sabato 12 dicembre 2009

Virus A:Francia, muore dopo vaccino.

Indagini in corso. Il piccolo di 9 anni aveva problemi di salute.


(ANSA) PARIGI, 11 DIC - La magistratura francese ha aperto un'indagine dopo la morte di un bambino che era stato vaccinato contro l'influenza A. Il piccolo aveva nove anni ed era piuttosto fragile di salute.Portato al pronto soccorso dopo un malore, e' morto poco dopo il suo arrivo in ospedale. 'Sembra che ci siano state delle piccole complicazioni dopo il vaccino ma per ora non possiamo trarne alcuna conclusione'',ha detto il procuratore all'emittente France 3.



www.ansa.it

INFLUENZA A/H1N1 E VACCINO: PAURA, FANTASIA E REALTA'





Clicca sull'immagine per sentire l'audio della conferenza.

lunedì 7 dicembre 2009

INFLUENZA A/H1N1 E VACCINO: PAURA, FANTASIA E REALTA'





INFLUENZA A/H1N1 E VACCINO:

PAURA, FANTASIA E REALTA'




PERUGIA

HOTEL LA ROSETTA

PIAZZA ITALIA

VENERDI 11 DICEMBRE

ORE 18.30



INTERVIENE:

Dr. Tancredi Ascani - Medico Chirurgo




INFO:

346.8872982

controventopg@libero.it

domenica 6 dicembre 2009

Libertà di studio? No se sei a Gaza.

Gerusalemme - L'attesa della 21enne di Gaza Berlanty Azzam finirà oggi. Con una sentenza favorevole oppure con la chiusura definitiva di fronte a lei delle porte di Betlemme. A decidere sarà un tribunale dello Stato di Israele, quindi delle autorità di occupazione, chiamato ad esprimersi sulla richiesta di Berlanty, studentessa di economia aziendale, di poter completare gli studi in Cisgiordania. “Speravo di ottenere una risposta già domenica scorsa ma la lettura della sentenza è stata rinviata di due giorni”, ci spiegava ieri Berlanty dalla sua abitazione di Gaza. “Sono angosciata”, ha aggiunto “perché se non mi permetteranno di tornare a Betlemme non solo avrò grosse difficoltà a completare gli studi ma vedrò anche spezzarsi i forti legami che avevo stabilito con tante persone in quella città”.



Berlanty non ha commesso alcun reato. Semplicemente dal 2005 viveva e studiava a Betlemme dopo aver ottenuto, con grande sforzo, un permesso dell'esercito israeliano per raggiungere la Cisgiordania. Per un giovane di Gaza, anche benestante, è un sogno soltanto poter studiare in Cisgiordania, a poche decine di chilometri di distanza. Israele, per “motivi di sicurezza” non garantisce, se non in casi eccezionali, il diritto dei ragazzi di Gaza di poter liberamente frequentare le università cisgiordane. E ottenere un permesso delle autorità militari non mette i pochi fortunati al riparo da sorprese amare. Lo scorso 28 ottobre Berlanty Azzam stava tornando a Betlemme dopo aver sostenuto a Ramallah un colloquio di lavoro. Pensava al futuro, come fanno tutti i giovani vicini a completare gli studi. Ma i soldati israeliani di guardia ad un posto di blocco, accortisi del fatto che Berlanty aveva la residenza a Gaza, l'hanno presa, bendata, e sbattuta in cella. Non solo. Alla ragazza è stato impedito di presentare appello contro il provvedimento di espulsione ed è stata immediata portata a Gaza, in manette. “Non aveva fatto nulla, se non frequentare un’università in Cisgiordania. Ma i militari nemmeno mi guardavano in faccia quando provavo a spiegare i miei diritti”, ha riferito la ragazza.

Berlanty Azzam forse otterrà una sentenza favorevole, in considerazione degli appoggi internazionali che sta ricevendo e delle pressioni su Israele dei vertici dell'Università di Betlemme, finanziata dal Vaticano. Ma se oggi i giudici confermeranno il provvedimento preso dai militari, la ragazza andrà a far parte del gruppo di quasi 900 studenti di Gaza ai quali Israele e l'Egitto (che tiene chiuso il valico di Rafah) negano di poter studiare.



Tel Aviv e il Cairo spiegano che le restrizioni sono frutto dalle difficoltà di rapporto con il movimento islamico Hamas (che controlla Gaza dal 2007), autorità che loro non riconoscono. In realtà il blocco degli studenti è una delle tante punizioni inflitte all'intera popolazione di Gaza. E le ripetute denunce dei centri per i diritti umani non servono a molto. Secondo un'inchiesta svolta dall'associazione israeliana Gisha, quest'anno 1.983 studenti di Gaza sono stati accettati in università straniere ma per motivi oscuri gli egiziani ne hanno fatti passare da Rafah 1.145. Gli israeliani da parte loro hanno consentito il transito al valico di Erez soltanto a 69 studenti diretti all'estero.



