo di emanare norme giuridiche;



Legge 4 febbraio 1926 n° 237: modifica l’ordinamento municipale, eliminando il consiglio comunale, (elettivo dal 1848), e il sindaco (elettivo dal 1890). Al sindaco subentra il podestà, egli è nominato con decreto reale e resta in carica 5 anni. Il podestà è, quindi, rappresentante del Governo ed esercita le funzioni del sindaco, della giunta e del consiglio comunale.



Regio decreto 6 novembre 1926 n° 1848: testo unico delle leggi di pubblica sicurezza con il quale vengono ampliati i poteri dei prefetti ossia sciogliere associazioni, enti, istituti, partiti, gruppi e organizzazioni politiche e istituisce il confino come sanzione principale nei confronti dei soggetti che erano contro il regime;



Legge 25 novembre 1926 n° 2008 (provvedimento per la difesa dello Stato presentati dal Ministro della giustizia Alfredo Rocco):



- art. 1: qualunque attentato diretto contro le persone del Re, della Regina, del Reggente, del Principe ereditario e del Primo Ministro viene sanzionato con la pena di morte;



- art. 3: l’istigazione all’attentato, a mezzo stampa, diventa un reato specifico punito con la reclusione da 15 a 30 anni;



- art. 5: la diffusione all’estero di “voci o notizie false, esagerate o tendenziose sulle condizioni interne dello Stato” tali da nuocere al prestigio statale o agli interessi nazionali, comporta la reclusione da 5 a 15 anni, accompagnata dall’interdizione permanente dei pubblici uffici, dalla perdita immediata della cittadinanza italiana e dalla confisca dei beni;



- art. 7: per applicare il “provvedimento per la difesa dello Stato” venne istituito il Tribunale speciale. Le sentenze del Tribunale speciale erano immediatamente esecutive e inappellabili. (I- continua)



Articolo di Miro Renzaglia, tratto da "IL FONDO".