mercoledì 14 luglio 2010

Guerriglia a Belfast.


Sembra strano ma nel 2010 c'è chi lotta ancora contro l'invasore...Anche in Europa.

Non sarà la devolution, il trasferimento dei poterei giudiziari e di polizia approvata dal parlamento di Stormont, da un Sinn Fein oramai visto come una stampella del potere britannico nelle Sei Contee, a cambiare la condizione della comunità cattolica. È fin dall’Accordo del Venerdì Santo, dal ’98, che il partito di Gerry Adams ha smesso di rappresentare l’anelito di libertà di un popolo che ha sofferto e soffre per la dominazione britannica. I quartieri cattolici delle città nordirlandesi sono i sobborghi nei quali la prospettiva principale è vivere con i sussidi statali. Essere cattolici in Nordirlanda pone gli stessi problemi di dodici anni fa. La “normalizzazione” è stato un gioco di potere sulla pelle della comunità cattolica, è per questo il Nordirlanda resta una terra insorgente. Lo ha dimostrato anche in questi giorni, in occasione dell’annuale periodo delle parate orangiste: rito tutto britannico di prevaricazione. Non basta il folklore, o il tentativo della BBC di presentarle come un momento di festa, a camuffare delle celebrazioni che hanno il chiaro e preciso intento di dimostrare chi comanda in Ulster. È un momento in cui la tensione, nelle Sei Contee, diventa altissima, alimentata dalle persecuzioni della polizia che, con fermi e arresti arbitrari, applicando il cosiddetto “stop and search”, fa sentire ai rappresentanti della comunità il peso del potere britannico. Sabato scorso, 24 ore prima a Belfast era stata arrestata e rilasciata dopo qualche ora Marian Price, del 32 Csm. Nella notte fra domenica e lunedì, all’alba del 12 luglio, è toccato invece a Terry McCafferty. Terry è stato prelevato dalla Psni mentre sei camionette blindate impedivano l’accesso alla sua abitazione. Sembra che sia stato accusato di complicità nel tentativo di omicidio di agenti di polizia per i colpi d’arma da fuoco esplosi nella notte tra sabato e domenica nel quartiere di New Lodge, durante un assalto portato alla Psni da un gruppo di nazionalisti. Anche per questa ragione lunedì, nell’Ardoyne, quartiere cattolico di Belfast, si respirava un’aria pesante. Il sobborgo è stato teatro di tensioni prima del passaggio della parata orangista e di violenti scontri una volta che i protestanti sono riusciti, ma solo dopo ore di attesa, a fare il consueto affronto alla comunità cattolica passando con i loro stendardi davanti al sobborgo di Belfast. Ma è stata una marcia in tono minore, rallentata dalla protesta pacifica inizialmente messa in atto da militanti repubblicani. “Resident non dissident” e “no parade no violence” erano le frasi riportate sui cartelli che i circa cento manifestanti hanno mostrato alla Psni/Ruc durante un blocco stradale che è riuscito a rallentare la messa in scena dell’affronto orangista. Un confronto estenuante con la polizia, che è stata costretta a portare via con la forza i manifestanti uno per volta mentre opponevano una resistenza passiva. Il corteo arancione è poi passato, come sempre, ma l’Uvf, contrariamente ad alcune voci che circolavano durante il pomeriggio, non si è fatta vedere. La tensione, le centinaia di persone raccolte in Ardoyne road, hanno probabilmente scoraggiato i paramilitari lealisti dal partecipare alla marcia. Con un ora e mezza di ritardo, allontanati gli ultimi manifestanti cattolici pacifici dal centro della strada, la parata dell’orgoglio orangista è potuta andare in scena.
Scortati dalla polizia, protetti da due lunghe file di blindati sistemate ai lati della strada, gli orangisti hanno sfilato davanti ad Ardoyne road. Ed è stato allora che sono iniziati gli scontri, poi andati avanti fino alle prime ore dell’alba di martedì.
Moltov, barricate per proteggersi dagli spari dei cannoni ad acqua, centinaia di ragazzi hanno affrontato i plastic bullet. Un gruppo di circa 200 persone ha attaccato con bastoni e sassi un gruppo di quattro blindati e dopo qualche ora di confronto, nello slargo di Ardoyne road, gli streetfighters nazionalisti hanno caricato i reparti antisommossa ricacciandoli fuori dal sobborgo, esattamente a ridosso del quartiere protestante. Durante la cacciata dei blindati, mentre gruppi di ragazzi usavano i tetti dei negozi come bastione, tirando sassi e oggetti verso la polizia, è stata colpita da un grosso sasso una donna poliziotto, poi trasportata all’ospedale. La guerriglia urbana è continuata fino all’alba di martedì, con l’Ardoyne stretto nelle barricate fatte di macchine date alle fiamme. Anche a Derry i nazionalisti hanno ingaggiato, a Bogdside, scontri con la Psni. I manifestanti hanno lanciato bombe molotov contro un’auto della polizia dandola alle fiamme, mentre uno, sbucando da dietro un pub ha esploso contro l’auto cinque colpi d’arma da fuoco. 82 i poliziotti rimasti feriti in due giorni di scontri.
Non è un bollettino da terra “pacificata”, per quanto Londra e i suoi scagnozzi dello Sinn Fein fingano che esista e si stia compiendo un processo di pace. È quello che vuol sentirsi raccontare un’Europa che non vede, o probabilmente non vuole vedere, che al suo interno esiste una zona d’ombra: la condizione dei repubblicani irlandesi. Perseguitati nei loro quartieri, umiliati nelle carceri britanniche con la privazione dello status di detenuto politico e maltrattamenti incompatibili con i principi di uno Stato che si definisce democratico.