Un caso esemplare è quello di Mohammed Abu Hajar. Lo scorso luglio l’Information Technology and Communications Center di Atene aveva accettato la sua domanda di iscrizione e garantito anche una borsa di studio. Ma Mohammad non riesce ad uscire da Gaza. L'Egitto non considera la sua richiesta di transito per Rafah prioritaria (i permessi si garantiscono velocemente solo a chi è pronto a pagare 2mila dollari ai funzionari del terminal egiziano). Israele invece non riconosce l'istituto universitario greco scelto da Mohammed e neppure prende in considerazione la richiesta del giovane. Non è andata meglio a Ihab Naser, laureato in chimica biologica, atteso per un dottorato di ricerca in Malesia, perché questo paese non ha relazioni diplomatiche con Israele che quindi rifiuta il permesso. Resta un sogno anche il master in economia programmato da Wesam Kuhail negli Usa. Lo studente deve rinnovare i permessi al consolato Usa ma Israele finora non gli ha consentito di raggiungere Gerusalemme. “Ormai non ci credo più - dice Wesam - A Gaza siamo tutti prigionieri di Israele e solo pochi detenuti ottengono il permesso per qualche giorno di libertà”.



Tratto da: www.osservatorioiraq.it

lunedì 30 novembre 2009

IL CRAC DI DUBAI

Fino ad oggi da molti è stato considerato un “paradiso artificiale”, quasi un luogo di fantasia collocato a metà fra le “città del futuro” tanto care alla letteratura fantascientifica degli anni 70 ed i fumetti di Walt Disney che ci accompagnavano da bambini. Sicuramente la storia recente di Dubai lo ha reso il paradiso delle grandi opere, dell’edilizia avveniristica e dei mega investimenti immobiliari, tanto da farlo somigliare ad un immenso cantiere a cielo aperto, dove oltre ai grattacieli ed ai centri commerciali si costruiscono anche arcipelaghi di isole artificiali, piste da sci nel bel mezzo del deserto, città costiere adagiate sopra a piattaforme galleggianti. Una sorta di grande “capriccio” dove la favola s’intreccia con la perdita del senso del limite, ma non tutte le favole hanno un lieto fine.



E’ di ieri la notizia in virtù della quale “Dubai World”, la holding statale che ha coniato lo slogan “su Dubai il sole non tramonta mai” e controlla tutti i maggiori investimenti immobiliari del paese, oltre al mercato della logistica, della finanza e dell’energia, sembrerebbe essere sull’orlo del crac finanziario a causa di un debito di 59 miliardi di dollari, pari al 70% dell’intero debito statale. In grandissima difficoltà finanziaria a causa della crisi del mercato immobiliare, con i prezzi delle case precipitati del 47% nell’ultimo anno, Dubai World si è dichiarata intenzionata a chiedere a tutti i creditori una moratoria sul debito almeno fino al 30 di maggio e sta tentando di rinegoziare le proprie posizioni. Per tentare di porre rimedio alla drammatica situazione il governo dello sceicco Moahmmed bin Rashid Al Maktoum sta valutando la possibilità di avviare un vasto programma di emissioni obbligazionarie per una cifra di circa 20 miliardi di dollari che potrebbe prendere l’avvio già all’inizio del prossimo anno.



La difficile situazione in cui versa la holding dell’Emirato arabo, famosa per avere realizzato fra le altre cose le isole artificiali a forma di palma, con relative ville da sogno vendute a peso d’oro a facoltosi clienti vip di ogni parte del mondo, ha creato grande allarme all’interno del sistema bancario europeo che complessivamente risulta essere esposto nei confronti di Dubai World per una cifra di circa 40 miliardi di dollari. Tutte le borse europee hanno già ieri registrato indici pesantemente negativi, nell’ordine Londra -2,83%, Parigi -3,25%, Francoforte -2,91%, Madrid -2,47%, Milano -3,42%, Amsterdam -3,60%, Stoccolma -3,02%, Zurigo -2,42%. Mentre si attende la reazione di Wall Street che oggi era chiusa per il giorno del ringraziamento.



L’intreccio fra un’economia malata, una finanza in stato degenerativo e il gigantismo infrastrutturale fine a sé stesso, anziché una fiaba sta rischiando insomma di partorire un vero e proprio romanzo dell’orrore da aggiungere nella libreria del crollo di questo sistema economico ormai in stadio terminale.



Marco Cedolin, marcocedolin.blogspot.com

mercoledì 25 novembre 2009

Uomini e maiali. Chi ha infettato chi?








A fronte delle numerose richieste da parte di utenti e pazienti sull'effettiva gravità di questa influenza, riporto in sintesi alcune mie considerazioni che ritengo opportuno ognuno debba valutare prima di decidere come comportarsi sul vaccinarsi (o spaventarsi) o meno. 



Ricordo inoltre che le principali cause di malattia, secondo la visione omeopatica (e non solo), sono i disturbi che coinvolgono l’aspetto psicologico, affettivo ed emotivo della persona quindi, tra questi, possiamo certamente annoverare anche la paura.



