venerdì 7 gennaio 2011

Notizie dall’Irlanda del Nord.


La commemorazione del Bloody Sunday del 2011 potrebbe essere l’ultima. La Real Ira ha dichiarato una espansione delle proprie operazioni.



Di Fabio Polese, www.agenziastampaitalia.it



(ASI) A Derry, in Irlanda del Nord, in un freddo pomeriggio del 30 gennaio del 1972 durante una manifestazione indetta dalla Nothern Ireland Civil Rights Associationper protestare contro la mancanza dei diritti civili e per le nuove norme di polizia che permettevano una reclusione preventiva per chiunque fosse solamente sospettato di essere un militante patriottico repubblicano, vennero uccisi quattordici civili inermi e molti furono i feriti. Ogni anno a Derry, nella data del 30 gennaio, viene fatta una manifestazione in ricordo degli irlandesi barbaramente uccisi dal primo battaglione del reggimento dei paracadutisti britannico alla quale partecipano, oltre a migliaia di patrioti repubblicani, anche diverse delegazioni europee. In questi giorni si sta discutendo sulla sorte della marcia commemorativa, infatti, quella del 30 gennaio del 2011 potrebbe essere l’ultima. Tony Doherty, rimasto orfano di padre nella giornata della manifestazione e che viene ricordata da tutti come Bloody Sunday, ha dichiarato: “Penso che molte persone siano del parere che la prossima marcia dovrebbe essere l’ultima, e sarebbe adeguato approfittare dell’occasione per la celebrazione di una festa piuttosto per che una commemorazione”. Le celebrazioni di una festa si riferiscono al Rapporto di Lord Saville, nelle 5000 pagine della relazione viene dimostrato che il massacro del Bloody Sunday fu assolutamente ingiustificato e che nessuna delle persone uccise dai soldati della Compagnia di Supporto era armata con un’arma da fuoco o una bomba di qualsiasi tipo. Nessuno stava minacciando di provocare la morte o lesioni gravi ai soldati e in nessun caso è stato dato alcun avviso prima di aprire il fuoco da parte dei soldati.  Dopo 12 anni di inchiesta e con un costo di circa 200 milioni di sterline, il 15 giugno del 2010 è stata chiusa l’indagine voluta da Tony Blair nel 1998, rendendo così uno spiraglio di giustizia e rendendo pubblica la verità per la quale i familiari delle vittime non avevano mai smesso di lottare sin dal lontano 1972. I pareri sul destino della manifestazione sono però differenti, Liam Wray, che in quella manifestazione perse suo fratello, ha detto: “Non credo siano i familiari – delle vittime -i proprietari della marcia, credo lo sia la gente di Derry. Non credo che la marcia dovrebbe smettere perchè i nostri familiari hanno ottenuto giustizia, la marcia è molto più di questo; molte altre organizzazioni hanno partecipato a questa marcia e hanno avuto l’occasione per evidenziare la loro causa. Penso che sarebbe molto triste e dannosa per i diritti civili e i diritti umani, se dovesse scomparire”. Intanto, la situazione in Irlanda del Nord resta molto tesa, all’alba del nuovo anno, la Real Ira, in esclusiva al Sunday Tribune, ha dichiarato una espansione delle proprie operazioni. Nel comunicato si legge: “Durante l’anno a venire, cercheremo di espandere il teatro delle nostre operazioni in linea con la nostra strategia. Continueremo a colpire le istituzioni e il personale in campo militare, politico, di polizia, della giustizia ed economico e commerciale”. Nelle sei contee dell’Irlanda occupata, c’è chi ancora vuole ricordare i propri caduti e continuare la lotta per la libertà.



www.fabiopolese.it


lunedì 3 gennaio 2011

Crisi Economica, riflesso della crisi dei valori.



(ASI) La crisi c’è e si percepisce, si comprende anche da come cambiano certe nostre abitudini, e non solo dalla Legge di Stabilità e dai  numerosi conseguenti tagli che, per rispettare i vincoli economici imposti dall’Europa, ogni governo è costretto annualmente a fare.  



La solita ricetta ultra liberista che propone lo stesso schema: Si levano risorse importanti allo stato sociale, alla ricerca, all’Università ai trasporti, alla cultura  mentre si prospettano fasulle liberalizzazioni e  la svendita dei settori strategici dello stato.