http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=3114


lunedì 12 luglio 2010

FATTI, NON PAROLE!


Continua l'attività dell'Associzione Culturale Tyr Perugia in collaborazione con la Comunità Solidarista Popoli e l'Associazione Benefica di solidarietà con il Popolo Palestinese (ABSPP), lancia l'iniziativa di adozione a distanza di piccoli orfani palestinesi. Gli orfani provengono dalla Striscia di Gaza, dalla Cisgiordania e dai campi profughi palestinesi del Libano, Giordania e Siria.

Per info: controventopg@libero.it e info@comunitapopoli.org

 




 



COME FUNZIONA L'ADOZIONE A DISTANZA DI UN ORFANO?

Prevede il sostegno di un bambino orfano dei campi profughi palestinesi sparsi in medio oriente. L’importo è di seicento euro l'anno e può essere versato mensilmente (50 euro), o in un’unica soluzione. La somma sarà così impegnata mensilmente: 45 euro li gestiranno la famiglia del bambino per le esigenze primarie (alimenti) e 5 euro (integrati da ulteriori 15 euro assegnati dall’ABSPP) le associazioni di volontari presenti all’interno dei campi profughi per i progetti paralleli (cartella scolastica, assistenza sanitaria, vestiario e colonia estiva).

Chiunque può aderire al programma di sostegno a distanza: singoli, famiglie, gruppi di amici, scuole, ditte...

In genere l’impegno dura un anno, ma il sostegno può interrompersi per cause indipendenti da noi (per esempio il trasferimento del bambino in un’altra località). In questo caso avvertiremo e proporremo un altro bambino. Inizialmente viene inviata la scheda del bambino/a contenente i dati personali, la fotografia, informazioni del programma di sostegno. Periodicamenete vengono inviati aggiornamenti.

Invitiamo tutti a sostenere questa nostra iniziativa e ad adottare un orfano palestinese.


domenica 11 luglio 2010

Belfast si prepara al 12 luglio.


