martedì 28 luglio 2009

Via Ricci alla Vetta Orientale del Corno Grande.













Corno Grande Vetta Orientale m. 2908 per la via Enrico Ricci, dislivello m. 470, difficoltà F. (ore 2.30).



Dal rifugio Franchetti m. 2433 si prende il sentiero a mezza costa che taglia il pendio sotto il Ghiacciaio del Calderone, portandosi ai piedi di una grande rampa rocciosa ben visibile dal rifugio. Si risale con facile arrampicata questa rampa raggiungendo in alto il filo di cresta (cresta Nord della Vetta Orientale). Da questo punto ci si affaccia su di un vertiginoso abisso che sprofonda per quasi duemila metri fino ai casolari di Casale San Nicola.
Tenendosi a destra del filo di cresta si supera un risalto roccioso (corda fissa), quindi ci si sposta ancora a destra su rocce rotte (corde fisse) e superato un vasto anfiteatro roccioso in direzione sud si tocca di nuovo la cresta, un po' a sinistra dell'Anticima a m. 2.500 circa: da questo punto è splendida la vista di profilo sul Paretone. Si piega a destra seguendo il facile filo di cresta si passa a monte dell'Anticima m. 2.700 e ci si affaccia sul Ghiacciaio del Calderone, ricongiungendosi con la via normale che dal Ghiacciaio sale. Seguendo il sentiero e superando i piccoli salti rocciosi della cresta terminale si tocca la Vetta Orientale m. 2.908.




(Dalla guida Abruzzo con lo zaino di Adriano Barnes, ediz. Mediterranee)

I Talebani capiscono l'inglese.

La Folgore in prima linea; in quale guerra nella guerra?



             In Afghanistan ancora fuoco sulla Folgore. La “missione di pace “ laggiù ha, ovviamente, una motivazione ufficiale ma fasulla e altre reali ma inconfessate.



 



I motivi del conflitto



 



Per le principali potenze presidiare la regione ha un ruolo strategico, sia per la posizione che riveste sullo scacchiere che per la presenza nel suo territorio dei giacimenti di gas (che si trovano in enorme quantità anche nell'adiacente Turkmenistan non lontano da Farah ove è di stanza la Folgore). Ma soprattutto il Paese è appetibile per il papavero da oppio da cui si ricava l'eroina. L'opinione pubblica lo ignora ma qualunque osservatore appena appena documentato sa che l'economia mondiale si fonda in gran parte sul narco-business, inteso come speculazioni finanziarie ed investimenti e non al semplice stadio di traffico sui marciapiedi. Da oltre trent'anni il narcodollaro è asse portante del sistema globale, inferiore come volume, forse, solo al petrolio e da decenni le diverse potenze si contendono il controllo delle rotte e impongono sacche di transito dei capitali. In quest'ottica va inquadrata e valutata la priorità della questione afgana.



Come in ogni conflitto che si rispetti, diverse sono le guerre che si combattono in contemporanea. Una di queste vede contrapposti gli alleati di uno schieramento ai combattenti dell'altro; una seconda, intestina e non ufficializzata, è quella che impegna i grandi gruppi di speculazione, di potere, di sfruttamento ed è, sempre, trasversale e fondata sul doppiogiochismo; un'ultima è quella che ogni singolo alleato combatte contro gli altri.



Sono diverse guerre parallele che hanno vita sotto l'ombrello della “missione di pace”.



 



Guerre parallele



 



Proviamo a ricapitolare le diverse ragioni del conflitto afgano.



La prima, che accomuna tutti i centri di potere finanziario mondiale, è la produzione dell'oppio. Affinché questa non scemi e, pur non calando, non faccia diminuire i costi, è essenziale che la zona sia destabilizzata. E' una costante strategica della politica delle multinazionali. Nel primo quaderno di Polaris “La geopolitica della droga e del petrolio” lo abbiamo spiegato in modo articolato.



Ci sono poi le motivazioni geostrategiche. Queste contrappongono, almeno a prima vista, le mire anglo-israelo-americane alle russe. I cinesi, dal canto loro, hanno piani compatibili con gli uni e con gli altri e allo stesso tempo completamente diversi dai loro.



