lunedì 14 marzo 2011

Belfast: scontri tra nazionalisti e lealisti.






Sale di nuovo la tensione in Irlanda del Nord: razzi e molotov negli scontri tra nazionalisti e lealisti. Le violenze hanno avuto luogo nell’area di Lower Newtownards Road attorno alle 22 ora locale, dopo che per la seconda volta in una settimana era stata danneggiata con vernice rossa, bianca e blu la facciata della chiesa cattolica di San Matteo a Belfast.

La calma è stata riportata nella tarda serata dall’intervento delle forze di polizia (Police Service of Northern Ireland - Pnsi) e di alcuni membri della comunità locale, che si sono adoperati per fermare i dimostranti. Un rappresentante del Sinn Fein, Niall O’Donnghaile, in linea con quanto deciso negli ultimi anni dal suo partito favorevole ad accordi con gli occupanti britannici, ha dichiarato che è giunta l’ora che questi incidenti vengano fermati. “L’onere rimane a carico dei genitori dei giovani coinvolti, ma anche della Psni che ha bisogno di riprendere il controllo della situazione. Fino a poco tempo fa la Psni era stata in grado – con risorse limitate – di prevenire ogni focolaio di disordini, così hanno bisogno di rivalutare e stimare” i pericoli, ha proseguito O’Donnghaile. Gli ha fatto eco il rappresentante del Partito socialdemocratico e laburista (Sdlp), Seamas de Faoite, che ha definito l’attacco contro la chiesa come “estremamente deludente”, denunciando la rabbia dei cattolici per il vandalismo dei lealisti. Tensioni che sono esplose per le continue violazioni dei lealisti contro la comunità cattolica, dalle parate che rievocano ogni anno la sconfitta dei cattolici da parte dei protestanti britannici, fino ai recenti atti vandalici contro i siti culturali e religiosi dei nazionalisti irlandesi. Stanchi per le ripetute provocazioni e vessazioni i giovani nazionalisti di Belfast hanno sfogato ancora una volta la loro rabbia scontrandosi con i loro avversari di sempre. I protestanti sono avvertiti, la battaglia per l’indipendenza nazionale continua.



Di Andrea Perrone, www.rinascita.eu


venerdì 11 marzo 2011

Afghanistan. Ancora morti civili per la Nato.


Altri “errori” fatali per le forze Isaf in Afghanistan, dopo che proprio la scorsa settimana il presidente afgano Hamid Karzai si era scagliato duramente contro le truppe internazionali per le troppe vittime civili durante le loro operazioni. Ieri, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Pajhwok, un alto ufficiale della polizia afghana ha denunciato che un reparto della forza internazionale ha causato la morte di una donna e il ferimento di un’altra in una operazione contro gli insorti nella provincia settentrionale di Kunduz. “Soldati tedeschi di pattuglia nell’area di Durman del distretto di Chardarah – ha detto il capo della polizia del distretto, Gulam Mahidin – hanno aperto il fuoco e di conseguenza una donna afgana è stata uccisa e un’altra ferita”. La donna uccisa, ha spiegato, è stata raggiunta da un proiettile mentre si trovava all’interno della sua casa, mentre quella ferita si trovava all’esterno. Mahidin ha riferito che i soldati si sono giustificati dicendo di aver risposto a dei colpi d’arma da fuoco. “Ma secondo le nostre informazioni – ha aggiunto – non vi sono stati colpi e i soldati si sono sbagliati”. L’Isaf, da parte sua, ha negato l’uccisione di civili e ha fatto sapere che aprirà un’inchiesta. Ma a fare le spese degli “errori” Nato è stato anche un cugino dello stesso presidente Karzai, che sarebbe rimasto ucciso durante un raid notturno in una casa nella provincia di Kandahar. Secondo quanto affermato ieri dal presidente del consiglio provinciale e fratellastro del capo dello Stato, Ahmad Wali Karzai, il cugino, Haji Yar Mohammed Khan, sarebbe stato ucciso “per errore” dalle truppe speciali statunitensi, arrivate in elicottero, durante un’operazione nel distretto di Dand.



Di Ferdinando Calda, www.rinascita.eu


mercoledì 9 marzo 2011

I neri e i rossi


I neri e i rossi

Tentativi di conciliazione tra fascisti e socialisti nella Repubblica di Mussolini



di Stefano Fabei



MURSIA Edizioni



Pagine: 478

Codice: 14252

EAN 978-88-425-4745-7

Collana: Testimonianze fra cronaca e storia - 1939-1945: Seconda guerra mondiale



«Poiché la successione è aperta in conseguenza dell’invasione angloamericana, Mussolini desidera consegnare la Repubblica Sociale ai repubblicani e non ai monarchici, la socializzazione e tutto il resto ai socialisti e non ai borghesi.»



Questa la proposta che il Duce, il 22 aprile 1945, compiendo la sua ultima manovra politica, consegna al giornalista antifascista Carlo Silvestri, convocato in prefettura a Milano, perché la recapiti all’esecutivo del PSIUP. È l’invito del dittatore al Partito socialista, con l’accordo del Partito d’azione e il tacito consenso del PCI, a prendere in consegna la città di Milano e a mantenere l’ordine pubblico, per cui mette addirittura a disposizione reparti della RSI.