La stagione calda nordirlandese cade tra giugno e luglio, e non per fattori metereologici. Sono i mesi delle parate protestanti, delle manifestazioni orangiste che celebrano date ed episodi storici per i britannici. Nulla da festeggiare, in questo periodo, per la comunità cattolica, per cui le marce in pompa magna non sono altro che la manifestazione di un potere arrogante e oppressivo. L’ostentazione del dominio britannico sulle sei contee.
Le parate sono centinaia e si svolgono in tutte le città nordirlandesi organizzate dalle logge orangiste - fin dall’ ‘800  depositarie della fedeltà alla Corona britannica e della difesa del culto protestante – che in molte occasioni pretendono di sfilare nei quartieri cattolici. Prevedibili, in queste occasioni, le contromanifestazioni degli irlandesi repubblicani che culminano in disordini e scontri con la polizia.
Tanto che è stata istituita un’apposita Commissione Parate – della quale si sta di ultimamente ipotizzando lo scioglimento – incaricata di vagliare opportunità e fattibilità delle marce in relazione alla possibilità che possano scatenare rivolte. Con la recente approvazione della devoluzione dei poteri di polizia e giustizia al Parlamemto di Stormont, in molti, tra i protestanti, hanno chiesto l’abolizione della Commissione, ritenuta inutile.
La realtà è che, Commissione o meno, le parate orangiste rappresentano un’ulteriore umiliazione per una comunità repubblicana irlandese relegata in un’esclusione sociale che ancora, nel secondo millennio, in Europa, ne pregiudica nei fatti l’accesso al lavoro, all’istruzione, ad una reale parità con i cittadini protestanti.
Sono questi i motivi dei fuochi di rivolta mai sopiti nelle 6 contee, che in occasione delle parate aumentano per intensità e partecipazione.
Venerdì, sabato e domenica scorsi centinaia di giovani hanno ingaggiato scontri con la Psni nella zona ovest di Belfast: tre serate di molotov, bottiglie e pietre lanciate contro la polizia da gruppi rivali lealisti e nazionalisti. Il bilancio è stato di due manifestanti feriti dai proiettili di gomma usati dalla polizia per disperdere la folla.
Nella notte tra lunedì e martedì una molotov è stata gettata contro la Orange Hall di Rasharkin, un villaggio a nord di Belfast nella contea di Antrim, danneggiando la porta d’ingresso. Venerdì ad essere bersagliata è stata la sede dello Sinn Fein di Limavady, nella contea di Derry, e il giorno prima, nella stessa cittadina era stata attaccata una Orange Hall. Che a diventare obiettivo delle proteste sia anche il partito di Gerry Adams non stupisce di certo, visto che le sue politiche vengono ormai percepite dai cattolici come volte al compromesso ai danni della comunità repubblicana, mai tutelata nei suoi diritti, le cui condizioni sociali ne fanno una minoranza discriminata. L’anno scorso, in occasione della parata clou del 12 luglio (poi spostata al 13) militanti dello Sinn Fein avevano cercato di contrapporsi fra i gruppi lealisti e i giovani del quartiere cattolico dell’Ardoyne attraversato dalla marcia provocatoria. Ne era seguita la fuga dei “pacieri” di Adams, travolti dalla rabbia dei giovani repubblicani: era stato il paradigma della pace impossibile. Il 12 luglio arriverà anche quest’anno: la parata per eccellenza, the glorious Twelfth - che celebra il giorno in cui  nel 1690, il re protestante Guglielmo III d’Orange sconfisse il re cattolico Giacomo II nella battaglia del fiume Boyne, sancendo così il predominio dei protestanti sui cattolici irlandesi – tornerà con il suono lugubre dei tamburi. Probabilmente accolta dal fuoco delle molotov.

Di Alessia Lai, www.rinascita.eu


sabato 10 luglio 2010

UNA NUOVA FLOTTIGLIA SALPERA’ ALLA VOLTA DI GAZA. LA PARTECIPAZIONE DI “POPOLI”.


Sono 7 le imbarcazioni che formeranno la “Freedom Flotilla 2”, che potrebbe salpare alla volta di Gaza già attorno alla fine di luglio. Il presidente della Campagna Europea Contro l’Assedio di Gaza, Arafat Madi ha annunciato che già 9.000 persone hanno fatto richiesta per salire a bordo delle navi, che porteranno 10.000 tonnellate di aiuti umanitari alla popolazione della striscia. Il carico sarà composto da medicine e attrezzature mediche, materiali edilizi, carrozzelle elettriche per disabili e case prefabbricate in grado di ospitare migliaia di palestinesi di Gaza rimasti senza un tetto a causa dei bombardamenti israeliani dell’offensiva «Piombo fuso» (dicembre 2008-gennaio 2009). La Comunità Solidarista Popoli parteciperà all’iniziativa come già aveva fatto in passato contribuendo economicamente all’acquisto di materiale destinato alla popolazione palestinese, in sinergia con l’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (ABSPP) con cui collabora anche nel progetto di adozione a distanza. Nelle intenzioni degli organizzatori, le navi cargo, una volta scaricati gli aiuti umanitari, dovrebbero imbarcare merci prodotte dagli agricoltori e dalle imprese di Gaza, destinate poi al mercato europeo. Inutile dire che anche volontari di “Popoli” hanno richiesto la possibilità di salire a bordo di una delle imbarcazioni che forzeranno il blocco. Ma soltanto 750 sono i posti disponibili, da suddividere tra associazioni umanitarie e politiche provenienti da 60 paesi. A chi volesse contribuire economicamente all’invio di generi di prima necessità agli abitanti di Gaza ricordiamo il codice IBAN di “Popoli” su cui effettuare un bonifico bancario, e il conto corrente postale su cui fare un versamento. IBAN: IT 19 R 05188 11703 000000057192
C/C POSTALE: 27183326

www.comunitapopoli.org


martedì 6 luglio 2010

Tessera del tifoso. Tra banche marketing e controllo sicuritario.


