venerdì 3 dicembre 2010

“...in nome del Popolo di Gabriele!”






“In nome del Popolo italiano...” E’ iniziata così la lettura della sentenza presso la Corte d'Assise d'Appello di Firenze. Condanna per omicidio volontario con dolo eventuale per Luigi Spaccarotella, 9 anni e 4 mesi di reclusione, sciorinati su codici e articoli di legge scanditi uno dopo l’altro. In realtà il giudice avrebbe potuto aprire dicendo “... in nome del Popolo di Gabriele”. Già, perché in quel tribunale ha vinto anche la gente, ha vinto il Popolo di Gabriele. Il trionfo della verità sulla menzogna ha riaffermato il principio imprescindibile che la legge è uguale per tutti. Per 3 anni, senza soluzione di continuità, è stato l’unico obiettivo di quanti chiedevano GIUSTIZIA PER GABRIELE SANDRI. Non si trattava di perorare la causa di un anno in più o in meno e nemmeno di rallegrarsi (o dispiacersi) dei 9 anni e 4 mesi al posto dei 14 anni richiesti dalla Procura Generale. No, alla magistratura si chiedeva soltanto di ristabilire la corretta ricostruzione dei fatti, di esprimersi liberamente su un assassinio folle senza lasciare coni d’ombra, alibi o ambiguità d’interpretazione.

 

E alla fine ha vinto il Popolo di Gabriele, migliaia di ragazzi che negli stadi di calcio, in curva o in tribuna, per 3 anni hanno scandito a squarciagola lo slogan GIUSTIZIA PER GABRIELE.

 

Ha vinto il Popolo di Gabriele, quella massa critica di migliaia di cittadini che, con Giorgio e Cristiano, mi hanno ospitato in tantissime città e paesini d’Italia in un tour itinerante condotto dal basso, per la diffusione dei miei libri 11 NOVEMBRE 2007 e CUORI TIFOSI, testi scomodi perché maledettamente veri, sinceri e senza peli sulla lingua.

 

Ha vinto il Popolo di Gabriele, tutte quelle persone che in una notte d’estate del 2009 si riunirono in Piazza di Ponte Milvio e pochi giorni fa hanno replicato alla Bocca della Verità, sempre con fiaccole, torce e candele in mano, per chiedere silenziosamente VERITA' E GIUSTIZIA PER GABRIELE SANDRI.

 

Ha vinto il Popolo di Gabriele, quei 25.000 sottoscrittori della petizione popolare UNA FIRMA PER GABRIELE promossa dal COMITATO MAI Più 11 NOVEMBRE che, quando le istituzioni rilasceranno l'autorizzazione necessaria, si ritroveranno idealmente uniti nella stazione di Badia Al Pino Est per scoprire una targa che rappresenta molto di più di una semplice stele, un monumento IN RICORDO DI GABRIELE SANDRI, CITTADINO ITALIANO.

 

Ha vinto il Popolo di Gabriele, anche oltre frontiera, gente d'Europa come i ragazzi di Monaco di Baviera di ritorno dalla trasferta in Champions League a Roma, protagonisti di una commuovente cerimonia officiata sul luogo del delitto per non dimenticare.

 

Ha trionfato la giustizia italiana ma ha perso (ancora una volta!) lapietas umanadi Luigi Spaccarotella, perché se è vero che purtroppo mamma Daniela e papà Giorgio non riavranno mai più loro figlio, è altrettanto vero che l’omicida anche in quest’occasione non è riuscito a trovare coraggio e parole per assumersi pubblicamente colpe e responsabilità.

 

Ma nel tribunale di Firenze, per l'ennesima volta, ha trionfato invece la dignità e la signorilità della famiglia Sandri. Giorgio, Daniela e Cristiano, volti sofferenti e scavati di persone vere che rimarranno scolpite nella storia nobile del nostro passato prossimo. Sempre composti, sempre misurati, mai con una parola fuori luogo, mai sopra le righe, in ogni momento rispettosi di istituzioni e buone maniere, nonostante tutto.

