lunedì 1 febbraio 2010

Dal circo al Bosco.

L'agenda politica internazionale e' dettata dalle centrali del Pensiero Unico ai terminali mediatici che ne diffondono - anche dietro generose prebende: vedi scandali Bush e Obama- la predica in forma di propaganda, differenziandone gli elementi ideologici in proporzioni variabili in base al target di riferimento.





Anche i programmi di intrattenimento piu' squallidi che oggi spopolano presso i supergiovani dai calzoni cascanti d'Occidente sono luoghi della propaganda, anzi della Propaganda per eccellenza, laddove oche poppute e truzzi superfirmati urlano frignano o frullano, nella retorica televisiva della spontaneita' scimmiesca, quello che il Potere ha introdotto nelle tenere menti di costoro sin dai primi vagiti di un tempo. Nell'ormai lontano 1968, Julius Evola ben vedeva e stigmatizzava, ne L'Arco e la clava, quella tendenza verso l'nforme che caratterizza l'avanzare della "razza dell'uomo sfuggente". Oggi si puo' affermare con serenita' che una  tale umanita'  e' quella che gorgoglia come liquame di spurgo da rotocalchi e show televisivi,  e che si puo' ben definire 'razza', avendo assunto le  fattezze somatiche 'tipiche' -e i corrispondenti  moti dell'animo- che denotano i tratti morfologici e psichici del cascame antropoide euro-occidentale globalizzato.


 

Cosi' Evola: "Platone ebbe a dire che coloro che non hanno un signore in se' stessi e' bene che, almeno, lo trovino al di fuori di se' stessi. Ebbene, a cio' che e' stato vantato come la 'liberazione' dell'uno e dell'altro popolo, messo al passo, talora perfino con la violenza (come dopo la guerra mondiale), col 'progresso democratico' eliminando ogni principio di sovranita' e di vera autorita' e ogni ordinamento dall'alto, oggi fa riscontro in un numero rilevante di individui una 'liberazione' che significa l'eliminazione di qualsiasi 'forma' interna, di ogni carattere, di ogni drittura: in una parola, il declino o la carenza nel singolo di quel potere centrale per il quale abbiamo ricordato la suggestiva denominazione di eghemonikòn. Ciò, non solo nei riguardi puramente etici, ma nel campo stesso dei comportamenti piu' correnti, della psicologia individuale, della struttura essenziale. Il risultato e' il diffondersi di un tipo labile e informe -di quella che si puo' definire la razza dell'uomo sfuggente".





Considerato il rilievo sproporzionato attribuito - soprattutto in Italia- da politici provinciali ( i "mezzadri del potere") alla TV, noteremo che è quest'ultima, oggigiorno, ad imporre, a mettere-in-forma i 'contenuti' del discorso politico, costringendo la riflessione, che non puo' non connotare l'agire politico in quanto tale, nello spazio del gossip.

E' pertanto un continuo trascendere verso il basso, il minimo, l'istantaneo: qualsiasi tema che, per sua natura, richiedesse un appropriato tempo di trattazione e', per principio, escluso dai possibili argomenti di discussione e, pertanto, per il pubblico grossolano, e' come non esistente.





E questo 'stile' si e' imposto nella comunicazione politica in quanto tale e a tutti i livelli, ossia e' stato espunto dal Politico la stessa radice etica che innerva la visione del bene comune alla responsabilita' di attuarlo: esito estremo e distruttivo di quella artificiosa separazione tra Res Publica e Res Sacra da cui trasse origine la dissoluzione dello Stato inaugurata -come scrive Alessandro Giuli- ""dalla superstizione di chi ha voluto infrangere la pace fra uomini e Dei, la  Pax Deorum, distinguendo sottilmente le sfere d'influenza tra Cesare e dio, tra il Padre della Patria e un esigente titano asiatico".





E' per questo che i partiti, asserviti alla meccanicita' sincopata e troglodita imposta dal 'populismo' televisivo, risultano sideralmente distanti dalle intelligenze piu' vive della nazione ma, altresi', sono del tutto impotenti a risolvere i veri problemi del Paese, che per situarsi ben al di la' delle stalle del circo barnum mediatico, cadono fuori dallo sguardo di ministri, parlamentari e consiglieri comunali.

