mercoledì 9 marzo 2011

I neri e i rossi


I neri e i rossi

Tentativi di conciliazione tra fascisti e socialisti nella Repubblica di Mussolini



di Stefano Fabei



MURSIA Edizioni



Pagine: 478

Codice: 14252

EAN 978-88-425-4745-7

Collana: Testimonianze fra cronaca e storia - 1939-1945: Seconda guerra mondiale



«Poiché la successione è aperta in conseguenza dell’invasione angloamericana, Mussolini desidera consegnare la Repubblica Sociale ai repubblicani e non ai monarchici, la socializzazione e tutto il resto ai socialisti e non ai borghesi.»



Questa la proposta che il Duce, il 22 aprile 1945, compiendo la sua ultima manovra politica, consegna al giornalista antifascista Carlo Silvestri, convocato in prefettura a Milano, perché la recapiti all’esecutivo del PSIUP. È l’invito del dittatore al Partito socialista, con l’accordo del Partito d’azione e il tacito consenso del PCI, a prendere in consegna la città di Milano e a mantenere l’ordine pubblico, per cui mette addirittura a disposizione reparti della RSI.

Deve essere questo lo sbocco dell’operazione «ponte» che Mussolini ha messo in atto da alcuni mesi con la collaborazione di Silvestri, di Edmondo Cione e in cui coinvolge il comandante delle formazioni partigiane socialiste «Matteotti» Corrado Bonfantini. Ma l’intransigenza di Lelio Basso e, soprattutto, di Sandro Pertini fanno fallire questo progetto a cui molti, da entrambe le parti, hanno guardato con opportunismo ma anche con sincera buona fede.



L'Autore



Stefano Fabei, nato a Passignano sul Trasimeno nel 1960, laureato in Lettere moderne, insegna a Perugia. Suoi saggi sono apparsi su «Studi Piacentini» e «Treccani Scuola». Collabora a «I sentieri della ricerca», «Eurasia» e «Nuova Storia Contemporanea». Tra le sue opere recenti: I cetnici nella Seconda guerra mondiale (2006), Carmelo Borg Pisani. Eroe o traditore? (2007). Con Mursia ha pubblicato Il fascio, la svastica e la mezzaluna (2002) tradotto in Francia nel 2005, Una vita per la Palestina. Storia del Gran Mufti di Gerusalemme (2003), Mussolini e la resistenza palestinese (2005), La «legione straniera» di Mussolini (2008) e Operazione Barbarossa (2010).


martedì 8 marzo 2011

Gli Spagnoli rimettono la Pesetas in commercio.


Gli Spagnoli hanno capito che con l’EURO faranno la fame e andranno sempre più in fondo al burrone di debiti, nella città di Mugardos a nord della Spagna, i commercianti hanno deciso di accettare la loro vecchia moneta come mezzo di pagamento, più di 60 commercianti si son messi d’accordo dopo un po’ di scetticismo e si sono dati da fare, la gente ha capito che è l’ora di rompere gli argini e di protestare contro la Politica di Brussel che in cosi poco tempo ha messo in ginocchio la loro economia, dal Turismo all’agricoltura, molti cittadini spagnoli hanno conservato una grande quantità della loro vecchia moneta e adesso la spendono comprando a basso prezzo quello che con l’Euro era diventato quasi un sogno comprare.

Anche da altre città distanti da Mugardos le persone si affrettano a fare compere risparmiando un bel gruzzolo di quattrini, nonostante i Km che devono fare per arrivare in quella città, ufficialmente la Pesetas è stata valutata al cambio con l’Euro: 166386 = 1 Euro, ciò ha portato in poco tempo un aumento raddoppiato dei prezzi nonostante le paghe sono state dimezzate in Euro, per 10.000 Pesetas si comprano oggetti e altro fabbisogno come ai vecchi tempi prima ancora che venisse introdotto l’Euro.