 

L'11 Novembre 2007 è stata strappata una giovane vita umana. Ma il 1 Dicembre 2010 quella stessa vita è riuscita a produrre una luce accecante, guida naturale per un'intera generazione di ragazzi che, tra le incognite quotidiane, può comunque cominciare a guardare al futuro con una piccola certezza in più: in Italia la giustizia è amministrata e condotta in nome e per conto del popolo italiano. Donne e uomini coraggiosi, il Popolo di Gabriele.

 

Abbattuto anche l’ultimo muro di gomma, da oggi Gabriele Sandri può finalmente riposare in pace.

 

Maurizio Martucci

 

-----------   

 

A nome della mia famiglia, ringrazio di cuore tutto il Popolo di Gabriele. In particolare ringrazio tutte quelle migliaia di ragazzi di curva, gli ultras del calcio, che in ogni stadio d’Italia e d’Europa hanno condotto insieme a noi questa difficilissima battaglia di verità e giustizia. Alla fine ha prevalso il bene: adesso mio figlio ha avuto giustizia. Giustizia giusta. Grazie di cuore a tutti quei tifosi che, con maturità e alto senso civico, hanno accantonato campanilismo, inimicizie e rivalità di bandiera per unirsi in modo compatto e civile nel nome di Gabriele.  

Dovunque voi siate, vi abbraccio forte uno ad uno.

Vi voglio bene!

 

Giorgio Sandri


Ciao, Professore.


Ho qui tra le mani, il suo libro di disegni in inchiostro di china , poesie e scritti vari, lettere, (FORZA UOMO) , tutto composto quasi clandestinamente nei bracci di Rebibbia tra il 1982 ed il 1984.

Da quel libro, con alcuni Camerati di Viterbo, tra cui i nipoti, ricavammo dei poster su carta filigranata di pregio, che facemmo stampare e che distribuimmmo a centinaia di copie ( ... altrettanto clandestinamente ) in tutta Italia.Era l'unico modo che avevamo per contrubuire alla lotta per la Sua liberazione, anche perchè mentre sulle Sue spalle piovevano condanne all'egastolo, e le procure inquisitrici di Bologna, Firenze e Roma si sbizzarivano per avviarlo ad ulteriori pene, l'ambiente istituzionale codino " di destra " lanciava le campagne per la doppia pena di morte ....

Ricordo le veglie di fronte al carcere di Parma, i Solstizi incardinati e dedicati alla Sua detenzione, i manifesti siglati da tutte organizzazioni dell'antagonismo radicale, lo sciopero della fame del 1987 attuato insieme ai Radicali, gli interventi nelle assemblee pubbliche, tra gli sguardi increduli dei compagni, per cercare proprio con loro, "un dialogo" costruttivo sul tema della giustizia giusta.

Poi ricordo la Sua liberazione, le cene a casa di Claudia e Paolo piu' giovane e ardito che mai ributtarsi nella battaglia; agirarsi curioso tra gli stand della Festa del Fronte della Gioventu' a Siracusa, nelle conferenze , nelle presentazioni di libri in tutti Italia, nei ripetuti ed inutili tentativi di natura " partitica ".

La casa di Marta, (...là dove la Terra è Rossa), meta di pellegrinaggi di almeno due-tre generazioni, per andare a parlare con il " Signor Ideologo " il Professore Nero, e farci dare qualche buon consiglio. E tutto finiva tra risate , canti e vino a volontà , perchè per Paolo l'unico vero progetto era solo nel Radicamento della Comunità, nella Sua gente.

Ricordo la presentazione di un libro su Drieu la Rochelle organizzato dal gruppo di AR, e Freda vedendo entrare Paolo , si alzo', lo saluto e gli diede in modo gentile e signorile il posto centrale del tavolo degli oratori, In sala presenti Giano Accame e il Prf. Giuliano Borghi.

Paolo ha bruciato l'alloro in segno propiziatorio, alla mia Festa " Pagana " di pre-matrimonio, in una serata magica ed indimenticabile.

Non ha mai mollato, neanche durante la sua malattia, e sempre con "il disincanto" incantato della Sua Forza , sbeffeggiando la consuetudine .. è andato avanti fino a due-tre giorni ad allertare, ad incazzarsi ad indicare a tutti la perfetta via.