Uno scollamento di tali proporzioni, favorito peraltro dall'attestarsi della Rete come privilegiato luogo di apprendimento e di approfondimento della politica e della cultura altrimenti negate, favorisce il sorgere e lo svilupparsi di una massa critica, di una minoranza qualificata irriducibile agli schemi della videocrazia mondiale e del suo Truman-show.





Una tale minoranza, esclusa dai canali mainstream e condannata al polmone artificiale del web, conferma sia la potenza 'smisurata' della societa' dello spettacolo sia  pero' la sua nullita' sotto il profilo etico e politico.





E il ritrarsi degli 'insurgents' dal meccanico circo orwelliano al bosco delle disordinazioni e delle ricomposizioni alchemiche determinera' la prossima sconfitta dello stesso sistema legato alla societa' dello spettacolo: un sistema in grado di allevare piu' oramai solo una subumanita' superficiale e robotica, volgare e arrogante, smarrira' la propria capacita' di riprodursi, di rinnovare le proprie le elites.




Mario Cecere, www.controventopg.splinder.com

"POPOLI" ADOTTA CINQUE ORFANI PALESTINESI.

Continua la collaborazione tra la Comunità Solidarista Popoli e l'Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (ABSPP). Dopo aver partecipato con un piccolo contributo alla realizzazione della carovana di aiuti umanitari che ha raggiunto Gaza lo scorso anno in seguito all'aggressione sionista, "Popoli" ha aderito all'niziativa di adozione a distanza di piccoli orfani palestinesi, adottando 5 bambini per l'anno 2010. A breve daremo indicazioni utili a chi volesse partecipare a questa importante azione di aiuto nei confronti di vittime innocenti. Non vorremmo che a forza di parlare di "memoria" ci dimenticassimo di chi OGGI subisce un'infame sopruso in nome di una politica aggressiva e razzista.



www.comunitapopoli.org

sabato 30 gennaio 2010

QUELLA DOMENICA DI SANGUE A DERRY.

Per non dimenticare i caduti per la libertà.



Siamo nel cuore dell’Europa, quella democratizzata, in una fredda domenica del 30 gennaio del 1972 a Derry, Irlanda del Nord, quando, nel pomeriggio, era indetta dalla Nothern Ireland Civil Rights Association la manifestazione per protestare contro la sostanziale mancanza dei diritti civili causate dalle nuove norme di polizia che autorizzavano la reclusione preventiva per un tempo indefinito per chiunque fosse solamente sospettato di essere un militante repubblicano. La situazione era drammatica, centinaia di irlandesi repubblicani, erano detenuti in carcere con poca possibilità di essere rinviati a giudizio o di essere rilasciati. Tale prassi, che veniva chiamata internment, era stata varata non da molto dal governo di Londra. Questa marcia, completamente pacifica, era sorvegliata dal primo battaglione del reggimento dei paracadutisti britannico armato di fucili ad alta velocità, calibro 7,62, che sparavano pallottole capaci addirittura di bucare lastre di ferro. Paura, terrore, urla e pianti sono le scene che fanno da protagonista a questa giornata, oltre che, alla furia con la quale i soldati di sua maestà iniziarono ad aprire il fuoco contro civili inermi. Paddy Doherty, 15 anni venne colpito ai glutei nel fuggi fuggi generale e fu soccorso, mentre agitava un fazzoletto bianco in segno di pace, da Barney McGuigan che ha sua volta fu colpito, alla schiena, a morte. A Derry, quel 30 gennaio di trentotto anni fà, persero la vita tredici persone e molti furono i feriti - uno dei quali perse la vita quattro mesi dopo-. Cinque dei tredici repubblicani furono colpiti alle spalle. Il Bloody Sunday, ancora oggi, non ha colpevoli ufficiali perché si preferì premiare la tesi secondo la quale i paracadutisti britannici – mai usati fino a questa data per manifestazioni del genere – risposero al fuoco dei dimostranti. Nella prima inchiesta del Widgery Tribunal, i militari e l’autorità, vennero largamente prosciolti da ogni colpa compreso l’ex capo di gabinetto di Tony Blair, Jonathan Powell. Testimonianze di persone comuni, giornalisti e fotoreporter presenti, invece, affermarono più volte che i manifestanti erano tutti disarmati. Questa triste data, segnò anche una svolta nella tragica storia del conflitto nord-irlandese, costrinse infatti molti giovani patrioti repubblicani ad una scelta tanto drammatica quanto inevitabile: rispondere con la violenza a chi, con le armi da fuoco, negava loro la libertà e voleva lo sradicamento dell’identità del loro popolo. E’ così che nascono storie tanto tristi quanto straordinarie come quella di Bobby Sands e di tanti altri militanti dell’esercito repubblicano irlandese che, pur di far sentire la propria voce all’opinione pubblica mondiale, hanno preferito lasciarsi morire. Dal 31 luglio del 2007 è stato formalizzato il ritiro delle truppe militari britanniche nelle sei contee dell’Irlanda del Nord ingiustamente occupate e a seguito delle elezioni dell’8 marzo 2007 a Belfast si è istaurato un nuovo governo di coalizione, composto da repubblicani e unionisti. Tutti gli anni, la data del 30 gennaio, viene ricordata con una manifestazione di commemorazione a Derry, dove, oltre a migliaia di irlandesi, partecipano rappresentanze di varie nazione europee e di tutto il mondo a significato che, nonostante una pacificazione di facciata all’orizzonte, ancora oggi, c’è chi ricorda e lotta per la propria terra e per le proprie tradizioni. Lunga vita, dunque, al popolo irlandese, quello vero, quello puro, che ancora combatte e non si scorda dei propri caduti. Tiochfaidh àr là!



