martedì 10 novembre 2009

VERITA’ E GIUSTIZIA PER STEFANO CUCCHI.


Nel nostro paese, ormai, sembra essere diventata prassi la menzogna, il depistaggio, l’impunità e soprattutto la disinformazione. Succede così che un ragazzo viene arrestato la notte tra il 15 e il 16 ottobre ed esce dal carcere la mattina del 22, cadavere. Succede così che vengono uccisi i figli d’Italia. Succede anche che il Ministro della Difesa, senza sapere molto in merito, dichiari: “”Di una cosa sono certo: del comportamento assolutamente corretto da parte dei Carabinieri in questa occasione”.



Stefano Cucchi aveva evidenti segni di percosse al volto, la mascella spaccata e un occhio rientrato nell’orbita ma, di certo, sarà, come detto nelle prime fasi, caduto da una qualsiasi scala. Non so se qualcuno di voi lettori abbia avuto il coraggio di vedere le foto di Stefano fatte circolare dalla famiglia Cucchi, io le ho viste, guardate e riguardate; sono foto che fanno paura, scatti che fanno rabbrividire e che mostrano una rabbia immotivata verso una persona indifesa.



Non è il primo caso e di certo non sarà l’ultimo.



Federico Aldrovandi, di Ferrara, diciotto anni, in questura non ci arrivò proprio e nonostante le registrazioni delle chiamate tra la pattuglia e la centrale che riportano testualmente: “”L’abbiamo bastonato di brutto. Adesso è svenuto”, e i manganelli delle stesse pattuglie intervenute sul posto che figuravano spezzati a metà, i quattro poliziotti sono stati condannati per eccesso colposo nell’omicidio colposo a tre anni e sei mesi il 6 Luglio del 2009.



Aldo Bianzino, quarantaquattrenne, abitava in una casa sperduta sull’Appennino umbro-marchigiano; entrò in carcere il 12 ottobre del 2007 e venne trovato morto due giorni dopo, la mattina del 14 Ottobre, nella propria cella. Un infarto è la versione ufficiale, poi smentita dall’autopsia che riscontrava lesioni interne. Proprio pochi giorni fa c’è stata l’udienza preliminare.



L’undici novembre 2009 saranno passati due anni dall’uccisione di Gabriele Sandri, che ancora oggi aspetta giustizia, nonostante ricostruzioni dettagliate e testimonianze.



Potremmo continuare a parlare di vittime senza giustizia, potremmo continuare a parlare di orrori che qualcuno spera cadano nel dimenticatoio ma preferisco fermarmi qua. Come mai, in una Repubblica che viene considerata democratica, può accadere questo? Come mai, uno Stato il cui Codice Penale, fondato sul Diritto Romano, tecnicamente rasenta la perfezione, possa poi far rispettare le leggi a proprio comodo? Com’è possibile entrare in carcere per un qualsiasi reato e non uscirne più vivo? E’ troppo chiedere che chi sbaglia, sia esso civile o no, debba vedersi comminata la giusta pena? E’ impossibile sapere la verità? Noi la vogliamo per Stefano e per tutti.



Fabio Polese – www.tifogrifo.com

domenica 8 novembre 2009

Fatturano più i farmaci dei fucili.




Quando alla fine del mese di aprile i media lanciarono i primi allarmi aventi per oggetto una futura pandemia di febbre suina, si distingueva molto chiaramente la mano di Big Pharma protendersi a sostenere un’operazione dai contorni indefiniti, foriera di lucrosi profitti per le grandi multinazionali farmaceutiche, il cui fatturato è ormai superiore perfino a quello dell’industria degli armamenti.

Sostanzialmente una manovra simile a quella messa in atto con la Sars e l’influenza aviaria, volta ad instillare la “giusta” dose di paura fra le popolazioni, sufficiente per creare il fertile humus necessario a rendere giustificabile l’investimento di miliardi di euro di denaro pubblico in farmaci antivirali e vaccini tanto dannosi quanto inutili.

Oggi a distanza di circa 6 mesi la febbre suina, ribattezzata nel frattempo influenza A, è arrivata anche in Italia, quasi contemporaneamente alle prime delle 24 milioni di dosi di vaccino ordinate dal nostro governo, che comporteranno un esborso di denaro pubblico nell’ordine del mezzo miliardo di euro.

Tutto non sembra però essere andato come previsto, ad iniziare dai risultati della campagna di “terrore per la pandemia” portata avanti a livello mondiale nei mesi precedenti, vaticinando milioni di contagi e centinaia di migliaia di morti.

Gli italiani sembrano infatti avere molta più paura del vaccino, piuttosto che non dell’influenza A e tanto le autorità quanto i grandi media deputati ad orientare il pensiero delle masse si ritrovano in palese difficoltà nell’affrontare un argomento che li costringe giocoforza a cadere continuamente in contraddizione. Come se non bastasse la pericolosità del vaccino sembra risultare ogni giorno più evidente ed anche le dinamiche con cui si manifesta il virus presentano alcuni punti oscuri di assai difficile interpretazione.