Gli effetti negativi li pagano in prima persona le classi sociali più deboli e i lavoratori costretti a fare maggiori sacrifici.



Inoltre questa situazione economicamente poco edificante fa aumentare la disoccupazione, rende più difficile l’occupazione e l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. La difesa del lavoro diventa un’emergenza e una prioritaria battaglia sociale.



 In pratica si riduce il livello di vita degli italiani, senza poi contare che la crisi globale ammorba il pianeta con leggi finanziarie che, invece di sostenere le imprese, le famiglie e far ripartire il sistema, restringono la concessione di credito favorendo la grande usura internazionale, unica, insieme alla malavita organizzata ad avere ingenti liquidità da investire. 



Una delle tante contraddizioni dovute dall’accelerazione  capitalistica  è l’infondere falsi bisogni nell’uomo, creando un sistema economico basato sull’asse perpetuo  produzione e consumo e viceversa, ma non si dà alle gente i mezzi per consumare e vivere decorosamente.  Strano sistema quello ultra liberista per cui i ricchi diventano più ricchi, i poveri più poveri, e la classe media scivola lentamente verso la soglia ritenuta di povertà. Si fa fatica a programmare il futuro, fare una famiglia e dei figli diventa un costo alto da sostenere. Però ci si lamenta che l’Italia detiene il triste primato della denatalità e delle morte bianche sul lavoro.



Eppure da un lato si fa fatica a creare posti di lavoro e a far riprendere l’economia, dall’altro si ammette che la grande usura apolide, agisca impunita a livello globale, senza sudare con semplici spostamenti di capitali, faccia ingenti guadagni, speculando e riducendo in miseria gli stati sovrani. Poi saranno sempre i grandi usurai a finanziare il debito a tassi che rappresentano una corda al cappio dalla quale sarà difficile svincolarsi e rendersi liberi.  Poi per ripagare i prestiti l’abbiamo detto sopra come i governi agiscono  e  le  pesanti ricadute sociali  che il popolo è costretto a sopportare.



 Basta vedere quello che accaduto in Grecia, Irlanda e quello che si potrebbe prospettare per Portogallo,Spagna ed Italia.



Alla fine però non si capisce perché le persone non prendano consapevolezza di questa deriva, del meccanismo perverso che si è innestato, il perché i grandi burattinai possano agire indisturbati e farla franca. Perché si debba pagare noi gli effetti prodotti dalla bramosia smisurata dei grandi usurai.



E’ tempo che si ripensi al modello politico da attuare, che l’uomo prenda coscienza di quali sono le  sue reali necessità mentre elimini i falsi bisogni indotti e gli sprechi, ritorni all’essenzialità delle cose.



Lo Stato sia etico, formi Uomini saggi, abitui al concetto di comunità umana e solidale, prevalga la prosperità dei molti e non la ricchezza dei pochi,    premi i meriti,  favorisca la libera concorrenza finalizzata alla creazione di un benessere esteso, nel rispetto della natura e dell’ottenimento del lecito profitto di chi investe.  Tutti devono avere la possibilità  che gli venga  garantito un livello di vita dignitoso.  Non è utopico quello che prospetto,  ma semplicemente rivoluzionario nella sua antica e saggia accezione, cioè  il  ritorno alla normalità delle origini in cui l’essere viveva di cose basilari. Per fare ciò occorre abbattere definitivamente i falsi idoli e il vitello d’oro innalzato  dall’egoismo umano, dalla paura della morte e non considerare sacra l’esperienza umana. Per questo una visione spirituale del cosmo ci aiuta a dare un ordine,  a comprendere le priorità della vita, a distinguere la verità dal falso, le cose giuste e ammesse.



http://www.agenziastampaitalia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1472%3Acrisi-economica-riflesso-della-crisi-dei-valori&catid=4%3Apolitica-nazionale&Itemid=34



 

giovedì 30 dicembre 2010

Brindisi amari.


S'incrociano i calici, s'increspano le labbra a pronunciare frasi beneauguranti, si brinda al nuovo anno che arriva, ma la sensazione preponderante è quella che mentre il disastroso 2010 finisce, la tragedia continua, infischiandosene degli auguri e delle speranze.