Fabio Polese intervista Maurizio Martucci da:


http://www.mirorenzaglia.org/?p=14543

Ci siamo quasi o, ci dovremmo essere. All’inizio della stagione calcistica 2010/2011 dovrebbe partire la tanto decantata “Tessera del Tifoso”. Tanto si è sentito e tanto si è scritto, ma, nonostante questo, la tessera viene ancora descritta dai più come una semplice affiliazione alla propria squadra del cuore. Nei miei precedenti articoli[1] avevo segnalato alcune delle nefandezze che questa tessera proponeva allo scopo di mantenerci in linea con la società del consumo e del controllo nella quale viviamo. Il Dott. Maurizio Martucci [nella foto sopra], giornalista e autore di diversi libri[2], ha segnalato, attraverso numerosi articoli, un’ulteriore e interessantissima falla di questa tessera, il micro-chip a tecnologia Radio Frequency Identification (RFID). lo abbiamo incontrato e gli abbiamo posto qualche domanda.

Inizierei subito con il chiederle: quale differenza c’è tra la Tessera del Tifoso italiana e quelle già in uso nelle altre nazioni europee?

La differenza è sostanziale, oltre che di genesi. All’estero la tessera del tifoso è esattamente il contrario del nuovo ‘Modello Italia’ voluto dal Ministro Maroni e dall’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive. In Germania, Portogallo, Spagna e Inghilterra la tessera del tifoso non è obbligatoria ma facoltativa. Viene vissuta come un privilegio, non come un’imposizione calata dall’alto. E non é necessaria per abbonarsi allo stadio. Non è una carta di credito e nemmeno una carta ricaricabile. Le carte al consumo col brand di banche o circuiti di intermediazione finanziaria, American Express, MasterCard o Visa sono ben altro. Ad esempio Chelsea e Liverpool offrono ogni anno delle vere e proprie ‘Priority Card’, cioè carte di priorità, delle membership card per avere il diritto di prelazione all’acquisto dei biglietti prima di altri tifosi. E’ una fidelizzazione attiva del fan alla vita del club: più stadio vivi, più trasferte fai, prima degli altri puoi prenotare il tuo posto per andare in trasferta a Birmingham o Manchester. E non c’entrano niente i gadget né le banche. Non è una fidelizzazione necessariamente commerciale come in Italia, dove si parla forzatamente di sconti per stazioni di servizio dell’Autogrill o di merchandising. E poi, oltretutto, deve ancora essere presentato un ventaglio di servizi e prodotti. Pensate: stanno vendendo queste carte senza nemmeno informare il consumatore su quali offerte potrà contare: bel modo di fare marketing! Farebbe inorridire ogni studente universitario alle prese con una progettazione di start-up, di lancio sul mercato di un nuovo prodotto. Ti dicono: “Tu intanto prenditela, poi ti diremo cosa farci!” Nei paesi iberici invece la tessera del tifoso ti da diritto ad entrare davvero nel cuore del club: i tifosi di Barca, Benfica, Sporting e Real Madrid con queste carte ci eleggono pure il presidente, insomma entrano in prima persona nelle questioni decisionali. Ti dicono: preferisci Florentino Perez o Laporta per la presidenza? Una tessera, un voto in assemblea. Esattamente l’opposto dell’Italia, dove il tifoso sarà un soggetto passivo, forzato solo ad obbedire e pagare, a farsi mungere il portafogli con la scusa dell’amore per la maglia. Ma lo deve fare, sennò si scorda lo stadio! Sono certo di una cosa: se prima di iniziare questo tormentato programma avessero chiesto un parere preventivo ai tifosi, dicendo: “Abbiamo pensato questa carta. Si chiamerà Tessera del Tifoso. Siete favorevoli o contrari? La volete? Si o no?”. Immagino le risposte della gente. Un plebiscito. E invece non hanno chiesto niente a nessuno. Si sono armati e sono partiti. Ecco le conseguenze…

Chi potrà usufruirne e chi no? Ci saranno dei cittadini di serie A e dei cittadini di serie B proprio come i campionati di calcio nostrani?