Il Ministero (che non esiste più) della Salute, presieduto da Ferruccio Fazio, ha scelto fin dall’inizio una linea di condotta estremamente pacata, lontana dall’allarmismo che spesso veniva diffuso all’estero ed orientata a presentare l’eventualità della pandemia come un fenomeno facilmente controllabile e tutto sommato di scarsa pericolosità. Tale linea di condotta, fortemente condivisibile, si manifestava però in profonda distonia rispetto alla decisione di spendere una cifra astronomica nell’acquisto di un vaccino di cui non sono comprovate né l’efficacia, né tanto meno la scarsa pericolosità. Lasciando in questo modo intuire la posizione del governo, conscio della natura squisitamente commerciale dell’operazione pandemia, ma al tempo stesso costretto a chinare la testa (ed aprire il portafoglio) di fronte ad una rappresentazione teatrale alla quale sarebbe stato comunque costretto a partecipare.

Anche di fronte alle prime morti determinate dall’influenza A nel nostro paese ed alla palese reticenza a vaccinarsi messa in mostra anche da quelle categorie (medici e personale sanitario in testa) che teoricamente avrebbero dovuto essere le più condiscendenti, Fazio non ha perso assolutamente la calma, continuando a ribadire come il virus dell’influenza A sia fondamentalmente molto meno (fino a 20 volte) letale rispetto a quello dell’influenza tradizionale e come la scelta di vaccinarsi resti a totale discrezionalità del singolo individuo. Parole anche in questo caso condivisibili, ma che continuano a lasciare aperta tutta una serie d’interrogativi. Per quale ragione si è deciso di spendere mezzo miliardo di euro per acquistare il vaccino relativo ad una malattia 20 volte meno letale perfino rispetto all’influenza tradizionale? Per quale ragione a fronte di un virus di pericolosità molto modesta si sta provvedendo ad inoculare nella popolazione ritenuta a rischio un vaccino altamente pericoloso (perfino larga parte dei medici sembrano ritenerlo tale) la cui efficacia oltretutto risulta ad oggi assolutamente sconosciuta? Per quale ragione il Ministero della Salute non sembra essere in grado di produrre argomentazioni di natura scientifica riguardo al virus e al vaccino, ma si limita alla diffusione di messaggi generalisti che sembrano avere il solo scopo di evitare l’eventuale diffusione di panico e prendere tempo?

Nel corso dell’ultima settimana i casi di contagio da virus dell’influenza A in Italia sono aumentati notevolmente, così come anche il numero dei decessi (attualmente a quota 25) e degli ammalati ricoverati in gravi condizioni nei reparti di terapia intensiva e di rianimazione di molti ospedali italiani. I decessi sembrano concentrarsi particolarmente nel napoletano, dove sono morte 10 persone, e la somministrazione del vaccino ormai iniziata sta iniziando a produrre “effetti collaterali” anche di grave entità. Come se non bastasse alcuni fra i pazienti in pericolo di vita non risultano essere persone già affette precedentemente da gravi patologie (presupposto ritenuto finora indispensabile perché il virus porti a gravi conseguenze) bensì soggetti che godevano di un perfetto stato di salute.

E’ di oggi la notizia che fra i 40 medici e sanitari sottoposti nei giorni scorsi alla vaccinazione presso l’ospedale Cardarelli di Napoli, tre di loro hanno avvertito improvvisamente forti malori quali vertigini, perdita di senso e sudorazione e per uno dei soggetti si è reso perfino necessario il ricovero nel reparto di terapia intensiva. Mentre sono moltissime le persone che dopo avere ricevuto il vaccino si sono ritrovate a letto con febbre e dolori muscolari e all’estero, soprattutto in Finlandia e Svezia, già si riscontrano alcuni decessi “sospetti” la cui causa potrebbe essere attribuibile proprio alla somministrazione del vaccino contro l’influenza A.

A Torino nei giorni scorsi un uomo di 44 anni senza nessuna patologia pregressa è stato ricoverato a causa dell’influenza A in condizioni disperate all’ospedale Molinette, dove viene mantenuto in vita per mezzo della circolazione extracorporea. Sempre a Torino una ragazza di 25 anni in ottimo stato di salute, dopo avere contratto il virus è stata ricoverata in fin di vita nel riparto rianimazione dell’ospedale Maria Vittoria. In entrambi casi i primari hanno parlato di situazioni apparentemente “inspiegabili”, così come inspiegabile è parsa la scomparsa di Emiliana D’Auria, la bimba napoletana di 11 anni deceduta all’ospedale Santobono a causa dell’influenza A, senza che presentasse alcuna patologia pregressa.

Il ministro Fazio, oggi in visita a Napoli, ha continuato a rassicurare la popolazione, affermando che la situazione è sotto controllo ed il virus meno pericoloso di quanto si potesse prevedere. Invitando, come già ha fatto nei giorni scorsi, a non affollare i pronto soccorso, bensì a consultare il medico di famiglia, consigliando la vaccinazione per i soggetti a rischio. I giornali si muovono sulla stessa falsariga, nell’evidente intento di non provocare allarmismo, pur mantenendo alta l’attenzione sull’argomento al fine di giustificare la campagna di vaccinazione.