Fino alla fine.

Riporto per chiudere la Sua invocazione finale tratta dal libro "Forza Uomo" ...

Speriamo di poter esser almeno degni delle Sue parole.

" ..." .. Non puoi avvertire imbarazzo dinanzi ad alcuni miei scritti che rappresentano una proiezione impoverita di taluni stati d'animo che sono umani , Claudia. Nessun limite è stato travalicato.

La riappropiazione dell'Umano costitisce la meta che si vuole raggiungere, una riappropiazione dovuta, dopo la devastazione disumanizzante operata dagli adoratori del vitello d'oro.

... Il Viaggio è al termine ? No, Claudia, non vedo dietro alle mie spalle cio' che un tempo vedevo:

sono sul ciglio dell'Abisso, ma non c'è in me vertigine, non c'è pericolo di precipitare.

Posso guardare al cielo e al sole senza timore alcuno per la tenebra che è in fondo al precipizio.

Io vedo ormai, come Tu vedi, solo " riflessi luminosi " . E questo, come Tu dici è il segno della Vittoria.

.... No, non si possono imprigionare il sole e l'aria ed il vento.

Lo si gridi con forza, senza timore, con determinazione fideistica, cosicchè l'eco ampli il grido affidandolo alla Storia ...

CIAO PROFESSORE !!




Francesco Mancinelli



"Ho chiuso con questa vita. Non ho cercato il cielo, non temo l'inferno. Deporrò queste ossa al di là del Triplice Mondo. Non asservito, imperturbato."


giovedì 2 dicembre 2010

Ciao Professore.




Oggi Paolo Signorelli ha intrapreso un nuovo viaggio. Nonostante che per anni venne preventivamente perseguitato ed ingiustamente incarcerato è stato un Guerriero indomabile. L'Associazione Culturale Tyr Perugia lo ricorda e lo ringrazia. In alto i calici!



 


mercoledì 1 dicembre 2010

Caso Sandri: Luigi Spaccarotella condannato per OMICIDIO VOLONTARIO.




Dalla Corte d’Assise di Firenze è arrivata la condanna a 9 anni e 4 mesi per l'Agente della Polizia di Stato Luigi Spaccarotella. Con la volontarietà dell’atto, finalmente, Gabriele Sandri, giovane romano, ucciso l’11 Novembre del 2007, nella stazione di servizio di Badia al Pino in provincia di Arezzo, ha avuto giustizia. E ora, aspettiamo che le istituzioni, autorizzino la targa in memoria di Gabriele Sandri nell'area di servizio, che ricordiamo, è stata chiesta da più di 25.000 persone.



Controvento


PRIGIONIERI DEL SILENZIO. IL CASO DI CARLO PARLANTI.


Mentre Carlo Parlanti è in carcere nel silenzio totale, in questi giorni, a Perugia, si sta riaprendo il caso di Meridith Kercher, l'appuntamento è fissato per l'11 di Dicembre. Gli USA, portatori di democrazia, hanno più volte difeso, attraverso i loro politici, la connazionale Amanda Knox giudicata colpevole dell'omicidio Kercher. L'Italia, come al solito, sottomessa, rimane a guardare. Controvento

 



Intervista a Katia Anedda a cura di Fabio Polese



(ASI) Gli Stati Uniti d’America, si considerano, da sempre, portatori di democrazia. Calpestano tradizioni e culture in tutto il mondo e non solo, vogliono dimostrare la loro assoluta egemonia sul sistema giudiziario mondiale. Un cittadino italiano, Carlo Parlanti, è tutt’ora detenuto nelle prigioni americane per un presunto stupro. E’ bastata la testimonianza di una cittadina statunitense, una cinquantenne che, a detta dei dottori, è psichicamente instabile, contro quella di uno straniero, in questo caso di un italiano. Per questa vicenda, nessuno ha invocato rabbia o sgomento. Poca è stata la diffusione delle notizie e della battaglia che Katia Anedda e gli amici del sito
www.carloparlanti.it stanno portando avanti per far venire alla luce la verità. Intanto, in questi giorni, si è riaperto il processo sulla vicenda di Meredith Kercher a Perugia – appuntamento fissato per sabato 11 Dicembre -. Tra lo show mediatico che ne è venuto fuori, gli Stati Uniti, attraverso i loro politici, non hanno perso tempo a difendere la loro connazionale Amanda Knox, giudicata colpevole dell'omicidio Kercher.  Agenzia Stampa Italia ha incontrato Katia Anedda – nella foto insieme a Carlo - per porgli qualche domanda e per capire meglio il caso giudiziario di Parlanti.