Pensata come strumento di contrasto al fenomeno della violenza nel calcio, stiamo assistendo al più classico scarica barile, ad una sorta di politica nel nome di Ponzio Pilato. Le società se ne lavano le mani. Provate a chiedere ad un direttore di marketing di Serie A, B o Lega Pro se al momento della vendita della sua tessera del tifoso riuscirà a garantirvi l’incolumità fisica dentro e fuori lo stadio, in casa o in trasferta. Sai cosa ti diranno? “Non dipende da noi”. A no? E da chi deve dipendere? Eppure il contratto lo stipulate voi! Eppure negli stadi la sicurezza la garantiscono le società con gli steward, che sono loro personale interno! La discriminante è la legge: non c’è una legge dietro il programma tessera del tifoso, e ogni società adotta arbitrariamente le sue soluzioni. Ad uso e consumo privato, alla faccia del legislatore! Un’anomalia tipicamente italiana. Siamo alla deregulation: Modena, Cesena e Bologna la negano a chi ha dei carichi pendenti. Roma, Lazio, Samp, Varese e Figline hanno rispolverato una legge del 1956 che parla di diffida del Questore per dediti all’ozio, vagabondaggio, spaccio di droga, sfruttamento alla prostituzione. E che c’entra un foglio di via per questi reati col calcio? Tutti i club la vietano ai destinatari di DASPO e ai condannati per reati da stadio anche in primo grado. Ecco il punto: e se uno viene assolto in appello o in cassazione? Dov’è il garantismo e il presupposto di non colpevolezza fino al terzo grado di giudizio? Il TAR del Lazio si pronuncerà sull’incostituzionalità dell’art. 9 L. 41/07, magicamente sparito nel nulla dai contratti! Capitolo DASPO: chi c’è l’ha… già lo scorso anno non poteva comprare i biglietti nominativi e non entrava allo stadio. Dov’è la novità della tessera del tifoso? Siamo all’isterismo normativo… Il prossimo anno dovremmo chiederci se il nostro vicino di posto ha scontato una condanna per evasione fiscale, omicidio o pedofilia. E non per quale squadra tifa…

Ma non doveva servire solo per garantire di seguire la propria squadra nelle trasferte?

Si, ma guardiamo il precedente dell’ultimo Genoa-Milan: da Milano 371 milanisti avevano comprato i biglietti con regolare tessera del tifoso alla mano. Volete sapere qual è stata la loro garanzia? Nulla! Trasferta vietata e partita giocata con lo stadio a porte chiuse per problemi di ordine pubblico! A mio avviso la situazione potrebbe anche peggiorare. Perché per le prossime trasferte molti potrebbero evitare il settore ospiti, mischiandosi nelle tribune o nelle curve confinanti. Con quali caotiche conseguenze? Si tornerebbe ad una condizione tipica degli anni ’80, quando i tifosi avversari erano a contatto con quelli di casa. E intorno c’era il cordone della Polizia a sorvegliarli. E’ già successo a Siena-Roma. Si pensa di risolvere un problema e se ne creano altri. Come il tira e molla della coperta. Coprire da una parte per scoprirne un’altra. Per cose di questo tipo sono successi l’Heysel e le morti di Filippini, Di Maio…

Come mai una semplice tessera che, come dicono, servirebbe semplicemente alla fidelizzazione con il proprio club ha bisogno di un codice IBAN (International Bank Account Number) e di un relativo contratto con la banca di turno?

Non è proprio così. Sapendo che non potevano imporre l’apertura di milioni di conti correnti bancari ex novo ai tifosi di calcio italiani, si sono limitati a realizzare carte ricaricabili, tipo bancomat al possessore, cioè spendi moneta elettronica finché ci ficchi dentro moneta cartacea. E’ il paradiso delle banche: liquidità in cambio di virtualità! Statistiche alla mano, è un mercato potenziale di circa 4 milioni di nuove tessere del tifoso, cioè di circa 4 milioni di nuove carte ricaricabili da attivare dall’oggi al domani. Ogni operazione, tipo una ricarica o una movimentazione standard, costa in media 1 euro. Ogni carta, cioè ogni tessera del tifoso venduta, in media costa 10 euro. Moltiplicate per 4 milioni di clienti… e il conto totale è presto fatto. E le statistiche dicono che ogni carta ricaricabile fa in media tra le 12-14 movimentazioni annue. Almeno siano onesti: parlino apertamente di tessera del tifoso esclusivamente per una fidelizzazione economica. Perché di per sé il tifoso nasce già fedele. Ma a loro interessa legarlo economicamente, non affettivamente….

