domenica 12 dicembre 2010

Banchetto benefit pro Comunità Solidarista Popoli a Perugia.


Sabato 11 Dicembre, l'Associazione Culturale Tyr Perugia ha allestito un banchetto informativo e benefit sull'attività della Comunità Solidarista Popoli. Puoi contribuire attivamente agli interventi a sostegno del popolo Karen in Birmania e della popolazione di Gaza in Palestina acquistando il calendario del 2011 di "Popoli" al costo di € 5,00

Contattaci: controventopg@libero.it






Sovranità monetaria e situazione economica italiana.


(ASI) Leggendo i quotidiani nostrani sembra che la situazione economica in Italia non sia di una certa gravità come in altri paesi europei. Si parla sempre d’Irlanda, Spagna, Grecia e Portogallo. Nelle testate giornalistiche estere, invece, veniamo chiamati in causa alla pari degli stati sopra citati. Agenzia Stampa Italia ha incontrato il Dott. Marco Della Luna, autore tra l’altro, insieme ad Antonio Miclavez, di “Euroschiavi” – Edito da Arianna Editrice - e collaboratore di diverse riviste specializzate per fargli qualche domanda.



Ci spiega la reale situazione economica italiana?



Non è da crollo nell’immediato, ma strutturalmente va verso il fallimento o perlomeno verso un inesorabile impoverimento con incremento della pressione fiscale e contributiva. Le principali ragioni sono le seguenti: da circa 18 anni il sistema-paese è bloccato, non si fa ricerca, innovazione, infrastrutturazione; quindi si è perso in produttività e competitività rispetto soprattutto all’Eurozona. L’Italia ha alti costi di produzione (a causa della sua inefficienza e del cuneo fiscale-contributivo) e si trova a competere con paesi esportatori che sono molto più concorrenziali (Cina, India, Pakistan, Romania) per ragioni insuperabili, quali il minimo costo del lavoro, la bassa tutela sindacale, infortunistica, ambientale; inoltre la Cina è proprietaria della sua banca centrale di emissione, ed emette la sua valuta a costo zero (senza indebitarsi) per sostenere la produzione, l’esportazione e l’acquisto di assets esteri. L’Italia è quindi destinata, in un’economia mondiale guidata dall’esportazione (ossia dalla competitività nell’esportare) a perdere posizione dopo posizione. La Germania, nell’interesse della propria economia (soprattutto delle esportazioni), impone all’Italia e ad altri paesi “deboli”, ma potenziali concorrenti della Germania stessa, di mettersi a dieta, di essere virtuosi, cioè di tagliare la spesa pubblica per ridurre il deficit di bilancio e iniziare a rimborsare il debito pubblico. Ma tagliare la spesa pubblica comporta la riduzione del pil  e degli investimenti infrastrutturali. E la riduzione del pil a sua volta comporta meno entrater fiscali, anche perché gli imprenditori privati, per tornare a investire, assumere, prodsurre, aspettano che sia lo Stato ad avviare la ripartenza, con investimenti qualificati, infrastrutturali. Quindi la ricetta imposta dalla Germania, dal governo Merkel, porterà recessione e aggravamento del debito pubblico in Italia. Il che è ciò che vuole la Merkel, ossia tagliare le gambe all’Italia e ad altri paesi potenzialmente concorrenti della Germania, indebolendo, soffocando le loro economie, per eliminarli dalla competizione. L’Italia, ossia la sua classe dirigente, ha scarse competenze, però ha sviluppato al massimo grado la capacità di restare al potere anche senza produrre buoni risultati per la collettività, per il sistema paese. Riesce a restare al potere nonostante la sua corruzione e incapacità grazie a una solida rete clientelare e una estesa distribuzione di privilegi, alimentati con spesa pubblica inefficiente se non illegittima, a cui non può rinunciare, altrimenti perderebbe il potere. L’Umbria, ad esempio, ha una spesa sanitaria pari a quella della Lombardia, ma ha 1/10 degli abitanti della Lombardia. Come potrebbe la politica umbra tagliare questa spesa senza tagliare i propri consenti, cioè il ramo su cui è seduta? E’ così più o meno per tutto il Sud e parte del Centro, ma, sia pure in grado minore, per tutto il paese. Quindi la classe politica italiana investe e continuerà ad erogare soldi di cui dispone, dopo il pagamento delle spese correnti, per comperare consensi e supporti, non per investimenti utili al paese; e anche quando fa investimenti utili, poi sappiamo come vengono condotte le opere, a chi vengono affidate…