 

Chi è Carlo Parlanti e come mai è detenuto negli Stati Uniti?



Riproduco fedelmente quanto scritto sul libro “Stupro? Processi perversi” dall’esimio prof. Vincenzo Mastronardi. Carlo Parlanti, nasce il 1° Novembre 1964 a Montecatini (Pistoia). Famiglia della media borghesia locale, padre funzionario di banca. La madre opera in un centro estetico. Diplomato, un anno di università a Pisa, allievo ufficiale di complemento (Artiglieria Contraerea) a Sabaudia. Nel 1988 viene selezionato dalla IBM per un corso residenziale di Analista Programmatore, che supera brillantemente. Parlanti consegue la qualifica giusta nel momento giusto, è disponibile ai trasferimenti, il carattere sostanzialmente estroverso e la prestanza fisica facilitano i contatti; dopo IBM, nel 1992 è presso la Nestlé Italia come Consulente Senior. Le sue competenze sui sistemi gestionali lo portano nel 1995 in J.D. Edwards Italia e infine, nel 1996, negli Stati Uniti, presso la Dole Fresh Vegetables di Monterey (CA).  La qualifica professionale di Carlo Parlanti, in quegli anni tanto ricercata quanto ancora ben pagata,  gli assicura un ottimo contratto ed una discreta disponibilità di denaro. Si integra con disinvolta scioltezza nella realtà Californiana, instaurando nel lungo periodo di permanenza statunitense anche alcune relazioni sentimentali.



Cosa gli viene contestato?

 

Per conoscere bene le dinamiche e tutta la storia, sarebbe utile visitare i siti a lui dedicati, o meglio leggere il libro di cui sopra, per non cadere nel pregiudizio di conoscere di impatto le infamanti e inattendibili accuse rivoltegli dalla sua ex convinvente Rebecca White, accuse di sequestro di persona, violenza famigliare e stupro. Parlavo di dinamica perche’ anche a detta dei maggiori esperti in criminologia e anatomia tali accuse non hanno alcuna fondatezza e riscontro sopratutto fisico e medico ma hanno contribuito ad costringerlo ad 9 anni di detenzione nel carcere californiano di Avenal, nella contea di King.



Quali sono le prove?

 

Le prove a cui si sono riferiti i giurati per dare un giudizio di colpevolezza sono state semplicemente:



   1. Il fatto che Carlo si sia avvalso del suo diritto costituzionale di non testimoniare.

   2. La testimonianza di una ex di Carlo che lo ha definito una persona violenta senza pero’ portare prove di maltrattamenti reali e  provati avvenuti.

   3. La testimonianza di una esperta di abusi sulle donne che non ha mai avuto a che fare con la coppia, ma ha delineato quello che secondo lei era il carattere di un tipico abusatore di donne.



 Leggendo gli atti, si evince che i fatti tenuti in considerazione dei giurati sono stati:

 

  1. Il fatto che l’imputato fosse Italiano, un pregiudizio di base infiammato dalle parole del PM americano che ha portato i giurati a considerare Carlo sommariamente come un Italiano che non disdegna le donne, ama il vino ed e’ percio un violento.



E la difesa?



 Da quanto si evince oggi, Carlo non ha avuto una buona difesa, seppur strapagata, ci sono dei grossi dubbi che l’avvocato difensore abbia fatto un qualche accordo con il PM. A difesa di Carlo c’e’ realmente tutto:



1)      Gli spergiuri e le contraddizioni dell’accusatrice, anche solo leggendo la sua testimonianza si puo’ verificare che la donna e’ stata addirittura colta in fragrante spergiuro durante il procedimento.



