domenica 8 marzo 2009

MONDIALISMO PADRONE: LA THAILANDIA ESPELLE TUTTI I MEMBRI DELL' UNIONE NAZIONALE KAREN DAL PAESE.

L'Unione Nazionale Karen, organismo politico della resistenza alla giunta militare birmana, ha ricevuto ufficialmente la notizia che le autorità di Bangkok non consentiranno più la permanenza in territorio tailandese dei suoi membri. Il diktat risale allo scorso 11 febbraio, ma è stato reso noto soltanto oggi. Le autorità tailandesi hanno dato perentorie istruzioni affinché tutti gli appartenenti alla KNU e al suo braccio militare, il KNLA (Esercito di Liberazione Nazionale Karen), si trasferiscano al più presto in territorio birmano. Di fatto, per la prima volta nella storia del conflitto tra regime birmano e minoranza Karen, la resistenza viene privata della fondamentale retrovia rappresentata dalle regioni di confine tailandesi, dove sorgevano uffici politici e amministrativi del movimento. Ambienti della resistenza Karen sono convinti che la decisione del governo tailandese sia conseguenza delle pressioni esercitate su di esso dalla giunta militare di Rangoon al recente meeting dei paesi aderenti all'ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud Est Asiatico). Le speranze in un radicale cambio di atteggiamento da parte del nuovo esecutivo di Bangkok nei confronti del regime birmano sembrano naufragare di fronte a questa decisione.

"Ci stanno strozzando per consegnarci ai Generali di Rangoon" ha commentato amaramente un ufficiale dell'Esercito di Liberazione Nazionale Karen. "E tutto questo per fare del business". Al di là di lucrosi contratti firmati tra Thailandia e Birmania per lo sfruttamento di risorse energetiche e per la costruzione di dighe sui principali corsi d'acqua del Myanmar (in collaborazione con la Cina), in gioco potrebbe esserci il riassetto dell'intera area, alla luce della nuova politica nei confronti di Rangoon annunciata dal Segretario di Stato USA Hillary Clinton. C'è già chi pensa di togliere il divieto posto in passato a nuove aziende statunitensi di investire in Birmania (la Chevron è già presente con ingenti investimenti). Secondo diversi osservatori, l'attuale crisi mondiale obbliga USA e Cina ad accelerare i tempi della loro cooperazione economica. Il Sud Est Asiatico è un piatto che interessa ad entrambi. La Cina è il principale sponsor di Rangoon. Si pensa che in cambio di un ammorbidimento da parte della giunta militare nei confronti del movimento per la democrazia guidato da Aung San Suu Khyi (sostenuta da numerosi ambienti statunitensi), Thailandia e USA siano disposti a concedere mano libera ai generali nella questione delle minoranze etniche in lotta con il regime. Qualcuno la chiama "realpolitik". Noi continueremo a chiamarlo "Mondialismo".  Saranno più tranquilli ora anche coloro che temevano che i Karen potessero mettere in crisi il fantomatico fronte eurasiatico. Nessuna paura: la Cina potrà continuare a fare affari sulla pelle dei Popoli, ma questa volta con un partner altrettanto famelico. Quegli Stati Uniti che di sterminio e vessazione di minoranze etniche ben s'intendono. Nonostante la tanto trendy "abbronzatura" di Obama.



Franco Nerozzi, www.comunitapopoli.org

Freedom fighters.







BELFAST
- Due soldati sono morti in un attacco a colpi d'arma da fuoco contro una base dell'esercito britannico nell'Irlanda del Nord. Lo ha riferito la polizia. «Due soldati sono morti e altre quattro persone sono rimaste ferite due delle quali sono militari», ha specificato un portavoce della polizia. L'attacco è avvenuto sabato notte alle 21.40 (le 22.40 in Italia) nel quartier generale del genio militare a Masserene, nella contea di Antrim, a nord ovest di Belfast. Secondo le prime ricostruzioni della polizia una vettura si sarebbe avvicinata all’edificio e alcuni uomini che si trovavano a bordo hanno aperto il fuoco. Almeno 30-40 colpi sarebbero stati sparati durante l'attentato. Secondo i media locali, uomini armati di mitra sono arrivati con un taxi alla base. I terroristi poi hanno aperto il fuoco con i mitra all'ingresso della caserma contro i soldati che ritiravano una pizza. Gli attentatori hanno finito i due soldati del genio, poco più che ventenni, quando questi giacevano a terra feriti dalla prima raffica sparata. Come detto oltre ai due militari che ono rimasti uccisi, altre quattro persone (fra le quali due militari) sono rimaste ferite. Uno dei feriti è in condizioni critiche. Questa settimana, il capo della polizia dell'Ulster aveva detto che la minaccia di dissidenti repubblicani era al suo massimo da un decennio ed era trapelato che le forze speciali britanniche erano tornate nella provincia per raccogliere informazioni di intelligence.