Ed è quello che sta succedendo anche in Irlanda?



Le vicende irlandesi sono profondamente diverse. L’Irlanda è un paese povero fino a pochi anni fa, che ha fatto un boom industriale e finanziario, che ora si è sgonfiato. Ma mentre il boom tirava, stipendi e prezzi sono saliti alle stelle. Di buono, l’Irlanda ha politici più competenti e un debito pubblico relativamente basso.



Nel libro “Euroschiavi”, scritto da lei, insieme ad Antonio Miclavez, viene sottolineato che l’Italia è sempre più povera a causa del debito pubblico. Cosa significa?



A livello mondiale, l’aumento del debito, pubblico e privato, della società verso il sistema bancario, è continuo. Anzi, è una curva esponenziale, ossia che diventa sempre più ripida col passere del tempo. Bisogna allora capire due punti: a) che cosa ciò comporta; b)perché ciò avviene. Primo punto: questa crescita continua ed esponenziale comporta che una crescente quota dei redditi (delle imprese, delle famiglie, del settore pubblico) deve essere destinata a pagare gli interessi sui debiti (aumentando il debito capitale, aumenta anche la quantità di interessi che si devono pagare); quindi i redditi disponibili gradualmente si riducono, e così pure la redditività degli investimenti (soprattutto di quelli produttivi), finché conviene non investire più, e disinvestire (deindustrializzazione), perché il denaro che si prende a prestito per investire costa più del reddito che produce. Da qui la tendenza alla recessione. Secondo punto: la ragione per cui l’indebitamento complessivo delle società verso il sistema bancario continua ad aumentare ed aumenta a velocità crescente, è matematica, insuperabile, e si può esprimere concisamente nei seguenti termini: premesso che praticamente tutto ciò che usiamo come denaro (dalle banconote ai conti correnti ai bonifici) è generato mediante un indebitamento (lo stato dà titoli di debito pubblico per ottenere valuta legale; cittadini e imprese si finanziano prendendo denaro a prestito dalle banche); e premesso inoltre che tutto questo debito genera interessi passivi che si aggiungono al debito capitale e generando nuovi interessi nel periodo successivo (anatocismo); ciò premesso, la conseguenza automatica e inevitabile è che la quantità di debito (capitale + interesse) di denaro esistente è sempre maggiore della quantità di denaro esistente, e che la differenza, la forbice, continua ad aumentare a velocità crescente. Ne consegue che c’è molto meno denaro che debiti, quindi l’insieme (aggregato) dei debiti non potrà mai essere estinto. Già si ammette che i grandi debiti pubblici non potranno mai essere estinti, rimborsati. Ma la ragione fondamentale di questa impossibilità non è che essi sono particolarmente grandi, bensì sta nella natura del denaro, che è creato come denaro-debito(per tutti) e denaro-credito(per le banche che lo creano). Qualcuno, qualche individuo, qualche imprenditore, qualche paese, può riuscire a ripagare i propri debiti; ma lo può fare solo togliendo agli altri, salendo sulle loro spalle. E’ quello che il governo tedesco sta facendo verso altri paesi come l’Italia.



Oggigiorno le monete non sono coperte da riserve d’oro e di conseguenza non sono convertibili. E’ vero?



