lunedì 16 luglio 2007

La strage di Bologna non è Fascista!

Le parole di Stefano Sparti, nella trasmissione "La Storia siamo noi" in diretta su Rai Due un paio di mesi fà.















La strage di Bologna non è Fascista,

Luigi Ciavardini è innocente.

GRIDIAMOLO FORTE!

sabato 14 luglio 2007

Adinolfi sui fatti di Casalbertone. E non solo.

Non esiste più alcun dubbio: i filmati, le testimonianze e in ultimo le dichiarazioni ufficiali del prefetto Serra concordano. Nella notte tra mercoledì scorso, 11 luglio, e giovedì 12 gli scontri nel quartiere popolare romano di Casal Bertone sono stati provocati da un'aggressione comunista ai ragazzi della Fiamma Tricolore che stavano affiggendo manifesti. Una versione opposta è stata immediatamente fornita, come da breviario leninista, dagli aggressori che hanno prontamente trovato il sostegno compiacente di Veltroni e dei veltronioti, una tantum smentiti dalla forza pubblica. In realtà quello che è accaduto è molto semplice. Mentre i ragazzi della Fiamma stavano in giro in affissione, nella Casa dello Studente occupata aveva luogo, coincidenzialmente, una runione del coordinamento antifascista romano. Quale migliore occasione – si devono esser detti quei nostalgici – di dare una lezione ai fascisti? E così li hanno assaltati a mano armata (sbarre, manici di picconi, badili) in un rapporto numerico di superiorità di sei a uno, forti, in particolare, di diversi extracomunitari agguerriti. La battaglia è durata a lungo ed è stata cruenta. Gli aggressori hanno avuto la peggio e, per ritorsione, sono tornati più tardi a prendersela con locali e suppellettili. Immaginiamo per un attimo cosa sarebbe accaduto se le cose fossero avvenute in modo inverso; e cioè se i fascisti avessero assalito dei comunisti mentre erano in affissione e, dopo aver provocato un lungo scontro cruento, fossero andati a devastare la sede avversaria. Cosa si direbbe ora? I proclami, le petizioni popolari, lo “sdegno” avrebbero raggiunto livelli da prima notizia del telegiornale. Si parlerebbe a gran voce di scioglimento del partito di appartenenza dei fascisti e di carcere duro, esemplare per loro. Invece è palese che gli aggressori (se vogliamo gli sfortunati aggressori...) erano rossi. A questo punto allora dovremmo chiedere lo sgombero della Casa dello Studente occupata, l'incriminazione degli identificati e lo scioglimento del coordinamento antifascista? Direi di no. Direi che, malgrado tutto, sarebbe ingiusto e assurdo pretendere una cosa del genere. È vero, è certamente vero, che l'antifascismo è un'idiozia pericolosa. È vero, è certamente vero, che chi dovrebbe, almeno in teoria, impegnarsi per la giustizia sociale, contro i pescicani, contro i palazzinari, dovrebbe astenersi dallo sbandare nell'antifascismo, dal cadere in trappole di questo genere, dall'alimentare gli opposti estremismi. È vero, è certamente vero, che quando si assaltano gli avversari con un rapporto vantaggioso di sei a uno si delinque, anche eticamente. E che se le si prendono sarebbe molto più dignitoso tacere che non sbraitare e sfogarsi su muri e sedie. Tutto questo è vero, verissimo. Ma è altrettanto vero che sono comunque meglio loro, questi antifascisti trinariciuti e famelici, dei paladini della democrazia, dei totalitaristi a immagine soft. Meglio, mille volte meglio loro dei Veltroni, dei Fassino, di tutti quelli che coprono le loro spalle in maniera sempre elegante e non sconveniente. Mille volte meglio loro, gettati nella disperazione dell'emarginazione sociopolitica e nel nichilismo idiota dell'antifascismo che non quelli che, tradendo ogni aspettativa, non hanno lasciato loro altro sfogo espressivo che non quest'ideologia e quest'etologia da orchetti. Non sono dell'avviso che dovremmo chiedere la chiusura della Casa dello Studente occupata ma quella del Campidoglio. Non lo scioglimento dei centri sociali ma quello del Parlamento! E in ultimo voglio rivolgermi ai “benpensanti” a quelli che “sono tutti delinquenti”, “ma quando la faranno finita?”. Voglio ricordare a costoro che le battaglie campali per il controllo delle zone urbane sono vecchie quanto la storia dell'uomo. Che non cessano affatto con la “civilizzazione”: si guardi negli Usa, in Inghilterra, in Francia come ogni giorno i giovani si scontrano per il controllo dei quartieri. E quei giovani, così come i nostri opposti estremisti, non sono affatto la feccia della popolazione, anzi spesso sono il solo residuo di vitalità presente in certe città. Questi scontri finiscono solo dove sia presente Civiltà, dove ci sia Imperium. Ovvero precisamente ciò che le forze culturali e spirituali oggi imperanti, e delle quali i Veltroni, i Fassino, i Casini, i Mastella, i Prodi, i Fini, gli Schifani, i Maroni, i Giordano sono soltanto esecutori, vogliono a tutti i costi spazzare via. A coloro che scrollano le spalle di fronte a certi episodi che considerano rozzi, brutali e fini a se stessi, voglio ricordare quale sia l'esempio che una classe dirigente nella sua interezza sta offrendo alla gioventù. Corruzione, spionaggio, calunnie, piazzate, avanspettacolo, giravolte, insulti tra individui che il giorno dopo si abbracciano per poi tornare a insultarsi. Voglio ricordare che non esiste alcuna politica estera, alcuna fierezza nazionale, alcuna idea forte: nulla insomma per cui un giovane possa essere felice di vivere passando come oggi accade dalle gonne della mamma alla tomba attraverso un precariato continuo in uno stato d'ipnotismo psichico continuato. Le alternative agli scontri di piazza per chi non sia uno zombie, rispettabile magari ma pur sempre uno zombie, non sono poi molte, in sostanza sono due: drogarsi o vomitare. E allora non condanniamo troppo questi ragazzi. Non sgombriamo la Casa dello Studente, mandiamo a casa i politici! Tutti.