E la privacy? E Il micro-chip a tecnologia Radio Frequency Identification?

E’ un micro-chip che memorizza dati, localizzandoli anche geograficamente, canalizzandoli dentro un data base a disposizione di Club, società emettitrici delle carte (ad esempio la Lazio ha la carta con Poste Italiane) e società convenzionate agli sconti (poniamo ad esempio Autogrill). Un data base su cui fare marketing 365 giorni l’anno! Entri in quel circuito… ed è fatta! Ti arrivano sms, newsletter, promozioni, opuscoli pubblicitari…. Già nel 2005 il Garante della Privacy metteva in guardia sulle criticità di questo RFID. Tranne pochissime eccezioni, il Sassuolo ad esempio, tutti gli altri contratti dei club che ho potuto esaminare, nemmeno riportano la sigla della tecnologia a radio frequenza e neanche le disposizioni di privacy che invece il Garante dice di richiamare in modo scrupoloso, nero su bianco. Come mai? So che l’Associazione in Difesa dei Consumatori Sportivi vuol ricorrere al Garante per denunciare questa violazione dei diritti. E FederSupporter ha fatto lo stesso per la questione dell’autocertificazione nell’atto di richiesta della card: vuole da FIGC e Lega Calcio una moratoria per non far passare migliaia di nominativi al vaglio della black list delle Questure, con quello che ne seguirebbe come appesantimento burocratico e svilimento dell’efficienza della pubblica amministrazione. Altrimenti l’autocertificazione a che serve? Va bene per avere un certificato di nascita dal mio comune ma non va bene per andare allo stadio?

Viviamo in una società dedita al controllo, alle mistificazioni e ai guadagni dei più, crede che prima o poi possa esserci una tessera anche per andare al cinema o… semplicemente per uscire di casa?

Dipende dai numeri, dai fatturati e dai trust, cioè dai blocchi di interesse economico e finanziario che si creano intorno ad un determinato fenomeno sociale. Dico per ridere e sdrammatizzare: se qualcuno brevettasse l’aria che respiriamo ogni istante, state certi che nascerebbe un mercato vergine per vendere l’aria a milioni di abitanti/clienti su tutto il pianeta! Oggi tutto è in vendita, anche pezzi di luna! Dagli anni ’80 in poi, il calcio è diventato preda di politiche capitalistiche sfrenate. Si è partiti con gli sponsor sulle maglie, poi con le multinazionali e con l’avvento delle pay-tv c’è stata un’accelerata improvvisa: l’ingresso delle banche nel ‘segmento tifosi’ credo sia nient’altro che il proseguo di questa strategia apolide consumeristica che sta traghettando la figura del tifoso semplice e spontaneo in quella di consumatore di servizi e prodotti. E’ uno stravolgimento dell’anima, uno smacco alla passione genuina e all’estemporaneità di chi sin da ragazzino soffriva per i colori della propria amata squadra. Domani tutto sarà prevedibile, tutto tracciabile, controllabile. Nulla avverrà più per caso. Mi torna alla memoria il periodo tra la fine del ‘700 e l’800, quello della lotta sulla visione del mondo che portò allo scontro illuministi e romantici. Oggi siamo arrivati alla tecnocrazia, alla sperimentazione di innovativi strumenti di controllo di massa. I tifosi delle curve si contrappongono a questo disegno con l’innato naturalismo delle espressioni aggregative libere e non condizionate…

Secondo lei, entrerà in vigore puntuale con l’inizio del campionato 2010/2011?

Non so, forse si, forse no. Già abbiamo assistito a 2 precedenti slittamenti. Non c’è 2 senza 3! Scherzi a parte… sono sicuro di una cosa: sin dalla prima di campionato ci saranno grosse anomalie e molte disparità in Italia. In questi giorni il Ministro Maroni ha mandato un segnale preciso ai club inadempienti: “Chi è senza tessera del tifoso, ne pagherà le conseguenze!” Beh… guardiamo proprio alle conseguenze, cioè alle spese: la gran parte degli stadi sono comunali. Molti Comuni hanno le casse prosciugate e i conti in rosso. Non sanno come far fronte alle spese per comprare tornelli, i lettori contactless per vagliare i micro-chip a RFID e nemmeno sono stati costruiti i tanto sbandierati varchi di accesso privilegiati. Su 132 società tra A, B e Lega Pro, ad oggi almeno il 75-80% non ha ancora la tessera del tifoso. E molti stadi non sono a norma. Quindi? Come la mettiamo? A meno di un clamoroso miracolo all’italiana nei mesi feriali di luglio e agosto, immagino ad esempio i tifosi di Milan e Varese che avranno le loro tessere del tifoso e quelli di Bari e Rimini che saranno senza… Staremo a vedere. Aveva ragione Franco Battiato: “Povera Patria…”