Sì, è vero. Dal 1929 è stata praticamente abbandonata la copertura aurea della cartamoneta – copertura che peraltro era parziale, ossia se la quantità di cartamoneta era 100, la copertura in oro era, diciamo, 10. Dal 1971 è cessata completamente la convertibilità in oro, ossia il diritto di chi ha una banconota di esigere dalla banca centrale che la ha emesse la sua conversione in oro. Questo diritto era peraltro limitato, dal 1944 (Bretton Woods) al Dollaro e ai governi. Si tenga però presente che la cartamoneta (banconote) costituisce solo l’8% di tutto ciò che usiamo come denaro, e serve solo per il 2% del valore di tutte le transazioni che avvengono nel mondo. Il grosso di ciò che usiamo come denaro, ossia l’82% o il 98% (a seconda che consideriamo lo stock o il flusso) è costituito da promesse di pagamento emesse dalle banche (assegni circolari, attivi di conti correnti, lettere di credito, medium term notes, etc.), carte di credito/debito.



Ci parla del Signoraggio?



Il signoraggio è il profitto che si realizza attraverso il potere di creare moneta. La banca centrale emette una banconota da 100 Euro o Dollari che le costa zero (perché non la deve coprire con oro) e la scambia con un titolo del debito pubblico che vale 100, che poi rivende realizzando 100. In tal modo ha guadagnato 100 netti e dovrebbe pagare le tasse su questi 100, oppure girarli allo stato. Però fa figurare in contabilità che quando dà la banconota da 100 in cambio del BOT da 100 in realtà si tolga 100 dal patrimonio, ossia contabilizza come se produrre la banconota le costasse 100 anziché zero. In tal modo non figura realizzare questo profitto e non paga tasse su di esso. Le banche di credito fanno una cosa analoga. Ossia, non è che prestino il denaro (la cartamoneta) depositata dai risparmiatori. Non ne hanno bisogno. Quando vai in banca a chiedere un mutuo, la banca ti dà un assegno circolare che stampa sul momento, a costo zero, senza bisogno di avere una copertura in cartamoneta (che del resto non potrebbe esserci, dato che la cartamoneta costituisce solo l’8% di tutto ciò che si usa come denaro). Però, come la banca centrale, fa figurare contabilmente un’uscita di valore, come se si togliesse il denaro di tasca per prestartelo, allo scopo di annullare contabilmente il ricavo che ha realizzato sottoforma di credito di capitale (e interesse) verso di te. In tal modo, non paga le tasse su questa creazione di denaro contabile, o virtuale, o scritturale. In sostanza, il signoraggio è il metodo con cui il cartello delle banche, monopolista del denaro e del credito, estrae a costo zero ricchezza dalla società produttiva.



 Come possiamo difenderci?



Conviene evitare di indebitarsi e di tenere beni al sole. Valutare anche l’opportunità di emigrare verso un sistema-paese meglio organizzato e con migliori prospettive. Ciò vale soprattutto per giovani, tecnici, imprenditori non inseriti nel sistema della “casta”. Chi rimane, per i prossimi anni, ha interesse a farsi furbo, a non affidare i soldi al mercato mobiliare, a puntare su investimenti concreti, su monete complementari e alternative, ma soprattutto sul carpe diem, ossia cercare di vivere bene giorno per giorno, realizzandosi nel presente, senza fare piani di lungo termine, perché, oggi più che mai, del domani non v’è certezza.






http://www.agenziastampaitalia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1262%3A-sovranita-monetaria-e-situazione-economica-italiana&catid=19%3Ainterviste&Itemid=46


sabato 11 dicembre 2010

BLIZ DELL'ASSOCIAZIONE CULTURALE TYR AL PROCESSO KERCHER. PER CARLO PARLANTI.


PERUGIA: riprende il processo per l’omicidio Kercher. Volantino di denuncia dell’Associazione Tyr.