Il mosaico di partite a scacchi che ne consegue dà adito ad altre sfide parallele con tanto di regolamenti di conti. Inglesi, israeliani e americani hanno, infatti, politiche in buona parte competitive tra loro e si contendono zone d'influenza e porzioni di potenza. Con l'andare del tempo proprio gli inglesi, cioè quelli che da un secolo e mezzo esercitano la loro influenza sulla regione, stanno perdendo terreno; sia nei confronti degli israeliani che in quelli degli americani e, in ultimo, anche dell'Iran; questo mentre altrove riculano anche nei riguardi di Germania e Francia.



Gli inglesi arretrano ma sono tenaci e s'incattiviscono.



 



Italiani allo scoperto



 



Ultimamente i nostri soldati sono sempre più sulla linea del fuoco. Possiamo sempre accogliere la tesi ufficiale che addebita questo nuovo scenario all'escalation determinata dalle imminenti elezioni afgane e quindi considerarlo un evento contingente.



C'è però un'altra chiave di lettura possibile, ed è quella che, improvvisamente, anche il nostro contingente sia considerato strategico. Non tanto per il suo ruolo specifico quanto perché l'Italia è tornata in guerra. Non in quella propagandistica “tra Occidente e Islam” e neppure in quella mafiosa per il dominio dell'Afghanistan, in cui continuiamo a essere comparse. Ma in guerra contro l'Inghilterra, o meglio da parte dell'Inghilterra, perché la ripresa della politica mediterranea sulla falsariga craxiana ha eccitato il nemico storico sul Mare Nostrum; in guerra contro gli Usa e Israele, o meglio da parte di Usa e Israele, perché il partito dell'Eni ha scelto di gradire il campo della Russia più del gasdotto afghano-iranico-turco che Tel Aviv e Washington vorrebbero imporre e sul quale è tornato a porre l'accento Biden nella sua visita guerrafondaia in Georgia.



Ci hanno allora dichiarato guerra? In modo non convenzionale, non totale, magari aritmico; forse più corretto sarebbe dire che ci troviamo in uno stato di insidiosa ostilità prolungata che con intensità e interesse diversi viene animato dalle tre capitali del “partito atlantico”.



Ed ecco che, per la prima volta da quando nel 2001 iniziò la spedizione per l'oppio, i nostri soldati si ritrovano seriamente invischiati in una guerra obliqua di tutti contro tutti.



 



I talebani parlano l'inglese



 



Definire con certezza la paternità di mine, bombe e autobombe è impossibile, ragion per cui non si può mai dare per scontata la matrice esatta di molti degli attentati contro i militari; se vogliamo però escludere l'intervento diretto di intelligence “alleate” possiamo restare in una lettura lineare, quantomeno in apparenza; una lettura che non ne esclude però una seconda più sensata e più complessa.



Non siamo in grado di definire la portata delle infiltrazioni e delle influenze che questi o quei clan d'Afghanistan possono subire e accettare; sappiamo però dagli innumerevoli precedenti che hanno sempre saputo neutralizzarle o giocarle a proprio favore. Non vogliamo quindi assolutamente affermare che i combattenti afgani siano manovrati a bacchetta; sosteniamo invece che sanno leggere le situazioni e che sono in grado di cogliere l'attimo propizio, magari concentrandosi su chi è oggetto di attenzioni distruttive da parte di alleati potenti. Certe sollecitazioni non possono non capirle al volo e se le ritengono di loro interesse non si vede perché mai non dovrebbero rispondervi fulmineamente: d'altronde una delle prime qualità di chi combatte una guerra di guerriglia è quella di concentrarsi sugli obiettivi nel momento in cui sono più vulnerabili o meno difesi.



Ultimamente la Cia per spiegare gli scarsi successi nella zona ha confessato di aver trovato pochissimi agenti in grado di parlare pashtun. Ma i talebani l'inglese lo parlano benissimo, e si vede.



Vediamo d'inziare a capirlo anche noi e possibilmente d'impartire a nostra volta qualche lezione a chi a El Alamein era dall'altra parte e non lo ha mai dimenticato.



Di Gabriele Adinolfi, da Noreporter

venerdì 24 luglio 2009

A come affari.

I media sono tornati a mettere in prima pagina notizie relative alla famosa influenza tipo A, conosciuta anche come H1N1 oppure, assai impropriamente come influenza suina.