www.corriere.it

sabato 7 marzo 2009

Rialzarsi da questa società sbandata.

Leggiamo l’articolo uscito sul Corriere dell’Umbria il 05-03-2009 ‘Adolescenti bruciati dalla droga’ a firma di Giovanna Belardi e trattandosi di un tema altamente delicato vorremmo porre delle domande che speriamo possano trovare in qualche attento lettore quantomeno un po’ di sana meditazione.



Sono anni che il fenomeno della droga è un problema di tutti nella società attuale e soprattutto nella nostra Città. Serviva arrivare a vedere adolescenti che ‘donano’ il proprio corpo in cambio di qualche dose di sostanze stupefacenti per capire che il problema della droga è un problema che non solo distrugge fisicamente ma anche mentalmente l’individuo umano, l’Essere? Crediamo di no, ma nell’abbrutimento moderno questa è prassi. C’è da domandarsi il perché, i giovani d’oggi, cerchino nella droga un qualcosa di irreale per ‘scappare’ dalle problematiche quotidiane. Pensiamo che il nihilismo da Lei accennato, sia molto più reale di qualche piccola e presunta ipotesi. Inoltre, crediamo che, prima di queste famigerate organizzazioni criminose, c’è da analizzare un fatto ben più importante e a fondo, ovvero: da dove provengono queste droghe? Chi le produce? Chi ci guadagna? Ci sono Stati che grazie al narcotraffico guadagnano tanti bei denari sotto il tacito accordo di altri Stati, ben più potenti. La Colombia per la cocaina o il Myanmar per le anfetamine sono esempi più che sufficienti. Cosa si può fare? Come si possono aiutare questi giovani? Sono certamente domande complesse ma cercare di dare loro delle prospettive concrete, degli spazi di vera aggregazione per crescere e potenziarsi sia il primo passo da fare. Sempre che, sia ben chiaro, la droga sia riconosciuta come un problema reale e non marginale frutto della decadenza di questa società sbandata.



Controvento





Adolescenti bruciati dalla droga.



Il sostituto procuratore Rossi: la criminalità intercetta il disagio dei giovani. L’allarme per l’Umbria arriva dalla procura dei minori.



PERUGIA05.03.2009



Giovani e disagio Tanti i pericoli connessi a droga e alcol.