2)      Perizie mediche che sfortunatamente siamo solo riusciti ad ottenere negli ultimi tempi e che distruggono il castello accusatorio gia’ instabile dell’accusa.



3)      Documentazione che prova il dolo da parte di personaggi coinvolti che e’ stata nascosta e riaffiorata negli ultimi tempi; e’ proprio l’esistenza di questa documentazione tenuta nascosta che suggerisce una negligenza criminale da parte dei difensori di Parlanti.



4)      Non ci sono assolutamente prove che sulla scena del presunto crimine ci sia stata lotta, cosi’ come vicini e la stessa polizia hanno visto la donna e non hanno notato  alcun segno di maltrattamento; addirittura potete trovare le foto scattate dalla polizia che ritraggono la donna senza alcun livido sul sito
http://www.stuproprocessiperversi.it



5)      Il profilo di Carlo che emerge da due testimonianze di sue ex che non hanno bisogno di rivalsa per vivere, ovvero la mia testimonianza e quella di Mai De Barra e’ di una persona equilibrata e sicuramente non violenta.



6)      Diverse interviste ad altre ex di Carlo, fatte e sfortunatamente non portate in tribunale, evidenziano lo stesso, tra queste ci sono le interviste a Cindy U. a Cecilia Howells, Richard Lee, Mrs Child, Valerie Esposito, Brian Whittney altre persone che conoscevano da tempo Carlo; addirittura l’intervista all’ex marito di Rebecca White e del marito della migliore amica di questa, mette in evidenza l’inattendibilita’ della donna. Io stessa, conosco Carlo da ben 18 anni e sono qua’ ad evidenziare i crimini che hanno commesso contro di lui imprigionandolo da innocente.



Lo Stato Italiano ha aiutato voi e Carlo Parlanti affinché torni in patria?

 

Lo Stato Italiano non e’ stato tempestivo come sarebbe stato opportuno, negli ultimi anni ha cercato di dare supporto ma in realta’ senza alcun risultato. Sicuramente avrebbero agito con piu’ prontezza e piu efficacemente affinche’ Carlo tornasse a casa da colpevole, ma non e’ questo che vuole Carlo, lui vuole che venga riconosciuta la sua innocenza visto che e’ gia stata provata dagli atti del processo e tornare a casa da uomo innocente quale e’.



E’ da poco uscito il libro “Stupro? Processi perversi. Il caso di Carlo Parlanti”, crede che potrà servire almeno per far conoscere una storia di cui pochi ne hanno parlato?

 

Il libro e’ un vero e proprio atto di denuncia pubblica: accusa l’integrita’ del procedimento processuale evidenziando che la donna e’ stata colta in fragrante spergiuro senza essere punita. Accusa la polizia e la procura di aver utilizzato evidenze contraffatte e di aver occultato fatti a discarico. Accusa numerosi medici non solo californiani di aver emesso certificazioni false ed in contrasto con le foto della polizia ed altre certificazioni. Ci auguriamo vivamente che questo sia abbastanza a far muovere i media e pretendendere chiarezza e spiegazioni.



Come mai, secondo lei, nei mass-media, ci sono argomenti che vengono trattati e altri no?



Penso che i media siano piu’ attenti a fattori economici che a fattori umanitari e spesso ci propinano sempre le stesse cose che possono vendere facilmente senza fare vero giornalismo.



Ci saranno degli appuntamenti per far conoscere il caso di Carlo e, magari, per sostenere le spese giudiziarie? Quali sono?