(ASI)
“Fermiamo il circo mediatico” così inizia il volantino distribuito oggi dall’Associazione Culturale Tyr davanti al Tribunale di Perugia dove è ripreso il processo per l’omicidio Kercher. “Gli U.S.A., - prosegue lo scritto dell’Associazione Tyr - portatori di democrazia, hanno più volte difeso, attraverso i loro politici e media, la connazionale Amanda Knox giudicata colpevole dell'omicidio Kercher. La stampa italiana e i politici nostrani, invece, tacciono la storia di Carlo Parlanti”. Carlo Parlanti è un cittadino italiano ed è tutt’ora detenuto nelle prigioni americane per un presunto stupro. Katia Anedda, responsabile del sito
www.carloparlanti.it, presente oggi a Perugia con i militanti dell’Associazione Culturale Tyr ha aggiunto: “Un libro denuncia scaturito da sei mesi di studio di tre stimati criminologi dell'ambiente universitario romano, smentisce tutte le accuse ed arriva ad affermare la colpevolezza criminale della donna e dei medici coinvolti nel caso. Come è possibile che si continui a tacere?”.



www.agenziastampaitalia.it




 




venerdì 10 dicembre 2010

Dalla parte dei giusti, contro il mondialismo.


Un’analisi sulla situazione in Birmania.

Di Fabio Polese



(ASI) Si è parlato, in questi giorni, dopo la liberazione del Premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, della situazione birmana e delle dinamiche annesse. In questa diatriba filo-cinese o filo-americana, democratica o anti-democratica, non è stato analizzato l’aspetto più importante: il diritto all’autodeterminazione dei popoli. Mentre si diffonde la notizia di coinvolgimenti di Aung San Suu Kyi nell’ennesimo piano egemonizzante targato U.S.A, nel Myanmar, l’etnia Karen, sta combattendo per la propria e completa autonomia. David Thackarbaw, vice-presidente dell’Unione Nazionale Karen, movimento che rappresenta questo popolo, ha dichiarato, proprio in questi giorni, ai volontari della Comunità Solidarista Popoli che sono nuovamente sul posto per garantire cure mediche alle unità combattenti, che non ci sarà nessun cedimento sulla questione della difesa della cultura e dell’identità Karen. “Alcune forze politiche – dichiara il vice-presidente Thackarbaw - fanno aperture al governo su una ipotesi di "sviluppo economico" delle aree etniche. Noi consideriamo inaccettabile qualsiasi proposta che, in cambio di denaro o di investimenti, metta a rischio il mantenimento dell’identità dei popoli”. Da una parte abbiamo la Repubblica Popolare Cinese, da sempre sostenitrice della giunta birmana e che, ricordo, oltre ad aver realizzato numerose dighe sui corsi d’acqua del Paese che hanno provocato l’inondazione di vasti territori abitati dalle minoranze, da settembre 2009, sta mettendo a punto i cantieri per realizzare oleodotti e gasdotti sino-birmani. Dall’altra parte, abbiamo, gli accordi milionari che il governo di Rangoon ha stretto con le multinazionali “democratiche” occidentali, Total e Chevron in primis. In questo triste scenario, tutti sono pronti a continuare lo stupro del territorio birmano fino all’esaurimento, tutti vorrebbero “birmanizzare” le diverse etnie. Ma nel mezzo, a discapito delle logiche liberal-capitaliste, ci sono loro, ci sono i Karen che, ostili ai progetti mondialisti, non intendono smettere ne vendere la propria lotta per la libertà. E mentre l’interesse dei telegiornali nostrani sembra scemato, nonostante le poche armi a disposizione ma guidati da una forza ancestrale che non è destinata ai più, i guerriglieri Karen, stanno continuando a lottare. Nelle ultime ore, ci sono stati intensi combattimenti nella zona di Phaluu, a circa quaranta chilometri dalla cittadina di confine thailandese di Mae Sot. Le fonti parlano di numerose perdite da parte dell’esercito regolare e di qualche combattente Karen catturato e poi giustiziato a sangue freddo. Il vice-presidente della K.N.U., David Thackarbaw, ha anche intimato al regime birmano di ritirare immediatamente  le sue truppe, “altrimenti - ha detto - i vostri soldati, continueranno a morire”. Il gruppo etnico dei Karen, che conta circa sei milioni di persone, è in lotta dal lontano 1949 quando, dopo il periodo coloniale britannico, secondo gli accordi fatti alla fine del secondo conflitto mondiale, le diverse etnie che formano il mosaico birmano, avrebbero dovuto ottenere l’autonomia. Questi accordi non furono mai rispettati perché il generale Aung San, primo capo del governo post coloniale, venne ucciso ad opera di generali golpisti. E così, mentre ogni giorno, da oltre sessant’anni, l’esercito della giunta militare di Rangoon attacca i civili, l’Esercito di Liberazione Karen, contrattacca deciso. E’ dunque possibile stare dalla parte dei giusti, contro il mondialismo, tralasciando Aung San Suu Kyi e molti altri Premi Nobel per la pace. Ora e sempre.