Un corpo senza vita, con accanto la siringa: è questa l'immagine che i più associano alla droga, considerata ancora qualcosa di estremo e come tale di molto lontano. Che non ci riguarda se non perché ci si imbatte in qualche tossicodipendente o si sente dell'ennesimo maxi sequestro. Eppure mai come in questo momento la droga si è fatta tanto invadente. Tanto diffusa da interessare variegati aspetti della vita quotidiana e così a portata di mano da aver oramai attecchito sui giovanissimi. Intere generazioni di ragazzini a rischio di essere attratte in una rete non facile da vedere nella sua ambigua pericolosità. La singola overdose è quindi solo un aspetto, per quanto grave, di un fenomeno assai più drammaticamente complesso. Gli addetti ai lavori lo sanno, collegando tutto quello che al momento la droga muove. Non solo quello che a Perugia oramai si vede sotto la luce del sole, ovvero spaccio e consumo, ma una serie di reati connessi alle sostanze stupefacenti in continuo aumento e che interessano anche i minori. Come segnala il sostituto procuratore presso la Procura dei Minorenni Giovanni Rossi. "La droga oggi entra nelle vite di tutti, eppure è un tema di cui non si parla molto. Forse perché non fa 'notizia' e non ci si accorge che sta bruciando le nuove generazioni. E' presente nelle attività, nei luoghi di aggregazione. E' dentro le abitazioni, non più soltanto per strada". Come incide sui giovanissimi il consumo? "In Umbria si è riscontrato un aumento dei reati connessi all'uso di sostanze stupefacenti, anche da parte di minori. Arrivano da noi per qualche episodio particolare e poi scopriamo che alle spalle c'è un uso o una dipendenza. La droga aumenta la propensione al reato, o quantomeno a comportamenti violenti. Ci sono soggetti con tratti di personalità particolari, che sotto l'effetto della droga sono portati ad andare oltre quel limite all'interno del quale, in condizioni di normalità, riuscivano invece a rimanere". Da qui si sviluppano quindi fenomeni collaterali, legati al consumo di sostanze che però raramente vengono ricollegati alla vera causa. Per esempio gli incidenti stradali. "E' necessario cominciare a riflettere su quei comportamenti 'strani' che vediamo anche lungo le strade della nostra città. Auto o moto che zigzagano, scattando improvvisamente come se stessero facendo corse su un percorso di gara, infrazioni al codice, eccessi di velocità, distrazioni. Non bisogna far finta di non accorgersi che probabilmente chi guida in quel modo agisce sotto uno stato di alterazione. Chi causa incidenti apparentemente senza motivo, finendo addosso al pensionato che procede sulla propria strada o saltando su un marciapiede dove camminano inconsapevoli pedoni, al controllo dopo l'incidente spesso risulta aver fatto uso di droga". Anche alcune violenze (commesse all'interno di appartamenti) hanno poi rivelato un rapporto nato da relazioni sempre connesse al mondo delle sostanze stupefacenti, in particolare tra spacciatore e cliente. "Agli inizi per queste ragazzine "normali" l'avvio è fatto di contatti, apparentemente tutti casuali, con la droga. Poi si tirano le somme. Il contatto sparisce e la ragazza ha bisogno. Allora si dà in cambio di una dose. La giovane porta segni psicofisici ma riesce a mantenersi nei limiti della visibilità. E così continua. Non dimentichiamo che oltre ai disagi psicologici la droga comporta una serie di comportamenti a rischio per la contrazione di malattie. Non solo l'Aids ma anche patologie minori pur sempre gravi". A Perugia la diffusione di questo fenomeno non sembra dare segni di cedimento: la droga continua ad arrivare e le richieste ad aumentare. "Penso che anche in Umbria, l'afflusso copioso di droga (come segnalato nella sua relazione dal presidente della Corte d'Appello Bonaiuto) avvenga sotto l'egida di una o più organizzazioni mafiose. Ma, su ciò, è opportuno che si chiedano informazioni a magistrati della Procura ordinaria e agli investigatori che si occupano di queste organizzazioni, e di chi in Umbria, nella catena del riciclaggio, spartisce con esse gli immensi guadagni. Il mio compito, dallo specifico vertice minorile, con riferimento alla salvaguardia delle giovani generazioni, è quello di stabilire plausibili connessioni tra fatti trattati normalmente in modo separato, sollecitando una più perspicua interpretazione giornalistica. La droga, che gravemente danneggia, nei vari modi cui si è fatto cenno, le giovani generazioni, è segno molto forte di una presenza, anche nella nostra regione, di organizzazioni criminali, presumibilmente italiane; queste organizzazioni intercettano in modo nuovo l'eterno disagio dei giovani, che taluno ipotizza aggravato dal nichilismo del nostro tempo. Questi, a mio giudizio, i fatti e le loro relazioni, di cui occorre occuparsi, non di pseudo - fenomeni fuorvianti, veicolati da parole di vago significato, appesantite dai suffissi 'ing' e 'ismo', spesso usati o almeno colposamente agitati per distrarre/attrarre l'opinione pubblica"



Giovanna Belardi

L'Italiano? In basso a sinistra!

Riceviamo da un anomimo lettore, via posta elettronica, lo scritto che segue:






mercoledì 4 marzo 2009

Fuggire dalla "rete"!