Stiamo lavorando per poter sicuramente far conoscere tramite la presentazione del libro il caso, prossimamente con l’aiuto di alcuni parlamentari italiani sara’ indetta una conferenza stampa in cui si parlera’ dei 2905 italiani detenuti all’estero all’interno della quale verra’ presentato il libro e il caso di Carlo che si puo’ considerare il caso simbolo degli italiani detenuti all’estero a cui vengono violati diritti, perche’ il primo diritto violato a Carlo e’ quello che non dovrebbe mai essere violato in un paese civile: la presunzione di innocenza e un giusto processo. Con l’aiuto di tutti i connazionali l’associazione che presiedo “Prigionieri del Silenzio” si auspica di poter promuovere diverse manifestazioni anche culturali per sostenere Carlo e anche altri connazionali. Sul caso Parlanti lo scorso anno e’ stato messo in scena l’atto teatrale “Legami” che si puo’ richiedere sul sito dell’associzione:
http://www.prigionieridelsilenzio.it e si spera ci possano essere ulteriori replice in giro per l’Italia.



http://www.agenziastampaitalia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1142:prigionieri-del-silenzio-il-caso-di-carlo-parlanti&catid=19:interviste&Itemid=46


martedì 30 novembre 2010

PROCESSO-BIS PER SPACCAROTELLA: SUBITO SENTENZA? IL POLIZIOTTO KILLER RISCHIA 21 ANNI DI GALERA.


Ci siamo. A 3 anni dall’omicidio di Gabriele Sandri, Mercoledì 1 Dicembre si apre il processo di secondo grado contro l’agente della Polizia di Stato Luigi Spaccarotella, sospeso dal servizio dopo la sentenza di primo grado che ad Arezzo l’ha condannato per omicidio colposo con colpa cosciente a 6 anni di carcere (ad oggi però il poliziotto non ha scontato nemmeno un giorno di galera e continua a percepire regolarmente lo stipendio, in parte decurtato).



 



Il nuovo processo, l’ultimo che entrerà nel merito del delitto dell’Autostrada del Sole prima dell’eventuale ricorso in Corte di Cassazione a Roma, si apre Mercoledì alle ore 9 in Corte d’Appello d’Assise a Firenze, in Via Cavour 57.



 



Costituitasi parte civile, la famiglia Sandri, insieme al Tribunale di Arezzo (giudice di primo grado) e alla Procura Generale della Toscana sono ricorse per il capo d’imputazione di omicidio volontario: rischia fino a 21 anni di carcere il poliziotto killer che l’11 Novembre 2007 sparò da una parte all’altra dell’A1, centrando al collo Gabbo mentre era a bordo di una macchina in movimento.





Queste le ricostruzioni dei cinque testimoni super partes, su cui accusa e Pubblico Ministero puntano per una sentenza diversa da quella del 14 Luglio 2009. Le testimonianze sono riprese dalle pagine del mio ultimo libro inchiesta CUORI TIFOSI, quando il calcio uccide. I morti dimenticati degli stadi italiani:



 



Emanuele Fagioni, 15 Novembre 2007



Vidi il poliziotto smettere di correre e impugnare la pistola con entrambe le mani a braccia tese in avanti, sempre rivolto verso l’area di servizio opposta alla nostra



 



Emanuele Fagioni, 27 Marzo 2009



Si, allora, il poliziotto veniva verso di noi, verso di noi correndo e camminando velocemente e correndo. A un certo punto quando mi sono accorto che ci aveva la pistola in mano siamo andati sempre più in fretta dentro l’autogrill, ci siamo fermati nel pianerottolo dell’autogrill. Okay. A un certo punto gridava dall’altra parte ’scappano, scappano’ si è sentito lo sparo (…) Io ho visto che correva con la pistola sulla mani, okay? A un certo punto ad altezza d’uomo, all’altezza d’uomo, con la pistola ad altezza uomo.”



 



Fabio Rossini, 13 Novembre 2007



Ho visto l’agente dapprima correre con la pistola in pugno, quindi rallentare, posizionarsi con il braccio armato teso in modo perpendicolare all’asse del corpo, mi è sembrato seguisse l’andamento di un oggetto (…)



 



Fabio Rossini, 27 Marzo 2009



“L’altra cosa subito che mi è… perché era molto nitido, limpido ho visto correre questo poliziotto, quindi la cosa che mi ha colpito era chiaramente la divisa e questi stivali alti (…) correva, correva (…) mi è parso gridasse testualmente ’scappa, scappa’ (…) Si ferma, si risposta, si… come per dire se.. va beh, l’idea che mi viene non… tipo un poligono, non so, una cosa di questo tipo (…) puntava l’arma verso l’altra parte. Aveva una o entrambe le braccia tese? Tutte e due. Assolutamente si. Con entrambe le mani, si.”