Gli italiani non danno la sensazione di essere in preda al panico, ma iniziano a prendere coscienza del fatto che autorità e media sembrano davvero non sapere che pesci prendere, limitandosi ad un’informazione generalista che non entra nel merito del problema ed è incapace di offrire risposte concrete alle domande che ogni cittadino, soprattutto se compreso fra i soggetti a rischio, non può mancare di porsi.

Siamo di fronte semplicemente all’ennesima bufala pandemia messa in scena con il solo scopo d’ingrassare i profitti di Big Pharma o la situazione (in tutto o in parte) è sfuggita di mano a qualcuno? Ha senso ricorrere alla vaccinazione quando i rischi ad essa connessa potrebbero essere superiori a quelli determinati dal virus stesso? Quanto sono attendibili i dati concernenti il numero dei contagiati stante il presupposto che la stragrande maggioranza di coloro che si ammalano non vengono sottoposti ad alcun esame volto a rilevare la presenza o meno del virus H1N1? Perché si provvede alla somministrazione di un vaccino che per ragioni temporali non ha avuto modo di essere testato in maniera attendibile, a fronte di una malattia giudicata scarsamente pericolosa? Come è possibile che lo stesso virus che produce nella maggioranza dei soggetti colpiti solo effetti di scarsa entità, risolvibili con qualche antipiretico e un paio di giorni di riposo, determini in alcuni casi conseguenze gravissime tali da condurre in fin di vita anche soggetti che non hanno alcuna patologia pregressa?

Di fronte a tante domande che probabilmente resteranno a lungo senza risposta non resta che affidarsi al vecchio buon senso, tenendosi alla larga soprattutto dal vaccino, che allo stato attuale delle cose sembra essere potenzialmente ben più pericoloso del virus che promette di combattere.


Marco Cedolin

venerdì 6 novembre 2009

Lavoro: è sempre più cassa integrazione.

A quarant'anni dall’autunno caldo le condizioni dei lavoratori italiani tornano ad essere a dir poco disperate. Non bastassero le nuove regole contrattuali che hanno spostato l’attenzione sui rapporti aziendali a scapito di quelli nazionali, cresce sempre di più il tasso di disoccupazione ed il ricorso alla cassa integrazione, con la precarietà che continua ad affliggere milioni di giovani.

A settembre, nonostante i grandi proclami del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in merito al superamento della crisi, le domande di disoccupazione sono aumentate. Presentate infatti circa 90.000 nuove richieste contro le 60.000 domande pervenute ad agosto. A fornire il dato l’Inps, l’istituto nazionale per la previdenza sociale, che ha cercato di minimizzare il tutto parlando di “prevedibile aumento stagionale”, anche in considerazione del fatto che la tendenza si mantiene inferiore rispetto a quella dei primi mesi della crisi, da ottobre 2008 infatti la media è stata per mesi di circa 100.000 domande ogni trenta giorni, anche se questo dato a nostro avviso non invita certo all’ottimismo.

Notizie tutt’altro che positive anche dal fronte delle casse integrazioni, anche se si cerca di convincere gli italiani del contrario. Snocciolando i dati in materia Antonio Mastrapasqua, presidente dell’Inps, ha usato toni tutt’altro che allarmistici sostenendo che la frenata delle autorizzazioni di cig in ottobre rappresenta un indicatore importante della dinamica dell’economia italiana infatti, “l’andamento stagionale ci poteva far prevedere un incremento congiunturale di ore autorizzate di cig in ottobre. È sempre stato così negli ultimi anni, non è stato così nell’ottobre 2009”.

Il numero uno dell’ente previdenziale ha poi evidenziato come sia costante il ricorso alla cig ordinaria senza impennate di quella straordinaria, un dato questo che, a suo dire, dimostrerebbe che i correttivi normativi introdotti nel corso di quest’anno anche per la gestione della cigo, “stanno consentendo alle aziende di far ricorso agli ammortizzatori sociali, mantenendo i posti di lavoro”.

Soddisfatto, nonostante le gravi condizioni in cui versano i lavoratori italiani, anche il ministro dello Stato sociale Maurizio Sacconi secondo cui viste le condizioni attuali la dinamica della cassa integrazione “è incoraggiante”. Per il titolare del dicastero del Lavoro infatti la crescita dell’uso di quella in deroga è facilmente spiegabile con la considerazione che i relativi meccanismi stanno andando a regime ed anche perché si allungano i periodi di inattività di alcuni lavoratori

Francamente comprendere e condividere tutto questo entusiasmo è quasi impossibile. Ogni giorni ci sono lavoratori che finiscono in cassa integrazione mentre altri perdono il lavoro; appena due giorni fa la commissione europea ha pronosticato che fra due anni la disoccupazione arriverà a superare l’11 percento ed ora si canta vittoria per una piccola frenata nella richiesta di cassa integrazione con quelle di disoccupazione che invece continuano a salire. Di fronte ad una situazione del genere il governo dovrebbe finalmente intervenire e cercare di rilanciare l’occupazione in Italia grazie a concrete misure e non con sterili proclami che lasciano il tempo che trovano e non vanno certo a migliorare la situazione dei lavoratori.