Negli ultimi anni, il cosiddetto "social networking" è assurto a vero e proprio fenomeno di massa, coinvolgendo non solo i più giovani ma uomini e donne di tutte le età. Nell'epoca del "controllo globale" alcune considerazioni sono necessarie.

Proponiamo un interessante articolo tratto da "Il Martello", periodico dell'Associazione Culturale Zenit.

Uomini liberi: fuggite dalla rete, tornate nelle strade!



Controvento






Facebook è omologazione.



In una società arrivata ad un livello di esteriorizzazione sconcertante, nella quale vi è ormai un abisso di importanza tra l’apparenza e l’essenza, non v’è da stupirsi se un numero immenso di persone d’ogni età non abbia il benché minimo freno inibitore nel pubblicare informazioni sul proprio conto: nome, foto, interessi, hobby, professione, abitudini. D’altronde, in perfetta linea di coerenza col pessimo costume in auge, sapersi vendere alla mera curiosità altrui è una prerogativa di cui esserne validi utilizzatori. Se nel passato l’appartenenza poteva ritenersi un valore in cui credere, oggi, ove regna il materialismo, l’ambizione principale è divenuta trasformare se stessi, uomini fatti di carne, anima e spirito, in allettanti prodotti commerciali che si compiacciono dell’approvazione altrui. La società non ci fa mancare riferimenti a cui tendere: dai programmi televisivi emergono in superficie storie di gente che partendo dal disagio o, semplicemente, dall’ormai obsoleta e denigrata condizione di “normalità”, riesce a realizzarsi, attraverso il danaro e la notorietà. Ne consegue un uomo reso particolarmente fragile, la cui personalità svanisce al cospetto del “così fan tutti”. Ma un uomo privo di personalità è soprattutto facilmente strumentalizzabile. Così, se da un lato l’opinione pubblica si arrovella sullo scandalo intercettazione e la conseguente violazione della privacy, dall’altro milioni di utenti raccontano se stessi in tempo reale su una piattaforma virtuale di libero accesso a tutti gli iscritti. Da questo paradosso nasce facebook. Originariamente uno dei tanti cosiddetti social network che spingevano tanti nostri coetanei a cercar disponibilità dell’altro sesso che potesse tramutarsi in incontri fisici; oggi, il più grande fenomeno di massa che da moda sta degenerando in motivo di dipendenza ed efficace strumento di controllo. Gli utenti, lasciatisi coinvolgere da questa bolgia mitomane, non sa esimersi dal gettarsi a nudo pubblicamente: la confidenza da comare, il proprio stato d’animo, gli impegni personali, niente è più segreto per quella che viene definita da facebook, in modo improvvido, rete d’amici. Tra i quali, oltre a quelli reali, ve ne compaiono innumerevoli che sono alla meglio dei conoscenti, se non addirittura degli amici di amici di cui si conosce poco o nulla dal vivo. Al senso critico di discernimento che ci fa scegliere le persone, guardandole negli occhi, badando alle loro qualità, con cui stabilire un contatto reale, sincero, si sta sostituendo un senso di estrema approssimazione che ci limita al contatto virtuale, comodo e veloce, effimero e artificiale. La dipendenza da facebook ci spinge a rifuggire dalla nostra vita, quella fatta di esperienze estremamente autentiche, positive o negative che siano, conducendoci verso un surrogato di realtà che snatura noi stessi rendendoci soltanto il profilo che vogliamo costruirci digitando i tasti di un pc per attrarre il beneplacito altrui. Se l’ipotesi di una società in pieno stile orwelliano poteva in passato destare tra i cittadini preoccupazione, oggi il sistema pare riuscito ad ovviare a questo impedimento creando un paese dei balocchi virtuale in cui può liberamente schedare tutti quanti mentre ci dilettiamo tra le frivolezze che la società gentilmente ci concede. Più ci lasciamo coinvolgere e meglio esso lavora. Ci osserva, ci studia, ci etichetta e ci controlla. Non concedergli te stesso; sfuggendo al teatrino scenografico dell’individualismo di facebook sfuggirai alla tecnocrazia. Nella rete finiscono le battute di pesca, non gli uomini liberi!