Note:

[1]
http://fabiopolese.splinder.com/post/21520133/la-tessera-del-tifoso-e-le-banche da Free Press Perugia, 17 Ottobre 2009 e http://fabiopolese.splinder.com/post/21352894/perche-bisogna-dire-no-alla-tessera-del-tifoso
da Rinascita 26-27 Settembre 2009.

[2] Maurizio Martucci, 11 Novembre 2007, l’uccisione di Gabriele Sandri una giornata buia della Repubblica, Roma, Sovera Multimedia, 2008, Maurizio Martucci, Cuore tifoso. Roma-Lazio 1979, Un razzo ha distrutto la mia famiglia, Gabriele Paparelli racconta, Roma, Sovera Multimedia, 2009, Maurizio Martucci, Cuori Tifosi. Quando il calcio uccide, i morti dimenticati degli stadi italiani, Milano, Sperling & Kupfer, 2010, Maurizio Martucci, Football Story. Musei e mostre del calcio nel mondo, Firenze, Edizioni Nerbini, 2010.

venerdì 2 luglio 2010

Buscaroli: un fascista tardivo.


Lei ha dichiarato di essere diventato fascista nonostante il Duce e dopo il fascismo?
Mi fecero diventare fascista a furia di calci e di botte, dopo la guerra, quando avevo tredici anni.
Guardi io non mi inginocchio di fronte al Nazareno, ma sulla tomba del sergente maggiore Guido Minardi, ogni venticinque maggio.
Fu un assassinio avvenuto a tradimento, lo stesso giorno della morte di Mussolini; nella terminologia ufficiale si chiama la fine della guerra e l’inizio della Liberazione, quando cioè i vinti avrebbero dovuto avere salva la vita.
Il fatto fondamentale è che invece non c’è nella storia una separazione tra l’una e l’altra. Come sono da considerarsi i massacri e le atrocità nei confronti del vinto? Vergogne che ancora si ripetono e che vengono proclamate azioni di guerra, come ancora l’anno scorso ha deciso la corte d’appello di Firenze nel caso Gentile.
Questo libro vuole respingere la legittimità di proclamare non punibili azioni di guerra quelli che sono stati assassinii e lo restano.
Quando La Russa ha dichiarato che oggi stiamo arrivando alla condivisione, che vuol dire l’identificazione di un popolo in una sola versione, mi sono detto che bisognava rifare tutto, che occorreva spiegare agli italiani che la dignità e l’onestà nazionale non si conciliano con la legislazione attuale.
Poiché questa Costituzione nasce dalla resistenza?
Certo! Noi siamo un popolo che cerca di dimenticare non un morto o due di un terrorismo, figlio legittimo di tutte le Armate Rosse. Parliamo di decine di migliaia di morti non conteggiati, che non fanno parte delle statistiche, che non entrano nell’elenco dei caduti della Repubblica Sociale; mancano all’appello almeno cinquanta mila caduti, miratamente cancellati.
Come si fa a rovesciare questa ingiustizia?
Appunto,come si fa? Ho scritto Dalla parte dei vinti per far nascere negli italiani la vergogna di se stessi. A me non interessa colpire Mussolini, che decise di entrare in guerra; a parte il fatto che il re Vittorio Emanuele II secondo fremeva perché l’Italia entrasse in guerra, vedeva la Germania vincere e Mussolini gli appariva un esitante imbecille. Non può una Repubblica adagiarsi sul letto sciagurato e insultato di migliaia e migliaia di morti senza appello.
Certamente la Repubblica francese è molto peggio della nostra: usa come inno la Marsigliese, che è un inno criminale.
Non si possono educare le generazioni dimenticando; eppure tutti contano sulla dimenticanza di misfatti che il passare del tempo insabbia.
Questo non è un libro di memorie, ma della memoria?
E’ da consegnare ai giovani italiani perché imparino l’onore e la dignità militare che i partigiani non hanno mai avuto e mai saputo. Si dovrebbe recuperare questo senso dell’onore nazionale che non c’è e mi permetto di richiamare il presidente della Repubblica - già noto per le sue tenerezze di Budapest - dichiarando che la dignità e l’onore dell’Italia non sono soltanto dei terroristi, ma di tutta quella gente trattata da ignota. Non ha senso civile una Repubblica che nasca da una montagna di morti di cui la legge dice che sono stati assassinati giustamente.