http://www.agenziastampaitalia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1256:unanalisi-sulla-situazione-in-birmania&catid=3:politica-estera&Itemid=35

I BIRMANI NON FERMANO LA GUERRA.


Si intensificano gli scontri. Emergenza umanitaria. Il sonno dell'Europa.







http://www.comunitapopoli.org/uploads/combattimenti_karen_birmani.pdf


 



Domani la Comunità Solidarista Popoli sarà presente al mercato di Pian di Massiano (Perugia) con un banchetto informativo sulle attività che porta avanti in Birmania a fianco dl popolo Karen e per i bambini palestinesi nella striscia di Gaza. Potrete acquistare anche il calendario 2011 della Comunità Solidarista Popoli così da aiutare concretamente le azioni umanitarie.

P
er info: controventopg@libero.it


mercoledì 8 dicembre 2010

Il tè made in USA: disgustoso.


Nel mese scorso sono avvenute negli Stati Uniti le cosiddette elezioni di metà mandato: tornata tesa a rinnovare le due camere (il Congresso) e ad eleggere nuovi governatori in alcuni stati. Il risultato di queste elezioni assume solitamente un carattere importante, in quanto rappresenta un indice di consenso nei riguardi del partito di governo per i due anni di mandato appena conclusi. Gli analisti che avevano previsto un risultato affatto sorridente al partito democratico di Obama possono vantare, ad elezioni concluse, di essere stati buoni profeti. Essi avevano evidentemente saputo cogliere nella società americana un serpeggiante malumore dovuto alla recessione economica la cui incisività sui portafogli viene accresciuta da una pressione fiscale giudicata eccessiva. Del resto non era poi così difficile prevedere un tale fallimento da parte dei democratici, stando a quanto massicce fossero le adesioni ad un certo tipo di comizi di piazza che hanno molto catturato, dato il successo conseguito, le attenzioni dell’opinione pubblica in campagna elettorale. Ciò a cui facciamo riferimento è quel fenomeno di aggregazione di massa che ha ingrossato le file del partito repubblicano e che risponde al nome di Tea Party, prendendo spunto dall’atto di protesta indetto dai coloni americani contro le tassazioni del governo britannico che si manifestò al porto di Boston nel 1773 con la distruzione di molte confezioni di tè. Quell’evento storico è oggi considerato la scintilla che diede inizio alla guerra di emancipazione degli Stati Uniti dalla Gran Bretagna: la Guerra d’Indipendenza o Rivoluzione Americana. Oggi, a più di due secoli di distanza, una battagliera corrente di politici americani fa allusione al tè quale mantra dagli effetti taumaturgici sugli animi di una popolazione insoddisfatta dall’operato del governo sollecitandola ad un nuovo storico, rivoluzionario up patriots to arms. Il nuovo impulso fa leva però su antiche reminescenze che sono il fondamento ideologico/religioso degli Stati Uniti e, seppur inconfessate, mai hanno abbandonato la coscienza atavica del popolo americano: l’individualismo esasperato e la teoria calvinista della predestinazione. Tutto ciò si evince forte e chiaro dai proclami enunciati a gran voce e colmi di triviale retorica tipicamente americana da parte dei due agitatori politici che più hanno contribuito al successo di questo fenomeno: Sarah Palin, ex governatrice dell’Alaska e candidata vice-premier di McCain alle scorse elezioni presidenziali, piccante