domenica 13 febbraio 2011

SOSTENIAMO LA FREEDOM FLOTILLA 2



"Aiutateci ad allestire la nave italiana "Stefano Chiarini",  

che in primavera salperà per Gaza con il resto della flotta internazionale":


Dal sito della Coalizione italiana della Freedom Flotilla 2 - www.freedomflotilla.it.


Come sostenere la nave italiana:


donazioni


 - direttamente agli attivisti in occasione delle iniziative sul territorio  


- con carta di credito dal sito www.freedomflotilla.it


- Conto Corrente Postale intestato a:


Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese, 


numero 22246169


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ABSPP ONLUS,  Banca Popolare EticaIBAN: IT92N0501801400000000131000


coordinate dall'Estero (from abroad): 


intestato a: IBAN: IT92N0501801400000000131000


Il codice SWIFT: CCRTIT2T84A



ABSPP Onlus, via Bolzaneto, 19/1 - 16162 - Genova, Italia



Le vostre donazioni ci aiutano a:


- acquistare la nave


- noleggiare un equipaggio


- trasportare attivisti per i diritti umani a Gaza


- restituire dignità a Gaza e ad aiutarla a ricostruirla


Adesioni


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Comitati territoriali


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lunedì 7 febbraio 2011

Esodo e Foibe: le memorie e i silenzi. A Perugia un interessante incontro il 10 febbraio.


(ASI) Il 10 Febbraio, data nella quale in Italia si celebra il “Giorno del Ricordo”, solennità civile istituita nel 2004 per ricordare la memoria delle vittime delle Foibe, a Perugia ci sarà un interessante convegno promosso dal Comitato 10 Febbraio, dal Comune di Perugia e dall’Ufficio Scolastico Regionale per l’Umbria. L’inizio dell’incontro è fissato per le ore 10.00 nella prestigiosa Sala dei Notari di Palazzo dei Priori. La manifestazione sarà aperta con i saluti del Vice Sindaco di Perugia Nilo Arcudi, da Maria Letizia Melina, Direttore Generale Ufficio Scolastico Regionale dell’Umbria e dall’Avv. Raffaella Rinaldi del Comitato 10 Febbraio di Perugia. Seguirà poi la proiezione di un filmato che ripercorrerà la tragedia delle Foibe e dell’esodo Giuliano-Dalmata. Le Foibe, cavità naturali presenti in Istria e sul Carso, sono diventate il simbolo delle sofferenze patite dagli Italiani in quelle terre martoriate; all’interno di esse venivano gettati i nostri connazionali, nell’attuazione della politica genocida messa in atto dai partigiani di Tito e volta a sradicare ogni identità Italiana dalle terre che sarebbero dovute diventare parte della nascente Federazione Jugoslava. Alla tavola rotonda parteciperà anche Gianni Stelli della Società Studi Fiumani di Roma, Franco Papetti dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia, l’esule fiumano Livio Zupicich e il giornalista e saggista Valentino Quintana. Parteciperanno all’evento gli studenti delle scuole medie inferiori e superiori della città. Un’altra interessante iniziativa, firmata da Lotta Studentesca Perugia, emanazione del movimento politico Forza Nuova, si svolgerà nelle scuole superiori dell’IPSIA ad Olmo e all’ITIS a Piscille da lunedì 7 a giovedì 10 febbraio. Il movimento giovanile ha organizzato una mostra fotografica sulle Foibe, per ricordare le vittime italiane barbaramente uccise, aperta a tutti gli studenti dei due istituti.



www.agenziastampaitalia.it


Elisa Benedetti vittima della società moderna.


Questa società ha creato un nichilismo sfrenato che porta i giovani d’oggi ad autodistruggersi per cercare una finta libertà.



