giovedì 30 dicembre 2010

Brindisi amari.


S'incrociano i calici, s'increspano le labbra a pronunciare frasi beneauguranti, si brinda al nuovo anno che arriva, ma la sensazione preponderante è quella che mentre il disastroso 2010 finisce, la tragedia continua, infischiandosene degli auguri e delle speranze.


Non occorre essere particolarmente pessimisti per comprendere come l'anno appena trascorso, condensato in una una serie di brutture senza soluzione di continuità, oltre a rendere amaro il vino, abbia costruito i presupposti perchè il 2011 ne ricalchi fedelmente le orme, rendendoci uomini sempre più soli, deprivati di aspirazioni e gioia di vivere, trascinati dentro ad un gioco d'azzardo dove vince solo il banco, mentre con gli sguardi inebetiti continuiamo a restare seduti a giocare e poi a giocare ancora, nonostante l'unica prospettiva sia quella di perdere tutto, in ultimo anche la nostra dignità.


L'anno che si dissolve nei calici resi amarognoli dal vino stantio non verrà ricordato in funzione di eventi eclatanti che abbiano cambiato il corso della storia e probabilmente scivolerà nelle sabbie del tempo senza sussulti, con la sua summa di miserie umane sulle cui fondamenta d'argilla già si stanno costruendo altre miserie umane, destinate ad un futuro che lascia in bocca il sapore acre del metallo.


La svendita dei lavoratori, ricattati, vessati, intimiditi e indotti a praticare l'autolesionismo,.....presentato loro come il "male minore", perchè in fondo un calcio negli stinchi somiglia quasi ad una carezza quando ti convincono che l'unica alternativa è costituita da una serie di bastonate sulla schiena dalle quali non ti rialzerai più.


 


Il cedimento sempre più evidente di un territorio violentato in profondità dalla cementificazione selvaggia, figlia di un "progresso" che ha il cervello del malaffare e il passo del gambero, ma viene unanimamente accettato come elemento positivo da coccolare. Poco importa se ogni piovasco ormai è foriero di frane disastrose, alluvioni, morti e feriti. La colpa è sempre del tempo cattivo, del mare in burrasca e della brutta sorte.


 


I giovani privati di un futuro e destinati al ruolo di agnelli sacrificali all'interno di un mondo del lavoro che non esiste più, se non sotto forma di una babele schizofrenica senza senso nè costrutto. Giovani indotti da "cattivi maestri" a credere che tutti i loro problemi siano incarnati dalla persona di Mariastella Gelmini e condotti per mano a protestare contro un ingranaggio, mentre una macchina immensa, di cui i loro stessi maestri fanno parte, si appresta a dilaniarli e schiacciarli senza pietà.


 


Il circo mediatico che ha ormai perso ogni contatto con la realtà e dedica ogni briciola del proprio peso immanente all'orientamento del pensiero e al sostegno dei consumi, rendendo il mondo dei TG, della TV e dei giornali molto più virtuale di quanto non lo sia quello di second life.


 


La classe politica sempre più confusa, abbarbicata agli scranni del potere, impegnata a tempo pieno negli intrighi di palazzo, negli inciuci, nelle congiure, sul punto di abdicare perfino dalla decennale farsa del confronto destra/sinistra. Destra e sinistra sono dinosauri di un passato ormai fossilizzato, la classe politca italiana non governa più nulla, perchè tutte le decisioni vengono prese a Bruxelles ed imposte da comitati privati sovranazionali, l'unica funzione rimasta in mano alla politica è quella concernente la distribuzione degli appalti, dei finanziamenti e dei ruoli di potere, in un rapporto simbiotico con il mondo del malaffare. Si tratta di una verità incontrovertibile, palese agli occhi ditutti, ma è preferibile che la commedia continui, altrimenti una volta scoppiato il bubbone, chissà dove si potrebbe andare a finire, ed è troppo grande la paura che possano sparire anche le briciole, in una società ormai costituita da raccoglitori di briciole.


 


Si potrebbe spendere qualche parola anche riguardo alla crisi economica, al dramma dell'inquinamento, ai soldi che non esistono impegnati in opere faraoniche, all'incubo di un ritorno delle centrali nucleari, alla speculazione miliardaria imbastita intorno ai rifiuti di Napoli, alla situazione politica internazionale prodromica di nuove guerre d'occupazione, al progressivo smantellamento degli stati nazionali, in funzione della costruzione di un unico stato globale e globalizzato, quando il gambero del progresso avrà terminato la sua corsa.