Deve essere questo lo sbocco dell’operazione «ponte» che Mussolini ha messo in atto da alcuni mesi con la collaborazione di Silvestri, di Edmondo Cione e in cui coinvolge il comandante delle formazioni partigiane socialiste «Matteotti» Corrado Bonfantini. Ma l’intransigenza di Lelio Basso e, soprattutto, di Sandro Pertini fanno fallire questo progetto a cui molti, da entrambe le parti, hanno guardato con opportunismo ma anche con sincera buona fede.



L'Autore



Stefano Fabei, nato a Passignano sul Trasimeno nel 1960, laureato in Lettere moderne, insegna a Perugia. Suoi saggi sono apparsi su «Studi Piacentini» e «Treccani Scuola». Collabora a «I sentieri della ricerca», «Eurasia» e «Nuova Storia Contemporanea». Tra le sue opere recenti: I cetnici nella Seconda guerra mondiale (2006), Carmelo Borg Pisani. Eroe o traditore? (2007). Con Mursia ha pubblicato Il fascio, la svastica e la mezzaluna (2002) tradotto in Francia nel 2005, Una vita per la Palestina. Storia del Gran Mufti di Gerusalemme (2003), Mussolini e la resistenza palestinese (2005), La «legione straniera» di Mussolini (2008) e Operazione Barbarossa (2010).


martedì 8 marzo 2011

Gli Spagnoli rimettono la Pesetas in commercio.


Gli Spagnoli hanno capito che con l’EURO faranno la fame e andranno sempre più in fondo al burrone di debiti, nella città di Mugardos a nord della Spagna, i commercianti hanno deciso di accettare la loro vecchia moneta come mezzo di pagamento, più di 60 commercianti si son messi d’accordo dopo un po’ di scetticismo e si sono dati da fare, la gente ha capito che è l’ora di rompere gli argini e di protestare contro la Politica di Brussel che in cosi poco tempo ha messo in ginocchio la loro economia, dal Turismo all’agricoltura, molti cittadini spagnoli hanno conservato una grande quantità della loro vecchia moneta e adesso la spendono comprando a basso prezzo quello che con l’Euro era diventato quasi un sogno comprare.

Anche da altre città distanti da Mugardos le persone si affrettano a fare compere risparmiando un bel gruzzolo di quattrini, nonostante i Km che devono fare per arrivare in quella città, ufficialmente la Pesetas è stata valutata al cambio con l’Euro: 166386 = 1 Euro, ciò ha portato in poco tempo un aumento raddoppiato dei prezzi nonostante le paghe sono state dimezzate in Euro, per 10.000 Pesetas si comprano oggetti e altro fabbisogno come ai vecchi tempi prima ancora che venisse introdotto l’Euro.

In Spagna l’euro fu introdotto nel 2002, ai cittadini venne detto che avevano tre mesi di tempo per cambiare la valuta da Pesetas a Euri, ma era una bugia, come accordato per tutti i paesi facenti parte alla UE si aveva tempo fino al 2010 di usare la moneta Nazionale, dopodiché doveva sparire, la stessa cosa fu fatta anche in Italia, la disinformazione regnò e regna ancora, tanto è vero che solo dopo pochi mesi dall’entrata dell’Euro da noi ..la Lira scomparse definitivamente, chi furono questi delinquenti che misero disinformazione? ..chi se non altro i lecca fondelli dei Media Nostrani al servizio dei loro bastonatori.....



Anche in Germania ci sono alcune città nella EX DDR che stanno usando il Marco come mezzo di pagamento (ci sono ancora 13 Miliardi di Marchi in giro), già l’anno scorso il Governo Tedesco aveva fatto reintrodurre il Marco in tutte le Casse dei negozi, ancora oggi è possibile leggere negli scontrini la Valuta Marco II, ciò lascia supporre che il governo tedesco ha fatto stampare Miliardi di Marchi della seconda generazione, confermando la notizia che da mesi circola su molti Media alternativi, si suppone che l’Euro è già alla fine del suo corso a causa della mal gestione della Banca Centrale Europea e dal prossimo fallimento del Parlamento UE, ..meglio cosi.. almeno tutta questa “sciolta” che si era trasformata in esseri umani possa ritornare nella fogna da dove è sgorgata.



Speriamo che ci siano più Stati nella UE che prendano queste iniziative e uscire pure dalla NATO.



Di Corrado Belli, http://ariachetira.blogspot.com/2011/03/gli-spagnoli-rimettono-la-pesetas-in.html


Ciao Massimino.






Noi non siamo uomini d'oggi,

siamo nati in un tempo sbagliato,

ma siamo nati per davvero.

Noi leggiamo ciò che è scritto nel cielo

noi conosciamo il linguaggio della terra,

eppure nessuno

ha mai voluto parlare con noi.