In Spagna l’euro fu introdotto nel 2002, ai cittadini venne detto che avevano tre mesi di tempo per cambiare la valuta da Pesetas a Euri, ma era una bugia, come accordato per tutti i paesi facenti parte alla UE si aveva tempo fino al 2010 di usare la moneta Nazionale, dopodiché doveva sparire, la stessa cosa fu fatta anche in Italia, la disinformazione regnò e regna ancora, tanto è vero che solo dopo pochi mesi dall’entrata dell’Euro da noi ..la Lira scomparse definitivamente, chi furono questi delinquenti che misero disinformazione? ..chi se non altro i lecca fondelli dei Media Nostrani al servizio dei loro bastonatori.....



Anche in Germania ci sono alcune città nella EX DDR che stanno usando il Marco come mezzo di pagamento (ci sono ancora 13 Miliardi di Marchi in giro), già l’anno scorso il Governo Tedesco aveva fatto reintrodurre il Marco in tutte le Casse dei negozi, ancora oggi è possibile leggere negli scontrini la Valuta Marco II, ciò lascia supporre che il governo tedesco ha fatto stampare Miliardi di Marchi della seconda generazione, confermando la notizia che da mesi circola su molti Media alternativi, si suppone che l’Euro è già alla fine del suo corso a causa della mal gestione della Banca Centrale Europea e dal prossimo fallimento del Parlamento UE, ..meglio cosi.. almeno tutta questa “sciolta” che si era trasformata in esseri umani possa ritornare nella fogna da dove è sgorgata.



Speriamo che ci siano più Stati nella UE che prendano queste iniziative e uscire pure dalla NATO.



Di Corrado Belli, http://ariachetira.blogspot.com/2011/03/gli-spagnoli-rimettono-la-pesetas-in.html


Ciao Massimino.






Noi non siamo uomini d'oggi,

siamo nati in un tempo sbagliato,

ma siamo nati per davvero.

Noi leggiamo ciò che è scritto nel cielo

noi conosciamo il linguaggio della terra,

eppure nessuno

ha mai voluto parlare con noi.



Facci largo siamo noi

a sorridere al tuo sogno,

dacci forza con il tuo sguardo

te ne parleremo noi,

saprai dividere cibo e morte

e hanno vinto gli anni tuoi.



Noi non contiamo i nostri soldi e vestiti

noi non prestiamo il nostro corpo a fautori

di nessuna democrazia.

Noi non strilliamo lo sfogo di tutti

noi ti doniamo la nostra sconfitta,

per un vincere più grande.



La nostra rabbia la sfoghiamo

risparmiandoci il dolore

di farci scavalcar da tutti il cervello e il cuore,

in una piazza troppo stanca

di fumo e di rumore.

Ma noi siamo quì più forti del fuoco

la nostra mano è aperta il braccio è teso,

a contare le nostre teste.

E le urla sono sempre più forti

e la forza di una disperazione,

che ci porterà più grandi

davanti ai figli del presente

che ci portano rancore,

di un passato di violenza

che ci portiamo nel cuore,

di violenza che ci han dato

tradendo fedeltà e onore,

di violenza che ci han dato

tradendo fedeltà e onore.


venerdì 4 marzo 2011

Usurai alla riscossa.