Associazione Culturale Zenit

martedì 3 marzo 2009

Canti assassini e .... canti assassinati.






Ripubblicata in questi giorni a cura di Rupe Tarpea edizioni la colonna sonora militante dei nostri anni giovanili; i canti assassini di Massimo Morsello. La cassetta ricordiamo per i non-filologi della musica alternativa, venne interamente registrata con strumenti di fortuna durante l’esilio di Londra nei primi anni 80 e fu pubblicata semi-clandestinamente e passata di mano in mano tra le giovani generazioni militanti che sopravvissero alle tempeste inquisitorie ed al riflusso.






I Canti assassini rimasero un tema di unificazione e di sopravvivenza, il contatto quasi esoterico con decine e decine di fratelli che avevano preso la via dell’esilio o marcivano nelle galere di stato in attesa di un processo; la colonna sonora della generazione 78 che nonostante tutto non demordeva. E fu anche una occasione, per cominciare a riflettere su ciò che era successo negli anni precedenti, sulla quella sana mutazione antropologica e metapolitica che era stata avviata a metà degli anni 70, e in cui si intravide “chi e cosa era veramente il nemico principale”. I brani di Massimino furono “traghettati” per circa una decina d’anni, in maniera semiclandestina, con il linguaggio dei bardi-militanti , sbagliando spesso l’accordatura non facile del tema musicale e della ritmica, alterando perfino qualche parola non ben comprensibile dalla cassetta originaria.



Masimo Morsello (in arte Massimino), aveva esordito dal vivo a Campo Hobbit II, presso Fonte Romana in provincia dell’Aquila, nel 1978, ed aveva successivamente pubblicato il suo primo lavoro Per me e la mia gente registrandolo dal vivo con voce chitarra ed armonica a bocca, negli studi di Radio Alternativa di Roma a via Sommacampagna . Le poche recensioni dell’ambiente (”Dissenso”, “La voce della fogna”) furono favorevoli e compiaciute della novità . Si notava già in Massimino la stoffa del cantautore, soprattutto nel suo modo semplice di comporre e di arrangiare musica, indice di qualità e creatività assolute.



Tuttavia Massimo Morsello, già da allora , era considerato dagli “istituzionali missini” e dai neo-destri rautiani in carriera (anche senza il Berlusca-Dux), in grave sospetto di eresia; e poi Massimo era un affiliato dell’ anarchica famiglia di Via Siena, una comune senza regole, una tribù-clan considerata dall’apparato missino, la classica situazione fuori controllo (1).

La compilazione edita oggi da Rupe Tarpea tra l’altro contiene i tre brani di esordio presentati dal vivo da Massimo Morsello a Campo Hobbit II , di cui sono conosciuti e consolidati nei repertori solo i primi due: Il battesimo del fuoco e la Tua gente migliore. Il terzo brano, intitolato Il paradiso dei guerrieri è un vero inedito, un brano sconosciuto ai più , sul quale vale spendere qualche aneddoto di natura storico-politica per far capire ai molti, da dove si viene, e con chi ci si “confrontava” amaramente già da allora.



Infatti dalla compilazione di Campo Hobbit II, preparata alla meno peggio, rimase “volutamente” censurato e destinato all’oblio eterno, il brano in questione, e per un motivo semplicissimo : Massimo aveva scritto e dedicato Paradiso dei guerrieri a Franco Anselmi, assassinato a Roma qualche mese prima, durante un tentativo di reperire armi e munizioni in un armeria a Monteverde nuovo. Stavano nascendo i Nar, stava nascendo la generazione degli scomodi figli di nessuno, coloro che avrebbero rotto pesantemente con gli schemi dell’apparato della “destra da cortile”. Mai più comodi bersagli degli allenamenti di tiro nel mucchio dell’estrema sinistra romana, e mai più vittime utili per le becere campagne elettorali anti-comuniste di Giorgio Almirante.