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha già dichiarato la pandemia ed individuato in Usa, Messico e Gran Bretagna le zone attualmente a maggior rischio ed in tutto il mondo cresce la paura di contagio.

Il ricordo, ormai lontano e forse per questo anche un po’ mitizzato, della pandemia causata dalla terribile “Spagnola” è forse l’origine di tanto diffuso terrore. Quell’epidemia causò più decessi della Grande Guerra, appena conclusa, ma le condizioni sono completamente mutate da allora e tanta paura è totalmente ingiustificata.

Nel 19918-20 l’Europa era debilitata dalla guerra e la medicina non poteva allora contare sui farmaci antivirali, ma soprattutto sugli antibiotici e la maggior parte delle morti fu da attribuire alle complicanze polmonari che l’influenza favoriva. Inoltre la lenta avanzata del virus favorì una sua modificazione, rendendolo più resistente alle cure.

Oggi i trasporti aerei fanno viaggiare anche i virus ad alta velocità e questo certo impedisce ogni possibilità di contenimento, ma ugualmente non concede al virus troppo tempo per modificarsi ed adattarsi.

In pratica stiamo parlando di una qualsiasi influenza stagionale. Nel Regno Unito, appunto tra le nazioni più colpite, ci sono finora stati solo 29 morti (e 53 persone in terapia intensiva) ma il ministero della Salute ha riferito di 55.000 già nuovi contagi e più di 650 persone ricoverate in ospedale. L’H1N1 potrebbe uccidere fino a 65mila persone in GB (ma la stima più accreditata parla di 19mila morti). Cifre inquietanti, ma purtroppo simili a quelle prodotte dalle complicazioni di ogni epidemia influenzale stagionale. Itamar Groto, capo del servizio pubblico al ministero della Sanità di Tel Aviv, prevede 2 milioni di contagi in Israele nei prossimi mesi ma anche che nel 99,99% dei casi i malati saranno in piedi nel giro di due o tre giorni.

Dal prossimo ottobre sarà disponibile il vaccino contro l’influenza H1N1, ma questa volta saranno molte di più le persone che si vaccineranno invece delle solite categorie a rischio solamente e questo diventerà un affare enorme per le case farmaceutiche che lo produrranno. Il terrore generato dai media con la diffusione di notizie minacciose diventerà certo una promozione efficacissima e certo molti acquisteranno il vaccino, ad un costo previsto di circa 20 euro per dose (compreso il richiamo). Pensate che la sola Gb ha ordinato 132 milioni di dosi di vaccino.

Tutto questo mentre l’Oms ha fatto sapere qualche giorno fa che non diffonderà più bilanci perchè la pandemia si propaga a ritmi esponenziali che possono sfuggire al controllo ma è stato dato poco rilievo ad un’altra dichiarazione della stessa Oms, nella quale si motiva questa impossibilità di conteggio preciso del contagio con un elevato numero di pazienti, con i sintomi più lievi, che in molti casi decidono di non rivolgersi ad un medico.

Il mondo ha già subito altre pandemie, nel 1957 e nel 1968. E se la “Spagnola causò addirittura 50 milioni di morti, l’influenza nota come “asiatica” causò due milioni di decessi, non pochi rapportati alle mutate condizioni della sanità nel mondo. L’H1N1 probabilmente batterà ogni record di contagio, vista la globalizzazione ormai anche dei virus, ma anche le previsioni più pessimiste individuano la cifra dei decessi non oltre le 600mila unità. E’ terribile dirlo, ma nell’assoluta normalità, il prezzo che la natura impone praticamente ogni anno. La vaccinazione di massa non eliminerà il problema, sarà solo un grosso affare per qualcuno. Sarà proprio un’influenza di tipo “a”, a come affari.



Articolo di Decio Siluro, tratto da www.rinascita.info

giovedì 23 luglio 2009

...Non era forse un massacro?