Di Fabrizio Di Ernesto, www.rinascita.info

mercoledì 4 novembre 2009

Vaccinazione Suina A/H1N1.




A partire da metà ottobre il Ministero della Salute italiano ha distribuito alle Regioni il vaccino contro il virus A/H1N1, che sembra interesserà il 40% della popolazione italiana. 


Ma ad oggi cosa sappiamo veramente di questa vaccinazione?


L'influenza suina è ormai considerata da tutti più innocua di una normale influenza stagionale. Nell'emisfero australe, dove autunno e inverno vanno da marzo a settembre, e in ogni parte del mondo, la diffusione dell'influenza nell'inverno 2009 è stata simile o inferiore a qualunque precedente influenza. 


Allora perché i governi e i mass media continuano a consigliare la vaccinazione?


Le sperimentazioni del vaccino sono iniziate a luglio 2009 e nella letteratura scientifica non risulta ancora nessuna documentazione dell'efficacia e della sicurezza del vaccino. Per questo motivo possiamo affermare con tutta tranquillità che non esiste e non può esistere nessuna prova scientificamente e sperimentalmente valida che il vaccino contro il virus A/ H1N1 sia efficace e sicuro, in particolar modo per le donne in gravidanza e i bambini


L’unica certezza è che le più potenti industrie farmaceutiche, appoggiate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e da gran parte della stampa, hanno ottenuto e stanno ottenendo ordini per miliardi di dosi di vaccino. Il giro d'affari finale si aggira intorno ai 50 miliardi di euro, una cifra da capogiro che alimenta molti dubbi.



Tratto da www.macroedizioni.it





LA REGIONE TRENTINO ALTO ADIGE INCONTRA LA DELEGAZIONE KAREN.

«Sappiamo che la situazione del Popolo Karen in Birmania è estremamente difficile e da molto tempo conosciamo il sig. Walter Pilo e la serietà con cui lui e la sua Associazione seguono i progetti che la stessa Regione finanzia. Vogliamo quindi ringraziare l’Uomo Libero per l’ottimo lavoro che sta svolgendo in regioni così difficili» così il dott. Günther Hofer, Dirigente della ripartizione per Minoranze linguistiche ed integrazione europea, in occasione dell’incontro avvenuto ieri negli uffici della Regione Trentino Alto Adige. «La Regione si interesserà al popolo Karen anche in futuro».«La situazione in Birmania non migliora e causa la volontà del regime di zittire tutte le voci libere in occasione delle elezioni farsa programmate per il prossimo anno, il futuro non sembra riservare migliori prospettive» ha affermato David Thackarbaw, vicepresidente dell’Unione Nazionale Karen «Ecco perché è così importante il contributo della Regione Trentino Alto Adige e dell’associazione l’Uomo Libero, grazie del vostro aiuto». «La possibilità di lasciare i campi profughi e rientrare nella propria terra garantita dal progetto Terra e Identità e vitale per nostra gente» ha dichiarato il Colonnello Nerdah Mya dell’Esercito di Liberazione Nazionale Karen, rivolgendosi al dott. Hofer e Walter Pilo «Grazie di cuore per il vostro sostegno». Karen, antica popolazione di origine Mongolo-Tibetana, conducono dal 1949 una tenace lotta per la sopravvivenza e per l'autodeterminazione contro la giunta militare di Rangoon. Negli ultimi tre anni, le operazioni militari della giunta hanno provocato la fuga di oltre 90.000 civili dalle loro case, quasi 500 villaggi sono stati dati alle fiamme dalle truppe di Rangoon, e un impressionante corollario di stupri e di torture ha accompagnato i rastrellamenti e le deportazioni della popolazione. l’Uomo Libero onlus è impegnata da oramai tre anni nella zona, tramite il progetto rurale “Terra e Identità” rivolto alla bonifica dei terreni e costruzione di nuovi villaggi, un reale e concreto aiuto ai profughi Karen, vittime della feroce repressione della dittatura di Rangoon. «Il nostro impegno si sviluppa in due direzioni contemporaneamente» spiega Walter Pilo, presidente de l’Uomo Libero «Da una parte siamo impegnati concretamente e solidalmente sul territorio e dall’altra cerchiamo di sensibilizzare più persone possibili al problema, facendo conoscere la tragedia di questo popolo. È in questo ambito che quasi 100 persone hanno partecipato alla cena di beneficenza di ieri sera a Tenno, per la cui ottima riuscita vogliamo ringraziare in particolare la famiglia Frizzi che ha contribuito in maniera importante alla raccolta dei fondi che verranno impiegati nel progetto Terra e Identità».



Arco, 3 novembre 2009

martedì 3 novembre 2009

United States of… Europe.