Gabriele Adinolfi



www.noreporter.org

mercoledì 11 luglio 2007

Confessioni di un politico.

Un politico qualsiasi di una città italiana qualsiasi: “In città è da un pezzo che non fanno che lamentarsi delle buche nelle strade e più in generale delle condizioni delle opere pubbliche. Ma che vogliono questi stronzi? Pensano che siamo qui per fare i loro interessi? Illusi, il giorno che inizierò a fare i loro interessi, posso stare sicuro che il mio bel posto me lo posso scordare. Sono altre le persone a cui devo rendere conto... Sì, certo, c'è la pantomima delle elezioni; bisogna sbattersi un po’ in giro a fare le solite promesse, ma neanche poi troppo... Tanto, ormai, la gente il gioco della democrazia lo conosce bene e, come si dice, mantenere le promesse è da paurosi! Una volta poi che ci siamo sistemati,  inizia il giochino: una smentita qui, una intervista là, qualche altra promessa, e se proprio ci sono difficoltà si istituisce una bella commissione e vai. Tutto visto e conosciuto. Neanche faticoso, ormai. Immaginati te se cominciassi a costruire strade che non si rovinano nel tempo. Lo so come si fa a farle, che credono? Ma una strada che resiste nel tempo, a chi serve? Per prima cosa mi si blocca il meccanismo degli appalti, poi il giro (quello ricco) dei subappalti, dei fornitori ecc. E io con che cosa la ungo la macchina della politica? E gli operai del Comune? E i tecnici? Come la giustifico tutta questa massa di persone? E se mi diventano troppi, come faccio a infilarci il raccomandato di turno? E le assicurazioni? Metti caso che con le strade fatte per bene gli incidenti diminuiscono, sai come si incazzano? Sai che giro di telefonate da Roma per richiamarmi all'ordine? E sai, se ti metti contro quelle e le banche non ti salva neanche il partito! Ma soprattutto: se cominciamo a non buttare i soldi del contribuente, alla fine saremo costretti ad abbassare le tasse, giusto? E qui sta il pericolo mortale: se la gente sgobba un po' di meno, magari la sera trova la forza di andare ad occuparsi della cosa pubblica, insomma a fare politica di quella vera, ti torna? Ecco, questo non dovrà accadere mai, per noi sarebbe la fine... Adesso vado, c' è un tale che ha chiesto risarcimento al Comune perchè è caduto a causa di una buca. Poveraccio, ora lo facciamo entrare in un giro di uffici, avvocati, carte bollate che neanche se lo immagina. Non vincerà mai, ma anche dovesse vincere chicazzosenefrega, mica sono soldi miei...”



Di Daniele Ombriti, www.movimentozero.org/mz


martedì 10 luglio 2007

AFGHANISTAN, A ROMA UNA “COMICA” CONFERENZA.