Apprendiamo che la Cassazione di Roma ha deciso di accogliere il ricorso di Elena Bentivegna, figlia di due tra i più noti artefici della strage di Via Rasella del marzo '44, che chiedeva di essere risarcita in seguito ad un articolo comparso sul quotidiano 'Il Tempo' nel quale si sosteneva che "la Cassazione da' la patente di eroi ai massacratori di civili in via Rasella". Ricorso indirizzato alla decisione della Corte d'Appello che nel maggio 2004 non aveva ritenuto diffamatorio l'epiteto utilizzato dal quotidiano ritenendolo "un legittimo giudizio storico negativo" che non trascendeva "in attacchi personali". Quali le motivazioni di cui si è avvalsa oggi la III Sezione civile per annullare la sentenza del maggio 2004? Ebbene, una vorticosa piroetta dialettica secondo cui "l'uso del termine 'massacratori' in innegabile sinergia con la parola 'civili', con evidente inequivoco effetto di accostare l'atto di guerra compiuto dai partigiani all'eccidio di connazionali inermi assume senz'altro aspetti contenutistici né metaforici in punto di immediate evocazione non già di negativi giudizi storici, ma di vere e proprie affermazioni lesive della dignità e dell'onore dei destinatari". Fortunatamente la lingua italiana continua a confortarci, nonostante i tentativi di imbarbarimento perpetrati a suo danno: stando a quanto ci suggerisce un qualsiasi dizionario definendo il termine massacro un sinonimo di "Strage, macello di molte persone, che non si difendono o che si difendono male (da www.etimo.it)", non possiamo che ritenere l'attribuzione adatta a quanti attuarono l'esplosione che provocò il decesso di 41 militari in marcia di rientro in caserma e di tre civili malcapitati, in un numero totale di 44 morti a causa dell'atto dinamitardo dei partigiani.


E’ bene ricordare, provocatoriamente, che i tre civili erano tutti italiani ed inermi; dunque, secondo i requisiti addotti dalla Corte di Cassazione quest’oggi (rileggasi, a tal proposito, la sopracitata motivazione) - a meno che non si ponga importanza al rischio di incappare in incongruenze - i crismi per poter considerare massacro quell’evento sembrerebbero esserci tutti. Evidentemente di diverso avviso la Magistratura italiana, che ha così perso occasione di vedersi emancipata da una soggezione verso la retorica resistenziale che prosegue incessante un suo percorso smaccatamente ideologico di lettura degli eventi storici. Dal canto nostro, continuiamo ad attenerci al significato racchiuso nelle parole: strage è sinonimo di massacro, ne consegue che chi perpetra un massacro è un massacratore.


 


Tratto da: assculturalezenit.spaces.live.com

martedì 21 luglio 2009

Quest'influenza è una porcata.

La pandemia l'hanno creata le case farmaceutiche? Ripulendo quest'articolo dalle paranoie...

Con l’avvicinarsi della data prevista per la distribuzione del vaccino anti virus influenzale pandemico A/H1N1 della Baxter, una giornalista investigativa austriaca avvisa il mondo che sta per essere commesso il più grande crimine della storia dell’umanità. Jane Burgermeister ha recentemente sporto denuncia presso l’FBI contro l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), le Nazioni Unite (ONU) e molti dei funzionari di più alto rango di governi e società in merito al bioterrorismo e ai tentativi di provocare massacri. Ha inoltre preparato un’ingiunzione contro l’obbligo di vaccinazione, che è stata presentata in America. Queste azioni seguono le accuse che ha lei stessa presentato lo scorso aprile contro la Baxter AG e l’austriaca Avir Green Hills Biotechnology per aver prodotto un vaccino contaminato contro l’influenza aviaria, sostenendo che sia stata un’azione intenzionale per causare una pandemia e trarne profitto.


Bioterrorismo?




Riassunto delle accuse e allegazioni presentate all’FBI in Austria il 10 giugno 2009