 



Fabrizio Galilei, 27 Marzo 2009



“Io ho visto che il poliziotto iniziava a puntare la pistola, a quel punto mi sono impaurito e ho iniziato, diciamo, a correre (…) Ho visto il poliziotto che puntava la pistola verso… Quindi aveva il braccio teso? Si. Come appunto per puntare, per mirare? Braccio teso e armato, in sostanza? Si (…) Credo, puntare con la pistola insomma come si vede insomma con gambe divaricate e braccia perpendicolari al corpo. (…) Io corro verso, verso l’autogrill, salgo le scale e quando stavo proprio lì, diciamo sento, sento uno sparo, a quel punto ero dentro alla prima porta a vetri (…)”



 



Keiko Horikoshi, 27 Marzo 2009



“Dopo avere fatto colazione sono uscita a fumare una sigaretta. (…) Davanti al parcheggio, davanti al pullman, piazzale (…) si, nel piazzale. (…) Ho sentito uno sparo, ma non sapevo da dove e poi ho visto dei ragazzi correre dall’altra parte, ragazzi correre (…) verso le macchine parcheggiate. (…) Successivamente ho visto due poliziotti correvano da… dalla stazione di rifornimento un poliziotto andava sul bordo del piazzale e piazza… sul bordo mentre i ragazzi salivano sulla macchina e, poi, questo poliziotto puntava una pistola con entrambe le mani, protese e poi si è fermato… e poi sparato (…) E mi ricordo quando la macchina stava uscendo dal parcheggio e poliziotto aveva già una pistola e dopo che la macchina proseguiva la marcia e… dopo un po’ lui sparato, e quel momento la macchina era in movimento”



 



Anania Marisa Samanta, 13 Novembre 2007



Il poliziotto giunto alla fine del guardrail, dall’altezza di un cumulo di terra smosso dove un veicolo in movimento terra, ha disteso entrambe le braccia impugnando una pistola”.



 



Anania Marisa Samanta, 27 Marzo 2009



“(…) Poi vidi che comunque l’agente di Polizia inizio a correre anche lui, andò verso il guardrail (…) andò in direzione del guardrail (…) Poi niente, vedo che, appunto, si ferma lì, e dopo un po’ sento uno sparo. (…) L’ho sentito si, e… cioè ho visto che comunque si era posizionato lì come se volesse fare chissà che cosa, poi ho sentito lo sparo e quindi ho potuto immaginare. Poi il tutto…”



 



Nonostante queste schiaccianti versioni, la difesa dell’agente punta invece alla conferma di una condanna mite o all’ulteriore riduzione della pena. Fuori dal tribunale fiorentino sono attesi amici di Gabriele, tifosi e cittadini comuni, tutti accomunati da un’unica richiesta, quella di giustizia giusta.



 



La sentenza, da quanto trapela dagli ambienti toscani, potrebbe arrivare in tempi brevi, addirittura anche nella stessa udienza del 1 Dicembre.



 



Infine Giorgio Sandri, padre della vittima che insieme a tutta la famiglia Sandri sarà presente in aula a Firenze, oggi ha rilasciato un’intervista ai telegiornali di Canale 5 e Rai 2: “Ad Arezzo, un anno e mezzo fa, ci hanno già privato di una giustizia vera. Una sentenza pavida ha graziato l’assassino di Gabriele. Oggi a Badia Al Pino ci negano anche la targa che il Popolo di Gabriele, forte di 25.000 firme, vorrebbe apporre sul luogo del delitto per non dimenticare. Mi auguro che da Firenze possa invece giungere una sentenza in controtendenza. L’Italia e i cittadini italiani non meritano un’ennesima sconfitta. Giustizia per mio figlio significa giustizia per tutta quella gente comune che vuol continuare a credere che la legge sia sempre uguale per tutti…



Maurizio Martucci



dal blog del libro CUORI TIFOSI - cuoritifosi.ormedilettura.com