Fabio Polese, Il Fondo Magazine

venerdì 29 gennaio 2010

I controrivoluzionari colorati. Intervista a Claudio Mutti.

Proponiamo l'interessante intervista realizzata a Claudio Mutti da D. D'Amario, uscita sul quotidiano Rinascita il 16 Gennaio 2010.


Prof. Mutti, lei si è interessato agli sviluppi della Rivoluzione Islamica in Iran fin da quando, trent’anni fa, pubblicò alcuni scritti dell’Imam Khomeini nelle Edizioni all’insegna del Veltro. Lei attualmente segue gli sviluppi della politica iraniana dall’osservatorio della rivista di studi geopolitici “Eurasia”, della quale è redattore. Quale posto occupa oggi l’Iran nel contesto geopolitico?



Nonostante sia circondata da potenze ostili (i regimi wahhabiti e filoamericani della penisola arabica) e da paesi sottoposti all’occupazione militare occidentale (Iraq, Afghanistan, Pakistan), la Repubblica Islamica dell’Iran ha aumentato il proprio peso geopolitico, sicché essa esercita attualmente un’influenza regionale che si estende dal Tagikistan ai movimenti di liberazione del Libano e della Palestina, mentre Turchia e Siria rientrano nel novero dei suoi paesi amici. Infine, è fondamentale il fatto che l’Iran occupi una posizione geografica di enorme valore per la sicurezza della Russia e disponga di un patrimonio petrolifero di vitale importanza per lo sviluppo economico della Cina. In tal modo la Repubblica Islamica dell’Iran può contare sulla solidarietà delle due maggiori potenze del continente eurasiatico.



Chi sono in realtà quei manifestanti che la stampa occidentale designa come “studenti”, “riformisti”, “onda verde”, “rivoluzionari” e così via?



Più che di rivoluzionari, si tratta in realtà di veri e propri controrivoluzionari, come dimostrano senza possibilità di equivoco le loro stesse parole d’ordine, la più esplicita delle quali, “Morte alla vilayat-e faqih“, auspica la fine del governo islamico. Molto significative sono poi le parole d’ordine concernenti la loro collocazione internazionale: “Né Gaza né Libano, mi sacrifico solo per l’Iran!” e “Morte alla Russia e alla Cina!” Interessante, infine, che i manifestanti abbiano resuscitato il motto “Repubblica iraniana”, che era quello dell’usurpatore Reza Shah. Le rivendicazioni espresse da queste frasi non appartengono a semplici frange estremiste del movimento controrivoluzionario, ma anche ai loro caporioni, tant’è vero che Mir Hosseyn Mussavi (il candidato sconfitto alle ultime elezioni presidenziali) si è rifiutato di sconfessarle.