giornalista che ha la passione per la caccia agli orsi e che non è mai uscita dai confini degli USA (fatto assai singolare per un candidato vice-premier di un paese così influente a livello internazionale) e Glenn Beck, conduttore TV di Fox News ed icona dei conservatori e dei fondamentalisti evangelici. Gli slogan scanditi corrispondono a precisi riferimenti escatologici, «Oggi l’America comincia a tornare a Dio», e ultraliberisti, «No ai sussidi di disoccupazione», «No alla riforma sanitaria»; assistenzialismo che è il nemico giurato di questi burattinai poichè permetterebbe anche agli ultimi, agli indigenti, ai poveracci, insomma ai tanti vituperati failed che campano di espedienti in quei sobborghi in cui il sogno americano è una chimera, di accedere all’assistenza medica grazie ai contributi di probi lavoratori che hanno saputo conquistarsi, a differenza di questi parassiti reietti, la propria onorabile posizione sociale. Fa effetto in tal senso la proposta del candidato a sindaco di New York Carl Paladino di usare gli edifici delle prigioni abbandonate per alloggiare i meno abbienti per rieducarli al lavoro e all’igiene, trovando con questo espediente - molto poco osservante della dignità umana ma che tanto ricorda la proposta di Calvino di relegare le torme di mendicanti cenciosi e ladri che assediavano nel '500 le strade delle città impaurendo i buoni borghesi in prestabiliti luoghi di raccolta - una bizzarra alternativa agli assegni sociali. Il successo di questo baraccone populista sta poi nell’individuare nell’avversario politico l’incarnazione di quanto corrisponde, nell’immaginario collettivo, alla negazione assoluta dei valori di cui il Tea Party si fa alfiere. Ecco dunque che Obama diventa un fondamentalista islamico (sic!) e uno sfrenato socialista con derive comuniste (doppio sic!), un nero nemico dei White Anglo-Saxon Protestant (WASP) che sono i maggiori sostenitori del Tea Party e un patrocinatore dell’immigrazione selvaggia da parte degli ispanici (sporchi e cattolici) dal Messico. Contro di lui si è levata una potenza di fuoco mediatico - da parte soprattutto di quelle reti televisive che fanno capo al magnate ebreo Murdoch e di cui proprio Glenn Beck è un conduttore seguitissimo da ignoranti e fideistici ascoltatori - che non lascia adito a dubbi circa le entità che giostrano dietro a questa protesta e circa le loro due intenzioni: contrastare la riforma sanitaria di Obama che ha penalizzato le iene di Wall Street, le multinazionali farmaceutiche e le compagnie d’assicurazione, rinfocolare quello spirito guerrafondaio insito nello spirito degli americani - intriso di religiosità secolarizzata che si tramuta in interpretazione violenta dei passi della Bibbia - per muoverlo verso nuovi e più impegnativi obiettivi bellici. A conferma di questo secondo punto ci basta sapere che uno degli oratori saliti su un palco allestito dal Tea Party e più apprezzati dalla platea è tal John Hagee, sedicente reverendo che fa il telepredicatore insultando cattolici e mussulmani e difendendo con parole feroci le ragioni di Israele e la missione spirituale del sionismo, egli deve a questa sua fine attività dialettica le sue enormi ricchezze (lui sì che è un probo lavoratore, un “vero americano” predestinato e degno dei suoi averi che il buon Dio gli ha concesso!).