Nelle sue accuse la Burgermeister presenta prove di atti di
bioterrorismo, ossia in violazione della legge degli USA, da parte di un gruppo operante all’interno degli USA secondo le direttive di banchieri internazionali che controllano la Federal Reserve, come pure l’OMS, l’ONU e la NATO. Tale bioterrorismo è finalizzato a provocare un genocidio di massa contro la popolazione statunitense mediante l’uso del virus della pandemia influenzale geneticamente ingegnerizzato con l’intento di causare la morte. Questo gruppo si è impossessato di alti uffici governativi negli USA. In modo specifico vengono portate le prove che gli imputati come Barack Obama, presidente degli Stati Uniti, David Tabarro, coordinatore ONU per l’influenza umana e aviaria, Margaret Chan, direttore generale dell’OMS, Kathleen Sibelius, segretario alla salute e ai servizi sociali, Janet Napolitano, segretario del dipartimento di sicurezza nazionale, David de Rotschild, banchiere, David Rockefeller, banchiere, George Soros, banchiere, Werner Faymann, cancelliere austriaco, e Alois Stoger, ministro della sanità austriaco, ed altri fanno parte di questo gruppo criminale internazionale che ha sviluppato, prodotto, accumulato ed utilizzato armi biologiche per eliminare la popolazione degli USA e di altri paesi per motivi economici e politici. (Evidentemente lo scopo terroristico dei bioprogrammatori non può essere tanto quello di commettere genocidio quanto quello di creare panico e produrre un business miliardario per le case farmaceutiche n.d.r.)


Armi biologiche segrete




I capi d’accusa sostengono che questi imputati abbiano cospirato tra loro e con altri per ideare e finanziare, nonché partecipare alla fase finale dell’attuazione di un programma internazionale segreto di armi biologiche, che avrebbe coinvolto le società farmaceutiche Baxter e Novartis. Hanno fatto questo bioingegnerizzando e poi distribuendo agenti biologici letali, specificamente il virus dell’influenza “aviaria” e il “virus dell’influenza suina” per avere il pretesto di attuare un programma di vaccinazione obbligatoria di massa che sarebbe stato il mezzo per poter somministrare un agente biologico tossico per provocare la morte e altre lesioni alla popolazione degli Stati Uniti. Quest’azione è in diretta violazione del Biological Weapons Anti-terrorism Act.

Le accuse mosse dalla Burgermeister comprendono le prove che la Baxter AG, la sussidiaria austriaca della Baxter International, ha deliberatamente fatto uscire 72 chili di virus vivo dell’influenza aviaria, fornito dall’OMS durante l’inverno del 2009 a 16 laboratori in quattro paesi. Sostiene che ciò offra una chiara prova che le società farmaceutiche e le stesse agenzie governative internazionali sono attivamente impegnate nella produzione, nello sviluppo, nella fabbricazione e nella distribuzione di agenti biologici classificati come le più letali armi biologiche sulla terra al fine di provocare una pandemia e causare una strage.

Nei capi d’accusa di aprile, ha notato che il laboratorio della Baxter in Austria, uno dei presunti laboratori di biosicurezza più sicuri al mondo, non ha rispettato le norme più basilari ed essenziali per la conservazione dei 72 chili della sostanza patogena classificata come arma biologica in modo sicuro separandola da tutte le altre sostanze secondo le rigorose regolamentazioni del livello di biosicurezza, ma ha lasciato che venisse mischiata con il virus dell’influenza comune e l’ha inviata dai suoi stabilimenti di Orth nel Donau.

A febbraio quando un membro dello staff al BioTest nella Repubblica Ceca ha testato su dei furetti il materiale destinato ai vaccini candidati, i furetti sono morti. Questo incidente non è stato seguito da alcuna investigazione da parte dell’OMS, né dell’UE o delle autorità sanitarie austriache. Non c’è stata alcuna indagine sul contenuto del materiale virale, e non vi è alcun dato sulla sequenza genetica del virus messo in circolazione.

In risposta alle domande del parlamento il 20 maggio Alois Stoger, ministro della sanità austriaco ha rivelato che l’incidente non era stato trattato come un errore di biosicurezza, come avrebbe dovuto essere, ma come un’infrazione del codice veterinario.
stato mandato un medico veterinario al laboratorio per una breve ispezione.


 


Pandemia di livello 6




Il dossier della Burgermeister rivela che la messa in circolazione del virus sarebbe stata un passo essenziale per provocare una pandemia che avrebbe permesso all’OMS di dichiarare una pandemia di livello 6. Elenca le leggi e i decreti che avrebbero permesso all’ONU e all’OMS di prendere il controllo degli Stati Uniti nel caso di una pandemia. Sarebbero inoltre entrate in vigore leggi che richiedono di osservare l’obbligo di vaccinazione negli Stati Uniti in condizioni di pandemia dichiarata.