Facci largo siamo noi

a sorridere al tuo sogno,

dacci forza con il tuo sguardo

te ne parleremo noi,

saprai dividere cibo e morte

e hanno vinto gli anni tuoi.



Noi non contiamo i nostri soldi e vestiti

noi non prestiamo il nostro corpo a fautori

di nessuna democrazia.

Noi non strilliamo lo sfogo di tutti

noi ti doniamo la nostra sconfitta,

per un vincere più grande.



La nostra rabbia la sfoghiamo

risparmiandoci il dolore

di farci scavalcar da tutti il cervello e il cuore,

in una piazza troppo stanca

di fumo e di rumore.

Ma noi siamo quì più forti del fuoco

la nostra mano è aperta il braccio è teso,

a contare le nostre teste.

E le urla sono sempre più forti

e la forza di una disperazione,

che ci porterà più grandi

davanti ai figli del presente

che ci portano rancore,

di un passato di violenza

che ci portiamo nel cuore,

di violenza che ci han dato

tradendo fedeltà e onore,

di violenza che ci han dato

tradendo fedeltà e onore.


venerdì 4 marzo 2011

Usurai alla riscossa.


Qualche giorno fa ci domandavamo come mai la brusca riduzione della bolla valutaria imposta dal governo alle banche fosse avvenuta nel più assoluto silenzio. Mentre la “discrezione” di ministri e politici di maggioranza continua ad essere permeata da un fitto mistero, l’omertà delle banche e dei media da esse controllati, non promette nulla di buono. Meno se ne parla oggi, dicevamo, più facile sarà domani rimettere le cose a posto e riportare tutto com’era prima. Col passare dei giorni, dal tipo di azioni messe in atto dal sistema creditizio, sembra proprio che quel “domani” sia sempre più vicino. Le spese bancarie aumentano a vista d’occhio e si moltiplicano. Dopo aver clonato e fatto lievitare la commissione di massimo scoperto (cambiandole però il nome…) e quindi continuando a succhiare i soldi ai correntisti che sconfinano, si è inventata un’ulteriore gabella per taglieggiare chi dispone di un fido, applicata a prescindere che lo si usi o meno. Un po’ come quel re che aveva inventato la tassa sulle finestre aperte e, il giorno dopo, constatata la chiusura di tutte le persiane, impose anche una tassa sulle finestre chiuse. Oggi, nel mare dei balzelli bancari si è aggiunta una “imposta sul contante”. Una vera e propria estorsione che punisce chi si ostina a non utilizzare bancomat e carte di credito. Si tratta, per lo più, di quelle parecchie migliaia di anziani che utilizzano il conto corrente solo come un ponte tra l’accredito della pensione e i prelievi, generalmente settimanali, per la spesa e i piccoli acquisti. Insomma, si colpiscono i clienti più indifesi. Far pagare queste operazioni è un atto illecito – perché il denaro che si ritira non è della banca, ma del correntista – ma anche odioso, meschino e degno della peggiore usura. E la riscossa delle banche non si manifesta solo con l’incremento delle “commissioni” e con le estorsioni sugli indifesi; si profilano anche altri scenari. Da una parte le banche cercano di bypassare la richiesta di accrescimento del capitale aumentando il valore delle quote di proprietà della Banca d’Italia che, illegalmente (vedi legge 262 del 2005), ancora detengono (siamo proprio al banchetto di “carta vince, carta perde”!). Poi, si vocifera che i maggiori istituti bancari, seguiti a ruota da tutti gli altri, stiano decidendo una vera e propria serrata del credito. Stop ai mutui e ai nuovi finanziamenti. Se queste voci saranno confermate vorrà dire che, proprio nel momento in cui la crisi ha messo all’angolo una moltitudine di aziende e di famiglie, si rischia di strozzare anche quel residuo rivolo di liquidità necessario alla sopravvivenza. Che senso potrebbe avere, dunque, questa serrata? Non ci può essere una spiegazione seguendo la logica del commercio o quella della speculazione. Le banche infatti vendono denaro; è come se un salumiere decidesse, di punto in bianco, di non vendere più formaggi e prosciutti. Allora rimane solo il significato che generalmente contraddistingue le serrate: quello del ricatto. Ovverosia, si vuol solo far capire, senza equivoci, chi tiene il coltello dalla parte del manico. Mentre l’economia reale – cioè la ricchezza nazionale, i cittadini, il popolo – pagherebbe pesantemente lo scotto dell’operazione, il messaggio sarebbe in effetti rivolto al ministro dell’Economia, all’Esecutivo e a tutti coloro che, in qualche modo, hanno dimostrato di voler porre dei limiti allo strapotere delle banche e della speculazione finanziaria. E il governo come risponderà? Continuerà ad operare in clandestinità, si preparerà a capitolare, o finalmente comprenderà che certe battaglie o le si fanno alla luce del sole, dalla parte dei cittadini e con i cittadini, o sono perdute in partenza. Tremonti, se ci sei, è l’ora di battere un colpo.



Di Mario Consoli, www.rinascita.eu