La Conferenza internazionale sulla giustizia in Afghanistan, tenutasi a Roma con la partecipazione delle delegazioni dei 26 Paesi «donatori», cioè dei Paesi che lo occupano militarmente, ha avuto un risvolto comico in un contesto tragico. Il compito di guidare la «ricostruzione» della giustizia afgana è stato affidato all'Italia. Ora, chiunque conosca la situazione della giustizia italiana coglie quanto sia beffarda questa designazione. Sarebbe molto meglio che le decine di milioni di euro che stiamo riversando in quest'impresa assurda e proterva li impiegassimo per la nostra giustizia che fa acqua da tutte le parti.

Assurda, e proterva, non perchè "molti magistrati afgani non sanno nè leggere nè scrivere e quelli che lo sanno non hanno a disposizione i codici", ma perchè è assurdo e protervo applicare il diritto occidentale, gli schemi mentali occidentali, ad una popolazione che ha storia, vissuti, mentalità, valori completamente diversi dai nostri. Sarebbe come se un mullah pretendesse di redigere i nostri Codici. Lo stesso presidente Karzai, che pur è alle dirette dipendenze dell'Amministrazione americana, come lui stesso ha ammesso, ma che si sente bruciare la terra sotto i piedi perchè nel Paese monta la rivolta che non è più solo talebana, è stato costretto a sottolineare "L'Afghanistan non è l'Occidente, ha valori diversi, una struttura sociale diversa. E i soldati stranieri non possono applicare i loro schemi, devono combattere «all'afgana».

Già, il modo di combattere della Nato. Secondo stime Onu dall'inizio dell'anno le vittime civili sono state 430. Noi non siamo l'Onu, ma semplicemente raccogliendo le notizie dei giornali ne abbiamo contate 872. Senza contare quelle che sono incontabili perchè vengono fatte dalle truppe occidentali in regioni remote del Paese dove non è possibile alcun controllo. Il perchè di queste stragi è presto detto. La Nato non combatte «all'afgana», cioè con le forze di terra, ma con i bombardieri. Se in un villaggio vengono segnalati dei guerriglieri talebani non li si va a stanare, correndo qualche rischio, ma si bombarda semplicemente il villaggio uccidendo per lo più donne, vecchi e bambini che sono quelli che vi sono rimasti mentre tutti gli uomini validi sono andati a combattere. Questo modo di fare la guerra, oltre che vile e criminale, è idiota.La struttura sociale afgana è fatta a grandi famiglie, a clan, è tribale. Se tu uccidi un uomo di un villaggio non uccidi solo un uomo, 'uccidi' l'intero villaggio e lo avrai tutto contro. In Afghanistan è nato addirittura un proverbio "per ogni civile morto nascono dieci talebani". Ecco perchè ai Talebani, in maggioranza Pashtun, si stanno unendo mano a mano i Tagiki del defunto comandante Massud che degli uomini del mullah Omar era stato il più fiero avversario. La guerriglia talebana si sta trasformando in una lotta di liberazione nazionale.

Ma, a parte questo, resta inevasa la domanda di fondo? Perchè l'Occidente occupa l'Afghanistan? Per combattere il terrorismo, si dice. Ma gli afgani, e nemmeno i Talebani, non sono terroristi. Non lo sono mai stati. Non hanno compiuto un solo atto di terrorismo nei dieci anni di guerra con i sovietici. Non c'era un solo afgano nei commandos che abbatterono le Torri Gemelle, non un solo afgano è stato trovato nelle cellule di Al Qaida. I Talebani non sono terroristi nemmeno ora che devono battersi con forze incomparabilmente superiori dal punto di vista tecnologico. Se compiono atti di terrorismo, rari, lo fanno solo contro obiettivi militari, provocando anch'essi, certo, i loro 'danni collaterali'.

La sola colpa dei Talebani è di essersi trovati sul proprio territorio Bin Laden, che proprio gli americani vi avevano messo in funzione antisovietica, e che era difficilmente eliminabile perchè in Afghanistan godeva di grande prestigio avendovi costruito, con le sue enormi ricchezze, ospedali, scuole, strade, ponti più di quanto abbiano fatto gli occidentali in cinque anni.

Siamo lì, si dice allora, autocompiacendosi per le proprie buone intenzioni, "per ricostruire il Paese e riportarvi l'ordine". Ma bisognerebbe prima chiarire chi è che ha distrutto quel "martoriato Paese" e vi ha portato il disordine. Dal 1980 al 1990 sono stati i sovietici, dal 1990 al 1996 sono stati i "signori della guerra", e dal 2001 siamo noi. L'unico periodo in cui l'Afghanistan ha vissuto nell'ordine e nella pace è stato il 1996-2001 quando governavano i Talebani. Anche se nessuno, in Occidente, vuole riconoscerlo e nemmeno sentirselo dire.