La Burgermeister sostiene che l’intera questione della pandemia di “influenza suina” si poggia su un’enorme menzogna e che non esista virus in natura che rappresenti una minaccia per la popolazione. Porta le prove che inducono a credere che sia l’influenza aviaria che l’influenza suina siano state in effetti bioingegnerizzate in laboratorio usando i finanziamenti forniti dall’OMS e da altre agenzie governative, insieme ad altri. Questa “influenza suina” è un ibrido in parte dell’influenza suina, in parte dell’influenza umana e in parte dell’influenza aviaria, una cosa che può solo venire da un laboratorio secondo molti esperti.

L’asserzione dell’OMS che l’“influenza suina” si sta diffondendo e che deve essere dichiarata la pandemia ignora le cause fondamentali. I virus che sono stati messi in circolazione sono stati creati e messi in circolazione con l’aiuto dell’OMS, e l’OMS è enormemente responsabile della pandemia in primis. In aggiunta i sintomi della presunta “influenza suina” sono indistinguibili da quelli della comune influenza e del raffreddore. L’“influenza suina” non provoca la morte più spesso di quanto faccia la comune influenza.

[La Burgermeister] nota che i dati relativi ai decessi registrati per l’“influenza suina” non sono coerenti e che non c’è chiarezza in merito a come è stato documentato il numero dei “decessi”.

Non c’è potenziale per una pandemia a meno che non vengano effettuate vaccinazioni in massa per usare l’influenza come un’arma con il pretesto di proteggere la popolazione. Esistono motivi ragionevoli per credere che i vaccini obbligatori saranno contaminati deliberatamente con malattie che sono progettate specificamente per provocare la morte.


Meglio il virus del vaccino




Viene fatto riferimento ad un vaccino approvato della Novartis contro l’influenza aviaria che ha ucciso 21 persone senza tetto in Polonia durante l’estate del 2008 e che aveva come “misura primaria di outcome” un “tasso di eventi avverso”, rientrando pertanto nella definizione di arma biologica dello stesso governo statunitense (un agente biologico progettato per causare un tasso di eventi avversi, ossia morte o lesioni gravi) con un delivery system[1] (iniezione). [la Burgermeister] sostiene che il medesimo complesso di società farmaceutiche internazionali e di agenzie governative internazionali che hanno sviluppato e messo in circolazione il materiale della pandemia abbia tratto profitto dall’aver causato la pandemia mediante contratti per la fornitura dei vaccini. I media controllati dal gruppo che sta ingegnerizzando l’intero ordine del giorno dell’ “influenza suina” sta diffondendo notizie false per convincere la popolazione degli Stati Uniti a sottoporsi alle pericolose vaccinazioni.

I cittadini degli USA subiranno danni e lesioni sostanziali ed irreparabili se verranno obbligati a sottoporsi a questa vaccinazione [di efficacia] non provata senza il loro consenso secondo il Model State Emergency Health Powers Act, il Natonal Emergency Act, la National Security Presidential Directive/NSPD 51, la Homeland Security Presidential Directive/HSPD-20, e l’International Partnership on Avian and Pandemic
Influenza. (ma è molto più probabile che il virus sia stato propagato per vendere poi un vaccino inefficace che non per ammazzare la gente col vaccino... n.d.r.)

La Burgermeister accusa coloro che sono menzionati nelle sue allegazioni di aver attuato e/o accelerato a partire dal 2008 negli USA l’implementazione di leggi e regolamentazioni ideate per togliere ai cittadini statunitensi i loro legittimi diritti costituzionali di rifiutare un’iniezione. Queste persone hanno creato disposizioni o hanno lasciato in essere disposizioni tali da rendere criminale il rifiuto di un’iniezione contro i virus pandemici. Hanno imposto altre sanzioni eccessive e crudeli come l’imprigionamento e/o la quarantena nei campi FEMA impedendo al tempo stesso ai cittadini americani di presentare domanda di risarcimento per lesioni o morte causati dalle iniezioni forzate. Questo viola le leggi che disciplinano la corruzione federale e l’abuso di ufficio, come pure [quelle] della costituzione e della Bill of Rights. Attraverso queste azioni, gli accusati citati hanno gettato le basi di un genocidio di massa.