Riceviamo e pubblichiamo l'articolo dell'Associzione Culturale Zenit di Roma e ricordiamo che è uscito il nuovo numero de "Il Martello", scaricabile su: assculturalezenit.spaces.live.com





I motivi per disapprovare l’entrata in vigore ormai imminente del Trattato di Lisbona sono molteplici, per racchiuderli in una sintetica forma dialettica ci basta definire il Trattato un significativo passo in avanti verso quel Nuovo Ordine Mondiale che intende spazzar via anche il poco che è rimasto di un pluralismo culturale dei popoli per sostituirlo con una indistinguibile massa universale di utenti, amorfi e privi di capacità critica. Il fine è a noi dunque terribilmente noto. I mezzi utilizzati per giungervi non fanno altro che avvalorare questa nostra convinzione. Sarà quindi nostra cura occuparci brevemente proprio di questi ultimi, ponendo l’accento sul ruolo svolto dai media per veicolare il consenso dell’opinione pubblica verso il Trattato, sottacendo sul suo contenuto ed esercitando una campagna pressante dai toni terroristici all’indirizzo dei cittadini irlandesi, dal cui voto del mese scorso è dipesa la sopravvivenza di questa legge europea. E’ innanzitutto necessaria una premessa cronologica di carattere politico-giuridico sul Trattato: lo scopo dell’Unione Europea di accentrare i poteri amministrativi entro la propria egida, al fine realizzare i suoi piani mondialisti, passa attraverso una fondamentale condizione, quella di limitare ulteriormente le sovranità nazionali e sopprimere ogni sussulto d’orgoglio, ogni velleità identitaria dei popoli europei. Siamo agli inizi del millennio e per il raggiungimento di tale scopo non è evidentemente sufficiente l’attuale struttura politica dell’UE, già di per sé invasiva rispetto alle giurisdizioni nazionali, ma è necessario contemplare una sorta di Costituzione, un vero e proprio testo unico (ramificato in un groviglio cervellotico di emendamenti), osservato da tutti gli Stati membri, che regola la materia giuridica ed economica d’ognuno a beneficio di un’unica istituzione con sedi a Strasburgo ed a Bruxelles, un super-governo sovranazionale. Spinti da questi propositi, i governanti dell’UE si danno appuntamento nel 2001 nella cittadina belga di Laeken, lido da cui deve partire l’iter burocratico per l’entrata in vigore della Costituzione Europea. Il processo di ratifica sembra fluire agevolmente attraverso i parlamenti degli Stati membri, ma si arena irrimediabilmente non appena viene chiesta l’approvazione popolare: nel 2005 Francia ed Olanda, fedeli a quanto previsto dalle loro leggi nazionali, debbono sottoporre la ratifica del testo al voto dei cittadini che, in modo netto, vi si oppongono. Il progetto mondialista subisce così un arresto deciso ma non definitivo. Il 13 dicembre 2007 si riuniscono in un modo più o meno segreto a Lisbona i capi di governo europei (strategicamente, senza che la notizia venga enfatizzata dai loro lustrini della carta stampata e delle TV) e decidono di riproporre la Costituzione sotto nuove spoglie; nasce il Trattato di Lisbona. L’intenzione viene esplicitata mesi dopo, ma clamorosamente sottaciuta o quasi dalla libera informazione nostrana, dall’allora Ministro dell’Interno italiano Amato: “Fu deciso che il documento fosse illeggibile, poiché così non sarebbe stato costituzionale (evitando in tal modo i referendum, nda)… Fosse invece stato comprensibile, vi sarebbero state ragioni per sottoporlo a referendum, perché avrebbe significato che c’era qualcosa di nuovo (rispetto alla Costituzione bocciata nel 2005, nda)”. A Lisbona non viene quindi fatto altro che escogitare un sotterfugio per sottrarre la Costituzione ad una nuova bocciatura referendaria. Stavolta il nuovo percorso di ratifica non deve conoscere alcun ostacolo reale e concreto e così sembra essere inizialmente: le uniche inoffensive barricate sono in Italia i proclami della Lega Nord che si rivelano fatui al momento del voto in parlamento, visto che il Trattato viene ratificato dall’unanimità dei votanti. Ma ciò che in Italia è fatuo, si rivela solido laddove i politici, temprati da una cultura radicata e da una storia recente che li ha abituati a dover tenere in alta considerazione le istanze del popolo, sembrano mantenere un ruolo di espressione comunitaria: in Irlanda. E’ da una verifica parlamentare in quel di Dublino che matura la scelta di sottoporre il Trattato ad un referendum che si tiene nel giugno del 2008 e vede affermarsi la vittoria del no al Trattato. Lo sproporzionato rapporto di forze a favore del Sì in campagna elettorale non è valso al cospetto dell’irish fighting. Ancora una volta gli indomiti gaelici, coerenti alla secolare storia che li ha visti combattere strenuamente e spesso vincere contro ogni previsione l’imperialismo britannico, hanno assunto le vesti di Davide contro Golia, soprattutto grazie alle mobilitazioni della popolazione agricola, la meno contagiata dagli effetti del consumismo e del melting pot dublinesi. Impaccio e delusione sono i primi sentimenti che percuotono le stanze dei bottoni, così distanti (e non solo geograficamente…) dalle verdi campagne d’Irlanda dove monta un euroscetticismo che s’è manifestato con l’atto d’ostracismoal progetto mondialista di Lisbona. Ma del resto i potenti dell’UE hanno già stabilito la propria volontà di andare avanti, nonostante tutto e tutti, nonostante quattro milioni di cocciuti irlandesi (ben presto tacciati - implicitamente e non - d’esser degli ottusi e dei retrogradi che non sanno guardare al futuro); un democratico processo non s’ha da fare e vengono schierati i mezzi pesanti per aver ragione di cotanta ostinazione gaelica. In barba ad ogni retorica che vorrebbe il popolo sovrano, un nuovo referendum viene indetto di lì ad un anno, la data esatta è il 3 ottobre del 2009, e tutto viene curato nei minimi dettagli affinchè il risultato del giugno 2008 venga ribaltato. E’ di nuovo attraverso la bocca di un nostro connazionale, il Presidente della Repubblica Napolitano, che vogliamo presentare il clima che inaugura questo nuovo periodo pre-elezioni in Irlanda: “È l'ora di una scelta coraggiosa da parte di quanti vogliono dare coerente sviluppo alla costruzione europea, lasciandone fuori chi minaccia di bloccarli. Non si può pensare che la decisione di poco più della metà degli elettori di un Paese che rappresenta meno dell'1% della popolazione dell'Unione possa arrestare