Franco Anselmi per il partito non era il militante qualsiasi, il ragazzino morto assassinato dagli ultra-rossi, era un personaggio con cui sarebbe stato difficile fare del semplice vittimismo anti-comunista; Franco Anselmi è stato uno dei tanti , come Giancarlo Esposti, Riccardo Minetti, Alessandro Alibrandi, Giorgio Vale che non ha mai trovato granchè accoglienza nel pantheon dei cosidetti “Cuori Neri”, perché è stato uno di quelli che non solo si è difeso, ma ha anche cominciato ad attaccare creando il delitto di lesa maestà nell’apparato.



Nei libri di ricostruzione storiografica sul neo-fascismo è rimasto come colui che ritualmente bagnava il suo passamontagna nel sangue dei fratelli caduti (a Piazza Risorgimento, ad Acca Larenzia) . Massimo conosceva bene “questo suo estremo rituale” e lo ha anche raccontato tra le righe del testo della canzone.



I dirigenti missini di Via sommacampagna (alcuni dei quali notissimi, perchè ormai promossi tutti a deputati o addirittura a ministri ) preferirono dunque, senza alcun rispetto filologico per la storia del Campo Hobbit II di Fonte Romana, e senza aver interpellato l’autore del brano, rimuoverlo ed estrapolarlo “ipocritamente”, durante la compilazione della raccolta. Sarebbe stato molto più corretto inserirlo, magari con un commento ad hoc, invece che censurarlo.



Insomma Paradiso dei Guerrieri doveva sparire; un canto assassino, che ha rischiato di rimanere ” assassinato “.

E c’erano quasi riusciti. Peccato che di pischelli terribili, oltre a Massimo Morsello, nel mitico “Campo Gollum” (2) , ce ne erano almeno un migliaio e qualcuno pensò bene di registrare il brano dal vivo, brutalmente, senza alcuna tecnica, una semplice testimonianza passata poi di mano in mano, come una sacra reliquia, su cassette e nastri mal-registrati, per ben tre decenni e oggi ripubblicata finalmente da Rupe Tarpea, dopo esser comunque finita negli archivi per fortuna onnicomprensivi della Lorien.



D’altra parte la censura di partito dei primi anni ‘80, tutta impegnata nella sana campagna a favore della doppia pena di morte (ricordiamo l’allora MSI-DN di Almirante con Pino Rauti prontamente rientrato nella direzione nazionale del partito), colpiva duro in quel periodo; soprattutto durante le poche occasioni pubbliche e/o comunitarie giovanili, sospettate sempre di fronda e deviazionismo extra-parlamentare.



La musica alternativa era il viatico prediletto per trasgredire, generare dubbi, fare danni. Ricordo perfettamente come in un paio di occasioni in cui invitato dai ragazzi del Fronte della Gioventù ad esibirmi in alcune feste tricolori, i dirigenti cercarono maldestramente prima della mia esibizione (avevo circa 22 anni!!) di “parlamentare” sui singoli brani da presentare, spaventati su ciò che avrei potuto cantare o dire. Ed io che mi ero studiato a memoria la cassetta dei “Canti Assassini”, come al solito rompevo loro le uova nel paniere, raccontando storie che per “l’apparato” dovevano essere ben taciute e saggiamente nascoste. Come dire:un modo come un altro per mettere a tacere e giudicare gli anni 70, prima del tempo.



Nonostante tutto, e nonostante il vento, Franco e Massimo si sono in qualche modo rincontrati, e ancora oggi rimane per fortuna intatto l’intero patrimonio della musica e dei ricordi ad essi legati , e rimangono ben vivi non solo i canti assassini ma anche quelli che avrebbero dovuto essere assassinati dalla ”gente migliore” (3).



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Note



(1) Da “La Voce delle Fogna”, ottobre 1978 : «…Massimino non ha perso tempo, l’ultimo venuto! Roma esige i suoi diritti e “ il pivello ”, dopo aver acceso le folle un tantinello instabili di Fonte Romana, ripropone all’ascolto una cassetta ad uso interno, più meditata, senza il confronto isterico rivoluzionario. Per me e la mia gente vi parlerà di riti di piazza, di famiglie che non sanno capire, di poeti in società: la storia di uno di noi assunto ad epica del quotidiano alternativo».



(2) Campo Gollum alias Campo Hobbit II : ribattezzato così dai critici "della nuova destra rautiana" in quanto a Fonte Romana si è respirata la deriva neo-insurrezionalista e anarco-nichilista che già aveva investito l’ambiente destro-radicale di fine anni 70#8242;.