Non occorre essere particolarmente pessimisti per comprendere come l'anno appena trascorso, condensato in una una serie di brutture senza soluzione di continuità, oltre a rendere amaro il vino, abbia costruito i presupposti perchè il 2011 ne ricalchi fedelmente le orme, rendendoci uomini sempre più soli, deprivati di aspirazioni e gioia di vivere, trascinati dentro ad un gioco d'azzardo dove vince solo il banco, mentre con gli sguardi inebetiti continuiamo a restare seduti a giocare e poi a giocare ancora, nonostante l'unica prospettiva sia quella di perdere tutto, in ultimo anche la nostra dignità.


L'anno che si dissolve nei calici resi amarognoli dal vino stantio non verrà ricordato in funzione di eventi eclatanti che abbiano cambiato il corso della storia e probabilmente scivolerà nelle sabbie del tempo senza sussulti, con la sua summa di miserie umane sulle cui fondamenta d'argilla già si stanno costruendo altre miserie umane, destinate ad un futuro che lascia in bocca il sapore acre del metallo.


La svendita dei lavoratori, ricattati, vessati, intimiditi e indotti a praticare l'autolesionismo,.....presentato loro come il "male minore", perchè in fondo un calcio negli stinchi somiglia quasi ad una carezza quando ti convincono che l'unica alternativa è costituita da una serie di bastonate sulla schiena dalle quali non ti rialzerai più.


 


Il cedimento sempre più evidente di un territorio violentato in profondità dalla cementificazione selvaggia, figlia di un "progresso" che ha il cervello del malaffare e il passo del gambero, ma viene unanimamente accettato come elemento positivo da coccolare. Poco importa se ogni piovasco ormai è foriero di frane disastrose, alluvioni, morti e feriti. La colpa è sempre del tempo cattivo, del mare in burrasca e della brutta sorte.


 


I giovani privati di un futuro e destinati al ruolo di agnelli sacrificali all'interno di un mondo del lavoro che non esiste più, se non sotto forma di una babele schizofrenica senza senso nè costrutto. Giovani indotti da "cattivi maestri" a credere che tutti i loro problemi siano incarnati dalla persona di Mariastella Gelmini e condotti per mano a protestare contro un ingranaggio, mentre una macchina immensa, di cui i loro stessi maestri fanno parte, si appresta a dilaniarli e schiacciarli senza pietà.


 


Il circo mediatico che ha ormai perso ogni contatto con la realtà e dedica ogni briciola del proprio peso immanente all'orientamento del pensiero e al sostegno dei consumi, rendendo il mondo dei TG, della TV e dei giornali molto più virtuale di quanto non lo sia quello di second life.


 


La classe politica sempre più confusa, abbarbicata agli scranni del potere, impegnata a tempo pieno negli intrighi di palazzo, negli inciuci, nelle congiure, sul punto di abdicare perfino dalla decennale farsa del confronto destra/sinistra. Destra e sinistra sono dinosauri di un passato ormai fossilizzato, la classe politca italiana non governa più nulla, perchè tutte le decisioni vengono prese a Bruxelles ed imposte da comitati privati sovranazionali, l'unica funzione rimasta in mano alla politica è quella concernente la distribuzione degli appalti, dei finanziamenti e dei ruoli di potere, in un rapporto simbiotico con il mondo del malaffare. Si tratta di una verità incontrovertibile, palese agli occhi ditutti, ma è preferibile che la commedia continui, altrimenti una volta scoppiato il bubbone, chissà dove si potrebbe andare a finire, ed è troppo grande la paura che possano sparire anche le briciole, in una società ormai costituita da raccoglitori di briciole.


 


Si potrebbe spendere qualche parola anche riguardo alla crisi economica, al dramma dell'inquinamento, ai soldi che non esistono impegnati in opere faraoniche, all'incubo di un ritorno delle centrali nucleari, alla speculazione miliardaria imbastita intorno ai rifiuti di Napoli, alla situazione politica internazionale prodromica di nuove guerre d'occupazione, al progressivo smantellamento degli stati nazionali, in funzione della costruzione di un unico stato globale e globalizzato, quando il gambero del progresso avrà terminato la sua corsa.