l'indispensabile, e oramai non più procrastinabile, processo di riforma”. Che dura arringa! Alla faccia dei toni pacati che tanto va sbandierando, caro Presidente! Ebbene, queste parole di Napolitano sono soltanto l’eco di una campagna intimidatoria che, servendosi delle collettive preoccupazioni legate al periodo di crisi globale, agisce come fiato sul collo dei cittadini irlandesi. Eventi apocalittici per il paese vengono prefigurati qualora un altro no dovesse essere la risposta al Trattato di Lisbona. Strane notizie che vedono protagonista l’Irlanda iniziano a circolare ad arte, in modo scadenzato, sugli organi di stampa europei e contribuiscono a creare tra gli irlandesi la sindrome da isolamento, la fobia di ritrovarsi soli ed indifesi di fronte alle avversità che i crudeli destini sembranovoler riservare alla loro verde terra. Nel dicembre del 2008 - proprio nel mese di Natale, festività particolarmente sentita nella cattolica Irlanda e proficua dal punto di vista della vendita di carni che riempiono riccamente le tavole fino a Capodanno – una bufera mediatica sconvolge l’Irlanda. “Carne irlandese alla diossina” sono i terrorifici titoli dei giornali europei. Più serenamente, un controllo su alcuni capi di bestiame d’allevamenti irlandesi ha evidenziato la presenza di questo contagioso composto organico. Ora, il fatto che vi siano alcuni capi di bestiame infetti è nell’ordine naturale delle cose in qualunque allevamento del mondo; tutto sta nella risonanza che si vuol dare alla notizia per farne un caso eccezionale e stroncare il mercato di esportazione, dando un colpo all’economia irlandese ed inducendo la popolazione ad una riflessione dalle ovvie ripercussioni sul voto al referendum: se l’UE fosse stata più presente in Irlanda, maggiori e più qualificati controlli avrebbero scongiurato questo flagello che ha colpito il nostro mercato? Ed ancora, nel maggio del 2009 un nuovo capitolo del tormentone preti pedofili irrompe nella cattolica Irlanda, stavolta senza un motivo scatenante ma semplicemente per rivangare vecchie litanie: i sacerdoti in Irlanda sono degli orchi ed è dunque consigliabile, non solo che le madri tengano i loro figli lontani dalle parrocchie, ma anche che i contenuti delle prediche di questi signori vengano ridimensionati rispetto al ruolo che storicamente ricoprono in un paese così fiero della sua cattolicità. Ora, che esistano preti pedofili in Irlanda è indubbio, che essi siano esseri spregevoli al pari di tutti coloro che abusano dei bambini a prescindere dall’abito che indossano lo è altrettanto, ma è indubbio anche che i casi di preti pedofili si registrano ad ogni latitudine. Pure in questo caso, tutto risiede nella risonanza che si vuol dare alla notizia al fine di contribuire a suscitare quell’effetto di sindrome da isolamento: se fossimo più coinvolti in quel laico processo culturale che investe il resto d’Europa, verrebbe meno quel bieco tentativo di nascondere i propri lati oscuri da parte della despotica Chiesa? Guarda caso, proprio la Comunità Episcopale Irlandese cambia posizione politica e, abbandonando le originarie perplessità relative all’introduzione della pena di morte applicata subdolamente nel Trattato, si schiera espressamente a favore dello stesso. Che si sia sentita minacciata dalle campagne mediatiche mossegli contro ed abbia optato per salire sul carrozzone dei potenti per non esserne investita? A proposito di cambi di bandiera, è singolare il caso di Michael O’Leary, direttore generale della famosa compagnia aerea irlandese a basso costo Ryanair, che nell’arco di pochi mesi non solo cambia schieramento approdando nell’alveo già nutrito di multinazionali e personaggi pubblici irlandesi assoldati al fronte del Sì, ma lo fa sposando la nuova battaglia con enorme veemenza. Dà vita ad una campagna elettorale in pieno stile commerciale aggressivo, servendosi del forte strumento rappresentato dalla propria azienda: prezzi dei biglietti stracciati ai cittadini irlandesi per incentivare il voto favorevole, coinvolgimento coatto dei propri dipendenti, oltre ad una spesa di 200.000 euro in pubblicità sui giornali ed in internet. Tutto questo è Ryanair, la tanto vituperata Mediaset in confronto sembra essere roba da principianti… Il messaggio di O’Leary si unisce a quello dei suoi colleghi industriali, delle banche, dell’alta finanza, dei politici allineati ai diktat europei: cari irlandesi, se stavolta non votate sì al trattato, potete scordarvi tanti privilegi, per esempio quello di potervi avvalere di una compagnia aerea flessibile dai prezzi concorrenziali come Ryanair; ma soprattutto dimenticatevi quegli aiuti economici dell’UE che, nonostante la crisi e la recessione, hanno permesso all’economia di non crollare. Ebbene, una campagna terroristica che ha sortito gli effetti che tutti, nelle stanze dei bottoni, auspicavano: il 3 ottobre scorso il 67% dei votanti si è detto favorevole al Trattato, che è dunque stato ratificato anche in Irlanda. A questo punto non manca che la ratifica della Repubblica Ceca. Sembra di nuovo che il processo stia incespicando, ma è nulla più di un gioco delle parti tanto comune in politica. Il Presidente ceco Klaus, agitando il pericolo di bloccare il processo, sta solo tentando di ottenere più garanzie possibili dall’UE, consapevole del ruolo chiave recitato dal suo paese in questa fase. D’altronde il processo di ratifica di questo importante e preoccupante tassello mondialista ci ha insegnato che quando a decidere sul suo conto sono i politicanti, così esperti nell’inerpicarsi tra le logiche del compromesso, non v’è da dubitare affatto sul parere favorevole; al contrario, quando un popolo è chiamato ad esprimersi liberamente ed il suo voto si rivela contrario a quanto prospettato dai vertici del potere economico e politico, si corre ai ripari. Con la vessazione, con il ricatto, con la minaccia, col terrorismo mediatico ordito per mezzo della stessa stampa che si arroga il diritto di lamentare scarsa libertà d’informazione. La democrazia ammantataci è soltanto retorica, un oppio psicologico che talvolta però, dietro un fumo narcotizzante, lascia trapelare la sua reale identità da gangster. Gangster che ora l’UE - con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona - si appresta ad imitare sul serio, copiandone la struttura politica nella quale essi hanno creato fortune: Stati Uniti, sì… ma d’Europa.