(3) Per chi conosce il testo del brano di Massimo saprà perfettamente individuare vecchi e nuovi referenti e stereotipi umani indicati con il termine tutto morselliano di ” la gente migliore “.



Articolo di Francesco Mancinelli

lunedì 2 marzo 2009

HUNGER STRIKE, PER LA LIBERTA’.








Il primo marzo ricorrono ventotto anni dall’inizio dello sciopero della fame nei Blocchi H della prigione di Long Kesh. Ricorrono ventotto anni dall’inizio dell’atto sacrificale che grida giustizia per un Popolo che da secoli è martoriato dall’oppressione inglese. Bobby Sands, il primo prigioniero politico irlandese che iniziò la protesta, scriveva nel suo diario prima di morire: ‘Sono un prigioniero politico. Sono un prigioniero politico perché sono l’effetto di una guerra perenne che il Popolo irlandese oppresso combatte contro un regime straniero, schiacciante, non voluto, che rifiuta di andarsene dalla nostra terra. (….) Sto morendo non soltanto per porre fine alle barbarie dei Blocchi H o per ottenere il nostro giusto riconoscimento di prigioniero politico, ma soprattutto perché ogni nostra perdita, qui, è una perdita per la Repubblica e per tutti gli oppressi che sono profondamente fiero di chiamare la “generazione insorta”’.




L’intransigenza del governo britannico il primo marzo 1976 aveva fatto si che lo status di prigioniero politico venisse abolito dichiarando: ‘Crime is crime, it’s not political’.  Da tempo i detenuti politici irlandesi erano così costretti a vivere in condizioni inumane, erano vestiti solo di una coperta e convivevano con i loro escrementi. L’Hunger Strike fu l’ultima di una serie di proteste intraprese dai militanti irlandesi per richiedere il ripristino dello status abolito nel 1976; le richieste fondamentali erano cinque: indossare i propri abiti e non quelli dei detenuti comuni, essere esenti dai lavori del carcere, avere la libertà di associarsi agli altri detenuti politici durante le ore di svago, avere diritto alla stessa riduzione di pena dei detenuti normali e quella di ricevere una persona e una lettera a settimana.






L’indifferenza del governo di Maggie Thatcher verso chi soffriva in un modo così atroce, l’indisponibilità a trattare in alcun modo con i prigionieri e la chiusura di qualsiasi forma di dialogo era un qualcosa di sconvolgente. Bernadette Devlin nella prefazione a ‘Nor Meekly Serve My Time – The H-Block Struggle 1976/1981’, un libro dedicato alla dramma dei Blocchi H pubblicato nel 1994, scrive: ‘niente ha sconvolto la mia vita più di quella tragica vicenda’.






Il cinque maggio del 1981 Bobby Sands muore nell’ospedale della prigione dopo sessantasei giorni di sciopero della fame trasformandosi da uomo in simbolo. Bobby Sands concludeva il suo diario, tenuto per i primi diciassette giorni di sciopero della fame, con queste parole: ‘Se non sono in grado di uccidere il tuo desiderio di libertà, non potranno spezzarti. Non mi spezzeranno perché il desiderio di libertà, e della libertà della popolazione irlandese, è nel mio cuore. Verrà il giorno in cui tutta la gente d'Irlanda potrà mostrare il suo desiderio di libertà. Sarà allora che vedremo sorgere la luna’.






Tra il maggio e l’agosto del 1981 morirono altri nove combattenti - sei dell’Ira e tre dell’Inla - che avevano intrapreso questa protesta. Il tre ottobre dello stesso anno cessò lo sciopero della fame e il governo inglese si decise ad accettare le richieste dei prigionieri.






Bobby Sands, Kieran Doherty, Thomas McElwee, Mickey Devine, Martin Hurson, Kevin Lynch, Francis Hughes, Joe McDonnell, Pasty O’Hara e Raymond McCreesh ci lasciano l’esempio di persone in grado di combattere fino a morire per la propria libertà. Non ci resta che meditare, ricordarli e onorarli.



Articolo di Fabio Polese