Qualche giorno fa ci domandavamo come mai la brusca riduzione della bolla valutaria imposta dal governo alle banche fosse avvenuta nel più assoluto silenzio. Mentre la “discrezione” di ministri e politici di maggioranza continua ad essere permeata da un fitto mistero, l’omertà delle banche e dei media da esse controllati, non promette nulla di buono. Meno se ne parla oggi, dicevamo, più facile sarà domani rimettere le cose a posto e riportare tutto com’era prima. Col passare dei giorni, dal tipo di azioni messe in atto dal sistema creditizio, sembra proprio che quel “domani” sia sempre più vicino. Le spese bancarie aumentano a vista d’occhio e si moltiplicano. Dopo aver clonato e fatto lievitare la commissione di massimo scoperto (cambiandole però il nome…) e quindi continuando a succhiare i soldi ai correntisti che sconfinano, si è inventata un’ulteriore gabella per taglieggiare chi dispone di un fido, applicata a prescindere che lo si usi o meno. Un po’ come quel re che aveva inventato la tassa sulle finestre aperte e, il giorno dopo, constatata la chiusura di tutte le persiane, impose anche una tassa sulle finestre chiuse. Oggi, nel mare dei balzelli bancari si è aggiunta una “imposta sul contante”. Una vera e propria estorsione che punisce chi si ostina a non utilizzare bancomat e carte di credito. Si tratta, per lo più, di quelle parecchie migliaia di anziani che utilizzano il conto corrente solo come un ponte tra l’accredito della pensione e i prelievi, generalmente settimanali, per la spesa e i piccoli acquisti. Insomma, si colpiscono i clienti più indifesi. Far pagare queste operazioni è un atto illecito – perché il denaro che si ritira non è della banca, ma del correntista – ma anche odioso, meschino e degno della peggiore usura. E la riscossa delle banche non si manifesta solo con l’incremento delle “commissioni” e con le estorsioni sugli indifesi; si profilano anche altri scenari. Da una parte le banche cercano di bypassare la richiesta di accrescimento del capitale aumentando il valore delle quote di proprietà della Banca d’Italia che, illegalmente (vedi legge 262 del 2005), ancora detengono (siamo proprio al banchetto di “carta vince, carta perde”!). Poi, si vocifera che i maggiori istituti bancari, seguiti a ruota da tutti gli altri, stiano decidendo una vera e propria serrata del credito. Stop ai mutui e ai nuovi finanziamenti. Se queste voci saranno confermate vorrà dire che, proprio nel momento in cui la crisi ha messo all’angolo una moltitudine di aziende e di famiglie, si rischia di strozzare anche quel residuo rivolo di liquidità necessario alla sopravvivenza. Che senso potrebbe avere, dunque, questa serrata? Non ci può essere una spiegazione seguendo la logica del commercio o quella della speculazione. Le banche infatti vendono denaro; è come se un salumiere decidesse, di punto in bianco, di non vendere più formaggi e prosciutti. Allora rimane solo il significato che generalmente contraddistingue le serrate: quello del ricatto. Ovverosia, si vuol solo far capire, senza equivoci, chi tiene il coltello dalla parte del manico. Mentre l’economia reale – cioè la ricchezza nazionale, i cittadini, il popolo – pagherebbe pesantemente lo scotto dell’operazione, il messaggio sarebbe in effetti rivolto al ministro dell’Economia, all’Esecutivo e a tutti coloro che, in qualche modo, hanno dimostrato di voler porre dei limiti allo strapotere delle banche e della speculazione finanziaria. E il governo come risponderà? Continuerà ad operare in clandestinità, si preparerà a capitolare, o finalmente comprenderà che certe battaglie o le si fanno alla luce del sole, dalla parte dei cittadini e con i cittadini, o sono perdute in partenza. Tremonti, se ci sei, è l’ora di battere un colpo.



Di Mario Consoli, www.rinascita.eu


giovedì 3 marzo 2011

La natura si ribella: ogm contaminati.


Gli Ogm, organismi geneticamente modificati, non sono immunizzati di fronte agli attacchi di germi patogeni come comunemente si pensava. Negli Stati Uniti ad attaccare le piante di soia e di mais Ogm è adesso un virus finora sconosciuto che è stato identificato dagli esperti e che, molto probabilmente, dovrebbe essere connesso alla applicazione del cosiddetto “erbicida glifosato” a tali coltivazioni. Una notizia positiva che dimostrerebbe che non è il caso di sfidare troppo la natura per evitare che questa si ribelli a chi la sta troppo manipolando.



Il laboratorio di patologia vegetale della Purdue University presieduto da Don Huber, esperto e coordinatore del Sistema nazionale per la cura delle patologie vegetali (Npdrs) presso il Dipartimento Usa per l'agricoltura, ha accertato la presenza, in alte concentrazioni, di un organismo micro-fungale, dalla forma di un virus e capace di auto-replicarsi, nei mangimi a base di farina di soia e di mais della qualità“roundup ready”, modificati geneticamente per farli resistere all'erbicida a base di “glifosato”.

Per la cronaca il “glifosato” è un inibitore di enzimi, conosciuto come erbicida totale (incapace quindi di operare una selezione) del quale, guarda caso, la solita Monsanto possedeva il brevetto di produzione scaduto nel 2001.