L’UE finanzia un piano orwelliano per monitorare la gente in cerca di “comportamenti anormali”.

L’Unione Europea sta spendendo milioni di sterline per sviluppare tecnologie “Orwelliane” progettate per scandagliare internet e le immagini delle telecamere a circuito chiuso in cerca di “comportamenti anormali”. Un programma di ricerca quinquennale, chiamato Project Indect, punta a sviluppare programmi informatici che funzionino da “agenti”, monitorando e processando informazioni da siti internet, forum di discussione, server, reti peer-to-peer e perfino singoli computer. Tra gli obiettivi principali c’è la “rilevazione automatica di minacce e comportamenti anomali o violenza”.

Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it


Project Indect, che ha ricevuto quasi 10 milioni di sterline di finanziamento dall’Unione Europea, coinvolge il Servizio di Polizia dell’Irlanda del Nord (PSNI) e gli scienziati informatici dell’Università di York, oltre a colleghi di altri nove paesi europei. Shami Chakrabarti, direttore del gruppo per i diritti umani Liberty, ha descritto l’introduzione di queste tecniche di sorveglianza di massa come un “passo sinistro” per qualsiasi nazione, aggiungendo che su scala europea diventa particolarmente agghiacciante.



La ricerca Indect, iniziata quest’anno, arriva mentre l’UE prosegue nell’espandere il suo ruolo nella lotta al crimine e al terrorismo e nella gestione delle migrazioni, aumentando il suo budget in questi settori del 13,5% fino a quasi 900 milioni di sterline. La Commissione Europea chiede una “cultura comune” nell’applicazione delle legge, da diffondere in tutta l’UE, e l’addestramento di un terzo delle forze di polizia – più di 50 mila unità nel solo Regno Unito – in materie europee entro i prossimi cinque anni.



Secondo il think-tank Open Europe, la crescente enfasi sulla cooperazione e la condivisione dell’intelligence vuol dire che molto probabilmente le forze di polizia europee avranno accesso a informazioni sensibili in possesso della polizia britannica, incluso il database dei DNA. Ci si aspetta anche che il numero dei cittadini britannici estradati in base al controverso mandato di arresto europeo possa triplicare.