La vicenda di Elisa Benedetti è ormai nota a tutti, il tam-tam di notizie – vere o presunte – sulla morte della venticinquenne di Città di Castello, hanno di nuovo portato sotto i riflettori il capoluogo umbro. Torna di moda la Perugia dello sballo e del divertimento sfrenato, tanto che, alcuni giornali, la paragonano alla “Disneyland della droga” e, in una delle ultime puntate della conosciuta trasmissione televisiva Porta a Porta, viene discusso il caso con una foto di sfondo che raffigura una montagna di ecstasy. Era successo così anche per il triste caso della studentessa inglese Meredith Kercher, morta nel novembre del 2007 con processi, ricostruzioni, libri e fiction degne di uno show mediatico interminabile. Le due storie – purtroppo – non sono le scene di un film “made in Hollywoodcon tanto di effetti speciali ma sono reali; si ambientano in una Perugia che ospita più di quarantamila studenti e si divide in poche vie del centro cittadino con poche strutture che diano una vera possibilità ai giovani d’oggi di costruirsi invece che auto-distruggersi. E mentre i media massificati descrivono la nostra città come pietra dello scandalo, un’altra giovane vita è stata spezzata per sempre in uno scenario – non solo perugino – tristemente devastato. Il Sindaco di Perugia Wladimiro Boccali ha recentemente dichiarato: “Che la droga a Perugia sia un problema è scontato. E’ uno dei punti principali, la lotta allo spaccio, su cui si fonda il Patto per la sicurezza che da alcuni anni la città ha stretto con lo Stato. – e ha continuato – C’è un’altra tesi. Il mercato c’è perché c’è la domanda. Ma perché c’è la domanda? E’ tanto doloroso ed impegnativo cercare di scavare nel fondo, magari per la paura di trovare una risposta? Le nostre famiglie, lo sanno come i ragazzi vivono le loro serate di sabato?  Hanno mai fatto un giro nei locali in cui vanno, e non trovano nulla di strano se tornano a casa all’alba e poco “normali”? E nelle aule delle scuole, dove i ragazzi vivono tanta parte della giornata, davvero non si ha sentore di tante crisi che vengono nascoste nelle case? Perché a distanza di poco tempo due adolescenti cadono da una finestra? E davvero, cari narratori della Perugia noir, pensate che il disagio dei giovani e dei ragazzi sia un fenomeno che possa circoscriversi tra le mura etrusche o medievali di Perugia, e non sia un fenomeno con cui tutti, drammaticamente, dovremmo fare i conti?”. Tralasciando che una cosa esiste perché c’è un mercato ricco e sempre maggiormente richiesto – lo sanno anche i muri! -, il secondo punto delle dichiarazioni del Sindaco perugino merita un’attenta analisi. E’ vero, la famiglia e la scuola dovrebbero educare i nostri figli, ma è altrettanto vero che lo Stato e le istituzioni dovrebbero quantomeno dare delle prospettive concrete al nostro futuro. Viviamo in una società moderna che ha praticamente distrutto anche il vero significato della famiglia tradizionale; impossibilitata, soprattutto per motivi di tempo, ad esternare qualsiasi tipo di emozioni e tantomeno a dedicarsi  per educare, parlare e confrontarsi con i propri figli. Questa società ha, inoltre, creato un nichilismo sfrenato che porta i giovani d’oggi ad autodistruggersi per cercare una finta libertà che possa colmare il vuoto di una vita costruita ad hoc solo per il consumismo incontrollato. I giovani, apatici e poco motivati a trasformare le malattie in autentiche medicine naturali, cercano di evadere da una realtà triste e deformata, credendo che lo sballo possa farli uscire dalla quotidianità. Una quotidianità che non ha futuro, con poche possibilità lavorative e molte incertezze sociali. E’ proprio da questa falsa libertà che bisogna iniziare a mettere le fondamenta per una vera lotta alla decadenza. Ma la strada per i più alti desideri passa spesso per l’indesiderabile… Intanto – mentre aspettiamo – proviamo ad avere carattere e smettiamo di riempirci la bocca con quello che ha o non ha fatto la povera Elisa Benedetti, figlia e vittima di questa società in cancrena.



http://www.ilsitodiperugia.it/content/589-elisa-benedetti-vittima-della-societ%C3%A0-moderna


giovedì 3 febbraio 2011

Bretton Woods Nr. 2? No, grazie


Le bolle debitorie stanno dimostrando la colossale truffa che si annida e si realizza con un’emissione monetaria delegata a quegli istituti d’emissione privati definiti dai Signori del denaro “banche centrali”. Per correre ai ripari e mantenere ben strette le proprie rendite da usura, questi signori stanno ora cercando di propinare un qualche correttivo, adombrando il cosiddetto “ritorno all’oro”: in qualche modo una riesumazione dei famosi patti di Bretton Woods - imposti al mondo dai vincitori della seconda guerra mondiale - e comunque mantenendo inalterate le prerogative delle banche di emissione, diventate ormai il centro di potere sovrano sulle economie dell’Occidente e oltre. Un pannicello caldo. Come nota in un suo recente commento Savino Frigiola, la riproposizione di un sistema di parità fisse ancorate all’oro non frenerebbe certo l’incontrollata emissione delle banconote - parliamo soprattutto del dollaro - o dei certificati valutari speculativi. Lo dimostrano i conti ex post della stessa Federal Reserve - la banca (privata) di emissione Usa - che risulta aver stampato ed emesso dollari pari a ben nove volte le riserve di oro possedute. Quello che è certo è che il clan delle “banche di emissione” continuerebbe ad impadronirsi dei tassi primarii di sconto (il signoraggio) e quindi a fabbricare il solito accelerato debito degli Stati nazionali, proprio quello che attualmente strangola, con effetto domino, gran parte delle economie occidentali. Di qui il nostro nuovo appello a chi si trova al timone della politica italiana ed europea: lo Stato deve tornare virtuosamente a battere moneta in proprio, ottenendo di conseguenza l’equilibrio tra emissione monetaria e capacità dei cittadini di produrre ricchezza.  Il “signoraggio sovrano” -  trattenuto cioè dallo Stato nazionale e non dai privati, le nove banche d’affari in cima alla piramide dell’usura internazionale -  diventa così lo strumento principe per eliminare l’indebitamento della nazione e per realizzare il rilancio dell’economia e del lavoro. Spezzate le catene di una vita sottomessa al sistema monetario liberista ogni cittadino sarà dunque messo in grado di operare, con un nuovo contratto sociale, per il proprio benessere e nell’interesse di tutti.