Ma l'anno nuovo ormai sta già iniziando ed essendo questi argomenti parte delle sue fondamenta non mancherà certo l'occasione di parlarne.


Per adesso buon brindisi e se vi capita di storcere la bocca per il sapore amaro fate attenzione a non farvi notare, l'etichetta di pessimista, in una società votata all'ottimismo anche quando corre verso il baratro, potrebbe risultare un fardello pesante da portare nel corso del viaggio.




Di Marco Cedolin, www.ilcorrosivo.blogspot.it


martedì 28 dicembre 2010

27/12/08 – 27/12/10 Piombo Fuso è ancora attuale.


A due anni di distanza dall’inizio della devastante campagna militare israeliana Piombo Fuso, non una mera rievocazione, ma una denuncia.



All’alba del 27 dicembre 2008, ebbe inizio sulla Striscia di Gaza un incubo prodotto dal fuoco israeliano che, perpetuandosi per quasi un mese, causò la morte di più di 1400 persone, la condizione di 1900 orfani, più di 5000 feriti, ingenti danni alle infrastrutture. Tutto questo in un territorio di circa 1 milione e mezzo di abitanti.



All’alba del 27 dicembre 2010, registriamo la permanenza di uno stato di assedio che strangola la popolazione della Striscia e che, tuttavia, non conosce risonanza mediatica:



-          Israele ha permesso l’entrata a solo il 7 percento del materiale necessario per la ricostruzione degli ospedali e delle scuole danneggiate o distrutte durante l’offensiva di due anni fa;



-          l’economia è al collasso per via del blocco delle importazioni e delle esportazioni, con il 93 percento delle industrie chiuse, oltre il 70 percento della forza lavoro disoccupata, l’88 percento della popolazione che continua a vivere di aiuti, sotto la soglia di povertà;



-          l’imposizione di un “buffer zone”, una porzione di terra prossima al confine su cui Israele si è auto-assegnato il diritto di sparare a chiunque la violi e su cui l’Onu ha individuato il 35 percento del totale dei terreni coltivabili a Gaza, oggi desolatamente incolti;



-          negli ultimi due mesi, in particolare, Israele ha compiuto decine di attacchi sulla Striscia direttamente contro civili palestinesi, causando la morte, tra gli altri, di sei bambini.



La situazione è dunque lungi dal rasserenarsi – a Gaza e nel resto dei territori -, soprattutto alla luce delle promesse fatte da Obama al premier israeliano Netanyahu in cambio del congelamento provvisorio della costruzione di insediamenti di coloni in Cisgiordania. I termini dell’accordo prevedono da parte statunitense l’impegno a non richiedere più in futuro altre sospensioni degli insediamenti nei territori palestinesi occupati, il veto nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu a qualsivoglia risoluzione anti-israeliana, la fornitura ad Israele, oltre a svariate centinaia di milioni di dollari di armi, munizioni e ingegneria bellica, di altri 20 aerei da combattimento F-35 JSF – nella versione tecnologicamente più avanzata – del valore di 3 miliardi di dollari.



Questi obblighi che la potenza statunitense si impegna ad osservare con ossequiosa riverenza nei confronti dell’alleato mediorientale, oltre a darci la misura del peso che la lobby sionista esercita sulle nazioni, non lasciano presagire nulla di pacifico all’orizzonte.



Pertanto, sulla terra di Palestina è sempre promessa la minaccia israeliana.



A due anni di distanza, Piombo Fuso è ancora attuale.



Associazione Culturale Zenit – http://associazioneculturalezenit.wordpress.com/ - ass.culturale_zenit@hotmail.it

 

Associazione Culturale Tyr –
http://www.controventopg.splinder.com/ - controventopg@libero.it


 






venerdì 24 dicembre 2010

Buon Natale...


Due anni fa l'Associazione Culturale Tyr Perugia augurava così buone feste. Rinnoviamo gli auguri.







BUON NATALE E FELICE CATASTROFE!



Speri...


che dopo la crisi i tuoi risparmi tornino al sicuro?



Speri...

di trovare finalmente lavoro stabile e duraturo?



Speri...

che il tuo quartiere diventi un posto sucuro per i tuoi figli?



Speri...

di poter acquistare una casa a condizioni umane?



Speri...

in un futuro di sicurezza e giustizia sociale?




TUTTO QUESTO NON SUCCEDERA'!

E TU STARAI ANCORA A GUARDARE O

INIZIARAI A LOTTARE?