E’ noto, d’altronde, che l’opposizione è una coalizione multicolore che raggruppa individui di vario orientamento politico: reazionari nostalgici della dinastia pahlevi, residui di quei gruppuscoli marxisti che l’Imam Khomeini chiamava sprezzantemente “comunisti made in USA”, terroristi democratici dell’organizzazione Mogiahedin-e khalq.



Se ben ricordo, però, le Edizioni all’insegna del Veltro pubblicarono una raccolta di documenti dell’organizzazione Mogiahedin-e khalq…



Quel libro (Documenti della guerra sacra) fu pubblicato nel 1979, ossia in un periodo in cui i Mogiahedin-e khalq lottavano contro il regime collaborazionista dello Scià assieme ad altre componenti politiche del popolo iraniano. Fu solo in seguito che i militanti di tale organizzazione rivolsero le loro armi contro i loro compatrioti, rendendosi responsabili di sanguinosi attentati commissionati da centrali straniere e meritando l’epiteto ignominioso di monafeqin (“ipocriti”).



Quali sono le centrali straniere che ispirano le azioni dei attuali oppositori del governo iraniano?



Già il 19 giugno 2009, nel discorso pronunciato in occasione della Preghiera del Venerdì, l’Ayatollah Khamenei stabilì un chiaro collegamento tra gli eventi postelettorali iraniani e la cosiddetta “rivoluzione delle rose” orchestrata da Soros in Georgia. L’accusa dell’Ayatollah Khamenei è stata confermata da una notizia apparsa sulla “Stampa” del 28 giugno 2009 in un articolo di Maurizio Molinari: il Dipartimento di Stato USA ha messo a disposizione degli attivisti “riformisti” fondi federali per 20 milioni di dollari. Nel 2006 Condoleezza Rice aveva stanziato 66 milioni di dollari per i “dissidenti” iraniani. Per non parlare del denaro verosimilmente elargito dalle centrali sovversive che puntualmente intervengono a sostenere le cosiddette “rivoluzioni colorate”: il Center for International Private Enterprise, il National Democratic Institute for International Affairs, l’International Republican Institute ecc.



Secondo lei, Khamenei ha i giorni contati? Il presidente Ahmadinejad cadrà?



Per rendersi conto dell’enorme consenso di cui gode l’Ayatollah Khamenei, è sufficiente dare un’occhiata ai filmati delle manifestazioni popolari in suo sostegno. Si confrontino i milioni di persone che scandiscono il suo nome con le poche migliaia di teppisti “dirittumanisti” reclutati per lo più nei quartieri settentrionali di Teheran.Quanto al presidente Ahmadinejad, la solidità della sua posizione è confermata dal consenso elettorale recentemente decretato a suo favore dal popolo iraniano.

giovedì 28 gennaio 2010

SI INTENSIFICA L'ATTIVITA' DELL'ESERCITO BIRMANO.

Diamo qualche aggiornamento sulla grave situazione nello stato Karen. Quelli che seguono sono scarni resoconti che arrivano da diversi distretti in cui operano le truppe birmane in questi giorni. 5 giorni fa : il villaggio di Keh Der viene attaccato dal 367° Battaglione di Fanteria Leggera. 10 case vengono date alle fiamme. Due abitanti vengono assassinati: Saw Mya Kaw Htoo, e Saw Ey Moo . Il primo lascia una moglie e sei figli. Buona parte degli abitanti riesce a fuggire dal villaggio prima dell'arrivo dei soldati. 4 giorni fa: raid dell'esercito nel villaggio di Hti Aw Top. Al loro arrivo i soldati birmani sparano sulla popolazione. Vengono catturate due donne assieme ad un uomo: di Saw Poe lae, Naw Gu Htoo, Naw Day Poe non si hanno più notizie. 3 giorni fa: uomini del 427° Battaglione di Fanteria Leggera sparano agli abitanti di Kaw Htoo Toe (distretto di Toungoo). Saw Htoo Nay Wa viene ferito gravemente, ma la presenza dei soldati impedisce che gli venga prestato soccorso. Il giorno seguente, gli abitanti tornano nel villaggio dopo che i militari se ne sono andati. Trovano il corpo decapitato dell'uomo. Nell'ultima settimana: 10 villaggi sono stati attaccati. 2000 civili si sono aggiunti al flusso di profughi interni che cercano nascondiglio nella giungla. Nel distretto di Dooplaya, quello dove è più attiva la Comunità Solidarista Popoli, è stata sensibilmente incrementata la forza armata birmana, e i comandi hanno raddoppiato il numero dei battaglioni che operano nell'area. Ora sono 20. Scopo: "ripulire" tutto il distretto dai reparti dell'Esercito di Liberazione Nazionale Karen guidati dal Colonnello Nerdah Mya e tenere sotto controllo i gruppi di resistenza Mon che si sono rifiutati di essere inquadrati nella Guardia di Frontiera alle dipendenze di Rangoon.