Ma l'anno nuovo ormai sta già iniziando ed essendo questi argomenti parte delle sue fondamenta non mancherà certo l'occasione di parlarne.


Per adesso buon brindisi e se vi capita di storcere la bocca per il sapore amaro fate attenzione a non farvi notare, l'etichetta di pessimista, in una società votata all'ottimismo anche quando corre verso il baratro, potrebbe risultare un fardello pesante da portare nel corso del viaggio.




Di Marco Cedolin, www.ilcorrosivo.blogspot.it


martedì 28 dicembre 2010

27/12/08 – 27/12/10 Piombo Fuso è ancora attuale.


A due anni di distanza dall’inizio della devastante campagna militare israeliana Piombo Fuso, non una mera rievocazione, ma una denuncia.



All’alba del 27 dicembre 2008, ebbe inizio sulla Striscia di Gaza un incubo prodotto dal fuoco israeliano che, perpetuandosi per quasi un mese, causò la morte di più di 1400 persone, la condizione di 1900 orfani, più di 5000 feriti, ingenti danni alle infrastrutture. Tutto questo in un territorio di circa 1 milione e mezzo di abitanti.



All’alba del 27 dicembre 2010, registriamo la permanenza di uno stato di assedio che strangola la popolazione della Striscia e che, tuttavia, non conosce risonanza mediatica:



-          Israele ha permesso l’entrata a solo il 7 percento del materiale necessario per la ricostruzione degli ospedali e delle scuole danneggiate o distrutte durante l’offensiva di due anni fa;



-          l’economia è al collasso per via del blocco delle importazioni e delle esportazioni, con il 93 percento delle industrie chiuse, oltre il 70 percento della forza lavoro disoccupata, l’88 percento della popolazione che continua a vivere di aiuti, sotto la soglia di povertà;



-          l’imposizione di un “buffer zone”, una porzione di terra prossima al confine su cui Israele si è auto-assegnato il diritto di sparare a chiunque la violi e su cui l’Onu ha individuato il 35 percento del totale dei terreni coltivabili a Gaza, oggi desolatamente incolti;



-          negli ultimi due mesi, in particolare, Israele ha compiuto decine di attacchi sulla Striscia direttamente contro civili palestinesi, causando la morte, tra gli altri, di sei bambini.



La situazione è dunque lungi dal rasserenarsi – a Gaza e nel resto dei territori -, soprattutto alla luce delle promesse fatte da Obama al premier israeliano Netanyahu in cambio del congelamento provvisorio della costruzione di insediamenti di coloni in Cisgiordania. I termini dell’accordo prevedono da parte statunitense l’impegno a non richiedere più in futuro altre sospensioni degli insediamenti nei territori palestinesi occupati, il veto nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu a qualsivoglia risoluzione anti-israeliana, la fornitura ad Israele, oltre a svariate centinaia di milioni di dollari di armi, munizioni e ingegneria bellica, di altri 20 aerei da combattimento F-35 JSF – nella versione tecnologicamente più avanzata – del valore di 3 miliardi di dollari.



Questi obblighi che la potenza statunitense si impegna ad osservare con ossequiosa riverenza nei confronti dell’alleato mediorientale, oltre a darci la misura del peso che la lobby sionista esercita sulle nazioni, non lasciano presagire nulla di pacifico all’orizzonte.



Pertanto, sulla terra di Palestina è sempre promessa la minaccia israeliana.



A due anni di distanza, Piombo Fuso è ancora attuale.



Associazione Culturale Zenit – http://associazioneculturalezenit.wordpress.com/ - ass.culturale_zenit@hotmail.it

 

Associazione Culturale Tyr –
http://www.controventopg.splinder.com/ - controventopg@libero.it


 






venerdì 24 dicembre 2010

Buon Natale...


Due anni fa l'Associazione Culturale Tyr Perugia augurava così buone feste. Rinnoviamo gli auguri.







BUON NATALE E FELICE CATASTROFE!



Speri...


che dopo la crisi i tuoi risparmi tornino al sicuro?



Speri...

di trovare finalmente lavoro stabile e duraturo?



Speri...

che il tuo quartiere diventi un posto sucuro per i tuoi figli?



Speri...

di poter acquistare una casa a condizioni umane?