Stephen Booth, un analista di Open Europe che ha collaborato alla stesura di un dossier sull’agenda europea di giustizia, ha detto che questi sviluppi e progetti come l’Indect sanno di “Orwelliano” e alimentano seri dubbi sulla libertà individuale. “Queste a mio avviso sono tutte cose piuttosto preoccupanti. Questi progetti implicherebbero una grossa invasione della privacy e i cittadini devono chiedersi se l’UE dovrebbe investirvi le loro tasse”, ha dichiarato. “L’UE non ha un sufficiente equilibrio di poteri e non ci sono prove che qualcuno abbia mai chiesto “ciò è davvero nell’interesse dei cittadini?”. Miss Chakrabarti ha detto: “Schedare intere popolazioni al posto di individui sospetti è un passo sinistro per qualsiasi società”.



“È già abbastanza pericoloso a livello nazionale, ma su scala europea diventa particolarmente agghiacciante”. Secondo il sito ufficiale del Project Indect, avviato quest’anno, gli obiettivi principali del progetto comprendono “sviluppare una piattaforma per la registrazione e lo scambio di dati operativi, l’acquisizione di contenuti multimediali, la gestione intelligente di tutte le informazioni, la rilevazione automatica di minacce e il riconoscimento di comportamenti anomali o violenza”. Si parla della “creazione di agenti assegnati a un monitoraggio automatico e continuo di risorse pubbliche come siti web, forum di discussione, reti utenti, server, reti peer-to-peer e singoli computer, per costruire un sistema online di raccolta di informazioni di intelligence, sia attivo che passivo”.

Il sito web del dipartimento di informatica dell’Università di York spiega nel dettaglio come il suo compito sia quello di sviluppare “tecniche linguistiche computerizzate per la raccolta di informazioni e apprendimento dal web”. “Il nostro focus è sulle nuove tecniche di word sense induction, risoluzione dell’identità, estrazione dati sulle relazioni, analisi dei social network e sentiment”, si legge.



Un altro progetto di ricerca finanziato dall’UE, denominato “Adabts” – la rilevazione automatica di comportamenti anomali e minacce in luoghi affollati – ha ricevuto circa 3 milioni di sterline. La base del progetto è in Svezia, ma tra i partner c’è il Ministero degli Interni britannico e BAE Systems.

L’obiettivo è di sviluppare modelli di “comportamenti sospetti” per rilevarli automaticamente utilizzando telecamere a circuito chiuso (CCTV) e altri metodi di sorveglianza. Il sistema analizzerebbe il tono della voce della gente, il modo in cui i corpi si muovono e traccerebbe gli individui nelle folle.



Il Dott. Jorgen Ahlberg dell’Agenzia svedese di ricerca della difesa, coordinatore del progetto, ha detto che il sistema aiuterebbe semplicemente gli operatori di CCTV a rendersi conto di quando stanno per arrivare i problemi. “Di solito la gente non inizia a picchiarsi da un momento all’altro”, ha detto. “Prima litigano e si spingono. Non è esattamente “Oh, vi state spingendo, dovreste essere arrestati”, ma è giusto per allertare un operatore che sta succedendo qualcosa. “Se si tratta di un centro commerciale, puoi mandare una guardia di sicurezza nelle vicinanze e probabilmente certe cose [le risse] non succederebbero”.



Open Europe ritiene che le informazioni raccolte da Indect e altri sistemi del genere potrebbero essere usati da un ente poco conosciuto, il Joint Situation Centre dell’UE (SitCen), che si sostiene essere “effettivamente l’inizio di un servizio segreto dell’UE”. I critici hanno detto che potrebbe evolversi nella “CIA d’Europa”. Il dossier spiega: “Il SitCen è stato fondato inizialmente per monitorare e valutare eventi e situazioni mondiali per 24 ore al giorno con un focus sulle regioni a rischio di crisi, terrorismo e proliferazione di armi di distruzione di massa. Comunque, dal 2005, il SitCen è stato utilizzato per condividere informazioni anti-terrorismo.



“Un ruolo più ampio del SitCen dovrebbe preoccupare perché l’ente è avvolto da una totale segretezza. L’espansione di quello che in effetti è l’inizio di un “servizio segreto” dell’UE desta interrogativi fondamentali sul controllo politico negli stati membri”.

Il commissario Gerry Murray, del PNSI, ha detto che il principale ruolo del suo servizio sarebbe di verificare se il sistema, che a suo dire potrebbe operare a livello nazionale o europeo, possa essere uno strumento utile per la polizia. “Gran parte del progetto è [al momento] molto accademico e scientifico. I nostri budget si stanno riducendo, le nostre risorse umane anche e stiamo cercando tecnologie informatiche che ci aiuteranno nei prossimi cinque anni a ridurre il crimine e combattere le gang criminali”, ha dichiarato. “All’interno del Project Indect c’è una tavola etica di cui si terrà conto: se è permesso dalla legislazione del paese che lo userà, chi lo controlla e se è conforme ai diritti umani”.



Di Ian Johnston,
traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di LUCA PAOLO VIRGILIO