Scriviamo a Pedro.


Da www.noreporter.org



Auguri, saluti, incoraggiamenti: anche in italiano.



Scriviamo a quest'uomo coraggioso che paga con la prigione una condanna ideologica per “revisionismo storico”, aberrante già di per sé e in sovraggiunta del tutto inventata dall'inquisizione catalana.



Scrivetegli pure in italiano ma fatelo:



Pedro Varela

Centro Penitenciario Brians 1

Apdo. Correos 1000

08760-Martorell

Barcelona

Spagna





Birmani assediati dalla KNLA.


Sono almeno tre le postazioni dell'esercito di Rangoon cinte d'assedio dalle forze della  guerriglia patriottica Karen nel distretto di Dooplaya, quello che secondo le intenzioni dei generali avrebbe dovuto invece essere il teatro di una vittoriosa offensiva destinata a spazzare via  la guerriglia del K.N.L.A. e della fazione antibirmana del D.K.B.A.

Le basi di Ta Kyo (vicina alla storica roccaforte di Boe Way Hta, sede della prima clinica di  Popoli, oggi ricostruita), di K..Nelly, e di Maw Khee, sono circondate da reparti Karen  oramai da alcune settimane, mentre a Waley e a Pahlu le truppe dell'S.P.D.C. (il regime  birmano) stanno ingaggiando duelli di artiglieria con gli ex alleati del Democratic Karen  Buddhist Army.

Nei giorni scorsi un reparto delle Special Black Forces guidate da Nerdah Mya ha attaccato la base di Maw Khee. I combattimenti tra la guarnigione birmana e i volontari  Karen si sono protratti per 36 ore, pur con alcuni momenti di pausa. La guerriglia ha  attaccato la base con il supporto di una mitragliatrice calibro 50, di diversi lanciarazzi  RPG7 e di alcuni mortai da 60 mm, e ha potuto contare sull'efficacie lavoro di alcuni tiratori scelti armati di fucili di precisione Remington 308.

I birmani hanno risposto al fuoco utilizzando armi leggere e lanciagranate e facendo  esplodere delle mine Claymore nel timore di trovarsi sotto un assalto frontale da parte  degli uomini di Nerdah. E' stato richiesto l'invio di rinforzi, ma i comandi birmani hanno  difficoltà a far arrivare truppe, dal momento che le altre postazioni vicine sono sotto attacco. Nella notte tra sabato e domenica alcuni colpi di mortaio pesante sono però partiti  da K. Nelly all'indirizzo dei volontari delle Black Forces, senza però arrecare alcun danno al reparto Karen.

Pesante il bilancio per le truppe di occupazione nella base di Maw Khee: le intercettazioni

radio hanno permesso di conoscere i dettagli delle perdite subite dal S.P.D.C., che consistono in 5 morti e 9 feriti.

“Non abbiamo voluto conquistare la base - ha detto Nerdah al termine degli scontri - abbiamo soltanto aumentato la pressione per indurre i nemici ad una resa che  consentirebbe di risparmiare molte vite. A noi non interessa la morte dei birmani, vogliamo   soltanto che se ne vadano dal nostro territorio”. La base di Maw Khee resta sotto assedio.

Un reparto birmano che tentava di raggiungere l'avamposto per rompere l'accerchiamento è finito lunedì in un'imboscata tesa dal 201° Battaglione del KNLA, che opera a sostegno  delle Black Forces. Un soldato di Rangoon ha perso la vita mentre altri due sono rimasti  feriti. Nessuna perdita invece è stata subita da parte delle forze della guerrigia patriottica.

La popolazione dei villaggi nelle vicinanze di Maw Khee ha applaudito all'ingresso dei  guerriglieri che cercavano un po' di ristoro nelle pause del combattimento. Da quando è iniziato l'assedio della base birmana infatti (circa un mese fa) nessun soldato di Rangoon  ha messo più piede in questi insediamenti, dando ai civili la sensazione di una ritrovata sicurezza e la speranza di una futura serenità.



 www.comunitapopoli.org


martedì 21 dicembre 2010

Festeggiare il Solstizio, per riavvicinarsi alla Natura.