Come se laggiù non comandassero già i gangsters




Usando l’ “influenza suina” come pretesto, gli accusati hanno prepianificato la strage della popolazione statunitense per mezzo della vaccinazione forzata. Hanno installato una rete estesa di campi di concentrazione FEMA nonché identificato siti per tumulazioni di massa, e sono stati coinvolti nell’ideazione e nell’attuazione di uno schema per consegnare il potere in tutta America ad un sindacato criminale internazionale che usa l’ONU e l’OMS come una facciata per coprire le attività criminali organizzate influenzate da un racket illegale, in violazione alle leggi che disciplinano il tradimento.

[La Burgermeister] accusa il complesso di società farmaceutiche di cui fanno parte la Baxter, la Novartis e la Sanofi Aventis di essere coinvolto in un programma di armi biologiche basato all’estero con un duplice scopo, finanziato dal predetto sindacato criminale e progettato per attuare stragi di massa e ridurre la popolazione mondiale di oltre 5 bilioni nei prossimi dieci anni. Il loro piano è di spargere il terrore per giustificare l’atto di obbligare la gente a rinunciare ai propri diritti, e per costringerla a quarantene di massa nei campi FEMA. Le case, le società e le fattorie, le terre di quelli che venissero uccisi saranno nelle mani di questo sindacato.

Eliminando la popolazione del Nordamerica, l’élite internazionale avrà accesso alle risorse naturali della regione quali l’acqua e le terre con giacimenti di petrolio non sviluppate. Ed eliminando gli USA e la loro costituzione democratica includendoli in un’unione nordamericana, il gruppo criminale internazionale avrà il controllo totale del Nordamerica.



L'impianto analitico della Burgmeister soffre sicuramente di alcune paranoie psico-ideologiche che inquinano e talvolta ridicolizzano i dati che ha raccolto. Questi ultimi invece andrebbero presi seriamente in considerazione perché aiutano a spiegarci il perché di un allarmismo eccessivo. Il business ultramiliardario è palese, così com'è chiaro che i cointeressati agiranno senza alcuno scrupolo, come è loro abitudine, pur di incassare faraonici dividendi sulla nostra pelle.


In particolare va rilevato che secondo quello che riporta la Burgmeister la “suina” sarebbe stata creata in Usa. Prima che le fosse affibbiato questo nome, scelta peraltro non priva di una nemmeno troppo subliminale motivazione idologica, ci venne rifilata come “messicana”. Ma è probabile che il Messico si sia fatto pagare per distogliere dalla primissima denominazione internazionale che era quello di “influenza nordamericana”. Nata in Usa? Senza dubbio. Nei laboratori americani? E' probabile.


Tratto da: www.naturalnews.com e www.comedonchisciotte.org


11-12-13 Settembre - Perugia

Dove la montagna l'ha chiamata a sé...

VICENZA - Aveva appena conquistato il Broad Peak quando è precipitata in un crepaccio, davanti agli occhi del suo compagno che non ha potuto fare nulla per salvarla. Cristina Castagna, 31 anni, tra le più promettenti alpiniste italiane, è morta precipitando per decine di metri sul Broad Peak, noto come K3, montagna di oltre 8mila metri nella catena del Karakorum in Pakistan. Lo riferisce oggi il Giornale di Vicenza, la città dove la giovane lavorava come infermiera al pronto soccorso dell'ospedale San Bortolo.

E' stato proprio il suo compagno, l'alpinista italiano Gianpaolo Casarotto, anche lui vicentino, a dare la notizia. A casa i familiari hanno trovato un biglietto dove Cristina, prima della partenza, aveva lasciato scritto di suo pugno: "Se mi succederà qualcosa lasciatemi dove la montagna mi ha chiamato a sé".



La giovane ma esperta alpinista, soprannominata "el Grio", il grillo - che era anche il nome che aveva dato al suo sito - aveva appena conquistato la vetta e stava scendendo dal Broad Peak (8.047 metri), conosciuto come K3, dodicesima montagna più alta del pianeta. Il suo programma prevedeva, dopo il Broad Peak, di scalare successivamente il Gasherbrum I (8.068 metri).



All'attivo aveva già quattro cime sopra gli ottomila metri: lo Shisha Pangma conquistato nel 2004, al Gasherbrum II (2005), al Dhaulagiri (2007) e al Makalu (2008), prima donna italiana ad arrivare in vetta.


Tratto da: www.repubblica.it