Non ha quindi senso parlare di unità d’Italia?
Esattamente, e come si potrebbe mai quando non si riconosce ai vinti l’aver subito la delinquenza perfida, patologica, abnorme che noi stiamo vivendo sulla nostra memoria, che è figlia del sadismo e dell’arte di far male propri alla resistenza? Non c’è mai stato un momento leale di riconciliazione perché non c’è mai stato un momento di riconoscimento. Il nostro tricolore è la brutta copia di quella schifezza che è il tricolore francese.
La ricostruzione economica dell’Europa ha significato la sua demolizione spirituale?
La decadenza spirituale è stata quasi unicamente un influsso americano. Ma non bisogna parlare troppo d’Europa: è un’invenzione postuma degli intellettuali per la quale mai nessuno ha agito in suo nome; è stata una speranza, un’invocazione perduta.
Essa ha sempre fatto la guerra con se stessa, non ha mai avuto un’anima sola, o meglio ha avuto un’anima falsa, il Cristianesimo. L’Europa. Questa è l’Europa: Carlo Magno, Napoleone e Hitler; sono le tre volte nella storia in cui le forze militari si sono convogliate verso uno scopo. Oppure è una realtà geografica.
Lei crede che la nostra storia, così com’è stata e non per come la raccontano, finirà mai in maniera credibile sui testi scolastici?
Mai, perché non avremo mai un popolo né una classe dirigente. Tutto ciò che siamo è destinato a esaurirsi entro breve. Nelle scuole ci vorrebbero duecento tipi come me che combattessero questa battaglia tutti i giorni, avendo a disposizione gli strumenti che io non ho mai avuto. Ma non vale la pena per questi italiani.
E poi queste cose non si pensa di farle a quarant’anni quando avresti l’energia, ma a settanta, quando si acquista la maturità della visione, che vuol dire riuscire ad accettare o a scartare un problema in due ore invece che in due anni.
Un uomo è maturo quando si mette di fronte a un sì o a un no. E’ il tempo che passa che guida le nostre vita, null’altro. I giovani, compresi i più valenti, non sentono più questa esigenza di scavare e di mettere in luce. Certo, bisognerebbe ricominciare e rifare, ma poi da dove? Tutto quello che resta in Italia resta al macero, questo è il destino che gli spetta.
Dipende dal carattere degli Italiani, immagino
Gli Italiani non sono capaci di mantenere un proposito, di studiarlo, di definirlo. Mussolini per primo, insieme ai suoi collaboratori, che - esclusi pochissimi - erano come la classe dirigente che ci ritroviamo oggi, anche se un po’ più educata, usava ancora, ai tempi.
Il grande ministro Bottai non spese una parola contro le leggi razziali e né Marconi né D’annunzio ebbero la presenza e l’onesta di dire al duce che stava facendo una follia.
Nessuno dei capi fascisti ebbe il coraggio di indicare o di deviare Mussolini. Così è la razza. L’Italia non è neanche un’ambizione di poeti, ma di letterati. Massimo d’Azeglio sapeva bene cosa volesse dire fare gli italiani, cioè fare l’educazione, le buone maniere, l’onestà, il coraggio, la disciplina.
Nessuno ha fatto gli Italiani; Mussolini ci ha provato, ma si stufava, cambiava oggetto, cambiava uomini giungendo a un nulla di fatto.
I moderati sono peggiori però degli estremisti?
(Prende carta e penna e scrive - secondo un’equazione filosofica - moderazione = avere paura di tutto)
Il moderato si mette sempre nelle condizioni di non dover mai compromettere la pelle. E’ colui che non vuole offendere l’educazione degli altri, che non vuole cambiare la cultura e che quindi resta a mezzo in tutto e non è nulla.
La paura lo fa scappare e quando non può allora cambia le proprie affermazioni e posizioni. I moderati sono gli artisti dell’arte di corrompere le proprie parole e, per confermarle di non averle mai dette, smettono di pensarle. Sono terribili!


Di Fiorenza Licitra, www.rinascita.eu