1) Il virus A/H1N1 (o virus dell’influenza “suina”), pur avendo un elevato grado di contagiosità, si è dimostrato essere meno aggressivo della comune influenza stagionale. Si manifesta come qualsiasi forma influenzale con febbre, mal di testa, dolori muscolari, nausea, diarrea e tosse e le persone non immunocompromesse, nei Paesi occidentali, guariscono praticamente tutte, in pochi giorni e senza ricorrere ad alcuna cura specifica.



2) Secondo i dati forniti dall’EMEA (l’Agenzia Europea dei Medicinali) almeno 2 dei 3 vaccini che saranno disponibili in Europa conterranno adiuvanti alcuni dei quali potenzialmente molto pericolosi come ilTiomersale (composto a base di mercurio la cui neurotossicità è ormai nota), la formaldeide (sostanza dichiarata cancerogena certa per la specie umana) e lo squalene (fortemente sospettato, secondo alcuni ricercatori, di provocare la “Sindrome del Golfo” e tutta una serie di altre malattie debilitanti). Gli adiuvanti contenente squalene sono stati usati solo su persone anziane, mai su bambini e l’FDA americana non ha mai autorizzato lo squalene come adiuvante nei vaccini.



3) Nonostante il gran clamore, i vaccini contro il nuovo virus A/H1N1 sono stati pochissimo sperimentati e nessuno è in grado di sapere con certezza, se e quanto saranno efficaci e sicuri. Non abbiamo alcuna esperienza clinica con questo vaccino, nessun dato certo sulla sua sicurezza in donne in gravidanza e bambini. Basta inoltre che il virus muti (cosa che sta già accadendo) per rendere inefficace il vaccino già messo a punto. Sul piano teorico, sono proprio le vaccinazioni di massa e l’abuso di farmaci antivirali che potrebbero indurre il virus a mutare in una forma più aggressiva e non responsiva alle terapie.



4) Nel 1976 negli USA fu prodotto un vaccino simile, sempre contro l’influenza suina, che provocò molte reazioni avverse gravi (tra cui la sindrome di Guillan-Barrè, una malattia neurologica), per cui la campagna di vaccinazione fu subito sospesa. I ricercatori non hanno ancora capito come mai i vaccini anti-influenza suina del 1976 paralizzarono così tante persone e ciò significa che, attualmente, non si ha nessuna certezza sul fatto che questo nuovo vaccino non possa causare gli stessi gravi effetti collaterali avvenuti nel ’76.



5) Per curare l'influenza A occorrono semplicemente riposo, una buona idratazione, un’alimentazione adeguata e un’igiene corretta. Non esiste alcun trattamento farmacologico preventivo: i farmaci antivirali, Oseltamivir (Tamiflu) e Zanamivir (Relenza), non prevengono la malattia e su individui già ammalati l'azione dimostrata di questi farmaci è di poter accorciare di mezza giornata, o poco più, la durata dei sintomi dell'influenza. In compenso non sono scevri da effetti collaterali anche molto seri quali disturbi neurologici, psicologici e disturbi gastroenterici importanti. 

Il costo di tali farmaci inoltre non è neanche così basso: una confezione di uno di essi, in Italia, può arrivare a costare circa 37 euro.



6) Ci sono sempre più sospetti che questo virus sia una conseguenza diretta del trattamento assolutamente sconsiderato operato dall’uomo verso i maiali nei grandi allevamenti intensivi dove tali animali vivono stressati, rinchiusi per tutta la vita in spazi estremamente ristretti e dove l’unico loro passatempo rimane quello di mordersi la coda a vicenda (che per questo gli viene tagliata assieme ai denti e alle orecchie). I maiali, in simili condizioni anti-igieniche e di degrado totale, si ammalano e a volte muoiono, di P.S.S. (Porcine Stress Syndrome) tant'è che gli vengono somministrati molti farmaci tra cui anche gli psicofarmaci. E tutto questo senza neanche aver citato le iniezioni di ormoni per accelerare la crescita delle carni, l’assunzione di antibiotici per le frequenti infezioni, i pesticidi ecc. ecc. 

Molte di queste aziende di suini (come quella messicana da cui sembra essere iniziato tutto) poi, scaricano i liquami e i vari rifiuti chimici e organici nel territorio circostante, inquinando le falde e quindi l’acqua potabile dei paesi adiacenti. In un simile agghiacciante scenario di precarissime condizioni igienico-sanitarie, non sarebbe assolutamente insolito il formarsi di nuovi virus e batteri che possano mutare e trasmettersi con il tempo dagli animali all’uomo. 



E allora sorge spontanea una domanda: è il maiale ad aver infettato l'uomo o l'uomo che ha infettato il maiale?


Dott. Tancredi Ascani, www.omeosan.it


Articolo uscito su Free Press il 21 Novembre 2009