L'agente patogeno è stato trovato anche nello stomaco e nelle placenta di maiali e bovini nutriti con tali mangimi, causando sia infertilità (in oltre il 20% dei casi) sia aborti spontanei (oltre il 45%). Huber ha chiesto al Dipartimento dell'agricoltura di intervenire con la massima urgenza per evitare gli effetti negativi che il nuovo organismo potrebbe avere sia sulle piante che sulla salute degli animali e degli esseri umani. Ma anche, ed è questo che allarma di più gli operatori del settore, per evitare un collasso dell'agricoltura Usa a causa del blocco delle esportazioni di mais e soia.

Huber si è detto sicuro che lo sviluppo del nuovo agente infettivo sia una conseguenza dell'abuso del glifosato sulle colture Ogm, non solo soia e mais ma anche colza, cotone ed erba medica. La diffusione dell’utilizzo del glifosato in tali piante ha comportato infatti una riduzione della crescita e del vigore, un aumento della popolazione dei patogeni  e della loro virulenza, la modifica della microflora del suolo con una preoccupante diminuzione della biodisponibilità di sostanze nutrienti, e con inevitabili conseguenze sulla dieta animale e umana.



Di Andrea Angelini, www.rinascita.eu


Banca amica?






(ASI)
Come se non bastassero le commissioni, i vari canoni, i tan e i taeg, adesso, quando decideremo di ritirare i nostri soldi dal proprio conto corrente bancario in maniera fisica e non  elettronica  – da un bancomat -, dovremo pagare l’operazione. La BNL, la banca guidata da Fabio Gallia, ha inviato delle lettere ai propri correntisti nelle quali vengono avvisati che dal 18 aprile 2011 per qualsiasi prelievo di liquidi in agenzia inferiore ai 2000 euro dovranno versarne 3. Il caso della BNL è soltanto l’ultimo – per ora –  degli istituti finanziari che già chiedevano una cifra che va da un euro a tre euro per il ritiro dei contanti in filiale. Alessandra Puato in un articolo del primo marzo appena trascorso, scriveva per il Corriere della Sera: “Ciò che fino a ieri era un’eccezione, sta diventando la regola. Nelle ultime settimane hanno deciso di applicare questa commissione anche Mps e Ubi. Si aggiungono a Cariparma, Popolare di Milano e Unicredit. Nelle sei banche analizzate, i costi per un prelievo di denaro allo sportello variano fra uno e tre euro. Significativi, se raffrontati al rendimento medio dei loro conti correnti: lo 0,03%. Come dire che ci vogliono più di 10 mila euro depositati sul conto per un anno intero, per compensare il costo di un prelievo di 3 euro allo sportello. È un balzello che colpisce particolarmente gli anziani, non avvezzi all’uso del Bancomat. Ma rischia di allontanare anche gli altri clienti, poco disposti a pagare per disporre di ciò che è loro”. In una intervista fatta da me proprio per Agenzia Stampa Italia sulla sovranità monetaria e sulla situazione economica italiana il Dott. Marco Della Luna affermava: “Si tenga presente che la cartamoneta – banconote – costituisce solo l’8% di tutto ciò che usiamo come denaro, e serve solo per il 2% del valore di tutte le transazioni che avvengono nel mondo. Il grosso di ciò che usiamo come denaro, ossia l’82% o il 98% – a seconda che consideriamo lo stock o il flusso – è costituito da promesse di pagamento emesse dalle banche – assegni circolari, attivi di conti correnti, lettere di credito, medium term notes, etc. -, carte di credito/debito”. Sembrerebbe che all’orizzonte ci aspetta un futuro unicamente fatto di moneta elettronica, dove bisognerà usare e far circolare solo denaro “virtuale”. Le parole di Adam Kadmon, del programma di Italia Uno “Misteri”, in onda ogni martedì in prima serata, potrebbero diventare realtà…



http://www.agenziastampaitalia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2448:banca-amica&catid=16:italia&Itemid=39


Il futuro prossimo? E' tutto da giocare.