Di Massimo Fini

Fonte: www.massimofini.it

Uscito su "Il gazzettino" il 06/07/2007

La povertà avanza.

Le vacanze, per gli italiani, sono quasi sacre. Dopo un anno di lavoro e di rinunce sentono tutti il bisogno di una vacanza ristoratrice. La meta preferita è il mare, ma molti scelgono anche la montagna, un agriturismo in campagna e chi può viaggi all’estero. Alcuni più frugalmente tornano ai luoghi di origine, magari ospiti di qualche parente, ma, chi più chi meno, il rito è generalizzato per la maggior parte degli italiani. In realtà dovremmo dire “era”, perché questa estate la maggioranza degli italiani, il 51%, resterà a casa, oltre un milione in più rispetto all'estate 2006. Questo è quanto emerge da una indagine realizzata da Federalberghi-Confturismo con il supporto dell'Istituto Dinamiche. Tra giugno e settembre gli italiani che andranno in vacanza saranno 22,4 milioni rispetto ai 23,5 milioni del 2006, con un calo del 4,7%. La causa del crollo è principalmente dovuta alla mancanza di liquidità delle famiglie, drenata dalle ripetute stangate fiscali imposte dal governo Prodi, ma anche dall’aumento delle spese familiari quotidiane (costo della vita in generale, mutui casa, tariffe servizi pubblici). Tra le motivazioni di chi non parte ci sono anche le spese impreviste mediche o odontoiatriche e la manutenzione straordinaria della casa di residenza, il ché la dice lunga sull’attuale condizione del nostro stato sociale. Infine molti resteranmno a casa per colpa di uno stipendio troppo basso (9,5%) o per la mancanza di un posto fisso di lavoro (4,8%). Vacanze per meno italiani ed anche più corte, perché solo il 16,5% starà via da casa più di due settimane. Magari tutto questo si tradurrà in meno traffico sulle autostrade e qualche idiota griderà vittoria e darà il merito alle nuove più restrittive norme del codice della strada o vorrà far credere che tutto il merito è delle “partenze intelligenti”. La verità è che siamo sempre più poveri. Un tempo, almeno, c’erano le colonie per i bambini, le spiagge popolari e le gite del dopolavoro per tutti. Adesso ci sono yacht e “Billionaire” per pochi e tutto il resto rimane in città.



Da: www.rinascita.info

lunedì 9 luglio 2007

Stesse facce, stessa storia.

La notizia che segue chiarisce come non fossero estemporanee le prese di posizione di Alemanno contrarie alla concessione del permesso di lavoro al Capitano. L’astro nascente di AN è ormai schierato e “sponsorizzato”…..lo attende una carriera piena di riconoscimenti…e poca gloria.



(Commento tratto da: www.azionetradizionale.com)




Roma, 06 luglio 2007 - Destra sociale e Movimento Kibbutzim insieme per avviare un percorso di scambio e cooperazione economica, culturale e di formazione giovani. E’ accaduto oggi, nella sede della Fondazione Nuova Italia dove rappresentanti del Movimento ed esponenti della destra solidarista, hanno dato il via ad una serie di appuntamenti volti ad un percorso di dialogo e di coesistenza pacifica. “Un incontro importante - spiega il presidente della



Fondazione Nuova Italia, Gianni Alemanno - per il suo aspetto culturale e politico. Culturale perché la destra sociale si riconosce nell’identità solidarista e patriottistica dei Kibbutz, considerandoli una ricchezza dello Stato d’Israele.



Politica in quanto questi incontri vogliono promuovere la coesistenza pacifica nel Mediterraneo, costruendo un programma di sviluppo economico e pace tra tutte le identità”.



“La patria, il Kibbutz ed il nuovo rinascimento mediterraneo”, i temi al centro del dibattito. Una tavola rotonda attorno alla quale si sono seduti tra gli altri, Riccardo Pacifici ed il Ministro plenipotenziario per gli Affari Politici di Israele in Italia, Elazar Cohen.



“E’ necessario - afferma Pacifici - riprendere un terreno di comunicazione attraverso la solidarietà ed il recupero delle radici comuni”. “Non può esserci un codice di valori superiore ad un altro - spiega Cohen - collaborazione e cooperazione non portano necessariamente



all’annullamento delle diverse identità”. Un incontro, dunque, che nasce “dall’esigenza di creare programmi di cooperazione forte - afferma Alemanno - e proprio per questo - annuncia - ad ottobre andrò in Israele e le questioni sanitarie e sociali saranno la base da cui partire”.



Fonte: Liberonews

Casa Montag, 7 luglio '07: Massimino Presente!