www.comunitapopoli.org

Licenziare per una fetta di formaggio? Succede solo da Mc Donald's.

"E' solo una fetta di formaggio". Il pronunciamento del giudice di Leeuwarden, nel nord dei Paesi Bassi, passerà probabilmente alla storia: è con questa frase, infatti, che il magistrato ha sancito la sconfitta del colosso della ristorazione veloce Mc Donald's, che nei mesi scorsi aveva licenziato una propria impiegata ritenuta colpevole di avere danneggiato la società aggiungendo, appunto, una fetta di formaggio al panino preparato per un collega. Un gesto compiuto probabilmente in buona fede ma che è stato considerato una violazione delle regole interne della catena americana di fast food che prevedono appunto il divieto di trattamenti di favore nei confronti di amici, famigliari o degli stessi colleghi.

L'UPGRADE DEL PANINO - La commessa che si era resa “colpevole” dell'arricchimento “indebito” del panino destinato ad un altro lavoratore come lei - sostanzialmente un semplice hamburger era stato trasformato in un cheeseburger e quindi per l'acquisto sarebbe stato necessario pagare una somma maggiore, seppure se di pochi centesimi - non era stata semplicemente richiamata. Il suo capo l'aveva messa direttamente alla porta, interrompendo con cinque mesi d'anticipo il contratto a tempo determinato che la legava alla società. Non aveva voluto sentire ragioni e per questo la ragazza aveva poi deciso di rivolgersi alla magistratura ordinaria. Il giudice ha approfondito il caso e alla fine ha ritenuto davvero spropositata la misura del licenziamento per una violazione di così lieve entità. Secondo il tribunale, un semplice avvertimento sarebbe stata una misura più che sufficiente per quella che evidentemente è stata giudicata solo una violazione della policy interna e non un vero danneggiamento nei confronti dell'azienda. Al punto che Mc Donald's è stata condannata a risarcire la propria ex dipendente con una somma di circa 4.200 euro, ovvero la somma corrispondente ai cinque mesi di lavoro persi.



www.corriere.it

Un aperitivo a Milano, il giorno 30, per i prigionieri dimenticati.


Prigionieri del Silenzio, vi ricorda un importante appuntamento per il 30 Gennaio prossimo.

Lo Staff ofrirà un aperitivo parlandovi del libretto “legami” basato sul capo di accusa del caso “Parlanti” .

Lo staff ricorda che l’incontro è organizzato esclusivamente dall’associazione Prigionieri del Silenzio senza alcun appoggio e coinvolgimento politico, come dovrebbe essere la salvaguardia dei diritti umani. Abbiamo esteso l’invito anche a tutte le rappresentanze politiche auspicando per l’occasione di avere risposte su programmi di tutela per gli italiani in difficolta’ all’estero e soprattutto per quelli privati della libertà, abbiamo ricevuto qualche conferma ma ne attendiamo altre, augurandoci di portare l’attenzione su questa problematica sociale che interessa almeno 30 mila italiani che in modo diretto o indiretto ne sono colpiti.

E’ interessante conoscere come la classe politica italiana di qualsiasi schiaramento, soprattutto in questo clima di elezioni ed eventuali cambiamenti, e’ intenzionata a trattare l’argomento “scomodo” della detenzione oltreconfine.

Siete i ben venuti, nell’occasione conoscerete piu’ dettagli dello spettacolo che si terra’ il 26 Febbraio prossimo di cui trovate gia indicazioni al link http://www.carloparlanti.it/barrios.htm


Potete contattarci per informazioni in merito

email: info@prigionieridelsilenzio,it

tel. +39 347 4170814


www.prigionieridelsilenzio.it