E’ di tutta evidenza l’interesse americano – diciamo così, “istituzionale” – a influenzare, a democratizzare la rivolta che, deflagrata all’indomani del 17 dicembre dopo il suicidio di un lavoratore tunisino perseguitato dalla polizia di regime, si è estesa nei quattro angoli del mondo arabo.

E’ stato infatti più che naturale, per le centrali di omologazione e normalizzazione atlantiche, cercare subito, dopo i primi fuochi della ribellione di massa, di pianificare i “correttivi” per incanalare in un quadro meno indolore per gli equilibri d’Occidente le insorgenze che rischiavano di mettere a tappeto i propri decennali dispositivi di controllo degli Stati arabi sotto tutela.

In una lotta contro il tempo, dopo le sollevazioni arabe in Tunisia, Algeria, Egitto e Yemen, Washington ha in particolare agito su vari piani. In un primo momento ha tentato di contenere il dissenso popolare con timidi proclami sulla necessità di “democrazia”; quindi ha attivato una vasta propaganda mediatica per indicare “nelle giovani generazioni di internet” i protagonisti dei moti; poi ha alzato larghe volute di fumo-stampa sulla innescata ma fallita ripresa di una rivolta in Iran; quindi, dopo l’insediamento di temporanei governi militari pro-occidente, ha esorcizzato gli effetti devastanti nel Golfo, nella base della UsNavy in Bahrein, deviando l’attenzione generale sui moti popolari in Libia. Incentivando il concerto propagandistico delle “sanzioni” e delle possibili ritorsioni militari o “umanitarie” (sic) sul “facile” obiettivo di Muammar el Gheddafi. Un regime, quello di Gheddafi, si badi bene, da tempo schierato su posizioni pro-occidentali, se è vero come è vero che nel 2008 il Dipartimento di Stato tenuto da Condoleezza Rice definiva proprio la Libia “un forte partner nella guerra al terrorismo” e notava “le eccellenti relazioni tra servizi occidentali e libici”.

Che la “crisi libica” sia stata trasformata a tavolino, ex post, in un pretesto di intromissione Usa negli affari arabi, è oggi diventato un fatto più che evidente.

Poiché, però, queste ciambelle non riescono mai con un buco perfetto, è altrettanto evidente che più passano i giorni, più si modifica il possibile esito del moto di dissenso libico. Non paiono più “pacifiche” né la sostituzione delle bandiere verdi della Jamahiriah con le riesumate bandiere monarchiche innalzate dai rivoltosi a Bengasi, né la defenestrazione di Gheddafi dall’Ovest della Libia (Gefara e Fezzan).

Tutto ciò premesso, non è azzardato considerare demagogici e palesemente artificiosi gli “entusiasmi” occidentali sugli esiti finali di quanto sta accadendo nella regione araba. Fin qui i golpe militari in Tunisia e in Egitto o i moti anti-Gheddafi hanno infatti soltanto temporaneamente “sospeso” il pericolo di un’ondata anti-atlantica nella regione.

Tali “democratizzazioni” di facciata sono, allo stato, più degli “wishful thinking” - dei desideri in fieri dei signori d’Occidente - che dei fatti seppure vagamente consolidati.

Nello scacchiere arabo, il futuro prossimo è tutto da giocare. E una Libia divisa in due, alla libanese, non cambia certo il quadro generale.

Da una parte, la ribellione delle masse arabe contro i regimi pro-occidentali è appena iniziata.

Dall’altra, piuttosto che concedere libertà e sovranità economica a una regione nazionale ritenuta colonia e luogo di rapina delle materie prime, gli atlantici - questa è la regola “aurea” - sono disposti a tutto, anche alla guerra.

Ma è anche cambiato qualcosa nel mondo. Washington non ha più la forza di disporre del destino altrui. Gli interessi sull’Africa e sul Vicino Oriente sono multipolari. Riguardano ormai anche la Russia, il Brasile, l’India, la Cina.

Gli Usa hanno “globalizzato” tutto? Hanno voluto la bicicletta? Ora devono imparare ad usarla.

L’altra Europa, la nostra? Declama i principii dei diritti umani. E’ schiava. Resterà a guardare.



Di Ugo Gaudenzi,
www.rinascita.eu