Speri...

in un futuro di sicurezza e giustizia sociale?




TUTTO QUESTO NON SUCCEDERA'!

E TU STARAI ANCORA A GUARDARE O

INIZIARAI A LOTTARE?


Scriviamo a Pedro.


Da www.noreporter.org



Auguri, saluti, incoraggiamenti: anche in italiano.



Scriviamo a quest'uomo coraggioso che paga con la prigione una condanna ideologica per “revisionismo storico”, aberrante già di per sé e in sovraggiunta del tutto inventata dall'inquisizione catalana.



Scrivetegli pure in italiano ma fatelo:



Pedro Varela

Centro Penitenciario Brians 1

Apdo. Correos 1000

08760-Martorell

Barcelona

Spagna





Birmani assediati dalla KNLA.


Sono almeno tre le postazioni dell'esercito di Rangoon cinte d'assedio dalle forze della  guerriglia patriottica Karen nel distretto di Dooplaya, quello che secondo le intenzioni dei generali avrebbe dovuto invece essere il teatro di una vittoriosa offensiva destinata a spazzare via  la guerriglia del K.N.L.A. e della fazione antibirmana del D.K.B.A.

Le basi di Ta Kyo (vicina alla storica roccaforte di Boe Way Hta, sede della prima clinica di  Popoli, oggi ricostruita), di K..Nelly, e di Maw Khee, sono circondate da reparti Karen  oramai da alcune settimane, mentre a Waley e a Pahlu le truppe dell'S.P.D.C. (il regime  birmano) stanno ingaggiando duelli di artiglieria con gli ex alleati del Democratic Karen  Buddhist Army.

Nei giorni scorsi un reparto delle Special Black Forces guidate da Nerdah Mya ha attaccato la base di Maw Khee. I combattimenti tra la guarnigione birmana e i volontari  Karen si sono protratti per 36 ore, pur con alcuni momenti di pausa. La guerriglia ha  attaccato la base con il supporto di una mitragliatrice calibro 50, di diversi lanciarazzi  RPG7 e di alcuni mortai da 60 mm, e ha potuto contare sull'efficacie lavoro di alcuni tiratori scelti armati di fucili di precisione Remington 308.

I birmani hanno risposto al fuoco utilizzando armi leggere e lanciagranate e facendo  esplodere delle mine Claymore nel timore di trovarsi sotto un assalto frontale da parte  degli uomini di Nerdah. E' stato richiesto l'invio di rinforzi, ma i comandi birmani hanno  difficoltà a far arrivare truppe, dal momento che le altre postazioni vicine sono sotto attacco. Nella notte tra sabato e domenica alcuni colpi di mortaio pesante sono però partiti  da K. Nelly all'indirizzo dei volontari delle Black Forces, senza però arrecare alcun danno al reparto Karen.

Pesante il bilancio per le truppe di occupazione nella base di Maw Khee: le intercettazioni

radio hanno permesso di conoscere i dettagli delle perdite subite dal S.P.D.C., che consistono in 5 morti e 9 feriti.

“Non abbiamo voluto conquistare la base - ha detto Nerdah al termine degli scontri - abbiamo soltanto aumentato la pressione per indurre i nemici ad una resa che  consentirebbe di risparmiare molte vite. A noi non interessa la morte dei birmani, vogliamo   soltanto che se ne vadano dal nostro territorio”. La base di Maw Khee resta sotto assedio.

Un reparto birmano che tentava di raggiungere l'avamposto per rompere l'accerchiamento è finito lunedì in un'imboscata tesa dal 201° Battaglione del KNLA, che opera a sostegno  delle Black Forces. Un soldato di Rangoon ha perso la vita mentre altri due sono rimasti  feriti. Nessuna perdita invece è stata subita da parte delle forze della guerrigia patriottica.

La popolazione dei villaggi nelle vicinanze di Maw Khee ha applaudito all'ingresso dei  guerriglieri che cercavano un po' di ristoro nelle pause del combattimento. Da quando è iniziato l'assedio della base birmana infatti (circa un mese fa) nessun soldato di Rangoon  ha messo più piede in questi insediamenti, dando ai civili la sensazione di una ritrovata sicurezza e la speranza di una futura serenità.



 www.comunitapopoli.org