http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=6275


Irlanda: corteo in ricordo della Bloody Sunday.






(ASI) Domenica scorsa un lungo corteo di migliaia di persone ha percorso le strade di Derry per commemorare, come da trantanove anni a questa parte, i quattordici morti della Bloody Sunday. Tuttavia, non senza aver prima provocato vespai di polemiche e pareri contrastanti tra gli stessi familiari delle vittime, questa potrebbe essere stata l’ultima volta. Nel giugno scorso è finalmente giunto il tanto atteso mea culpa del governo britannico. Il Primo Ministro del Regno Unito Cameron, nell’atto di presentare le conclusioni del rapporto a firma di Lord Saville, ha condannato senza alcuna giustificazione la condotta tenuta in quella occasione dai parà inglesi. Questo gesto è stato ritenuto sufficiente, da parte della gran parte degli organizzatori della marcia (Sinn Féin su tutti), per concludere la campagna di sensibilizzazione intorno a quella efferata operazione militare. Alla testa del corteo ha campeggiato, infatti, uno striscione arrecante l’eloquente scritta “vindicated” (vendicati), con chiaro riferimento ai quattordici manifestanti rimasti uccisi il 30 gennaio 1972.

L’ammissione di colpa britannica potrebbe aver aperto una breccia di speranza nei cuori di altre famiglie che reclamano giustizia dal governo di Londra. Al termine della marcia snodatasi per le vie di Derry, durante il consueto raduno di fine corteo a Guidhall Square (proprio laddove i parà britannici aprirono il fuoco), è avvenuto un ideale passaggio di testimone tra i familiari delle vittime del Bloody Sunday ed i familiari delle vittime di un’altra strage firmata dalla union jack ai danni di repubblicani: quella di Ballymurphy. Nell’omonima zona di West Belfast, nell’agosto 1971, l’esercito britannico fece irruzione ed uccise, nell’arco di tre giorni, undici civili solo per esser stati sospettati, ad arbitraria discrezione delle autorità britanniche, di appartenere a gruppi paramilitari. Oggi, dopo la pubblicazione del rapporto Saville, la speranza per i loro cari torna ad accendersi. Essi erano presenti con il loro striscione “Ballymurphy massacre” ed hanno voluto far sentire la propria voce. Dal palco, una portavoce dei familiari delle vittime del massacro di Ballymurphy ha preso la parola per rivendicare il valore della ricerca di verità e per sostenere che un processo pubblico è il “debito” che le autorità sono in dovere di pagare a coloro che sono stati uccisi dalla violenza di Stato. Ricordiamo che già nei mesi scorsi l’associazione dei familiari delle vittime si è mossa per chiedere un comitato d’indagine indipendente sui fatti di Ballymurphy, sostenuta in questo senso dalla Chiesa cattolica. Tra le undici vittime del massacro, il sacerdote Hugh Mullan. La Chiesa sta conducendo da anni delle ricerche su quei fatti che attesterebbero che gli omicidi non erano giustificati. Parte di queste ricerche sono state raccolte l’estate scorsa in un documento e consegnate ai parenti delle vittime, così da rappresentare un concreto sostegno nella ricerca di verità.

Da Derry a Ballymurphy, dunque. Lo sforzo dei repubblicani cambia luogo d’attenzione ma non obiettivo: rendere giustizia alle vittime del dominio britannico. A decenni di distanza da quei fatti - due di una lunga serie - che macchiarono la terra d’Irlanda di sangue cattolico, la battaglia per la verità prosegue lenta ma imperterrita. Come una goccia che scava la roccia.



Di Federico Cenci,

http://www.agenziastampaitalia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1967:black-sunday-a-ballymurphy&catid=3:politica-estera&Itemid=35


Berto Ricci: l'uomo, il romantico, l'esempio.