L’inquietante scenario che emerge dal successo elettorale del Tea Party non deve assolutamente stupire, visto che le sue radici affondano, come prima accennato, negli albori della storia americana e sono la causa delle politiche capitaliste ed imperialiste, minacce per i popoli del pianeta e da sempre prerogative a stelle e strisce. Nessun “buon americano” infatti, si sognerebbe mai di metter mano alle spese militari o ai finanziamenti ad Israele al fine di contrastare la pressione fiscale, piuttosto meglio dar libero sfogo al proprio individualismo che diventa odio per il prossimo laddove quest’ultimo “grava” sulle casse dello stato; e dunque vai con i tagli allo stato sociale. Una filosofia che tende a mercificare tutto, compresa la salute, e rifiuta la solidarietà. L’unica solidarietà che l’americano riconosce è un surrogato, è l’elemosina che fa del ricco, oltre che un presunto benefattore che può fregiarsi di questo titolo, anche un vanitoso che sfoggia il proprio benessere al cospetto del mendicante per dimostrare le proprie capacità di affermazione, la propria grazia di Dio. Una filosofia che è per giunta timorosa del Dio iracondo e guerrafondaio che la distorta interpretazione della Bibbia ha creato, giustificazione messianica alle politiche belliche degli USA e dell’alleato israeliano interpretate come missioni divine. Ebbene, nulla di nuovo sotto il sole, in tempi di crisi le potenze occulte che manovrano la politica statunitense cavalcano il malcontento per assecondare i propri scopi (ultraliberismo entro i confini e campagne di guerra al di fuori), rinfrancando quell’atavico lift up America dai connotati pseudo-confessionali che fa tanto presa negli animi del popolino yankee. Un tè disgustoso, non c’è che dire.



Associazione Culturale Zenit

http://assculturalezenit.spaces.live.com


martedì 7 dicembre 2010

REGALA ALTRI LIBRI! SOSTIENI LE ATTIVITA' DELL'ASSOCIAZIONE CULTURALE TYR PERUGIA



ORDINA I TUOI REGALI ENTRO IL 13 DICEMBRE, LA SPEDIZIONE E' GRATUITA DOPO TRE TESTI



E’ nata La Casa del Soldato, un’ulteriore ed importante iniziativa a cura dell’Associazione Culturale Tyr Perugia.



 



La Casa del Soldato è una importante iniziativa con la quale intendiamo ribadire il valore che attribuiamo alla formazione culturale, ideologica ed esistenziale dell' uomo differenziato. L'opera di selezione e di diffusione libraria è finalizzata alla coltura delle "idee senza parole", affinché possano essere contemplate le qualità dell'uomo di vetta pure nell'oscurarsi dei cieli”.



 



CONTATTI:



lacasadelsoldato@libero.it

controventopg@libero.it

Facebook: La Casa Del Soldato



 



SPEDIZIONE:



I libri vengono spediti, normalmente, in 5 giorni lavorativi. Se vengono ordinati più di tre testi, la spedizione è gratuita.



 



EDIZIONI DISTRIBUITE:



SETTIMO SIGILLO, EUROPA, ALL'INSEGNA DEL VELTRO, AR, ARADIA, ARKTOS, ARYA, ATANOR, BARBAROSSA-SEB, CHIARAMONTE, CHIARAVALLE, CIARRAPICO, CONTROCORRENTE, EDITORIALE LUPO, EDIZIONI TRECENTO, EFFEDIEFFE, EFFEPI, EILES, GHENOS, HERRENHAUS, I LIBRI DEL GRAL, IL CORALLO, IL FALCO, ITALIA (Associazione Culturale), L'ARCO E LA CORTE, AKROPOLIS, LA FENICE,

LE LIBRETTE DI CONTRORA, LO SCARABEO, MA.RO., NOVANTICO, NOVECENTO, PROFONDO ROSSO, RA.RA., RITTER, SEAR, SETTE COLORI, SILENTES, LOQUIMUR, SODALITIUM, SOLFANELLI, STORIA RIBELLE, SVEVA, TABULA FATI, TERZIARIA, THULE ITALIA, UOMO LIBERO (Trento),  UOMO LIBERO (Milano), VICTRIX, VITANOVA,VOLPE, VOX POPOLI, ARIANNA EDITRICE, MACRO EDIZIONI.