(ASI) Julius Evola, in "Simboli della tradizione occidentale" edito da Arktos 1989, sostiene che vi sono riti e feste, esistenti ormai solo per stanca consuetudine nel mondo moderno, che si possono paragonare a quei grandi massi che il movimento delle morene di antichi ghiacciai ha trascinato dalla vastità del mondo delle vette fin giù, verso le pianure.  Tra tali riti vi sono le ricorrenze come il Natale ed il Nuovo Anno che rivestono oggi, più che altro, il carattere di una bonaria e consumistica festa familiare. Semplici scopi commerciali prendono posto al senso di partecipazione alla reciprocità ciclica tra Terra e Cielo. Contrariamente a quello che si pensa oggi, queste feste, sono ritrovabili già nella preistoria in molti popoli e con un ben diverso sfondo, incorporate da un significato cosmico e universale. I primissimi simboli che gli uomini dell'Era Glaciale incisero sulle ossa e sulle zanne dei mammut furono proprio le annotazioni dei cicli celesti. Richard Heinberg nel libro "I Riti del Solstizio", edito da Mediterranee, scrive: "Se i nostri più antichi e persistenti interessi sono anche i più profondi, ne consegue che uno dei bisogni più pressanti dell'essere umano è quello di osservare e seguire i ritmi della natura e del cosmo". I popoli antichi credevano che fosse pericoloso e quanto mai incosciente ignorare i cicli. Oggi, molto spesso, se non da chi è attento e non vuole lasciare nulla al caso, viene inavvertito il fatto che la data del Natale non è dovuta ad una particolare tradizione religiosa, come quella cristiana in occidente, ma è determinata, prima di tutto, da una situazione astronomica particolare: quella definita del Solstizio d'Inverno.  In due giorni dell'anno, uno verso la fine di dicembre e uno verso la fine di giugno, l'asse terrestre raggiunge il massimo grado di inclinazione rispetto al Sole. Quando il Polo Nord punta verso il Sole, nell'emisfero boreale viene la giornata più lunga e la notte più corta dell'anno. Questo è per loro, il Solstizio d'Estate. Invece, per gli abitanti dell'emisfero australe, è il Solstizio d'Inverno. Quando l’acqua fredda cade, si arrotonda in neve e si irrigidisce in ghiaccio è arrivato il tempo d’inverno e il nostro cammino si arresta per una attimo alla porta sacra del Solstizio: qui siamo posti, dunque, innanzi all’oscuramento del Principio solare nel mondo. Per l'uomo della Tradizione ogni evento cosmico è simbolo spirituale che produce conseguenze nell'altezza della mente e del corpo. In "Le porte di Luce", edito da Synthesis, il Solstizio d'Inverno viene descritto come l'inizio esoterico dell'anno, quando si depone un "seme" sotto terra, un'idea, un progetto e si esprime un proposito da  attuare nell'arco dell'anno. All'Equinozio di Primavera, se lo abbiamo  protetto e nutrito bene, uscirà dalla terra e apparirà alla luce del sole. Dal punto di vista esoterico, vale a dire dal punto di vista che custodisce all’interno del microcosmo umano un riflesso e una scintilla di luce del macrocosmo divino, il Solstizio è celebrato come l’annuncio del rinnovamento esteriore ed interiore della Natura e dell’Uomo. L’anima insorge quando la luce del Sole non da più supporto alla forza del corpo e non nutre le sottili spire dell’anima ed è proprio allora che ogni uomo dovrebbe concentrarsi su ciò che deve compiere, sugli anagrammi della vita che deve sciogliere, su quello che può trasformare dentro di sè e nel ristretto ambiente in cui vive e su ciò che può imparare dagli altri. Meditare per realizzare. Il Solstizio d'Inverno è il nuovo inizio, l'avvio del ciclo. E' il momento più propizio, dunque, per "piantare" nella nostra mente e nel nostro cuore il "seme", per formulare fermamente quel proposito che determinerà la qualità del prossimo anno allontanando dal nostro animo il rancore, la paura e le invidie che ci bloccano all’ombra della luce. Ritrovare i significati di queste antiche feste rituali, potrebbe rivelarsi utile anche per riallacciare i nostri legami con la natura. Un legame che è arrivato ad un punto di rottura dovuto all'inquinamento dell'aria e dell'acqua, dall'estinzione di specie animali e dalla incessante deforestazione. Questo, è anche il momento più adatto per porci qualche domanda sul nostro futuro. Un futuro dettato soltanto dalla continua e illimitata crescita economica, dalla continua diffusione di "civilizzazione" e dal continuo proliferarsi della tecnologia.



Di Fabio Polese,

http://www.agenziastampaitalia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1375:festeggiare-il-solstizio-per-riavvicinarsi-alla-natura&catid=40:cultura&Itemid=127