(ASI) Sono oggi settanta gli anni che ci separano dall’addio ad uno degli ultimi testimoni di un’epoca in cui il pensiero assumeva connotati rivoluzionari e si tramutava in azione. Settant’anni che sembrano sette secoli, tanta è la distanza che separa questi tempi di stagnazione al periodo di fermento che va dagli inizi del secolo XX alla fine della II guerra mondiale. Moriva il 2 febbraio 1941, appena trentaseienne, Berto Ricci, professore di matematica famoso non per i suoi titoli accademici bensì per il contributo filosofico e pratico che rese al fascismo. Una vita breve, consumata dalla passione ineluttabile come accade a molti poeti e mai adagiata su posizioni di comodo. Il fiorentino Berto Ricci, che fa del piglio polemico tipicamente toscano la propria caratteristica, benché già laureatosi a ventuno anni in matematica nutre un profondo interesse verso la lettura dei grandi classici. In filosofia l’inclinazione alle teorie antipositiviste di Sorel lo fa propendere su posizioni anarchiche. Nel 1927, esordendo come “asciutto e tagliente” scrittore (così come lo definì il suo amico Indro Montanelli) sul “Selvaggio” di Mino Maccari, si avvicina al fascismo nel quale vede l’unico antidoto serio ed efficace contro quelli che lui stesso definiva i babbuini, i fiaschi vuoti, i palloni gonfiati, coloro che stanno sempre alla finestra, pronti a salire sul carro dei vincitori al momento opportuno. Per dirla in una parola, contro quella categoria che Ricci disprezzava più d’ogni altra cosa: la borghesia. Nell’anno 1931 egli fonda la rivista “L’Universale”. E’ su queste pagine che decide di farsi acceso promotore di una classe intellettuale che rifiuti le sterili discussioni da salotto tramutando in scontro frontale l’avversione che il fascismo deve assumere al cospetto di marxismo, capitalismo e borghesia. Tuttavia il PNF non è pronto per accogliere l’istanza intransigente del giovane e vivace Ricci: la schiettezza e l’impronta battagliera gli procurano più inimicizie che consensi in seno ai vertici del regime. Addirittura alcuni numeri della rivista vengono sequestrati e per un certo periodo Ricci viene sospeso dal partito. Gli ostacoli non lo spaventano affatto, tanto che è solo nel 1935 che “L’Universale” sospende le pubblicazioni. In quell’anno inizia la guerra d’Etiopia e per Ricci “non è più tempo di carta stampata”, ma di partire volontario al fronte come soldato semplice nella divisione “23 marzo”. L’umiltà lo contraddistingue a tal punto da fare ignorare ai suoi commilitoni il fatto che l’audace e generosa Camicia Nera Berto Ricci sia un professore di matematica. Tornato dall’esperienza bellica, si dedica alla professione d’insegnante e, dopo qualche tempo, riceve una cattedra a Prato. L’impegno professionale non gli preclude il lavoro letterario, nel tentativo di dare al fascismo un contributo di radicalità che scuota dal torpore in cui riversano diversi settori del regime e che rischiano di contaminare la gioventù italiana. La lotta ”agl’inglesi di fuori” di cui si fa interprete Mussolini la sposa con estrema convinzione ma, coerente con la sua visione marcatamente sociale del fascismo, non dà minor peso alla lotta “agl’inglesi di dentro”, con chiaro riferimento ai borghesi italiani che proliferano a quei tempi, malgrado in Italia il fascismo si stia affermando come un regime votato ad applicare le prime vere riforme sociali del secolo. Del resto, lui stesso scrive: “…finché il principal criterio nello stabilire la gerarchia sociale degli individui sarà il denaro o l’apparenza del denaro, secondo l’uso delle società nate dalla rivoluzione borghese, delle società mercantili, apolitiche ed antiguerriere; potremo dire e ripetere che c’è molto da fare per il Fascismo”. Nel 1940 partecipa al primo convegno della Scuola di Mistica Fascista sostenendone proprio l’utilità quale espressione di “dinamica unità sociale”. Allo scoppio della II guerra mondiale, Ricci fa di tutto per farsi mandare volontario al fronte, sebbene sia sposato ed abbia due figli. Trova la morte, appunto, il 2 febbraio ’41 in Libia, a Bir Gambula, ove è falcidiato dagli spari provenienti da due aerei britannici.

Nella lettera che invia ai familiari dal fronte libico scrive “Ai due ragazzi (i figli, ndr) penso sempre con orgoglio ed entusiasmo. Siamo qui anche per loro, perché questi piccini vivano in un mondo meno ladro; e perché la sia finita con gl’inglesi e coi loro degni fratelli d’oltremare, ma anche con qualche inglese d’Italia”. Oggi, tempi in cui il capitalismo si è ormai consolidato in tutte le sue forme più acute e deleterie, la figura di Berto Ricci sembra davvero la testimonianza di sette secoli fa, non di settanta anni.



Di Federico Cenci,

http://www.agenziastampaitalia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1960:berto-ricci-luomo-lidealista-lesempio&catid=40:cultura&Itemid=127